I 5 PUNTI PER CAPIRE UNA CRISI FINANZIARIA: CONOSCERLI PER DIFENDERE I PROPRI INVESTIMENTI

Lo sai benissimo che in questo sito non diciamo balle, non raccontiamo storie, ma parliamo solo di cose pratiche, quindi se hai letto il titolo voglio dirti subito una cosa, NON SIAMO IN GRADO DI PREVEDERE QUANDO SCOPPIERA’ ESATTAMENTE LA PROSSIMA CRISI!

Lo ripeto, NON SIAMO IN GRADO DI PREVEDERE QUANDO SCOPPIERA’ ESATTAMENTE LA PROSSIMA CRISI!.

Bene, ora che abbiamo messo le cose in chiaro, aggiungiamo un secondo punto fondamentale: NON LO PUO’ SAPERE NESSUNO, e chi lo dice, o finge di saperlo, MENTE!

Ora che abbiamo smarcato questi due aspetti, questi due punti quindi cosa facciamo, chiudiamo il computer e ce ne andiamo a dormire? Non esattamente, perchè se è vero che nessuno può stabilire con esattezza quando si verificherà la prossima crisi, questo tuttavia non toglie la possibilità di analizzare e studiare la storia, cioè le crisi passate, per imparare dagli eventi precedenti quali sono i comuni denominatori (ammesso che ce ne siano) che hanno portato ai crolli finanziari più importanti della storia.

Questo per consentirci non di prevedere la crisi, ma almeno di prepararci a “percepire” che forse qualcosa intorno a noi (dal punto di vista finanziario) comincia a non tornare, e quindi consentirci di avere il tempo di riposizionare il nostro portafoglio e quindi cercare per quanto possibile di limitare i danni, se non addirittura cogliere proprio le opportunità derivanti dal ribasso dei mercati.

Molto bene, pratica pratica pratica, andiamo al sodo, abbiamo identificato, esaminando 2 tra le principali crisi della storia (1929 e 2008) 5 punti da tenere bene a mente per “drizzare le antenne” se le cose dovessero mettersi male, vediamo quali sono…

CREDITO FACILE

EUFORIA GENERALE (EFFETTO GREGGE)

LEVA FINANZIARIA (ASSOCIATA ALL’AVIDITA’)

AUMENTO RAPIDO E PIU’ AMPIO DEL SOLITO NEI PREZZI

AZZARDO MORALE

Vediamole una alla volta, confrontando le due crisi tra loro (non abbiamo per motivi di tempo la possibilità di raccontare qui entrambe le crisi, tuttavia puoi trovare a questi link sia per il 1929 che per il 2008 la storia di entrambe così da leggere “tra le righe” quello che stiamo per dirti).

CREDITO FACILE

Parliamo di credito quando facciamo riferimento a due componenti:

  1. volume dei prestiti concessi molto alto, che poi crolla
  2. tassi di interesse storicamente bassi, che poi salgono

In entrambi le crisi (1929 e 2008) si arrivava da una situazione vista sopra (Tassi inizialmente bassi, per agevolare i debitori, e volumi elevati, in quanto un maggiore accesso al credito faceva sì che chiunque potesse indebitarsi). Pensiamo ad esempio allo scoppio della crisi 2008, relativo alla bolla immobiliare, dove chiunque poteva prendere a prestito denaro arrivando ad LTV (importo del mutuo rispetto al valore della casa) anche del 100% (se non oltre).

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FED FUNDS RATE

Di conseguenza io potevo entrare in possesso di un immobile senza avere soldi! Il problema però non stava nel fatto che ad esempio compravo una casa per affittarla, e quindi la rata del mio mutuo era ampiamente compensata dal canone di affitto. No, compravo per rivendere, per fare capital gain, questo finchè i prezzi degli immobili continuavano a crescere. Ciò mi permetteva di effettuare altre operazioni (perchè aumentando il valore del bene immobile a garanzia del mutuo potevo chiedere altri soldi e fare altre operazioni, oppure spenderli in auto ed oggetti di lusso, cosa che gli americano spesso facevano).

Questo era quindi collegato direttamente con il secondo dei 5 aspetti…

AUMENTO RAPIDO E PIU’ AMPIO DEL SOLITO NEI PREZZI

Nel 1929 le azioni, nel 2008 gli immobili. Entrambi questi asset, guardandosi indietro, rappresentavano ESATTAMENTE questo trend (vogliamo fare mente locale pensando anche al Bitcoin di qualche tempo fa? Ed al crollo che ne è seguito?)

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ANDAMENTO QUOTAZIONI IMMOBILIARI

Stesso discorso per i prezzi delle azioni nello scoppio della crisi del 1929…

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ANDAMENTO DOW JONES

 

Vedete come a mano a mano che analizziamo questi aspetti, tutto torna, tutto si connette in un disegno quasi “diabolico”.

 

EUFORIA GENERALE (EFFETTO GREGGE)

Eh già perchè il motivo per cui i prezzi salgono è esattamente perchè (legge della domanda e dell’offerta) i compratori sono decisamente maggiori dei venditori. E perchè in entrambe le crisi la domanda era maggiore dell’offerta? Da un lato per il primo punto che abbiamo visto (condizioni per prendere soldi a prestito favorevoli) ma dall’altro per l’euforia della gente, perchè “lo fanno tutti”, perchè “ma come non lo sai? L’altro giorno ho comprato questo investimento a 10 ed oggi vale già 15”. E’ un trend comportamentale, e quando ne iniziano a parlare tutti, quando anche “il macellaio” parla di investimenti (con tutto il rispetto per i macellai) allora è il momento di preoccuparsi. Le Bolle speculative sono SUCCESSIVE ai comportamenti derivanti dal'”effetto gregge” che si denota da 2 caratteristiche fondamentali:

  • La “massa” (che si butta letteralmente su un dato investimento) NON HA IDEA DI COSA STA FACENDO, ma lo fa perchè lo fanno gli altri
  • Le azioni compiute dalle persone portano AGLI STESSI RISULTATI (comprare case/azioni) senza una connessione/conoscenza tra gli individui che lo fanno (lo fanno gli altri, ma “gli altri” non li conosco)

LEVA FINANZIARIA

Perchè guadagnare 10 se puoi guadagnare 20? Questa penso sia l’emblema del pensiero di chi al crescere di una bolla speculativa non si accontenta, vuole sempre di più, e quindi sperimenta sempre modi ingegnosi per avere di più.

