BATTING AVERAGE: QUANTO E’ BUONO IL TUO INVESTIMENTO?

Sembra un “termine sportivo” (la traduzione è “media di battuta”) in verità identifica l’abilità di un gestore di fondi nel superare (più volte lo fa e più è bravo) il suo benchmark di riferimento.

Perché un indicatore simile è importante? Per capirlo dobbiamo prima spiegare come funziona questo indicatore (da ora in poi “BA”) e poi capire come interpretarlo.

Dunque abbiamo spiegato che il BA indica la bravura del gestore nel superare il suo benchmark. A questa informazione, dobbiamo aggiungere che si tratta di un indicatore solitamente misurato in termini di “QUANTE VOLTE” in un “DETERMINATO PERIODO” il gestore è stato più bravo, ecco dove risiede l’importanza del BA!

Facciamo che iniziamo a metterci dei numeri così ti chiarisco subito il concetto, con una premessa: il BA è un indicatore attendibile ed importante da usare (insieme ad altri strumenti) su periodi pari o superiori ai 2/3 anni, su durate inferiori ha poco senso.

Quindi, ipotizziamo che un determinato Fondo Attivo “Pinco Pallo” presenti un BA a 3 anni di 55.

Questo significa che su un periodo di 3 anni (36 mesi) il fondo ha superato come performance il suo Benchmark il 55% delle volte (quindi 20 mesi su 36 il fondo avrà performato meglio del suo benchmark, 16 mesi su 36 peggio).

Come diceva il mio professore di economica aziendale, non è scienza missilistica, quindi una volta compreso il concetto è facile applicarlo.

Vediamo ora vantaggi e svantaggi di questo indicatore…..

VANTAGGI

  • Semplicità di calcolo e strumento intuitivo
  • Valido per orizzonti superiori ai 2-3 anni
  • Evidente indicazione dell’abilità del gestore di performare

SVANTAGGI

  • Non vengono considerati i rischi
  • Considera solo la “direzione” (sopra o sotto al benchmark, meglio o peggio) ma non ti dice “di quanto”

Nel caso del primo svantaggio, è utile specificare meglio di cosa si tratta. In particolare, come saprai da bravo investitore leggendo ormai il mio blog da parecchio tempo, quando si investono dei soldi uno dei pilastri a livello di concetti è il rapporto Rischio-rendimento.

Questo perché (ovviamente) avrà più senso investire in uno strumento che performa il 5% con una volatilità (indice di misura del rischio) del 3%, piuttosto che in un altro strumento che performa il 5% con una volatilità del 12%. Questo perché a parità di performance, il secondo strumento avrà assunto maggiore rischio, ed a noi bravi investitori questo non piace.

Tornando al caso del BA, se nel nostro esempio sopra vediamo che su 3 anni il gestore ha un BA del 55%, significa che 55 volte su 100 ha fatto (in termini di performance) meglio del benchmark, però (ecco perché è uno svantaggio) ci manca la seconda parte del RISCHIO-RENDIMENTO, ovvero la risposta alla domanda: SI OK, MA A CHE PREZZO? QUANTO RISCHIO SI E’ PRESO PER BATTERE IL BENCHMARK? E questo il BA non può dircelo!

Ecco perché come sempre è consigliatissimo utilizzare tutto un insieme di strumenti, da soli servono a poco, ma con la giusta strategia possono dirci tanto.

Purtroppo però devi sapere (e qui come sempre sai che faccio educazione) che i migliori fondi sul mercato (i migliori, pochi) presentano un BA intorno al 60-65% (ripeto, I MIGLIORI) quindi è molto più probabile prendere (purtroppo fondi pessimi rispetto a scegliere fondi migliori).

Ma tu ora hai un’arma in più da utilizzare!

………ECCOLA QUA, LO SAPEVO, LA DOMANDA! DOVE CAVOLO LO TROVO IL “BA”?

Ti dò una notizia buona ed una cattiva…la cattiva è che non lo trovi da nessuna parte! La buona, è che “nella pratica” puoi utilizzare un indicatore del tutto simile in termini di significato e funzionamento chiamato “INFORMATION RATIO” (IR), che ANZI, è pure meglio perché considera anche la volatilità!!! (ovvero include il rischio che ci mancava nel BA!).

(lo trovi ad esempio su Quantalys) . Una volta scelto il tuo fondo (tramite il codice ISIN identificativo da inserire in alto a destra) puoi andare nella sezione “performance” e vedere l’indicatore come nella foto.

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Questo indicatore (IR) confronta la performance del fondo con il suo benchmark, e come per il BA evidenzia le qualità del gestore nell’ottenere risultati migliori del benchmark. Più elevato sarà il valore di IR e migliore sarà il giudizio attribuibile al gestore.

Quindi nell’esempio dell’immagine sopra (un fondo schifoso), su un periodo di 3 anni il nostro IR è negativo sempre, quindi vuol dire che il fondo non è riuscito mai a superare il suo benchmark (in termini di performance), anche se su un periodo di 3 anni migliora rispetto ad esempio alle performance (sempre rispetto al benchmark) ad 1 e 5 anni. (IL CONSIGLIO E’: TROVA UN PRODOTTO CHE PRESENTI UN BA PIU’ POSITIVO E PIU’ ALTO POSSIBILE IN TERMINI DI NUMERO, POSSIBILMENTE AD 1-3-5 ANNI).

Chiaramente sui prodotti a gestione passiva invece (fondi indicizzati ed ETF tradizionali, questa analisi ha poco senso).

Alla prossima! E mi raccomando, migliora la “media di battuta” del tuo portafoglio, adesso puoi farlo!

INFLAZIONE: QUANDO OGNI ANNO SEI SEMPRE PIU’ POVERO (SE NON INVESTI)

Vado al bar a prendermi un caffè, incontro il “Sig. Rossi”, cliente della Banca Pinco Pallo e vecchio amico di mio padre…

  • Buongiorno Sig. Rossi, allora come sono andati i suoi investimenti quest’anno?
  • Bene bene, pensi Dott. Casarella che ho guadagnato lo 0,5%…..
  • Ah….peccato!
  • ???!!Come peccato? Ma se ho guadagnato???!!
  • Si Sig. Rossi, in termini nominali, ma in termini REALI, lei ha perso 1,5%….
  • Scusi Dott. Casarella non capisco…..
  • Glielo spiego subito: ogni anno esiste un fenomeno economico chiamato INFLAZIONE, che tradotto in modo semplice significa un aumento dei prezzi, e quest’anno l’inflazione è stata pari a circa il 2%, un valore storicamente “nella media” degli altri periodi. Questo vuol dire che il valore ed il costo dei principali beni e servizi è salito appunto del 2%, perciò quando lei mi dice che il suo capitale quest’anno è passato da 10.000 a 10.050 Euro, io le rispondo che se prima comprava beni e servizi per 10.000 Euro, adesso LA STESSA QUANTITA’ le costerà 10.200 Euro. Quindi il suo 0,5% non è sufficiente a coprire questo costo…..e lei in termini REALI ha PERSO VALORE.

