PERCHÉ BATTERE IL MERCATO È (QUASI) IMPOSSIBILE

Gli imbonitori professionisti, soprattutto quando cercano di adottare tecniche “acchiappasoldi” da parte degli investitori, tendono costantemente a parlare di “battere” un determinato mercato, vale a dire fare meglio in termini di rendimento rispetto ad un determinato indice (denominato “benchmark”).

La realtà (ed i numeri, che invito sempre a guardare quando si esprime una propria idea o concetto) ci dicono però che questo tipo di attività è non solo complicata, ma la maggior parte delle volte statisticamente non realizzabile!

Perciò andiamo a spiegare meglio il concetto di rischio, per estrapolare la “vera” anima degli investimenti e cercare di porsi un po’ più in linea con il nostro amico mercato (e non regalare soldi).

Iniziamo con il far vedere un’immagine, per poi commentarla, cercando di badare come sempre più alla pratica che alla teoria accademica (non fate nemmeno caso alla “non perfettissima andatura” di quella linea fatta manualmente, la cosa importante è il concetto).

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Cominciamo, per far capire il grafico sopra, con 2 affermazioni molto forti:

TUTTO CIO’ CHE STA SOPRA LA LINEA ROSSA TRATTEGGIATA, E’ RISCHIO ELIMINABILE, ED E’ QUALCOSA CHE L’INVESTITORE DOVREBBE SEMPRE CERCARE DI TOGLIERE DI MEZZO

La seconda:

QUANDO UN INVESTITORE (DI QUALUNQUE TIPO) CERCA DI “BATTERE” IL MERCATO, SI ASSUME UN RISCHIO INUTILE (ALFA, RISCHIO SPECIFICO) CHE IN 8 CASI SU 10 NON PORTA A RENDIMENTI SUPERIORI RISPETTO AL MERCATO

Ne aggiungiamo una terza:

anche una persona che non sa nulla di finanza, può ottenere una riduzione totale del rischio ALFA (quello sopra la riga rossa tratteggiata) semplicemente comprando un numero sufficiente di titoli (30/40/50, dipende) che, ai fini del potere della diversificazione, BASTA CHE NON ABBIANO CORRELAZIONE PERFETTA!

Mi spiego meglio: la correlazione perfetta significa che se l’azione “A” sale dell’ 1%, l’azione “B” sale dell’1% (sono correlate perfettamente, si muovono insieme).

Per diversificare, sarebbe già sufficiente (almeno in parte) avere in portafoglio un buon numero di titoli dove ad esempio l’azione “A” sale del 1%, e l’azione “B” sale dello 0,7% (correlazione positiva ma non perfetta).

Il rischio che sta “sotto” la linea rossa tratteggiata, si chiama “BETA”, o “RISCHIO SISTEMATICO“, che per definizione NON SI PUO’ MAI TOGLIERE (per il semplice fatto che anche comprando tutti i titoli più diversi del mondo, se capitano cigni neri, o periodi come il 2008 o il 2018, va tutto giù, i rifugi sicuri sono rarissimi).

Questo rischio sistematico (BETA) che solitamente ha un valore numerico (0,5/1/2 ecc…) ci dice “come si muove quel determinato titolo rispetto al mercato di riferimento” (ad esempio se Beta =2, quando il mercato guadagna l’1% il nostro titolo guadagnerà il 2%).

Questo modello, che all’Università chiamano CAPM (Capital asset Pricing model) esprime quindi la seguente equazione:

Rp =  Rf  +  Beta*(Rm – Rf)

dove:

  • Rp = rendimento del nostro portafoglio
  • Rf = rendimento di un’attività priva di rischio (“risk free”, pensiamo ad un bund tedesco)
  • Rm = rendimento del mercato di riferimento
  • Beta = rischio sistematico non eliminabile (visto sopra)

Ora, prima del CAPM, la teoria ci diceva che “il rischio era unico, totale”, mentre DAL CAPM IN POI, GLI STUDIOSI HANNO CAPITO CHE IN VERITA’ IL RISCHIO E’ SCOMPONIBILE, fatto di 2 parti:

  1. Una eliminabile (ALFA = rischio specifico)
  2. Una NON eliminabile (BETA = rischio sistematico)

PRATICA PRATICA PRATICA!