Due esempi su tutti.

Prima dello scoppio della bolla nel 1929, la gente come faceva a “scommettere” sul rialzo delle azioni? Prima risposta (la più sensata) le compra con I PROPRI SOLDI e poi le rivende guadagnando dalla differenza di prezzo. Già, peccato che la gente non ragionava così, perchè la domanda era: ma se io ho solo 100 Dollari, in questo mercato potrei guadagnare “solo” 10 Dollari, come posso fare ad avere una somma più grossa e quindi un guadagno più elevato? Nel 1929 l’operazione si chiamava “riporto di Borsa”. Ovvero le persone si facevano prestare soldi dagli agenti di cambio (che a loro volta li prendevano dalle Banche che a loro volta li prendevano dalla Banca Centrale) mettendo a garanzia i titoli acquistati con quel denaro. Il prestito (su cui veniva applicato un tasso di interesse) doveva essere restituito ad una data scadenza, quindi il debitore (chiamarli investitori è una bestemmia a chi investe davvero) restituiva a scadenza il prestito e guadagnava la differenza di prezzo tra acquisto e vendita dei titoli. Questo finchè il mercato continuava a salire… Se chiedevano il 100% del valore era una leva praticamente infinita, a volte però dovevano mettere a garanzia una parte di cash come collaterale, ma questo evidentemente non è bastato.

Nel caso della crisi 2008 invece, esemplare è stato, a partire dal 2004, il livello di indebitamento delle Banche, con il rapporto di indebitamento che passò in poco tempo da 1:10 ad 1:33. Ciò vuol dire che ho 1 Euro di capitale e 33 Euro di Investimenti (a debito). Cosa succede se su quei 33 Euro di “investimenti” perdo il 3%? Semplice, la mia perdita è di circa 1 e quindi mi azzera il mio capitale di 1!

AZZARDO MORALE

Quanto ci si sentirebbe più tranquilli nel fare un danno a qualcuno senza doverne pagare le conseguenze? Questo è ciò che è successo ad esempio nella crisi del 2008, quando la “catena della cartolarizzazione” ha fatto si che tutti i diversi attori potessero aumentare i profitti scaricando i rischi su qualcun altro. Eh già, perchè il creditore (che concedeva i mutui agli individui) girava poi il suo credito alle Banche, che impacchettavano quel mutuo insieme ad altri prestiti (auto/carte di credito/prestito studentesco) e creavano i CDO che vendevano poi ai loro azionisti/clienti. Le agenzie di rating emettevano poi un giudizio (pagate dalle Banche ) su questi CDO senza doverne rispondere in caso di valutazione errata.

Il mutuatario era un soggetto rischioso? Pazienza, per le Banche, creditori e Agenzie di Rating il problema non si poneva, bastava massimizzare i profitti.

Vi presento l’azzardo morale!

Quindi mi raccomando, adesso avete qualche informazione in più per non farvi trovare impreparati e vi prego, se domani quando comprate la carne dal macellaio di fiducia vi parla di investimenti, allora vendete tutto!

A presto

 

 

 

ELECTRONIC ARTS: DOPO L’ATTIVO, IL PASSIVO DI BILANCIO

Ci siamo lasciati l’ultima volta in QUESTO ARTICOLO con l’analisi della prima parte dello Stato patrimoniale di Electronic Arts (azienda presa ad esempio che, come evidenziato nella nostra ultima operazione, abbiamo acquistato in aprile e venduto a luglio con un profitto di circa il 6%, dopo neanche a farlo apposta il titolo è sceso quasi del 10%, quando si dice il tempismo).

Tuttavia, visto che abbiamo iniziato (e quindi dobbiamo finire) l’analisi completa del titolo non potevamo lasciare le cose in sospeso.

VI RICORDO CHE GLI ISCRITTI ALLA NOSTRA NEWSLETTER RICEVERANNO IL FILE EXCEL GRATUITO PER EFFETTUARE L’ANALISI DA NOI DESCRITTA IN QUESTI 3 MESI, PERO’ RITENIAMO PRIMA DI SPIEGARVELA BENE COSI’ VI DIAMO VALORE SENNO’ E’ INUTILE

Dunque riportiamo il dettaglio del Passivo dello Stato Patrimoniale e proseguiamo con l’analisi (dati in migliaia, valuta corretta USD).

STATO PATRIMONIALE PASSIVO
DEBITI A BREVE TERMINE (o pass.correnti)  €      2.747.000  €     2.418.000  €     2.415.000  €    2.491.000
DEBITO A LUNGO TERMINE  €                            –  €         989.000  €         990.000  €        992.000
TOTALE PASSIVO  €  3.111.000  €     3.564.000  €     3.658.000  €    3.989.000
STATO PATRIMONIALE CAPITALE NETTO
AZIONI PRIVILEGIATE  €                     –  €                          –  €                          –  €                          –
AZIONI PROPRIE (RISERVE AZ.PROPRIE)  €               2.000 -€          16.000 -€          19.000 -€       127.000
RISERVE  €      2.127.000  €     1.349.000  €     1.049.000  €        657.000
UTILI NON DISTRIBUITI  €         904.000  €     2.060.000  €     3.027.000  €    4.062.000
AZIONI ordinarie (Capitale Sociale)  €              3.000  €             3.000  €             3.000  €            3.000
TOTALE CAPITALE NETTO  €      3.036.000  €     3.396.000  €     4.060.000  €    4.595.000

Cominciamo quindi con il passivo, sui cui è possibile vedere (che è ciò che interessa a noi) due componenti fondamentali, ovvero i debiti a breve e lungo termine (tra poco vedremo perchè).

DEBITO A BREVE TERMINE: Sono quei debiti con scadenza inferiore ai 12 mesi, tipicamente non è un bene per una società essere troppo esposta sul breve termine (per ovvi motivi di liquidità)

DEBITO A MEDIO-LUNGO TERMINE: Preferibile (se contenuto) al debito a breve, con scadenze superiori ai 12 mesi. Tipicamente meno debito è sicuramente un fattore positivo, perchè ciò vuol dire (un po’ come le famiglie) che l’azienda riesce ad autofinanziarsi con mezzi propri (cioè con la redditività del proprio business).

