Azionariato positivo nel 2018? Il Re dei Bond dice no

Il 2017 è stato certamente archiviato come un anno positivo per il mercato azionario trainato soprattutto dai buoni risultati ottenuti in sede di bilancio per moltissime società quotate.
In molti si aspettano una riconferma anche per il 2018 quando lo stato di salute delle società quotate sarà tanto fondamentale quanto lo sarà l’andamento dell’inflazione soprattutto a cause della sostanziale diminuzione o arresto di manovre correttive da parte delle principali Banche Centrali (ne avevamo parlato qui).

Sul possibile calo del mercato azionario si è espresso Jeffrey Gundlach, Re del mercato obbligazionario, sottolineando come i rendimenti dei treasury decennali americani abbia superato il 2.63%  ritenuta da lui la soglia critica per innescare la rotazione dei portafogli degli investitori passando così da un orientamento azionario ad un obbligazionario in considerazione soprattutto del rischio degli assets.

Una possibile testimonianza di ciò può essere letta nel pesante calo di Bitcoin (e più in generale delle criptovalute) che evidenzia come gli investitori stiano intraprendendo strade meno speculativi diminuendo così la propria propensione al rischio.

La maggior parte degli analisti, a differenza di Gundlach, sostengono che il 2018 sarà un anno ugualmente positivo per l’azionariato, chi avrà ragione?

Spotify sbarca a Wall Street

Era una delle IPO più attese del settore tech di tutto l’anno e Spotify non ha tradito le attese.
Il leader mondiale nello streaming musicale ieri ha fatto il suo esordio al New York Stock Exchange con un’IPO non tradizionale bensì attraverso la quotazione diretta nella quale è il mercato a stabilire il prezzo del titolo. Operazione rischiosa e coraggiosa che però ha visto Spotify uscirne con ottimi risultati registrando addirittura cifre vicine ai 170 dollari per azione che equivale ad una capitalizzazione di quasi 30 miliardi.

Spotify, diretto concorrente di Apple Music, conta ad oggi 71 milioni di abbonati contro i 38 milioni dell’azienda di Cupertino anche se i conti societari non sono così rosei. Sebbene il fatturato abbia superato i 4 miliardi, le perdite nell’ultimo triennio sono passate da 300 milioni a 1,23 miliardi ma il clima attorno all’azienda svedese continua ad essere fiducioso.

Nel prossimo futuro, ora che la società è quotata, i risultati economici rivestiranno un ruolo di fondamentale importanza per la tenuta del titolo, vedremo se il re dello streaming musicale saprà riassettare i propri bilanci.

Lamborghini: lusso e qualità non conoscono crisi

Ormai è assodato: anche nel settore automotive i marchi di lusso non conoscono crisi, anzi, i loro rendimenti sono in molti casi in aumento.

Sono stati resi noti i risultati economici di Lamborghini il cui fatturato supera per la prima volta quota 1 miliardo di euro (+11% rispetto all’anno precedente) questo anche in virtù dell’aumento di unità vendute che risultano ora essere 3800 registrando un incremento del 10% anno su anno.

Aumentando il numero delle auto vendute è necessario al contempo un incremento del personale che infatti dovrebbe a breve comprendere 1600 dipendenti (ora 1400) in previsione della produzione del nuovo suv Urus.

Da sottolineare come la crescita di Lamborghini sia costante e continua per il settimo anno consecutivo.

Lamborghini (gruppo Volkswagen) rappresenta una delle più belle testimonianze di come i marchi italiani campioni di qualità ed eccellenza riescano ancora a riscuotere successo nel mercato globale.

2017 positivo per il mercato immobliare

Il trend positivo registrato nel primo semestre del 2017 per quanto riguarda il mercato immobiliare è stato replicato anche nei sei mesi successivi.
Questo il report prodotto dal centro studi di Tecnocasa, una delle maggiori agenzie immobiliari operanti nel territorio italiano.

Le transazioni sono aumentate anno su anno del 4.9% e ciò ha comportato un aumento dei prezzi anno su anno dello 0,4%.
Un altro segnale positivo riguarda i tempi medi di vendita degli immobili che si attestano ora a circa 150 giorni.
Buona anche la performance dal lato affi$tti con un aumento dei prezzi di circa il 6%.

Per quanto riguarda invece le tipologie di abitazioni più inflazionate in testa troviamo il trilocale che nelle grandi città rappresenta circa il 40% transazioni mentre più indietro troviamo il quadrilocale ed il bilocale.

Quale sarà l’andamento di questo mercato nel corso del 2018? Sarà in grado di ripetere la buona performance registrata nell’anno passato?
In tal senso è necessario ovviamente tenere conto delle decisioni della BCE in merito a manovre e tassi d’interesse.

