TESLA, BOLLA O RIVOLUZIONE?

Si alternano in questo periodo giudizi circa le azioni Tesla, che nelle ultime settimane hanno avuto un andamento decisamente atipico, ma soprattutto cogliendo di sorpresa diversi operatori (soprattutto quelli con posizioni ribassiste) con una crescita molto importante nel giro di qualche giorno. Di fatto un cammino (quasi inarrestabile), al punto che molti si chiedono se possa essere una nuova bolla oppure una corsa destinata a non fermarsi.

Cerchiamo quindi di dare come sempre una nostra opinione a riguardo…

tesla

Mi scuserete se per deformazione personale parto subito con…I BILANCI!

Infatti le domande a cui oggi dobbiamo rispondere sono:

  1. i valori azionari di Tesla OGGI sono in linea/sopra/sotto rispetto a ciò che ci dice il suo bilancio?
  2. Se Tesla è sopravvalutata (visto l’andamento è molto difficile che sia a sconto) è un valore giustificato da un qualche vantaggio competitivo o da “asset” tangibili e non che possano supportare queste valutazioni elevate?

Andiamo per gradi…

Analizzando il bilancio, notiamo subito alcune cose:

VOCE DI BILANCIO 2014 2015 2016 2017 2018
UTILE NETTO -294,04 -888,663 -674,914 -1961,4 -976,091
ROI -32,251 -81,608 -14,2 -46,29 -19,826
ROE -12,647 -27,723 -6,999 -13,137 -2,694
NET CF 1059,824 -708,805 2196,308 -25,302 311,429
PN GRUPPO 911,71 1088,944 4752,911 4237,242 4923,243

Questi dati, estrapolati dai bilanci di Tesla, purtroppo non ci raccontano una storia di solidità economica, dal momento che l’azienda è in costante perdita, presenta flussi di cassa discontinui (più volte abbiamo sentito l’azienda essere sul punto di “bruciare tutti i soldi disponibili”), e la redditività è addirittura negativa.

Inoltre se confrontiamo il patrimonio netto di Tesla (cioè tutte le attività, cassa compresa, meno i debiti e le passività varie), ci troviamo con un valore di circa 6 miliardi, che confrontato con la capitalizzazione attuale di mercato (139 Miliardi) significa che le persone oggi “pagano” un’azione Tesla 23 volte di più del suo “valore di bilancio” (e quindi possiamo in parte capire che siamo in presenza di valori elevati).

Se questo valore lo confrontiamo poi con alcuni competitor, vediamo che lo stesso indicatore risulta essere “decisamente alto”, soprattutto per un’azienda che presenta numeri come quelli visti sopra.:

  • TESLA: 23
  • VOLKSWAGEN: 0.74
  • NISSAN: 0.44
  • TOYOTA: 1.07
  • BMW: 0.85

A questo punto l’obiezione che viene mossa (e così rispondiamo alla seconda domanda) è la seguente: si però Tesla ha un “valore intrinseco” particolare sia per il brand (collegato a doppio filo con Elon Musk, persona di cui peraltro nutro una considerazione positiva) sia per il fatto che è “l’auto elettrica per eccellenza”.

Anche qui dunque dobbiamo andare più in profondità nei nostri ragionamenti, dal momento che tutte la case automobilistiche oggi stanno di fatto investendo pesantemente sia nell’elettrico che nell’ibrido, per non parlare della guida autonoma dove Nissan ed Audi hanno rilasciato diverse innovazioni.

Perciò il discorso è che ad oggi NON ESISTE un “vantaggio incolmabile” da parte di Tesla, ed ammesso che anche esistesse, non sarebbe così “unico” da prezzare con valori così elevati rispetto agli altri.

Ed anche se adesso il titolo è in “rush” perchè spinto dal mercato (è notizia di oggi l’offerta di azioni per raccogliere 2 miliardi di dollari di nuova liquidità, perciò qualche domanda me la farei visto quanto detto sopra), non riteniamo che il valore attuale sia in linea con quanto espresso dai bilanci.

Alla prossima!

 

MERCATI AZIONARI, COSA GUARDARE (davvero)

Più tempo passo sui social, più stupidaggini sento a proposito di ciò che “muove” i mercati. Ognuno è convinto di avere una ricetta segreta che prevede di scoprire la prossima “correlazione magica” o il prossimo “causa-effetto” che possa permettergli di guadagnare sistematicamente sui mercati.

Sappiate (come diciamo sempre) che ciò è I-M-P-O-S-S-I-B-I-L-E, e non smetteremo mai di dirlo. Come diceva uno dei maestri della materia Investimenti (John Bogle, fondatore di Vanguard) i mercati azionari nel lungo periodo dipendono principalmente da 2 componenti:

  • Dividendi
  • Crescita degli utili

Esiste poi una terza componente, estremamente volatile e con impatti nel breve periodo, definita rendimento speculativo, che “sporcando” i rendimenti di breve ci fa credere erroneamente che i mercati azionari si discostino dalla traiettoria di lungo periodo.

Questi saranno le occasioni in cui dovremo tenere a mente ciò che più conta, ovvero ricordarsi della storia, e di come facendo le cose giuste alla fine si verrà premiati.

Come possiamo notare esaminando gli ultimi 25 anni (immagine sotto), periodi di utili in calo o negativi hanno spesso accompagnato momenti “complicati” sui mercati (pensiamo alla crisi del 2008 ed alla bolla internet dei primi anni 2000).

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ANDAMENTO UTILI S&P 500 (FONTE: YARDENI)

Andando a mettere come sempre qualche informazione a supporto, nel grafico sopra troviamo l’andamento degli utili delle principali società americane (quelle che costituiscono il famoso indice S&P 500).