Per la parte relativa ai debiti, solitamente è opportuno guardare lo storico dei bilanci di un’azienda, ed a livello di dati andare indietro il più possibile (meglio ad esempio gli ultimi 10 anni degli ultimi 4). Anche qui un indicatore che spesso viene usato è il rapporto tra Debito a ML termine ed utile netto, che solitamente per individuare un’azienda con un debito gestibile non deve superare il valore di 3.5.

ESEMPIO: DEBITO LT / UTILE NETTO = 3 

SIGNIFICA CHE L’AZIENDA IMPIEGHERA’ 3 ANNI PER COPRIRE IL SUO DEBITO A LUNGO RISPETTO ALL’UTILE PRODOTTO

Andiamo poi a vedere un altro indicatore importantissimo (troverete già tutto preparato nel file non vi preoccupate) ovvero il rapporto tra il Totale Passivo ed il Capitale netto, questo rapporto se inferiore a 0,75 rappresenta un buon numero! Perchè indica la proporzione tra mezzi propri (capitale netto) e mezzi di altri (un’azienda ben dotata avrà un indicatore basso, segno di minore dipendenza e vulnerabilità da fattori esterni).

QUOZIENTE DI INDEBITAMENTO = TOTALE PASSIVO / CAPITALE NETTO

NB: Potrebbe capitare alle volte che il valore sia comunque elevato non perchè ci sia molto debito, ma perchè ci sia poco Capitale Netto (quindi non il numeratore del rapporto alto, ma il denominatore basso). Questo succede nel caso di un’azienda che potrebbe comunque essere buona, ma dove ad esempio il Capitale Netto viene usato per il riacquisto ad esempio di Azioni proprie. Quindi bisognerà in questo caso vedere alla voce “Azioni proprie” ed eventualmente sommarle al Capitale netto per valutare correttamente il rapporto.

Esempio:

  • Totale passivo = 100
  • Capitale netto = 100
  • Quoziente di indebitamento = 1 (alto)
  • Però, Azioni proprie = 40
  • Nuovo QI = Totale Passivo / (Capitale netto + azioni proprie) = 100/ 100 + 40 = 0,71 (ok)

Come sempre adesso vi lasciamo il tempo di assimilare questi concetti, dopodichè la prossima volta concluderemo l’analisi dello Stato Patrimoniale con le voci di Capitale Netto (diciamo che ancora 3 articoli e poi finalmente rilasceremo il file Excel).

A presto!

 

INVESTIRE CON I MERCATI AI MASSIMI STORICI

Già normalmente le persone (in Italia poi ancora di più) sono restie ad investire, figuriamoci quando giornali, Tv e siti specializzati sbandierano che il mercato è “sui massimi” (prezzi storicamente molto cari), dove la gente dice “tanto se entro adesso mi becco sicuro lo storno di mercato e poi chissà quanto ci metterò a recuperare”.

Tutte giustificazioni legittime, ci mancherebbe, ma tu sei un Wallstreeter e certe considerazioni sai che vanno analizzate con estrema cura, perchè come dico sempre tra la scelta di non fare nulla ed investire male è meglio la prima, ma tra non fare nulla ed investire bene è decisamente meglio la seconda. Quindi torniamo a noi, e prendiamo l’esempio del mercato americano, che ormai da molto tempo viaggia sui massimi storici (vedi grafico Tradingview).

s&p500.png

Scommetto che in questo momento guardando l’indice S&P 500 starai pensando “il mercato sta aspettando giusto me per fare uno di quegli storni come non si vedevano da anni”.

Quindi cosa fai? Aspetti pazientemente il calo del mercato (che nessuno può prevedere con esattezza, nè quando nè DI QUANTO stornerà) e ti perdi eventuali ulteriori salite?

Oppure entri, ti becchi magari subito la botta con un -10% o -20% (se ti va bene) e poi ti penti per i prossimi 2 anni? (mediamente ricordati che i ribassi sono forti e veloci, rispetto ai rialzi lenti e più costanti e duraturi).

Anche qui odio ripetermi, ma per far entrare un concetto nella testa delle persone meglio ripeterlo 1000 volte, esistono i Piani di Accumulo! Nell’articolo trovi già il funzionamento quindi non tornerò sugli stessi concetti (ricordati anche quando abbiamo parlato di Giorgio) ma è importante oggi fare uno step successivo con un caso reale.

Mi spiego meglio, in entrambi i casi (Storno del mercato grande o piccolo che sia, proseguo verso nuovi massimi) il Piano di accumulo ti consente di fare tre cose:

  • Entrare sui mercati (prima entri e prima raccogli i frutti)
  • Togliere il fattore emotivo
  • Limitare i danni (se le cose si mettono  male)

I motivi sono presto detti:

ENTRARE SUI MERCATI

Quell’eterno dubbio (mercato ai massimi e se storna?) viene automaticamente a mancare quando invece di investire subito diciamo 10.000 Euro vai a metterci una piccola quota graduale (diciamo 200 Euro al mese). In questo modo i soldi cominciano a lavorare (ti ricordo che le aziende non solo crescono di prezzo, ma staccano anche dividendi periodicamente) e soprattutto hai la tranquillità di aver fatto IL PRIMO PASSO, che non ti impegna più di tanto e ti farà dormire la notte. Mediamente lo S&P è cresciuto del 9% annuo dai suoi esordi ed anche se non dovesse continuare a questi ritmi (mi aspetto tra aumento degli utili e crescita dei dividendi un 4-5% in media annualmente nel tempo) sarà comunque un bel risultato considerato che il capitale messo in un PAC continuerà a crescere esponenzialmente.

TOGLIERE IL DANNO EMOTIVO

Come saprai molti investitori fanno il contrario di ciò che andrebbe fatto (non sono investitori infatti) entrano sui massimi ed escono sui minimi. Entrano sui massimi spinti dall’avidità, perchè “se guadagnano tutti lo voglio fare anche io” e poi vendono sui minimi perchè non reggono la pressione di vedere il loro capitale decurtato anche del 40/50% (se non peggio) in quanto non sanno come funzionano i mercati, non hanno una strategia, non considerano tutto ciò che va considerato (in gergo si dice “investire a cazzo”). In questo modo quindi se inizi con piccole cifre che rappresentano una piccola parte del tuo capitale complessivo (o una piccola parte dei tuoi risparmi mensili) eviterai di cadere nella trappola di “vendere tutto e salvare il salvabile” in caso di cali forti di Borsa. Inoltre questo ti permetterà addirittura di comprare quote maggiori in a prezzi più bassi, quindi operativamente starai facendo cose tecnicamente giuste (magari senza nemmeno rendertene conto).

