COME AVERE 1500 EURO IN PIU’ ALL’ANNO (IN PRATICA)

Titolo molto provocatorio, ma come sai ormai tu che mi conosci, dico solo quello che faccio perchè lo provo sempre in prima persona.

Prima domanda: perchè 1500 Euro, e non 100 Euro oppure 5.000 Euro oppure 100.000 Euro? Semplice, perchè io durante l’anno ne risparmio molti ma molti di più, però bisogna considerare che in questo blog di Colazione a Wall Street siamo qui per costruire un percorso, e di solito si comincia a piccoli passi, quindi ho ritenuto di partire da un obiettivo che tutti possano raggiungere.

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Adesso ti spiego quindi come fare a risparmiare 1500 Euro/anno…

Prima cosa, che tu abbia uno stipendio da 700/800 Euro al mese (adesso con il reddito di cittadinanza chi non ce l’ha?) o da oltre 3.000 Euro, la sostanza non cambia, perchè le prima cosa che devi fare è creare 2 abitudini positive!

  1. Segnarti TUTTE le spese!!!!!!!!!!!! (nota i punti esclamativi, ma proprio tutte)
  2. Spendere meno di quello che guadagni, grazie ad un pianificatore (uno dei BONUS)

Ora, sembra facile, sembra una scemenza, ma devi sapere che dati ABI alla mano le famiglie italiane riescono ad accantonare sempre meno soldi, e chi ci riesce lo fa per eventuali imprevisti (quindi non investe per paura) con tutte le conseguenze di inflazione & CO.

Tu invece, che segui questo blog, metterai da parte una somma Extra che poi dovrai investire (ne riparleremo, anche se ormai con tutti gli articoli che ho fatto dovresti praticamente dirigere una Banca), perchè avrai costruito abitudini positive e quindi la somma che accantonerai con questo metodo sarà totalmente libera da vincoli (se non quello di crescere sempre di più costruendo un portafoglio corretto).

Bene, ora che abbiamo spiegato queste due cose, voglio farti il mio esempio personale, cioè come IO metto da parte i MIEI soldi, e come puoi iniziare anche tu.

SEGNARE TUTTE LE SPESE!!!!!(con i punti esclamativi)

Abbiamo detto che il punto 1 è quello, ma come fare in pratica? Mica puoi portarti un block notes sempre dietro? E se la penna non scrive? E se fuori piove e non sai dove metterti a segnare la spesa? E sei in fila alla cassa del supermercato? Decisamente poco pratico…

Quindi, tecnologia GRAZIE! Io ho scaricato (per ovviare ai problemi sopra) un’applicazione (totalmente gratuita) chiamata “SPENDER” (vedi immagine sotto).

spender.jpg

Facile da usare, basta “creare” le proprie voci di entrate e di uscite, dopodichè “registrare” la spesa nella giusta sezione, e lui in automatico calcolerà tutto. Personalmente, considero un periodo dal 1 al 31 del mese, così ragioni con chiarezza e non sei costretto a fare calcoli eccessivi.

Compri il giornale? Segna la spesa nella voce delle uscite “giornali e riviste”. Fai la spesa? Segna la spesa nella voce di uscita “cibo”. Incassi un affitto? Segna l’importo nella voce di entrata “affitti”. A fine mese troverai il saldo (positivo o negativo) del mese.

Questo serve per 2 motivi:

  • Sviluppi l’abitudine a segnarti tutto
  • TI RENDI CONTO (ben diverso dal “penso che…”) di quanto spendi e capisci che molte delle tue spese sono totalmente inutili (poi mi dirai se non ho ragione)

PIANIFICARE

Ora che hai registrato tutte le spese del mese (ma proprio tutte, mi raccomando, sembra difficile ma dopo 3 mesi ti verrà automatico) devi renderti conto di come vanno le tue finanze, cioè a fine mese, quando CHIUDI LA TUA CONTABILITA’ PERSONALE, devi avere il quadro completo, ovvero scaricare il nostro “pianificatore” (sopra ti ho spiegato come fare) e scrivere il totale di tutte le voci (quindi ad esempio se in un mese hai fatto 3 volte benzina, spendendo ogni volta 10 Euro, in totale nel mese avrai speso 30 Euro per la voce “auto”, quindi questa cifra andrà inserita nel Sub.totale di Aprile per la voce “auto”).

In questo modo grazie al nostro strumento (gratuito e facile da usare, è un file Excel) troverai 2 colonne in fondo con “media” e “somma” (come diceva il mio prof. di Economia Aziendale, Dio lo abbia in gloria, “non è scienza missilistica”) che ti serviranno (non dopo il primo mese, ma dopo 3/4 mesi) a capire “in media quanto spendi per quella determinata categoria” (auto/vestiti/spesa ecc) e soprattutto quanto sei riuscito a risparmiare in TOTALE tra entrate ed uscite.

L’ultima parte poi è riservata a calcolare (lo facciamo noi tranquillo) una riduzione del 10% per ogni voce di spesa (se spendi 1000 Euro/anno per l’auto saranno 100 Euro) che ti aiuta a fare una cosa molto semplice: QUELLO E’ IL TUO OBIETTIVO DI RISPARMIO SU QUELLA VOCE MENSILE DI SPESA!!

Te lo rispiego con un esempio:

Se spendi 50 Euro al mese di vestiti (per il cambio stagione ad esempio) e quindi in un anno hai speso 600 Euro, il tuo obiettivo sarà ridurre di 60 Euro/annui questa spesa, che significa 5 Euro al mese! Capito? In questo modo hai un obiettivo vero!! (risparmiare 5 Euro al mese per 12 mesi nella voce vestiti). E come lo fai?

Semplice, ogni mese a fine mese, metti via 5 Euro (il consiglio è tenere un secondo conto corrente dove far confluire questi piccoli risparmi).

Tutto chiaro? In questo modo vedrai che almeno 75/80 Euro mensili salteranno fuori (in un anno significa 950 Euro circa risparmiati).

Bene, ma tu Francesco hai detto 1500 Euro, dove sono gli altri 550?

Eccoci al secondo ed ultimo STEP, devi trovare qualcosa che ti permetta di “risparmiare” senza accorgerti che lo stai facendo (il PAC da 50 Euro al mese è un’ottima soluzione, ma partiamo da uno step con cifre ancora più piccole, alla portata veramente di tutti).

Un aiuto arriva ad esempio da OVAL MONEY , un’applicazione per risparmiare piccole cifre senza pesare nel bilancio.

Ho iniziato a febbraio, e mediamente viaggio (senza neanche rendermene conto) sui 45 Euro/mensili (impostando 2/3 step previsti) ecco le prove!

OVAL.jpg

Questo significa che a fine anno, considerando i 12 mesi, sono 540 Euro in più risparmiati. Eccoci quindi arrivati ai famosi 1500 Euro, e non mi dire che per te è troppo difficile, perchè se così fosse, amico/amica mio, allora potrai solo lamentarti e pensare che la tua serenità finanziaria sia impossibile da raggiungere, e se nel posto sbagliato!

