TWEET DI TRUMP, ROSSETTI, PANINI, INTIMO MASCHILE: INVESTIRE DE CHE?!

Qualche giorno fa leggevo un articolo sul Milano Finanza, a proposito di alcuni indicatori che vengono esaminati dagli investitori e dagli addetti ai lavori per muoversi sui mercati. Ultimo in ordine temporale, il Volfefe Index, ideato da JP Morgan, che mette in relazione la volatilità implicita dei Titoli di Stato USA a 2 e 5 anni con le dichiarazioni del Presidente Trump. Oltre a questo, tra le più strane invenzioni a livello di indicatori abbiamo anche il Lipstick index (creato da Leonard Lauder, Presidente di Estee Lauder) secondo cui un aumento delle vendite di rossetti ci segnala un periodo di recessione in quanto la gente opta per prodotti più economici a livello di cosmetica (in conseguenza di un calo dei redditi). Ma sbizzarendoci con la fantasia, esistono anche il Men’s underwear index, il Coke Index, il Tall Latte index, l’Hemlines index, l’R-Word Index, ed infine uno dei più conosciuti, il Big Mac Index (che di fatto confronta il potere d’acquisto delle diverse valute rispetto ai prezzi del famoso panino di McDonald’s, che dovrebbe tendenzialmente avere lo stesso prezzo in ogni parte del mondo).

Ora, lasciatemi dire (e sapete che qui non esitiamo ad esprimerci in modo forte sapendo che si tratta di fare il bene di chi ci segue) che a mio parere sono tutte delle grandissime CA……TE!

Primo perché se ci pensate, è un suicidio finanziario impostare le proprie strategie di investimento, con i propri obiettivi, sui tweet di una persona che oggi dice bianco e domani dice nero: tanto vale investire il 100% nel mercato azionario più rischioso che vi viene in mente che forse avrete più probabilità di portare a casa qualcosa.

Secondo motivo, veramente pensate che esista una correlazione tra l’intimo maschile (promosso addirittura da Alan Greenspan, ex Presidente della Federal Reserve) e la crescita economica di un Paese??

Terzo motivo, per chi non avesse letto il libro “a spasso per Wall Street” di Burton G.Malkiel (vi invito a farlo, e soprattutto vi invito a leggere il Capitolo 6) ci sono alcuni spunti a riguardo di cui vado a riassumerne brevemente il contenuto.

La frase più forte a mio giudizio è la seguente:

“i cicli” nei grafici dei titoli sono veri cicli tanto quanto lo sono le giocate fortunate o sfortunate di un normale giocatore d’azzardo. Il fatto che le azioni sembrino seguire uno schema di crescita molto simile a movimenti  di crescita in periodi precedenti, non dà nessuna informazione sull’affidabilità o sulla durata della crescita attuale. La storia può anche ripetersi a volte, ma con un’infinita varietà di conformazioni !

Non siete ancora convinti? Il ricercatore di mercato David Leinweber ha riportato la notizia che l’indicatore (se così possiamo chiamarlo) più correlato all’andamento dello S&P500 è il volume della produzione di burro in Bangladesh!

Ecco, a mio giudizio basta questo per metterci una pietra sopra e ridicolizzare chi veramente si affanna a cercare di dare un senso a queste cose (spacciandosi per un professionista) che molto semplicemente (come diceva Vasco Rossi) un senso non ce l’hanno.

Perciò cari Wallstreeters, vi prego, non cadete nella trappola e nell’effetto gregge di farvi coinvolgere in analisi ridicole come questa, per il semplice motivo che mentre voi perderete soldi, questi soldi (perchè ricordatevi il denaro non scompare, semplicemente cambia proprietario) andranno a chi queste pagliacciate le inventa, e vi farà spendere una montagna di soldi in commissioni di compravendita seguendo questi “oroscopi finanziari”.

Come sempre, non c’è di che!

Alla prossima

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