LIMITARE I DANNI

Come dicevamo un conto è beccarsi uno storno su un investimento unico da 10.000 Euro ed un conto è beccarsi uno storno su un PAC da 200 Euro al mese. Anzi, ti dirò una cosa, molto meglio che lo storno avvenga agli inizi del tuo piano di accumulo (più vai avanti e più il capitale accumulato sarà grosso, perciò i tuoi 200 Euro mensili avranno sempre meno impatto sul montante totale, di conseguenza uno storno a distanza di qualche anno sarebbe molto più negativo rispetto agli inizi) in modo da avere successivamente risultati migliori. Questo poi fa si che la volatilità del tuo investimento sia notevolmente ridotta (vai a dilazionare l’acquisto di quote nel tempo) e mantieni intatto il valore del “fattore tempo” che sui mercati vale più di tutto (dopo ci sono i costi mi raccomando, verificali sempre).

Ecco una simulazione di come funzionerebbe un PAC da 200 Euro al mese su 10 anni (ipotizziamo un 3% considerando già i costi di gestione).

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Spero come sempre di averti dato una motivazione valida per le tue scelte e come sempre scrivimi per dubbi o domande!

 

Electronic Arts: Target raggiunto!

Siamo molto contenti, perchè con le performance di oggi portiamo a casa una buona plusvalenza 6% circa) sul titolo di cui abbiamo parlato per circa 3 mesi (primo acquisto 22 aprile 2019).

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In questo caso la performance (oltre il 30% su base annua) la riteniamo sufficientemente corposa per un titolo di cui abbiamo parlato e di cui ancora dobbiamo terminare di descriverne i bilanci (poichè lo abbiamo preso a titolo di esempio). Quindi la nostra esposizione su una piccola quota di portafoglio (quella per capirci destinata ai singoli titoli, vedi post a riguardo) è andata molto bene.

Adesso, per quanto le Banche Centrali stiano continuando a pompare liquidità nel sistema, per quanto forse verranno raggiunti determinati accordi (vedi USA-Cina) piuttosto che procedura d’infrazione Italia-UE, le dinamiche economiche di fondo restano incerte, quindi non è il caso di restare esposti molto sull’azionario (per un profilo con ad esempio un 30% oggi sarebbe consigliabile ridurlo al 10/15%).

In particolare l’azionario america risulta ancora molto sopravvalutato (il CAPE di Shiller è ancora a livelli importanti, vedi grafico sottostante) e per il “risparmiatore” / “investitore retail” meglio un pò di sana prudenza che non vuol dire NON GUADAGNARE, ma vuol dire raccontare le cose come stanno, e non giocare con i soldi delle persone!

CAPE SHILLER.png

Ci vediamo al prossimo articolo dove concluderemo l’analisi di Electronic Arts.

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EA: LO STATO PATRIMONIALE, QUANTO RENDONO GLI ATTIVI?

Bene, questo weekend ci dedichiamo alla conclusione dell’ultima parte DELLE VOCI DI ATTIVO dello Stato patrimoniale, per poi passare al Passivo ed al Capitale Netto. Riprendendo dall’ultimo articolo in cui ci siamo lasciati, ecco nuovamente lo schema dell’attivo patrimoniale di Electronic Arts, e andiamo a vedere le ultime voci DATI ESPRESSI IN MIGLIAIA DI USD).

 

ANNO 2015 2016 2017 2018
CASSA/LIQUIDITA’ 2.068.000,00 2.493.000,00 2.565.000,00 4.258.000,00
RIMANENZE (scorte)  36.000,00 0,00 0,00 0,00
CREDITI NETTI  362.000,00  233.000,00  359.000,00  385.000,00
TOT. ATTIVO CIRCOLANTE (o attività correnti) 3.720.000,00 4.354.000,00 5.199.000,00  6.004.000,00
IMMOBILIZZAZIONI TECNICHE (patrimonio imp.) 459.000,00 439.000,00  434.000,00  453.000,00
ATTIVITA’ IMMATERIALI (immobilizz. Imm.)  111.000,00  57.000,00  8.000,00  71.000,00
(di cui) AVVIAMENTO 0,00  0,00  0,00 0,00
TOTALE ATTIVO 6.147.000,00 7.050.000,00 7.718.000,00 8.584.000,00

 

IMMOBILIZZAZIONI TECNICHE: In questo caso è preferibile un numero basso, perchè trattandosi di qualcosa di fisso, di costoso da mantenere sempre “al passo con i tempi” per restare sul mercato, il vantaggio competitivo consiste nel fatto che non devo ogni volta aggiornare o ammodernare tale voce se non dipendo da essa per fare business (pensiamo a terreni, fabbricati, macchinari ecc).

ATTIVITA’ IMMATERIALI: (marchi, brevetti). Anche in questo caso dipendere da tali attività per fare business potrebbe essere un rischio (pensiamo ad esempio all’azienda farmaceutica a cui non viene rinnovato un brevetto e quindi perde l’esclusività di un certo farmaco). Perciò in questo caso sarebbe meglio non dipendere da tali voci (che quindi dovranno essere più basse possibili).

AVVIAMENTO: Se cercate su Internet questa parola troverete un sacco di definizioni complicate ed incomprensibili, ecco perchè ci siamo qua noi! Infatti vi spieghiamo questa voce con un esempio, che risulta sempre la cosa migliore. Quando ad esempio Banca Intesa compra a 100 Euro la Popolare di Vicenza (che ha un valore contabile di 80 Euro), la differenza (20 Euro) rappresenta il valore dell’avviamento. Come leggere questo dato? Semplice, se vediamo questo valore aumentare negli anni, può essere un’indicazione di come l’azienda si muove sul mercato, ovvero invece di crescere con le sua “attività principale”, preferisce continuare a fare piazza pulita sul mercato e comprare competitor (altre aziende dello stesso settore magari).

Bene, ora che abbiamo definito tutte le principali voci dell’attivo dello stato patrimoniale, ecco un altro importante concetto da conservare e con cui ci lasciamo per la prossima volta (dove inizieremo a vedere il PASSIVO.

R.O.T.A. (Return on total Activity) = Quanto sono efficienti le attività di questa azienda?