Quindi ricapitolando:

  1. Scarica Spender
  2. Crea le tue voci di spesa
  3. Scarica Oval Money
  4. Iscriviti alla nostra Newsletter
  5. Richiedi il Bonus
  6. Nel pianificatore Excel “adatta” le voci di spesa a quelle inserite su Spender
  7. Sviluppa le 2 sane abitudini di segnare tutto e spendere meno di ciò che guadagni
  8. Vedi a fine anno quanto hai risparmiato

Come sempre, non c’è di che!

Francesco

 

 

E ADESSO CHE SUCCEDE?

Odio avere ragione, ma ho ragione! Ancora una volta gli interessi personali, i giochi di potere, l’avidità umana, hanno prevalso sul buon senso, come avevo ipotizzato poco tempo fa nel mio ultimo articolo. Parliamo di Brexit, dove per la terza volta il Parlamento ha rifiutato (nonostante il premio in caso di voto a favore fosse lo scalpo della premier May) l’accordo con l’Europa, lasciando di fatto il vuoto da qui al 12 Aprile, data (per ora salvo imprevisti o ripensamenti) per l’attuazione della Brexit. La domanda che tutti si fanno a questo unto è la seguente: ADESSO COSA SUCCEDE?

La risposta (come sempre in questo blog cerco di dare risposte, cose utili che la gente come te cerca) è: CHISSENE IMPORTA! (scritto proprio così).

Questo per un semplice motivo, chi opera sui mercati finanziari DOPO che le cose accadono, per definizione non può che perdere soldi. Infatti nei mercati uno degli aspetti fondamentali è la gestione del tempo, e questo vale (sai che dico una cosa e poi faccio sempre un esempio pratico) in due situazioni che dovresti sempre tenere a mente per fare soldi:

  1. Investi i tuoi soldi (dopo una corretta strategia di Asset Allocation) con orizzonte di lungo periodo (minimo 10 anni, fregandotene di ciò che succede intorno a te) sia in logica di Piano di Accumulo sia in un’unica soluzione
  2. Se vuoi operare in logica più tattica (non di trading attenzione, in questo caso l’orizzonte è brevissimo) devi invece posizionarti PRIMA che le cose accadano (o meglio, PRIMA che le cose possano accadere secondo i tuoi ragionamenti)

Come diceva SUN TZU nel libro (se vuoi diventare un investitore leggilo subito) “l’arte della guerra” ogni battaglia è vinta PRIMA di essere combattuta, perciò non puoi assolutamente improvvisare per con i tuoi soldi, o peggio ancora muoverti dopo che gli eventi sono accaduti.

Andiamo quindi a vedere la situazione attuale, NELLA PRATICA,  i due punti visti sopra.

  1. Come ti avevo raccontato in questo articolol’ETF Vanguard su S&P 500 ha performato da allora circa l’8% in 2 mesi, ma non è questa la cosa importante, perchè se la tua strategia è comprare e tenere per un lungo periodo di tempo, dovrai riguardare le performance appena tra 10 anni, e credimi ne vedrai di tutti i colori, con rialzi e cali anche in doppia cifra. Però sarà importante mantenere il sangue freddo ed attenerti alla tua strategia, poichè PRIMA di investire hai già visto che su orizzonti temporali lunghi ci sono ottime probabilità di portare a casa un risultato positivo
  2. Hai deciso invece che del lungo periodo ti importa poco (male, perchè una buona parte del tuo portafoglio dovrebbe invece avere questo tipo di logica, soprattutto se hai meno di 50 anni) e quindi vuoi fare l’investitore “attivo” (sappi che sono pochi però quelli che riescono costantemente a performare). Quindi in questo caso adesso cosa fai? Provo a dirti le MIE considerazioni in modo da fornirti uno spunto a livello di ragionamento…

Dunque, conoscendo l’avidità umana e la sete di potere e la prevalenza degli interessi personali rispetto a quelli dei cittadini, ipotizzavo un esito di questo tipo al terzo voto sull’accordo Brexit. Di conseguenza mi sono detto: ora, alla luce di ciò, possono succedere due cose (entro il 12 aprile).

  1. Hard Brexit (apriti cielo)
  2. Accordo ed intesa con UE in extremis

Allora ho pensato: io mi posiziono (come farebbe qualunque persona con un po’ di buon senso) nel’ipotesi peggiore (hard Brexit) dove essenzialmente posso aspettarmi 3 conseguenze:

  • Indebolimento sterlina
  • Calo generalizzato dell’azionario (UK ed Europa)
  • Aumento dei rendimenti sui Titoli di Stato (vedi Italia, per cui la UK rappresenta il 4 Paese per impatto economico, un’uscita potrebbe impattare sull’allargamento dello SPREAD)

Quindi ho aumentato la percentuale di liquidità in portafoglio (alleggerito i BTP, che hanno ben performato negli ultimi mesi, capitalizzando quindi i guadagni, e facendo la stessa cosa sull’azionario) pronto a rientrare a prezzi migliori, con una leggera esposizione Short su GBP, pronto a chiuderla qualora le cose invece dovessero concludersi con tarallucci e vino.

Questo perchè se si verifica il caso peggiore, e quindi i mercati (almeno nel breve) dovessero stornare, non solo non subirò danni nel portafoglio, ma anzi potrò trovare ulteriori occasioni di investimento.

Ammettiamo invece che non succeda lo scenario peggiore, ovvero trovino un accordo ed i mercati riprendano a salire, poco male! Ho capitalizzato i guadagni (su base annua in doppia cifra) e sono comunque liquido per altri investimenti, anche se da qui in avanti vedo uno scenario più prudente per quanto già scritto.

Come sempre spero di averti dato qualche spunto utile alla tua operatività, ti invito a seguirci sia sul nostro canale Youtube che sulla nostra pagina Instagram., dove troverai molti spunti utili alla tua operatività!

Alla prossima

PIANO PENSIONISTICO VS PIANO DI ACCUMULO, QUALE SCEGLIERE?

La scorsa settimana, durante l’intervista con il famoso Youtuber Marcello Ascani (se non sei riuscito a vederla ecco il link) un utente ha chiesto la differenza tra il classico piano di accumulo (di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo) ed il Piano Individuale Pensionistico. Dal momento che si tratta di una domanda che nell’ultimo periodo mi sento fare spesso, ho ritenuto che fosse arrivato il momento di scrivere qualcosa a riguardo.

Oggi sono ad Ivrea, per il Carnevale molto famoso dove si assiste al classico “tiro delle arance”, e dal momento che al Castello di Parella hanno una canina di vini spettacolare, sono particolarmente “allegro”, perciò lascio che siano le parole a scorrere dal mio cervello alla tastiera senza fare troppa opposizione e senza pensarci troppo su, quindi cominciamo…

Il piano individuale pensionistico (definito anche PIP) è sostanzialmente un piano di accumulo (con versamenti che possono essere mensili, trimestrali, semestrali o annuali) con caratteristiche tuttavia un po’ diverse, che adesso ti spiegherò (nel frattempo sto ascoltando “morning glory” degli Oasis))

Dunque cominciamo con la parte fiscale, perché a differenza del classico piano di accumulo (da adesso in poi PAC) tutto quello che versi, fino ad un massimo di 5.164,57 Euro annuali, è possibile portarlo in deduzione dalle tasse.

