PERCHÉ BATTERE IL MERCATO È (QUASI) IMPOSSIBILE

Gli imbonitori professionisti, soprattutto quando cercano di adottare tecniche “acchiappasoldi” da parte degli investitori, tendono costantemente a parlare di “battere” un determinato mercato, vale a dire fare meglio in termini di rendimento rispetto ad un determinato indice (denominato “benchmark”).

La realtà (ed i numeri, che invito sempre a guardare quando si esprime una propria idea o concetto) ci dicono però che questo tipo di attività è non solo complicata, ma la maggior parte delle volte statisticamente non realizzabile!

Perciò andiamo a spiegare meglio il concetto di rischio, per estrapolare la “vera” anima degli investimenti e cercare di porsi un po’ più in linea con il nostro amico mercato (e non regalare soldi).

Iniziamo con il far vedere un’immagine, per poi commentarla, cercando di badare come sempre più alla pratica che alla teoria accademica (non fate nemmeno caso alla “non perfettissima andatura” di quella linea fatta manualmente, la cosa importante è il concetto).

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Cominciamo, per far capire il grafico sopra, con 2 affermazioni molto forti:

TUTTO CIO’ CHE STA SOPRA LA LINEA ROSSA TRATTEGGIATA, E’ RISCHIO ELIMINABILE, ED E’ QUALCOSA CHE L’INVESTITORE DOVREBBE SEMPRE CERCARE DI TOGLIERE DI MEZZO

La seconda:

QUANDO UN INVESTITORE (DI QUALUNQUE TIPO) CERCA DI “BATTERE” IL MERCATO, SI ASSUME UN RISCHIO INUTILE (ALFA, RISCHIO SPECIFICO) CHE IN 8 CASI SU 10 NON PORTA A RENDIMENTI SUPERIORI RISPETTO AL MERCATO

Ne aggiungiamo una terza:

anche una persona che non sa nulla di finanza, può ottenere una riduzione totale del rischio ALFA (quello sopra la riga rossa tratteggiata) semplicemente comprando un numero sufficiente di titoli (30/40/50, dipende) che, ai fini del potere della diversificazione, BASTA CHE NON ABBIANO CORRELAZIONE PERFETTA!

Mi spiego meglio: la correlazione perfetta significa che se l’azione “A” sale dell’ 1%, l’azione “B” sale dell’1% (sono correlate perfettamente, si muovono insieme).

Per diversificare, sarebbe già sufficiente (almeno in parte) avere in portafoglio un buon numero di titoli dove ad esempio l’azione “A” sale del 1%, e l’azione “B” sale dello 0,7% (correlazione positiva ma non perfetta).

Il rischio che sta “sotto” la linea rossa tratteggiata, si chiama “BETA”, o “RISCHIO SISTEMATICO“, che per definizione NON SI PUO’ MAI TOGLIERE (per il semplice fatto che anche comprando tutti i titoli più diversi del mondo, se capitano cigni neri, o periodi come il 2008 o il 2018, va tutto giù, i rifugi sicuri sono rarissimi).

Questo rischio sistematico (BETA) che solitamente ha un valore numerico (0,5/1/2 ecc…) ci dice “come si muove quel determinato titolo rispetto al mercato di riferimento” (ad esempio se Beta =2, quando il mercato guadagna l’1% il nostro titolo guadagnerà il 2%).

Questo modello, che all’Università chiamano CAPM (Capital asset Pricing model) esprime quindi la seguente equazione:

Rp =  Rf  +  Beta*(Rm – Rf)

dove:

  • Rp = rendimento del nostro portafoglio
  • Rf = rendimento di un’attività priva di rischio (“risk free”, pensiamo ad un bund tedesco)
  • Rm = rendimento del mercato di riferimento
  • Beta = rischio sistematico non eliminabile (visto sopra)

Ora, prima del CAPM, la teoria ci diceva che “il rischio era unico, totale”, mentre DAL CAPM IN POI, GLI STUDIOSI HANNO CAPITO CHE IN VERITA’ IL RISCHIO E’ SCOMPONIBILE, fatto di 2 parti:

  1. Una eliminabile (ALFA = rischio specifico)
  2. Una NON eliminabile (BETA = rischio sistematico)

PRATICA PRATICA PRATICA!

ESEMPIO

Immaginiamo 2 portafogli, composti da “n” titoli ciascuno (diciamo 30) che abbiano lo stesso “BETA” (uguale a 1, quindi si muovono esattamente come si muove il mercato), ed immaginiamo che il primo portafoglio preveda titoli con “ALFA” più alto rispetto ai titoli del portafoglio 2.

Nei modelli precedenti al CAPM, mi dovrei aspettare rendimenti più alti nel portafoglio 1 rispetto al portafoglio 2 (perché ho un rischio più alto nel primo portafoglio dovuto alla componente “ALFA”).

In verità secondo il CAPM i rendimenti dei due portafogli sono uguali! (ecco il punto che deve restarvi in testa oggi)

Vediamo perché…

Se ricordate l’immagine sopra, immaginiamo che “30” sia il numero di titoli necessario per eliminare completamente il rischio specifico “alfa” (quello SOPRA la riga rossa tratteggiata).

A questo punto, avendo eliminato la componente di rischio “ALFA”, resta solo in portafoglio il “rischio non eliminabile BETA”, che per tutti e due i portafogli è uguale ad 1.

Quindi se riprendiamo la formuletta sopra, vediamo che secondo il CAPM, il rendimento del portafoglio 1 e 2 saranno identici poiché ALFA = 0 (nemmeno compare nella formula) e BETA = 1 (PER ENTRAMBI)!

Ma non fermiamoci alla matematica…andiamo oltre!

Se i titoli del portafoglio 1 (quello con ALFA più alto, quindi più rischiosi) offrissero rendimenti più alti, allora un investitore che non fosse impazzito di colpo li preferirebbe ai titoli del portafoglio 2, comprando i primi e vendendo i secondi!

A quel punto cosa succederebbe quindi? Facile, i prezzi dei titoli del portafoglio 1 salirebbero e quelli del portafoglio 2 scenderebbero, portando ad un rendimento uguale per entrambi i portafogli.