ROTA = Utile netto di esercizio / Totale ATTIVO

Questo valore come si può intuire dalla formula più alto è meglio sarà (EA viaggia stabilmente sopra il 15%). Questo significa da un lato che l’azienda impiega bene le proprie attività, dall’altro bisogna però dire che questo numero potrebbe essere più basso a seguito della presenza di attivi molto elevati, che quindi rende l’azienda più difficilmente “aggredibile” da pericoli esterni di acquisizione (tra le due io preferisco la prima, ovvero un ROTA elevato comunque).

Molto bene, ci vediamo alla prossima con l’analisi del PASSIVO, ovvero l’altra faccia dello Stato Patrimoniale. Buon weekend!

EA, DOPO IL CONTO ECONOMICO, LO STATO PATRIMONIALE

Molto bene, ci abbiamo impiagato ben 4 articoli e circa un mese per approfondire come analizzare il conto economico di una società (EA nel nostro caso presa come esempio). Adesso passiamo ad un altro aspetto importantissimo da unire al conto economico, ovvero lo stato patrimoniale.

Sappiamo che a differenza del conto economico, che rappresenta dei flussi (simile al rendiconto finanziario con i flussi di cassa) lo stato patrimoniale invece possiamo vederlo come una FOTO, qualcosa di STATICO, che rappresenta la situazione in un determinato periodo, e solo in quel determinato periodo.

Ora, la legge fondamentale che lega lo Stato patrimoniale è la seguente:

Attività = Passività + Capitale Netto

Le attività (cassa, crediti, tutto ciò che rappresenta aspetti positivi di un’azienda) sono uguali alla somma delle passività (debiti ad esempio) e del Capitale Netto (che approfondiremo nei prossimi articoli in quanto merita particolare attenzione).

Bene, come sempre riporto lo Stato patrimoniale di EA così poi passiamo alle dovute analisi (dati espressi in migliaia).

VOCI ATTIVO 2015 2016 2017 2018
CASSA/LIQUIDITA’ € 2.068.000,00 € 2.493.000,00 € 2.565.000,00 € 4.258.000,00
RIMANENZE (scorte) € 36.000,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00
CREDITI NETTI € 362.000,00 € 233.000,00 € 359.000,00 € 385.000,00
TOT. ATTIVO CIRCOLANTE (o attività correnti) € 3.720.000,00 € 4.354.000,00 € 5.199.000,00 € 6.004.000,00
IMMOBILIZZAZIONI TECNICHE (patrimonio imp.) € 459.000,00 € 439.000,00 € 434.000,00 € 453.000,00
ATTIVITA’ IMMATERIALI (immobilizz. Imm.) € 111.000,00 € 57.000,00 € 8.000,00 € 71.000,00
(di cui) AVVIAMENTO € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00
TOTALE ATTIVO € 6.147.000,00 € 7.050.000,00 € 7.718.000,00 € 8.584.000,00

Ora che abbiamo riportato il totale attività degli ultimi 4 anni, andiamo a vedere le singole voci cosa rappresentano.

CASSA-LIQUIDITA’: vale per i privati, per le aziende, “cash is king” si usa dire. Eh si, perchè se un’azienda non ha liquidità è praticamente morta. Questo perchè immaginiamo il caso di una società con crediti da incassare per 100, debiti da pagare per 20, perfetto! apparentemente sembrerà una società a posto. Ma se i debiti vanno pagati PRIMA dei crediti, allora in assenza di liquidità (da anticipare in attesa di ricevere l’incasso sui crediti) l’azienda si troverà a corto di soldi e tecnicamente potrebbe anche chiudere bottega. Quindi onde evitare questi problemi, una società in grado di “fare cassa”, di avere liquidità sui conti correnti per svolgere tutta una serie di incombenze (pensiamo ad esempio anche al tema investimenti, qualora volesse acquistare un potenziale competitor) sarà decisamente migliore di una società con poca se non addirittura nessuna liquidità. Perchè guardare lo storico e non un solo anno? Semplice, potrebbe darsi ad esempio che fermandoci solo alla foto del 2018 la liquidità sia dovuta ad esempio ad un’operazione straordinaria (che abbia generato un incasso superiore agli altri anni) mentre a noi interessa la capacità di generare SEMPRE liquidità sufficiente con il proprio business. Inoltre nei periodi difficili (ed un’azienda ne avrà nel corso del tempo) la cassa sarà una delle armi di difesa più importanti per superare eventuali tempeste finanziarie o momenti di scarse vendite.

RIMANENZE: le rimanenze sono tutte quelle attività vendibili in poco tempo (quindi lo step “successivo” alla liquidità/cassa). Anche qui è preferibile che risultino in crescita piuttosto che in calo ma senza particolari eccessi (quindi un trend di crescita costante). Solitamente per la rimanenze ci si riferisce più ad aziende che presentano merce “fisica” mentre nel caso di aziende tecnologiche o di servizi tale voce (come nel caso di EA) risulterà bassa o nulla e quindi meno rilevante.

CREDITI NETTI:  è un buon indicatore di come la società riesce a gestire i propri incassi, dal momento che la formula è la seguente:

CREDITI NETTI = CREDITI TOTALI – CREDITI INESIGIBILI

Rispetto ai competitor avere un valore più alto di questa voce è considerato un fattore molto positivo

TOTALE ATTIVO CIRCOLANTE: la somma di tutte le attività liquide o prontamente liquidabili prende il nome di attivo circolante, che da solo rappresenta già un buon indicatore (più alto è meglio è) ma che esprime tutto il suo potenziale quando viene rapportato al TOTALE PASSIVO CIRCOLANTE (che tratteremo in seguito).

Infatti per esprimere l’indice principale che ci fornisce meglio di tutti il grado di liquidità di un’azienda, utilizzeremo il coefficiente di liquidità.

COEFFICIENTE DI LIQUIDITA’ = ATTIVO CIRCOLANTE/PASSIVO CIRCOLANTE

Intuitivamente possiamo già capire che più alto è meglio è, ma di quanto dovrebbe essere per avere livelli tali da indurci a valutare un possibile acquisto del titolo?

Banalmente, MAGGIORE DI 1!! Ciò vuol dire che se ad esempio il nostro coefficiente sarà di 2, le attività “disponibili e liquide” saranno il doppio delle passività (quindi l’azienda sarà in grado di far fronte ai propri impegni ed eventualmente avere ancora liquidità sufficiente per altri scopi.