Questo per un motivo molto semplice, lo Stato ha un sistema previdenziale pubblico definito “a ripartizione” (cioè chi lavora, con i propri contributi, paga la pensione a chi non lavora più). Tu pensi di accantonarli per te stesso, ma la cosa è solo figurativa, mi dispiace. Dal momento che il sistema matematicamente comincia ad essere (anzi lo è da un bel po’) instabile e sbilanciato in favore delle pensioni (complice anche l’invecchiamento della popolazione a l’aumento della speranza di vita) i conti (pubblici) non tornano, di conseguenza lo Stato ti dice una cosa molto semplice: “caro cittadino italiano, visto che io difficilmente riuscirò a pagarti la pensione, se ci pensi da solo o comunque ti dai una mano da solo, io ti supporto dal punto di vista fiscale”. Ecco spiegato quindi il vantaggio economico che hai (a differenza del classico PAC).

Facciamo come sempre un esempio pratico con dei numeri: nella tua dichiarazione dei redditi, se presenti un reddito lordo di Euro 30.000, avendo per esempio versato durante l’anno 5.000 Euro nel PIP, pagherai le tasse solo su 25.000 Euro di reddito complessivo (ecco come funziona in sintesi la deducibilità).

Detto questo, i vantaggi non sono finiti….

Infatti la parte fiscale fa la parte del leone nelle agevolazioni, e te lo dimostro con un altro esempio pratico: confrontandolo cioè con il tuo TFR (eh si, perché se non lo sai puoi anche decidere di trasferire il tuo TFR all’interno di un piano pensionistico, spostando quindi il rischio dalla tua azienda alla compagnia assicurativa, ricordati infatti che il TFR sono soldi che tu tutti i mesi metti da parte, quindi è importante sapere che, se la tua azienda non naviga in “acque sicure”, puoi sempre optare per lo spostamento in un PIP, dove il rischio sarà trasferito dalla tua azienda alla compagnia assicurativa, che solitamente risulta più solida).

Detto questo, torniamo alla parte fiscale ed al confronto con il TFR…

Ipotizziamo che dopo oltre 40 anni di faticoso lavoro, il tuo TFR sia di 100.000 Euro. Pensi che ti venga liquidata tutta la somma? Eh no mio caro, perché lo Stato si trattiene una determinata percentuale definita “aliquota marginale”…

Mettiamo che (prendiamo le aliquote IRPEF attuali) la tua fascia di reddito preveda una tassazione del 38%, ciò vuol dire che anche il tuo TFR finale, quando sarà il momento di passare all’incasso, subirà una tassazione del 38% (si definisce aliquota marginale), quindi su 100.000 Euro accantonati te ne arriveranno NETTI 62.000 Euro (38.000 restano a papà Stato).

Se invece la stessa cifra al termine del tuo lavoro sarà all’interno di un PIP, la tassazione è molto inferiore, infatti le aliquote vanno da un minimo del 9 ad un massimo del 15%. Da cosa dipende l’aliquota finale? Semplice, da quanto tempo stai versando contributi nel tuo PIP, prima cominci e più bassa sarà la tassazione finale. In particolare, si comincia con l’aliquota del 15%, ma a partire dal 16 esimo anno di versamenti nel PIP, ogni anno l’aliquota cala dello 0,3% (quindi in base a questi calcoli possiamo affermare che se versi in un PIP 35 anni, alla fine avrai una tassazione del 9%).

Tutto bello e tutto facile? No!

Infatti ci sono anche degli accorgimenti che devi considerare prima di aderire ad un PIP (sia nel caso di versamenti liberi che di trasferimento del tuo TFR, visto che puoi optare per entrambe le ipotesi).

  • I costi: in base alle compagni assicurative ed ai prodotti, dovrai confrontare molto bene sia i costi fissi (ad esempio per ogni versamento mensile) sia variabili (le spese di gestione, dal momento che i tuoi soldi verranno “gestiti”, più o meno prudentemente, a seconda del tipo di scelta che farai, dalla Compagnia assicurativa).
  • Le gestioni: come detto sopra, puoi optare ad esempio per una linea garantita (quindi con un rendimento minimo garantito, che solitamente prevede l’investimento in Titoli di Stato di vario tipo), fino alle gestioni più aggressive (azionaria se hai un orizzonte temporale molto lungo)
  • La liquidità del PIP: qui arriviamo ad una differenza netta dal classico “piano di accumulo”, infatti se in quest’ultimo caso basta liquidare il controvalore come qualsiasi investimento, nel caso del PIP non potrai toccare le some versate (salvo per spese mediche urgenti) prima di 8 anni, ad anche dopo quel periodo potrai chiedere il riscatto di massimo il 75% di quanto accantonato (pagando fai attenzione un’aliquota del 23%) in base alle diverse esigenze (acquisto/ristrutturazione prima casa) oppure massimo il 30% (sempre con la tassazione al 23%) per qualsiasi altra esigenza
  • A scadenza: potrai riscuotere SOLO il 50% della somma accantonata come capitale, il resto ti verrà erogato in forme di rendita (a seconda della scelta ne avrai di diversi tipi) come integrazione alla pensione pubblica

Ecco perché, come dico sempre, la somma da destinare ad un PIP DEVI DIMENTICARTELA, servirà esclusivamente all’integrazione della tua pensione, se invece vuoi accantonare soldi per altre finalità (acquisto auto/casa ecc) meglio il classico piano di accumulo, molto più flessibile!

A questo punto perciò, una volta conosciuti questi dettagli, capita la differenza e valutata la tua capacità di risparmio mensile, dopo aver confrontato le diverse offerte lato costi, e dopo aver deciso il tipo di linea di gestione (garantita, bilanciata, azionaria ecc) potrebbe essere un buon compromesso la scelta di QUANTO risparmiare ogni mese, suddividendola tra il “piano di accumulo classico” ed il PIP, a seconda degli obiettivi economici e temporali da raggiungere.

Per qualsiasi cosa come sempre non esitare a contattarmi, adesso vado a riprendermi un secondo e ci rivediamo come sempre su “Colazione a Wall Street”!

Alla prossima

Francesco

QUELLO CHE DEVI SAPERE DI JOHN

Immagina che arriva un tizio e ti dice: vuoi investire in questo prodotto? E tu gli rispondi (magari scettico perché non lo conosci): “ma figurati, so già che vuoi fregarmi!”

Poi succede una cosa molto strana, diversa dal solito…perché la sua risposta alla tua obiezione è la seguente: non ti preoccupare, perché se vinci tu vinco anche io, ma se perdi tu, perdo anche io!

A questo punto rimani incredulo, la prima cosa che pensi è “ma cosa cavolo significa sta cosa, e soprattutto come può essere?”

Prima di risponderti, torniamo indietro al 1974, quando l’economista (premio Nobel ) Samuelson, chiede in ginocchio a qualcuno di creare qualcosa di diverso dai soliti fondi comuni, qualcosa in grado di “copiare” un paniere delle principali azioni americane (quelle quotate sullo S&P 500) in modo da confrontare questa performance con quelle dei gestori attivi (appunto dei fondi) e perché no, fare anche risparmiare qualcosa.

Nessuno coglie questa richiesta, nessuno si preoccupa di fare “qualcosa di diverso”, in fondo le cose vanno già bene così, perchè cambiare?

Poi arriva una persona, che nella confusione generale, alza la mano e dice ad alta voce: “lo faccio io!”

