STAI PAGANDO TROPPO IL TUO INVESTIMENTO?

Lo abbiamo anticipato qualche settimana fa, parlando del fatto che è impossibile prevedere l’andamento di un certo titolo/asset class da qui ad 1 mese, 1 anno, 10 anni ecc…

Quindi l’investitore che (giustamente) vuole comunque investire cosa fa?  Tiene tutto sul conto corrente, con il capitale che ogni giorno viene letteralmente eroso dall’inflazione? Nemmeno per sogno!

Partiamo quindi con un ragionamento utile per chi attualmente ha questo problema (e poi daremo anche la soluzione tranquilli).

I dati storici (non solo degli ultimi 100 e passa anni ma anche di questo secolo) in verità ci danno un orientamento sia per ciò che riguarda il rischio, sia per il “range” di possibili rendimenti di una determinata categoria di azioni, rispettando però 3 condizioni fondamentali:

  • mantenere i costi estremamente bassi
  • avere un orizzonte temporale medio-lungo (10 anni minimo)
  • modificare il portafoglio il minimo necessario (in certi casi NON toccarlo proprio)

Rispettando le 3 condizioni sopra, e dando per scontato (cosa non vera ma la impareremo il prossimo anno) che la parte psicologica di finanza comportamentale sia conosciuta e gestita bene, aggiungiamo oggi un ulteriore strumento che può aiutarci nelle nostre analisi relative ai mercati azionari.

Prendo spunto da una ricerca svolta da Star Capital che vi consiglio assolutamente di leggere, e che potete trovare a questo link.

Partiamo dall’inizio, ovvero dall’errore di partenza: la maggior parte delle persone usa, per capire se il mercato è caro o meno rispetto ai valori “medi”, il Price/Earning ratio, ovvero (tradotto in italiano) il Rapporto Prezzo/Utili (P/E o PE la sigla).

Questo indicatore più è alto e più quel determinato titolo o quel determinato mercato saranno sopravvalutati, viceversa più è basso e più quel determinato titolo e quel determinato mercato saranno sottovalutati.

Sembra ovvio, ma preferisco sottolinearlo, LE STRATEGIE BASATE SU “COMPRO CON PE BASSO E VENDO CON PE ALTO” sono sbagliate, per un semplice motivo…QUESTO PE E’ INUTILE!

Lo è per dei motivi ben precisi…

  1. Gli utili delle aziende sono estremamente volatili
  2. Gli utili delle aziende (come i prezzi, che poi sono legati tra loro) sono molto difficili (se non impossibili) da prevedere

Per citare un esempio della ricerca sopra menzionata, il PE dell’indice S&P500 americano ha oscillato tra 7 e 77 punti dal 2009 al 2010!! Come fai a stabilire il valore “medio” o “in linea” di quel periodo??!

Ecco perché, OLTRE A TUTTA UNA SERIE DI ANALISI (vedi gli ultimi 135 articoli che ho scritto) andiamo a sostituire il PE “classico” con un indicatore forse non ugualmente preciso, ma sicuramente più corretto (quantomeno per identificare se ci troviamo in fasi di mercato con prezzi “cari” o “a sconto”): il CAPE di Shiller (da ora in poi CAPE).

Robert  Shiller è il nome dell’economista che lo ha progettato (professore a Yale). L’indicatore, la cui sigla sta per “cyclically adjusted price-to-earnings” ratio, è diverso rispetto al PE classico, in quanto mette in relazione il Prezzo attuale di un’azione (o di un indice) con gli utili CORRETTI PER L’INFLAZIONE DEI 10 ANNI PRECEDENTI!

Ora, l’implicazione che sta alla base di questo indicatore è la seguente: cercare di attribuire un valore più corretto e vicino ai VERI valori medi di PE, poiché 10 anni sono decisamente un periodo più affidabile di valutazione (se consideriamo poi che in media un ciclo economico dura 7 anni, e che questo recente è uno dei più lunghi della storia e dura da 11, capiamo il perché della scelta temporale di Shiller) per la stima degli utili societari.

Sulla base di questo modello quindi, se ad esempio la media storica del CAPE sul mercato azionario americano è di 16.6, ed oggi siamo ad un valore di 30, potremo ragionevolmente affermare che ci troviamo in una fase storica di mercato molto “cara” dal punto di vista dei prezzi, ecco quindi che questo aspetto andrà fortemente considerato nelle nostre decisioni di investimento.

Di seguito la situazione attuale (che potete trovare QUI) dei valori relativi al mercato azionario americano, dove possiamo notare come storicamente a valori molto alti sono sempre seguiti cali molto forti di mercato (1929, 2000, 2008).

shiller_CAPE.png

Per facilitarvi le cose, di seguito vi riporto, sempre in riferimento al lavoro di Star Capital, (perchè si ragiona sempre come se gli Stati Uniti siano l’unico mercato esistente, ma visto che vi conosco so che volete informazioni anche su altri mercati) i livelli di CAPE delle principali borse mondiali (solo qui trovate informazioni così ampie).

PAESE DATA AVVIO MAX MIN MEDIA
AUSTRALIA 1979 30,2 7,7 17,2
BELGIO 1979 31,9 4,8 15,4
CANADA 1979 60,1 6 21,4
DANIMARCA 1979 64,8 4 24,5
FRANCIA 1981 57,4 6,1 21,9
GERMANIA 1979 57,4 7,8 20,6
HONG KONG 1990 33 8,5 18,3
ITALIA 1994 53,5 6,2 22,1
GIAPPONE 1979 91,5 15,8 43,2
OLANDA 1979 37,9 4,6 14,8
NORVEGIA 1979 29,1 6,8 15,7
SINGAPORE 1982 38,1 9,8 22,1
SPAGNA 1990 39,6 6,4 18,3
SVEZIA 1979 81 4,8 23
SVIZZERA 1979 56,9 7,1 21,9
UK 1979 26,9 6 15,3
USA 1979 45,6 6,4 20,3
S&P500 1979 1979 44,2 6,6 21,4
S&P500 1881 1881 44,2 4,8 16,6
MSCI COUNTRIES 1979 91,5 4 21
ALL COUNTRIES 1979 91,5 4 20,1

NB: La voce “MSCI countries” contiene tutti i mercati tranne lo S&P500, “All Countries” invece lo contiene.