Ora, puoi ben immaginare la faccia di questi potenziali clienti, in casi che affronto realmente (lavorativamente parlando) quasi ogni giorno, e capire quanto sia importante capire bene la differenza tra rendimenti nominali e reali.

Vedi, ti dico questo perché a differenza di quanto si crede, investire bene, ed avere delle soddisfazioni (che tradotto significa una crescita del capitale, sia pur con alti e bassi, costante nel tempo) è questione di avere dei concetti molto chiari e relativamente semplici, stampati nella propria testa a caratteri cubitali, e l’inflazione è una di questi.

Ora veniamo alle cose PRATICHE, perché ormai se hai letto qualche altro mio post, sai benissimo che prima ti dico una cosa, ma QUI, e SOLO QUI, poi te la traduco anche in qualcosa di pratico, che puoi usare nel mondo reale (non in quello dei fanta-rendimenti o delle teorie assurde che si leggono in giro).

In questo caso specifico la risposta che dò alla tua domanda (bene, ma quindi?) è legata ad un’asset class molto particolare, le obbligazioni indicizzate all’inflazione!

Se non sai cos’è un’obbligazione, a questo link trovi la definizioni e su Wikipedia (e comunque te lo dico io in velocità, è un DEBITO EMESSO da una determinata azienda o Governo). Quando acquisti un’obbligazione, acquisti un debito di qualcuno, perciò TU DIVENTI CREDITORE.

Chiarito questo punto, andiamo avanti…

Solitamente, la caratteristica di questa particolare asset class è quella di “proteggere” il tuo potere di acquisto (vedi sopra) e quindi consentirti di ottenere un rendimento positivo in termini non solo nominali, ma anche reali.

Come funziona?

Caso pratico: Investi 10.000 Euro in un Titolo di Stato Americano, durata 10 anni (lasciamo da parte per un momento il rischio legato al tasso di cambio, adesso vogliamo capire il meccanismo dell’inflazione), che paga una cedola del 3% annuale (tecnicamente i Titoli USA legati all’inflazione si chiamano “TIPS”).

Ora, aggiungiamo il fattore inflazione (perché nella vita reale ESISTE)….ipotizzando sia del 2%.

Cosa vuol dire? Che il tuo capitale ogni anno (10.000 Euro) si RIVALUTERA’ AD UN TASSO MEDIO ANNUO DEL 2%, per 10 anni. Quindi alla scadenza, non avrai più 10.000 Euro, ma circa 12.200 Euro!

MA NON E’ FINITA QUI, perché anche la cedola (seppure fissa al 3% annuale), verrà ogni anno calcolata su un capitale via via maggiore, proprio grazie all’inflazione.

Mettendoci i numeri ad esempio, il primo anno prenderai 300 Euro di interessi (lasciamo da parte in questo caso il fattore tasse per semplificare l’esempio), in quanto è il 3% di 10.000 Euro. All’ultimo anno però, tu prenderai di interessi il 3% su 12.200 Euro (quindi 366 Euro). Capisci ora il POTERE in termini REALI dell’investimento?

Bene, ora che abbiamo inserito nel tuo portafoglio un nuovo concetto, ecco un elenco di alcune Asset Class che lavorano in questa logica:

  1. TIPS americani
  2. BTP Italia
  3. BTP I (legato all’inflazione Europea)
  4. BundEI (tedeschi)
  5. Gilt Indicizzati (Gran Bretagna)

Punti di attenzione:

  • Tassazione dei rendimenti (26% standard e 12,5% per i Titoli di Stato ed Enti Sovranazionali, tipo BEI/BIRS)
  • Rischio di cambio (se compri ad esempio TIPS sarai esposto al cambio Euro/Dollaro)
  • Diversificazione di portafoglio (la percentuale da destinare a ciascuna Asset Class)

Questo per le “obbligazioni” tradizionali.

Esistono poi altri strumenti in ottica di diversificazione come ad esempio:

  1. Fondi obbligazionari legati a titoli indicizzati all’inflazione (Inflation Linked)
  2. ETF obbligazionari con titoli indicizzati all’inflazione

Come sempre bisogna monitorare la qualità dei titoli all’interno di questi prodotti e, cosa sempre più importante…i costi!

Vuoi sapere quanto impattano i costi nei tuoi investimenti? Ecco un grafico tratto da “Il Piccolo libro dell’investimento” di (J.C.Bogle – Fondatore di Vanguard).

Un investimento di 10.000 Dollari in 50 anni. Rendimento nominale annuo del mercato, 7% e…”costo nominale annuo (come sono fantasioso) 2%”.

La differenza al termine del periodo si commenta da sola, ma il punto di attenzione che voglio passarti (e che deve rimanerti ben fisso in testa) è che ANCHE I COSTI SONO COMPOSTI!!!

Quindi se sfrutti l’interesse composto (ti ho messo un link se non sai cosa sia, STUDIALO), per i tuoi guadagni, purtroppo lo pagherai al rovescio nei costi, quindi PIU’ BASSI SONO MEGLIO SARA’ PER TE!

Nel grafico sotto, il primo anno la differenza è del 2% (pari al costo dell’investimento), ma già nei primi 10 anni “lasci sul tavolo il 17,2%”, mi raccomando.

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Come indicatore principale dell’inflazione si utilizzano le rilevazioni del CPI (Consumer Price Index) anche se in base alla tipologia di investimento esistono anche altri riferimenti

Sul sito EUROTLX ad esempio puoi iniziare a guardare qualcosa (seleziona per esempio “Titoli di Stato” – Italia – BTP Indicizzati) per farti un’idea.

E come sempre, per dubbi o domande, SCRIVIMI!

Alla prossima!

Francesco

QUELLO CHE DEVI SAPERE DI JOHN

Immagina che arriva un tizio e ti dice: vuoi investire in questo prodotto? E tu gli rispondi (magari scettico perché non lo conosci): “ma figurati, so già che vuoi fregarmi!”

Poi succede una cosa molto strana, diversa dal solito…perché la sua risposta alla tua obiezione è la seguente: non ti preoccupare, perché se vinci tu vinco anche io, ma se perdi tu, perdo anche io!

A questo punto rimani incredulo, la prima cosa che pensi è “ma cosa cavolo significa sta cosa, e soprattutto come può essere?”

Prima di risponderti, torniamo indietro al 1974, quando l’economista (premio Nobel ) Samuelson, chiede in ginocchio a qualcuno di creare qualcosa di diverso dai soliti fondi comuni, qualcosa in grado di “copiare” un paniere delle principali azioni americane (quelle quotate sullo S&P 500) in modo da confrontare questa performance con quelle dei gestori attivi (appunto dei fondi) e perché no, fare anche risparmiare qualcosa.

Nessuno coglie questa richiesta, nessuno si preoccupa di fare “qualcosa di diverso”, in fondo le cose vanno già bene così, perchè cambiare?

Poi arriva una persona, che nella confusione generale, alza la mano e dice ad alta voce: “lo faccio io!”

Così 2 anni dopo, nel 1976, crea il primo fondo indicizzato chiamato Vanguard 500 Index fund, per replicare appunto le 500 azioni dello S&P.

