Spunti di investimento in attesa delle elezioni Europee 2019

Bene, ci siamo quasi…da qui alla prossima settimana prenderà forma la nuova composizione a livello Europeo (si vota per il Parlamento UE) che definirà da giugno in avanti la politica dei diversi paesi dell’Area.

Molti sono ancora indecisi, troppi forse ancora non hanno letto (e mai leggeranno) i programmi dei diversi partiti (fatelo vi prego), ma a noi questo poco importa, perché qui dobbiamo ragionare ESCLUSIVAMENTE IN TEMA DI INVESTIMENTI.

Questo nonostante il Premio Nobel J.Stiglitz sia convinto (e lo sono anche io) che politica e finanza in Europa viaggino strettamente legati tra loro.

Ma veniamo come sempre alle questioni pratiche…

Stando agli ultimi sondaggi, la Coalizione PRO Europa (soprattutto il Partito Popolare, con Socialisti e democratici) dovrebbe comunque superare il 60% dei seggi (in totale 751 con la Gran Bretagna presente) contro un 34% circa invece di Coalizione Anti Europa (soprattutto il Gruppo messo insieme da Matteo Salvini).

Quindi seppur vero che stiamo assistendo ad un avanzamento dei “sovranisti” ci sono ancora dei margini dal punto di vista della tenuta dell’attuale struttura Europea.

Questo però non toglie che 2 sono le tematiche su cui a mio modo di vedere occorre fare attenzione:

  1. Gran Bretagna: Il partito PRO BREXIT (Brexit Party) di Farage sembra essere nettamente in vantaggio (34%) nei confronti sia dei conservatori (11%, della premier May) che dei Laburisti (21%). Questo potrebbe quindi essere il preludio al problema che tornerà in auge subito dopo le elezioni, ovvero quando tornerà a farsi sentire la pressione sulla possibile uscita della Gran Bretagna. I sondaggi parlano chiaro, gli inglesi sono stufi del tira e molla e l’attuale Governo britannico sembra aver perso credibilità, tutto questo avrà inevitabilmente un peso sulla decisione finale

 

  1. Italia: che dire del nostro Paese dove ormai l’attuale maggioranza (Lega + M5S) sembra spaccata su tutte le tematiche? Tutto questo si ripercuote anche in Europa, dove il M5S si è rifiutato di far parte della “coalizione Salvini”. Che sia una strategia per indebolire l’alleato in modo da preparare il terreno ad uno scontro tutto italiano post elezioni? Tutto questo non farebbe che accentuare il “problema Italia” (focus sui conti pubblici e prossima Manovra di Finanziaria ad ottobre) che si ritroverebbe incertezza non solo economica ma anche politica

 

Tutto ciò ricordando che a fine ottobre il buon Mario Draghi lascerà la presidenza della Banca Centrale Europea, quindi bisognerà prepararsi al suo successore che potrebbe anche non essere così “disposto” a supportare i Paesi in difficoltà.

Bene, ora che abbiamo portato un quadro generale di quella che è l’attuale situazione, vediamo dal punto di vista degli investimenti quali potrebbero essere alcuni spunti (per essere più specifici bisognerebbe entrare in dettaglio di ogni singolo investitore, ma non ne abbiamo il tempo e la possibilità per ovvie ragioni) da portarsi dietro PRIMA delle elezioni (DOPO è troppo tardi).

 

  • Alleggerimento del rischio, aumento del peso della liquidità. Questo perché in una situazione di nervosismo, i sondaggi dicono che l’Europa dovrebbe tenere, ma potrebbe benissimo arrivare la “sorpresa” dei partiti sovranisti e portare ad un calo forte delle diverse Asset Class (azioni e Titoli di Stato su tutti). Quindi portare a casa i guadagni accumulati da inizio anno ed aspettare liquidi l’esito potrebbe permettere in caso di ribassi di entrare a quotazioni migliori. In caso contrario, se dovesse delinearsi uno scenario più tranquillo e di favore per i mercati, si potrebbe rientrare consci di una situazione più stabile a livello politico

 

  • Italia in Stand-By: Ottobre sarà il mese chiave, fino ad allora i rendimenti sui Titoli di Stato italiani non sono così allettanti da permettersi un’esposizione a riguardo, addirittura c’è chi ha guadagnato con posizioni Short (chissà chi) in attesa di capire cosa succederà all’attuale Governo. Ma la matematica non è un’opinione, e sarà la cruda matematica a mettere il Paese davanti all’evidenza di reperire risorse difficilmente reperibili per la prossima manovra economica. Questo potrebbe riflettersi in un aumento dei rendimenti ed un conseguente calo delle quotazioni

 

  • La ripresa dell’inflazione (in….). Un fattore da prendere in considerazione, con i Titoli di Stato (non le obbligazioni societarie visto che Steve Eisman ha spiegato i motivi per cui potrebbe essere la prossima bolla) legati all’inflazione che potrebbero riprendere slancio da una Banca Centrale più prudente ed un mercato del lavoro a pieno regime

 

  • I mercati emergenti: qui (selezionando attentamente i Paesi, alcuni offrono delle opportunità, altri sono in mezzo ad una strada) possono esserci dei ritorni più allettanti rispetto alle valutazioni di Paesi sviluppati. Una possibile soluzione potrebbe essere puntare su Obbligazioni sovranazionali (BEI/BERS ecc) in valuta locale del Paese giusto (quale? Se non siete miei clienti non potrete saperlo mi dispiace)

Questi sono solo alcuni degli spunti in vista dei prossimi mesi, che si annunciano comunque nervosi, delicati, dove l’aspetto emotivo andrà fortemente controllato per evitare di incappare in errori che potrebbero costare molto molto caro.

Alla prossima!

EA: ANALISI DI UN TITOLO, PARTE 3, LIMITA LE SPESE!

Si, dovevo pubblicarlo ieri questo articolo, chiedo scusa ma il lavoro è sempre molto ed ogni tanto anche io sono costretto a posticipare le cose. Ci siamo lasciati qualche settimana fa con l’inizio dell’analisi fondamentale (prendendo come spunto il titolo Electronic Arts) ed iniziando a valutare diversi aspetti del bilancio aziendale partendo dal conto economico (potete rileggere l’articolo precedente QUI). Ora, proseguiamo con le altre voci di bilancio e soprattutto cerchiamo di capire come interpretarle (vi ricordo che sempre nell’articolo precedente trovate i siti web GRATUITI dove cercare tutti i dati utili per l’analisi della vostra azienda).

Riprendiamo il Conto Economico (la prima parte) per concludere questa sezione di informazioni:

ANNO 2015 2016 2017 2018
CONTO ECONOMICO
RICAVI (FATTURATO)  4.515.000,00  4.396.000,00  4.845.000,00  5.150.000,00
COSTO DEL VENDUTO (CDV)  1.429.000,00  1.354.000,00  1.283.000,00  1.277.000,00
SPESE G.LI/AMM.VE/VENDITA  1.033.000,00  1.028.000,00  1.112.000,00  1.110.000,00
SPESE RICERCA E SVILUPPO  1.094.000,00  1.109.000,00  1.205.000,00  1.320.000,00
AMMORTAMENTI   –    –     –     –  
INTERESSI PASSIVI -31.000,00 -28.000,00 -47.000,00 -44.000,00
IMPOSTE  50.000,00 -279.000,00  243.000,00  406.000,00
  • SPESE GENERALI-AMMINISTRATIVE-DI VENDITA: trattandosi di spesa, vale la regola che più basse sono meglio è, ma soprattutto, nel corso degli ultimi 4-5 anni, devono risultare stabili nel tempo (cosa che per EA si vede molto bene). Solitamente non dovrebbero inoltre superare il 50% del profitto lordo (Ricavi meno CDV).