Ma anche qui è importante valutare non solo il ciclo di breve periodo (solitamente entro i 12 mesi) ma anche quello di medio-lungo periodo (pari o superiore a 5 anni).

Dal grafico sotto infatti vediamo che le traiettorie non sono poi così allineate come sembra…infatti la linea blu (crescita utili di lungo periodo) ci dice che dalla seconda metà del 2018 il trend sta cambiando, e ricordiamoci che nel lungo periodo crescita degli utili e dividendi sono le componenti fondamentali dei rendimenti sul mercato azionario.

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CRESCITA UTILI E FATTURATO BREVE E LUNGO TERMINE S&P 500 (FONTE: YARDENI)

Dunque la nostra attenzione, se proprio dobbiamo “ascoltare” qualcuno, dovrà essere posta soprattutto sull’andamento del ciclo economico (indicatori come la crescita del PIL reale, del tasso di disoccupazione, dell’inflazione) e delle 2 componenti specificate sopra per le aziende.

Come detto, oltre agli utili, lato dividendi esiste un strumento molto interessante  chiamato “Janus Henderson global dividend Index”, ovvero un indice molto importante che fa da sintesi sull’andamento dei dividendi per le azioni sia globali che dei singoli paesi e settori.

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CRESCITA DIVIDENDI GLOBALI (FONTE: JANUS HENDERSON)

Questo è un altro pezzo da aggiungere ad un’analisi più approfondita che guarda letteralmente “oltre” le notizie che quotidianamente si leggono su internet o sui media tradizionali.

Eliminate il rumore di fondo, non guardate ai prossimi 5 giorni ma concentratevi sulla vostra strategia!

Per oggi è tutto,

Alla prossima!

PIANO DI ACCUMULO vs UNICA SOLUZIONE, CHI CI GUADAGNA DI PIU’?

Una delle domande che mi vengono rivolte più spesso, soprattutto in privato o all’interno del gruppo privato Facebook “Colazione a Wall street PRO“,  è la seguente: “ma secondo te è meglio l’investimento (per un certo strumento finanziario) in un’unica soluzione (PIC) o tramite Piano di accumulo (PAC)?

Anche qui mio caro Wallstreeter, mi scuserai, ma la risposta è…………..ma certo, dipende!

Fermo restando che la nostra guida sui PAC è in prima (dico prima) pagina su Google (alla voce “piano di accumulo guida” o “guida piano di accumulo“), vediamo di capire le differenze rispetto all’investimento in un’unica soluzione.

Premessa: quando apriremo l’area riservata a partire da maggio, all’interno della nostra strategia operativa andremo comunque ad operare in entrambe le situazioni, cioè il Piano di accumulo dovrebbe essere un “di cui” all’interno della propria strategia, ovvero uno dei sotto-portafogli che lavorano insieme per il portafoglio principale, nel modello definito tecnicamente “core-satellite”.

Ma prendiamo invece il caso di una persona che stia iniziando da poco, e che sia indeciso su quale scelta investire, e che abbia a disposizione un capitale contenuto.

Ho inserito di seguito un Backtest su un ETF “azionario USA”, considerando come sempre un periodo sufficientemente lungo (partenza 1 marzo 2007) che comprendesse anche la grande crisi del 2008 e tutto ciò che ne è seguito fino ad oggi.

Prima guardiamo i grafici, poi li commentiamo.

Cominciamo con la prima immagine, che riporta l’andamento di un investimento tramite modalità piano di accumulo, ad un ritmo di 100 euro al mese, di cui ne vengono investiti 98 (considerando le commissioni).

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INVESTIMENTO TRAMITE PIANO DI ACCUMULO

 

Di seguito invece riportiamo la stessa soluzione, con un capitale investito esattamente uguale (15.288 Euro) ma in un’unica soluzione:

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INVESTIMENTO PIC: UNICA SOLUZIONE

Cominciamo dal risultato finale:

Performance: PIC batte PAC!

L’investimento in un’unica soluzione, ha portato ad un montante finale di Euro 54.230, contro i 37.831 del PAC (una differenza del 43% in meno).

IL PAC TI FA DORMIRE (ALMENO INIZIALMENTE), IL PIC NO!

Esaminando i momenti più critici dei 13 anni considerati (crisi 2008 e calo ribasso 2018) con il PAC il nostro capitale ha mantenuto una equity line decisamente più “piatta” e “serena”, e soprattutto fino ai primi mesi del 2009 un investitore che avesse investito “tutto e subito” avrebbe sudato freddo.

Infatti nella modalità PIC il capitale è sceso addirittura ad 8.400 Euro (45% il drawdown), mentre l’investitore in modalità PAC avrebbe dormito tra due guanciali, perciò dobbiamo sempre chiederci quanto vale per noi il fattore emotivo?

Questo tuttavia è vero solo nelle fasi iniziali del piano di accumulo, in quanto all’aumentare del montante versato, i singoli versamenti periodici pesano sempre meno, ed a lungo andare gli effetti tra PAC e PIC saranno “quasi” identici.

Tutto questo per dire che da un punto di vista emotivo, il PAC sicuramente si adatta meglio ad un investitore dal profilo maggiormente prudente, che non vuole (e nemmeno pensa) di sfruttare il market timing, e che semplicemente vuole un rendimento dai suoi investimenti seppur inferiore ma ad una volatilità più contenuta.

L’investimento in un’unica soluzione invece, fornisce risultati nel lungo periodo maggiori (qui non abbiamo considerato eventuali ribilanciamenti periodici) ma si dovrà mettere in conto una volatilità maggiore e più notti insonni.