Una volta lanciato, la raccolta lato investitori però è così scarsa, che il fondo non ha nemmeno la disponibilità per comperare tutte le azioni componenti l’indice S&P500. “Abbandona il progetto” – gli dicono – “non funziona” – “il mondo va già bene così!” Lui non demorde però (anni dopo, la sua ostinazione e determinazione verranno soprannominate “la follia di Bogle”).

Eh già, perché alla data della sua morte, il 16 gennaio 2019, grazie al Genio di John Bogle (fondatore di Vanguard) quello stesso fondo ha un patrimonio da 400 Miliardi di Dollari, investirci costa appena lo 0,04%, e grazie a questo prodotto un altro GURU (di quelli veri) della finanza (Warren Buffett) ha da poco vinto una scommessa di 1 Milione di Dollari in quanto ha performato decisamente di più rispetto ad un fondo di Hedge fund gestito attivamente (7,1% annuo contro il 2,1%).

Ma sapete la cosa più bella di questo grande investitore? Come sempre non sono i risultati che ha conseguito a livello personale (il patrimonio personale alla sua morte è di circa 80 Milioni di Dollari, quanto un nostro Amministratore delegato guadagna in pochi anni) ma il valore che è stato in grado di dare agli azionisti.

Che dire poi del fatto che la sede di Vanguard non si trova al centro del mondo in palazzi alti chilometri con statue ed arredi sfarzosi, ma in un campus di Filadelfia, con uno stile minimal ed economico (mica vorremo far sostenere dei costi inutili agli azionisti?).

E sapete la cosa ancora più bella? Gli azionisti non sono altro che gli investitori stessi, coloro che comprano i fondi indicizzati Vanguard! Ecco perché i loro investimenti costano così poco, perchè i profitti della società (che poi sono i profitti degli investitori) vengono in parte retrocessi proprio tramite una riduzione quasi assoluta delle commissioni.

Adesso capisci perché quel signore sconosciuto, che ti guarda dritto negli occhi, sicuro di sé, ad un certo punto davanti alla tua obiezione ti dice “HEI, guarda che a casa mia vinciamo e perdiamo insieme, io sono dalla tua stessa parte!”.

Allora mio caro John, mentre rileggo ancora una volta i tuoi consigli nel libro “Il piccolo libro dell’investimento”, ti ringrazio con tutto il mio cuore, perché mi hai insegnato a credere nei sogni, a non mollare, a vivere per creare valore, non per toglierlo.

Grazie di tutto, mi mancherai!

Francesco

INVESTIRE IN MODO SICURO: E’ POSSIBILE?

Ciao #Wallstreeter, torniamo a parlare di un argomento che, soprattutto in Italia, piace tantissimo… L’INVESTIMENTO SICURO! Brrrr, quando sento queste due parole insieme mi vengono i brividi, per 2 motivi principali:

  1. L’investimento per definizione NON può essere sicuro (prima di saltare sulla sedia cerca di non fraintendermi, ci sono investimenti più tranquilli di altri, investimenti che garantiscono una probabilità di rimborso del capitale del 99%, ma per definizione esisterà sempre una probabilità di rischio!!!) , quindi le due parole insieme non hanno senso (si lo so che qui senti sempre cose diverse da quelle percepito in altri posti, mi dispiace ma se ormai hai letto un po’ dei miei articoli sai che sono estremamente diretto
  2. Cosa significa INVESTIRE? La definizione Treccani dice testualmente: “Impiegare utilmente risparmî (o somme in genere) in capitale o in imprese fruttifere.

 

“FRUTTIFERE”, che generano frutti, interessi. Bene, guardami negli occhi….vuoi dirmi che TUTTI gli investimenti che hai fatto nella vita sono SEMPRE stati fruttiferi? Ogni singola azione, società, fondo, etf eccetera eccetera in cui hai investito ti ha SEMPRE fatto guadagnare?

Se hai risposto “SI”, lasciamo la tua mail nei commenti che ti metto a disposizione il blog per spiegare a tutti il tuo segreto…

Se come immagino almeno una volta hai “percepito” sulla tua pelle cosa vuol dire “investire” e poi le cose vanno male (anche le perdite fanno parte del percorso), allora finisci di leggere questo articolo…

Se poi non hai mai “investito”, leggilo comunque (perché ti servirà) semmai decidessi di iniziare.

Quindi ecco che sia per la definizione di “Investimento”, che di “sicuro”, avrei qualcosa da ridire….figuriamoci con entrambe le parole insieme.

Bene, ora che abbiamo chiarito alcune cose, riprendiamo a parlare di quali alternative possiamo avere per impiegare il nostro denaro in qualcosa che ci consenta di avere una probabilità maggiore di restituzione del nostro capitale con gli interessi.

Dunque, facciamo un brevissimo riepilogo dividendo i nostri…si ok uso la parola “Investimenti” (anche se impropria) in base alla maggiore probabilità (non garanzia, ricordalo) di riavere indietro i propri soldi dopo un certo periodo:

PROBABILITA’ MOLTO ALTE

  • TITOLI DI DEBITO (OBBLIGAZIONI) DI ENTI SOVRANAZIONALI (BEI, BIRS)
  • GESTIONI SEPARATE (PRODOTTI ASSICURATIVI CHE FONDAMENTALMENTE SONO UN INSIEME DI TITOLI DI STATO, PER LA MAGGIOR PARTE)
  • CONTI DEPOSITO
  • CERTIFICATI DI DEPOSITO

 

PROBABILITA’ ALTE

  • TITOLI DI STATO
  • OBBLIGAZIONI DI SOCIETA’ PRIVATE
  • BUONI FRUTTIFERI POSTALI

 

Ok? Per tutto il resto (fondi, azioni, ETF) le probabilità sono variabili!!!

Ovvero, dipende da come investi i tuoi soldi, da che strategia usi, dall’orizzonte temporale, dal tipo di società in cui metti i soldi, perciò non confondere mai queste cose, perché potrebbe costarti caro!

Ora che abbiamo visto i principali strumenti, sappiamo che una delle leggi universali nel mondo degli investimenti è quella del rischio-rendimento.

Te lo spiego con un esempio pratico: se TRA due obbligazioni di 2 società dello stesso settore, ad esempio banche, dello stesso tipo, ad esempio senior e non subordinate, con la stessa durata temporale, una rende il 2% annuo e l’altra il 6%…ci faremo qualche domanda!

Detto ciò, le obbligazioni (che siano Titoli di Stato, di società, di enti sovranazionali) sono inserite all’interno della lista perché prevedono per definizione la restituzione del capitale a scadenza, salvo che poi abbiamo visto casi (Grecia, Parmalat, Monte Paschi) dove le cose sono andate diversamente.

Ma anche qui, se la società (o ancora di più lo Stato) che scegliamo non presenta rischi particolari, le probabilità saranno a nostro favore.

Spero di averti chiarito quindi la risposta alla domandina che ogni tanto ti si presenta ovvero: come investire in modo sicuro? Quando altri avranno la tua stessa domanda, invitali a leggere questo articolo.

Alla prossima!

Francesco

ALLARME BREXIT, ORA CHE SI FA?