CONCLUSIONI

Da quest’ultima analisi è possibile vedere come periodi di CAPE elevati hanno nella quasi totalità dei casi portato a successivi periodi difficili dal punto di vista delle quotazioni, per il semplice fatto che “i valori” tendono sempre a tornare verso la media storica. Ora, questo può essere utile per sapere esattamente come si muoveranno i mercati? Assolutamente no!

Ma posso comunque utilizzarlo per 2 considerazioni importanti (le faccio nel caso specifico del mercato americano, attualmente con un CAPE DOPPIO rispetto alla media storica, perciò sopravvalutato):

  • Sapendo che esponendomi al mercato (americano in questo caso ma l’esempio vale per tutti) che al momento attuale risulta sopravvalutato, sarà opportuno OGGI PIU’ CHE IN ALTRI MOMENTI STORICI ADOTTARE UNA MAGGIORE DIVERSIFICAZIONE

 

  • Volendo entrare comunque nel mercato, poichè NON è possibile conoscere prima quando avverrà lo storno più violento, e quindi non volendo perdermi i profitti generati, potrò optare per una soluzione in modalità piano di accumulo, in modo che se da qui ad esempio a 3 anni dovesse verificarsi il famoso “mercato orso”, potrò incrementare i miei acquisti e beneficiare di prezzi più vantaggiosi

 

  • i valori del CAPE attuali andranno a comporre una parte degli elementi per un’analisi di mercato complessiva sui titoli in cui voglio investire (ad esempio insieme agli indicatori Macroeconomici, insieme ad altri multipli di bilancio, insieme alla valutazione dell’attuale situazione politica) per un’analisi più aprofondita

Ecco quindi che anche questo spunto ci potrà essere utile quando andremo a definire la nostra asset allocation relativamente al nostro portafoglio titoli.

Come sempre spero di essere stato utile (e pratico soprattutto) e vi auguro cari #Wallstreeters un buon weekend.

Alla prossima!

 

VALUTAZIONE TITOLI BANCARI: INDICATORI DA ANALIZZARE

Dopo il conto economico, cerchiamo di capire come funziona lo Stato patrimoniale di una Banca, e soprattutto quali sono le cose importanti su cui concentrarsi (lasciando perdere ciò che è superfluo).

Partiamo con il riassumere a grandi linee come funziona uno Stato patrimoniale di una Banca (dove ricordiamo il ragionamento è invertito, ovvero i depositi sono passività, mentre i finanziamenti che concede sono attività).

ATTIVO PASSIVO
investimenti (Titoli di Stato/altro) CAPITALE BANCA (AZIONI)
FONTI DI FINANZIAMENTO (OBBLIGAZIONI Senior/subordinate)
Finanziamenti a privati/aziende (prestiti-mutui ecc) FONTI DI FINANZIAMENTO (depositi/conti correnti)

Ecco l’illustrazione generale di come è suddiviso lo Stato patrimoniale. Mi soffermo un secondo su una questione che finisce spesso sui giornali, ma che la maggior parte degli investitori non riesce a comprendere, vediamo se riesco a spiegarvelo in 2 minuti.

L’affermazione è la seguente:

SE SALE LO SPREAD, I TITOLI AZIONARI DELLE PRINCIPALI BANCHE ITALIANE SCENDONO (SALE LO SPREAD QUINDI E SCENDE LA BORSA DI MILANO)

Dal bilancio possiamo vedere che investimenti come i titoli di Stato (la Banca “Monte dei Paschi ad esempio che acquista BTP) finiscono in bilancio nella parte dedicata alle attività. Quindi, (e qui sta la spiegazione) sappiamo che esiste una relazione inversa tra Prezzo e rendimento delle obbligazioni (a maggior ragione se a tasso fisso), di conseguenza il filo è il seguente:

Sale lo spread (che solitamente significa che salgono i rendimenti dei BTP). Se salgono i rendimenti dei BTP, scende il loro prezzo, che vuol dire in sostanza che scende il valore dell’investimento. Se scende il valore dei BTP, significa che se prima la Banca Monte Paschi aveva come attività 100 di BTP, adesso quegli stessi BTP varranno in bilancio 95 (per esempio). Il punto però è un altro (e qui come sempre andiamo “a fondo della questione”). Quando una banca (italiana in questo caso) chiede soldi, spesso si rivolge alla BCE (Banca Centrale Europea), che “a garanzia” di questo prestito concesso chiede ad esempio dei titoli come i BTP. Perciò se i BTP perdono valore, a fronte di un ammontare di prestito equivalente, le Banche dovranno fornire in garanzia più quantità di BTP (che valgono meno). Inoltre, essendo molte banche di fatto operanti su territorio italiano, un aumento del “costo” per lo Stato (+ interessi) quando chiederà soldi a prestito, si rifletterà inevitabilmente anche in un aumento di costo per le Banche (e più in generale per le aziende italiane) quando anche loro dovranno chiedere soldi al mercato.

Ora che spero di aver chiarito il legame “sale lo spread calano le azioni delle banche” andiamo avanti sul bilancio.

In particolare come detto nell’ultimo articolo, il bilancio della Banca ci aiuta a ricavarne la solidità, in base a degli indicatori (una sorta di equivalente dei multipli) che servono da confronto per valutare banche più o meno solide.

Prima di vedere quali sono, una precisazione importante: gli ATTIVI DELLA BANCA (quelli che nello Stato patrimoniale si trovano a sinistra, vedi sopra) non sono tutti valutati allo stesso modo, ma vengono “ponderati per il rischio”.

Faccio un esempio:

Una Banca ha 2 attività in bilancio:

  • 100.000 Euro: titoli di Stato
  • 100.000 Euro: finanziamento concesso all’azienda “XY”

I Titoli di Stato, essendo considerati MENO RISCHIOSI del prestito all’azienda “XY” hanno un fattore di ponderazione pari ad esempio a 0.5.

Il finanziamento concesso all’azienda invece, essendo considerato più rischioso, ha un fattore di ponderazione pari ad 1.