ESEMPIO

Immaginiamo 2 portafogli, composti da “n” titoli ciascuno (diciamo 30) che abbiano lo stesso “BETA” (uguale a 1, quindi si muovono esattamente come si muove il mercato), ed immaginiamo che il primo portafoglio preveda titoli con “ALFA” più alto rispetto ai titoli del portafoglio 2.

Nei modelli precedenti al CAPM, mi dovrei aspettare rendimenti più alti nel portafoglio 1 rispetto al portafoglio 2 (perché ho un rischio più alto nel primo portafoglio dovuto alla componente “ALFA”).

In verità secondo il CAPM i rendimenti dei due portafogli sono uguali! (ecco il punto che deve restarvi in testa oggi)

Vediamo perché…

Se ricordate l’immagine sopra, immaginiamo che “30” sia il numero di titoli necessario per eliminare completamente il rischio specifico “alfa” (quello SOPRA la riga rossa tratteggiata).

A questo punto, avendo eliminato la componente di rischio “ALFA”, resta solo in portafoglio il “rischio non eliminabile BETA”, che per tutti e due i portafogli è uguale ad 1.

Quindi se riprendiamo la formuletta sopra, vediamo che secondo il CAPM, il rendimento del portafoglio 1 e 2 saranno identici poiché ALFA = 0 (nemmeno compare nella formula) e BETA = 1 (PER ENTRAMBI)!

Ma non fermiamoci alla matematica…andiamo oltre!

Se i titoli del portafoglio 1 (quello con ALFA più alto, quindi più rischiosi) offrissero rendimenti più alti, allora un investitore che non fosse impazzito di colpo li preferirebbe ai titoli del portafoglio 2, comprando i primi e vendendo i secondi!

A quel punto cosa succederebbe quindi? Facile, i prezzi dei titoli del portafoglio 1 salirebbero e quelli del portafoglio 2 scenderebbero, portando ad un rendimento uguale per entrambi i portafogli.

QUINDI: SE GLI INVESTITORI OTTENESSERO DEGLI EXTRA-RENDIMENTI PER AVER SOSTENUTO UN RISCHIO SPECIFICO (ALFA), ALLORA UN PORTAFOGLIO (DIVERSIFICATO) COMPOSTO DA TITOLI CON “ALFA” ELEVATO, DOVREBBE PERFORMARE DI PIU’ RISPETTO A PORTAFOGLI CON “ALFA” MINORE. MA COSI’ FACENDO, I PREZZI DEI TITOLI DEL PRIMO PORTAFOGLIO SALIREBBERO E QUELLI DEL SECONDO PORTAFOGLIO SCENDEREBBERO, FINO A CHE I RENDIMENTI ATTESI DI ENTRAMBI I PORTAFOGLI NON SI EQUIVARRANNO, RENDENDO VANO IL TENTATIVO DI AVERE UN “PREMIO EXTRA PER IL RISCHIO SOSTENUTO”

Vediamo da ultimo, sempre osservando la formuletta sopra (semplice ma molto potente) cosa significa avere un titolo (o portafoglio titoli) con diversi valori di BETA.

  • Se BETA = 0, il rendimento del mio titolo/portafoglio sarà uguale a quello del BUND (o qualsiasi titolo privo di rischio)
  • Se BETA = 1, il rendimento del mio titolo/portafoglio sarà uguale a quello del mercato di riferimento (e quindi potrà oscillare, in alto o in basso nel tempo)

Quindi attenzione a non cadere nelle “trappole markettare” di chi vi dice che SI PUO’ BATTERE IL MERCATO SENZA RISCHIO!

Anche il CAPM non è un modello perfetto (il “BETA” non è la formula magica o la soluzione ai problemi) ma ho voluto scrivere questo articolo perché è importante capire che “battere il mercato” è matematicamente (QUASI) impossibile.

Alla prossima

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