Electronic Arts: Target raggiunto!

Siamo molto contenti, perchè con le performance di oggi portiamo a casa una buona plusvalenza 6% circa) sul titolo di cui abbiamo parlato per circa 3 mesi (primo acquisto 22 aprile 2019).

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In questo caso la performance (oltre il 30% su base annua) la riteniamo sufficientemente corposa per un titolo di cui abbiamo parlato e di cui ancora dobbiamo terminare di descriverne i bilanci (poichè lo abbiamo preso a titolo di esempio). Quindi la nostra esposizione su una piccola quota di portafoglio (quella per capirci destinata ai singoli titoli, vedi post a riguardo) è andata molto bene.

Adesso, per quanto le Banche Centrali stiano continuando a pompare liquidità nel sistema, per quanto forse verranno raggiunti determinati accordi (vedi USA-Cina) piuttosto che procedura d’infrazione Italia-UE, le dinamiche economiche di fondo restano incerte, quindi non è il caso di restare esposti molto sull’azionario (per un profilo con ad esempio un 30% oggi sarebbe consigliabile ridurlo al 10/15%).

In particolare l’azionario america risulta ancora molto sopravvalutato (il CAPE di Shiller è ancora a livelli importanti, vedi grafico sottostante) e per il “risparmiatore” / “investitore retail” meglio un pò di sana prudenza che non vuol dire NON GUADAGNARE, ma vuol dire raccontare le cose come stanno, e non giocare con i soldi delle persone!

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Ci vediamo al prossimo articolo dove concluderemo l’analisi di Electronic Arts.

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EA: LO STATO PATRIMONIALE, QUANTO RENDONO GLI ATTIVI?

Bene, questo weekend ci dedichiamo alla conclusione dell’ultima parte DELLE VOCI DI ATTIVO dello Stato patrimoniale, per poi passare al Passivo ed al Capitale Netto. Riprendendo dall’ultimo articolo in cui ci siamo lasciati, ecco nuovamente lo schema dell’attivo patrimoniale di Electronic Arts, e andiamo a vedere le ultime voci DATI ESPRESSI IN MIGLIAIA DI USD).

 

ANNO 2015 2016 2017 2018
CASSA/LIQUIDITA’ 2.068.000,00 2.493.000,00 2.565.000,00 4.258.000,00
RIMANENZE (scorte)  36.000,00 0,00 0,00 0,00
CREDITI NETTI  362.000,00  233.000,00  359.000,00  385.000,00
TOT. ATTIVO CIRCOLANTE (o attività correnti) 3.720.000,00 4.354.000,00 5.199.000,00  6.004.000,00
IMMOBILIZZAZIONI TECNICHE (patrimonio imp.) 459.000,00 439.000,00  434.000,00  453.000,00
ATTIVITA’ IMMATERIALI (immobilizz. Imm.)  111.000,00  57.000,00  8.000,00  71.000,00
(di cui) AVVIAMENTO 0,00  0,00  0,00 0,00
TOTALE ATTIVO 6.147.000,00 7.050.000,00 7.718.000,00 8.584.000,00

 

IMMOBILIZZAZIONI TECNICHE: In questo caso è preferibile un numero basso, perchè trattandosi di qualcosa di fisso, di costoso da mantenere sempre “al passo con i tempi” per restare sul mercato, il vantaggio competitivo consiste nel fatto che non devo ogni volta aggiornare o ammodernare tale voce se non dipendo da essa per fare business (pensiamo a terreni, fabbricati, macchinari ecc).

ATTIVITA’ IMMATERIALI: (marchi, brevetti). Anche in questo caso dipendere da tali attività per fare business potrebbe essere un rischio (pensiamo ad esempio all’azienda farmaceutica a cui non viene rinnovato un brevetto e quindi perde l’esclusività di un certo farmaco). Perciò in questo caso sarebbe meglio non dipendere da tali voci (che quindi dovranno essere più basse possibili).

AVVIAMENTO: Se cercate su Internet questa parola troverete un sacco di definizioni complicate ed incomprensibili, ecco perchè ci siamo qua noi! Infatti vi spieghiamo questa voce con un esempio, che risulta sempre la cosa migliore. Quando ad esempio Banca Intesa compra a 100 Euro la Popolare di Vicenza (che ha un valore contabile di 80 Euro), la differenza (20 Euro) rappresenta il valore dell’avviamento. Come leggere questo dato? Semplice, se vediamo questo valore aumentare negli anni, può essere un’indicazione di come l’azienda si muove sul mercato, ovvero invece di crescere con le sua “attività principale”, preferisce continuare a fare piazza pulita sul mercato e comprare competitor (altre aziende dello stesso settore magari).

Bene, ora che abbiamo definito tutte le principali voci dell’attivo dello stato patrimoniale, ecco un altro importante concetto da conservare e con cui ci lasciamo per la prossima volta (dove inizieremo a vedere il PASSIVO.

R.O.T.A. (Return on total Activity) = Quanto sono efficienti le attività di questa azienda?

ROTA = Utile netto di esercizio / Totale ATTIVO

Questo valore come si può intuire dalla formula più alto è meglio sarà (EA viaggia stabilmente sopra il 15%). Questo significa da un lato che l’azienda impiega bene le proprie attività, dall’altro bisogna però dire che questo numero potrebbe essere più basso a seguito della presenza di attivi molto elevati, che quindi rende l’azienda più difficilmente “aggredibile” da pericoli esterni di acquisizione (tra le due io preferisco la prima, ovvero un ROTA elevato comunque).

Molto bene, ci vediamo alla prossima con l’analisi del PASSIVO, ovvero l’altra faccia dello Stato Patrimoniale. Buon weekend!

EA, DOPO IL CONTO ECONOMICO, LO STATO PATRIMONIALE

Molto bene, ci abbiamo impiagato ben 4 articoli e circa un mese per approfondire come analizzare il conto economico di una società (EA nel nostro caso presa come esempio). Adesso passiamo ad un altro aspetto importantissimo da unire al conto economico, ovvero lo stato patrimoniale.