 

  • SPESE DI RICERCA E SVILUPPO: ora, su questa voce, considerando lo stesso discorso del “meno è meglio” dobbiamo aprire una piccola parentesi, ovvero “dipende dal settore in cui l’azienda opera”. Questo perchè, se è pur vero che le spese di ricerca e sviluppo, come dice il buon Warren Buffett, se sono alte significa che l’azienda per restare in piedi dovrà sempre di più “inventare e sviluppare” nuovi prodotti o servizi, bisogna anche dire che mi aspetterò spese di R&S più alte in determinati settori (pensiamo alla tecnologia oppure al farmaceutico) piuttosto che ad esempio in un’azienda di vestiti o del settore finanziario (anche se qui di “invenzioni” ne sono state fatte comunque molte :)) Ciò comunque non toglie che un’azienda SANA con spese R&S basse sia indubbiamente preferibile rispetto ad un’azienda dello stesso settore con importi di questa voce più elevati. Qualora fossero nulle, può tranquillamente accadere, e non sarà una cosa negativa. Prendiamo il caso EA, dove sicuramente per lo sviluppo di nuovi videogiochi una componente di R&S è quantomeno legittima, e comunque anche in questo caso sempre lineare e pari a circa 1/3 del profitto lordo.

 

  • AMMORTAMENTI: anche qui meno è meglio, solitamente anche questi entro il 10% del profitto lordo (non mi dilungo su questo tipo di voce, per le definizioni avete wikipedia)

 

  • INTERESSI PASSIVI: Sapete bene quando parlo degli interessi passivi, di solito mi riferisco ad esempio ai problemi degli interessi che il nostro Paese paga sul suo debito enorme. Ciò significa che lato conti pubblici nonostante gli sforzi dei vari Governi di Incassare più di quanto spendano, quando poi al conto totale bisogna aggiungere 60-70 Miliardi di Euro OGNI ANNO (se va bene, pensiamo solo all’ultima manovra che vale circa 30 Miliardi per capire quanto pesino gli interessi) i conti non tornano comunque. Per le famiglie e per le imprese vale lo stesso discorso, ecco perchè la voce interessi passivi (che sono quindi gli interessi relativi ai debiti che ha un’azienda, debiti che troveremo successivamente quando analizzeremo lo Stato patrimoniale) è molto importante, e più bassa è meglio è (mi sembra di averlo già detto, se poi non ci sono proprio allora l’azienda praticamente non ha debiti). E come il debito, è importante che un’azienda abbia sempre questa voce sotto controllo, lineare, ricordando che un’azienda sana tenderà a preferire il debito in contesti di tassi d’interesse bassi, quando il costo è decisamente conveniente.

Con questo abbiamo concluso il nostro articolo, e vi dò appuntamento alla prossima puntata dove concluderemo la valutazione del conto economico con le voci più “piccanti”.

Buona serata

PERCHE’ IL PROBLEMA DEL NOSTRO DEBITO RESTERA’

Adoro le cene in famiglia…quelle con tutti i parenti (non che ne faccia molte, 2-3 volte l’anno) ma sono quelle situazioni dove si scatenano i pareri di ciascuno, dove volano teorie politiche e prese di posizione basate la maggior parte delle volte…sul nulla.

Questo succede anche al bar, al ristorante, al mare quando senti il vicino di ombrellone ergersi a massimo esponente delle alte sfere politico-economiche.

La verità è che davvero in pochi conoscono esattamente le dinamiche di certe situazioni, e ci si basa per lo più sui titoli di giornale o sui servizi del TG (o peggio ancora, sulle “dritte” del cugino a queste famose cene). La fortuna nella mia famiglia è che quel cugino sono io, ma non tutti sono così fortunati (si, sono anche molto modesto :)))

Lasciando da parte gli scherzi e tornando seri, come ho scritto nel titolo il problema del nostro debito credo che non solo resterà, ma sarà destinato a crescere.

E non lo dico per motivi politici, ma semplicemente per motivi matematici. Sono sempre stato un grande fautore della semplicità, ed anche questa volta non voglio smentirmi. Cercherò di farvi capire perchè una società molto nota come Robeco, ha “matematicamente” sottolineato il problema del debito pubblico italiano, e cercherò di semplificarvi i calcoli (per chi avesse voglia e tempo trovate il report di 119 pagine, in inglese, QUI).

Dunque, iniziamo con alcuni termini utili per la formuletta che poi andrò a mostrarvi:

PS: consideriamo le previsioni e le stime dei prossimi 5 anni

  1. Dt = Rapporto Debito pubblico/PIL  al tempo “t” (il numero che vogliamo calcolare)
  2. Dt-1 = Rapporto Debito pubblico/PIL  IERI al tempo “t meno 1” (lo abbiamo già, vale il 133% circa)
  3. Rt = quanto “costerà” in media ogni anno il debito al nostro paese al tempo “t” (il 3,08%)
  4. Gt = quanto cresceremo mediamente in 5 anni come PIL (il 2.75%, cioè ogni anno lo 0,55%)
  5. PBt = Quanto deficit avremo ogni anno per i prossimi 5 anni come conti pubblici? Lo 0,7%! (ricordate, il deficit sono le entrate meno le uscite di un certo Paese, ad ottobre 2018 abbiamo litigato con l’Europa riuscendo a poter “andare in negativo” al 2.04%, perciò un meno 0,7% sarebbe un miglioramento)

Molto bene, ora che abbiamo tutti questi bei dati, inseriamoli in una piccola formuletta:

Dt = (1+Rt)/(1+Gt) * Dt-1 + PBt

Vi risparmio i calcoli, inserendo i numeretti sopra siamo ad un rapporto debito/pil di quasi il 136% alla fine del prossimo quinquennio, e tutto questo senza considerare un aumento sproporzionato dello Spread se i negoziati con l’Europa dovessero andare male ad ottobre (ricordate che bisogna trovare 23 Miliardi nel 2020 ed altri 35 Miliardi nel 2021 per evitare l’aumento dell’IVA). E considerando che già quest’anno ad esempio la crescita potrebbe essere tranquillamente meno della metà di quel famoso 0.5%.

La cosa incredibile? Sempre in questo report si evidenzia come PUR MANTENENDO IL COSTO DEL DEBITO STABILE, PER RIDURRE IL RAPPORTO DEBITO/PIL SERVIREBBE UNA CRESCITA NEI 5 ANNI DI ALMENO IL 4% (tanti auguri, vi metto qui sotto l’ultima stima OCSE “Growth Spring 2019”).

🇲🇹 5.5 🇵🇱 4.2 🇮🇪 3.8 🇸🇰 3.8 🇭🇺 3.7 🇧🇬 3.3 🇷🇴 3.3 🇨🇾 3.1 🇱🇻 3.1 🇸🇮 3.1 🇪🇪 2.8 🇱🇹 2.7 🇨🇿 2.6 🇭🇷 2.6 🇱🇺 2.5 🇬🇷 2.2 🇪🇸 2.1 🇵🇹 1.7 🇩🇰 1.7 🇳🇱 1.6 🇫🇮 1.6 🇦🇹 1.5 🇸🇪 1.4 🇫🇷 1.3 🇬🇧 1.3 🇧🇪 1.2 🇩🇪 0.5 🇮🇹 L’importante è partecipare (0.1)

Adesso tocca a voi, smontate zii, nonni, genitori e cugini, e riprendete il controllo della vostra Tavola!

Ci vediamo domani con la seconda parte dell’articolo su EA SPORT (esempio di analisi fondamentale di un titolo).

A presto!

 

 

 

Analisi titolo ELECTRONIC ARTS (pt.2)

Il 21 aprile ci siamo lasciati con un articolo relativo agli E-sports, e più in particolare ad un’azienda americana leader di mercato, Electronic Arts, di cui avevamo iniziato a parlare in QUESTO ARTICOLO.