QUINDI: SE GLI INVESTITORI OTTENESSERO DEGLI EXTRA-RENDIMENTI PER AVER SOSTENUTO UN RISCHIO SPECIFICO (ALFA), ALLORA UN PORTAFOGLIO (DIVERSIFICATO) COMPOSTO DA TITOLI CON “ALFA” ELEVATO, DOVREBBE PERFORMARE DI PIU’ RISPETTO A PORTAFOGLI CON “ALFA” MINORE. MA COSI’ FACENDO, I PREZZI DEI TITOLI DEL PRIMO PORTAFOGLIO SALIREBBERO E QUELLI DEL SECONDO PORTAFOGLIO SCENDEREBBERO, FINO A CHE I RENDIMENTI ATTESI DI ENTRAMBI I PORTAFOGLI NON SI EQUIVARRANNO, RENDENDO VANO IL TENTATIVO DI AVERE UN “PREMIO EXTRA PER IL RISCHIO SOSTENUTO”

Vediamo da ultimo, sempre osservando la formuletta sopra (semplice ma molto potente) cosa significa avere un titolo (o portafoglio titoli) con diversi valori di BETA.

  • Se BETA = 0, il rendimento del mio titolo/portafoglio sarà uguale a quello del BUND (o qualsiasi titolo privo di rischio)
  • Se BETA = 1, il rendimento del mio titolo/portafoglio sarà uguale a quello del mercato di riferimento (e quindi potrà oscillare, in alto o in basso nel tempo)

Quindi attenzione a non cadere nelle “trappole markettare” di chi vi dice che SI PUO’ BATTERE IL MERCATO SENZA RISCHIO!

Anche il CAPM non è un modello perfetto (il “BETA” non è la formula magica o la soluzione ai problemi) ma ho voluto scrivere questo articolo perché è importante capire che “battere il mercato” è matematicamente (QUASI) impossibile!

E se vi capitano offerte strane…mandateli ALFAnculo!

Alla prossima

MERCATI AZIONARI, A CHE PUNTO SIAMO?

Nell’immagine sotto riportiamo i valori di CAPE (indicatore più attendibile rispetto al P/E classico, in quanto “aggiustato” per il ciclo economico) dei principali mercati, e visivamente possiamo notare che ad eccezione della Russia e di pochi altri Paesi, siamo su valutazioni decisamente elevate, specie nei paesi sviluppati.

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CAPE AL 31.12.2019 (FONTE: STARCAPITAL.DE)

Volendo poi integrare questa analisi da un punto di vista tecnico, notiamo come i principali indici di forza relativa, complice la crescita importante dell’ultimo anno, rappresentino oggi ancora un must nei portafogli degli investitori.

Qui di seguito vediamo la forza relativa (che non è altro che la divisione tra l’indice di un determinato paese rispetto al corrispondente titolo di stato considerato a basso rischio) crescente su tutti i principali mercati che risultano più cari a livello di CAPE, tra cui ad esempio Stati Uniti, ed Italia (fonte: Tradingview)

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Forza relativa FTSEMIB/BTP10Y

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Forza relativa S&P500/treasury10Y

L’azionario in particolare è risultato molto condizionato dalle manovre delle Banche Centrali di tutto il mondo, perciò (a dispetto di tutte le crisi, guerre, dispute commerciali) sono ancora la FED, la BCE, la BOJ, e la BOE i principali market mover, in particolare con le loro manovre sui tassi di interesse e con le misure di stimolo (in aggiunta o in sottrazione) all’economia.

Tutto questo mentre l’inflazione resta ancora (per ora) in una fase di tranquillità, con l’obiettivo da parte delle principali banche centrali di stabilizzarla attorno ad un valore (ad oggi lontano) del 2%.

Tuttavia le forti manovre espansive hanno fortemente compresso i rendimenti dei principali titoli di Stato mondiali, costringendo gli investitori a ricercare in forme più rischiose i rendimenti persi per strada.

Addirittura l’Italia, che resta uno dei Paesi (soprattutto in Europa) a maggior rendimento, ha visto considerevolmente ridurre i rendimenti del proprio debito (possiamo dire con un grosso sollievo per le casse dello Stato).

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Rendimenti BTP10Y

Questo non significa però che non dovremo più tornare a preoccuparci di quello che da sempre è ciò che definisco un “nemico invisibile” di ogni investitore, ovvero l’inflazione.

CONSIDERAZIONI FINALI

Come sempre la pratica…quindi?

Oggi è utile prendere adeguate contromisure più cautelative nei portafogli (riducendo ad esempio la componente azionaria eccessivamente cara, e rientrando magari con logiche di piani di accumulo) privilegiando forme di ingresso più graduali per “livellare” eventuali cali che dovessero verificarsi in futuro, e puntando a mercati con buoni fondamentali e valutazioni meno esagerate.

Inoltre, risulta decisamente opportuna la gestione della liquidità (oggi una quota parte in portafoglio può essere utile, a patto che non sia eccessiva) per approfittare di eventuali punti di ingresso su investimenti specifici, da gestire quindi in chiave maggiormente tattica.

Da un punto di vista fiscale invece, approfittare di eventuali guadagni (su azioni, obbligazioni, certificati, ETC) per vendere e compensare eventuali minusvalenze che si erano accumulate nei 4 anni precedenti.

Ci vediamo il mese prossimo!

 

GIAPPONE, PAESE SU CUI VALE LA PENA INVESTIRE?

Lo avevamo promesso che questo 2020 sarebbe partito all’insegna degli spunti di investimento, in preparazione della nostra area riservata che partirà dal mese di maggio, con i portafogli modello, le strategie operative, e l’academy CAWS.

Oggi ci concentriamo su un Paese specifico, ovvero il Giappone.

Dal punto di vista economico, il Giappone rientra senza dubbio in quella categoria di Paesi definiti “sviluppati”, anche se dovremmo in verità parlare di Paese “obsoleti”, per via di alcuni dati che andiamo a vedere.

