INVESTIRE NEL MERCATO ITALIANO E’ UNA SCELTA GIUSTA?

In un momento così delicato come quello attuale, ci sono purtroppo ancora investitori che continuano a commettere i soliti errori. In particolare noi italiani siamo soggetti spesso a quello che più ci piace, definito “home bias”.

Tradotto, investo principalmente in strumenti (azioni o titoli di stato) italiani perché sono quelli che conosco meglio, e perchè il rischio è più basso.

Ma siamo sicuri che sia la scelta giusta? E soprattutto, siamo sicuri, ammesso di ricevere dei rendimenti (cosa non vera ma ipotizziamolo) migliori rispetto al mercato, che in proporzione al rischio che ci prendiamo (ricordate sempre di guardare il rischio, non il rendimento) il gioco valga la candela?

Andiamo quindi a ragionare su quanto detto sopra mettendoci qualche numero…

L’analisi, che cerchiamo di semplificare, si concentra su due asset class: azioni ed obbligazioni (nel primo caso le aziende italiane e nel caso delle obbligazioni parliamo di aziende private ed anche di Titoli di Stato, Bot/BTP ecc..)

Partiamo dal mercato azionario.

Da sempre, quando investo i miei soldi (e quelli dei miei clienti) su questo tipo di investimento, che presenta per ovvie ragioni un rischio maggiore (quantomeno nel breve periodo) cerco sempre di farmi 3 domande:

  1. Il Paese presenta fattori di crescita economica?
  2. Il settore in cui voglio investire presenta delle opportunità di lungo periodo?
  3. I bilanci sono solidi ed il business redditizio?

Questo accade soprattutto quando analizzo società con un business fortemente radicato in Italia, mentre nel caso di aziende di dimensioni maggiori e con una vocazione extra-nazionale, aggiungo un’analisi economica del Paese (o dei Paesi) con cui questa azienda (o quel gruppo di aziende) fa business.

Qualora le risposte siano positive, ecco che valuto poi quanta percentuale del mio portafoglio comprare di quel determinato titolo.

E qui iniziamo a porci alcuni dubbi. Infatti all’interno dell’universo italiano, esistono pregi e difetti, e uno di questi ultimi parla proprio di una crescita economica strutturalmente debole.

Nell’immagine sotto riportata, troviamo il tasso di crescita del PIL (in inglese GDP) reale (al netto dell’inflazione) e come potete vedere presenta dei valori decisamente al di sotto della media mondiale (non è un mistero che anche quest’anno cresceremo dello 0,1/0,2%, fonte dati ISTAT e Fondo Monetario Internazionale).

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Di conseguenza la crescita economica di un Paese impatta inevitabilmente sulle aziende che in quel paese hanno delle attività economiche, ecco perché questo è un fattore di cui tenere conto (vale anche per aziende che operano in altri Paesi, ma citiamo l’Italia per fare un esempio a noi vicino).

Sul tema dei Bilanci ho già scritto articoli su articoli a riguardo (compresi dei file regalati GRATUITAMENTE dove poter fare tutti i calcoli e le analisi che si volete, basta scorrere indietro gli articoli di qualche settimana).

Sul tema settoriale, qui inciderà molto il ciclo economico in cui ci troviamo, a tal proposito vi invito a rivedere una mia intervista in cui spiegavo in dettaglio le 4 fasi del ciclo economico, dove ad ogni fase corrispondono tipologie di investimento e settori più adatti (trovi il link CLICCANDO QUI).

Passiamo ora al tema debito ed obbligazioni.

Se per le società abbiamo speso già anche in questo caso articoli ad hoc (eccone uno) è importante capire cosa valutare nel caso voglia invece analizzare in dettaglio le caratteristiche dei Titoli governativi di un determinato Paese.

Una delle risposte potrebbe sembrare ovvia, ma spero di dirvi qualcosa che non sapete! Infatti, solitamente la prima cosa che viene in mente è guardare al rapporto debito/PIL, dove l’Italia ad esempio presenta una percentuale vicina al 135% (il debito è il 35% in più della nostra ricchezza, data dal Prodotto Interno Lordo appunto).

Questa però è una risposta corretta solo in parte, infatti ciò che davvero conta è il debito NETTO, ovvero il debito (rispetto al PIL sempre) calcolato togliendo riserve di oro e valutarie, questo è il vero indicatore di incidenza del debito su un Paese!

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Nel caso dell’Italia, come possiamo vedere dall’immagine sopra, il rapporto si attesta al 120%, quindi un dato che deve evidentemente farci riflettere.

Insieme a ciò, possiamo dire che un po’ come funziona per le famiglie, se il Paese cresce dello 0,1% annuo, ed il tasso medio pagato sul debito è del 2,9% (fonte: Ministero Economia e Finanze, dove ogni anno gli interessi ci costano circa 65 Miliardi di Euro),  capite bene che il “trend” di lungo periodo non può che peggiorare se non invertiamo la rotta.

Qui sotto trovate i tassi delle emissioni dei titoli di Stato negli anni, da cui si vede come con il calare dei tassi il costo del debito scende, ma in media siamo ancora a livelli importanti, considerato che ogni anno il 30% della nostra spesa pubblica viene usata per pagare interessi e debito pubblico in scadenza.

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Ma la domanda di tutte le domande è: per quanto tempo questa situazione resterà sostenibile?

Adesso capite perché un portafoglio costituito da azioni italiane, Titoli di Stato italiani ed obbligazioni di aziende italiane, NON è un portafoglio ben diversificato in primis, ma soprattutto, per la situazione che stiamo vivendo (vedi numeri sopra) è un portafoglio rischioso.

Come sempre, spero di avervi fornito qualche spunto in più, noi ci vediamo la prossima settimana!

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