Quello che faremo vedere noi sarà un portafoglio dove al suo interno troveremo ENTRAMBE le soluzioni, perchè entrambe, se pianificate correttamente, consentiranno di raggiungere determinati obiettivi se integrate nel modo opportuno.

Alla prossima!

CORONAVIRUS E PETROLIO, COME OPERARE (CORRETTAMENTE)

Sono giorni che il mercato (e più in generale traders, investitori retail, giornalisti) commentano a proposito del legame tra Cina e petrolio. Il legame tra le due realtà consiste nel fatto che essendo la Cina un grosso IMPORTATORE di materie prime, con un’economia letteralmente bloccata causa coronavirus, l’impatto sia arrivato anche sugli acquisti e sui consumi di greggio, con un inevitabile calo dei prezzi relativamente all’oro nero. Eppure oggi le quotazioni hanno rimbalzato…

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Quotazioni future materie prime energetiche (fonte: Investing.com)

Di conseguenza, come sempre capita in queste situazioni, ci sono 3 tipi di investitori:

  1. quelli che vanno short sul petrolio perchè convinti che scenderà
  2. quelli che vanno “long” perchè convinti invece che dopo il calo ci sarà un rimbalzo
  3. quelli che non fanno nulla e restano alla finestra

Devo dire, in questo momento mi sento più vicino agli investitori del terzo tipo, anche se in verità un pò di azione me la sono concessa ma per motivi diversi dai ragionamenti visti sopra.

Questo perchè come diciamo sempre qui a Colazione a Wall street, dobbiamo letteralmente evolverci come investitori, e dobbiamo comiciare ad avere gli anticorpi (mai esempio fu più azzeccato) a tutto ciò che riguarda notizie (o presunte tali) preziose per operare sui mercati.

Prendiamo il petrolio ad esempio per restare in tema…

Premessa che esistono diverse varianti di ETC per operare sulla materia prima (long, short, a leva ecc), dobbiamo come sempre PRIMA impostare una strategia, e PRIMA ANCORA chiederci: ma perchè cavolo voglio investire in questa particolare asset class?

Diversificazione? copertura dall’inflazione? speculazione?

Ve le siete fatte tutte queste domande? Avete impostato un’analisi dell’asset class RISPETTO AL VOSTRO PORTAFOGLIO COMPLESSIVO? Avete analizzato i prodotti migliori?

Scommetto una cosa con voi: nulla di tutto ciò! Il vostro ragionamento è stato (a seconda che siate investitori del tipo 1 o 2):

  1. adesso il virus raggiungerà il picco ed il petrolio scenderà ancora, via short! (e giù a cercare su borsa italiana, justetf ecc.. gli etc short sul petrolio)
  2. è sceso troppo, adesso l’OPEC taglia la produzione e vedrai che rimbalza, via long! (e giù a fare la stessa cosa dell’investitore tipo 1 ma a rialzo)

Bene…state sbagliando! E vi spiego perchè…

Se volete investire in una materia prima, e per carità in un portafoglio ci può stare, prendi l’oro ad esempio, dovete sempre guardare 2 cose, più importanti dei cinesi, del virus, e dell’Opec:

  • STAGIONALITA’
  • TIPOLOGIA DI SOTTOSTANTE

Le due cose ve le chiarisco in breve (approfondiremo tutto nell’area riservata che partirà da maggio)…

Con stagionalità intendo che OGNI MATERIA PRIMA presenta dei periodi temporali durante l’anno (più o meno brevi, a seconda del timeframe in esame) in cui STATISTICAMENTE (non seguendo le notizie quindi) l’asset class genera maggiori profitti (mi spiego meglio: storicamente comprare a febbraio il petrolio NON è la stessa cosa che comprarlo ad ottobre), quindi attenzione perchè vi mancano pezzi del puzzle!

Con tipologia di sottostante intendo che il petrolio (e le materie prime più in generale) che tipo di carattere hanno? Vanno comprati alla rottura delle resistenze quando abbiamo un trend definito? Oppure devo comprarli durante una fase laterale? Ve le siete mai chieste queste cose?

Perciò ancora una volta PRIMA di operare, mettete sempre un flag “idealmente” verificato su TUTTI gli aspetti della vostra strategia, altrimenti l’influenza la prenderete voi a forza di accumulare stress per gestire posizioni impostate in modo errato.

Alla prossima!

 

Coronavirus e Cina: come cambiano i nostri investimenti?

E’ ormai nota la questione del Coronavirus come nuova possibile problematica a livello globale, e molti investitori mi hanno chiesto su come potrebbero cambiare i pesi all’interno del portafoglio sulle diverse asset class.

La risposta, per quanto ci riguarda, è la seguente:

  • Se non si ha esposizione sulla Cina attualmente non serve cambiare nulla
  • Se si ha l’esposizione sulla Cina (magari tramite fondi o Etf azionari Paese) allora si possono fare 2 ragionamenti:
  1. Mantenere la posizione nel lungo periodo (spero che nessuno di voi abbia comprato Cina in ottica speculativa) consapevole del fatto che nonostante Sars, Coronavirus ed altre cose che sicuramente capiteranno in futuro, parliamo di un’economia formata da circa 1.5 Miliardi di persone, con una classe media in costante miglioramento e con una crescita del PIL superiore al 5% annuo
  2. Per chi possiede un profilo di rischio più contenuto (ma a quel punto mi viene da dire che la Cina dovrebbe essere in portafoglio con il contagocce) si potrebbe modificare la posizione portando comunque a casa i profitti (sotto le performance dell’azionario cinese degli ultimi anni) e rientrare eventualmente in ottica di Piano di accumulo, per approfittare di eventuali ribassi che potranno verificarsi da qui ai prossimi mesi e comprare quindi quote a prezzi scontati
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Etf – MSCI China: replica le società cinesi più grandi e liquide quotate sulla Borsa Valori di Hong Kong (fonte: Justetf)

Perciò il Coronavirus rappresenta (come la guerra commerciale sui dazi, la Brexit, i cambi di Governo, l’Iran) un evento che impatta sui mercati su periodi brevi-medi, ma che non dovrebbe modificare la nostra strategia iniziale soprattutto se impostata con orizzonti temporali pari o superiori ai 10 anni.