 

Molto bene, anche per oggi direi che abbiamo detto abbastanza, quindi vi lascio il tempo di assimilare questi concetti (e magari di rivedervi gli articoli precedenti) così da tornare al prossimo articolo pronti per andare avanti.

SE NON LO AVETE ANCORA FATTO VI INVITO AD ISCRIVERVI ALLA NOSTRA NEWSLETTER PERCHE’ RICEVERETE IN REGALO IL FILE PER VALUTARE TUTTI QUESTI ASPETTI IN POCHISSIMO TEMPO E SENZA SFORZO, PER CAPIRE MEGLIO QUANTO POTREBBE VALERE UN’AZIENDA!

Alla prossima!

EA, ANALISI FINALE DEL CONTO ECONOMICO (pt.4)

Eccoci qua con il proseguo dell’analisi sul titolo Electronic Arts!

Ci siamo lasciati nell’ultimo articolo con l’analisi di altre voci del conto economico…

Bene oggi chiudiamo il discorso con le voci finali per poi passare, dalla prossima volta, allo stato patrimoniale (ricordatevi che apposta andiamo per gradi per farvi comprendere bene un’analisi che poi vi servirà per QUALUNQUE TITOLO!).

Alla fine dello Stato patrimoniale passeremo in velocità al flusso di cassa per poi chiudere (per quelli che avranno avuto la voglia ed il tempo di seguirci fino in fondo) con il regalo per voi del Bonus dove potrete trovare tutti i calcoli riassunti in un unico file Excel (riservato solo per gli iscritti alla Newsletter).

Quindi proseguiamo con l’analisi del conto economico, in particolare dopo gli ammortamenti, gli interessi passivi, le spese ricerca e sviluppo, chiudiamo forse con una delle righe in assoluto più importanti, ovvero l’Utile di esercizio!

ANNO 2015 2016 2017 2018
PROFITTO LORDO €             3.086.000.000 €               3.042.000.000 €              3.562.000.000 €          3.873.000.000
MARGINE DI PROFITTO LORDO 68% 69% 74% 75%
UTILE DI GESTIONE €                 959.000.000 €                   905.000.000 €              1.245.000.000 €          1.443.000.000
UTILE LORDO €                 990.000.000 €                   933.000.000 €             1.292.000.000 €          1.487.000.000
UTILE NETTO DI ESERCIZIO €                 940.000.000 €               1.212.000.000 €              1.049.000.000 €          1.081.000.000

UTILE DI GESTIONE: Si ottiene togliendo dal profitto lordo (leggi gli articoli precedenti per capire come calcolarlo) gli ammortamenti, le spese per ricerca e sviluppo, e le spese Amministrative/gestione/vendita. Mi sembra scontato (ma lo ripetiamo lo stesso non si sa mai) che più alto è meglio è! Non solo, il trend (esaminando il titolo EA) risulta negli ultimi 4 anni positivo ed in crescita (in 4 anni cresce di oltre il 50%).

UTILE LORDO: se all’utile di gestione togliamo (oppure aggiungiamo a seconda del segno + o -) gli interessi passivi, otteniamo l’utile lordo (anche qui più alto è meglio è, quindi positivo per EA che il trend sia in crescita). Questo parametro quindi comprende il risultato economico TOTALE della società….senza calcolare le tasse! (quando toglieremo le tasse avremo l’utile NETTO!).

ATTENZIONE: CONFRONTATE SEMPRE L’UTILE LORDO E NON L’UTILE NETTO, PER DECIDERE QUALE TRA UNA O PIU’ AZIENDE SIA REDDITIZIA RISPETTO ALLE ALTRE!

Questo perchè i rendimenti riportati sono sempre al lordo, e quindi è più agevole e veritiero come confronto il dato dell’utile lordo!

UTILE NETTO: Equivale all’utile lordo meno le imposte (non preoccupatevi non dovrete calcolarle voi, ma semplicemente troverete già il dato nei vari siti considerati per le nostre analisi). Questo parametro è molto utile, come sempre, non per il fatto (scontato anche questo) che debba essere più alto possibile e con un trend in crescita negli anni, quanto più per CONFRONTARLO CON I RICAVI TOTALI, per avere un indice aggiuntivo su quanto margine riesce ad avere l’azienda. Di base non dovrebbe essere inferiore al 20%.

Quindi ad esempio se prendo il 2018 per EA, vedo che utile netto = 1.081 milioni, a fronte di un fatturato di 5.150 milioni. Quindi 1.081/5.150 = 21% circa, e negli anni precedenti il rapporto è SEMPRE STATO SOPRA IL 21% (quindi un dato indubbiamente significativo).

Questa è un’altra percentuale da confrontare quando si è indecisi tra investire in un’azienda rispetto ad altre!

UTILE PER AZIONE: Bene, chiudiamo con l’ultimo dato utile, ovvero l’utile per azione (o EPS in inglese, Earnings per share). Si ottiene dividendo l’utile netto per il numero di azioni in circolazione (anche qui rivedete gli articoli precedenti dove trovate le indicazioni per recuperare questo dato). Anche qui i giornali solitamente utilizzano solo questo dato per valutare la robustezza di un’azienda, forse perchè è quello più reperibile, ma tu ormai sei molto più bravo e quindi sai che si tratta solo di uno dei tanti dati da analizzare, e mi raccomando, anche qui TREND IN CRESCITA NEGLI ANNI e più alto è meglio è!

Bene, con questo termina l’analisi del conto economico, al prossimo articolo dove analizzeremo lo stato patrimoniale!

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ITALIA – GRECIA, RIDE BENE CHI NON E’ ULTIMO!

Sembra incredibile, ma è successo! Come possiamo notare dal grafico Bloomberg qui sotto, i rendimenti a 5 anni della Grecia oggi rendono tanto quanto quelli dell’Italia.

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Insomma sono riusciti a sorprendere anche me che avevo già parlato di come la situazione italiana fosse complicata (un mese e mezzo fa quando mi aspettavo uno storno sui mercati, poi con i 4 motivi per cui vedevo “rosso” per il nostro Paese).

Però così esageriamo, e quindi se prima avevo pensato di liquidare la mia posizione Short sui BTP (aperta circa un mese fa) resto dell’idea che la mia quota da destinare a prodotti “contrarian” (la parte di portafoglio che “copre” in fasi di ribasso) sia ancora valida, anche se da monitorare con attenzione.