Quindi il Bilancio “ponderato” (quello giusto che dobbiamo guardare noi, le autorità di vigilanza, praticamente tutti quelli che “dovrebbero” definirsi investitori) risulta così aggiornato:

  • 50.000 Euro Titoli di Stato (100.000 X 0.5)
  • 100.000 Euro finanziamento concesso  all’azienda “XY” (100.000 X 1)

Quello che a prima vista può sembrare una cosa positiva (valutazione maggiore degli attivi rischiosi) in realtà non lo è, per un semplice motivo:

NEGLI INDICATORI DI SOLIDITA’ BANCARIA, CHE SOLITAMENTE SONO UNA FRAZIONE, E SONO ESPRESSI IN PERCENTUALE, GLI ATTIVI SONO A “DENOMINATORE” E VOI SAPETE DALLA QUINTA ELEMENTARE CHE IN UNA FRAZIONE, QUANTO MAGGIORE E’ IL DENOMINATORE, TANTO MINORE SARA’ IL RISULTATO 

Quindi avete già compreso un’altra importantissima verità, ovvero perchè le Banche in determinati periodi “chiudono i rubinetti”, il motivo è quello appena spiegato sopra:

dare più finanziamenti, a maggior ragione rischiosi, RIDUCE gli indicatori di solidità patrimoniale, con tutta una serie di conseguenze economiche, legali ed amministrative

Bene, quindi quali sono i principali indicatori per una Banca che dovete esaminare per capire quali stanno meglio di altre?

Vediamo l’elenco: nel prossimo articolo (oggi avete già il 90% in più delle informazioni dell’investitore medio) li andremo ad esaminare in dettaglio.

PS: INSERIAMO QUI INDICATORI SIA DI SOLIDITA’ CHE REDDITUALI CHE DI CREDITO, POICHE’ ANDREMO A METTERE INSIEME QUANTO APPRESO SIA LATO CONTO ECONOMICO CHE LATO STATO PATRIMONIALE.

  • CET1 RATIO
  • TOTAL CAPITAL RATIO (TCR)
  • LIQUIDITY COVERAGE RATIO
  • ROE (RETURN ON EQUITY)
  • EFFICIENCY RATIO
  • CREDITI DETERIORATI NETTI/TOTALE CREDITI NETTI
  • TASSO DI COPERTURA CREDITI DETERIORATI
  • SOFFERENZE NETTE/PATRIMONIO NETTO

A questi possiamo tranquillamente aggiungere un importante indicatore di rischio che molti di voi già conoscono, ovvero i CDS (Credit default Swap).

Alla prossima!

 

 

UNO STRAPPO ALLA REGOLA, REGALO N.2!

Non è mia abitudine, visto che i nostri report mensili (GRATUITI FINO AL 31.12.2019) solitamente vengono inviati solo agli iscritti al nostro Chatbot della pagina Facebook (per farlo basta scriverci un messaggio con scritto “START” in privato, andando qui).

Ma visto che vogliamo farvi vedere quanta qualità c’è dietro i nostri lavori, quanto impegno ci mettiamo tutti i giorni per darvi i contenuti migliori in ambito finanziario,

SOLO PER QUESTO MESE ANCHE PER VOI IL REPORT MENSILE DI AGOSTO! POTETE SCARICARLO A QUESTO LINK.

Buona lettura

 

ECCO IL REGALO CHE TI AVEVO PROMESSO!

Ciao #Wallstreeter, come promesso, prima di partire per un paio di settimane negli Stati Uniti (direzione S.Francisco) voglio lasciarti un piccolo regalo, in modo che fino al mio ritorno tu possa avere qualcosa (insieme al report di agosto, solo se sei iscritto al nostro chatbot, che uscirà sabato, per farlo basta mandare un messaggio in privato con scritto “start” sulla nostra Pagina Facebook) da poter consultare e per migliorare sempre di più la tua preparazione come investitore.

Di che regalo parliamo?

Parliamo di un file excel, dove troverai i rendimenti (ed i relativi rischi) delle principali asset class a livello mondiale dal 2000 ad oggi.

Come sempre prima di metterlo a disposizione ci sono alcuni punti che vorrei chiarire con te, affinchè il regalo sia più efficace ed utile per te.

  1. Dico sempre che i rendimenti futuri non si possono prevedere sulla base dei dati storici, infatti il punto più importante che a mio avviso riguarda questo file, è capire (negli anni peggiori) quanto hanno perso le diverse asset class (azionario, obbligazionario, materie prime ecc). Questo perchè ritengo sia un’ottima fotografia (a tal proposito guarda anche in basso la colonna “volatilità”) per capire (e questa volta si che guardiamo i dati storici) quanta “perdita” puoi aspettarti in un singolo anno sui diversi investimenti.
  2. Guardando i rendimenti anno per anno, puoi renderti conto del PERCHE’ dico sempre che per un investitore consapevole, il breve periodo (1 anno per capirci) è deleterio, perchè i rendimenti sono di anno in anno così diversi tra loro che se dovessi per sbaglio entrare nel momento sbagliato (ragionando appunto in ottica di breve) sarebbe praticamente un suicidio annunciato
  3. Sottolineo sempre che non conta prima il rendimento, ma prima il rischio. Bene, con la volatilità riportata nel file per ogni asset class potrai anche farti un’idea di cosa vuol dire avere un certo tipo di investimento in portafoglio piuttosto che un altro
  4. interessante immaginare un portafoglio composto di tutte le asset class riportate e rendersi conto di come “hanno interagito tra di loro” nei diversi periodi difficili di mercato (bolla internet, crisi immobiliare, fine 2018 dove praticamente quasi tutte le asset class sono decisamente calate)
  5. Per il 2019 i rendimenti sono gli ultimi disponibili, mentre abbiamo fissato come rendimento risk-free i rendimenti dei titoli di Stato USA a breve termine trattandosi di asset class a livello globale

Quindi il tuo regalo? PUOI SCARICARLO A QUESTO LINK!

Resto come sempre a disposizione per dubbi o domande a riguardo e ti dò appuntamento in America, dove sicuramente avrò modo di girare qualche piccolo video.

Alla prossima!

SERIE A DI CALCIO: QUANDO LA DIVERSIFICAZIONE FUNZIONA BENE!

Ho sempre evitato questo tipo di paragoni, in quanto li ritengo impropri per una materia come quella degli investimenti. Tuttavia, facendo un’unica eccezione alla regola, pubblico prima di andarmene meritatamente in vacanza negli Stati Uniti, un articolo che spero possa far capire alcuni concetti basilari del mondo investimenti anche ai più estranei della materia.