Risultati elettorali non spaventano i mercati

La settimana  passata si è chiusa con la maggior parte delle borse mondiali in territorio positivo sulla scia dei dati relativi all’economia americana (di cui vi abbiamo parlato qui) molto superiori rispetto alle attese degli analisti.

Da rilevare quindi come l’incertezza sulla situazione politica italiana non abbia particolarmente pesato sui listini europei, questo perchè i risultati erano già stati in parte assorbiti nella settimana precedente al voto. Giornata importante, soprattutto dal punto di vista politico, sarà quella del 23 marzo con la nomina dei Presidenti di Camera e Senato che ci daranno quantomeno un’idea di quello che sarà il proseguo della legislatura.

Mercato dei Titoli di stato ancora stabile questo anche grazie alla BCE che ha supportato i Titoli attuando una politica monetaria piuttosto accomodante.

La settimana entrante risulta essere molto importante dal punto di vista dei dati macroeconomici: sono infatti attesi i tassi di inflazione americana ed europea.

Nel primo pomeriggio di martedì dovremmo conoscere l’indice dei prezzi al consumo USA che gli analisti prevedono a quota 0.2% mese su mese e stabile all’1.8% anno su anno.

Mercoledì mattina poi il presidente della BCE Mario Draghi terrà il consueto discorso mentre poi nella mattinata di venerdì conosceremo l’IPC annuale europeo atteso a quota 1.2%, mentre quello al netto dei fattori energetici ed alimentari dovrebbe registrarsi all’1%.

QE ancora stabile

La Banca Centrale Europea nella giornata di ieri ha confermato che non aumenterà più il programma di acquisto titoli, attualmente fermi a 30 miliardi al mese. Non è da escludere però una prosecuzione del programma, attualmente previsto in scadenza a settembre 2018. Questo perchè preoccupano ancora i dati, seppur meno rispetto al passato, riguardo l’inflazione prevista all’1.4% nel 2018 e nel 2019. Un aumento è previsto per il 2020 quando l’indice dovrebbe raggiungere quota 1.7%, risultato però ancora distante dall’obiettivo prefissato del 2%.

Prevista crescita al 2.4% contro stima precedente  2.3 e 1.9% nel 2019.

Ancora invariati i principali tassi di interesse che si trovano ai loro minimi storici. Da segnalare in particolare il tasso negativo, -0.4%, riferito ai depositi overnight e quello di finanziamento marginale fermo allo 0.25%.

Giornata importante quella di oggi dal punto di vista dei dati macroeconomici e lo conferma la mattinata piuttosto piatta nei mercati in attesa di alcuni dati relativi agli USA.

Borse in leggero rialzo dopo il dato riferito ai posti di lavoro negli Stati Uniti: sono stati creati 313 posti di lavoro contro i 205 mila previsti dagli analisti mentre il tasso di disoccupazione è stabile al 4.1%, il valore più basso da dicembre 2000.

 

Scenario economico post-elezioni

Quello che ci consegnano le elezioni politiche dello scorso 4 marzo è uno senario completamente frammentato ed incerto. Nei prossimi 15 giorni i leader vincitori di questa tornata elettorale, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, dovranno provare a formare un nuovo governo pur non avendo le maggioranze alle camere. L’intesa tra loro sembra ancora molto distante: nella prima mattinata post elettorale il leader leghista ha definitivamente chiuso le porte a Di Maio il quale, secondo fonti interne, comincia a strizzare l’occhio ai dem. Nel tardo pomeriggio di ieri il segretario Matteo Renzi in un’intervista alla stampa da via del Nazareno ha comunicato che lascerà la guida del Partito Democratico dopo che sarà stato formato il nuovo governo ribadendo più volte che il suo partito non accetterà alcuna proposta dal leader pentastellato.

Questo clima di incertezza ed instabilità si temeva potesse creare un grande impatto nei mercati finanziari che, fortunatamente, non c’è stato. L’aumento dello spread sui Btp è stato lieve così come la chiusura di ieri di Piazza Affari che ha registrato un calo chiudendo a -0.4%. Da qui al 23 marzo prossimo sul mercato azionario e su quello dei Titoli di Stato ci si aspetta un’alta volatilità in attesa di chiarire quale sarà il nostro futuro a livello politico.

La positiva fase economica attuale insieme ai buoni risultati ottenuti nel 2017 da molte imprese italiane ci permettono di guardare con buona fiducia al futuro in attesa che si sollevi il manto di nebbia da Montecitorio.

In chiusura segnaliamo la buona performance odierna di FTSE Mib che ha registrato un buon +1.75%. In particolare evidenza Telecom e FCA che recuperano parte del terreno perso nei giorni scorsi chiudendo entrambe sopra quota +5%

Il 2018 sarà un anno favorevole per le criptovalute?