Anche nel 2003, quando ci fu un’altra grande paura virale chiamata SARS, i mercati subirono un andamento altalenante fino alla stabilizzazione del numero di casi rilevati, per poi ripartire in modo ancora più vigoroso.

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Andamento mercato cinese nel periodo SARS (Fonte: Pictet AM su dati Bloomberg)

Per la parte di asset allocation tattica quindi valgono sulla Cina le considerazioni viste sopra, per l’asset allocation Strategica invece l’asset mix rischia solo di essere rovinato da decisioni avventate e spinte dalla paura.

Infatti le considerazioni che dobbiamo fare sulla Cina (come qualsiasi altro Paese) sono più concentrate sui fondamentali, che evidenziano comunque una potenza di primo piano a livello economico (seppur in calo la crescita del PIL reale sarà del 5.5% nel 2020) che ha profondamente cambiato la propria economia con una considerevole spinta sui consumi e sull’innalzamento della qualità della vita delle persone (con l’allargamento della classe media).

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crescita reale PIL Cinese al 5.7% nel 2020, in rosso (Fonte: OECD)

Chiudo con un ultimo importante consiglio, mentre gli altri si concentrano sul numero di morti del Coronavirus, voi concentratevi sull’inflazione, il tasso di disoccupazione, i consumi, la crescita del PIL, gli utili trimestrali, che sono dati “evergreen” e soprattutto più rilevanti.

A presto

 

 

8 PUNTI PER SCEGLIERE CORRETTAMENTE UN’OBBLIGAZIONE

Investire non è mai facile, e come diciamo sempre equivale a giocare una partita di tennis, ovvero vince chi sbaglia di meno. Oggi andiamo a riassumere brevemente (in attesa della nuova area riservata di maggio) una prima bozza di metodologia per cercare di operare delle scelte che ci permettano di fare meglio del 90% degli investitori presenti sui mercati, cercando di spiegare tutto in modo sintetico e pratico.

Cominciamo con il fatto che avere un buon file Excel, dove inserire un elenco ampio di potenziali titoli obbligazionari, rappresenta uno dei principali attrezzi nel kit del buon investitore (per i nostri abbonati il file sarà reso disponibile nell’area riservata con le obbligazioni scelte da noi, su cui investiamo).

Ad ogni modo, tra i principali punti da monitorare per un primo ma fondamentale filtro, abbiamo:

ASSET ALLOCATION

Sulla base della mia definizione iniziale di percentuali in portafoglio tra azionario, obbligazionario e materie prime, quanto capitale andrò a riservare alle singole obbligazioni rispetto ad esempio ad un fondo o etf obbligazionario?

EMITTENTE

Una volta definito il peso di ciascun singolo titolo, su cosa voglio puntare? Obbligazioni Governative (titoli di stato), obbligazioni societarie a rating medio-alto, obbligazioni societarie High-Yield? Questo implicitamente significa già fare una scrematura in funzione del proprio profilo di rischio (in quanto verosimilmente un’obbligazione HY presenterà un rischio maggiore rispetto ad esempio ad un Bund tedesco, con rendimenti di conseguenza diversi)

DURATION

Molti investitori alle prime armi sono spesso concentrati sulla data di scadenza del titolo per definire le proprie strategie in funzione dei tassi di interesse, quanto in verità il parametro fondamentale da verificare è invece la duration (in particolare la duration modificata) che meglio esprime il comportamento del nostro titolo in funzione di determinate variazioni di mercato a livello di tassi

LIQUIDITA’

Altro aspetto spesso sottovalutato, la liquidità. E se una volta comprata la tua obbligazione non riuscissi a rivenderla? E se nel caso tu riuscissi a rivenderla ti offrono un prezzo molto più basso di quando l’hai comprata? Valutare il grado di liquidità di un’obbligazione è fondamentale tanto quanto valutare tutto il resto

VALUTA

Voglio espormi al rischio di cambio (comprando ad esempio obbligazioni in Dollari, in rand sudafricani) oppure sterilizzarlo con l’acquisto di obbligazioni in Euro? Questo aspetto come vedremo non ha solo una funzione di copertura ma anche speculativa (voglio entrare su un determinato Paese, ma ad esempio invece di comprare azioni in valuta preferirò appoggiarmi a delle obbligazioni che porterò a scadenza così da togliere il rischio prezzo e mantenere solo quello di valutario)

FISCALITA’

In parte collegata al tema degli emittenti (in quanto titoli di Stato ed obbligazioni sovranazionali hanno un’ aliquota inferiore rispetto alle altre categorie), serve per rendere più efficiente la gestione dei guadagni e delle perdite all’interno di un portafoglio di investimenti, in quanto le plusvalenze soprattutto sulle obbligazioni sono “redditi diversi” e quindi compensabili con tutte le minusvalenze presenti in portafoglio.

RENDIMENTO EFFETTIVO A SCADENZA

Questo parametro lo possiamo considerare come una sintesi molto importante che ci consente, “a parità delle altre condizioni”, di confrontare 2 obbligazioni tra loro permettendoci di ottenere con un unico numero (espresso in percentuale) una sintesi di “quale mi rende di più”, poiché considera praticamente tutto, ovvero prezzi, durate e importi delle cedole, tipologia di obbligazione, durata. Da tenere sempre a mente.