Sappiamo che a differenza del conto economico, che rappresenta dei flussi (simile al rendiconto finanziario con i flussi di cassa) lo stato patrimoniale invece possiamo vederlo come una FOTO, qualcosa di STATICO, che rappresenta la situazione in un determinato periodo, e solo in quel determinato periodo.

Ora, la legge fondamentale che lega lo Stato patrimoniale è la seguente:

Attività = Passività + Capitale Netto

Le attività (cassa, crediti, tutto ciò che rappresenta aspetti positivi di un’azienda) sono uguali alla somma delle passività (debiti ad esempio) e del Capitale Netto (che approfondiremo nei prossimi articoli in quanto merita particolare attenzione).

Bene, come sempre riporto lo Stato patrimoniale di EA così poi passiamo alle dovute analisi (dati espressi in migliaia).

VOCI ATTIVO 2015 2016 2017 2018
CASSA/LIQUIDITA’ € 2.068.000,00 € 2.493.000,00 € 2.565.000,00 € 4.258.000,00
RIMANENZE (scorte) € 36.000,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00
CREDITI NETTI € 362.000,00 € 233.000,00 € 359.000,00 € 385.000,00
TOT. ATTIVO CIRCOLANTE (o attività correnti) € 3.720.000,00 € 4.354.000,00 € 5.199.000,00 € 6.004.000,00
IMMOBILIZZAZIONI TECNICHE (patrimonio imp.) € 459.000,00 € 439.000,00 € 434.000,00 € 453.000,00
ATTIVITA’ IMMATERIALI (immobilizz. Imm.) € 111.000,00 € 57.000,00 € 8.000,00 € 71.000,00
(di cui) AVVIAMENTO € 0,00 € 0,00 € 0,00 € 0,00
TOTALE ATTIVO € 6.147.000,00 € 7.050.000,00 € 7.718.000,00 € 8.584.000,00

Ora che abbiamo riportato il totale attività degli ultimi 4 anni, andiamo a vedere le singole voci cosa rappresentano.

CASSA-LIQUIDITA’: vale per i privati, per le aziende, “cash is king” si usa dire. Eh si, perchè se un’azienda non ha liquidità è praticamente morta. Questo perchè immaginiamo il caso di una società con crediti da incassare per 100, debiti da pagare per 20, perfetto! apparentemente sembrerà una società a posto. Ma se i debiti vanno pagati PRIMA dei crediti, allora in assenza di liquidità (da anticipare in attesa di ricevere l’incasso sui crediti) l’azienda si troverà a corto di soldi e tecnicamente potrebbe anche chiudere bottega. Quindi onde evitare questi problemi, una società in grado di “fare cassa”, di avere liquidità sui conti correnti per svolgere tutta una serie di incombenze (pensiamo ad esempio anche al tema investimenti, qualora volesse acquistare un potenziale competitor) sarà decisamente migliore di una società con poca se non addirittura nessuna liquidità. Perchè guardare lo storico e non un solo anno? Semplice, potrebbe darsi ad esempio che fermandoci solo alla foto del 2018 la liquidità sia dovuta ad esempio ad un’operazione straordinaria (che abbia generato un incasso superiore agli altri anni) mentre a noi interessa la capacità di generare SEMPRE liquidità sufficiente con il proprio business. Inoltre nei periodi difficili (ed un’azienda ne avrà nel corso del tempo) la cassa sarà una delle armi di difesa più importanti per superare eventuali tempeste finanziarie o momenti di scarse vendite.

RIMANENZE: le rimanenze sono tutte quelle attività vendibili in poco tempo (quindi lo step “successivo” alla liquidità/cassa). Anche qui è preferibile che risultino in crescita piuttosto che in calo ma senza particolari eccessi (quindi un trend di crescita costante). Solitamente per la rimanenze ci si riferisce più ad aziende che presentano merce “fisica” mentre nel caso di aziende tecnologiche o di servizi tale voce (come nel caso di EA) risulterà bassa o nulla e quindi meno rilevante.

CREDITI NETTI:  è un buon indicatore di come la società riesce a gestire i propri incassi, dal momento che la formula è la seguente:

CREDITI NETTI = CREDITI TOTALI – CREDITI INESIGIBILI

Rispetto ai competitor avere un valore più alto di questa voce è considerato un fattore molto positivo

TOTALE ATTIVO CIRCOLANTE: la somma di tutte le attività liquide o prontamente liquidabili prende il nome di attivo circolante, che da solo rappresenta già un buon indicatore (più alto è meglio è) ma che esprime tutto il suo potenziale quando viene rapportato al TOTALE PASSIVO CIRCOLANTE (che tratteremo in seguito).

Infatti per esprimere l’indice principale che ci fornisce meglio di tutti il grado di liquidità di un’azienda, utilizzeremo il coefficiente di liquidità.

COEFFICIENTE DI LIQUIDITA’ = ATTIVO CIRCOLANTE/PASSIVO CIRCOLANTE

Intuitivamente possiamo già capire che più alto è meglio è, ma di quanto dovrebbe essere per avere livelli tali da indurci a valutare un possibile acquisto del titolo?

Banalmente, MAGGIORE DI 1!! Ciò vuol dire che se ad esempio il nostro coefficiente sarà di 2, le attività “disponibili e liquide” saranno il doppio delle passività (quindi l’azienda sarà in grado di far fronte ai propri impegni ed eventualmente avere ancora liquidità sufficiente per altri scopi.

 

Molto bene, anche per oggi direi che abbiamo detto abbastanza, quindi vi lascio il tempo di assimilare questi concetti (e magari di rivedervi gli articoli precedenti) così da tornare al prossimo articolo pronti per andare avanti.

SE NON LO AVETE ANCORA FATTO VI INVITO AD ISCRIVERVI ALLA NOSTRA NEWSLETTER PERCHE’ RICEVERETE IN REGALO IL FILE PER VALUTARE TUTTI QUESTI ASPETTI IN POCHISSIMO TEMPO E SENZA SFORZO, PER CAPIRE MEGLIO QUANTO POTREBBE VALERE UN’AZIENDA!