Abbiamo tutti sentito la notizia, peraltro ampiamente preannunciata, che la Camera dei Comuni inglese ha bocciato l’accordo sul divorzio tra Regno Unito ed Unione Europea (432 no e 202 sì). Adesso assisteremo a quello che succede sempre, ogni dannatissima volta, quando si verificano eventi come questo…

La gente si fa prendere dal panico (lato investimenti sia chiaro, non parlo di politica) e quindi inizia a farsi tante (troppe domande) circa i “suoi soldi” a seguito dell’ennesimo scossone. Comincia ad avere paura, a credere che per forza di cose si debba fare qualcosa, agire, muoversi, scappare, come il nostro istinto primitivo ci dice di fare da moltissimo tempo in situazioni per noi incerte dove ci sentiamo indifesi.

Bene, lasciate che vi dica una cosa…la cosa migliore che potete fare in questi casi è: NIENTE! Non incollatevi alla TV o sui giornali per cercare di capire in anticipo quale sarà la prossima mossa dei vari Governi e cercare di avere quella “soffiata” che vi consentirà di perdere meno o guadagnare di più, rassegnatevi.

Forse 3 o 4 persone al mondo (al mondo ripeto) sanno esattamente cosa accadrà da qui in avanti, e voi (né tantomeno io) siete tra quelli. Perciò, se avete adottato una strategia di portafoglio flessibile anche (e soprattutto) in momenti di tensione ed incertezza come questi (mi auguro che voi o il vostro consulente ci abbiate pensato, visto che in chiave di Asset Allocation “Tattica” la data del 15/01/19 era nota anche ai muri, e questa sì che era prevedibile), la soluzione migliore è aspettare, non avere fretta, ed attenersi al vostro piano.

L’emotività non aiuta, andate a rivedervi (per chi è iscritto nel gruppo Facebook PRO) tutti gli articoli di finanza comportamentale di Andrea Mastromarino, che vi rendono coscienti degli errori che un investitore può compiere in situazioni come queste.

Per tutto il resto, ricordatevi sempre che il tempo, e solo il tempo, può essere il vostro migliore o peggiore nemico, dipende da come lo usate.

A presto!

Francesco

BROKER E TRADING ONLINE: I MILLENNIALS INVESTONO IN BORSA?

Probabilmente ne avrai soltanto sentito parlare perché non eri ancora nato o eri troppo giovane, eppure fino a pochi decenni fa investire in borsa era una pratica ristretta a pochi facoltosi individui che potevano permettersi le ingenti spese del broker e di rispettare i requisiti per i lotti minimi di acquisto/vendita delle azioni, fissate dal mercato di borsa. Poi la tecnologia ha preso il sopravvento, spazzando via il “vecchio” e cambiando le carte in tavola.

E così che oggi si parla di “trading online”, dove basta una connessione a internet e un conto presso un broker online per accedere alle borse di tutto il mondo ed a costi incredibilmente ridotti rispetto al passato.

Dinanzi a questo nuovo scenario ci si aspetterebbe che siano i Millennials, ossia la generazione di nati dagli anni ottanta in poi, ad apprezzare maggiormente l’industria del trading online, grazie alla loro innata predisposizione al rinnovamento e alla rivoluzione tecnologica.

Ma non solo: il quadro macroeconomico recentemente delineatosi mostra come, con ogni probabilità, quella dei Millennials sarà una generazione che difficilmente vedrà ricevere una dignitosa pensione da parte della Previdenza Sociale (se mai ancora esisterà). Per questo i giovani dovrebbero iniziare da subito a pianificare investimenti a lungo-termine per non farsi trovare impreparati quando la vecchiaia sopraggiungerà e non ci sarà molto altro ancora da fare.

Ed invece, secondo le statistiche recenti, solo 1 Millennials ogni 5 investe nei mercati azionari. Come si può spiegare tale trend? I principali ostacoli sono rappresentati dalla mancanza di fondi sufficienti per investire e dalla scarsa conoscenza dei mercati finanziari. La buona notizia è che entrambi possono essere superati con qualche accorgimento e investendo un po’ di tempo nell’accrescimento della propria alfabetizzazione finanziaria.

Innanzitutto occorre essere a conoscenza del fatto che esistono numerosi broker online che permettono di accedere ai mercati e di fare trading online senza importi minimi e con costi molto contenuti. In questo modo si può iniziare a creare un proprio portafoglio sin da subito, iniziando a depositare piccoli importi mensili (anche €20 o €50 al mese) ed effettuando investimenti regolari per un lungo orizzonte temporale.

Ad esempio, per chi vuole destinare una parte dei propri risparmi con piccoli versamenti periodici, si potrebbe pianificare un PAC (Piano di Accumulo di Capitale) che permette di investire piccole somme mensili in Fondi d’Investimento, ETF ecc.

I broker online più moderni mettono a disposizione anche moderne app, in modo tale che si possa fare trading e controllare il portafoglio direttamente dal proprio smartphone e in qualsiasi momento, in linea con le esigenze dei giovani.

Quali sono quindi i consigli principali per un Millennial alla ricerca di un broker online?

Innanzitutto egli dovrebbe iniziare delineando il proprio profilo personale, ossia valutando la propria esperienza, preferenze ed obiettivi. Sono un investitore alle prime armi o uno avanzato? Su quali prodotti e borse vorrei investire? Il mio è un orizzonte temporale di breve o lungo termine?

Queste sono solo alcune domande le cui risposte permettono di indirizzarsi verso una categoria di intermediari piuttosto che di un’altra. Ad esempio un investitore principiante preferirà una piattaforma semplice e intuitiva da utilizzare, laddove un trader esperto cercherà un broker che offra una piattaforma con strumenti e grafici avanzati.

Il passaggio successivo sarà quello quindi di iniziare la ricerca di un broker online valutando i vari intermediari presenti sul mercato (e assicurandosi che siano autorizzati ad operare in Italia dalla CONSOB). Per investimenti a lungo termine sarà sicuramente più conveniente affidarsi ad un broker DMA (Direct Access to Market) piuttosto che ad un Market Maker.

  • Il broker DMA consente infatti di immettere gli ordini direttamente in un mercato di borsa e di negoziare prodotti regolamentati (come ad esempio azioni, ETF, obbligazioni ecc.) godendo delle regole e della vigilanza degli enti regolatori.
  • Il Market Maker invece funge da controparte negli ordini immessi dall’investitore e permette di tradare prodotti opachi e poco trasparenti come i CFD e i prodotti a leva, i quali sono rinomatamente strumenti pericolosi, scarsamente regolamentati e idonei principalmente per le operazioni giornaliere e non per gli investimenti a lungo termine.

Per queste ragioni un broker DMA dovrebbe essere preferito ad un Market Maker.

Con molte probabilità un Millennial presterà particolare attenzione ai costi delle commissioni, così che queste abbiano un impatto ridotto sui rendimenti. Per le azioni è possibile ricorrere a vari strumenti per trovare i broker con le tariffe più convenienti, come questo tool per il calcolo delle commissioni offerto dal sito specializzato www.qualebroker.com. In aggiunta i Millennials saranno alla ricerca di una piattaforma con una grafica user-friendly, utilizzabile sia da desktop che da app.