TASSI DI INTERESSE

Ultimo ma non ultimo, il Paese di riferimento della mia obbligazione, come sta gestendo (e che “forward guidance” ha) sui tassi di interesse? Che aspettative ci sono sui tassi futuri? Conoscere la situazione generale ci consente di chiudere il cerchio della nostra scelta e di individuare eventuali pericoli all’orizzonte dovuti all’intervento ad esempio delle diverse Banche centrali di riferimento.

Speriamo come sempre di avervi dato qualche spunto operativo in più, per il resto ci vedremo a maggio nell’area riservata con file excel e soprattutto operatività pratica.

Alla prossima!

PERCHÉ BATTERE IL MERCATO È (QUASI) IMPOSSIBILE

Gli imbonitori professionisti, soprattutto quando cercano di adottare tecniche “acchiappasoldi” da parte degli investitori, tendono costantemente a parlare di “battere” un determinato mercato, vale a dire fare meglio in termini di rendimento rispetto ad un determinato indice (denominato “benchmark”).

La realtà (ed i numeri, che invito sempre a guardare quando si esprime una propria idea o concetto) ci dicono però che questo tipo di attività è non solo complicata, ma la maggior parte delle volte statisticamente non realizzabile!

Perciò andiamo a spiegare meglio il concetto di rischio, per estrapolare la “vera” anima degli investimenti e cercare di porsi un po’ più in linea con il nostro amico mercato (e non regalare soldi).

Iniziamo con il far vedere un’immagine, per poi commentarla, cercando di badare come sempre più alla pratica che alla teoria accademica (non fate nemmeno caso alla “non perfettissima andatura” di quella linea fatta manualmente, la cosa importante è il concetto).

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Cominciamo, per far capire il grafico sopra, con 2 affermazioni molto forti:

TUTTO CIO’ CHE STA SOPRA LA LINEA ROSSA TRATTEGGIATA, E’ RISCHIO ELIMINABILE, ED E’ QUALCOSA CHE L’INVESTITORE DOVREBBE SEMPRE CERCARE DI TOGLIERE DI MEZZO

La seconda:

QUANDO UN INVESTITORE (DI QUALUNQUE TIPO) CERCA DI “BATTERE” IL MERCATO, SI ASSUME UN RISCHIO INUTILE (ALFA, RISCHIO SPECIFICO) CHE IN 8 CASI SU 10 NON PORTA A RENDIMENTI SUPERIORI RISPETTO AL MERCATO

Ne aggiungiamo una terza:

anche una persona che non sa nulla di finanza, può ottenere una riduzione totale del rischio ALFA (quello sopra la riga rossa tratteggiata) semplicemente comprando un numero sufficiente di titoli (30/40/50, dipende) che, ai fini del potere della diversificazione, BASTA CHE NON ABBIANO CORRELAZIONE PERFETTA!

Mi spiego meglio: la correlazione perfetta significa che se l’azione “A” sale dell’ 1%, l’azione “B” sale dell’1% (sono correlate perfettamente, si muovono insieme).

Per diversificare, sarebbe già sufficiente (almeno in parte) avere in portafoglio un buon numero di titoli dove ad esempio l’azione “A” sale del 1%, e l’azione “B” sale dello 0,7% (correlazione positiva ma non perfetta).

Il rischio che sta “sotto” la linea rossa tratteggiata, si chiama “BETA”, o “RISCHIO SISTEMATICO“, che per definizione NON SI PUO’ MAI TOGLIERE (per il semplice fatto che anche comprando tutti i titoli più diversi del mondo, se capitano cigni neri, o periodi come il 2008 o il 2018, va tutto giù, i rifugi sicuri sono rarissimi).

Questo rischio sistematico (BETA) che solitamente ha un valore numerico (0,5/1/2 ecc…) ci dice “come si muove quel determinato titolo rispetto al mercato di riferimento” (ad esempio se Beta =2, quando il mercato guadagna l’1% il nostro titolo guadagnerà il 2%).

Questo modello, che all’Università chiamano CAPM (Capital asset Pricing model) esprime quindi la seguente equazione:

Rp =  Rf  +  Beta*(Rm – Rf)

dove:

  • Rp = rendimento del nostro portafoglio
  • Rf = rendimento di un’attività priva di rischio (“risk free”, pensiamo ad un bund tedesco)
  • Rm = rendimento del mercato di riferimento
  • Beta = rischio sistematico non eliminabile (visto sopra)

Ora, prima del CAPM, la teoria ci diceva che “il rischio era unico, totale”, mentre DAL CAPM IN POI, GLI STUDIOSI HANNO CAPITO CHE IN VERITA’ IL RISCHIO E’ SCOMPONIBILE, fatto di 2 parti:

  1. Una eliminabile (ALFA = rischio specifico)
  2. Una NON eliminabile (BETA = rischio sistematico)

PRATICA PRATICA PRATICA!

ESEMPIO

Immaginiamo 2 portafogli, composti da “n” titoli ciascuno (diciamo 30) che abbiano lo stesso “BETA” (uguale a 1, quindi si muovono esattamente come si muove il mercato), ed immaginiamo che il primo portafoglio preveda titoli con “ALFA” più alto rispetto ai titoli del portafoglio 2.

Nei modelli precedenti al CAPM, mi dovrei aspettare rendimenti più alti nel portafoglio 1 rispetto al portafoglio 2 (perché ho un rischio più alto nel primo portafoglio dovuto alla componente “ALFA”).