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Avevo detto del fatto che vi erano 4 punti per cui ero preoccupato sull’Italia, che riassumo brevemente (per ordine di importanza) a cui ne aggiungo altri 2:

  1. Manovra finanziaria di ottobre (senza coperture adeguate) con aumento IVA
  2. Debito eccessivo, crescita nulla (ultimi dati ISTAT YoY -0.1%)
  3. Agenzie di rating (se qualcuna aveva “sospeso” il giudizio non credo succederà di nuovo)
  4. Tenuta del Governo
  5. Cambio al vertice BCE
  6. Sorpasso della Grecia

In particolare questo punto si è aggiunto pochi giorni fa, perchè non tanto a 5 anni, quanto lo “spread a 10 anni” risulterebbe significativo in termini di sorpasso (e non manca molto, circa 21 BP). Questo non farebbe che aumentare il “rischio” percepito sul nostro Paese con un effetto avvitamento molto insidioso.

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La differenza è che i greci escono da anni di manovre lacrime e sangue, e nell’ultimo anno crescono al 2.1% (Italia 0.1%).

A questo punto che succede? Succede che per chi non è ancora entrato sui BTP farebbe bene ad aspettare (non è ancora a mio avviso un punto di ingresso per comprare BTP convenienti per rischio-rendimento) e capire l’evoluzione della questione sul nostro debito.

Tutto questo mentre anche all’esterno il contesto si fa complicato, con il problema dei dazi che riduce le nostre esportazioni e quindi “toglie” uno di quei pochi sostegni economici che ancora ci permettevano di recuperare qualcosa.

Quel “menomale che è successo a loro e non a noi” potrebbe diventare un ricordo sbiadito, perchè adesso al centro dei mercati Europei siamo di fatto diventati il primo, grande, inevitabile, punto di attenzione.

Anche i nostri CDS a 5 anni (il premio che si paga per assicurarsi dal rischio di fallimento di uno Stato o di un’impresa) sono  saliti a molto solo nell’ultimo mese (+ 19,3%) altro segnale del fatto che i mercati hanno “acceso un faro” su di noi (e non solo la Commissione UE).

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Alla prossima!

RISCHIO/RENDIMENTO: 3 INDICATORI UTILI DA USARE PER CAPIRE SE IL GIOCO VALE LA CANDELA

“Francesco, ho trovato 2 investimenti…il primo rende il 5% annuo, il secondo solo il 3.5%, volevo un tuo parere se siano validi ma io sarei decisamente più propenso per il primo”..

IO: “Hai calcolato anche il rischio di questi 2 investimenti?”

LUI: “ahahaha direi di no (faccina  sorridente)…………………………………………………………………

Ecco, primo punto dell’articolo di oggi, ragionare per un investimento guardando solo “quanto mi rende” amico/amica mio/mia è una ca……ta mostruosa.

Quindi andiamo subito al sodo, quando valuti un investimento devi, tra le altre cose, non solo vedere quanto ti rende, ma anche QUANTO RISCHIO TI STAI PRENDENDO A FRONTE DI QUEL DETERMINATO RENDIMENTO (da qui rapporto rischio-rendimento).

Ora ecco 3 indicatori utili (e di comprensione tutto sommato semplice ed alla portata di tutti) che dovresti sempre avere nel kit del bravo investitore..vediamoli!

Var (value at Risk, non il “Var” calcistico mi raccomando)

Indica la MASSIMA PERDITA che (con una certa probabilità “p”) un portafoglio può subire in un determinato periodo di tempo. Quindi abbiamo 3 dati che ci servono:

  • tempo considerato
  • livello di confidenza (la probabilità che tra poco spiegheremo)
  • valuta di riferimento (qui solitamente Euro/usd ecc)

ESEMPIO PRATICO: VAR 2 giorni = 2000 Euro con un intervallo di confidenza al 95%

Traduzione: entro un periodo di 2 giorni mi aspetto (con una probabilità del 95%) una perdita che sia al MASSIMO di 2000 Euro. Esiste poi una probabilità del 5% invece che la mia perdita entro i prossimi 2 giorni sia superiore a 2000 Euro.

VANTAGGIO DEL “VAR”: quando facciamo un investimento (pensiamo ad un’azione o un’obbligazione) abbiamo diversi rischi (di mercati, di tassi di interesse, valutario ecc).

Il Var è un aggregatore di tutti questi rischi, quindi con un NUMERO ci riassume diverse tipologie di rischio dandoci un’indicazione della bontà del titolo.

SHARPE RATIO

Significato: per ogni 1% di aumento della volatilità sul mio investimento, questo mi genera un “x”% in più rispetto al rendimento del titolo privo di rischio (pensiamo ad esempio ai Bund tedeschi come indicatore privo di rischio).

La formula è la seguente: SR = (Ri – Rf)/sigma(i)

Quindi facciamo anche qui un esempio con i numeri:

  1. INVESTIMENTO 1: Rendimento 6%, volatilità 7%
  2. INVESTIMENTO 2: Rendimento 9% volatilità 15%

Tasso risk free (uguale per tutti) = 2%

SR1 = (6 – 2)/7 = 0,57

SR2 = (9 – 2)/15 = 0,46

Quindi cosa deduciamo? Che NONOSTANTE l’investimento 2 renda di più, in relazione al rischio è migliore il titolo 1!!! Perchè per ogni aumento del 1% della volatilità (rischio) il rendimento EXTRA rispetto al tasso risk free è dello 0.57%, rispetto al secondo investimento dove l’extra rendimento è solo dello 0,46%.

Tutto chiaro? (in caso scrivetemi)

INFORMATION RATIO

Ottimo indicatore soprattutto nel confronto tra fondi comuni/etf (su Quantalys trovi già i numeri senza dover calcolare nulla, TI HO MESSO A TITOLO DI ESEMPIO UNA SCHEDA DI UN FONDO).

Esprime la bravura del gestore di “battere” un benchmark di riferimento. Sappiamo infatti che i fondi comuni (quelli a gestione attiva) per definizione “dovrebbero” (uso il condizionale perchè pochi ci riescono, ecco perchè è importante valutare bene tutto con questi strumenti) battere un determinato parametro di riferimento definito appunto benchmark. il nostro IR ci indica se il fondo è riuscito a Massimizzare il rendimento riducendo al minimo il rischio.