Di seguito vediamo la classifica del Campionato di Calcio di Serie A dal 2010 ad oggi.

ANNO

1 CLASSIFICATA 2 CLASSIFICATA 3 CLASSIFICATA 4 CLASSIFICATA 5 CLASSIFICATA

6 CLASSIFICATA

2010 INTER ROMA MILAN SAMPDORIA PALERMO NAPOLI
2011 JUVENTUS MILAN UDINESE LAZIO NAPOLI INTER
2012 JUVENTUS NAPOLI MILAN FIORENTINA UDINESE ROMA
2013 JUVENTUS ROMA NAPOLI FIORENTINA INTER PARMA
2014 JUVENTUS ROMA LAZIO FIORENTINA NAPOLI GENOA
2015 JUVENTUS NAPOLI ROMA INTER FIORENTINA SASSUOLO
2016 JUVENTUS ROMA NAPOLI ATALANTA LAZIO MILAN
2017 JUVENTUS NAPOLI ROMA INTER LAZIO MILAN
2018 JUVENTUS NAPOLI ATALANTA INTER MILAN ROMA

 

Negli ultimi 9 anni, su 20 squadre che ogni anno partecipano al campionato, se prendiamo le statistiche, ci accorgiamo che nelle prime 6 posizioni (quelle che contano per qualificarsi alle competizioni Europee, le più importanti) si posizionano quasi sempre le stesse squadre (Juventus, Milan, Inter, Napoli, Roma e Lazio):

PRESENZA DELLA SQUADRA NELLE PRIME 6 POSIZIONI NEGLI ULTIMI 9 ANNI

  • JUVENTUS: 8 VOLTE SU 9
  • MILAN: 6 VOLTE SU 9
  • INTER: 6 VOLTE SU 9
  • ROMA: 8 VOLTE SU 9
  • NAPOLI: 9 VOLTE SU 9
  • LAZIO: 4 VOLTE SU 9

Praticamente su una scacchiera di 54 possibili posizioni, ben 41 (i 3/4) appartengono alle “solite 6”.

Cosa significa questo? Significa che se il calcio fosse un ipotetico “investimento” (solo a titolo di esempio, da non confondere con le scommesse sportive che non ci riguardano e non c’entrano nulla) le “probabilità maggiori” di vedere nelle prime 6 posizioni una delle squadre sopra riportate sarebbero molto alte.

Lo stesso discorso probabilmente lo potremmo fare con qualsiasi Sport (pensiamo al Tennis, alla Formula 1, al Basket, sappiamo che storicamente sono sempre gli stessi a vincere).

Ora voglio che ti concentri bene sulla prossima frase, importante per capire il filo logico del discorso:

OGNI ANNO CI SARANNO SEMPRE 20 SQUADRE AI BLOCCHI DI PARTENZA, MA POTRAI SEMPRE CONTARE SU UNA RAGIONEVOLE PROBABILITA’ CHE AI PRIMI POSTI SI PIAZZERANNO LE SOLITE 5/6 SQUADRE

Perché succede questo? Semplice, perché ognuna di queste 5/6 squadre ha giocatori più forti, allenatori più bravi, società alle spalle economicamente più competitive, un pubblico maggiore di tifosi, maggiori sponsor, tutti ingredienti che ogni anno portano queste società a fare meglio delle altre.

Ora, è chiaro che sarà però molto più difficile indovinare ogni anno esattamente la squadra che vincerà il campionato, così come la squadra che si piazzerà al secondo posto, al terzo e così via. Infatti anche se la Juventus ha vinto gli ultimi 8 campionati, non è una garanzia che vincerà anche i prossimi 8.

E questo cosa mi dice sul mondo investimenti? Semplice, che non possiamo esattamente sapere quale sarà in un determinato anno l’asset Class (la squadra) migliore (molti analisti si lanciano in queste “previsioni” che hanno poco senso anno dopo anno, salvo sbagliare piuttosto spesso) tuttavia sappiamo che se ragioneremo su periodi medio-lunghi, e se non ragioneremo sulla singola squadra ma su un gruppo di squadre nel suo complesso, la probabilità di ottenere un certo tipo di risultati da un determinato gruppo di asset (le 6 squadre sopra) saranno a nostro favore.

Traduciamolo nella pratica:

Investire su un singolo titolo, sperando di puntare su un suo guadagno di prezzo, significa puntare sul fatto che una delle 20 squadre (a caso) possa vincere la serie A. Certo, alcune azioni (squadre) avranno più probabilità di altre, ma il rischio di sbagliare è alto, così come il rischio di una perdita forte in portafoglio (e quindi di ritrovarsi quella squadra magari al secondo, al terzo, o magari al sesto posto.

Attenzione però: anche investire su un gruppo di titoli (ad esempio tramite ETF o fondi) per un solo anno di orizzonte temporale, espone ad un rischio che in quell’anno specifico le “solite 6 squadre” non riusciranno a piazzarsi tutte nei primi posti (vedi sopra ad esempio gli anni 2012/2013/2014/2015), e che quindi le performance potrebbero non essere quelle sperate, anche se avremo diversificato bene con probabilità maggiori.

Ecco perché, puntando invece su un gruppo ben definito di squadre, con un orizzonte temporale di medio-lungo periodo (puntando quindi sul fatto che ad esempio nei prossimi 10 anni avremo principalmente queste 6 squadre, indipendentemente dall’ordine, nelle prime posizioni), ci darà molte più chance di conseguire un risultato che per “rischio-rendimento” sarà maggiormente prevedibile e gratificante.

Questo però non sarà l’ultimo post pre-vacanze. Infatti un bellissimo regalo (e sai che a noi piacciono) arriverà per gli iscritti alla nostra newsletter come sempre utile a supporto dei vostri investimenti.

Nel frattempo, visto che la Serie A è già cominciata, vi auguro buon calcio e buon investimento!

 

L’INVESTIMENTO AZIONARIO CHE I PROFESSORI NON INSEGNANO

Ciao,

oggi affrontiamo un tema a me molto caro, ovvero come svolgere un corretto processo di valutazione delle principali asset class in circolazione, su tutte azioni ed obbligazioni.