Innanzitutto la crescita, decisamente asfittica e molto in linea con il (preoccupante) livello italiano (anche se per il Giappone la situazione è comunque migliore), con una previsione per il 2020 (fonte OECD) allo 0.55%.

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CRESCITA PIL REALE

Ma l’aspetto più preoccupante è la situazione demografica, con una popolazione che invecchia sempre di più e che per ovvie ragioni vedrà un profondo squilibrio nei prossimi anni per quanto riguarda la gestione dei conti pubblici.

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TREND INVECCHIAMENTO POPOLAZIONE

A questo aggiungiamo che il Giappone presenta il più alto debito pubblico del mondo (certo anche qui le differenze con l’Italia sono migliori per tutta una serie di motivi, a cominciare dal debito NETTO comunque più basso), ma il valore resta comunque alto rispetto alla media degli altri Paesi (fonte: IMF).

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DEBITO PUBBLICO GIAPPONESE SU PIL (VS ALTRI PAESI)

Tra gli aspetti positivi invece un debito che al momento non presenta (pur essendo elevato in valore sia assoluto che percentuale) problematiche nella sostenibilità, e che al momento è detenuto da soggetti interni al Paese. Positivo anche il livello di spesa per l’educazione (tematica alla quale sono molto affezionato ed in cui credo, e che a tutti gli effetti rappresenta un buon moltiplicatore del PIL) e la bilancia commerciale del 2019.

Dal punto di vista finanziario invece, ci sono diversi aspetti da monitorare e su cui dobbiamo porre attenzione, in particolare:

Elevati livelli di leva per il settore bancario  (STORICAMENTE CAUSA DI PROBLEMI)

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Elevato rapporto del Buffett indicator (capitalizzazione mercato/PIL)

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Livello di CAPE SHILLER non proprio a buon mercato (Fonte: Starcapital)

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Anche l’inflazione (solitamente l’obiettivo della Banca Centrale è per un valore intorno al 2%) si mantiene storicamente bassa, il che conferma che dal punto di vista della spinta soprattutto dei consumi non ci siano pressioni al rialzo.

Anche andando a verificare la forza relativa del Nikkei225 nei confronti di un benchmark globale, notiamo come sia decisamente in fase di debolezza (nonostante una fiammata nell’ultimo trimestre del 2019), questo a prescindere dalle buone performance del mercato azionario dell’ultimo anno.

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Volendo andare a cercare oggi alcuni fattori positivi invece per l’asset class azionario Giappone è la decorrelazione (molto particolare peraltro) rispetto alla maggior parte delle altre asset class (qui sotto lo vediamo numericamente nell’ultima colonna a destra su un periodo di 20 anni)

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Perciò volendo andare a riassumere tutto quanto visto sopra per arrivare ad una conclusione, secondo noi:

  • dal punto di vista dei mercati azionari esistono decisamente alternative migliori, con maggiore forza relativa, con prospettive a livello di Paese più positive nei prossimi 3-5 anni, e con valutazioni più convenienti
  • il Giappone, qualora ci fosse qualcuno che volesse inserire questo tipo di asset in portafoglio, data la sua decorrelazione potrebbe essere inserito in quota parte come diversificazione (vedi ad esempio ETF in JPY) stante anche il valore di bene rifugio della sua valuta.

Qui trovate un elenco di possibili soluzioni a riguardo

Come sempre se avete opinioni o considerazioni a riguardo scrivetele pure nei commenti o rispondendo sui social.

Come valutare un titolo azionario senza farsi ingannare dal rapporto P/E

Quando parliamo di analisi a livello di titoli azionari, di settori o più in generale di interi mercati, una delle logiche più utilizzate è quella dei multipli, cioè dei veri e propri numeri (solitamente calcolati come rapporto tra due grandezze) che ci indicano sostanzialmente “quante volte” si verificano determinate cose.

Tra questi multipli, il più nominato, e purtroppo (poi vedremo perché) utilizzato è il rapporto prezzo/utili.

La formula è semplice: P/E= prezzo (dell’azione)/ utile netto

Possiamo calcolarlo in 2 modi:

  1. (Prezzo azione * numero azioni)/utile netto ==> qui ci riferiamo come numeratore alla capitalizzazione di mercato
  2. Prezzo azione/EPS (Earning per Share, qui a denominatore prendiamo l’utile della singola azione)

Il significato ci dice “quante volte l’utile della società è compreso nel prezzo attuale”. Se ad esempio il P/e = 10, significa che il prezzo attuale “incorpora” l’utile netto di 10 volte (tipicamente un valore medio è intorno a 14).

Solitamente un valore elevato indica titoli “sopravvalutati”, e viceversa. (In caso di perdite ovviamente il rapporto P/E non ha senso).

Ma torniamo al quesito di base, ovvero cercare di capire “perché” questo multiplo, usato e menzionato spesso in centinaia se non migliaia di analisi, è in realtà fuorviante.

Cominciamo con il dire (e forse già questo basterebbe) che si tratta di un indicatore “statico”, cioè un numero che si riferisce esclusivamente alla situazione attuale, senza fornirci un minimo di visione prospettica (in quanto potrebbe cambiare nei prossimi 2 minuti, esattamente come il prezzo del titolo quotato).

In secondo luogo, questo indicatore si presta molto spesso ad essere “preda” di manipolazioni di mercato,  quando ad esempio si utilizza l’utile operativo (o reddito operativo) invece dell’utile netto (così il denominatore cresce, il multiplo diminuisce ed il titolo sembra più a buon mercato).

A questo punto gli altri blog si fermerebbero qui, ma noi lo sapete siamo sempre pratici e concreti!

QUINDI ADESSO CHE ABBIAMO CAPITO CHE IL P/E NON VA BENE CHE FACCIAMO? COMPRIAMO A CASO?

Assolutamente no! In particolare noi facciamo diverse analisi innanzitutto della situazione Macroeconomica, della fase del ciclo in cui ci troviamo, dei mercati a livello geografico e settoriale, dei trend (tutto questo verrà mostrato ai nostri abbonati a partire da maggio) e solo alla fine arriviamo ad una “lista” di una ventina di titoli che andremo ad analizzare in dettaglio con i bilanci (approccio definito ”top down”).