Da allora il titolo ha performato 1.43%, se ci mettiamo anche l’apprezzamento del Dollaro nei confronti dell’Euro siamo a circa un 2,23% in una settimana. Certo, lo sapete che qui siamo “intellettualmente ed economicamente corretti”, quindi sarebbe stupido (anche se in altri siti lo fanno) prendersi il merito di una performance del genere visto che praticamente il mercato USA ha spinto molto in settimana sulla scia di un PIL migliore delle attese (3.2%, inaspettato) e dove praticamente da inizio anno qualsiasi investimento tende a salire. Perciò sappiamo solo che abbiamo investito in una logica di lungo periodo, con pesi assolutamente ponderati (vedi articolo precedente su EA per capire quanto peso può avere un singolo titolo in portafoglio) su un titolo BEN SAPENDO CHE DA QUI A FINE ANNO POSSO ASPETTARMI UNO STORNO GENERALIZZATO DI MERCATO (ne ho parlato QUI) che presenta due caratteristiche:

  • Bilanci buoni
  • Prezzo a sconto

Perciò l’idea è sempre quella di investire guardando a settori e mercati che si prospettano come robusti da qui al prossimo futuro, scegliendo aziende ben posizionate che mostrano segnali di forza e stabilità per i propri investitori.

Il titolo potrà scendere? Assolutamente SI! Perchè se il Nasdaq dovesse calare prima o poi, almeno in una fase di breve termine potrei aspettarmi un calo generalizzato, ma come detto sono ben preparato, per 3 motivi:

  1. Ho analizzato i bilanci
  2. Ho analizzato le prospettive del settore
  3. Il peso del titolo nel mio portafoglio è limitato

Metteteli nell’ordine di importanza che preferite questi 3 punti, ma dovete valutarli tutti!

Perciò cominciamo con il primo, ovvero la parte relativa ai bilanci (il punto 3 è già stato trattato, perciò più avanti ragioneremo a livello di settore).

Vi ricordo che tutto ciò che vi racconterò da qui ai prossimi articoli sarà riassunto (per l’analisi del bilancio) in un file Excel che verrà regalato come BONUS n.2 SOLO AGLI ISCRITTI ALLA NOSTRA NEWSLETTER, perciò fatelo se ancora non lo avete fatto 🙂

IL BILANCIO

Non mi soffermerò molto sugli aspetti basilari (andremmo avanti fino a domani) ma è importante creare dei blocchi mentali per fare ordine nella vostra testa di futuri o attuali investitori.

Il Bilancio di un’azienda ha 3 parti fondamentali:

  • Conto economico (è un movimento continuo, ci racconta come si muove l’azienda)
  • Stato patrimoniale (è fermo, ci fornisce la fotografia statica di questo momento)
  • Flusso di cassa (è continuo, come il CE, ma specifico dei flussi finanziari)

Ora che abbiamo riassunto cosa andremo ad analizzare, vi fornisco anche gli strumenti utili da cui reperire i dati:

Questi due tools forniscono i dati utili ad analizzare gli ultimi 4 anni (uno storico utile ed attendibile) per l’analisi dei nostri titoli, basta avere sotto mano il codice ISIN (che identifica il nostro titolo specifico, una sorta di codice fiscale per le persone) e una volta inserito potete trovare tutto ciò che vi serve.

Ad integrazione di ciò, dovrete anche andare nella sezione “investor relation” dell’azienda, perchè guardare i bilanci direttamente dall’interno è un’aggiunta utile soprattutto per capire il management cosa dice agli azionisti, e vedere se a distanza di 1/2/3 anni ha mantenuto gli obiettivi.

Come potrete immaginare, questa analisi (che io faccio per ciascun titolo che ho in mente di comprare) è lunga, faticosa, ma replicabile per ogni azione sulla terra (questo almeno è positivo), ma VA FATTA! Anche perchè sennò toglietemi una curiosità…come cavolo le comprate voi le azioni?! (“Ad cazzum” non è una risposta accettata in questo sito)

Quindi torniamo a noi, prima parte del bilancio, il Conto economico.

Di seguito vi riporto lo screenshot (ripeto il file completo lo riceverete più avanti se iscritti alla newsletter) i dati già inseriti (che mi sono fatto “a manina” mentre voi siete andati al mare, quanto vi invidio).

Dati in migliaia di USD:

ANNO 2015 2016 2017 2018
CONTO ECONOMICO
RICAVI (FATTURATO)  4.515.000,00  4.396.000,00  4.845.000,00  5.150.000,00
COSTO DEL VENDUTO (CDV)  1.429.000,00  1.354.000,00  1.283.000,00  1.277.000,00
SPESE G.LI/AMM.VE/VENDITA  1.033.000,00  1.028.000,00  1.112.000,00  1.110.000,00
SPESE RICERCA E SVILUPPO  1.094.000,00  1.109.000,00  1.205.000,00  1.320.000,00
AMMORTAMENTI   –    –     –     –  
INTERESSI PASSIVI -31.000,00 -28.000,00 -47.000,00 -44.000,00
IMPOSTE  50.000,00 -279.000,00  243.000,00  406.000,00

Quindi cominciamo ad analizzare la principali voci:

RICAVI (FATTURATO)

Oltre 5 Miliardi di USD di vendite nel 2018, con un trend che presenta una crescita progressiva costante (in 4 anni su del 15% circa). Sia chiaro, il primo obiettivo di un’azienda deve essere quello di VENDERE, sia che produca videogiochi, sia che produca pantofole, ci siamo capiti. Se non vendi meglio non aprire bottega. Ma le vendite devono essere costanti e soprattutto crescenti di anno in anno, perchè se oggi vendi 100 e domani 50, hai un problema. Mi rendo conto che possono sembrare discorsi semplici e banali, però credetemi (anzi credete a Warren Buffett, quando dice che investire è semplice , ma non è facile, perchè intende proprio questo).

COSTO DEL VENDUTO

Eh già, per vendere qualcosa devo prima produrla, comprarla da qualcun altro che la produce, inventarla, insomma ci sarà un lavoro a monte che mi permette poi di ottenere denaro dalla mia attività, e questo ha ovviamente un costo. Cosa deve guardare quindi l’investitore accorto? Anche qui non è scienza missilistica, deve stare attento che mentre l’azienda scelta continua a vendere (e lo fa incrementando le vendite negli anni) I COSTI SIANO SEMPRE SOTTO CONTROLLO! 

Perchè se oggi vendi 100 (e ti costa 99) e domani vendi 150 (ma ti costa 151) allora hai un problema anche se vendi di più.

Ora fermiamoci un attimo, perchè con quest’ultimo ragionamento vi lascio al prossimo articolo tra qualche giorno….

Abbiamo detto vendere di più (trend in crescita, che esprime anche leadership della società nel mercato di riferimento) mantenendo i costi bassi: questo è fondamentale perchè ci fornisce un terzo indicatore per la nostra analisi..

MARGINE DI PROFITTO LORDO!!!!!

Se vendo a 100 una cosa che mi costa 60, il mio margine sarà del 40%. Capito? Avendo fatturato e costo del venduto, siamo in grado di capire ed analizzare la marginalità (fate attenzione adesso) DELL’ ATTIVITA’ PRINCIPALE DELL’AZIENDA! 

Tradotto, se fa pantofole quanto margine avrà sulle pantofole, se fa videogiochi quanto margine avrà sui videogiochi e così via…capito?

Poi magari si sputtanerà tutto con una cattiva gestione finanziaria (debiti e via dicendo) ma il primo fondamentale punto del giorno (il messaggio che vi lascio) è che la sua attività principale deve essere in crescita e DEVE DEVE DEVE AVERE MARGINE!

Quanto margine? Almeno il 40%!

La formula è semplice:

Margine di profitto= (Ricavi – Costo del venduto)/Ricavi (e deve essere almeno il 40%)

Prendiamo EA sopra, e vediamo ad esempio nel 2018:

(5150000-1277000)/5150000 = 75,2% Capito?????????????????????

Alla prossima!!!

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QUANTO RENDONO I DIVIDENDI DELLE AZIONI ITALIANE NEL 2019?

