PENSO QUINDI INVESTO

Prendiamo spunto dal libro di James Montier per dare alcune informazioni utili ai membri della nostra community.

Il principale problema di un investitore, soprattutto se agli inizi, è la gestione dei sentimenti. Solitamente gli errori più frequenti consistono nel vendere ai minimi e comprare ai massimi. Con conseguenti perdite consistenti che talvolta scoraggiano i più deboli di cuore. In questo libro James Montier, investment strategist di grande successo ed esperto di finanza comportamentale, ci guida alla scoperta delle trappole mentali più comuni. Inoltre delinea per i lettori una strategia fatta di pianificazione, analisi accurate, per essere fedeli ad un “sistema” senza farci influenzare dall’andamento periodico dei mercati.Di fondamentale importanza il metodo, il “come investire” piuttosto che i risultati, soprattutto all’inizio. Questo perchè i profitti così facendo arriveranno nel lungo termine.

DIFENDITI DA TE STESSO

Il libro si presenta come un testo che tratta principalmente l’aspetto mentale dell’investitore, e lo aiuta nel capire in quale fase decisionale si trova e come non commettere i classici errori da principiante. Con un totale di sedici capitoli, tra i capitoli più utili ai lettori troviamo come utilizzare le notizie finanziarie nel modo corretto, come scegliere il momento giusto per entrare sul mercato e come impostare un sistema collaudato ed efficace per il proprio portafoglio.

Vorremmo cominciare citando un pezzo di libro in cui la nipote di Sir. Templeton (noto investitore in fondi comuni) spiega ai lettori come era solito ragionare suo zio nel campo degli investimenti…

“Psicologicamente, non è affatto facile riuscire a mantenere la calma quando tutti vendono. Uno dei modi che zio John usava per gestire queste situazioni (di rialzi e ribassi sui mercati) era quello di decidere cosa comprare molto prima che iniziasse una fase di ribasso del mercato azionario. Negli anni in cui ha diretto la società di gestione, Templeton Funds, aveva l’abitudine di tenere una specie di “lista dei desideri”, un elenco di società che, secondo lui, erano ben gestite ma le cui azioni, a suo giudizio, erano sopravvalutate…Lasciava ordini permanenti ai suoi broker, per comprare i titoli in elenco se, per qualche ragione, i prezzi fossero scesi a livelli che egli considerava vantaggiosi”

Questo tipo di ragionamento e di analisi accomuna molti investitori di successo (vedi ad esempio Warren Buffet, che con questo sistema semplice è diventato l’uomo più ricco del mondo).

Ecco quindi che il primo indizio che possiamo ricavare da queste persone di successo è che l’aspetto emozionale è qualcosa che va tenuto fuori dalla porta quando si entra sul mercato.

Nel libro, oltre a Templeton, viene citato un altro esempio appartenente a Jeremy Granthman, fondatore della strategia di GMO, società di investimento con oltre 100 Miliardi di Dollari in gestione.

Marzo 2009, indice S&P americano, quotazioni ai minimi dopo il fallimento di Lehman Brothers, con valori che non si vedevano così bassi da 30 anni, un momento perfetto per entrare. Dal picco del 2007, l’indice aveva perso il 57% circa, ed ecco cosa disse Granthman:

“Mentre la crisi raggiunge il culmine, anche chi fino a poco tempo fa manteneva il lume della ragione incomincerà a predicare la fine del mondo, con una tale precisione da convincere gli altri ad una prudenza ancora maggiore. Ogni calo farà apprezzare ancora di più la liquidità rispetto alle azioni, fino a quando, come nel 1974, assisteremo ad una paralisi terminale. Chi è rimasto fortemente investito sull’azionario entrerà in uno stato catatonico, limitandosi ad aspettare e pregare. I pochi in grado di mantenere la lucidità saranno liquidi, difficilmente disposti a cedere il loro tesoro. Così resteranno tutti a guardare, fino a quando l’inerzia si cristallizzerà. E, come accade di solito, chi è rimasto liquido, perderà il treno, lasciandosi scappare gran parte del guadagno. Quindi l’unico rimedio è studiare un piano di battaglia, per tornare ad investire, ed attenersi ad esso fedelmente”

Quindi ancora una volta definire una strategia a priori è fondamentale.

NON ESSERE ECCESSIVAMENTE OTTIMISTI

Ancora una volta si parla di aspetto mentale, ovvero di una sua particolarità definita ottimismo, per cui si tende spesso a sopravvalutare se stessi o le proprie capacità, in qualsiasi aspetto della propria vita (non solo in finanza). Tuttavia il nemico contro cui combattere non è l’ottimismo, che per carità è utilissimo, quando l’eccessivo ottimismo, che porta inevitabilmente a commettere errori di valutazione sui mercati.

Come si fa? Semplice, diventando più dubbiosi. L’esempio pratico più interessante è senza dubbio quello legato al mercato efficiente. In questo caso, l’autore si riferisce al fatto che se il mercato fosse corretto e perfettamente equo, nessuno dovrebbe avere interesse per l’acquisto o la vendita di un titolo. Tuttavia con l’introduzione della variabile “eccesso di fiducia”, il volume degli scambi esplode, perchè tutti pensano di sapere qualcosa più degli altri, e quindi i mercati si muovono. In numerosi esempi riportati sul libro infatti, sembra che la strategia vincente in passato sia stata quella del cassettista, ovvero ruotare (comprare e vendere) meno possibile il portafoglio ha portato a rendimenti storicamente più elevati.

Ecco quindi ancora una volta che numerose previsioni, anche quelle fatte da investitori generalmente considerati “esperti”, sono di fatto imprecise a causa di distorsioni mentali derivanti dalla natura umana. Quindi il segreto principale è quello di delineare una strategia iniziale che sia indifferente agli humors di mercato, che non si curi di ciò che succede e che abbia un inizio, una fine ed un metodo ben precisi.

Con questa affermazione vi diamo appuntamento al prossimo post, dove analizzeremo insieme come riconoscere il “momento”migliore per entrare sul mercato secondo James Montier.

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