Le valutazioni che faccio qui sono molto diverse dal materiale che puoi trovare in giro, molto probabilmente diverso anche da tutto ciò che potrai leggere, ma posso dirti una cosa CERTA: ho a cuore (davvero) il tuo benessere economico.

SE ANCORA NON SEI ISCRITTO ALLA NOSTRA NEWSLETTER, TI SUGGERISCO DI FARLO QUI PER RICEVERE SEMPRE IN ANTEPRIMA I NOSTRI CONTENUTI!

Investire (davvero) in azioni

Mi sono sempre scervellato per trovare una risposta (giusta) a questa domanda: i dati storici, servono davvero a “predire il futuro”? Insomma: la storia si ripete? La risposta è…SOLO PER ALCUNI (POCHI) ELEMENTI!

Ma facciamo un passo indietro, e vediamo la differenza tra INVESTIMENTO e SPECULAZIONE che devi SEMPRE tenere a mente. Non sapere questa differenza può essere deleterio per i tuoi investimenti.

INVESTIMENTO: un asset che produce reddito

SPECULAZIONE: un asset che NON produce reddito

Da questa definizione che dovrai sempre avere vicino al PC che usi per investire, ricaviamo quindi la definizione di ricchezza:

La ricchezza è LA SOMMA DEI FLUSSI DI REDDITO (l’affitto di un immobile, i dividendi delle azioni, le cedole delle obbligazioni) generato dai tuoi investimenti

Tuttavia sappiamo (se non hai studiato matematica finanziaria all’Università non ti preoccupare, te lo spiego in modo rapido e semplice) che il reddito percepito OGGI ha per noi un valore MAGGIORE del reddito che percepiremo domani (perchè aumenta l’incertezza futura).

Questo ci porta a definire un’altra legge importante per ragionare a proposito della nostra ricchezza, quindi dei nostri investimenti, quindi dei nostri flussi di reddito: il fattore di attualizzazione.

Ovvero: SE OGGI INCASSO 100 EURO (CHE CHIAMEREMO “VALORE ATTUALE”, VA), QUESTI SOLDI OGGI HANNO UN VALORE MAGGIORE DEI 100 EURO CHE INCASSERO’ TRA 2 ANNI.  MA DI QUANTO E’ PIU’ ALTO QUESTO VALORE?

Girando la domanda in modo più semplice: I 100 EURO CHE INCASSERO’ TRA 2 ANNI, A QUANTO EQUIVALGONO OGGI?

La formula è la seguente:

VA = Reddito futuro / Fattore di attualizzazione^n.anni

E qui iniziamo a ragionare: immagina un fattore di attualizzazione del 10%, vuol dire che il fattore di attualizzazione a 2 anni equivale a 1,10^2 = 1.21 (sarebbe 1,10 al quadrato). Perciò se tra 2 anni incasserò 100 Euro, OGGI quei soldi per me valgono 100/1.21 = 82,64 Euro. Se questo fattore di attualizzazione fosse del 20%, avrei 1.20^2=1.44 e quindi il valore attuale dei 100 Euro che riceverò tra 2 anni equivale OGGI a 100/1.44=69,44 Euro.

PERCIO’ HAI CAPITO DOVE VOGLIO ARRIVARE?

Quanto più il fattore di attualizzazione è alto, tanto minore sarà il valore attuale. Detto altrimenti, un aumento del fattore di attualizzazione significa che il VALORE ATTUALE di un bene futuro diminuisce

Francesco ma che cosa c’entra questo con le azioni? Ci arrivo tra poco…

Qual è il fattore più importante che determina (PER ME) quanto vale questo “fattore di attualizzazione?” (da ora in avanti “FA” per semplificare) Risposta: IL RISCHIO!

Cioè, abbiamo visto sopra che più è grande “FA” più il valore attuale dei 100 Euro futuri sarà basso, quindi vuol dire che PIU’ “FA” E’ ALTO, PIU’ IO COME INVESTITORE STO ASSOCIANDO UN RISCHIO MAGGIORE al fatto di ricevere i 100 Euro tra 2 anni, e quindi  ESIGO un interesse maggiore OGGI!

Ecco che abbiamo il collegamento con il mercato azionario, ecco che in poche righe hai scoperto quello che il 99% degli investitori non capirà mai!

Il rendimento che può darti il mercato azionario (ora e per sempre) NON E’ LA DIFFERENZA TRA PREZZO DI VENDITA E PREZZO DI ACQUISTO (il capital gain)

Questa è una balla che raccontano i principianti, quelli che vogliono venderti la “formula magica” o il SUPER report con “le migliori azioni a sconto” o con “il portafoglio di azioni infallibile che compri a prezzi stracciati” (che NON si può prevedere).

IL VERO RENDIMENTO (NON SOLO DEL MERCATO AZIONARIO, MA ANCHE DI QUELLO OBBLIGAZIONARIO) E’ DATO DAI FLUSSI DI REDDITO (VEDI LA DEFINIZIONE SOPRA DI INVESTIMENTO) CHE POTRAI RICEVERE DA QUI FINO AL MOMENTO IN CUI LO VENDERAI!

SU QUESTO PARAMETRO SI CONCENTRA IL VERO INVESTITORE per determinare il valore del suo investimento. E sulle azioni, il nostro riferimento sono I DIVIDENDI!

E’ una scienza perfetta? No, ma ha decisamente molti ma molti meno margini di errore di qualsiasi altra tecnica predittiva nel mondo.

Aggiungiamo un’altra informazione importantissima che migliorerà ancora di più la correttezza delle nostre analisi: queste stime sono valide molto di più per un mercato azionario più diversificato, piuttosto che per un singolo titolo.

Tutto bello, ma la pratica? Ecco che qui non ci batte nessuno, perchè noi i soldi li investiamo (i nostri) davvero, e quindi ti diamo anche il risvolto pratico perchè è con quello che poi lavorerai!

A questo punto entra in scena il modello di Gordon con la seguente formula:

RM (rendimento atteso del mercato) = RENDIMENTO DEL DIVIDENDO + CRESCITA DEL DIVIDENDO

La formula sopra è valida per le azioni. Per le obbligazioni invece è ancora più semplice: il rendimento del dividendo equivale alla cedola periodica che ricevi, e la crescita del dividendo è pari a zero.