Desidereranno anche che l’apertura del conto sia rapida e “paperless”, senza quindi doversi andare a scontrare contro la burocrazia che caratterizza le nostre banche italiane. Quelli alle prime armi avranno inoltre bisogno di un servizio di educazione e didattica offerto dal broker (ad esempio un tutorial per imparare a utilizzare la piattaforma, immettere gli ordini, ricercare un prodotto finanziario ecc.), nonché di un Servizio Clienti semplice da raggiungere in caso ci sia bisogno di ricevere chiarimenti o spiegazioni.

Per affrontare tutti questi aspetti con più semplicità è possibile confrontare i principali broker operanti nel settore con questo strumento per il confronto dei broker. In questo modo sarà possibile confrontare i broker per ogni categoria, leggere le recensioni e opinioni e arrivare alla scelta finale di quello più adatto in base al proprio profilo.

La scelta di un broker infatti è completamente soggettiva e varia da individuo a individuo: non è infatti possibile eleggere il miglior broker in assoluto e sarebbe sbagliato aprire un conto presso un broker solo perché ci è stato suggerito da un amico o parente. Occorrerebbe piuttosto armarsi di pazienza e seguire i passaggi illustrati in precedenza.

Come abbiamo visto, la scelta di un valido broker online è un fattore primario molto importante per aumentare le probabilità di ottimizzare i rendimenti nel trading online e non farsi divorare dai costi. Tuttavia tale scelta da sola non basta a garantire la profittabilità nel tempo: occorre infatti anche costruire una solida strategia di trading associata alla conoscenza della finanza comportamentale, ossia di quegli aspetti psicologici che influiscono nei comportamenti e nelle decisioni prese sugli investimenti.

Per questo motivo per raggiungere il successo nel trading online è fondamentale studiare con costanza, mantenersi sempre aggiornati e imparare dalle esperienze maturate in tema di investimenti, che siano esse positive o negative.

PIANO DI ACCUMULO PARTE 2… SALUTAMI GIORGIO!

Bene , cominciamo con il dire che questa è la seconda parte di un articolo che ho scritto qualche giorno fa, quindi se non lo hai letto lo trovi QUI. Ora, immagina che io sia di fronte a te, ti stia guardando dritto negli occhi e rispondimi sinceramente (giuro che non mi arrabbio)….hai fatto qualche simulazione con il tool che ti ho dato? Hai scritto anche solo su un pezzo di carta quale cifra vuoi raggiungere, in quanto tempo, per quale obiettivo, e quanto del tuo reddito mensile riesci ad accantonare? Scommetto di no….

Quindi per favore, lo dico PER TE, perché ti voglio bene, riguardati la prima parte e fallo ora! Io non mi muovo da qui, ti aspetto, dove vuoi che vada? Tutte le mattine da quasi 2 anni sono sempre nella stessa cucina, quindi fallo adesso!

UAO! ma allora alla fine non era così difficile, perciò esaminiamo oggi la parte più tecnica, quella che aspettavi (che senza la prima non avrebbe senso).

Prima cosa: come cavolo faccio IN PRATICA a creare un piano di accumulo (che da ora in poi chiameremo “Giorgio”, così magari se gli dai un nome ti ci affezioni ed alla fine lo farai per davvero)!

Dunque, devi sapere che Giorgio te lo devi costruire un po’ alla volta, decidendo innanzitutto la frequenza dei pagamenti, che possono essere mensili, trimestrali, semestrali oppure annuali (consiglio sempre di farlo mensile per via dell’abitudine più frequente che si genera nel tuo cervello). Ora, iniziamo con il dire che fare Giorgio significa che tutti i mesi prendi dei soldi e li investi…si OK, ma dove?

Ci sono due tipologie di investimenti che puoi fare con Giorgio:

  1. Fondi comuni di investimento
  2. ETF

Questi due prodotti sono molto simili tra loro, ma visto che ne abbiamo già abbondantemente trattato, se vuoi ti metto questo link dove trovi un ripasso veloce.

Cominciamo con il dire che, se il 90% delle persone decide di fare un Giorgio attraverso la sua banca, per comodità la formula più utilizzata sarà il Giorgio in fondi comuni. Questo perché il tuo consulente/gestore imposterà Giorgio solo in fase di sottoscrizione, dopodichè ogni mese (oppure trimestre ecc.. a seconda della tua scelta) ti verrà prelevato in automatico direttamente dal conto corrente l’importo che avrai deciso di accantonare (il consiglio è sempre quello di far partire Giorgio dal giorno successivo a quello in cui incassi lo stipendio, un affitto, o qualunque rendita che userai, il perchè lo trovi nell’articolo precedente).

Senza che mi dilungo oltre, adesso per spiegarti il funzionamento in modo semplice e veloce facciamo un esempio pratico e ci mettiamo i numeri…

ESEMPIO DI GIORGIO DA 100 EURO AL MESE PER 60 MESI

  • Importo primo versamento: 12 mensilità (1200 Euro), questo dipende dalla “casa di gestione” del fondo che hai scelto (dopo vedremo le asset class). Quindi ad esempio la casa di fondi Pluto prevede un primo versamento di 12 mesi, mentre la casa di fondi Topolino prevede un primo versamento di 3 mesi.
  • Dal secondo mese invece tutti i mesi vedrai un addebito di 100 Euro dal tuo conto corrente

Facile no? Visto che sono un indovino, comincio a chiarirti qualche dubbio che hai….

  • Posso sospendere o interrompere il mio Giorgio in qualsiasi momento oppure fare versamenti aggiuntivi?
  • SI! Controlla bene eventuali costi di riscatto/versamento aggiuntivo ma lo puoi fare sempre, anche solo dopo il primo versamento. Tuttavia riscattare subito non conviene, e ti spiego perché….

Nella maggior parte dei Giorgio, le commissioni vengono prelevate al primo versamento (ricordati moooolto bene questo passaggio). Quindi se ad esempio immaginiamo che fai un Giorgio sul Fondo comune “Paperino”, che investe ad esempio in Azioni Globali. Commissione di sottoscrizione (come se comprassi un qualsiasi altro fondo) ad esempio 2%. Su che cosa lo applichi il 2%? (pensaci almeno 10 secondi fai uno sforzo, poi sennò ti dò la risposta subito sotto).

  • Esatto! lo applichi su 6000 Euro! (l’importo TOTALE del tuo Giorgio).
  • Quindi il 2% di 6000 Euro sono 120 Euro. Di questi, solitamente il 30% (quindi 36 Euro) vengono addebitati subito, mentre i restanti 84 Euro (120-36) saranno spalmati in egual misura nei 60 versamenti che farai da qui in avanti (quindi 2,33 Euro al mese sui versamenti da 100 Euro).
  • E qui veniamo ad un altro punto di attenzione. DEVI confrontare tra i vari prodotti la commissione di sottoscrizione (dovrai sempre chiedere l’informativa costi mi raccomando, anche se con la nuova normativa riceverai comunque il dettaglio a casa o via mail, che DOVRAI sempre guardare). Questo perchè puoi subito notare che 2,33 Euro su un versamento di 100 Euro significa pagare ogni mese il 2,33%, che ovviamente eroderà il tuo capitale (perché significa che il gestore investe 100-2,33 Euro tutti i mesi, quindi gli interessi vengono applicati ad un capitale più piccolo e tu guadagni meno, invece devi guadagnare di più).