Perciò immaginiamo di aver ristretto la nostra analisi fondamentale a 15 titoli, tra le primissime cose (e ve lo lasciamo come spunto PRATICO) andremo ad approfondire i seguenti micro aspetti della società:

  • Verifica di redditività (ROI/ROE elevato?)
  • Indebitamento contenuto? (adeguata copertura Oneri fin. Con EBIT)
  • Generazione Cashflow elevata? (per stabilità in fasi di incertezza)
  • Multipli di mercato inferiori a media di settore? (almeno 5 multipli in più)
  • Bassa variabilità negli Utili netti storici e con tendenza crescente

Queste sono solo “alcune” delle analisi certosine che andiamo a fare per i singoli titoli, a cui poi abbiniamo una mole di dati decisamente superiori e che andiamo ad integrare con l’analisi tecnica.

Si richiede tempo, e si…è faticoso ma…questo ripaga decisamente di più che comprare ad cazzum!

E si…gli abbonati avranno il file Excel già bello che pronto (dovrete “solo” , si fa per dire) inserire i dati delle aziende che vorrete analizzare…e si…vi diremo anche dove trovarli!

Voi come le valutate le aziende? Comprate solo in presenza di un P/E basso? Speriamo di avervi acceso qualche lampadina e diteci nei commenti come operate.

A presto

 

Come smascherare la fuffa, parte 1

Sul web girano molte ciarpanerie, io stesso ne ricevo a tonnellate in quanto oggi facebook per il solo fatto dell’esistenza di un pubblico “target” mi rifila praticamente tutte le promozioni/strategie “magiche” legate al mondo del trading/investimenti.

L’ultima in ordine di tempo, è la classica strategia “acchiappa polli” e ci tengo a spiegarvi come DOVETE DIFENDERVI per non buttare via i vostri soldi.

Andiamo in dettaglio…con un annuncio molto mirato, si scopre che la “società in questione” ti propone (e fino a qui nulla di male, anzi) un ebook scaricabile…in cambio di NOME, MAIL E CELLULARE. Già su questo mi girano le scatole, perché i miei dati (quantomeno il mio cellulare) valgono molto di più di un ebook gratuito, ma non importa, vediamo dove arrivano…

Qui attenzione al tono dei messaggi, decisamente insidioso per chi non è avvezzo alla materia (metto gli screenshot di una parte del testo rilasciato all’interno dell’ebook (dove tra parentesi non si dice come sempre nulla di concreto, solo ciarpame per spillarti i dati).

Senza dirti nulla di concreto (poi vedremo perché)…ti “fanno intendere” di avere delle strategie, cose ovviamente riservate che sanno solo loro, compresa ovviamente…la preveggenza (sanno quando il mercato crollerà, quando ci saranno le prossime crisi finanziarie, e ti proteggeranno quando tutto questo capiterà), il tutto dedicandovi SOLO 1 ORA AL MESE!

Adesso leggete bene gli screenshot, poi andiamo avanti…

Secondo questa “brillante” strategia, è possibile raddoppiare il capitale in 12 anni (da 25 a 50K) investendo praticamente in tutte le asset class esistenti. E qui cominciano le tecniche “acchiappa polli”…

Cominciamo dalle ultime righe….

Ascoltate bene….dunque:

Io ti dimostro quanto sono figo (cioè ti sto dimostrando che ti raddoppio i soldi, però attenzione è scritto a caratteri cubitali “ESEMPIO” QUINDI “SIMULAZIONE”, CARTA STRACCIA PRATICAMENTE) ma cerco di farti percepire che in qualche modo non me la sto tirando, perché effettivamente per me è normale raddoppiare i miei soldi!

Io sono molto pignolo, e con la fuffa ancora di più….

Raddoppiare il capitale in 12 anni (così dicono nell’esempio) significa performare il 6% annuo composto netto! (cioè con la tassazione al 26% significa l’8,2% Lordo, ricordiamo: non INVESTENDO SOLO NEL MERCATO AZIONARIO…MA IN TUTTE LE ASSET CLASS! Come hanno detto sopra).

Bene, io sono pignolo, quindi come sono andate le asset class (tutte) negli ultimi 12 anni???

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Eccole qua, tutte le principali asset class, e se io avessi investito dal 2007 (12 anni giusto?) un portafoglio in tutte queste asset class, il rendimento medio sarebbe stato un 4% annuo composto (lordo) equivalente ad un bel 2.96% netto (praticamente metà di quanto sbandierato).

Ma attenzione, tutto questo senza considerare i costi, perché ogni volta che si entra ed esce dal mercato (con la preveggenza di chi sa prevedere il 2008 ad esempio), le compravendite non sono gratis! Il tutto dedicando appena 12 ore all’anno….chissà grazie a quale misterioso sistema.

Andiamo avanti però…perché per “farvi vedere i risultati” utilizzano un banalissimo grafico (il sito è www.justetf.it) dove praticamente posso prendere un ETF a caso, (nel LORO esempio viene utilizzato il servizio PREMIUM da 10 euro al mese per le simulazioni dei portafogli, ovviamente il tutto rigorosamente cancellato, si vede solo una linea a caso, qui abbiamo ad esempio la mia è di un ETF azionario mondiale, che guarda caso ha performato COME QUELLO CHE SERVE PER DIMOSTRARE (SULLA CARTA) DI AVER RAGGIUNTO QUESTO RISULTATO.

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Ma la domanda sorge sempre spontanea…dove sta il tuo conto titoli? Mi dimostri di aver raddoppiato il capitale DAVVERO? A creare portafogli simulati siamo tutti bravi, a dimostrare sul campo un po’ meno…

Nelle simulazioni sono sempre tutti impeccabili, sono tutti perfetti, sono tutti milionari!