Alla prossima!

EA, ANALISI FINALE DEL CONTO ECONOMICO (pt.4)

Eccoci qua con il proseguo dell’analisi sul titolo Electronic Arts!

Ci siamo lasciati nell’ultimo articolo con l’analisi di altre voci del conto economico…

Bene oggi chiudiamo il discorso con le voci finali per poi passare, dalla prossima volta, allo stato patrimoniale (ricordatevi che apposta andiamo per gradi per farvi comprendere bene un’analisi che poi vi servirà per QUALUNQUE TITOLO!).

Alla fine dello Stato patrimoniale passeremo in velocità al flusso di cassa per poi chiudere (per quelli che avranno avuto la voglia ed il tempo di seguirci fino in fondo) con il regalo per voi del Bonus dove potrete trovare tutti i calcoli riassunti in un unico file Excel (riservato solo per gli iscritti alla Newsletter).

Quindi proseguiamo con l’analisi del conto economico, in particolare dopo gli ammortamenti, gli interessi passivi, le spese ricerca e sviluppo, chiudiamo forse con una delle righe in assoluto più importanti, ovvero l’Utile di esercizio!

ANNO 2015 2016 2017 2018
PROFITTO LORDO €             3.086.000.000 €               3.042.000.000 €              3.562.000.000 €          3.873.000.000
MARGINE DI PROFITTO LORDO 68% 69% 74% 75%
UTILE DI GESTIONE €                 959.000.000 €                   905.000.000 €              1.245.000.000 €          1.443.000.000
UTILE LORDO €                 990.000.000 €                   933.000.000 €             1.292.000.000 €          1.487.000.000
UTILE NETTO DI ESERCIZIO €                 940.000.000 €               1.212.000.000 €              1.049.000.000 €          1.081.000.000

UTILE DI GESTIONE: Si ottiene togliendo dal profitto lordo (leggi gli articoli precedenti per capire come calcolarlo) gli ammortamenti, le spese per ricerca e sviluppo, e le spese Amministrative/gestione/vendita. Mi sembra scontato (ma lo ripetiamo lo stesso non si sa mai) che più alto è meglio è! Non solo, il trend (esaminando il titolo EA) risulta negli ultimi 4 anni positivo ed in crescita (in 4 anni cresce di oltre il 50%).

UTILE LORDO: se all’utile di gestione togliamo (oppure aggiungiamo a seconda del segno + o -) gli interessi passivi, otteniamo l’utile lordo (anche qui più alto è meglio è, quindi positivo per EA che il trend sia in crescita). Questo parametro quindi comprende il risultato economico TOTALE della società….senza calcolare le tasse! (quando toglieremo le tasse avremo l’utile NETTO!).

ATTENZIONE: CONFRONTATE SEMPRE L’UTILE LORDO E NON L’UTILE NETTO, PER DECIDERE QUALE TRA UNA O PIU’ AZIENDE SIA REDDITIZIA RISPETTO ALLE ALTRE!

Questo perchè i rendimenti riportati sono sempre al lordo, e quindi è più agevole e veritiero come confronto il dato dell’utile lordo!

UTILE NETTO: Equivale all’utile lordo meno le imposte (non preoccupatevi non dovrete calcolarle voi, ma semplicemente troverete già il dato nei vari siti considerati per le nostre analisi). Questo parametro è molto utile, come sempre, non per il fatto (scontato anche questo) che debba essere più alto possibile e con un trend in crescita negli anni, quanto più per CONFRONTARLO CON I RICAVI TOTALI, per avere un indice aggiuntivo su quanto margine riesce ad avere l’azienda. Di base non dovrebbe essere inferiore al 20%.

Quindi ad esempio se prendo il 2018 per EA, vedo che utile netto = 1.081 milioni, a fronte di un fatturato di 5.150 milioni. Quindi 1.081/5.150 = 21% circa, e negli anni precedenti il rapporto è SEMPRE STATO SOPRA IL 21% (quindi un dato indubbiamente significativo).

Questa è un’altra percentuale da confrontare quando si è indecisi tra investire in un’azienda rispetto ad altre!

UTILE PER AZIONE: Bene, chiudiamo con l’ultimo dato utile, ovvero l’utile per azione (o EPS in inglese, Earnings per share). Si ottiene dividendo l’utile netto per il numero di azioni in circolazione (anche qui rivedete gli articoli precedenti dove trovate le indicazioni per recuperare questo dato). Anche qui i giornali solitamente utilizzano solo questo dato per valutare la robustezza di un’azienda, forse perchè è quello più reperibile, ma tu ormai sei molto più bravo e quindi sai che si tratta solo di uno dei tanti dati da analizzare, e mi raccomando, anche qui TREND IN CRESCITA NEGLI ANNI e più alto è meglio è!

Bene, con questo termina l’analisi del conto economico, al prossimo articolo dove analizzeremo lo stato patrimoniale!

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ITALIA – GRECIA, RIDE BENE CHI NON E’ ULTIMO!

Sembra incredibile, ma è successo! Come possiamo notare dal grafico Bloomberg qui sotto, i rendimenti a 5 anni della Grecia oggi rendono tanto quanto quelli dell’Italia.

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Insomma sono riusciti a sorprendere anche me che avevo già parlato di come la situazione italiana fosse complicata (un mese e mezzo fa quando mi aspettavo uno storno sui mercati, poi con i 4 motivi per cui vedevo “rosso” per il nostro Paese).

Però così esageriamo, e quindi se prima avevo pensato di liquidare la mia posizione Short sui BTP (aperta circa un mese fa) resto dell’idea che la mia quota da destinare a prodotti “contrarian” (la parte di portafoglio che “copre” in fasi di ribasso) sia ancora valida, anche se da monitorare con attenzione.