Così 2 anni dopo, nel 1976, crea il primo fondo indicizzato chiamato Vanguard 500 Index fund, per replicare appunto le 500 azioni dello S&P.

Una volta lanciato, la raccolta lato investitori però è così scarsa, che il fondo non ha nemmeno la disponibilità per comperare tutte le azioni componenti l’indice S&P500. “Abbandona il progetto” – gli dicono – “non funziona” – “il mondo va già bene così!” Lui non demorde però (anni dopo, la sua ostinazione e determinazione verranno soprannominate “la follia di Bogle”).

Eh già, perché alla data della sua morte, il 16 gennaio 2019, grazie al Genio di John Bogle (fondatore di Vanguard) quello stesso fondo ha un patrimonio da 400 Miliardi di Dollari, investirci costa appena lo 0,04%, e grazie a questo prodotto un altro GURU (di quelli veri) della finanza (Warren Buffett) ha da poco vinto una scommessa di 1 Milione di Dollari in quanto ha performato decisamente di più rispetto ad un fondo di Hedge fund gestito attivamente (7,1% annuo contro il 2,1%).

Ma sapete la cosa più bella di questo grande investitore? Come sempre non sono i risultati che ha conseguito a livello personale (il patrimonio personale alla sua morte è di circa 80 Milioni di Dollari, quanto un nostro Amministratore delegato guadagna in pochi anni) ma il valore che è stato in grado di dare agli azionisti.

Che dire poi del fatto che la sede di Vanguard non si trova al centro del mondo in palazzi alti chilometri con statue ed arredi sfarzosi, ma in un campus di Filadelfia, con uno stile minimal ed economico (mica vorremo far sostenere dei costi inutili agli azionisti?).

E sapete la cosa ancora più bella? Gli azionisti non sono altro che gli investitori stessi, coloro che comprano i fondi indicizzati Vanguard! Ecco perché i loro investimenti costano così poco, perchè i profitti della società (che poi sono i profitti degli investitori) vengono in parte retrocessi proprio tramite una riduzione quasi assoluta delle commissioni.

Adesso capisci perché quel signore sconosciuto, che ti guarda dritto negli occhi, sicuro di sé, ad un certo punto davanti alla tua obiezione ti dice “HEI, guarda che a casa mia vinciamo e perdiamo insieme, io sono dalla tua stessa parte!”.

Allora mio caro John, mentre rileggo ancora una volta i tuoi consigli nel libro “Il piccolo libro dell’investimento”, ti ringrazio con tutto il mio cuore, perché mi hai insegnato a credere nei sogni, a non mollare, a vivere per creare valore, non per toglierlo.

Grazie di tutto, mi mancherai!

Francesco

ALLARME BREXIT, ORA CHE SI FA?

Abbiamo tutti sentito la notizia, peraltro ampiamente preannunciata, che la Camera dei Comuni inglese ha bocciato l’accordo sul divorzio tra Regno Unito ed Unione Europea (432 no e 202 sì). Adesso assisteremo a quello che succede sempre, ogni dannatissima volta, quando si verificano eventi come questo…

La gente si fa prendere dal panico (lato investimenti sia chiaro, non parlo di politica) e quindi inizia a farsi tante (troppe domande) circa i “suoi soldi” a seguito dell’ennesimo scossone. Comincia ad avere paura, a credere che per forza di cose si debba fare qualcosa, agire, muoversi, scappare, come il nostro istinto primitivo ci dice di fare da moltissimo tempo in situazioni per noi incerte dove ci sentiamo indifesi.

Bene, lasciate che vi dica una cosa…la cosa migliore che potete fare in questi casi è: NIENTE! Non incollatevi alla TV o sui giornali per cercare di capire in anticipo quale sarà la prossima mossa dei vari Governi e cercare di avere quella “soffiata” che vi consentirà di perdere meno o guadagnare di più, rassegnatevi.

Forse 3 o 4 persone al mondo (al mondo ripeto) sanno esattamente cosa accadrà da qui in avanti, e voi (né tantomeno io) siete tra quelli. Perciò, se avete adottato una strategia di portafoglio flessibile anche (e soprattutto) in momenti di tensione ed incertezza come questi (mi auguro che voi o il vostro consulente ci abbiate pensato, visto che in chiave di Asset Allocation “Tattica” la data del 15/01/19 era nota anche ai muri, e questa sì che era prevedibile), la soluzione migliore è aspettare, non avere fretta, ed attenersi al vostro piano.

L’emotività non aiuta, andate a rivedervi (per chi è iscritto nel gruppo Facebook PRO) tutti gli articoli di finanza comportamentale di Andrea Mastromarino, che vi rendono coscienti degli errori che un investitore può compiere in situazioni come queste.

Per tutto il resto, ricordatevi sempre che il tempo, e solo il tempo, può essere il vostro migliore o peggiore nemico, dipende da come lo usate.

A presto!

Francesco

PIANO DI ACCUMULO PARTE 2… SALUTAMI GIORGIO!

Bene , cominciamo con il dire che questa è la seconda parte di un articolo che ho scritto qualche giorno fa, quindi se non lo hai letto lo trovi QUI. Ora, immagina che io sia di fronte a te, ti stia guardando dritto negli occhi e rispondimi sinceramente (giuro che non mi arrabbio)….hai fatto qualche simulazione con il tool che ti ho dato? Hai scritto anche solo su un pezzo di carta quale cifra vuoi raggiungere, in quanto tempo, per quale obiettivo, e quanto del tuo reddito mensile riesci ad accantonare? Scommetto di no….

Quindi per favore, lo dico PER TE, perché ti voglio bene, riguardati la prima parte e fallo ora! Io non mi muovo da qui, ti aspetto, dove vuoi che vada? Tutte le mattine da quasi 2 anni sono sempre nella stessa cucina, quindi fallo adesso!

UAO! ma allora alla fine non era così difficile, perciò esaminiamo oggi la parte più tecnica, quella che aspettavi (che senza la prima non avrebbe senso).

Prima cosa: come cavolo faccio IN PRATICA a creare un piano di accumulo (che da ora in poi chiameremo “Giorgio”, così magari se gli dai un nome ti ci affezioni ed alla fine lo farai per davvero)!

Dunque, devi sapere che Giorgio te lo devi costruire un po’ alla volta, decidendo innanzitutto la frequenza dei pagamenti, che possono essere mensili, trimestrali, semestrali oppure annuali (consiglio sempre di farlo mensile per via dell’abitudine più frequente che si genera nel tuo cervello). Ora, iniziamo con il dire che fare Giorgio significa che tutti i mesi prendi dei soldi e li investi…si OK, ma dove?

Ci sono due tipologie di investimenti che puoi fare con Giorgio:

  1. Fondi comuni di investimento
  2. ETF

Questi due prodotti sono molto simili tra loro, ma visto che ne abbiamo già abbondantemente trattato, se vuoi ti metto questo link dove trovi un ripasso veloce.

Cominciamo con il dire che, se il 90% delle persone decide di fare un Giorgio attraverso la sua banca, per comodità la formula più utilizzata sarà il Giorgio in fondi comuni. Questo perché il tuo consulente/gestore imposterà Giorgio solo in fase di sottoscrizione, dopodichè ogni mese (oppure trimestre ecc.. a seconda della tua scelta) ti verrà prelevato in automatico direttamente dal conto corrente l’importo che avrai deciso di accantonare (il consiglio è sempre quello di far partire Giorgio dal giorno successivo a quello in cui incassi lo stipendio, un affitto, o qualunque rendita che userai, il perchè lo trovi nell’articolo precedente).

