Islanda al buio per colpa di Bitcoin?

Sì, avete letto bene.
I miners, coloro i quali si occupano appunto di minare ed estrarre cryptovalute, Bitcoin su tutte, necessitano di un quantitativo di energia elettrica talmente elevato da rischiara di lasciare al buio la ridente isola situata nel Nord Atlantico.
Si stima che il quantitativo di energia elettrica richiesto dai miners sia superiore rispetto alla domanda interna dei cittadini islandesi.
L’Islanda è divenuta terra di conquista per miners a causa di vari motivi che ora andiamo ad evidenziare.

Il processo che porta all’estrazione di Bitcoin richiede terminali a potenze elevatissime che in conseguenza di ciò consumano molta energia. Questi processori necessitano altresì di importanti sistemi di raffreddamento in quanto altrimenti il surriscaldamento porterebbe alla loro fusione. Tutto ciò è la causa dell’ingente quantitativo di energia elettrica richiesto per minare.
L’Islanda come sappiamo è Paese notoriamente freddo con temperature che faticano ad oltrepassare lo 0 per 5-6 mesi all’anno. Ciò permette quindi di risparmiare decisamente sul costo per il raffreddamento dei sistemi di mining.  Ciò, unito al fatto che in Islanda l’energia elettrica costa relativamente poco (viene prodotta in gran parte da fonti rinnovabili utilizzando centrali idroelettriche e geotermiche) ha fatto sì che molti miners si siano trasferiti nell’isola per minare cryptovalute,

Ciò però evidenzia il problema iniziale: si riuscirà a soddisfare la domanda di energia elettrica del Paese? Secondo molti il trend è in continua crescita e la produzione non riuscirà a stare al passo. Staremo a vedere se si riuscirà a “far luce” su questo interessante caso.

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