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Avevo detto del fatto che vi erano 4 punti per cui ero preoccupato sull’Italia, che riassumo brevemente (per ordine di importanza) a cui ne aggiungo altri 2:

  1. Manovra finanziaria di ottobre (senza coperture adeguate) con aumento IVA
  2. Debito eccessivo, crescita nulla (ultimi dati ISTAT YoY -0.1%)
  3. Agenzie di rating (se qualcuna aveva “sospeso” il giudizio non credo succederà di nuovo)
  4. Tenuta del Governo
  5. Cambio al vertice BCE
  6. Sorpasso della Grecia

In particolare questo punto si è aggiunto pochi giorni fa, perchè non tanto a 5 anni, quanto lo “spread a 10 anni” risulterebbe significativo in termini di sorpasso (e non manca molto, circa 21 BP). Questo non farebbe che aumentare il “rischio” percepito sul nostro Paese con un effetto avvitamento molto insidioso.

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La differenza è che i greci escono da anni di manovre lacrime e sangue, e nell’ultimo anno crescono al 2.1% (Italia 0.1%).

A questo punto che succede? Succede che per chi non è ancora entrato sui BTP farebbe bene ad aspettare (non è ancora a mio avviso un punto di ingresso per comprare BTP convenienti per rischio-rendimento) e capire l’evoluzione della questione sul nostro debito.

Tutto questo mentre anche all’esterno il contesto si fa complicato, con il problema dei dazi che riduce le nostre esportazioni e quindi “toglie” uno di quei pochi sostegni economici che ancora ci permettevano di recuperare qualcosa.

Quel “menomale che è successo a loro e non a noi” potrebbe diventare un ricordo sbiadito, perchè adesso al centro dei mercati Europei siamo di fatto diventati il primo, grande, inevitabile, punto di attenzione.

Anche i nostri CDS a 5 anni (il premio che si paga per assicurarsi dal rischio di fallimento di uno Stato o di un’impresa) sono  saliti a molto solo nell’ultimo mese (+ 19,3%) altro segnale del fatto che i mercati hanno “acceso un faro” su di noi (e non solo la Commissione UE).

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Alla prossima!

RISCHIO/RENDIMENTO: 3 INDICATORI UTILI DA USARE PER CAPIRE SE IL GIOCO VALE LA CANDELA

“Francesco, ho trovato 2 investimenti…il primo rende il 5% annuo, il secondo solo il 3.5%, volevo un tuo parere se siano validi ma io sarei decisamente più propenso per il primo”..

IO: “Hai calcolato anche il rischio di questi 2 investimenti?”

LUI: “ahahaha direi di no (faccina  sorridente)…………………………………………………………………

Ecco, primo punto dell’articolo di oggi, ragionare per un investimento guardando solo “quanto mi rende” amico/amica mio/mia è una ca……ta mostruosa.

Quindi andiamo subito al sodo, quando valuti un investimento devi, tra le altre cose, non solo vedere quanto ti rende, ma anche QUANTO RISCHIO TI STAI PRENDENDO A FRONTE DI QUEL DETERMINATO RENDIMENTO (da qui rapporto rischio-rendimento).

Ora ecco 3 indicatori utili (e di comprensione tutto sommato semplice ed alla portata di tutti) che dovresti sempre avere nel kit del bravo investitore..vediamoli!

Var (value at Risk, non il “Var” calcistico mi raccomando)

Indica la MASSIMA PERDITA che (con una certa probabilità “p”) un portafoglio può subire in un determinato periodo di tempo. Quindi abbiamo 3 dati che ci servono:

  • tempo considerato
  • livello di confidenza (la probabilità che tra poco spiegheremo)
  • valuta di riferimento (qui solitamente Euro/usd ecc)

ESEMPIO PRATICO: VAR 2 giorni = 2000 Euro con un intervallo di confidenza al 95%

Traduzione: entro un periodo di 2 giorni mi aspetto (con una probabilità del 95%) una perdita che sia al MASSIMO di 2000 Euro. Esiste poi una probabilità del 5% invece che la mia perdita entro i prossimi 2 giorni sia superiore a 2000 Euro.

VANTAGGIO DEL “VAR”: quando facciamo un investimento (pensiamo ad un’azione o un’obbligazione) abbiamo diversi rischi (di mercati, di tassi di interesse, valutario ecc).

Il Var è un aggregatore di tutti questi rischi, quindi con un NUMERO ci riassume diverse tipologie di rischio dandoci un’indicazione della bontà del titolo.

SHARPE RATIO

Significato: per ogni 1% di aumento della volatilità sul mio investimento, questo mi genera un “x”% in più rispetto al rendimento del titolo privo di rischio (pensiamo ad esempio ai Bund tedeschi come indicatore privo di rischio).

La formula è la seguente: SR = (Ri – Rf)/sigma(i)

Quindi facciamo anche qui un esempio con i numeri:

  1. INVESTIMENTO 1: Rendimento 6%, volatilità 7%
  2. INVESTIMENTO 2: Rendimento 9% volatilità 15%

Tasso risk free (uguale per tutti) = 2%

SR1 = (6 – 2)/7 = 0,57

SR2 = (9 – 2)/15 = 0,46

Quindi cosa deduciamo? Che NONOSTANTE l’investimento 2 renda di più, in relazione al rischio è migliore il titolo 1!!! Perchè per ogni aumento del 1% della volatilità (rischio) il rendimento EXTRA rispetto al tasso risk free è dello 0.57%, rispetto al secondo investimento dove l’extra rendimento è solo dello 0,46%.

Tutto chiaro? (in caso scrivetemi)

INFORMATION RATIO

Ottimo indicatore soprattutto nel confronto tra fondi comuni/etf (su Quantalys trovi già i numeri senza dover calcolare nulla, TI HO MESSO A TITOLO DI ESEMPIO UNA SCHEDA DI UN FONDO).

Esprime la bravura del gestore di “battere” un benchmark di riferimento. Sappiamo infatti che i fondi comuni (quelli a gestione attiva) per definizione “dovrebbero” (uso il condizionale perchè pochi ci riescono, ecco perchè è importante valutare bene tutto con questi strumenti) battere un determinato parametro di riferimento definito appunto benchmark. il nostro IR ci indica se il fondo è riuscito a Massimizzare il rendimento riducendo al minimo il rischio.