Peccato che la realtà sia ben diversa…

Chiudo con un’ultima sottigliezza…”questa è la strategia MENO performante” (figuratevi le altre, praticamente con la strategia migliore addirittura potrete decuplicare il capitale magari…chissà). Però sono modesti (e la cosa peggiore è che sono FALSAMENTE MODESTI), cioè…

TI “FACCIO INTENDERE” (SENZA PROVE CONCRETE OVVIAMENTE) CHE TI POSSO PIU’ CHE RADDOPPIARE IL CAPITALE (del resto lo posso fare anche solo con una strategia che è la PEGGIORE tra quelle che uso) ma ti dico (falsamente) “non farti illusioni di guadagni immediati però” (così potranno sempre dirti “eh ma io non ti ho mai detto che avresti raddoppiato il capitale!).

Tutto questo per arrivare a venderti cosa??????……………………………………………………………………………………………

Venghino signori venghino!!! Che con “soli” 497 Euro DI CORSO DI FORMAZIONE DI 2 GIORNI triplichiamo capitali”, e con 1 ora al mese ti facciamo fare i soldi (ma loro non lo ammetteranno MAI attenzione, sei tu che ti sei fatto un’idea sbagliata).

Tutto chiaro? Adesso capite perchè il prossimo anno i nostri ABBONATI vedranno i miei conti veri? I soldi veri? Le strategie vere in tempo reale?

State attenti alle sole, ed alle strategie “MENO PERFORMANTI”!

alla prossima

COME FISSARE I PROPRI OBIETTIVI FINANZIARI A FINE ANNO

Ciao Wallstreeters,

spero che vi siate goduti il Natale, riposati un po’ e scritto gli obiettivi per il prossimo anno. Vi ricordo a tal proposito che domani sera alle ore 21 sulla nostra pagina Facebook ci sarà la diretta con le principali novità relative al 2020, mi raccomando non perdetevela perché ci saranno anche delle sorprese e delle scontistiche per alcuni di voi.

Detto questo, non mi andava di chiudere l’anno senza un articolo utile per il 2020, quindi ho pensato a lungo a cosa scrivere, alla fine ho ritenuto opportuno un approfondimento su quelli che sono gli obiettivi economico-finanziari e di come fissarli.

“Un obiettivo è un sogno con una scadenza” (diceva qualcuno). Vero in parte secondo me, perché se hai come obiettivo avere 500.000 Euro entro fine 2020 e parti da zero, pur essendo effettivamente un obiettivo, è decisamente al di fuori della tua portata.

Perciò esaminiamo quali tipologie di obiettivi finanziari potremmo porci, ve ne cito qualcuno in modo che possiate prendere qualche spunto:

  • Incrementare il mio reddito mensile del 10% entro dicembre 2020
  • Risparmiare il 15% in più del mio reddito a partire da gennaio 2020
  • Incrementare del 20% la liquidità del mio conto corrente (nome banca) entro dicembre 2020
  • Creare 1 entrata automatica nuova da minimo 50 Euro/mese entro giugno 2020
  • Impostare un Piano di accumulo da gennaio 2020 per ottenere 50.000 Euro entro 10 anni per mandare mio figlio all’Università
  • Ridurre di euro 5.000 il mutuo sulla mia casa entro dicembre 2020
  • Creare un portafoglio titoli da almeno 20.000 Euro entro maggio 2020
  • Iscrivermi ai servizi Premium di colazione a Wall street entro maggio 2020 (questo ve lo consiglio particolarmente J))
  • Utilizzare la mia carta di credito fino ad un massimo di 500 Euro mensili da gennaio 2020
  • Aumentare il valore delle mie attività del 5% e ridurre quello delle mie passività del 10% entro dicembre 2020
  • Risparmiare 200 euro al mese per la vacanza in Nepal ad ottobre 2020 (senza dover fare prestiti)

Ci siamo capiti? Questi sono obiettivi sensati, che migliorano la vostra qualità della vita, e che fanno TUTTA LA DIFFERENZA DEL MONDO per avere una vita finanziariamente migliore.

IMPORTANTISSIMO: SCRIVETELI ENTRO IL 31/12 SU UN FOGLIO DI CARTA, DA CONSERVARE IN UN POSTO CHE POSSIATE VEDERE OGNI GIORNO E CHE NON RISCHI DI ROVINARSI

Sono ormai diversi anni che imposto i miei obiettivi annuali, e per quanto il lavoro sia impegnativo sia come tempo da dedicare sia come sforzo mentale, ne vale assolutamente la pena.

Non ho numeri precisi, ma posso dirvi che statisticamente operando in questo modo, riuscirete ogni anno a raggiungere almeno il 70% degli obiettivi che avrete scritto, mica male!

Ogni anno, questa pratica vi fa crescere perché fissa dentro di voi abitudini positive e costruttive, così mentre gli altri correranno all’Unieuro a comprare un televisore più nuovo, voi starete mettendo i mattoncini per qualcosa di speciale, dal valore infinitamente più grande!

Ci vediamo domani sera

Francesco

Investire con i cicli economici (e non con gli oroscopi)

Ben ritrovati cari Wallstreeters, oggi parliamo di qualche metodologia alternativa alle previsioni dei mercati da parte degli esperti. Come dice Warren Buffett, investire è semplice…ma non è facile.

Dopo parecchi anni trascorsi dietro ai mercati (sia per i miei clienti che per i miei investimenti personali) in parte penso di aver compreso ciò che Buffett volesse dire, e ve lo spiego come sempre con un esempio pratico (cosa che ormai sapete mi piace fare per distinguermi dalla concorrenza).

Quello che vedete sotto nell’immagine è l’andamento di un ciclo economico completo (elaborato da Martin J.Pring, analista tecnico ed autore di diversi libri autorevoli sull’argomento).

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I cicli economici con il passare degli anni sono passati da una durata media di 4 anni agli attuali 7, anche se la fase di rialzo che stiamo vivendo recentemente dura ormai da oltre un decennio (perciò per un semplice meccanismo di “ritorno alla media” comincio a preoccuparmi).