L’alternativa per avere meno costi? Il Giorgio in ETF. Solitamente per come sono strutturati (ora che hai letto il mio precedente articolo lo sai) gli ETF hanno costi decisamente inferiori, quindi è sempre meglio fare Giorgio in ETF? No! Questo per 2 motivi:

  1. In quasi nessun istituto (fai prima a cercare su Google “piani di accumulo in ETF”) è possibile fare Giorgio in ETF, di conseguenza lo puoi fare, ma non in modo automatico, cioè dovrai tu (a manina) ogni mese, quello specifico giorno, ricordarti di investire 100 Euro per comprare “x” quote di quel determinato ETF che hai scelto per il tuo Giorgio…AHAHAHAHAHAH ma quando mai lo farai!
  2. Gli etf a differenza dei fondi sono a gestione passiva, quindi se il mercato decide di prendersi una bella pausa, anzi, decide proprio di mettersi a correre all’indietro, sarà molto difficile riuscire a “limitare” i danni, in quanto tipicamente i Giorgio in ETF sono molto settorizzati (ETF Azionari, Obbligazionari e così via), mentre i fondi ad esempio possono essere flessibili, bilanciati, insomma più diversificati anche se si tratta di un solo prodotto!

Quindi la soluzione migliore quale potrebbe essere? Un Giorgio in fondi, con estrema attenzione alle commissioni sia di Sottoscrizione che di gestione (mi raccomando confronta anche le offerte su diversi istituti per lo stesso prodotto, così non puoi sbagliare), perchè ogni singolo punto percentuale in meno che paghi, è un punto in percentuale in più che investi!

Ora, abbiamo detto operativamente come funziona un Giorgio, quindi cosa ti serve? Facile, un conto corrente (da cui vengono prelevati sia il versamento iniziale che quelli mensili/trimestrali successivi) ed un deposito titoli, in quanto trattandosi di investimento dovrai per forza averne uno.

Abbiamo detto tutto? Quasi…vediamo ora la parte relativa alle Asset class.

Dunque come detto sopra la maggior parte della gente pensa che uno dei vantaggi del piano di accumulo sia il fatto che comprando la stessa quota (di un fondo azionario ad esempio) tutti i mesi, si vada in qualche modo a “mediare” i prezzi. Devi sapere che questo è metà vero e metà falso! (e ti spiego perché)..

Se tu inizi a mettere 100 Euro al mese tutti i mesi (diciamo per due anni) in un fondo azionario, e dopo 2 anni il mercato azionario crolla….mica scenderanno solo gli “ultimi” 100 Euro che hai messo? Eh no, scenderanno in un solo colpo TUTTI E 2400 EURO accumulati fino ad ora (ecco perché si spera sempre in un Giorgio che il mercato crolli appena abbiamo iniziato i nostri versamenti, così i risultati saranno matematicamente migliori verso la fine del nostro Giorgio).

Quindi ecco uno dei motivi per cui consiglio sempre di paragonare Giorgio ad un qualsiasi nostro portafoglio investimenti che faremmo con una soluzione “one shot”.

Mi spiego meglio…

Se oggi avessi 50.000 Euro e dovessi investirli, probabilmente faresti (a seconda dell’orizzonte temporale, profilo di rischio, età ecc) un mix di diverse asset class (ipotizziamo 60% azionario e 40% obbligazionario). Quindi la stessa metodologia (a mio avviso) dovrebbe essere utilizzata con un Giorgio, perciò questo cosa vuol dire?

Semplice, significa scegliere un fondo flessibile/bilanciato che possa contenere un mix di diverse tipologie di investimento. In siti come Morningstar oppure Quantalys puoi trovare (quando valuti il prodotto) in basso la percentuale in cui viene suddiviso, perciò puoi farti da lì una prima idea (ti metto una schermata di esempio qua sotto).

GIORGIO

Abbiamo finito? No dai ancora due consigli, lo sai che ci tengo a te e quindi voglio dirti tutto quello che penso possa esserti utile, a costo di essere logorroico!

Se il tuo unico investimento è in un Giorgio, scegli un orizzonte temporale lungo!

Se cominci ad investire sapendo già che dopo 1 mese (ma anche un anno) ti serviranno i soldi, lascia stare! Un Giorgio è come un diamante a mio giudizio…per sempre! Vedrai che più passa il tempo è più ti piacerà (io dopo 3 anni ho diversi Giorgio, addirittura con quelli che stanno performando meglio ci parlo prima di andare a dormire).

Puoi anche iniziare con un Giorgio piccolino (magari da 50 Euro al mese, ma attento ai costi, anche quelli fissi, trovi tutto nel documento informativo) e poi effettuare dei versamenti aggiuntivi (riguardati la prima parte con le tredic..Babbo Natale scusa!). Oppure ancora, se i tuoi redditi crescono….TI PREGO ASCOLTAMI….Investi tutta la differenza in un nuovo Giorgio! Se il tuo capo o la tua azienda ti premiano con 80 Euro al mese in più in busta paga, un altro Giorgio ti sta chiamando…ascoltalo!

Ultima cosa, per motivi fiscali/matematici, scegli fondi/ETF ad accumulo (e non a distribuzione, cioè quelli che pagano cedola). Ha pochissimo senso, a meno che non decidi di reinvestire i proventi in quello stesso Giorgio ma anche lì serve costanza!

Ora (forse) ti ho detto tutto, forse ho dimenticato qualcosa, forse puoi dire tu qualcosa a me, non lo so, io nel dubbio continuerò a scrivere.

E tu nel frattempo prendi quei c…o di soldi, vai in quella c…o di banca (oppure fallo online vedi tu), leggi i fogli informativi, documentati, confronta le offerte ma soprattutto….SALUTAMI GIORGIO!

A presto

Francesco

Piano di accumulo: la guida che S-PAC-CA!

Dimmi la verità, quanti articoli hai letto, quanti video hai ascoltato, quante simulazioni hai fatto, in quanti gruppi Facebook sei entrato….per capire come cavolo funziona un PAC?

Libri, guru, corsi, seminari, gruppi, e niente, ancora non sei partito con il tuo PAC. Eppure hai delle entrate che ti arrivano tutti i mesi (stipendio, piccolo o grande che sia), l’affitto dell’appartamento che ti ha lasciato tua nonna, la paghetta di mamma e papà che tu “furbescamente” hai messo da parte, ma allora rispondimi (anzi rispondiTI) un attimo…PERCHE’ ANCORA NON HAI COMINCIATO A RISPARMIARE TUTTI I MESI?