Ora, sicuramente qualcuno potrà obiettare che “il modello di Gordon” funziona solo per azioni la cui crescita dei dividendi è stabile, ovvero le aziende più mature! Infatti, ecco perché guardiamo al mercato e non ai singoli titoli, ed ecco perchè il riferimento temporale è il lungo periodo (e non i prossimi 1/3/5 anni).

Quindi andiamo avanti, in questa tabella ho riassunto (Fonte: Janus Henderson, report uscito da poco) la crescita dei dividendi degli ultimi 9 anni, con una stima dell’inflazione globale al 3% (questo perché a noi serve il valore REALE, ovvero rendimento nominale meno inflazione). Per la capitalizzazione complessiva invece la fonte è la Banca dati della World Bank.

     Anno Market cap Media Azioni globali (Miliardi USD) Dividendi    pagati (Miliardi di USD) Dividend Yield (D) Crescita Dividendi YoY (g) Rendimento mercato (D+g)
2009                 37.500,00 USD  650,00 USD 1,73% 7,30% 9,03%
2010                 47.500,00 USD  778,00 USD 1,64% 6,60% 8,24%
2011                 47.500,00 USD  946,60 USD 1,99% 21,70% 23,69%
2012                 47.500,00 USD   1.025,10 USD 2,16% 8,30% 10,46%
2013                 55.500,00 USD    1.066,40 USD 1,92% 3,20% 5,12%
2014                 61.500,00 USD    1.181,60 USD 1,92% 11,20% 13,12%
2015                 62.500,00 USD    1.159,90 USD 1,86% -1,80% 0,06%
2016                 63.500,00 USD    1.162,50 USD 1,83% 0,20% 2,03%
2017                 72.000,00 USD    1.252,50 USD 1,74% 7,70% 9,44%
2018                 74.000,00 USD    1.369,60 USD 1,85% 9,30% 11,15%
media                 56.900,00 USD    1.059,22 USD 1,86% 7,37% 9,23%
inflazione         3,00%
crescita reale         6,23%

 

 

Ancora una volta, guardando ai numeri, possiamo innanzitutto vedere come nell’ultimo decennio la “somma” del Rendimento dei dividendi (quarta colonna) e della Crescita dei dividendi (quinta colonna) sia inferiore rispetto a quella del secolo scorso (10%), dove mediamente sia il primo che il secondo parametro si muovevano di circa un 5% ciascuno.

Oggi non è più così, pertanto possiamo già fare (in base a quanto detto sopra) una prima considerazione:

NEL LUNGO PERIODO (SUPERIORE AI 20 ANNI) dobbiamo attenderci verosimilmente un rendimento dei mercati azionari (globale, poi da zona a zona cambierà ovviamente) inferiore rispetto al passato

Addirittura su orizzonti più brevi (5 anni, ma per quanto detto sopra va preso con le pinze) la società ROBECO stima dei rendimenti a livello azionario REALI intorno al 4.5%, quindi addirittura inferiori (QUI trovi il report).

Applico poi SEMPRE (viva l’umiltà, tutti possono sbagliare) uno scarto dell’ 1% (questo sulla base del fatto che lo stesso modello applicato nel secolo scorso prevedeva un rendimento del 9% a fronte di un rendimento EFFETTIVO del 9.90%).

Quindi riprendendo la tabella sopra, la crescita reale dei rendimenti (nel LUNGO periodo!) diventerebbe del 5,23%.

Le cose potranno cambiare? Potranno aumentare i tassi di crescita delle aziende? CERTO! Ma se questo succederà, il modello di Gordon andrà rivisto, le stime ricalcolate (anche se non credo che la differenza potrà discostarsi di molto) ma saprete sempre che numeri guardare e soprattutto saprete che, poiché i mercati sono volatili attorno ad un rendimento medio (parliamo sempre di lungo periodo mi raccomando) in caso di forti rialzi o ribassi potremo avere chiara la motivazione in quanto saranno evidenti gli scostamenti dalla media.

Chiudo con la risposta alla domanda iniziale, se la storia può aiutarci in qualche modo: come ho già detto nella mia ultima intervista TV (che puoi trovare QUI) non guardiamo la storia per “prevedere i rendimenti”, ma guardiamo la storia per calcolare quali rischi dovremo affrontare nel futuro, quindi dovrò fare riferimento a parametri come Maximum Drawdown e volatilità, che del passato possono fornirci una “stima” dell’entità dei potenziali fattori negativi per i nostri investimenti.

Oggi penso che abbiamo detto abbastanza, come sempre vi invito ad iscrivervi alla nostra Newsletter per ricevere in ANTEPRIMA i nostri contenuti.

A presto!

COME SCEGLIERE LA BANCA GIUSTA PER I TUOI SOLDI

Ci siamo lasciati l’ultima volta con l’analisi iniziale del conto economico di una Banca (QUI trovate l’articolo che vi consiglio di leggere PRIMA se ancora non lo avete fatto).

Approfitto solo per ringraziarvi del fatto che il nostro primo evento LIVE di ottobre a Milano (la “Business Breakfast”) è andato soldout in un mese!

Ma torniamo a noi, aggiungiamo oggi una precisazione ulteriore, ovvero il fatto che il “MDIM” (margine di intermediazione, equivalente al fatturato di una qualsiasi impresa tradizionale) può essere soggetto a rettifiche di valore come ad esempio i crediti (pensiamo ad esempio ai problemi che affliggono tutt’oggi le Banche italiane con i crediti deteriorati) piuttosto che ad esempio i Titoli in portafoglio, che a seconda delle valutazioni possono essere oggetto di riduzioni di valore nel bilancio bancario.

Bene, ecco che queste “rettifiche” pesano come “fattore di correzione” sul Margine di intermediazione, e quindi se le andiamo ad inserire all’interno del conto economico bancario avremo la seguente formula:

MDIM+RETTIFICHE/RIPRESE DI VALORE = RISULTATO NETTO DELLA GESTIONE FINANZIARIA

Questo numero ci dice infatti a quanto ammonta il “fatturato della banca” (MDIM) al netto delle “correzioni” su crediti e/o su attività finanziarie (azioni/obbligazioni) che pesano sull’attività bancaria. Ora però sappiamo che come tutte le aziende, la riga più importante (o una delle più importanti) risulta essere l’utile netto, perciò anche per le banche (come per tutte le altre aziende) l’utile è dato dai ricavi (già visti con le dovute rettifiche) ed i costi.