In verità secondo il CAPM i rendimenti dei due portafogli sono uguali! (ecco il punto che deve restarvi in testa oggi)

Vediamo perché…

Se ricordate l’immagine sopra, immaginiamo che “30” sia il numero di titoli necessario per eliminare completamente il rischio specifico “alfa” (quello SOPRA la riga rossa tratteggiata).

A questo punto, avendo eliminato la componente di rischio “ALFA”, resta solo in portafoglio il “rischio non eliminabile BETA”, che per tutti e due i portafogli è uguale ad 1.

Quindi se riprendiamo la formuletta sopra, vediamo che secondo il CAPM, il rendimento del portafoglio 1 e 2 saranno identici poiché ALFA = 0 (nemmeno compare nella formula) e BETA = 1 (PER ENTRAMBI)!

Ma non fermiamoci alla matematica…andiamo oltre!

Se i titoli del portafoglio 1 (quello con ALFA più alto, quindi più rischiosi) offrissero rendimenti più alti, allora un investitore che non fosse impazzito di colpo li preferirebbe ai titoli del portafoglio 2, comprando i primi e vendendo i secondi!

A quel punto cosa succederebbe quindi? Facile, i prezzi dei titoli del portafoglio 1 salirebbero e quelli del portafoglio 2 scenderebbero, portando ad un rendimento uguale per entrambi i portafogli.

QUINDI: SE GLI INVESTITORI OTTENESSERO DEGLI EXTRA-RENDIMENTI PER AVER SOSTENUTO UN RISCHIO SPECIFICO (ALFA), ALLORA UN PORTAFOGLIO (DIVERSIFICATO) COMPOSTO DA TITOLI CON “ALFA” ELEVATO, DOVREBBE PERFORMARE DI PIU’ RISPETTO A PORTAFOGLI CON “ALFA” MINORE. MA COSI’ FACENDO, I PREZZI DEI TITOLI DEL PRIMO PORTAFOGLIO SALIREBBERO E QUELLI DEL SECONDO PORTAFOGLIO SCENDEREBBERO, FINO A CHE I RENDIMENTI ATTESI DI ENTRAMBI I PORTAFOGLI NON SI EQUIVARRANNO, RENDENDO VANO IL TENTATIVO DI AVERE UN “PREMIO EXTRA PER IL RISCHIO SOSTENUTO”

Vediamo da ultimo, sempre osservando la formuletta sopra (semplice ma molto potente) cosa significa avere un titolo (o portafoglio titoli) con diversi valori di BETA.

  • Se BETA = 0, il rendimento del mio titolo/portafoglio sarà uguale a quello del BUND (o qualsiasi titolo privo di rischio)
  • Se BETA = 1, il rendimento del mio titolo/portafoglio sarà uguale a quello del mercato di riferimento (e quindi potrà oscillare, in alto o in basso nel tempo)

Quindi attenzione a non cadere nelle “trappole markettare” di chi vi dice che SI PUO’ BATTERE IL MERCATO SENZA RISCHIO!

Anche il CAPM non è un modello perfetto (il “BETA” non è la formula magica o la soluzione ai problemi) ma ho voluto scrivere questo articolo perché è importante capire che “battere il mercato” è matematicamente (QUASI) impossibile.

Alla prossima

BOX UP: QUANDO LO SPAZIO E’ VITA!

Leggo tantissimo, è una passione che ho fin da piccolo (crescendo mi sono specializzato a livello di settore in ambito economia e finanza).

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Nonostante l’evoluzione a livello di gusti, ho sempre mantenuto la voglia di leggere libri cartacei in quanto l’odore della carta, la voglia di sottolineare le cose e di scrivere appunti su concetti che ritengo importanti, mi permettono di avere un mio personalissimo ordine mentale dove poter recuperare nel tempo informazioni utili.

Il mio problema però è che i libri cartacei (soprattutto se ne leggete tanti come me….almeno uno al mese, ultimamente anche due…) si accumulano in casa ed a lungo andare il problema non diventa tanto il costo (comunque importante ma quello più che altro è un investimento in conoscenza, il migliore che ci possa essere) ma di spazio. Ad un certo punto salotto e camera da letto non possono diventare una seconda libreria (non fosse altro per il fatto che vorrete conservare un rapporto con la vostra compagna o compagno).

Quindi a tal proposito, ho ritenuto interessante porre alla vostra opportuna conoscenza questa realtà (da utilizzare nel mio caso quando non saprò più dove mettere i libri) che si occupa proprio di questo, di archiviazione e conservazione di cose (con varie dimensioni, diversi prezzi e con soluzioni personalizzate).

Si chiama “Box Up”, ed è un Self Storage (un deposito temporaneo per aziende e privati). Consiste in uno spazio dove poter depositare le proprie cose con la tranquillità come fossero a casa tua, ma soprattutto al riparo dalla polvere (così ho pensato che non servirà nemmeno fare le pulizie) e dal rischio di furti o vandalismi.

Verificando più che altro le diverse dimensioni (che sotto vi riporto) la cosa carina è che si può veramente depositare di tutto e ci sono box di diverse dimensioni a seconda degli oggetti che ci volete mettere dentro (per i prezzi ovviamente vi invito ad informarvi direttamente da loro):

Ho scoperto che queste sono le tipologie di spazi a disposizione:

Box Extra Small: misura 1 metro cubo ed è adatto per il deposito di libri, scatoloni, computer e altri oggetti medio piccoli o per riporre 4 o 5 valigie

Box Small: 2 mq misra 2x2x 2,70 di altezza. Per rendere l’idea è uno spazio simile a quello di un armadio da giardino di medie dimensioni. La soluzione ideale per liberare ripostigli o cantine e per depositare equipaggiamenti sportivi legati alla stagione, come attrezzatura per il mare o per la montagna.