Senza che mi dilungo oltre, adesso per spiegarti il funzionamento in modo semplice e veloce facciamo un esempio pratico e ci mettiamo i numeri…

ESEMPIO DI GIORGIO DA 100 EURO AL MESE PER 60 MESI

  • Importo primo versamento: 12 mensilità (1200 Euro), questo dipende dalla “casa di gestione” del fondo che hai scelto (dopo vedremo le asset class). Quindi ad esempio la casa di fondi Pluto prevede un primo versamento di 12 mesi, mentre la casa di fondi Topolino prevede un primo versamento di 3 mesi.
  • Dal secondo mese invece tutti i mesi vedrai un addebito di 100 Euro dal tuo conto corrente

Facile no? Visto che sono un indovino, comincio a chiarirti qualche dubbio che hai….

  • Posso sospendere o interrompere il mio Giorgio in qualsiasi momento oppure fare versamenti aggiuntivi?
  • SI! Controlla bene eventuali costi di riscatto/versamento aggiuntivo ma lo puoi fare sempre, anche solo dopo il primo versamento. Tuttavia riscattare subito non conviene, e ti spiego perché….

Nella maggior parte dei Giorgio, le commissioni vengono prelevate al primo versamento (ricordati moooolto bene questo passaggio). Quindi se ad esempio immaginiamo che fai un Giorgio sul Fondo comune “Paperino”, che investe ad esempio in Azioni Globali. Commissione di sottoscrizione (come se comprassi un qualsiasi altro fondo) ad esempio 2%. Su che cosa lo applichi il 2%? (pensaci almeno 10 secondi fai uno sforzo, poi sennò ti dò la risposta subito sotto).

  • Esatto! lo applichi su 6000 Euro! (l’importo TOTALE del tuo Giorgio).
  • Quindi il 2% di 6000 Euro sono 120 Euro. Di questi, solitamente il 30% (quindi 36 Euro) vengono addebitati subito, mentre i restanti 84 Euro (120-36) saranno spalmati in egual misura nei 60 versamenti che farai da qui in avanti (quindi 2,33 Euro al mese sui versamenti da 100 Euro).
  • E qui veniamo ad un altro punto di attenzione. DEVI confrontare tra i vari prodotti la commissione di sottoscrizione (dovrai sempre chiedere l’informativa costi mi raccomando, anche se con la nuova normativa riceverai comunque il dettaglio a casa o via mail, che DOVRAI sempre guardare). Questo perchè puoi subito notare che 2,33 Euro su un versamento di 100 Euro significa pagare ogni mese il 2,33%, che ovviamente eroderà il tuo capitale (perché significa che il gestore investe 100-2,33 Euro tutti i mesi, quindi gli interessi vengono applicati ad un capitale più piccolo e tu guadagni meno, invece devi guadagnare di più).

L’alternativa per avere meno costi? Il Giorgio in ETF. Solitamente per come sono strutturati (ora che hai letto il mio precedente articolo lo sai) gli ETF hanno costi decisamente inferiori, quindi è sempre meglio fare Giorgio in ETF? No! Questo per 2 motivi:

  1. In quasi nessun istituto (fai prima a cercare su Google “piani di accumulo in ETF”) è possibile fare Giorgio in ETF, di conseguenza lo puoi fare, ma non in modo automatico, cioè dovrai tu (a manina) ogni mese, quello specifico giorno, ricordarti di investire 100 Euro per comprare “x” quote di quel determinato ETF che hai scelto per il tuo Giorgio…AHAHAHAHAHAH ma quando mai lo farai!
  2. Gli etf a differenza dei fondi sono a gestione passiva, quindi se il mercato decide di prendersi una bella pausa, anzi, decide proprio di mettersi a correre all’indietro, sarà molto difficile riuscire a “limitare” i danni, in quanto tipicamente i Giorgio in ETF sono molto settorizzati (ETF Azionari, Obbligazionari e così via), mentre i fondi ad esempio possono essere flessibili, bilanciati, insomma più diversificati anche se si tratta di un solo prodotto!

Quindi la soluzione migliore quale potrebbe essere? Un Giorgio in fondi, con estrema attenzione alle commissioni sia di Sottoscrizione che di gestione (mi raccomando confronta anche le offerte su diversi istituti per lo stesso prodotto, così non puoi sbagliare), perchè ogni singolo punto percentuale in meno che paghi, è un punto in percentuale in più che investi!

Ora, abbiamo detto operativamente come funziona un Giorgio, quindi cosa ti serve? Facile, un conto corrente (da cui vengono prelevati sia il versamento iniziale che quelli mensili/trimestrali successivi) ed un deposito titoli, in quanto trattandosi di investimento dovrai per forza averne uno.

Abbiamo detto tutto? Quasi…vediamo ora la parte relativa alle Asset class.

Dunque come detto sopra la maggior parte della gente pensa che uno dei vantaggi del piano di accumulo sia il fatto che comprando la stessa quota (di un fondo azionario ad esempio) tutti i mesi, si vada in qualche modo a “mediare” i prezzi. Devi sapere che questo è metà vero e metà falso! (e ti spiego perché)..

Se tu inizi a mettere 100 Euro al mese tutti i mesi (diciamo per due anni) in un fondo azionario, e dopo 2 anni il mercato azionario crolla….mica scenderanno solo gli “ultimi” 100 Euro che hai messo? Eh no, scenderanno in un solo colpo TUTTI E 2400 EURO accumulati fino ad ora (ecco perché si spera sempre in un Giorgio che il mercato crolli appena abbiamo iniziato i nostri versamenti, così i risultati saranno matematicamente migliori verso la fine del nostro Giorgio).

Quindi ecco uno dei motivi per cui consiglio sempre di paragonare Giorgio ad un qualsiasi nostro portafoglio investimenti che faremmo con una soluzione “one shot”.

Mi spiego meglio…

Se oggi avessi 50.000 Euro e dovessi investirli, probabilmente faresti (a seconda dell’orizzonte temporale, profilo di rischio, età ecc) un mix di diverse asset class (ipotizziamo 60% azionario e 40% obbligazionario). Quindi la stessa metodologia (a mio avviso) dovrebbe essere utilizzata con un Giorgio, perciò questo cosa vuol dire?

Semplice, significa scegliere un fondo flessibile/bilanciato che possa contenere un mix di diverse tipologie di investimento. In siti come Morningstar oppure Quantalys puoi trovare (quando valuti il prodotto) in basso la percentuale in cui viene suddiviso, perciò puoi farti da lì una prima idea (ti metto una schermata di esempio qua sotto).

GIORGIO

Abbiamo finito? No dai ancora due consigli, lo sai che ci tengo a te e quindi voglio dirti tutto quello che penso possa esserti utile, a costo di essere logorroico!

Se il tuo unico investimento è in un Giorgio, scegli un orizzonte temporale lungo!

Se cominci ad investire sapendo già che dopo 1 mese (ma anche un anno) ti serviranno i soldi, lascia stare! Un Giorgio è come un diamante a mio giudizio…per sempre! Vedrai che più passa il tempo è più ti piacerà (io dopo 3 anni ho diversi Giorgio, addirittura con quelli che stanno performando meglio ci parlo prima di andare a dormire).