Capitolo Costi: anche qui non bisogna inventarsi nulla, perché solitamente i costi di riferimento per una banca sono quelli riportati nell’immagine sotto (ripresa dal conto economico del precedente articolo)

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CONTO ECONOMICO (SECONDA PARTE)

Come possiamo vedere, tra le voci principali di costo troviamo quelle AMMINISTRATIVE (somma di costi del personale, cioè i dipendenti della Banca ed altre spese amministrative) ed ammortamenti, oltre che ovviamente alle TASSE/Imposte.

In questo modo abbiamo quindi definito in 2 articoli (questo è quello precedente) ciò che DAVVERO bisogna esaminare nel conto economico di una Banca, ovvero:

  1. MARGINE DI INTERMEDIAZIONE (FATTURATO)
  2. MARGINE DI INTERESSE
  3. COMMISSIONI NETTE
  4. RISULTATO NETTO DELLA GESTIONE FINANZIARIA
  5. UTILE NETTO DI ESERCIZIO

Riprenderemo la prossima volta concentrandoci invece sullo Stato patrimoniale, ovvero dove andare a cercare (e poi poter confrontare per scegliere la Banca più adatta) gli indici di solidità aziendale. Una volta aggiunto quest’altro elemento, calcoleremo gli indicatori di redditività per avere un quadro aziendale completo e fare una valutazione migliore del 99% delle persone che “aprono il conto” o “investono in azioni/obbligazioni” in una Banca a caso.

Alla prossima

COME SCEGLIERE LA BANCA GIUSTA PER I TUOI SOLDI?

Ciao Wallstreeter, eccoci ad un altro articolo utilissimo e pratico per le tue finanze. Il titolo è chiaro, ti mostrerò da qui alle prossime settimane (le informazioni che ti darò sono tante e non basterebbe un solo articolo, sai che qui le cose le facciamo bene ed in modo approfondito) come scegliere la Banca più giusta per le tue finanze.

Se pensi che qui siamo come gli altri gruppi dove ti mostrano i confronti del costo del conto corrente o simili ti sbagli, quello lo possono fare tutti e lo fanno i principianti che non sanno quali altre informazioni darti (“si ma la Banca “A” costa 1 Euro in più al mese, si ma nella Banca “B” la commissione di compravendita sul’Amministrata ti costa lo 0,2% in più). Queste sono sicuramente informazioni importanti, ma noi qui ANDIAMO OLTRE, vogliamo vedere se i tuoi soldi sono in una Banca SANA! Devi avere la tranquillità di sapere che nel momento in cui porti i tuoi soldi in un Istituto di Credito, non ti ritroverai a leggere sul giornale storie di Salvataggi disperati, o di licenziamenti di massa e così via…quindi cosa guarderemo secondo te?

Semplice…I BILANCI! Peccato però che a differenza di quanto fatto con le azioni normali, (QUI trovi l’articolo da cui siamo partiti) le Banche siano un mondo a parte, quindi dobbiamo trattarle ed analizzarle separatamente, allora cominciamo!

PRIMO CONCETTO: FATTURATO = MARGINE DI INTERMEDIAZIONE (MDIM)

Chiaro? Quando analizzi il conto economico di una Banca e trovi la voce “Margine di intermediazione“, è come se stessi guardando l’equivalente del Fatturato di un’azienda normale.

MDIM = MARGINE DI INTERESSE (MDIT) + COMMISSIONI NETTE + ALTRI RICAVI

Quindi, ciò che la Banca “Fattura” è dato dal Margine di intermediazione (MDIM) che a sua volta è la somma del margine di interesse (MDIT), delle commissioni nette ed altri ricavi.

MDIT: Come sai la Banca nella sua attività tradizionale RACCOGLIE i soldi dei clienti (quando depositi in Banca i soldi sul tuo conto corrente ad esempio, oppure quando compri le obbligazioni di una Banca, in gergo tecnico si chiama “RACCOLTA“) e li PRESTA ad altri clienti o alle aziende (in gergo tecnico si chiamano “IMPIEGHI“).

Sia la RACCOLTA (denaro che la Banca raccoglie dai clienti) sia gli IMPIEGHI (denaro che la Banca presta ai clienti) prevedono un tasso di interesse (che può essere positivo, nullo o negativo come nel caso dei recenti periodi). Quindi la Banca da cosa guadagna?

Semplice: dalla differenza dei tassi di interesse! Perciò se ad esempio i soldi sul tuo conto corrente sono remunerati allo 0% e la Banca effettua prestiti ad un tasso medio del 1.5%, la Banca ha un MARGINE DI INTERESSE POSITIVO DI 1.5%, che su un totale ad esempio di 1.000.000 di Euro equivale a 15.000 Euro. 

ADESSO CAPISCI PERCHE’ SE I TASSI DI MERCATO SCENDONO, LE BANCHE SOFFRONO, PERCHE’ IL LORO MARGINE SI ERODE

COMMISSIONI NETTE: si distinguono in attive e passive, ovvero BENE o MALE per la Banca. Quando fai un bonifico ad esempio e ti costa 1 Euro, la Banca riceverà 1 Euro di commissioni attive. La differenza di queste due voci corrisponde alle Commissioni Nette.

ALTRI RICAVI: Qui inseriamo quelle voci derivanti ad esempio dalle attività di trading, di compravendita sul mercato, e di copertura che la Banca stessa (un pò come te quando operi sui mercati finanziari) effettua nel corso dell’anno.

Ecco un esempio nell’immagine sotto riportata del Conto Economico (la prima parte) di un grosso player Europeo, perchè se ti spiego le cose ma poi non ti faccio vedere “COME METTERLE IN PRATICA” non avrei tutto questo seguito.

 

santander

PRIMA PARTE CONTO ECONOMICO

Come puoi notare la “parte del leone” di solito deriva dal Margine di Interesse e dalle commissioni, che sono le voci principali di Fatturato della Banca, nonchè un primo ed utile strumento di CONFRONTO nelle tue valutazioni ed analisi. Già dalle prime 3 voci puoi avere un’idea se la Banca da te scelta sia in mezzo ad una strada oppure riesca a mantenere la rotta nonostante il periodo attuale, con tassi ridotti al minimo e quindi con i margini compressi.