Un’interessante analisi condotta da Trend Online il 2018 dimostra in tre aspetti perchè il 2018 potrebbe essere un anno favorevole per le criptovalute.

In primis, analizzando la quantità di transazioni al secondo, si evidenzia come quelle di Bitcoin (al momento circa 7) siano nettamente inferiori rispetto a quelle delle carte di credito (svariate migliaia di operazioni al secondo) ma con un potenziale sicuramente alto se si riuscissero a diminuire i costi, velocizzare e semplificare le operazioni. Questi miglioramenti tecnologici gioverebbero enormemente alle cripto favorendone il loro utilizzo e la loro crescita in larga scala soprattutto nel “mondo reale”.

Un altro motivo che porta a credere che questo possa essere un anno buono per le monete virtuali è da ricercarsi nelle ICO.
L’ingresso di Kodak e Telegram in questo settore ha sicuramente migliorato la fiducia nei confronti delle ICO portando così numerosissimi investitori a credere in queste allettanti offerte di acquisto. Resta ovviamente assodato che tra le centinaia di ICO promosse solamente una piccola parte riuscirà a portare avanti il progetto con risultati soddisfacenti.

L’ultimo aspetto riguarda la regolamentazione che secondo Trend Online non è necessariamente da catalogare come negatività: una maggiore e più precisa normativa favorirebbe l’ingresso in questo campo da parte degli investitori istituzionali. Si stima infatti un flusso di circa 10-12 miliardi nel 2018 nel mondo cripto ma anche soprattutto anche da parte di quegli investitori non ancora completamente convinti da questo mondo così rivoluzionario.

Tempi di aumento di capitale per CreVal

Il Credito Valtellinese non sta certamente passando un bel periodo pertanto lunedì 19 febbraio, soprattutto a causa delle sue esposizioni deteriorate, è iniziato l’aumento di capitale a pagamento. La nota societaria riporta che l’operazione è finalizzata ad un rafforzamento patrimoniale del gruppo.
A seguito dell’entrata in vigore del mifid 2, la normativa europea che regola i servizi di investimento, il Credito Valtellinese ha classificato le proprie azioni come “molto rischiose”.

Avverrà sottoforma di aumento di capitale a pagamento e sarà iperdiluitivo, verranno cioè emesse una quantità di azioni multiple (631 a 10 centesimi l’una) rispetto a quelle preesistenti riducendo inevitabilmente il prezzo delle singole azioni una volta che l’operazione sarà conclusa.

Le possibili azioni per gli azionisti sono sostanzialmente 3:

-Esercitare il diritto di acquisto delle nuove azioni. Un’azione preesistente consente di acquistarne 631 di nuove ;

-Vendere i diritti sul mercato dietro il pagamento di una somma di denaro. E’ possibile vendere il solo diritto mantenendo le proprie “vecchie” azioni ed è altresì possibile vendere sia i diritti sia le azioni di cui il socio è in possesso.

-Mantenere i diritti, vendere le azioni vecchie ed acquistare le nuove azioni andando così a diminuire il prezzo di carico all’interno del portafoglio.

Risulta evidente notare come il socio che decida di vendere i diritti mantenendo le proprie azioni, una volta che l’operazione sarà conclusa, si troverà con una quota di partecipazione drasticamente ridotta perchè appunto per ogni azione esistente ne verranno emesse 631 di nuove.

In questi primi giorni il valore dei diritti è inevitabilmente sceso passando dai quasi 8 euro iniziali a poco più di 2, rendendo così poco profittevole una loro eventuale vendita.

Come NON arrivare alle elezioni politiche

Il debito pubblico italiano continua a crescere e rispetto allo scorso anno è aumentato di 36 miliardi di euro toccando la cifra record di 2 256 miliardi.

Il nostro rapporto debito/PIL supera quota 132%, peggio fa solo la Grecia che cresce però quasi il doppio di noi (+2,5% contro 1,5%) e di conseguenza si trova in una situazione più favorevole per ridurre il rapporto andando ad aumentare il fattore a denominatore. Ad oggi, in una situazione in cui i tassi d’interesse sono ai minimi storici, paghiamo una quota per la remunerazione degli interessi su questo stock di debito superiore ai 60 miliardi.
Di conseguenza, non appena i tassi ricominceranno a salire, aumenterà di pari passo la quantità di denaro che le nostre casse si troveranno a dover sborsare.

A peggiorar la già grigia situazione incombono i programmi elettorali dei principali partiti politici candidati alle elezioni del 4 marzo prossimo. La quasi totalità, infatti, contiene proposte che inevitabilmente porteranno ad un aumento della spesa e del debito pubblico; è bene tenere a mente questo problema nel prossimo futuro in cui appunto i tassi d’interesse riprenderanno a salire.