Eh si perché devi sapere che noi possiamo chiamarlo PAC (piano di accumulo del capitale) possiamo chiamarlo PIP (piano individuale pensionistico), possiamo chiamarlo Topolino, Minni, Pluto, ma la sostanza non cambia! Sei ancora lì, ogni tanto riprendi in mano il discorso, hai qualche soldo da parte, rileggi l’ennesimo pippone dell’esperto di turno, ma alla fine NON LO FAI! Accidenti, e te credo che poi iniziare ad investire è difficile, è proprio INIZIARE la cosa più complicata, credimi!

Dopo (quando inizi ad investire tutti i mesi) diventa una droga, cominci a parlare solo di quello, ti senti un grande, un eletto, Superman! Eh si, tu INVESTI! (e gli altri sfigati no). Perché appena cominci, se lo fai nel modo giusto (ed ora ti dirò come) allora diventa un’abitudine, ma un’abitudine positiva! Funziona un po’ così…. Gli amici Ti guarderanno strano, perché magari ogni tanto per mettere da parte tutti i mesi quella cifra dovrai bere una birra in meno, dovrai consumare meno GIGA, dovrai fare un po’ più il barbone in vacanza….e poi “cavolo tutti i mesi metto via soldi ma sono ancora così pochi!” (eh, ci vuole tempo amico mio, TEMPO, il tuo migliore alleato).

E sai qual è la cosa grandissima? Che infine un giorno, quando ci arrivi, a mettere da parte un bel gruzzoletto (diciamo pure dai 5.000 Euro in su), accidenti ti girano le scatole se poi ti tocca tirarli fuori! Perché hai fatto tanto per risparmiarli…e quindi ne vuoi sempre di più…di più…di più. Eh si, perché adesso sei diventato un tipo fico, a te di avere risparmi per poche centinaia di Euro mette vergogna!

Quindi come si fa? Scopriamolo insieme…(scusa mi sono un po’ dilungato ma mi diverto troppo a parlare di soldi).

Dunque…andiamo per ordine e parliamo di COSE pratiche! (lo sai che mi piace parlare papale papale)

  • Domanda n.1: La scelta della cifra, quanto mettere via ogni mese?

Risposta al punto 1: ti stai facendo la domanda sbagliata! (immagino che nessuno te lo aveva mai detto)

  • Quindi riproviamo, domanda GIUSTA n. 1: Quale cifra voglio riuscire a mettere via ed in quanto tempo? EUREKA! QUESTA E’ LA DOMANDA… (la battuta è presa dal film “IO ROBOT”)…

Risposta alla domanda giusta n.1: perché vedi, una volta che sai l’obiettivo finale, scegliere la strada è più facile. Sono calcoli da prima elementare, ma se del resto l’investitore migliore del mondo (Buffett) ne è convinto lo devi essere anche tu. Quindi mettiamoci i numeri con un esempio…voglio 10.000 Euro in 3 anni!

UAO, sei ambizioso, considerato che guadagni uno stipendio da 1200 Euro al mese. Significa che in un anno (se prendi la tredicesima) sono 13.200 euro di guadagno netti, in 3 anni sono 39.600 Euro. Quindi mettere via 10.000 Euro in 3 anni significa circa 3300 Euro annui circa, che vuol dire risparmiare il 25% annuo del tuo reddito. Difficile? Impossibile? Dipende da TE! Prova a ragionare però mensilmente, su 1200 Euro vuol dire 300 Euro al mese, tutti i mesi!

Ora però fai molta attenzione, perchè prima tu mi hai detto che hai una tredicesima, quindi perché la devi considerare come lo stipendio normale? Considerala più un bonus, un extra, chiamala BABBO NATALE, e prova (invece di spenderla per l’ultimo smartphone) a metterla via interamente. Sai cosa significa? Facciamo i conti.

3300 Euro annui, se risparmio già la tredic….(BABBO NATALE scusa) di 1200 Euro…significa che dovrai risparmiare nei 12 mesi restanti solo 2.100 Euro annui (3300-1200), che vuol dire 175 Euro mensili…ovvero il 14,5% del tuo stipendio!

Già meglio non credi? Se mi dici che non riesci a risparmiare il 14,5% del tuo stipendio, amico mio sarò sincero, non sarai mai ricco, ma nemmeno benestante! Quindi puoi smettere di leggere questo post, perché potrai sapere tutto quello che vuoi, ma uno dei metodi per accumulare denaro è saper risparmiare (oltre che investire), è così!

Domanda n. 2, come faccio ad abituarmi a risparmiare questa somma tutti i mesi? (o meglio, come faccio a non spenderla?) adesso te lo dico io…devi farlo APPENA ricevi il tuo stipendio! Subito, non pensarci nemmeno a farlo “la settimana dopo”, o a fine mese, niet! Oggi ti è arrivato lo stipendio? OGGI metti via 175 Euro (massimo domani mattina va, te lo concedo).

Adesso però aumentiamo la profondità del ragionamento….tu non stai solo accantonando (quindi non prendi i soldi e li metti sotto il materasso)…stai  INVESTENDO! Ciò vuol dire che auspicabilmente verrà in tuo aiuto il fattore “interesse” (o rendimento).

Ti metto il link di un “simulatore” dove puoi perdere un’intera giornata con diverse simulazioni . Il primo esempio lo facciamo insieme: torniamo all’ipotesi vista sopra, 300 Euro al mese (tredic…BABBO NATALE incluso) per 36 mesi, ed ipotizziamo che il primo versamento (nei piani di accumulo può essere, a seconda del tipo di prodotto, di 1/3/6/12 mensilità solitamente) siano 3 mensilità, quindi  900 Euro.  Devi aggiungere il fattore rendimento, e qui inseriamo un nuovo parametro…

Non voglio farti come sempre i pipponi su “tasso risk free” eccetera eccetera (non ti serve). Quello che devi sapere, è che il tuo investimento devi compararlo (prudenzialmente) ad un tasso di riferimento che potrebbe essere ad esempio quello dei titoli di Stato di pari scadenza, quindi nel tuo caso potresti verificare quanto rendono OGGI i BTP (titoli di stato italiani) con scadenza residua 3 anni (2022 diciamo).

Dove lo puoi verificare? QUI . Ti basta ordinarli per “scadenza” (cliccaci sopra) e vedere appunto quelli 2022 quanto rendono (guarda la colonnina “rendimento netto” mi raccomando, NON la colonna Cedola netta, fuorviante). Nell’esempio nostro vediamo che il rendimento è circa 1,10%. Però tu sei uno BRAVO, e quindi sai benissimo che, ACCIDENTI! Mediamente l’inflazione è del 2% annuo, quindi dovrai puntare a qualcosina di più, perciò in un periodo come quello attuale consideriamo un 2,5% come riferimento prudenziale. Bene, ora che hai tutti i dati, possiamo inserirli nel simulatore.

Possiamo vedere che dopo 3 anni, considerate le ipotesi sopra, alla fine ci ritroveremo con 12.173,22 Euro. Bene, tutto qui? Assolutamente NO! E’ una simulazione, dobbiamo ancora fare tanti ragionamenti insieme. Ma tu intanto fai pratica con le simulazioni (prova durate diverse, tassi diversi, periodi diversi, sempre partendo dagli obiettivi sopra).

Mica posso tenerti qua tutto il giorno? Ne parliamo nel prossimo articolo dove entreremo nel dettaglio degli investimenti (tassi, prodotti, costi ecc)!

