Investire con i cicli economici (e non con gli oroscopi)

Ben ritrovati cari Wallstreeters, oggi parliamo di qualche metodologia alternativa alle previsioni dei mercati da parte degli esperti. Come dice Warren Buffett, investire è semplice…ma non è facile.

Dopo parecchi anni trascorsi dietro ai mercati (sia per i miei clienti che per i miei investimenti personali) in parte penso di aver compreso ciò che Buffett volesse dire, e ve lo spiego come sempre con un esempio pratico (cosa che ormai sapete mi piace fare per distinguermi dalla concorrenza).

Quello che vedete sotto nell’immagine è l’andamento di un ciclo economico completo (elaborato da Martin J.Pring, analista tecnico ed autore di diversi libri autorevoli sull’argomento).

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I cicli economici con il passare degli anni sono passati da una durata media di 4 anni agli attuali 7, anche se la fase di rialzo che stiamo vivendo recentemente dura ormai da oltre un decennio (perciò per un semplice meccanismo di “ritorno alla media” comincio a preoccuparmi).

Ma tornando a noi, potremmo idealmente suddividere un ciclo economico (indipendentemente dalla durata) in 6 fasi, così suddivise (sarò estremo nei termini ma serve per far capire bene tutto):

  1. Siamo verso la fine di un periodo negativo, la gente si dispera, il mercato azionario è crollato da un bel pezzo, fase di “fly-to-quality” (la gente se la fa sotto e compra solo asset sicuri, tra cui titoli di stato ed oro), i tassi di interesse sono ridotti per le manovre delle principali Banche centrali
  2. I media, che arrivano sempre DOPO (ricordatevelo, specie se come me avete la brutta abitudine di leggere il giornale la mattina mentre bevete il caffè) titolano di catastrofi assurde, armageddon (che tra parentesi si è già verificato) ed il 90% delle aziende (incluse quelle sane) si comprano al prezzo di 1 cracker e un tozzo di pane (qui la gente continua a comprare titoli di stato)
  3. Il mercato azionario comincia a riprendersi, dopo le “mani forti” e la maggior parte degli Istituzionali, la gente comune ricomincia a riprendere fiducia (immaginatevi lo scoiattolo che dopo essere sfuggito all’attacco del predatore rimette il naso fuori, in quella fase di allerta e controllo da dentro-fuori con la voglia di tornare all’aria aperta). Questo “smuove” anche il tema inflazione, perciò le commodity (soprattutto industriali) riprendono vigore a livello di prezzi
  4. Fase di crescita: gli investitori si rituffano sul mercato azionario, gli altri scoiattoli, vedendo il più coraggioso ormai fuori all’aria aperta in assenza di pericoli, ricominciano ad uscire tutti allo scoperto e fare un gran casino, spingendo l’inflazione ulteriormente a rialzo. Le Banche centrali quindi, per contrastare l’effetto inflattivo, agiscono sui tassi di interesse, iniziando la fase di rialzi che impattano negativamente sulle obbligazioni ed i titoli di stato (soprattutto quelli a tasso fisso)
  5. Nel bel mezzo della fase euforica, quando iniziano le vendite di chi era entrato nella fase 2, gli investitori cominciano ad avere nuovamente paura di perdere i loro guadagni, per posizionarsi su asset quali oro, franco svizzero ed altri beni rifugio
  6. L’effetto successivo porta a vendite continue anche da parte del pubblico retail, che insieme ai giornalisti forma il gruppo dei ritardatari, generando ulteriori ribassi e nuova contrazione dell’economia, ritirando così liquidità dal mercato. Le Banche centrali, come reazione a questa particolare fase del ciclo, riducono i tassi nuovamente, ed attuano ulteriori misure (vedi QE) a sostegno dell’economia

A questo punto, quando gli ultimi investitori, disperati per le perdite subite, venderanno i loro ultimi titoli a prezzi di saldo, a comprarli ci saranno i soliti squali, persone o attori più importanti che non aspettavano altro (ovvero il cracker ed il tozzo di pane).

Ora, tutto questo accade da sempre (prendi da ultimo il periodo dal 2008 in avanti) perciò il buon investitore che sia a conoscenza dello svolgimento di queste particolari fasi del ciclo, potrebbe adattare una strategia “in linea” con la fase in cui ci troviamo (1/2/3/4/5/6 dipende) e muoversi di conseguenza.

Tutto questo, andando a posizionarsi per asset class, settori, aree geografiche, scadenze (per i titoli obbligazionari), tipologie di prodotti (vedi materie prime), indicizzazioni e così via…

Ecco perché sulla carta investire è semplice: perché esisterebbe già uno schema molto ben rodato (non come le previsioni degli oroscopi) che basterebbe seguire per non ritrovarsi in mutande.

Quindi perché ciò non avviene?

Non avviene perché adottare questi comportamenti, analizzare i dati giusti che ci diano le informazioni giuste, correggere in corsa quando (capita quando si investe) sbagliamo analisi, controllare l’emotività, non è facile!

Perciò nel 2020 cercheremo insieme, (ci stiamo rifacendo il look con il nuovo sito web), di capire come gestire al meglio questi particolari aspetti all’interno di una strategia d’investimento.

Il resto sono solo oroscopi, perché investire è semplice, ma non è facile!

Alla prossima!

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