In attesa di riprendere il tema di Electronic Arts (se non hai letto l’ultimo articolo lo trovi QUI), di seguito riportiamo (dal momento che è iniziata la stagione dei dividendi a Piazza Affari) i titoli del FTSE MIB (indice principale) con data ed importo dei dividendi staccati/da staccare, in ordine di rendimento. Come sempre vi ricordo di non valutare l’acquisto di un titolo solo per l’importo del dividendo (come certa gente fa, terribilmente sbagliato!!!) anche perchè non sempre il pagamento di un dividendo corposo rappresenta un fattore positivo (vedi il video di qualche mese fa cliccando QUI).

In questo caso, il prezzo dell’azione è quello della giornata di venerdì (così avete un aggiornamento recente) e ricordatevi che i dividendi sulle azioni italiane sono tassati al 26% (quindi dovete toglierlo dal rendimento lordo). In alcuni casi poi alcune azioni hanno una parte del dividendo già pagata in precedenza.

Ci rivediamo nel weekend per continuare il discorso della valutazione dei bilanci di un titolo, a presto!

Francesco

TITOLO DIVIDEND ULTIMO PREZZO DIVIDEND YIELD % DATA STACCO
Azimut Holding  €            1,500  €                17,270 8,69% 22/05/2019
Intesa Sanpaolo  €            0,197  €                   2,275 8,66% 22/05/2019
UnipolSai  €            0,145  €                   2,422 5,99% 22/05/2019
Generali  €            0,900  €                17,010 5,29% 22/05/2019
Banca Generali  €            1,250  €                24,520 5,10% 22/05/2019
Mediobanca  €            0,470  €                   9,360 5,02% già pagato
Poste Italiane  €            0,441  €                   9,262 4,76% 26/06/2019
A2A  €            0,070  €                   1,483 4,72% 22/05/2019
Fiat Chrysler Automobiles  €            0,650  €                13,844 4,70% 02/05/2019
UBI Banca  €            0,120  €                   2,690 4,46% 22/05/2019
Italgas  €            0,234  €                   5,524 4,24% 22/05/2019
Unipol  €            0,180  €                   4,522 3,98% 22/05/2019
Atlantia  €            0,900  €                23,490 3,83% 22/05/2019
Bper Banca  €            0,130  €                   4,106 3,17% 22/05/2019
Hera  €            0,100  €                   3,168 3,16% 26/06/2019
Snam  €            0,136  €                   4,450 3,05% 26/06/2019
Terna  €            0,155  €                   5,364 2,88% 26/06/2019
Pirelli  €            0,177  €                   6,442 2,75% 22/05/2019
ENI  €            0,410  €                15,550 2,64% 22/05/2019
Prysmian  €            0,430  €                16,590 2,59% 26/06/2019
Fineco  €            0,303  €                11,880 2,55% 25/04/2019
Enel  €            0,140  €                   5,504 2,54% 24/07/2019
Unicredit  €            0,270  €                12,110 2,23% 25/04/2019
Tenaris  €            0,250  €                13,210 1,89% 22/05/2019
CNH Industrial  €            0,180  €                   9,620 1,87% 02/05/2019
Ferragamo  €            0,340  €                19,850 1,71% 22/05/2019
Leonardo  €            0,140  €                10,550 1,33% 22/05/2019
Recordati  €            0,470  €                35,510 1,32% 25/04/2019
Moncler  €            0,400  €                37,140 1,08% 22/05/2019
Diasorin  €            0,900  €                85,750 1,05% 22/05/2019
Ferrari  €            1,030  €              122,400 0,84% 02/05/2019
Amplifon  €            0,140  €                16,800 0,83% 22/05/2019
Exor  €            0,430  €                59,420 0,72% 26/06/2019
Buzzi Unicem  €            0,125  €                19,630 0,64% 22/05/2019
Campari  €            0,050  €                   8,815 0,57% 25/04/2019
STMicroelectronics  €            0,053  €                16,840 0,31% 19/06/2019
Banco BPM  no 0,00%
Saipem  no 0,00%
Telecom  no 0,00%
Juventus  no 0,00%

EA SPORTS: IT’S IN THE GAME! BUONA PASQUA

Se almeno una volta nella vostra vita avete giocato a FIFA, oppure a qualsiasi altro sport con la vostra Playstation, questa frase pronunciata ad inizio avvio del gioco non potete non ricordarla, personalmente mi ha accompagnato per 5 lunghi anni della mia vita, finchè non ho appeso il Joystick al chiodo e sono passato dai videogiochi ai libri.

Perché ti parlo di FIFA, perché in verità questo come una miriade di altri giochi (sempre più evoluti, sempre più “reali”, sempre più connessi con le persone) rappresentano oggi non solo il presente, ma anche il futuro dell’intrattenimento (ancora più del cinema o del teatro). Giusto o sbagliato che sia, investire significa anche capire come evolvono le abitudini e le scelte dei consumatori, scelte che poi si traducono in fatturato per la aziende che riescono a soddisfare questi bisogni, che a sua volta si traducono in profitti per l’azienda e per i suoi azionisti.

Come sapete, nell’ultimo articolo che potete rileggere QUI vi ho raccontato della mia ultima operazione, in particolare su GIMA TT, e di come le valutazioni e lo studio dell’azienda siano stati fondamentali per portare a casa un profitto di tutto rispetto. Ci siamo lasciati con un piccolo regalo, un bonus, che avrei fornito SOLO AGLI ISCRITTI alla nostra newsletter (se non lo avete ancora fatto registratevi) con gli strumenti (o meglio “LO STRUMENTO”) che utilizzo personalmente per decidere su quali titoli investire.

Come sapete bene però, su Colazione a Wall Street cerchiamo di essere sempre diversi dalla miriade di schifezze che si trovano in giro sul tema, quindi ritengo opportuno che il metodo (secondo me) corretto di aiutarvi a diventare autosufficienti nelle vostre scelte di Investimento debba passare PRIMA dal raccontarvi perché e come usare certi strumenti, magari facendovi esempi pratici e concreti, e solo allora fornirvi quello stesso strumento che potrete usare per conto vostro.

Quindi direi basta convenevoli, e partiamo come sempre con qualche spunto operativo. Non tratteremo tutto oggi, perché a mio giudizio è preferibile vedere piccoli pezzi un po’ alla volta, comprenderli, mettere tutto insieme e poi avere finalmente un sistema completo che si padroneggi bene.

Perciò partiamo…

Fase 1: la strategia di “asset allocation”

Se hai 10.000 Euro (cifra a caso) e decidi di mettere 9.000 Euro su una singola azione, libero di farlo, ma fondamentalmente stai facendo una “cagata pazzesca” (come direbbe Fantozzi) nel 99,9999% dei casi. Solo poche persone sulla Terra (e mi dispiace dirtelo, né io né te siamo tra questi) possono permettersi di fare ciò, per 2 motivi:

  1. Rischio: (magari te la racconti, ma il tuo profilo di rischio non è tale da sopportare oscillazioni derivanti dall’investire il 90% dei tuoi soldi in un’unica azione)
  2. Competenze: nessuno al mondo (o quasi) può prevedere il futuro, perciò comprare quel titolo che ti faccia “cambiare vita” con rendimenti faraonici è pressochè impossibile, la tua ricchezza (mi dispiace per te ma è così) la dovrai costruire un po’ alla volta, anche sbagliando. Non sono i 100 metri, è una maratona.

Quindi togliti dalla testa che QUI imparerai a scegliere solo titoli che performano del 50% all’anno, nessuno lo fa e chi lo promette è un ladro!

Quinti insegno a costruirti un portafoglio che ti permetta nel tempo (ripeto, nel tempo, anni non settimane e non mesi) di avere dei risultati.

Perciò, se vai a rileggere uno dei miei articoli precedenti, ricorderai che solo un 10% massimo (anche meno se hai un profilo estremamente prudente) può essere destinato all’acquisto dei singoli titoli, e solo dopo rigorose analisi e non comprando azioni “a cazzo di cane”.