Ma tornando a noi, potremmo idealmente suddividere un ciclo economico (indipendentemente dalla durata) in 6 fasi, così suddivise (sarò estremo nei termini ma serve per far capire bene tutto):

  1. Siamo verso la fine di un periodo negativo, la gente si dispera, il mercato azionario è crollato da un bel pezzo, fase di “fly-to-quality” (la gente se la fa sotto e compra solo asset sicuri, tra cui titoli di stato ed oro), i tassi di interesse sono ridotti per le manovre delle principali Banche centrali
  2. I media, che arrivano sempre DOPO (ricordatevelo, specie se come me avete la brutta abitudine di leggere il giornale la mattina mentre bevete il caffè) titolano di catastrofi assurde, armageddon (che tra parentesi si è già verificato) ed il 90% delle aziende (incluse quelle sane) si comprano al prezzo di 1 cracker e un tozzo di pane (qui la gente continua a comprare titoli di stato)
  3. Il mercato azionario comincia a riprendersi, dopo le “mani forti” e la maggior parte degli Istituzionali, la gente comune ricomincia a riprendere fiducia (immaginatevi lo scoiattolo che dopo essere sfuggito all’attacco del predatore rimette il naso fuori, in quella fase di allerta e controllo da dentro-fuori con la voglia di tornare all’aria aperta). Questo “smuove” anche il tema inflazione, perciò le commodity (soprattutto industriali) riprendono vigore a livello di prezzi
  4. Fase di crescita: gli investitori si rituffano sul mercato azionario, gli altri scoiattoli, vedendo il più coraggioso ormai fuori all’aria aperta in assenza di pericoli, ricominciano ad uscire tutti allo scoperto e fare un gran casino, spingendo l’inflazione ulteriormente a rialzo. Le Banche centrali quindi, per contrastare l’effetto inflattivo, agiscono sui tassi di interesse, iniziando la fase di rialzi che impattano negativamente sulle obbligazioni ed i titoli di stato (soprattutto quelli a tasso fisso)
  5. Nel bel mezzo della fase euforica, quando iniziano le vendite di chi era entrato nella fase 2, gli investitori cominciano ad avere nuovamente paura di perdere i loro guadagni, per posizionarsi su asset quali oro, franco svizzero ed altri beni rifugio
  6. L’effetto successivo porta a vendite continue anche da parte del pubblico retail, che insieme ai giornalisti forma il gruppo dei ritardatari, generando ulteriori ribassi e nuova contrazione dell’economia, ritirando così liquidità dal mercato. Le Banche centrali, come reazione a questa particolare fase del ciclo, riducono i tassi nuovamente, ed attuano ulteriori misure (vedi QE) a sostegno dell’economia

A questo punto, quando gli ultimi investitori, disperati per le perdite subite, venderanno i loro ultimi titoli a prezzi di saldo, a comprarli ci saranno i soliti squali, persone o attori più importanti che non aspettavano altro (ovvero il cracker ed il tozzo di pane).

Ora, tutto questo accade da sempre (prendi da ultimo il periodo dal 2008 in avanti) perciò il buon investitore che sia a conoscenza dello svolgimento di queste particolari fasi del ciclo, potrebbe adattare una strategia “in linea” con la fase in cui ci troviamo (1/2/3/4/5/6 dipende) e muoversi di conseguenza.

Tutto questo, andando a posizionarsi per asset class, settori, aree geografiche, scadenze (per i titoli obbligazionari), tipologie di prodotti (vedi materie prime), indicizzazioni e così via…

Ecco perché sulla carta investire è semplice: perché esisterebbe già uno schema molto ben rodato (non come le previsioni degli oroscopi) che basterebbe seguire per non ritrovarsi in mutande.

Quindi perché ciò non avviene?

Non avviene perché adottare questi comportamenti, analizzare i dati giusti che ci diano le informazioni giuste, correggere in corsa quando (capita quando si investe) sbagliamo analisi, controllare l’emotività, non è facile!

Perciò nel 2020 cercheremo insieme, (ci stiamo rifacendo il look con il nuovo sito web), di capire come gestire al meglio questi particolari aspetti all’interno di una strategia d’investimento.

Il resto sono solo oroscopi, perché investire è semplice, ma non è facile!

Alla prossima!

ANALISI FONDAMENTALE VS ANALISI TECNICA: CHI HA RAGIONE?

Spesso sento fare a bastonate i principali “esperti” (tanti, troppi) che pretendono di avere la verità in tasca a proposito del fatto che “l’analisi fondamentale è più performante dell’analisi tecnica” e viceversa.

Il mio punto di vista su questo in verità è il seguente:

ANALISI FONDAMENTALE E TECNICA SERVONO ENTRAMBE, E DEVONO VIAGGIARE INTEGRATE

Adesso vi spiego perché…

Facciamo però un passo indietro brevissimo per spiegare in modo pratico e sintetico cosa sono queste due analisi:

  • ANALISI FONDAMENTALE: l’analisi che studia i bilanci di una società, il settore in cui opera ed il mercato
  • ANALISI TECNICA: studia i grafici dei prezzi

Le principali critiche mosse da una fazione verso l’altra sono le seguenti…

L’analista fondamentale dice al tecnico: puoi studiare tutti i grafici che vuoi, ma se non sai che una società fa schifo o che è ottima sarai in balia perenne dell’incertezza

L’analista tecnico al fondamentale: un’azienda può essere buona quanto vuoi (o schifosa quanto vuoi), ma se in quel momento il mercato (tramite i grafici) esprime un determinato trend, dei tuoi bei bilancini non ci fai proprio nulla

Dunque esaminando queste obiezioni non possiamo certamente dare torto a nessuno, e nemmeno ragione ad entrambi.

Quindi torniamo all’assunto fondamentale, ovvero che servono entrambe le analisi.

Come possiamo integrarle allora all’interno di una strategia di investimento?

Anche qui, sintetizzando il più possibile (per tutti i dettagli ed approfondimenti rimandiamo al prossimo anno dove gli iscritti alla nostra area riservata vedranno tutto approfonditamente e nella pratica) l’utilizzo corretto di entrambe dovrebbe essere il seguente:

L’ANALISI FONDAMENTALE MI SERVE COME FILTRO, OVVERO MI SERVE PER SELEZIONARE UN DETERMINATO NUMERO DI AZIENDE DI QUALITA’ SU CUI INVESTIRE. L’ANALISI TECNICA MI SERVE, SULLE SOCIETA’ SELEZIONATE GRAZIE ALL’ANALISI FONDAMENTALE, PER CERCARE UN BUON PUNTO DI INGRESSO SFRUTTANDO I GRAFICI DEI PREZZI

Fine.