La formula infatti è: IR = Te/TeV

Dove il Te sarebbe: Rendimento fondo – Rendimento Benchmark e dove “Tev” sarebbe la volatilità del Te.

Quindi MAGGIORE E’ IL IR è più bravo sarà il gestore!

Per gli Etf, essendo a gestione passiva, tipicamente assistiamo a IR pari a zero.

Spero come sempre che questi spunti siano utili nella costruzione di una corretta strategia di investimento, come sempre per dubbi o domande non esitare a contattarmi!

Alla prossima!

Spunti di investimento in attesa delle elezioni Europee 2019

Bene, ci siamo quasi…da qui alla prossima settimana prenderà forma la nuova composizione a livello Europeo (si vota per il Parlamento UE) che definirà da giugno in avanti la politica dei diversi paesi dell’Area.

Molti sono ancora indecisi, troppi forse ancora non hanno letto (e mai leggeranno) i programmi dei diversi partiti (fatelo vi prego), ma a noi questo poco importa, perché qui dobbiamo ragionare ESCLUSIVAMENTE IN TEMA DI INVESTIMENTI.

Questo nonostante il Premio Nobel J.Stiglitz sia convinto (e lo sono anche io) che politica e finanza in Europa viaggino strettamente legati tra loro.

Ma veniamo come sempre alle questioni pratiche…

Stando agli ultimi sondaggi, la Coalizione PRO Europa (soprattutto il Partito Popolare, con Socialisti e democratici) dovrebbe comunque superare il 60% dei seggi (in totale 751 con la Gran Bretagna presente) contro un 34% circa invece di Coalizione Anti Europa (soprattutto il Gruppo messo insieme da Matteo Salvini).

Quindi seppur vero che stiamo assistendo ad un avanzamento dei “sovranisti” ci sono ancora dei margini dal punto di vista della tenuta dell’attuale struttura Europea.

Questo però non toglie che 2 sono le tematiche su cui a mio modo di vedere occorre fare attenzione:

  1. Gran Bretagna: Il partito PRO BREXIT (Brexit Party) di Farage sembra essere nettamente in vantaggio (34%) nei confronti sia dei conservatori (11%, della premier May) che dei Laburisti (21%). Questo potrebbe quindi essere il preludio al problema che tornerà in auge subito dopo le elezioni, ovvero quando tornerà a farsi sentire la pressione sulla possibile uscita della Gran Bretagna. I sondaggi parlano chiaro, gli inglesi sono stufi del tira e molla e l’attuale Governo britannico sembra aver perso credibilità, tutto questo avrà inevitabilmente un peso sulla decisione finale

 

  1. Italia: che dire del nostro Paese dove ormai l’attuale maggioranza (Lega + M5S) sembra spaccata su tutte le tematiche? Tutto questo si ripercuote anche in Europa, dove il M5S si è rifiutato di far parte della “coalizione Salvini”. Che sia una strategia per indebolire l’alleato in modo da preparare il terreno ad uno scontro tutto italiano post elezioni? Tutto questo non farebbe che accentuare il “problema Italia” (focus sui conti pubblici e prossima Manovra di Finanziaria ad ottobre) che si ritroverebbe incertezza non solo economica ma anche politica

 

Tutto ciò ricordando che a fine ottobre il buon Mario Draghi lascerà la presidenza della Banca Centrale Europea, quindi bisognerà prepararsi al suo successore che potrebbe anche non essere così “disposto” a supportare i Paesi in difficoltà.

Bene, ora che abbiamo portato un quadro generale di quella che è l’attuale situazione, vediamo dal punto di vista degli investimenti quali potrebbero essere alcuni spunti (per essere più specifici bisognerebbe entrare in dettaglio di ogni singolo investitore, ma non ne abbiamo il tempo e la possibilità per ovvie ragioni) da portarsi dietro PRIMA delle elezioni (DOPO è troppo tardi).

 

  • Alleggerimento del rischio, aumento del peso della liquidità. Questo perché in una situazione di nervosismo, i sondaggi dicono che l’Europa dovrebbe tenere, ma potrebbe benissimo arrivare la “sorpresa” dei partiti sovranisti e portare ad un calo forte delle diverse Asset Class (azioni e Titoli di Stato su tutti). Quindi portare a casa i guadagni accumulati da inizio anno ed aspettare liquidi l’esito potrebbe permettere in caso di ribassi di entrare a quotazioni migliori. In caso contrario, se dovesse delinearsi uno scenario più tranquillo e di favore per i mercati, si potrebbe rientrare consci di una situazione più stabile a livello politico

 

  • Italia in Stand-By: Ottobre sarà il mese chiave, fino ad allora i rendimenti sui Titoli di Stato italiani non sono così allettanti da permettersi un’esposizione a riguardo, addirittura c’è chi ha guadagnato con posizioni Short (chissà chi) in attesa di capire cosa succederà all’attuale Governo. Ma la matematica non è un’opinione, e sarà la cruda matematica a mettere il Paese davanti all’evidenza di reperire risorse difficilmente reperibili per la prossima manovra economica. Questo potrebbe riflettersi in un aumento dei rendimenti ed un conseguente calo delle quotazioni

 

  • La ripresa dell’inflazione (in….). Un fattore da prendere in considerazione, con i Titoli di Stato e con una marginale quota di oro, tramite ad esempio ETC a replica fisica (non le obbligazioni societarie visto che Steve Eisman ha spiegato i motivi per cui potrebbe essere la prossima bolla) legati all’inflazione che potrebbero riprendere slancio da una Banca Centrale più prudente ed un mercato del lavoro a pieno regime

 

  • I mercati emergenti: qui (selezionando attentamente i Paesi, alcuni offrono delle opportunità, altri sono in mezzo ad una strada) possono esserci dei ritorni più allettanti rispetto alle valutazioni di Paesi sviluppati. Una possibile soluzione potrebbe essere puntare su Obbligazioni sovranazionali (BEI/BERS ecc) in valuta locale del Paese giusto (quale? Se non siete miei clienti non potrete saperlo mi dispiace)

Questi sono solo alcuni degli spunti in vista dei prossimi mesi, che si annunciano comunque nervosi, delicati, dove l’aspetto emotivo andrà fortemente controllato per evitare di incappare in errori che potrebbero costare molto molto caro.