Quindi, fatto 100 il tuo portafoglio, 10 potrai usarli per l’acquisto di singoli titoli (ti farò vedere la mia metodologia, che non è una scienza esatta, su cui puoi non essere d’accordo, che non sarà “forse” la migliore, ma è pur sempre un metodo, che ti sto dando gratuitamente). Ti sfido a trovare un altro posto così dove non ti sparino newsletter da 100 Euro mensili o corsi da 1000 Euro al giorno.

Quindi, torniamo al caso visto sopra, relativo ad Electronic Arts.

Perché ho scelto di analizzare questo titolo? Semplice, su una serie di azioni che avevo scelto per me, questa (come altre che vedremo in seguito) rappresenta un “trend” che guarda al futuro, e perché dato il mio orizzonte temporale (minimo 5 anni e comunque finchè non raggiungerà il risultato prefissato) una volta comprata non rappresenterà più una fonte di preoccupazione, resterà al suo posto senza discussioni.

Solitamente, come dicevo sopra, il 10% del portafoglio tendo sempre a destinarlo a singoli titoli, (non uno solo sia chiaro) seguendo i consigli riportati da Philip Fisher, un consulente finanziario di altri tempi, poi diventato famoso imprenditore.

Il suo “portafoglio” (il 100%, ma noi non siamo Fisher quindi lo applicheremo al 10% che possiamo utilizzare per questo tipo di strategia) consisteva nel detenere massimo 10 azioni, di cui ¾ rappresentavano il 75% del totale.

Cosa significa questo? Semplice, se hai 100.000 Euro di portafoglio, e puoi usarne 10.000 Euro per l’acquisto di “singole azioni”, dovrai avere da un minimo di 3 ad un massimo di 10 titoli, quindi non potrai investire nella “singola azione” più di 3.333 Euro (ma dovrai investirne almeno 1.000 Euro, qualora decida di comprare 10 titoli, occhio alle commissioni in questo caso). Le azioni dovranno tutte essere “particolari” ovvero frutto di un metodo di valutazione specifico, che vedremo a poco a poco nei prossimi articoli.

Quindi Electronic Arts rappresenta in questo caso una delle azioni all’interno del portafoglio (prenderà il posto di GIMA TT, venduta con una plus di circa il 20%).

Quindi nel mio caso, tendo sempre a considerare diversi aspetti per decidere se avere in portafoglio (nel mio 10%) 3,4, 6, 10 azioni.

Innanzitutto il rischio valutario, perché se ad esempio compro Electronic Arts, essendo un’azione americana inserirò Dollari nel mio portafoglio, quindi dovrò considerare anche il rischio cambio (quando poi andrò a rivenderla). In secondo luogo, mi sto esponendo ad un settore molto volatile e molto particolare (possiamo annoverarlo nel settore “tecnologico”). In terzo luogo, nel caso di EA (per abbreviare) non vengono staccati dividendi, che nel caso specifico ha un suo perché (lo vedremo quando analizzeremo i bilanci la prossima volta) ma che non rappresenta quindi una fonte di reddito aggiuntiva del portafoglio ma punta esclusivamente ad un apprezzamento del titolo. Quarto ed ultimo punto, sto investendo nell’azionario America, quindi a livello geografico sto puntando su un determinato Paese, giusto o sbagliato che sia.

Personalmente, opero sempre in questo modo (sul mio 10%):

  • CICLO ECONOMICO POSITIVO/ESPANSIONE: (da 3 a 5 titoli in portafoglio)
  • CICLO ECONOMICO IN RALLENTAMENTO/STAZIONARIO: (da 4 a 7 titoli in portafoglio)
  • CICLO ECONOMICO IN CALO/DECRESCITA: (da 8 a 10 titoli in portafoglio)

Ora che abbiamo visto come inserire i pesi all’interno del 10%, nel prossimo post parleremo dell’analisi del mercato, del settore in cui opera EA, e del perché ho ritenuto di concentrarmi su quel determinato titolo.

Colgo l’occasione per augurare a voi ed alle vostre famiglie una Buona Pasqua!

Francesco

PARTE 1/2: COME VALUTARE UN TITOLO AZIONARIO +18.7% (SE TE LO PUOI PERMETTERE)

Il segreto di tutti i segreti, peccato che non esista, oppure tutti sarebbero milionari!

Quanto volte sentiamo dire “vediamo quel titolo a rialzo” oppure “guadagna il X% con le azioni YY” oppure ancora “portiamo il nostro giudizio da Hold a Buy sul titolo XY”.

Come direbbe un noto cantante…TUTTO MOLTO INTERESSANTE!

Ma quindi cosa facciamo, non investiamo più? Questo decisamente non è consigliabile e direi che basta l’immagine riportata qui sotto per confermare quanto ti ho appena detto: SE NON INVESTI PERDI SOLDI! Suona strano vero? Eppure la storia ci dice che funziona così, con un piccolo accorgimento però…se investi DEVI FARLO NEL MODO GIUSTO (cosa non proprio scontata).

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Ecco quindi che in un portafoglio (che tu sia giovane o meno giovane) una quota piccola o grande andrà comunque destinata al mercato azionario, e qui assistiamo spesso alle cose più strane, alle truffe più incredibili, ai ragionamenti più assurdi.

Bene, lascia che ti dia qualche spunto pratico-operativo, cosa che da sempre contraddistingue il nostro blog visto che io INVESTO NON SOLO I MIEI SOLDI, MA ANCHE QUELLI DEI MIEI CLIENTI, e tu sai che io so di cosa parlo.

Vediamo quindi 2 consigli utili:

CONSIGLIO N.1 (CONOSCENZA BASE/NULLA)

Se rientri in questa particolare categoria di investitore (non ti preoccupare, è del tutto normale e soprattutto non sei l’unico, ce ne sono tantissimi, compresi alcuni finti “esperti”) puoi fare due cose:

  • formati almeno per le basi. Se non sai proprio nulla, amico/amica mia non puoi investire, lasciatelo dire, hai bisogno almeno di un’infarinatura di partenza (ti lascio il mio ebook che puoi scaricare gratuitamente cliccando QUI). Leggilo se non lo hai già fatto e poi prosegui con questo articolo
  • Una volta che sei più preparato, non improvvisarti trader, investitore, Warren Buffett. Dedicati a prodotti di facile comprensione, cercando di diversificare senza troppi sforzi, facendo attenzione a limitare i costi (acquisto/gestione). In questo caso, un ETF azionario globale/internazionale va benissimo (se vuoi la gestione attiva scegli un fondo con costi molto ridotti che segua la stessa logica di diversificazione) e considera una volta acquistato di tenerlo per molto molto tempo (almeno 10 anni). Fine, questo è tutto quello che devi fare. Non sarai Gordon Gekko ma l’importante è guadagnare!

CONSIGLIO N.2 (CONOSCENZA “MEDIO-ALTA”)

Se hai superato le basi, hai già un approccio “pratico” (non mi stancherò mai di dirlo, non bastano i libri, non bastano le teorie, non bastano i video, lo devi aver PROVATO, perchè sennò sono tutte chiacchiere) allora puoi adottare un approccio più attivo (non sempre, perchè ricordiamo che l’approccio passivo di comprare e tenere uno strumento a costi bassi sul lungo periodo paga sempre, come ho già spiegato in QUESTO ARTICOLO) per cercare di utilizzare una piccola parte del tuo portafoglio per operazioni più “specialistiche” (come ad esempio l’acquisto di uno o più titoli singolarmente).

E qui veniamo alle migliaia di “boiate” che sentiamo ogni giorno (soprattutto su Internet).

Non esistono guadagni facili, veloci, senza competenze…esiste CHE TI FAI UN CULO COSI’, studi, ci metti i soldi, perdi e guadagni, impari dagli errori, e migliori sempre di più.

Almeno questo è il metodo che conosco io..