Box Medium:  ha una misura che varia dai 6 ai 10 mq. Potrete riporre al suo interno il contenuto di un monolocale nei 6 mq fino a un bilocale da 70/80 mq nel 10 mq. Lo spazio necessario per chi vuole liberare il proprio box o la cantina ma anche per chi deve fare un trasloco o una ristrutturazione.

Box Large: Con una metratura di 15 mq, è ideale per liberare un grande appartamento, come un trilocale di 90 mq, un negozio o un magazzino. Camere da letto, soggiorni, attrezzature sportive o semplicemente molti scatoloni in caso stiate pianificando il vostro trasloco.

Box Extra Large: misura 20 mq, la metratura che fa al caso vostro se dovete liberare un grande ufficio, un grande appartamento o una villetta di 120 mq. Il box XL è quindi lo spazio ideale per riporre comodamente una gran quantità di oggetti, per un totale di 950 faldoni

Box XXL: è ideale per tutte le aziende che hanno bisogno di uno spazio davvero ampio per depositare temporaneamente e per medi/lunghi periodi oggetti ingombranti. Il box XXL è usato soprattutto da aziende e imprenditori come magazzino e deposito. In questo caso macchinari e stoccaggio merci sono due tra gli utilizzi più frequenti.

Andando poi a verificare altre caratteristiche del servizio, la flessibilità (cosa oggi molto ricercata) e la personalizzazione sono adatte a diversi tipi di esigenze, penso ad esempio al fatto di poterlo affittare mese per mese e non dovermi vincolare per troppo tempo se magari non ne ho voglia (dovendo quindi pagare per qualcosa che non utilizzo, pensate ad esempio ai classici contratti di affitto 6+6).

Anche il preventivo è personalizzabile e flessibile,  perciò se ho un budget limitato, BoxUp gestisce i prezzi in base a quello che mi serve (il preventivo viene prodotto in pochi minuti e comunque poi è possibile anche variare eventualmente la propria scelta).

Tra le altre cose poi, il fatto che l’accesso sia H24 mi tranquillizza perché il fatto di poter accedere in qualsiasi momento è utile. C’è anche una reception aperto tutto il giorno che fornice supporto ai clienti che è uno dei servizi a cui tengo di più quando valuto un determinato servizio.

Questo a livello di soggetto privato è già un bell’andare, figuriamoci se uno avesse un’azienda o meglio ancora una Startup (penso a quella che avevo costituito 5 anni fa e che non aveva di fatto un ufficio specifico, perciò le “case” dei fondatori diventavano praticamente magazzino/reception/accoglienza/sala riunioni tutto compreso).

Ad ogni modo, qui sotto trovate il sito web di riferimento, le indicazioni della loro sede, per informazioni ed approfondimenti casomai abbiate lo stesso problema di spazio che ho io.

Box Up – Depositi e Magazzini

Via San Maurizio al Lambro n. 1 (angolo V.le Italia)

20099 Sesto San Giovanni (MILANO)

Tel. 02/26.22.33.22

Email: boxup.sesto@gmail.com

SITO WEB: https://www.boxup.it/

Io nel frattempo continuo a leggere, che qui i libri continuano ad accumularsi e tra poco non avrò più spazio dentro casa

MERCATI AZIONARI, A CHE PUNTO SIAMO?

Nell’immagine sotto riportiamo i valori di CAPE (indicatore più attendibile rispetto al P/E classico, in quanto “aggiustato” per il ciclo economico) dei principali mercati, e visivamente possiamo notare che ad eccezione della Russia e di pochi altri Paesi, siamo su valutazioni decisamente elevate, specie nei paesi sviluppati.

cape

CAPE AL 31.12.2019 (FONTE: STARCAPITAL.DE)

Volendo poi integrare questa analisi da un punto di vista tecnico, notiamo come i principali indici di forza relativa, complice la crescita importante dell’ultimo anno, rappresentino oggi ancora un must nei portafogli degli investitori.

Qui di seguito vediamo la forza relativa (che non è altro che la divisione tra l’indice di un determinato paese rispetto al corrispondente titolo di stato considerato a basso rischio) crescente su tutti i principali mercati che risultano più cari a livello di CAPE, tra cui ad esempio Stati Uniti, ed Italia (fonte: Tradingview)

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Forza relativa FTSEMIB/BTP10Y

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Forza relativa S&P500/treasury10Y

L’azionario in particolare è risultato molto condizionato dalle manovre delle Banche Centrali di tutto il mondo, perciò (a dispetto di tutte le crisi, guerre, dispute commerciali) sono ancora la FED, la BCE, la BOJ, e la BOE i principali market mover, in particolare con le loro manovre sui tassi di interesse e con le misure di stimolo (in aggiunta o in sottrazione) all’economia.

Tutto questo mentre l’inflazione resta ancora (per ora) in una fase di tranquillità, con l’obiettivo da parte delle principali banche centrali di stabilizzarla attorno ad un valore (ad oggi lontano) del 2%.

Tuttavia le forti manovre espansive hanno fortemente compresso i rendimenti dei principali titoli di Stato mondiali, costringendo gli investitori a ricercare in forme più rischiose i rendimenti persi per strada.

Addirittura l’Italia, che resta uno dei Paesi (soprattutto in Europa) a maggior rendimento, ha visto considerevolmente ridurre i rendimenti del proprio debito (possiamo dire con un grosso sollievo per le casse dello Stato).

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Rendimenti BTP10Y

Questo non significa però che non dovremo più tornare a preoccuparci di quello che da sempre è ciò che definisco un “nemico invisibile” di ogni investitore, ovvero l’inflazione.

CONSIDERAZIONI FINALI

Come sempre la pratica…quindi?

