STAI PAGANDO TROPPO IL TUO INVESTIMENTO?

Lo abbiamo anticipato qualche settimana fa, parlando del fatto che è impossibile prevedere l’andamento di un certo titolo/asset class da qui ad 1 mese, 1 anno, 10 anni ecc…

Quindi l’investitore che (giustamente) vuole comunque investire cosa fa?  Tiene tutto sul conto corrente, con il capitale che ogni giorno viene letteralmente eroso dall’inflazione? Nemmeno per sogno!

Partiamo quindi con un ragionamento utile per chi attualmente ha questo problema (e poi daremo anche la soluzione tranquilli).

I dati storici (non solo degli ultimi 100 e passa anni ma anche di questo secolo) in verità ci danno un orientamento sia per ciò che riguarda il rischio, sia per il “range” di possibili rendimenti di una determinata categoria di azioni, rispettando però 3 condizioni fondamentali:

  • mantenere i costi estremamente bassi
  • avere un orizzonte temporale medio-lungo (10 anni minimo)
  • modificare il portafoglio il minimo necessario (in certi casi NON toccarlo proprio)

Rispettando le 3 condizioni sopra, e dando per scontato (cosa non vera ma la impareremo il prossimo anno) che la parte psicologica di finanza comportamentale sia conosciuta e gestita bene, aggiungiamo oggi un ulteriore strumento che può aiutarci nelle nostre analisi relative ai mercati azionari.

Prendo spunto da una ricerca svolta da Star Capital che vi consiglio assolutamente di leggere, e che potete trovare a questo link.

Partiamo dall’inizio, ovvero dall’errore di partenza: la maggior parte delle persone usa, per capire se il mercato è caro o meno rispetto ai valori “medi”, il Price/Earning ratio, ovvero (tradotto in italiano) il Rapporto Prezzo/Utili (P/E o PE la sigla).

Questo indicatore più è alto e più quel determinato titolo o quel determinato mercato saranno sopravvalutati, viceversa più è basso e più quel determinato titolo e quel determinato mercato saranno sottovalutati.

Sembra ovvio, ma preferisco sottolinearlo, LE STRATEGIE BASATE SU “COMPRO CON PE BASSO E VENDO CON PE ALTO” sono sbagliate, per un semplice motivo…QUESTO PE E’ INUTILE!

Lo è per dei motivi ben precisi…

  1. Gli utili delle aziende sono estremamente volatili
  2. Gli utili delle aziende (come i prezzi, che poi sono legati tra loro) sono molto difficili (se non impossibili) da prevedere

Per citare un esempio della ricerca sopra menzionata, il PE dell’indice S&P500 americano ha oscillato tra 7 e 77 punti dal 2009 al 2010!! Come fai a stabilire il valore “medio” o “in linea” di quel periodo??!

Ecco perché, OLTRE A TUTTA UNA SERIE DI ANALISI (vedi gli ultimi 135 articoli che ho scritto) andiamo a sostituire il PE “classico” con un indicatore forse non ugualmente preciso, ma sicuramente più corretto (quantomeno per identificare se ci troviamo in fasi di mercato con prezzi “cari” o “a sconto”): il CAPE di Shiller (da ora in poi CAPE).

Robert  Shiller è il nome dell’economista che lo ha progettato (professore a Yale). L’indicatore, la cui sigla sta per “cyclically adjusted price-to-earnings” ratio, è diverso rispetto al PE classico, in quanto mette in relazione il Prezzo attuale di un’azione (o di un indice) con gli utili CORRETTI PER L’INFLAZIONE DEI 10 ANNI PRECEDENTI!

Ora, l’implicazione che sta alla base di questo indicatore è la seguente: cercare di attribuire un valore più corretto e vicino ai VERI valori medi di PE, poiché 10 anni sono decisamente un periodo più affidabile di valutazione (se consideriamo poi che in media un ciclo economico dura 7 anni, e che questo recente è uno dei più lunghi della storia e dura da 11, capiamo il perché della scelta temporale di Shiller) per la stima degli utili societari.