Ci vediamo al prossimo articolo dove proseguiremo le analisi, nel frattempo se ancora non lo hai fatto

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A presto!

7 MESI DI PROFITTI: MA SI PUÒ SEMPRE MIGLIORARE!

31 marzo 2019: questo era quello che scrivevo a proposito della situazione di allora sul mercato. La modifica tattica sul portafoglio era: (QUI il link)

1) short su GBP
2) long su ORO
3) liquidazione BTP (in profitto)
4) alleggerimento azionario (in profitto)

Le prime due posizioni operative sono andate molto bene, compensando ampiamente il “mancato guadagno” di una parte dei profitti ulteriori che sono stati fatti nei 3/4 mesi successivi su BTP e azioni(anche se sull’ azionario era solo alleggerimento dei pesi).

Sono stati 7 mesi molto positivi, adesso si stacca un po’ la spina (non vi preoccupate, in settimana metteremo in articolo sul blog dove capiremo bene come funzionano i bilanci bancari ✌️) e ci vediamo direttamente a settembre dagli Stati Uniti 🇺🇸 dove andrò in vacanza per recuperare le forze in vista del nostro evento LIVE a Milano del 11 ottobre ❤️ (e dove farò qualche DIRETTA particolare 😬).

Alla prossima!

4 STRUMENTI (GRATUITI) PER I VOSTRI PORTAFOGLI

Mi sono detto… perchè farvi aspettare fino a domani?

In fondo devo darvi tempo di leggere l’articolo, vedere come funzionano i tools, conoscerli e capire come utilizzarli no?

MA PRIMA LEGGETE QUELLO CHE VI SCRIVO, SENNO’ RISCHIATE DANNI PERMANENTI AI VOSTRI DENARI!

Quindi veniamo al sodo:

PORTAFOGLI MODELLO

Il primo tools si chiama PORTFOLIO CHARTS (link in fondo, non serve registrazione). Vi consente di verificare la composizione dei principali portafogli modello fatti da alcuni tra i più importanti investitori della storia (ci sono ad esempio il “Permanent portfolio” – ‘”All Season Portfolio” ecc..).

Come usare questo tool? Semplice, come INTRODUZIONE ALLA CONOSCENZA DI ALCUNI ESEMPI UTILI DI ASSET ALLOCATION! Quindi prima di improvvisarvi piccoli chimici, guardate in dettaglio come investono “altri gestori” e cercate di capire quali logiche potrebbero esserci dietro alla composizione di ciascun portafoglio.

Osservate in particolare dettagli che altri investitori non guardano (ma che sono FONDAMENTALI) OVVERO:

  • Max Drawdown
  • Distribuzione storica dei rendimenti
  • Deviazione Standard

Imparate a capire come si sono comportati i portafogli durante i periodi passati (si è vero, le performance passate non sono indicative di quelle future, le correlazioni sono tutte saltate, si stava meglio quando si stava peggio ecc..). Lasciate stare tutto ciò, concentratevi e OSSERVATE (e lasciate stare chi vi regala il 300% in 5 giorni o vi dà il “portafoglio perfetto” che non perde mai o “i titoli azionari che conosce solo lui grazie a chissà quale analisi magica”).

BACKTEST DI PORTAFOGLIO

Bene, adesso alziamo l’asticella, qui dovrete “smanettare” un pochino, ma cominciate ad essere più professionali. Il sito si chiama Portfolio Visualizer (dovete registrarvi) e vi consente tra le varie cose soprattutto di rispondere alla seguente domanda:

SE NELL’ANNO 19XX AVESSI AVUTO UN PORTAFOGLIO FATTO DA “N %” IN AZIONI, “X%” IN OBBLIGAZIONI E COSI’ VIA, COME SI SAREBBE COMPORTATO FINO AD OGGI?

Questo non solo è molto interessante da studiare, ma vi consente anche di inserire ad esempio i costi di gestione (per vedere QUANTO IMPATTANO ALLA FINE I COSTI % SUL CAPITALE FINALE) e soprattutto vi fornisce un report estremamente dettagliato (vi ho messo un esempio QUI così potete guardare prima di registrarvi, resta comunque gratuito) che potete sempre conservare per le vostre analisi. Inoltre è possibile inserire sia singoli strumenti (es: Vanguard FTSE All World UCITS ecc..) sia singole Asset Class (es: Oro/Obbligazioni High Yield).

CONSIGLIO: Usatelo insieme al primo tool per fare dei backtest dei “portafogli modello” e capire come si comportano in determinate situazioni.

CALENDARIO IPO

Qui andiamo più nello specifico, e più che utilizzare lo strumento dovrete consultarlo, infatti su INVESTING.COM trovate al link sotto riportato il calendario delle prossime IPO (quotazioni iniziali delle aziende in Borsa) su diversi mercati e in diverse date. Da maneggiare con cura, le IPO sono sempre difficili da interpretare, ma comunque utile per aggiungere qualità alle vostre analisi. Non serve registrazione.

PORTAFOGLIO ETF

Ma quanto vi piacciono gli ETF? Me lo chiedete sempre (me lo chiedono anche i miei clienti, eppure io giuro che non gli ho mai detto nulla) ma è possibile anche qui utilizzare come riferimento il sito “JUSTETF”. Una funzionalità molto bella ed utile è il “pianificatore strategico” , che vi guida passo passo nella costruzione di un portafoglio guidato di soli etf (dovete registrarvi ma è gratuito). Molto bello inoltre il report periodico che vi inviano con i vari risultati e con la possibilità di effettuare valutazioni e modifiche periodiche (nei risultati ad esempio sono compresi i dividendi nel caso di ETF a distribuzione), vi ho messo un esempio sotto.

justetf.png

Bene, ora che abbiamo visto tutto, non mi resta che mettervi i link qui sotto, ricordatevi di iscrivervi alla nostra NEWSLETTER per restare sempre aggiornati sulle prossime novità di Colazione a Wall Street, e soprattutto iscrivetevi al nostro evento LIVE di Milano del 11 ottobre perchè ci saranno ancora tante tante novità.

Ecco i link:

Alla prossima!