Alla prossima!!

Francesco

ETF vs FONDI COMUNI…QUALE SCEGLIERE?

Ciao #Wallstreeters, iniziato bene il nuovo anno? Spero di si… I mercati hanno ricominciato un po’ come avevano finito, all’insegna della volatilità.

Fortunatamente in portafoglio avevo già ad aprile 2018 inserito un po’ di volatilità (leggi ETF sul VIX) ed un po’ di oro in ottica di copertura, cosa che devo dire ha funzionato molto bene. Ma come sapete queste sono solo chiacchiere da bar, noi vogliamo invece trovare il vero “Valore” dei nostri investimenti, vogliamo essere consapevoli di operare scelte che siano le più giuste possibili (o le meno sbagliate, per molti sarebbe già un successone).

Quindi, da dove cominciamo? Cominciamo da quello che molti di voi mi hanno chiesto, in particolare su Instagram (mi trovate come @FrancescoWallStreet) ovvero parlando di ETF. Dunque, molto di questo argomento era già stato spiegato nel mio primo ebook gratuito (se te lo sei perso puoi scaricarlo cliccando QUI). Perciò confido che abbiate già un’idea di base sul mondo ETF. Vorrei invece parlare oggi di cose che “non si trovano su Wikipedia” se permettete, visto che cerchiamo di distinguerci dai “soliti blog” anche per questo.

Cominciamo con il dire che ragazzi miei,  il 2018 è andato letteralmente in vacca per quasi tutte le Asset Class (praticamente tutte tranne “liquidità USA” e “volatilità”). Quindi diciamocelo, se nel 2018 aveste comprato fondi comuni (o sicav) oppure ETF, il risultato sarebbe stato comunque negativo. Allora sotto quale ottica posso vedere la differenza? In quali circostanze è preferibile optare per un ETF piuttosto che per un fondo?

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Partiamo da 2 punti fondamentali:

  1. I fondi sono a gestione attiva (esiste un omino oppure una squadra di omini che raccolgono i nostri soldi e comprano e vendono continuamente, cercando di “battere” un indice, o benchmark, di riferimento)
  2. Gli ETF sono a gestione passiva, cioè con molto meno sforzo cercano semplicemente di replicare quell’indice (o benchmark)

Ultimamente si stanno diffondendo anche ETF “ibridi” cosiddetti Smart Beta, ma non saranno oggetto di discussione in questo post. Riprendiamo quindi dai 2 punti visti sopra, la prima (e importante) cosa da notare è questa: visto che i fondi richiedono (in teoria) un lavoro maggiore per ottenere un risultato maggiore (devo pagare l’omino), sono più cari degli ETF.

E qui veniamo al primo tasto dolente, ovvero le performance RISPETTO AI COSTI. Infatti molto spesso i fondi non riescono a fare meglio dei loro benchmark, di conseguenza si paga un costo eccessivo per un servizio oggettivamente non adeguato. Tanto vale allora puntare su prodotti meno elaborati e meno costosi (leggasi ETF) soprattutto se ragiono in una logica di lungo periodo, dove una differenza di 2-3 punti percentuali ogni anno vuol dire avere tanti, ma tanti soldi in più alla fine della fiera.

Questa è una legge sempre valida? A mio giudizio no! Infatti all’interno di un portafoglio ritengo possano servire entrambi, e ti spiego perché….

Gli ETF vanno bene quando non siamo pratici del mondo investimenti (quindi compro qualcosa di poco costoso e di semplice) potendo godere del beneficio della diversificazione! Se ad esempio volessi investire nelle azioni di tutti i mercati mondiali, potrei comprare un ETF con poche centinaia di Euro per ottenere questo risultato, a differenza di comprare ogni singola azione di ogni singolo indice a cifre decisamente più elevate. In un’ottica di lungo periodo, senza l’ansia di controllare le quotazioni ogni singolo giorno e senza avere necessità dei soldi investiti, sicuramente a distanza di anni raccoglierò molte soddisfazioni.

Viceversa, su orizzonti più brevi, e soprattutto con una conoscenza dei mercati maggiore, potrò però espormi in quota parte anche su dei fondi specifici, migliori storicamente di altri (ce ne sono ve lo garantisco, basta conoscerli) dove anche un orizzonte più breve (comunque superiore ai 3 anni sia chiaro, investire e guadagnare nel breve periodo lo lasciamo ai “guru” ed agli esperti) mi permetterà di avere buone probabilità di guadagno, magari perché in chiave “tattica” vorrò puntare ad un settore specifico.

Io personalmente utilizzo la gestione attiva (vedasi fondi) per i megatrend (quindi se voglio investire in settori specifici, come la robotica, l’acqua, la salute, il digitale, il clima, e così via) oppure quando voglio agire su Asset Class obbligazionarie particolari (quindi non parliamo di Titoli di Stato, ma ad esempio di obbligazioni societarie, sia Investment Grade che High yield) in quanto con il beneficio della diversificazione potrò essere moooolto meno esposto al rischio default (se compro la singola obbligazione e l’emittente salta ci sono buone probabilità di perdere tutti i soldi, viceversa con un fondo avrò semplicemente un calo delle quotazioni dovute al default di un titolo su “n centinaia” che compongono il mio prodotto).

Ecco quindi un’altra super informazione di valore per voi:

Cominciate a guardare questi siti per confrontare i diversi fondi tra  loro (basta il codice ISIN) e se avete dubbi scrivetemi.

Per quanto riguarda la parte ETF, potete consultare il sito Justetf e mi raccomando, selezionate solo (basta ordinarli per masse) ETF che gestiscono masse almeno per 200 Milioni di Euro (più grandi sono meglio è, in quanto avranno anche maggiore grado di liquidità).

Alla prossima!!!

Azionariato positivo nel 2018? Il Re dei Bond dice no

Il 2017 è stato certamente archiviato come un anno positivo per il mercato azionario trainato soprattutto dai buoni risultati ottenuti in sede di bilancio per moltissime società quotate.
In molti si aspettano una riconferma anche per il 2018 quando lo stato di salute delle società quotate sarà tanto fondamentale quanto lo sarà l’andamento dell’inflazione soprattutto a cause della sostanziale diminuzione o arresto di manovre correttive da parte delle principali Banche Centrali (ne avevamo parlato qui).

Sul possibile calo del mercato azionario si è espresso Jeffrey Gundlach, Re del mercato obbligazionario, sottolineando come i rendimenti dei treasury decennali americani abbia superato il 2.63%  ritenuta da lui la soglia critica per innescare la rotazione dei portafogli degli investitori passando così da un orientamento azionario ad un obbligazionario in considerazione soprattutto del rischio degli assets.

Una possibile testimonianza di ciò può essere letta nel pesante calo di Bitcoin (e più in generale delle criptovalute) che evidenzia come gli investitori stiano intraprendendo strade meno speculativi diminuendo così la propria propensione al rischio.

La maggior parte degli analisti, a differenza di Gundlach, sostengono che il 2018 sarà un anno ugualmente positivo per l’azionariato, chi avrà ragione?