Attenzione però ad una precisazione: ho più volte detto che non credo nel market timing, ovvero nel sapere esattamente il momento migliore per portare a casa un’operazione in guadagno. Ma nel caso sopra menzionato, con l’integrazione di entrambe le analisi (fatte correttamente sia chiaro), diciamo che sarò sicuro al 99% (la certezza non esiste) che il punto di ingresso sarà buono per il semplice fatto che la società da qui ai prossimi anni (non faccio analisi tecnica per operare intraday per capirci) presenta indubbie caratteristiche di crescita.

Detto ciò, vi faccio vedere un esempio tratto dalla mia operatività pratica, di cui ho ampiamente parlato in precedenza.

Ho comprato in data 24 aprile il titolo Electronic Arts a 94.87 dollari, con un prezzo obiettivo superiore ai 100 Dollari (se vi ricordate nel file Excel per la valutazione di un titolo azionario il “prezzo” equo dall’analisi diceva 118 addirittura).

ea2.png

Ho venduto in data 2 luglio ad un prezzo superiore di 103,05 dollari con un rendimento quasi del 9% in poco più di 2 mesi (vedi sotto) che però si riduce ad un 6% pieno per l’effetto cambio (36% annualizzato).

ea.png

Il punto è che dall’analisi fondamentale quindi il titolo presentava (e presenta) bilanci buoni, ma l’analisi tecnica mi ha permesso di entrare (e soprattutto di uscire, come vediamo di seguito) ad un prezzo che per me avesse un senso logico.

Infatti ripropongo di seguito il grafico dal momento dell’operazione ad oggi…

Parte dal giorno dell’acquisto, mentre la freccia blu è il punto in cui ho venduto.

grafico.png

Questo perciò mi ha permesso di vendere ad un livello che non si è ripresentato per i successivi 5 mesi (recentemente è tornato sui livelli della mia vendita), anticipando notevolmente il guadagno e soprattutto rendendolo più corposo su base annua (anche se il cambio ad oggi sarebbe migliorativo).

Perciò questo è uno dei vari esempi in cui analisi fondamentale (PRIMA) e tecnica (POI) lavorando insieme possono portare a buone operazioni.

Il prossimo anno all’interno dell’area abbonati vedremo molte di queste operazioni, al momento mi interessa che abbiate capito il giusto approccio ad entrambe le tecniche.

Vi auguro una buona domenica (adesso vado a festeggiare)

COME SCEGLIERE L’INTERMEDIARIO GIUSTO PER I TUOI INVESTIMENTI

Torno a scrivere a proposito di una richiesta che spesso mi viene fatta, ovvero “come scegliere la giusta banca/broker” per i nostri investimenti.

Innanzitutto lo sappiamo, il tema di costi è fondamentale, perciò andiamo a vedere quali sono i principali costi che possiamo trovarci a sostenere nella nostra operatività quotidiana:

  • Canone di conto corrente: da verificare consultando i fogli informativi, nella sezione “trasparenza” del sito della banca. Tolte ormai alcune banche online, questa voce è sempre più spesso a pagamento, perciò il costo mensile del canone va confrontato tra le varie offerte
  • Costo del deposito titoli: se devo investire dei soldi, gli investimenti che comprerò (etf, azioni, obbligazioni, certificati ecc) saranno tutti custoditi all’interno di un deposito titoli, che spesso può avere costi anche superiori ai 100 Euro annui, anche qui il confronto è d’obbligo
  • Costi di compravendita degli strumenti finanziari: quanto mi costa comprare un’azione sul mercato americano?

Soprattutto se operate su piccoli importi, con portafogli quindi pari o inferiori ai 10.000 Euro, capite bene quanto questa voce di costo sia importante. Infatti, se comprare un’azione ci costa lo 0,25% “CON UN MINIMO DI 9,95 EURO”, capite bene che nel caso io vada a comprare 1.000 Euro di azioni, l’incidenza di tale costo sarà di quasi l’1%, decisamente elevato per il mio ticket

Perciò anche la voce compravendita, soprattutto per chi opera frequentemente, deve essere attentamente valutata

  • I fondi comuni meritano una valutazione a parte, in quanto sul mercato sono tra i prodotti con i costi maggiori perché includono oltre ai costi di acquisto (e vendita talvolta) anche i costi periodici di gestione (superiori al 1/1.5% annuo), perciò all’interno di un portafoglio vanno considerati con le dovute cautele e secondo delle analisi che dal prossimo anno inseriremo nell’area abbonati
  • Imposta di bollo e tassazione dei proventi: la prima (imposta di bollo) è pari a 34,20 Euro annuali per i conti correnti con giacenze superiori ai 5.000 Euro, mentre sugli investimenti l’imposta di bollo vale lo 0,2% del controvalore investimenti annuale. Per la tassazione dei proventi, ricordatevi che attualmente l’aliquota dei profitti (salvo per titoli di stato ed equiparati che è al 12.5%) è pari al 26% (se investo 1.000 e mi ritrovo 2.000 dopo un anno, pagherò il 26% di (2000-1000) di tasse, 260 Euro). Questo al momento del realizzo (quando vendo)

Regime fiscale

Un discorso a parte merita il regime fiscale, anche questo sarà oggetto di approfondimento nella nostra area riservata. In particolare, oltre al discorso della compensazione tra plusvalenze e minusvalenze (in Italia abbiamo una regola per cui sono “compensabili” solo perdite e guadagni classificati come redditi diversi) bisogna considerare il “regime fiscale” a cui andiamo incontro quando iniziamo ad operare lato investimenti.