Sulla base di questo modello quindi, se ad esempio la media storica del CAPE sul mercato azionario americano è di 16.6, ed oggi siamo ad un valore di 30, potremo ragionevolmente affermare che ci troviamo in una fase storica di mercato molto “cara” dal punto di vista dei prezzi, ecco quindi che questo aspetto andrà fortemente considerato nelle nostre decisioni di investimento.

Di seguito la situazione attuale (che potete trovare QUI) dei valori relativi al mercato azionario americano, dove possiamo notare come storicamente a valori molto alti sono sempre seguiti cali molto forti di mercato (1929, 2000, 2008).

shiller_CAPE.png

Per facilitarvi le cose, di seguito vi riporto, sempre in riferimento al lavoro di Star Capital, (perchè si ragiona sempre come se gli Stati Uniti siano l’unico mercato esistente, ma visto che vi conosco so che volete informazioni anche su altri mercati) i livelli di CAPE delle principali borse mondiali (solo qui trovate informazioni così ampie).

PAESE DATA AVVIO MAX MIN MEDIA
AUSTRALIA 1979 30,2 7,7 17,2
BELGIO 1979 31,9 4,8 15,4
CANADA 1979 60,1 6 21,4
DANIMARCA 1979 64,8 4 24,5
FRANCIA 1981 57,4 6,1 21,9
GERMANIA 1979 57,4 7,8 20,6
HONG KONG 1990 33 8,5 18,3
ITALIA 1994 53,5 6,2 22,1
GIAPPONE 1979 91,5 15,8 43,2
OLANDA 1979 37,9 4,6 14,8
NORVEGIA 1979 29,1 6,8 15,7
SINGAPORE 1982 38,1 9,8 22,1
SPAGNA 1990 39,6 6,4 18,3
SVEZIA 1979 81 4,8 23
SVIZZERA 1979 56,9 7,1 21,9
UK 1979 26,9 6 15,3
USA 1979 45,6 6,4 20,3
S&P500 1979 1979 44,2 6,6 21,4
S&P500 1881 1881 44,2 4,8 16,6
MSCI COUNTRIES 1979 91,5 4 21
ALL COUNTRIES 1979 91,5 4 20,1

NB: La voce “MSCI countries” contiene tutti i mercati tranne lo S&P500, “All Countries” invece lo contiene.

CONCLUSIONI

Da quest’ultima analisi è possibile vedere come periodi di CAPE elevati hanno nella quasi totalità dei casi portato a successivi periodi difficili dal punto di vista delle quotazioni, per il semplice fatto che “i valori” tendono sempre a tornare verso la media storica. Ora, questo può essere utile per sapere esattamente come si muoveranno i mercati? Assolutamente no!

Ma posso comunque utilizzarlo per 2 considerazioni importanti (le faccio nel caso specifico del mercato americano, attualmente con un CAPE DOPPIO rispetto alla media storica, perciò sopravvalutato):

  • Sapendo che esponendomi al mercato (americano in questo caso ma l’esempio vale per tutti) che al momento attuale risulta sopravvalutato, sarà opportuno OGGI PIU’ CHE IN ALTRI MOMENTI STORICI ADOTTARE UNA MAGGIORE DIVERSIFICAZIONE

 

  • Volendo entrare comunque nel mercato, poichè NON è possibile conoscere prima quando avverrà lo storno più violento, e quindi non volendo perdermi i profitti generati, potrò optare per una soluzione in modalità piano di accumulo, in modo che se da qui ad esempio a 3 anni dovesse verificarsi il famoso “mercato orso”, potrò incrementare i miei acquisti e beneficiare di prezzi più vantaggiosi

 

  • i valori del CAPE attuali andranno a comporre una parte degli elementi per un’analisi di mercato complessiva sui titoli in cui voglio investire (ad esempio insieme agli indicatori Macroeconomici, insieme ad altri multipli di bilancio, insieme alla valutazione dell’attuale situazione politica) per un’analisi più aprofondita

Ecco quindi che anche questo spunto ci potrà essere utile quando andremo a definire la nostra asset allocation relativamente al nostro portafoglio titoli.

Come sempre spero di essere stato utile (e pratico soprattutto) e vi auguro cari #Wallstreeters un buon weekend.

Alla prossima!

 

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