Puoi anche iniziare con un Giorgio piccolino (magari da 50 Euro al mese, ma attento ai costi, anche quelli fissi, trovi tutto nel documento informativo) e poi effettuare dei versamenti aggiuntivi (riguardati la prima parte con le tredic..Babbo Natale scusa!). Oppure ancora, se i tuoi redditi crescono….TI PREGO ASCOLTAMI….Investi tutta la differenza in un nuovo Giorgio! Se il tuo capo o la tua azienda ti premiano con 80 Euro al mese in più in busta paga, un altro Giorgio ti sta chiamando…ascoltalo!

Ultima cosa, per motivi fiscali/matematici, scegli fondi/ETF ad accumulo (e non a distribuzione, cioè quelli che pagano cedola). Ha pochissimo senso, a meno che non decidi di reinvestire i proventi in quello stesso Giorgio ma anche lì serve costanza!

Ora (forse) ti ho detto tutto, forse ho dimenticato qualcosa, forse puoi dire tu qualcosa a me, non lo so, io nel dubbio continuerò a scrivere.

E tu nel frattempo prendi quei c…o di soldi, vai in quella c…o di banca (oppure fallo online vedi tu), leggi i fogli informativi, documentati, confronta le offerte ma soprattutto….SALUTAMI GIORGIO!

A presto

Francesco

UN REGALO PER TE!

Essere iscritti alla nostra newsletter vuol dire avere accesso a tutta una serie di contenuti privilegiati. Come sapete il 1 Dicembre pubblicheremo sulla nostra pagina Facebook il primo Ebook dedicato alla finanza personale completamente gratuito (solo per i Fan della nostra Community). Ma per chi è iscritto al nostro abbiamo un regalo ulteriore:

Pubblichiamo qui oggi le prime 6 pagine in anteprima ESCLUSIVA per darvi un’idea di cosa vi aspetta 🙂

Speriamo quindi che la lettura possa piacervi e vi aspettiamo sulla nostra pagina il 1 Dicembre per il resto del libro!

COLAZIONE A WALL STREET: EBOOK

Capitolo 1: GLI STRUMENTI

Operare sui mercati finanziari, a livello personale ed ancora di più quando lo fai per lavoro con i soldi degli altri, richiede una forte preparazione. Infatti voglio subito smontarti un falso mito che gira spesso su internet…non si diventa esperti con un corso di un giorno o con un libro letto una volta e via. Imparare ad operare sui mercati finanziari richiede, se si vogliono raggiungere risultati interessanti e soprattutto non perdere soldi, una costanza, un impegno ed una disciplina di molte e molte ore di studio ed applicazione. Personalmente credo che la cosa sia molto variabile da persona a persona, gente che magari dopo pochi mesi di Full Immersion è pronta per investire e gente che magari ha bisogno di anni per essere preparata. Ad ogni modo, diventerai davvero padrone dell’argomento quando leggendo un articolo economico, finanziario, un libro o qualsiasi cosa parli della materia, ti sembrerà di leggere il Topolino quando ti rilassi comodamente sul divano di casa tua, e comincerai a fare collegamenti mentali in stile film “limitless” (se non lo hai fatto, guardalo) su titoli e mercati.

Fatta questa premessa, oggi sul Web esistono numerosi blog, pagine FB, canali Youtube, forum e siti che trattano l’argomento (li vedremo in seguito), quindi si tratta solo di trovare tempo e voglia per approfondirli. Se fosse facile lo farebbero tutti, ma alla fine in pochi hanno successo sui mercati perché sono davvero pochi quelli che si applicano fino in fondo, e spero sinceramente che tu possa essere tra questi.
Da dove cominciare

Partiamo dal fare un po’ di chiarezza su quelli che sono i principali strumenti finanziari e gli argomenti che potranno esserti utili sui mercati.

Li dividiamo in macro categorie che poi approfondiremo in ciascun capitolo:

  1. Azioni

  2. Obbligazioni

  3. ETF

  4. Fondi comuni/Sicav

  5. Flash Derivati: le opzioni

  6. Il bilancio e le aziende

  7. Asset Allocation

I primi tre (Azioni, Obbligazioni ed ETF) sono chiamati “raccolta amministrata”, mentre i Fondi comuni e le Sicav sono prodotti di “raccolta gestita”. Questa definizione è importante ai fini fiscali (vedi il video del giorno 15 ottobre sulla pagina di Colazione a Wall Street) ed anche ai fini operativi.

Ad esempio se devi cambiare Banca e quindi “trasferire” i tuoi investimenti da un posto all’altro di solito è più veloce e facile girare la raccolta amministrata rispetto ai fondi e le Sicav (a meno che la Banca di origine e la Banca di destinazione non abbiano a disposizione le stesse case di gestione, ma ne parleremo più avanti).

Le Azioni

Le azioni sono piccoli pezzi di un’azienda….punto.

Questa è secondo me la più semplice ma allo stesso tempo efficace definizione per capire fino in fondo cosa stai comprando. Quando decidi di investire in un’azione (o più azioni di solito) stai di fatto comprando una parte più o meno grande di una società, e di conseguenza tutti quelli che sono i rischi (e le opportunità) di quest’ultima. Partecipi al 100% alle vicende societarie, guadagni se le cose vanno bene e perdi se le cose vanno male. Puoi perdere anche tutti i soldi se la società fallisce (qualche volta è capitato purtroppo) ma puoi anche portare a casa guadagni percentuali a due cifre se studi e compri nel modo giusto.

VALUTAZIONI: RISCHI ED OPPORTUNITA’

Esistono due tipi di analisi che ci consentono di determinare la qualità del nostro investimento azionario:

  1. Analisi fondamentale
  2. Analisi tecnica

La prima fa riferimento sopratutto a ciò che riguarda il bilancio di una società con i suoi indicatori, il mercato in cui opera, i rapporti che ha sia con i clienti che con i fornitori, le qualità dei membri del Consiglio di amministrazione, l’attuale fase economica.

La seconda invece è l’analisi nuda e cruda dei grafici, dove si cerca di individuare un trend (rialzista o ribassista), eventuali figure di inversione o di continuazione del prezzo, capire se quest’ultimo è in zone potenzialmente importanti (supporti o resistenze storiche).

Personalmente consiglio sempre due esperti riconosciuti a livello mondiale sui due tipi di analisi, ovvero Warren Buffet per quella fondamentale e Joe Ross per l’analisi tecnica. Entrambi hanno pubblicato libri estremamente interessanti a cui fare riferimento, da cui imparare e capire come operano questi due guru sui mercati finanziari (anche qui forniremo alla fine del libro un elenco di risorse utili).

I mercati finanziari sono instabili e molto volatili, e da un po’ di tempo alcuni personaggi di spicco li hanno anche definiti del tutto casuali (vedi il libro “il cigno nero” di Taleb). Ma ad ogni modo, la cosa assolutamente importante qualora si voglia investire con successo è avere un sistema, adattandolo quando non funziona e rimanendo fedeli ad esso quando inizia a dare i suoi frutti.