Quindi torniamo a noi, personalmente ho sempre ritenuto la matematica qualcosa che negli investimenti debba aiutare ma che non debba essere necessariamente “ostica”, di conseguenza ho un debole per l’analisi fondamentale (lo studio dei bilanci di un’azienda e del relativo settore/mercato) supportato dall’analisi tecnica (e non viceversa, poi ci sono investitori che fanno il contrario ed ottengono comunque risultati, l’importante è che sia tu a trovare il TUO metodo più utile a farti guadagnare).

Questo metodo mi ha quasi sempre (ho perso soldi anche io, soprattutto agli esordi, sennò non sarei qui oggi a parlare di investimenti) dato grandi soddisfazioni, l’ultima (perchè qui racconto solo quello che faccio) in ordine di tempo è stata l’investimento su GIMA TT, che mi ha permesso di realizzare una performance (operazione chiusa il 29/03, vedi sotto) del 18.7% (lordo, 13.8% netto circa) nel giro di poche settimane. Questa però attenzione è stata un mix di analisi, bravura, e fortuna (ci vuole anche questa ogni tanto) e ti spiego perchè….

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Già prima pensavo di entrare in acquisto sul titolo, in quanto dalle mie analisi (che scoprirai nel prossimo articolo che farò, con un altro SUPER BONUS REGALO, ma solo per gli iscritti alla newsletter) ma dopo lo storno di metà marzo (vedi sotto il grafico preso da Tradingview) si è creato il punto di ingresso ottimale.

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Questo perchè il “prezzo” che avevo attribuito all’azione (analizzando bilanci e situazione di mercato) oscillava tra i 7.2 e i 7.8 Euro ad azione, di conseguenza dopo il forte calo dello scorso anno (oltre il 60%) e l’ultimo calo forte di qualche settimana fa, il prezzo si è portato in zona 5.98, permettendomi di entrare ad un prezzo fantastico. La fortuna dove sta quindi? Semplice, il mio target di uscita era “vendi se il titolo sale oltre i 7.1 Euro”, quindi è successo esattamente ciò che avevo pianificato, con la differenza che mai più mi sarei aspettato un profitto così ampio in così breve tempo, quindi mi sono attenuto al mio piano ed ho portato a casa il guadagno.

Nel prossimo articolo ti spiegherò tutto, i ragionamenti, come, cosa e perchè, e ti darò come bonus il file excel che utilizzo per tutti i miei ragionamenti di questo tipo.

Questo ovviamente se sei registrato alla newsletter (lo puoi fare inserendo la tua mail nella sezione a destra della HOME).

Alla prossima!

E ADESSO CHE SUCCEDE?

Odio avere ragione, ma ho ragione! Ancora una volta gli interessi personali, i giochi di potere, l’avidità umana, hanno prevalso sul buon senso, come avevo ipotizzato poco tempo fa nel mio ultimo articolo. Parliamo di Brexit, dove per la terza volta il Parlamento ha rifiutato (nonostante il premio in caso di voto a favore fosse lo scalpo della premier May) l’accordo con l’Europa, lasciando di fatto il vuoto da qui al 12 Aprile, data (per ora salvo imprevisti o ripensamenti) per l’attuazione della Brexit. La domanda che tutti si fanno a questo unto è la seguente: ADESSO COSA SUCCEDE?

La risposta (come sempre in questo blog cerco di dare risposte, cose utili che la gente come te cerca) è: CHISSENE IMPORTA! (scritto proprio così).

Questo per un semplice motivo, chi opera sui mercati finanziari DOPO che le cose accadono, per definizione non può che perdere soldi. Infatti nei mercati uno degli aspetti fondamentali è la gestione del tempo, e questo vale (sai che dico una cosa e poi faccio sempre un esempio pratico) in due situazioni che dovresti sempre tenere a mente per fare soldi:

  1. Investi i tuoi soldi (dopo una corretta strategia di Asset Allocation) con orizzonte di lungo periodo (minimo 10 anni, fregandotene di ciò che succede intorno a te) sia in logica di Piano di Accumulo sia in un’unica soluzione
  2. Se vuoi operare in logica più tattica (non di trading attenzione, in questo caso l’orizzonte è brevissimo) devi invece posizionarti PRIMA che le cose accadano (o meglio, PRIMA che le cose possano accadere secondo i tuoi ragionamenti)

Come diceva SUN TZU nel libro (se vuoi diventare un investitore leggilo subito) “l’arte della guerra” ogni battaglia è vinta PRIMA di essere combattuta, perciò non puoi assolutamente improvvisare per con i tuoi soldi, o peggio ancora muoverti dopo che gli eventi sono accaduti.

Andiamo quindi a vedere la situazione attuale, NELLA PRATICA,  i due punti visti sopra.

  1. Come ti avevo raccontato in questo articolol’ETF Vanguard su S&P 500 ha performato da allora circa l’8% in 2 mesi, ma non è questa la cosa importante, perchè se la tua strategia è comprare e tenere per un lungo periodo di tempo, dovrai riguardare le performance appena tra 10 anni, e credimi ne vedrai di tutti i colori, con rialzi e cali anche in doppia cifra. Però sarà importante mantenere il sangue freddo ed attenerti alla tua strategia, poichè PRIMA di investire hai già visto che su orizzonti temporali lunghi ci sono ottime probabilità di portare a casa un risultato positivo
  2. Hai deciso invece che del lungo periodo ti importa poco (male, perchè una buona parte del tuo portafoglio dovrebbe invece avere questo tipo di logica, soprattutto se hai meno di 50 anni) e quindi vuoi fare l’investitore “attivo” (sappi che sono pochi però quelli che riescono costantemente a performare). Quindi in questo caso adesso cosa fai? Provo a dirti le MIE considerazioni in modo da fornirti uno spunto a livello di ragionamento…

Dunque, conoscendo l’avidità umana e la sete di potere e la prevalenza degli interessi personali rispetto a quelli dei cittadini, ipotizzavo un esito di questo tipo al terzo voto sull’accordo Brexit. Di conseguenza mi sono detto: ora, alla luce di ciò, possono succedere due cose (entro il 12 aprile).

  1. Hard Brexit (apriti cielo)
  2. Accordo ed intesa con UE in extremis

Allora ho pensato: io mi posiziono (come farebbe qualunque persona con un po’ di buon senso) nel’ipotesi peggiore (hard Brexit) dove essenzialmente posso aspettarmi 3 conseguenze:

  • Indebolimento sterlina
  • Calo generalizzato dell’azionario (UK ed Europa)
  • Aumento dei rendimenti sui Titoli di Stato (vedi Italia, per cui la UK rappresenta il 4 Paese per impatto economico, un’uscita potrebbe impattare sull’allargamento dello SPREAD)

Quindi ho aumentato la percentuale di liquidità in portafoglio (alleggerito i BTP, che hanno ben performato negli ultimi mesi, capitalizzando quindi i guadagni, e facendo la stessa cosa sull’azionario) pronto a rientrare a prezzi migliori, con una leggera esposizione Short su GBP, pronto a chiuderla qualora le cose invece dovessero concludersi con tarallucci e vino.

Questo perchè se si verifica il caso peggiore, e quindi i mercati (almeno nel breve) dovessero stornare, non solo non subirò danni nel portafoglio, ma anzi potrò trovare ulteriori occasioni di investimento.

Ammettiamo invece che non succeda lo scenario peggiore, ovvero trovino un accordo ed i mercati riprendano a salire, poco male! Ho capitalizzato i guadagni (su base annua in doppia cifra) e sono comunque liquido per altri investimenti, anche se da qui in avanti vedo uno scenario più prudente per quanto già scritto.

Come sempre spero di averti dato qualche spunto utile alla tua operatività, ti invito a seguirci sia sul nostro canale Youtube che sulla nostra pagina Instagram., dove troverai molti spunti utili alla tua operatività!

Alla prossima

THE SKY IS FALLING, THE SKY IS FALLING!

Chi non ricorda quel famoso cartone dove un polletto avvisa la propria città che “il cielo sta crollando”?