I 2 regimi principali (oltre al gestito) per i privati sono:

  1. Amministrato: (usato nel 99% dei casi) dove la Banca agisce da sostituto d’imposta (si occupano loro di tutto per tassazioni e compensazioni varie) e si mantiene l’anonimato con il fisco
  2. Dichiarativo: (usato in piccola parte) significa che SIAMO NOI (con l’aiuto possibilmente di un commercialista) e dover tenere conto di tutte le movimentazioni, per poi tirare la riga a fine anno e capire se abbiamo guadagnato oppure perso, ed in caso di eventuali guadagni porteremo il tutto nella dichiarazione dei redditi. Nel caso di broker esteri si utilizza SEMPRE questo tipo di regime, perciò è importante tenerne conto per il bravo investitore

La differenza tra questi due regimi in particolare riguarda esclusivamente i redditi diversi (capital gain) ed è possibile optare per un regime o per l’altro e poi cambiare in corso d’opera.

Nel 2020 entreremo in dettaglio con operatività pratica, nel frattempo è bene per tempo iniziare a prendere confidenza con questi concetti

Come sempre se avete dubbi o domande scrivetele pure nei commenti o contattatemi in privato

Francesco

PERMANENT PORTFOLIO: MANUALE DI AUTODIFESA (PRATICO) PER INVESTITORI INTELLIGENTI

Ci siamo, come ogni anno iniziano a “fioccare” le previsioni più disparate degli esperti, sull’andamento (presunto) dei mercati per l’anno successivo. L’investitore non sa quindi chi ascoltare, non sa quale riferimenti prendere. Ma anche qui bisogna notare la sottigliezza di queste previsioni…

Perché vedete, pur cercando di predire il futuro, questi presunti esperti non si sbilanciano MAI, un po’ come la politica, così potranno sempre dire “si ma in verità intendevo questo invece di quello…”.

Vi faccio un esempio pratico…

Dire “la nostra propensione al rischio con un sovrappeso sulle azioni è rimasta invariata” ed ancora “restiamo sottopeso sui Titoli di Stato, mentre continuiamo ad apprezzare i titoli corporate

A questo punto l’investitore (spero) si chiede: ok ma quindi CHE CAVOLO DI PORTAFOGLIO DEVO COSTRUIRE?!

I TITOLI DI STATO CI SONO O NON CI SONO, LE AZIONI (QUALI) CI SONO O NON CI SONO?!

VOGLIO I NOMI, COGNOMI, CODICI ISIN, PERCENTUALI E COMPOSIZIONE TOTALE…SENNO’ PARLIAMO DI NULLA

Tutto chiaro?

Quindi facciamo noi qualcosa di diverso, e come ho detto nel video di ieri (che potete rivedere QUI) esistono due antidoti a questa superficialità incerta (come la chiamo io).

  1. Portafogli statici (adatti per chi ha poco tempo per gestire i propri investimenti ed un orizzonte superiore ai 10 anni)
  2. Portafogli dinamici (per chi ha tempo per gestire i propri investimenti, orizzonti inferiori ai 10 anni)

Ovviamente non si esaurisce tutto qui (non è così semplice) ed infatti nel 2020 avremo diversi servizi a riguardo proprio per affrontare con maggiore chiarezza, trasparenza e PRATICA (metteremo i nostri soldi) su questi temi.

Vediamo però un esempio pratico della prima tipologia (più semplice da implementare) relativamente ad un tipo di portafoglio statico, probabilmente il migliore che ci sia, il “permanent portfolio” di Harry Browne, sotto riportato:

  • 25% azionario globale
  • 25% obbligazionario di lungo periodo
  • 25% oro
  • 25% obbligazionario di breve

Qui infatti ci sono le principali asset class del mondo, semplici ma estremamente potenti (diciamo che eventualmente all’obbligazionario di breve termine, solitamente con orizzonte 1-3 anni, possiamo sostituire la liquidità, prodotti inferiori ai 12 mesi, ma con i tassi attuali non è consigliabile).

Capite che già un’indicazione di questo tipo è diversa dal dire ciò che “gli esperti” dicono (tutto e niente).

Ma andiamo oltre…nomi, cognomi e codici ISIN!

Cosa mettiamo in quelle 4 categorie dal 25% ciascuna? E come si sono comportate nel corso del tempo?

Ho preso per ciascuna asset class i seguenti strumenti:

  • 25% azionario globale: Lyxor MSCI World UCITS ETF [FR0010315770]
  • 25% obbligazionario di lungo periodo: Xtrackers II Eurozone Gov. Bond 25+ UCITS ETF 1C [LU0290357846]
  • 25% oro: WisdomTree Physical Gold [JE00B1VS3770]
  • 25% obbligazionario di breve: iShares € Govt Bond 1-3yr UCITS ETF EUR (Dist) [IE00B14X4Q57]

Il risultato su un portafoglio iniziale di 100.000 Euro, considerato (perché qui siamo seri) ANCHE IL PERIODO 2008/2009 è quello riportato sotto:

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Tutto questo con un RIBILANCIAMENTO ANNUALE (quindi una volta all’anno vado a riportare i pesi dei singoli strumenti ciascuno al 25% del valore totale di portafoglio) ed aggiungiamo anche un’ulteriore analisi:

storico.png

Come potete vedere, anche in un periodo “horribilis” come la grande crisi 2008, il portafoglio ha ceduto neanche un 5%, a dimostrazione della sua robustezza (perché attenzione: SEMPLICE NON SIGNIFICA INEFFICACE!, A DIFFERENZA DI CIO’ CHE VOGLIONO FARVI CREDERE).

Ed anche in momenti difficili, il Drawdown più marcato è stato (salvo migliorare in seguito) del 11.89%.

Tutto questo ci porta ad un rendimento annualizzato del 6.69% (lordo chiaramente, ma considerato che dovete ribilanciarlo appena 1 volta all’anno, direi niente male, considerato anche che quando il mercato era nel panico tutto sommato non ci sono state chissà quali preoccupazioni).

Ecco quindi che l’investitore medio, che tra mille analisi, quotazioni, previsioni, stime, numeri, nel dubbio può “trovare rifugio” su situazioni statiche, dannatamente noiose, ma porca paletta dannatamente performanti!

Dio benedica Harry Browne!!

Alla prossima