Il sistema non è uguale per tutti

Ognuno di noi, come è giusto che sia, costruisce un metodo, un sistema, sulla base di caratteristiche personali, di un profilo di rischio diverso rispetto ad altri investitori, di un orizzonte temporale più o meno lungo e di una conoscenza dei mercati più o meno approfondita.

Solitamente esistono però dei tratti comuni di ciascun sistema, che ci permettono di capire in prima battuta se un investimento merita di essere destinatario dei nostri soldi oppure se trattasi di un rischio eccessivo.

La cosa fondamentale per iniziare a strutturare un sistema viene ignorata dalla maggior parte delle persone, soprattutto da quelle che si approcciano al mercato e sono alle prime armi. Si pensa “adesso ho studiato la teoria e sono pronto ad investire soldi veri!”, ma il primo è più importante lavoro da fare è su SE STESSI.

Non smetterò mai di dirlo (lo faccio anche con i miei clienti ed ai miei corsi): PRIMA DI TUTTO CONOSCERE SE STESSI COME INVESTITORI, POI TUTTO IL RESTO!

Sembra una cosa banale, ma fa tutta la differenza del mondo. Se infatti entri sul mercato azionario, e magari lo fai senza protezione, un eccessivo calo (magari improvviso e veloce) del tuo titolo potrebbe spingerti a farti prendere dal panico e vendere in perdita, questo perché magari non sapevi che la tua personalità è super conservativa e non è in grado di reggere a cambiamenti forti sui mercati. Una volta perso il capitale, perdi autostima, ti demoralizzi, chiudi il tuo conto e dici: “è troppo rischioso”, “è troppo difficile”.

Considera poi una cosa fondamentale: se perdi il 10% del tuo capitale, non basterà guadagnare il 10% per recuperare la somma iniziale ma ne servirà di più. Inoltre più la perdita aumenta, più questo GAP è difficile da recuperare (se non mi credi prova a fare i conti)

Questo invece potrebbe essere diverso qualora tu conosca già a priori il tuo profilo, e quindi in caso di estrema avversione al rischio sarai più adatto ad investimenti a bassa volatilità e conservazione del capitale, quindi PRIMA di investire arriverebbe il tuo grillo parlante a dirti: “ma questo investimento azionario è davvero adatto a te?”.

Personalmente consiglio sempre di scaricare un fac simile da internet su quello che viene definito “questionario MIFID”, che permette una volta compilato di tracciare sommariamente il tuo profilo di investitore. Devi essere più onesto possibile (e devi farlo anche quando ti rechi in banca dal tuo consulente, lui ti farà le domande ma sarai TU a scegliere le risposte, mi raccomando). Questo ti darà una prima idea di che tipo di investitore sei.

Fatto questo, concretamente dovrai procedere operativamente con l’apertura di tutto ciò che serve per operare sui mercati (trovi il dettaglio nei video della mia pagina Facebook in data 1 ottobre 2017).

Come detto per valutare adeguatamente un titolo azionario il consiglio è quello di effettuare, dopo un periodo di studio e magari di operatività su conti demo, un mix di entrambe le analisi (fondamentale e tecnica) in modo da mettere i tuoi soldi su titoli che superino entrambi i test su entrambi gli aspetti (anche qui trovi sulla Pagina Facebook le rubriche del sabato – SATUR-DAYTRADING e della domenica ABC INVESTIMENTI con i video tutorial).

INDICI PRINCIPALI

Volendo scendere in profondità in quella che può essere considerato un primo step di analisi, dal punto di vista dell’analisi fondamentale è importante cominciare a strutturare degli indici che ci diano alcune importanti indicazioni su ciò che davvero conta:

NB: questi indicatori, che non sono una legge fissa ma che devono adattarsi a ciascuno di noi in base a quanto detto sopra, vanno valutati insieme. Se possibile poi devono essere integrati con ulteriori conferme, come vedremo poi nel capitolo dedicato alle aziende del mio amico Federico Martin con altri indicatori.

  • P/E : Prezzo/utili

    Ci dice sostanzialmente se IL PREZZO di un’azione è CARO O MENO rispetto agli utili che quella stessa società produce. Quindi ad esempio una società con un rapporto P/E di 30 sarà molto più sopravvalutata di una società con un P/E di 10. Questo perché nel primo caso il prezzo della prima società varrà 30 volte gli utili (per azione) della stessa, al contrario della seconda dove gli utili saranno un decimo del prezzo. Anche qui va fatta un’ulteriore considerazione: quando si analizza il rapporto P/E, bisogna considerare anche il settore di appartenenza di quel titolo e magari il mercato geografico di riferimento. Un rapporto P/E di 30 ad esempio sarà caro per settori magari difensivi (farmaceutica/alimentare/utility), ma economico per settori più aggressivi (tecnologici, finanziari).

    Oppure ancora se un titolo ha un P/E di 30 ed è all’interno dell’indice S&P 500 (ultimamente vicino ai massimi storici) sarà magari un numero piuttosto basso rispetto alla media dei titoli di quello stesso indice, e quindi alto in valore assoluto ma basso in valore relativo, perciò contestualizza sempre tutto!

    E se il P/E fosse negativo? Dal momento che il prezzo non può scendere sotto zero, l’unica certezza è che la società avrà chiuso in perdita l’esercizio, di conseguenza non utilizzerò questo indicatore nella mia analisi.

  • P/BV: Price/book value (P/patrimonio netto)

    Un altro indicatore molto usato ed importante è il prezzo in rapporto al patrimonio di una determinata azienda. Patrimonio netto significa differenza tra attività e passività (oppure la somma tra capitale sociale e riserve). Esprime quante volte l’investitore paga (IN PIU’) l’azienda rispetto al suo valore patrimoniale (maggiore è il numero e più sopravvalutata sarà l’azienda). In questo caso, possiamo avere 3 categorie di valori:

  1. P/BV maggiore di 1: titolo tendenzialmente sopravvalutato

  2. P/BV minore di 1: titolo sottovalutato, ovvero la capitalizzazione di borsa è inferiore ai mezzi propri.

Attenzione che un valore eccessivamente basso (sotto lo 0,5) solitamente sta a significare che l’azienda ha delle aspettative reddituali pessime.

NB: Questo indicatore è utile soprattutto per i titoli bancari ed assicurativi, dove la consistenza patrimoniale è fondamentale (vedi su Internet definizione di CET1 ecc..)

  • P/CF: Price/cash flow

    Rapporto tra il prezzo del titolo ed il suo flusso di cassa. Questo indice solitamente è da considerare per società più industriali (quindi per capirci settori auto ed energia) mentre ha utilità minore ad esempio in settori come banche ed assicurazioni. Questo perché trattandosi di flusso di cassa anche di ammortamenti, solitamente tale voce ha un peso maggiore nelle società industriali

    Il P/CF esprime il NUMERO DI ESERCIZI entro cui il flusso di cassa generato dall’azienda sarà in grado di ripagare l’investimento dell’azionista. La lettura è simile al P/E (alto = società sopravvalutata e viceversa)

  • D/P: Dividendo/prezzo o dividend yield

    Mi piacciono molto le aziende che pagano dividendi buoni (ho fatto anche un video sulla pagina Facebook di Colazione a Wall Street a proposito dei titoli “Aristocrats”, il 19 novembre 2017). Questo perché salvo rare eccezioni preferisco entrare sul mercato azionario (quando lo faccio in ottica di lungo periodo) per il flusso di cassa che sono in grado di darmi (stando sempre attenti alla tassazione). Su questo argomento trovi tutto in questo link sotto riportato:

    https://colazioneawallstreet.com/2017/06/04/vuoi-comprare-facebook-amazon-tesla-prima-leggi-qua/ .