Ora, chi mi conosce sa che quando investo tendo sempre a “lasciare le emozioni fuori dalla porta”, quindi oggi non mi metterò a gridare che il cielo sta crollando, tuttavia da consulente finanziario ed investitore quale sono, ritengo giusto fornire un quadro di quelle che sono attualmente le MIE considerazioni (in assoluta libertà di pensiero) sul mercato sulla base di ciò che IO vedo, e che metterò su questo blog per chi semplicemente fosse curioso di leggerle.

Se mi seguite sul mio profilo Instagram, avrete notato nelle storie di ieri in particolare che ho citato un fenomeno preoccupante, noto come “inversione della curva dei tassi”.

In questo articolo in particolare (scritto anche perché in molti mi avete chiesto chiarimenti) spiegherò:

  1. Cos’è
  2. Come funziona
  3. A cosa fare attenzione

La curva dei tassi, cos’è?

Cominciamo con il dire che la “curva dei tassi” rappresenta un grafico, relativo ad una categoria particolare di investimenti, ovvero le obbligazioni, dove sull’asse verticale ci sono i rendimenti, su quella orizzontale le scadenze.

In condizioni normali, le obbligazioni con durata maggiore avranno rendimenti maggiori (TI HO FATTO ANCHE UN PICCOLO DISEGNO PER RENDERTI L’IDEA, fa schifo ma io mi occupo di investimenti e non di disegno quindi dovrai fartelo bastare).

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Come funziona

Visto che una delle leggi fondamentali che governano il mondo, dopo la gravità, è quella del rischio rendimento (oltre ovviamente a quella dell’interesse composto di cui abbiamo già parlato), sappiamo che solitamente più aumenta il rischio e più rendimento ci aspetteremo in cambio. Nelle obbligazioni come lo traduciamo in pratica? Vediamo un esempio concreto…

Se compro obbligazioni del Paese XYZ, la condizione “normale” ci dice che un Titolo di Stato (obbligazione) con durata 30 anni renderà di più di un Titolo di Stato dello stesso paese con durata 2 anni, perché? Semplice, per il RISCHIO che mi sto pendendo di tenere quello stesso investimento per 30 anni anziché per 2! (la probabilità di un fallimento di quel Paese ci dice che è più probabile un fallimento nei prossimi 30 anni che nei prossimi 2).

A cosa fare attenzione

Molto bene, adesso ti ho dato due concetti semplici ma di assoluta importanza, perché ora che sai come devono essere le condizioni “normali”, devi fare attenzione nel caso in cui questa “normalità” cambia, come sta succedendo in questi giorni…

Abbiamo detto che una curva “inclinata positivamente” (cresce guardandola da sinistra verso destra) è la normalità, ma cosa ci dice il mercato quando questa inclinazione si modifica? Possono esserci due casistiche:

  1. Curva piatta (si definisce flattening in gergo tecnico ma chissene)
  2. Curva inclinata negativamente (soprattutto qui devi iniziare a preoccuparti)

Ma perché queste due situazioni sono un possibile campanello di allarme?

Perché il mercato è fatto di Società, Governi che a loro volta sono fatti di persone, quindi i mercati cambiano in base alle AZIONI che queste persone fanno in base ai loro PENSIERI, ma soprattutto alle loro ASPETTATIVE.

E cosa ci dice una curva inclinata negativamente? prendiamo il caso peggiore dei due..

Ci dice che la gente è così preoccupata, ed ha così paura del mercato in questo momento, che per avere in portafoglio un titolo A BREVE SCADENZA esige un rendimento PIU’ ALTO di uno stesso titolo con scadenza più lunga, praticamente il mercato se la sta facendo sotto!

Ora, questo ragionamento e questa situazione di curva dei tassi la si trova su qualunque area geografica (possiamo analizzare i Titoli di Stato americani, quelli Italiani, tedeschi e così via). Pensiamo ad esempio nel 2011-2012 con il famoso “spread” sopra i 500 punti, la curva dei titoli italiani era inclinata negativamente, ed abbiamo visto cosa è successo.

Adesso quindi ti farò vedere la situazione ad oggi, e poi concluderò con le ultime considerazioni di natura più pratica:

 

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Come riportato da Wall Street Italia, in questo grafico possiamo vedere che il differenziale tra i titoli a breve e lunga scadenza americani è sceso in negativo (cioè rendimento Treasury a 3 mesi, meno il rendimento dei Treasury a 10 anni è negativo, quindi il rendimento dei Treasury a 3 mesi è maggiore del rendimento dei Treasury a 10 anni, quindi l’inclinazione è negativa nella curva dei tassi).

Se poi andiamo a vedere qualcosa di altrettanto significativo (l’andamento grafico della curva nell’ultimo periodo, come riportato dal Sole24Ore, capiamo che si tratta di un trend costante che ci deve far capire alcune cose…

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GUARDIAMO PRIMA DI TUTTO LA STORIA, IL PASSATO:  guarda l’immagine sopra, ti dicono nulla GLI ANNI in cui si è verificato questo fenomeno di “curva inclinata negativamente per gli Stati Uniti” (oltre che per il caso Europeo nel 2011), vediamo se ti ricordano qualcosa:

  • 1990-1991
  • 2000-2001
  • 2007-2008

 

Ci siamo capiti? Le 3 crisi più grandi degli ultimi 30 anni sono state precedute (che culo che hai a seguire il mio blog) da un’inclinazione negativa della curva!

Solitamente il “ritardo” (QUANDO POI SUI MERCATI SI BALLA) va dai 6 ai 24 mesi (perché la sfera di cristallo non ce l’ha nessuno) e possiamo almeno (se non essere maledettamente preoccupati) iniziare a farci qualche domanda in più, aggiungendo qualche considerazione finale:

  • Gli Stati Uniti sono ancora (per ora, almeno fino al 2030) l’economia maggiore del mondo, quindi se entrano in recessione trascinano per forza di cose anche altri Paesi, generando un effetto a catena
  • I dati economici in generale ci dicono che il lungo ciclo economico positivo sta volgendo al termine (dati sul PIL dei vari paesi, la loro crescita, i dati PMI, gli utili aziendali, la fiducia di consumatori ed imprese)
  • Negli Stati Uniti restano aperti (ne abbiamo parlato 1.000.000 di volte) i temi sull’indebitamento eccessivo (di Stato e famiglie, pensa ai mutui studenteschi, alle carte di credito, ai prestiti auto) così come in debiti dell’intero mondo stanno crescendo
  • Le guerre commerciali, nonchè eventi di portata molto ampia (vedi Brexit) non fanno che gettare altra benzina sul fuoco

Bene, ora che penso di essermi guadagnato la tua attenzione, vediamo se riesco a leggerti nel pensiero e rispondere alla tua domanda successiva….QUINDI COSA DEVO FARE?

Premessa che adesso sei preparato per i mesi a venire, e come minimo puoi ringraziarmi invitando chiunque ad iscriversi ai nostri canali, la risposta è DIPENDE!

Dipende dalla strategia di portafoglio che hai, da quella decisa con il tuo consulente (speriamo che si sia accorto dell’inclinazione negativa della curva), ma in linea di massima ci sono 3 considerazioni importanti da fare:

  1. Se hai comprato dei prodotti diversificati, anche azionari, nella logica COMPRO E TENGO PER ALMENO 20-30 ANNI, amico mio, dovrai turarti il naso, farti un sonno profondo, non leggere più i giornali per i prossimi 5 anni, buttare via la chiavetta del tuo home banking, e quindi restare fedele alla tua strategia di NON FARE NIENTE (però questo presuppone che tu abbia fatto un ottimo lavoro di asset allocation PRIMA, sia chiaro!)
  2. Se investi in una logica più tattica e meno strategica (quindi più variazioni nel breve-medio periodo) un alleggerimento azionario, ed una maggiore diversificazione (ETF/Fondi) su obbligazionari con scadenze più ampie non sarebbe sbagliato, oltre a prodotti a strategia inversa e beni rifugio
  3. Considera i Piani di Accumulo, perché come abbiamo già spiegato, se parti con un PAC e il mercato si mette male all’inizio dei tuoi versamenti…ALLELUIA! Matematicamente è dimostrato che farai risultati migliori!