Oggi è utile prendere adeguate contromisure più cautelative nei portafogli (riducendo ad esempio la componente azionaria eccessivamente cara, e rientrando magari con logiche di piani di accumulo) privilegiando forme di ingresso più graduali per “livellare” eventuali cali che dovessero verificarsi in futuro, e puntando a mercati con buoni fondamentali e valutazioni meno esagerate.

Inoltre, risulta decisamente opportuna la gestione della liquidità (oggi una quota parte in portafoglio può essere utile, a patto che non sia eccessiva) per approfittare di eventuali punti di ingresso su investimenti specifici, da gestire quindi in chiave maggiormente tattica.

Da un punto di vista fiscale invece, approfittare di eventuali guadagni (su azioni, obbligazioni, certificati, ETC) per vendere e compensare eventuali minusvalenze che si erano accumulate nei 4 anni precedenti.

Ci vediamo il mese prossimo!

 

“Buy and Hold”, perchè preferirlo (soprattutto all’inizio)

Quanto volte lo abbiamo sentito, o lo abbiamo letto, che nella maggior parte dei casi l’operatività più saggia di un investitore (soprattutto alle prime armi) dovrebbe essere quella di stare sui mercati meno possibile.

Questo perché l’elevata operatività (soprattutto se fatta in modo poco consapevole o con un grado di preparazione base o intermedio) comporta 3 principali pericoli:

  1. COSTI ELEVATI
  2. MARKET TIMING SBAGLIATO
  3. STOCK PICKING SBAGLIATO

 

COSTI ELEVATI

Operativamente, soprattutto per i neofiti, si pensa che in fondo una banca valga l’altra, un broker valga l’altro, uno strumento valga l’altro, perché tanto gli investimenti sono “tutti uguali”. In verità, quando si passa qualche annetto sui mercati (prendendosi talvolta anche qualche scoppola) si capisce che operare con certe commissioni piuttosto che altre fa tutta la differenza del mondo.

Nell’esempio sotto, abbiamo confrontato su di un arco pari a 10 anni, le performance di 2 strumenti (entrambi che replicano l’indice S&P500) ma con una sola differenza…il costo.

In particolare la differenza di costi è pari tra i due prodotti al 1,10% annuo. Poco direte, peccato che su 10 anni la differenza (che poi si riflette in un tema di performance) sia pari ad oltre il 13% (su 100.000 Euro sono 13.000 Euro, così forse è più chiaro).

confronto.png

Differenza di performance pagando in più 1,10% annuo di commissioni

Questo per non parlare ad esempio dei costi di compravendita (un conto è pagare uno 0,2% di acquisto ed un altro è pagare il 2-3%), oppure se operate con frequenze maggiori è importante confrontare le diverse piattaforme per capire quali tipologie di commissioni applicano (fisse, oppure variabili, quale tariffa minima, ecc).

Perciò nel lungo periodo fare attenzione ai costi è fondamentale.

MARKET TIMING SBAGLIATO

Insisto sempre che nessuno può prevedere l’andamento dei mercati. A maggior ragione se un investitore ha un livello di competenza medio-basso, sarà già molto importante individuare almeno la portafogliazione (asset allocation per usare un termine tecnico) più corretta per il suo profilo di rischio/orizzonte temporale/obiettivi.

Figuriamoci se si riesci andare a comprare (o vendere) un investimento esattamente nel momento migliore. Anzi purtroppo accade molto spesso che avvenga il contrario, specie per i piccoli investitori.

Questo perché solitamente i grandi player di mercato (chiamati anche “investitori istituzionali”) tendono a comprare secondo logiche opposte al piccolo risparmiatore (investendo in proporzione grossi capitali, in grado di far muovere i prezzi, tenderanno a comprare sui ribassi e vendere sui rialzi, in logica di Mean reverting)

Quindi in un mondo fatto di investitori con grossi capitali, squadre di analisti super informati e “connessi” 24 ore su 24, con Internet che oggi offre informazioni in tempo reale, il piccolo risparmiatore non può certo pensare di mettersi ad operare sui mercati e credere di essere “più furbo degli altri”, o peggio ancora di essere sicuro di avere “quell’informazione” che “solo lui sa (o capisce) mentre gli altri nel mondo invece restano sorpresi. Questo fa si che spesso il pubblico retail compri proprio “sui massimi” e venda proprio “sui minimi”. Non serve che vi dica che è un buon modo per perdere soldi (e poi ci sono le commissioni).

STOCK PICKING

La “selezione di titoli specifici” è difficile, perché innanzitutto bisogna saper leggere tante informazioni (a cominciare ad esempio da un bilancio) e perché anche operando in logica di analisi tecnica non ci si può improvvisare trader.

OGNI TITOLO NECESSITA DI UNA SUA OPERATIVITA’ PROPRIA! (non pensiate di usare la stessa strategia di trading con tutti i sottostanti). e scappate dai trader che dicono che la stessa strategia fa guadagnare con ogni asset class, vi stanno mentendo

Perciò quando ci si avventura nel mondo dei singoli titoli (ignorando una delle regole auree del piccolo e non solo risparmiatore, ovvero diversificare) scegliere le azioni che ci faranno guadagnare bene (o peggio ancora che genereranno una extra-performance, chiamata “alfa”, ) rispetto al mercato, è pura follia.

Perciò essere consci di questi 3 pericoli, significa fare già 100 passi avanti in più rispetto a tutti i poveri sventurati che domani si sveglieranno, accenderanno un PC, apriranno un conto reale con soldi reali, e penseranno di diventare milionari entro fine anno.

Voi siete più umili, voi siete Wallstreeters, quindi vi “accontenterete” di creare strategie profittevoli (che vedremo da maggio).

Alla prossima!