Alla prossima!

EA: ANALISI DI UN TITOLO, PARTE 3, LIMITA LE SPESE!

Si, dovevo pubblicarlo ieri questo articolo, chiedo scusa ma il lavoro è sempre molto ed ogni tanto anche io sono costretto a posticipare le cose. Ci siamo lasciati qualche settimana fa con l’inizio dell’analisi fondamentale (prendendo come spunto il titolo Electronic Arts) ed iniziando a valutare diversi aspetti del bilancio aziendale partendo dal conto economico (potete rileggere l’articolo precedente QUI). Ora, proseguiamo con le altre voci di bilancio e soprattutto cerchiamo di capire come interpretarle (vi ricordo che sempre nell’articolo precedente trovate i siti web GRATUITI dove cercare tutti i dati utili per l’analisi della vostra azienda).

Riprendiamo il Conto Economico (la prima parte) per concludere questa sezione di informazioni:

ANNO 2015 2016 2017 2018
CONTO ECONOMICO
RICAVI (FATTURATO)  4.515.000,00  4.396.000,00  4.845.000,00  5.150.000,00
COSTO DEL VENDUTO (CDV)  1.429.000,00  1.354.000,00  1.283.000,00  1.277.000,00
SPESE G.LI/AMM.VE/VENDITA  1.033.000,00  1.028.000,00  1.112.000,00  1.110.000,00
SPESE RICERCA E SVILUPPO  1.094.000,00  1.109.000,00  1.205.000,00  1.320.000,00
AMMORTAMENTI   –    –     –     –  
INTERESSI PASSIVI -31.000,00 -28.000,00 -47.000,00 -44.000,00
IMPOSTE  50.000,00 -279.000,00  243.000,00  406.000,00
  • SPESE GENERALI-AMMINISTRATIVE-DI VENDITA: trattandosi di spesa, vale la regola che più basse sono meglio è, ma soprattutto, nel corso degli ultimi 4-5 anni, devono risultare stabili nel tempo (cosa che per EA si vede molto bene). Solitamente non dovrebbero inoltre superare il 50% del profitto lordo (Ricavi meno CDV).

 

  • SPESE DI RICERCA E SVILUPPO: ora, su questa voce, considerando lo stesso discorso del “meno è meglio” dobbiamo aprire una piccola parentesi, ovvero “dipende dal settore in cui l’azienda opera”. Questo perchè, se è pur vero che le spese di ricerca e sviluppo, come dice il buon Warren Buffett, se sono alte significa che l’azienda per restare in piedi dovrà sempre di più “inventare e sviluppare” nuovi prodotti o servizi, bisogna anche dire che mi aspetterò spese di R&S più alte in determinati settori (pensiamo alla tecnologia oppure al farmaceutico) piuttosto che ad esempio in un’azienda di vestiti o del settore finanziario (anche se qui di “invenzioni” ne sono state fatte comunque molte :)) Ciò comunque non toglie che un’azienda SANA con spese R&S basse sia indubbiamente preferibile rispetto ad un’azienda dello stesso settore con importi di questa voce più elevati. Qualora fossero nulle, può tranquillamente accadere, e non sarà una cosa negativa. Prendiamo il caso EA, dove sicuramente per lo sviluppo di nuovi videogiochi una componente di R&S è quantomeno legittima, e comunque anche in questo caso sempre lineare e pari a circa 1/3 del profitto lordo.

 

  • AMMORTAMENTI: anche qui meno è meglio, solitamente anche questi entro il 10% del profitto lordo (non mi dilungo su questo tipo di voce, per le definizioni avete wikipedia)

 

  • INTERESSI PASSIVI: Sapete bene quando parlo degli interessi passivi, di solito mi riferisco ad esempio ai problemi degli interessi che il nostro Paese paga sul suo debito enorme. Ciò significa che lato conti pubblici nonostante gli sforzi dei vari Governi di Incassare più di quanto spendano, quando poi al conto totale bisogna aggiungere 60-70 Miliardi di Euro OGNI ANNO (se va bene, pensiamo solo all’ultima manovra che vale circa 30 Miliardi per capire quanto pesino gli interessi) i conti non tornano comunque. Per le famiglie e per le imprese vale lo stesso discorso, ecco perchè la voce interessi passivi (che sono quindi gli interessi relativi ai debiti che ha un’azienda, debiti che troveremo successivamente quando analizzeremo lo Stato patrimoniale) è molto importante, e più bassa è meglio è (mi sembra di averlo già detto, se poi non ci sono proprio allora l’azienda praticamente non ha debiti). E come il debito, è importante che un’azienda abbia sempre questa voce sotto controllo, lineare, ricordando che un’azienda sana tenderà a preferire il debito in contesti di tassi d’interesse bassi, quando il costo è decisamente conveniente.

Con questo abbiamo concluso il nostro articolo, e vi dò appuntamento alla prossima puntata dove concluderemo la valutazione del conto economico con le voci più “piccanti”.

Buona serata

PERCHE’ IL PROBLEMA DEL NOSTRO DEBITO RESTERA’

Adoro le cene in famiglia…quelle con tutti i parenti (non che ne faccia molte, 2-3 volte l’anno) ma sono quelle situazioni dove si scatenano i pareri di ciascuno, dove volano teorie politiche e prese di posizione basate la maggior parte delle volte…sul nulla.

Questo succede anche al bar, al ristorante, al mare quando senti il vicino di ombrellone ergersi a massimo esponente delle alte sfere politico-economiche.

La verità è che davvero in pochi conoscono esattamente le dinamiche di certe situazioni, e ci si basa per lo più sui titoli di giornale o sui servizi del TG (o peggio ancora, sulle “dritte” del cugino a queste famose cene). La fortuna nella mia famiglia è che quel cugino sono io, ma non tutti sono così fortunati (si, sono anche molto modesto :)))

Lasciando da parte gli scherzi e tornando seri, come ho scritto nel titolo il problema del nostro debito credo che non solo resterà, ma sarà destinato a crescere.