Per tutto il resto, sai come contattarci per dubbi/domande, sai dove forniamo tutte le informazioni (qui in primis) e adesso sai anche che “il cielo starà pure crollando”, ma almeno noi ti abbiamo fornito la capsula di salvataggio, alla prossima!

 

PIANO PENSIONISTICO VS PIANO DI ACCUMULO, QUALE SCEGLIERE?

La scorsa settimana, durante l’intervista con il famoso Youtuber Marcello Ascani (se non sei riuscito a vederla ecco il link) un utente ha chiesto la differenza tra il classico piano di accumulo (di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo) ed il Piano Individuale Pensionistico. Dal momento che si tratta di una domanda che nell’ultimo periodo mi sento fare spesso, ho ritenuto che fosse arrivato il momento di scrivere qualcosa a riguardo.

Oggi sono ad Ivrea, per il Carnevale molto famoso dove si assiste al classico “tiro delle arance”, e dal momento che al Castello di Parella hanno una canina di vini spettacolare, sono particolarmente “allegro”, perciò lascio che siano le parole a scorrere dal mio cervello alla tastiera senza fare troppa opposizione e senza pensarci troppo su, quindi cominciamo…

Il piano individuale pensionistico (definito anche PIP) è sostanzialmente un piano di accumulo (con versamenti che possono essere mensili, trimestrali, semestrali o annuali) con caratteristiche tuttavia un po’ diverse, che adesso ti spiegherò (nel frattempo sto ascoltando “morning glory” degli Oasis))

Dunque cominciamo con la parte fiscale, perché a differenza del classico piano di accumulo (da adesso in poi PAC) tutto quello che versi, fino ad un massimo di 5.164,57 Euro annuali, è possibile portarlo in deduzione dalle tasse.

Questo per un motivo molto semplice, lo Stato ha un sistema previdenziale pubblico definito “a ripartizione” (cioè chi lavora, con i propri contributi, paga la pensione a chi non lavora più). Tu pensi di accantonarli per te stesso, ma la cosa è solo figurativa, mi dispiace. Dal momento che il sistema matematicamente comincia ad essere (anzi lo è da un bel po’) instabile e sbilanciato in favore delle pensioni (complice anche l’invecchiamento della popolazione a l’aumento della speranza di vita) i conti (pubblici) non tornano, di conseguenza lo Stato ti dice una cosa molto semplice: “caro cittadino italiano, visto che io difficilmente riuscirò a pagarti la pensione, se ci pensi da solo o comunque ti dai una mano da solo, io ti supporto dal punto di vista fiscale”. Ecco spiegato quindi il vantaggio economico che hai (a differenza del classico PAC).

Facciamo come sempre un esempio pratico con dei numeri: nella tua dichiarazione dei redditi, se presenti un reddito lordo di Euro 30.000, avendo per esempio versato durante l’anno 5.000 Euro nel PIP, pagherai le tasse solo su 25.000 Euro di reddito complessivo (ecco come funziona in sintesi la deducibilità).

Detto questo, i vantaggi non sono finiti….

Infatti la parte fiscale fa la parte del leone nelle agevolazioni, e te lo dimostro con un altro esempio pratico: confrontandolo cioè con il tuo TFR (eh si, perché se non lo sai puoi anche decidere di trasferire il tuo TFR all’interno di un piano pensionistico, spostando quindi il rischio dalla tua azienda alla compagnia assicurativa, ricordati infatti che il TFR sono soldi che tu tutti i mesi metti da parte, quindi è importante sapere che, se la tua azienda non naviga in “acque sicure”, puoi sempre optare per lo spostamento in un PIP, dove il rischio sarà trasferito dalla tua azienda alla compagnia assicurativa, che solitamente risulta più solida).

Detto questo, torniamo alla parte fiscale ed al confronto con il TFR…

Ipotizziamo che dopo oltre 40 anni di faticoso lavoro, il tuo TFR sia di 100.000 Euro. Pensi che ti venga liquidata tutta la somma? Eh no mio caro, perché lo Stato si trattiene una determinata percentuale definita “aliquota marginale”…

Mettiamo che (prendiamo le aliquote IRPEF attuali) la tua fascia di reddito preveda una tassazione del 38%, ciò vuol dire che anche il tuo TFR finale, quando sarà il momento di passare all’incasso, subirà una tassazione del 38% (si definisce aliquota marginale), quindi su 100.000 Euro accantonati te ne arriveranno NETTI 62.000 Euro (38.000 restano a papà Stato).

Se invece la stessa cifra al termine del tuo lavoro sarà all’interno di un PIP, la tassazione è molto inferiore, infatti le aliquote vanno da un minimo del 9 ad un massimo del 15%. Da cosa dipende l’aliquota finale? Semplice, da quanto tempo stai versando contributi nel tuo PIP, prima cominci e più bassa sarà la tassazione finale. In particolare, si comincia con l’aliquota del 15%, ma a partire dal 16 esimo anno di versamenti nel PIP, ogni anno l’aliquota cala dello 0,3% (quindi in base a questi calcoli possiamo affermare che se versi in un PIP 35 anni, alla fine avrai una tassazione del 9%).

Tutto bello e tutto facile? No!

Infatti ci sono anche degli accorgimenti che devi considerare prima di aderire ad un PIP (sia nel caso di versamenti liberi che di trasferimento del tuo TFR, visto che puoi optare per entrambe le ipotesi).

  • I costi: in base alle compagni assicurative ed ai prodotti, dovrai confrontare molto bene sia i costi fissi (ad esempio per ogni versamento mensile) sia variabili (le spese di gestione, dal momento che i tuoi soldi verranno “gestiti”, più o meno prudentemente, a seconda del tipo di scelta che farai, dalla Compagnia assicurativa).
  • Le gestioni: come detto sopra, puoi optare ad esempio per una linea garantita (quindi con un rendimento minimo garantito, che solitamente prevede l’investimento in Titoli di Stato di vario tipo), fino alle gestioni più aggressive (azionaria se hai un orizzonte temporale molto lungo)
  • La liquidità del PIP: qui arriviamo ad una differenza netta dal classico “piano di accumulo”, infatti se in quest’ultimo caso basta liquidare il controvalore come qualsiasi investimento, nel caso del PIP non potrai toccare le some versate (salvo per spese mediche urgenti) prima di 8 anni, ad anche dopo quel periodo potrai chiedere il riscatto di massimo il 75% di quanto accantonato (pagando fai attenzione un’aliquota del 23%) in base alle diverse esigenze (acquisto/ristrutturazione prima casa) oppure massimo il 30% (sempre con la tassazione al 23%) per qualsiasi altra esigenza
  • A scadenza: potrai riscuotere SOLO il 50% della somma accantonata come capitale, il resto ti verrà erogato in forme di rendita (a seconda della scelta ne avrai di diversi tipi) come integrazione alla pensione pubblica

Ecco perché, come dico sempre, la somma da destinare ad un PIP DEVI DIMENTICARTELA, servirà esclusivamente all’integrazione della tua pensione, se invece vuoi accantonare soldi per altre finalità (acquisto auto/casa ecc) meglio il classico piano di accumulo, molto più flessibile!

A questo punto perciò, una volta conosciuti questi dettagli, capita la differenza e valutata la tua capacità di risparmio mensile, dopo aver confrontato le diverse offerte lato costi, e dopo aver deciso il tipo di linea di gestione (garantita, bilanciata, azionaria ecc) potrebbe essere un buon compromesso la scelta di QUANTO risparmiare ogni mese, suddividendola tra il “piano di accumulo classico” ed il PIP, a seconda degli obiettivi economici e temporali da raggiungere.

Per qualsiasi cosa come sempre non esitare a contattarmi, adesso vado a riprendermi un secondo e ci rivediamo come sempre su “Colazione a Wall Street”!

Alla prossima

Francesco