La formula infatti è: IR = Te/TeV

Dove il Te sarebbe: Rendimento fondo – Rendimento Benchmark e dove “Tev” sarebbe la volatilità del Te.

Quindi MAGGIORE E’ IL IR è più bravo sarà il gestore!

Per gli Etf, essendo a gestione passiva, tipicamente assistiamo a IR pari a zero.

Spero come sempre che questi spunti siano utili nella costruzione di una corretta strategia di investimento, come sempre per dubbi o domande non esitare a contattarmi!

Alla prossima!

Spunti di investimento in attesa delle elezioni Europee 2019

Bene, ci siamo quasi…da qui alla prossima settimana prenderà forma la nuova composizione a livello Europeo (si vota per il Parlamento UE) che definirà da giugno in avanti la politica dei diversi paesi dell’Area.

Molti sono ancora indecisi, troppi forse ancora non hanno letto (e mai leggeranno) i programmi dei diversi partiti (fatelo vi prego), ma a noi questo poco importa, perché qui dobbiamo ragionare ESCLUSIVAMENTE IN TEMA DI INVESTIMENTI.

Questo nonostante il Premio Nobel J.Stiglitz sia convinto (e lo sono anche io) che politica e finanza in Europa viaggino strettamente legati tra loro.

Ma veniamo come sempre alle questioni pratiche…

Stando agli ultimi sondaggi, la Coalizione PRO Europa (soprattutto il Partito Popolare, con Socialisti e democratici) dovrebbe comunque superare il 60% dei seggi (in totale 751 con la Gran Bretagna presente) contro un 34% circa invece di Coalizione Anti Europa (soprattutto il Gruppo messo insieme da Matteo Salvini).

Quindi seppur vero che stiamo assistendo ad un avanzamento dei “sovranisti” ci sono ancora dei margini dal punto di vista della tenuta dell’attuale struttura Europea.

Questo però non toglie che 2 sono le tematiche su cui a mio modo di vedere occorre fare attenzione:

  1. Gran Bretagna: Il partito PRO BREXIT (Brexit Party) di Farage sembra essere nettamente in vantaggio (34%) nei confronti sia dei conservatori (11%, della premier May) che dei Laburisti (21%). Questo potrebbe quindi essere il preludio al problema che tornerà in auge subito dopo le elezioni, ovvero quando tornerà a farsi sentire la pressione sulla possibile uscita della Gran Bretagna. I sondaggi parlano chiaro, gli inglesi sono stufi del tira e molla e l’attuale Governo britannico sembra aver perso credibilità, tutto questo avrà inevitabilmente un peso sulla decisione finale

 

  1. Italia: che dire del nostro Paese dove ormai l’attuale maggioranza (Lega + M5S) sembra spaccata su tutte le tematiche? Tutto questo si ripercuote anche in Europa, dove il M5S si è rifiutato di far parte della “coalizione Salvini”. Che sia una strategia per indebolire l’alleato in modo da preparare il terreno ad uno scontro tutto italiano post elezioni? Tutto questo non farebbe che accentuare il “problema Italia” (focus sui conti pubblici e prossima Manovra di Finanziaria ad ottobre) che si ritroverebbe incertezza non solo economica ma anche politica

 

Tutto ciò ricordando che a fine ottobre il buon Mario Draghi lascerà la presidenza della Banca Centrale Europea, quindi bisognerà prepararsi al suo successore che potrebbe anche non essere così “disposto” a supportare i Paesi in difficoltà.

Bene, ora che abbiamo portato un quadro generale di quella che è l’attuale situazione, vediamo dal punto di vista degli investimenti quali potrebbero essere alcuni spunti (per essere più specifici bisognerebbe entrare in dettaglio di ogni singolo investitore, ma non ne abbiamo il tempo e la possibilità per ovvie ragioni) da portarsi dietro PRIMA delle elezioni (DOPO è troppo tardi).

 

  • Alleggerimento del rischio, aumento del peso della liquidità. Questo perché in una situazione di nervosismo, i sondaggi dicono che l’Europa dovrebbe tenere, ma potrebbe benissimo arrivare la “sorpresa” dei partiti sovranisti e portare ad un calo forte delle diverse Asset Class (azioni e Titoli di Stato su tutti). Quindi portare a casa i guadagni accumulati da inizio anno ed aspettare liquidi l’esito potrebbe permettere in caso di ribassi di entrare a quotazioni migliori. In caso contrario, se dovesse delinearsi uno scenario più tranquillo e di favore per i mercati, si potrebbe rientrare consci di una situazione più stabile a livello politico

 

  • Italia in Stand-By: Ottobre sarà il mese chiave, fino ad allora i rendimenti sui Titoli di Stato italiani non sono così allettanti da permettersi un’esposizione a riguardo, addirittura c’è chi ha guadagnato con posizioni Short (chissà chi) in attesa di capire cosa succederà all’attuale Governo. Ma la matematica non è un’opinione, e sarà la cruda matematica a mettere il Paese davanti all’evidenza di reperire risorse difficilmente reperibili per la prossima manovra economica. Questo potrebbe riflettersi in un aumento dei rendimenti ed un conseguente calo delle quotazioni

 

  • La ripresa dell’inflazione (in….). Un fattore da prendere in considerazione, con i Titoli di Stato e con una marginale quota di oro, tramite ad esempio ETC a replica fisica (non le obbligazioni societarie visto che Steve Eisman ha spiegato i motivi per cui potrebbe essere la prossima bolla) legati all’inflazione che potrebbero riprendere slancio da una Banca Centrale più prudente ed un mercato del lavoro a pieno regime

 

  • I mercati emergenti: qui (selezionando attentamente i Paesi, alcuni offrono delle opportunità, altri sono in mezzo ad una strada) possono esserci dei ritorni più allettanti rispetto alle valutazioni di Paesi sviluppati. Una possibile soluzione potrebbe essere puntare su Obbligazioni sovranazionali (BEI/BERS ecc) in valuta locale del Paese giusto (quale? Se non siete miei clienti non potrete saperlo mi dispiace)

Questi sono solo alcuni degli spunti in vista dei prossimi mesi, che si annunciano comunque nervosi, delicati, dove l’aspetto emotivo andrà fortemente controllato per evitare di incappare in errori che potrebbero costare molto molto caro.

Alla prossima!