E non lo dico per motivi politici, ma semplicemente per motivi matematici. Sono sempre stato un grande fautore della semplicità, ed anche questa volta non voglio smentirmi. Cercherò di farvi capire perchè una società molto nota come Robeco, ha “matematicamente” sottolineato il problema del debito pubblico italiano, e cercherò di semplificarvi i calcoli (per chi avesse voglia e tempo trovate il report di 119 pagine, in inglese, QUI).

Dunque, iniziamo con alcuni termini utili per la formuletta che poi andrò a mostrarvi:

PS: consideriamo le previsioni e le stime dei prossimi 5 anni

  1. Dt = Rapporto Debito pubblico/PIL  al tempo “t” (il numero che vogliamo calcolare)
  2. Dt-1 = Rapporto Debito pubblico/PIL  IERI al tempo “t meno 1” (lo abbiamo già, vale il 133% circa)
  3. Rt = quanto “costerà” in media ogni anno il debito al nostro paese al tempo “t” (il 3,08%)
  4. Gt = quanto cresceremo mediamente in 5 anni come PIL (il 2.75%, cioè ogni anno lo 0,55%)
  5. PBt = Quanto deficit avremo ogni anno per i prossimi 5 anni come conti pubblici? Lo 0,7%! (ricordate, il deficit sono le entrate meno le uscite di un certo Paese, ad ottobre 2018 abbiamo litigato con l’Europa riuscendo a poter “andare in negativo” al 2.04%, perciò un meno 0,7% sarebbe un miglioramento)

Molto bene, ora che abbiamo tutti questi bei dati, inseriamoli in una piccola formuletta:

Dt = (1+Rt)/(1+Gt) * Dt-1 + PBt

Vi risparmio i calcoli, inserendo i numeretti sopra siamo ad un rapporto debito/pil di quasi il 136% alla fine del prossimo quinquennio, e tutto questo senza considerare un aumento sproporzionato dello Spread se i negoziati con l’Europa dovessero andare male ad ottobre (ricordate che bisogna trovare 23 Miliardi nel 2020 ed altri 35 Miliardi nel 2021 per evitare l’aumento dell’IVA). E considerando che già quest’anno ad esempio la crescita potrebbe essere tranquillamente meno della metà di quel famoso 0.5%.

La cosa incredibile? Sempre in questo report si evidenzia come PUR MANTENENDO IL COSTO DEL DEBITO STABILE, PER RIDURRE IL RAPPORTO DEBITO/PIL SERVIREBBE UNA CRESCITA NEI 5 ANNI DI ALMENO IL 4% (tanti auguri, vi metto qui sotto l’ultima stima OCSE “Growth Spring 2019”).

🇲🇹 5.5 🇵🇱 4.2 🇮🇪 3.8 🇸🇰 3.8 🇭🇺 3.7 🇧🇬 3.3 🇷🇴 3.3 🇨🇾 3.1 🇱🇻 3.1 🇸🇮 3.1 🇪🇪 2.8 🇱🇹 2.7 🇨🇿 2.6 🇭🇷 2.6 🇱🇺 2.5 🇬🇷 2.2 🇪🇸 2.1 🇵🇹 1.7 🇩🇰 1.7 🇳🇱 1.6 🇫🇮 1.6 🇦🇹 1.5 🇸🇪 1.4 🇫🇷 1.3 🇬🇧 1.3 🇧🇪 1.2 🇩🇪 0.5 🇮🇹 L’importante è partecipare (0.1)

Adesso tocca a voi, smontate zii, nonni, genitori e cugini, e riprendete il controllo della vostra Tavola!

Ci vediamo domani con la seconda parte dell’articolo su EA SPORT (esempio di analisi fondamentale di un titolo).

A presto!

 

 

 

Analisi titolo ELECTRONIC ARTS (pt.2)

Il 21 aprile ci siamo lasciati con un articolo relativo agli E-sports, e più in particolare ad un’azienda americana leader di mercato, Electronic Arts, di cui avevamo iniziato a parlare in QUESTO ARTICOLO.

Da allora il titolo ha performato 1.43%, se ci mettiamo anche l’apprezzamento del Dollaro nei confronti dell’Euro siamo a circa un 2,23% in una settimana. Certo, lo sapete che qui siamo “intellettualmente ed economicamente corretti”, quindi sarebbe stupido (anche se in altri siti lo fanno) prendersi il merito di una performance del genere visto che praticamente il mercato USA ha spinto molto in settimana sulla scia di un PIL migliore delle attese (3.2%, inaspettato) e dove praticamente da inizio anno qualsiasi investimento tende a salire. Perciò sappiamo solo che abbiamo investito in una logica di lungo periodo, con pesi assolutamente ponderati (vedi articolo precedente su EA per capire quanto peso può avere un singolo titolo in portafoglio) su un titolo BEN SAPENDO CHE DA QUI A FINE ANNO POSSO ASPETTARMI UNO STORNO GENERALIZZATO DI MERCATO (ne ho parlato QUI) che presenta due caratteristiche:

  • Bilanci buoni
  • Prezzo a sconto

Perciò l’idea è sempre quella di investire guardando a settori e mercati che si prospettano come robusti da qui al prossimo futuro, scegliendo aziende ben posizionate che mostrano segnali di forza e stabilità per i propri investitori.

Il titolo potrà scendere? Assolutamente SI! Perchè se il Nasdaq dovesse calare prima o poi, almeno in una fase di breve termine potrei aspettarmi un calo generalizzato, ma come detto sono ben preparato, per 3 motivi:

  1. Ho analizzato i bilanci
  2. Ho analizzato le prospettive del settore
  3. Il peso del titolo nel mio portafoglio è limitato

Metteteli nell’ordine di importanza che preferite questi 3 punti, ma dovete valutarli tutti!

Perciò cominciamo con il primo, ovvero la parte relativa ai bilanci (il punto 3 è già stato trattato, perciò più avanti ragioneremo a livello di settore).

Vi ricordo che tutto ciò che vi racconterò da qui ai prossimi articoli sarà riassunto (per l’analisi del bilancio) in un file Excel che verrà regalato come BONUS n.2 SOLO AGLI ISCRITTI ALLA NOSTRA NEWSLETTER, perciò fatelo se ancora non lo avete fatto 🙂

IL BILANCIO

Non mi soffermerò molto sugli aspetti basilari (andremmo avanti fino a domani) ma è importante creare dei blocchi mentali per fare ordine nella vostra testa di futuri o attuali investitori.

Il Bilancio di un’azienda ha 3 parti fondamentali:

  • Conto economico (è un movimento continuo, ci racconta come si muove l’azienda)
  • Stato patrimoniale (è fermo, ci fornisce la fotografia statica di questo momento)
  • Flusso di cassa (è continuo, come il CE, ma specifico dei flussi finanziari)

Ora che abbiamo riassunto cosa andremo ad analizzare, vi fornisco anche gli strumenti utili da cui reperire i dati:

Questi due tools forniscono i dati utili ad analizzare gli ultimi 4 anni (uno storico utile ed attendibile) per l’analisi dei nostri titoli, basta avere sotto mano il codice ISIN (che identifica il nostro titolo specifico, una sorta di codice fiscale per le persone) e una volta inserito potete trovare tutto ciò che vi serve.

Ad integrazione di ciò, dovrete anche andare nella sezione “investor relation” dell’azienda, perchè guardare i bilanci direttamente dall’interno è un’aggiunta utile soprattutto per capire il management cosa dice agli azionisti, e vedere se a distanza di 1/2/3 anni ha mantenuto gli obiettivi.

Come potrete immaginare, questa analisi (che io faccio per ciascun titolo che ho in mente di comprare) è lunga, faticosa, ma replicabile per ogni azione sulla terra (questo almeno è positivo), ma VA FATTA! Anche perchè sennò toglietemi una curiosità…come cavolo le comprate voi le azioni?! (“Ad cazzum” non è una risposta accettata in questo sito)

Quindi torniamo a noi, prima parte del bilancio, il Conto economico.

Di seguito vi riporto lo screenshot (ripeto il file completo lo riceverete più avanti se iscritti alla newsletter) i dati già inseriti (che mi sono fatto “a manina” mentre voi siete andati al mare, quanto vi invidio).

Dati in migliaia di USD:

ANNO 2015 2016 2017 2018
CONTO ECONOMICO
RICAVI (FATTURATO)  4.515.000,00  4.396.000,00  4.845.000,00  5.150.000,00
COSTO DEL VENDUTO (CDV)  1.429.000,00  1.354.000,00  1.283.000,00  1.277.000,00
SPESE G.LI/AMM.VE/VENDITA  1.033.000,00  1.028.000,00  1.112.000,00  1.110.000,00
SPESE RICERCA E SVILUPPO  1.094.000,00  1.109.000,00  1.205.000,00  1.320.000,00
AMMORTAMENTI   –    –     –     –  
INTERESSI PASSIVI -31.000,00 -28.000,00 -47.000,00 -44.000,00
IMPOSTE  50.000,00 -279.000,00  243.000,00  406.000,00

Quindi cominciamo ad analizzare la principali voci:

RICAVI (FATTURATO)

Oltre 5 Miliardi di USD di vendite nel 2018, con un trend che presenta una crescita progressiva costante (in 4 anni su del 15% circa). Sia chiaro, il primo obiettivo di un’azienda deve essere quello di VENDERE, sia che produca videogiochi, sia che produca pantofole, ci siamo capiti. Se non vendi meglio non aprire bottega. Ma le vendite devono essere costanti e soprattutto crescenti di anno in anno, perchè se oggi vendi 100 e domani 50, hai un problema. Mi rendo conto che possono sembrare discorsi semplici e banali, però credetemi (anzi credete a Warren Buffett, quando dice che investire è semplice , ma non è facile, perchè intende proprio questo).

COSTO DEL VENDUTO

Eh già, per vendere qualcosa devo prima produrla, comprarla da qualcun altro che la produce, inventarla, insomma ci sarà un lavoro a monte che mi permette poi di ottenere denaro dalla mia attività, e questo ha ovviamente un costo. Cosa deve guardare quindi l’investitore accorto? Anche qui non è scienza missilistica, deve stare attento che mentre l’azienda scelta continua a vendere (e lo fa incrementando le vendite negli anni) I COSTI SIANO SEMPRE SOTTO CONTROLLO! 

Perchè se oggi vendi 100 (e ti costa 99) e domani vendi 150 (ma ti costa 151) allora hai un problema anche se vendi di più.

Ora fermiamoci un attimo, perchè con quest’ultimo ragionamento vi lascio al prossimo articolo tra qualche giorno….

Abbiamo detto vendere di più (trend in crescita, che esprime anche leadership della società nel mercato di riferimento) mantenendo i costi bassi: questo è fondamentale perchè ci fornisce un terzo indicatore per la nostra analisi..

MARGINE DI PROFITTO LORDO!!!!!

Se vendo a 100 una cosa che mi costa 60, il mio margine sarà del 40%. Capito? Avendo fatturato e costo del venduto, siamo in grado di capire ed analizzare la marginalità (fate attenzione adesso) DELL’ ATTIVITA’ PRINCIPALE DELL’AZIENDA! 

Tradotto, se fa pantofole quanto margine avrà sulle pantofole, se fa videogiochi quanto margine avrà sui videogiochi e così via…capito?

Poi magari si sputtanerà tutto con una cattiva gestione finanziaria (debiti e via dicendo) ma il primo fondamentale punto del giorno (il messaggio che vi lascio) è che la sua attività principale deve essere in crescita e DEVE DEVE DEVE AVERE MARGINE!

Quanto margine? Almeno il 40%!

La formula è semplice:

Margine di profitto= (Ricavi – Costo del venduto)/Ricavi (e deve essere almeno il 40%)

Prendiamo EA sopra, e vediamo ad esempio nel 2018:

(5150000-1277000)/5150000 = 75,2% Capito?????????????????????

Alla prossima!!!

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