COME INVESTIRE NELLA PRATICA

In questo articolo di oggi vediamo come investire nella pratica, qualunque sia il tipo di investimento.

Innanzitutto va detto che parliamo di operatività nella quale abbiamo a che fare con un intermediario finanziario (solitamente una Banca) indifferentemente se operiamo fisicamente in filiale oppure se vogliamo operare online.

La prima cosa che serve assolutamente avere è un “Conto corrente”. Questo perchè con questo contenitore dovremo depositare i nostri soldi che saranno poi prelevati per procedere all’investimento. Inoltre su questo conto potremo dall’altro lato ricevere eventuali interessi, sia che si tratti di dividendi di azioni sia di cedole provenienti da Titoli di Stato, obbligazioni societarie o fondi a distribuzione.

A seconda poi dell’investimento che dovrò fare mi serviranno rispettivamente:

  1. Deposito titoli: per la cosiddetta “raccolta amministrata” (azioni, obbligazioni sia societarie che governative, ETF)
  2. Rubrica fondi: qualora decida di procedere ad un investimento in “raccolta gestita”, ovvero fondi comuni (diritto italiano) o SICAV (diritto estero)

Molto importante è inoltre un aspetto preliminare da considerare PRIMA di procedere all’investimento ovvero la compilazione del QUESTIONARIO MIFID , PERCHE’ SECONDO LA NORMATIVA SI POTRANNO EFFETTUARE SOLO ACQUISTI CHE SIANO IN LINEA CON IL VOSTRO PROFILO DA INVESTITORE OTTENUTO COME RISULTATO PROPRIO DEL QUESTIONARIO.

Va detto che sarebbe possibile effettuare anche un acquisto “fuori”questionario ma in questo caso rischiereste di effettuare investimenti magari sbagliati perchè non conosciuti da voi oppure perchè eccessivamente rischiosi per il vostro profilo di rischio oppure non coerenti con i vostri obiettivi economico/temporali.

Quindi una volta aperto il conto corrente in banca, qualora voglia acquistare azioni, sappiate che queste ultime sono TITOLI NOMINATIVI, di conseguenza andrà aperta anche quella che viene definita “sotto rubrica”.

Facciamo un esempio pratico…

Apro un CC a 2 nomi (Roberto Rossi e Lorenza Verdi). In questo caso Roberto e Lorenza avranno un unico conto corrente ed un unico dossier titoli, tuttavia se entrambi vorranno comprare 100 azioni Generali, ciascuno sarà titolare della sua quantità che verrà inserita nella “singola sotto rubrica” a lui/lei intestata.

Di conseguenza ci saranno:

  • 1 conto corrente intestato a 2 nomi
  • 1 dossier titoli intestato a 2 nomi
  • 2 sotto rubriche intestate rispettivamente a Roberto Rossi e Lorenza Verdi

Qualora invece vogliano comprare un Titolo di Stato ad esempio, in questo caso il titolo verrà depositato nel dossier titoli cointestato, ed entrambi (Roberto e Lorenza) saranno titolari rispettivamente del 50% della cifra complessiva.

IL BOOK DI BORSA

Qualunque sia il titolo che voglio comprare (tranne per i fondi che non sono quotati) il book di borsa prevede due tipologie di prezzi (e di quantità):

  1. PREZZO E QUANTITA’ DENARO (i prezzi e le quantità di CHI VUOLE COMPRARE)
  2. PREZZO E QUANTITA’ LETTERA (i prezzi e le quantità di CHI VUOLE VENDERE)

Sono importanti perchè nel book posso vedere IL PREZZO MIGLIORE A CUI POTER COMPRARE/VENDERE un investimento (se voglio vendere guarderò prezzi e quantità DENARO e viceversa).

Se ad esempio io sono in possesso di 100 azioni Intesa San Paolo, nel book potrei trovare 3 compratori che magari offrono prezzi diversi (magari uno le vuole comprare a 3 Euro/azione, un altro a 3,20 Euro/azione ed il terzo a 3,40 Euro/azione). Il mio profitto cambierà molto a seconda del tipo di ordine che inserirò:

  • A MERCATO (cioè vendi al primo prezzo utile, rischiando così di vendere NON al prezzo migliore possibile)
  • LIMITE (vendi solo per prezzi superiori, nell’esempio sopra, a 3,25 Euro)

Capite bene che in questo caso potrò guadagnare molto di più con un ordine del genere, dal momento che nel primo caso chiuderei l’operazione magari a 3 Euro, nel secondo caso invece a 3,40, una bella differenza!

COMMISSIONI

Le dividiamo in 2 grandi categorie:

  1. VARIABILI
  2. FISSE

Per dare un ordine di grandezza, possiamo dire (nel caso di Raccolta Amministrata) che per comprare/vendere un titolo avrò dallo 0,2 allo 0,5 per cento di commissioni variabili (potrei anche chiedere l’azzeramento in caso di vendita ma dipende dalla banca).

Spese fisse invece (fissato bollato ecc..) vanno dai 6 ai 24 Euro (a seconda dell’investimento) in acquisto e vendita.

A ciò devo aggiungere sempre:

  • Imposta di bollo per investimenti (2 per mille del valore attuale del mio portafoglio)
  • Imposta sulle plusvalenze/dividendi/cedole (12,5% per titoli di Stato e simili, 26% per tutto il resto). Attenzione ai dividendi/cedole estere, dove la tassazione è diversa

Ci sono dubbi o domande? Scrivici e risponderemo nel minor tempo possibile…alla prossima!

 

 

Corea del Nord? Nord-grazie!

In questo primo articolo, su Investing.com riportiamo la nostra opinione a proposito dei recenti sviluppi sulle tensioni USA-Corea, e quali possono essere le chiavi di lettura a proposito delle reazioni sui mercati.

Nel secondo invece, la nostra opinione a proposito degli investimenti obbligazionari, quali mercati sono saturi e quali invece possono ancora rappresentare un’opportunità.

  1. https://it.investing.com/analysis/korea-del-nord-nordgrazie-200196866
  2. https://it.investing.com/analysis/reddito-fisso-sotto-pressione-200196926

Buona lettura!

STRUMENTI UTILI PER INVESTIRE IN FONDI

Oggi parliamo di uno strumento estremamente utile per confrontare diversi fondi.

Si tratta di un sito web chiamato QUANTALYS e consente l’analisi ed il confronto di diversi fondi comuni tra di loro.

Operativamente, una volta cliccato sul link, troverò a destra della pagina la sezione “fondo” e dovrò quindi cliccare su “confronto fondi”.

A quel punto dovrò inserire uno alla volta i codici ISIN (identificativi del prodotto specifico) dei diversi fondi (posso confrontare tra loro da 2 a 10 fondi) nello spazio in alto.

Vediamo sotto le cose da fare nella pratica.

Immagine

 

Operativamente:

  1. inserisco il fondo che mi interessa confrontare in alto (potete scegliere i diversi fondi sul sito MORNINGSTAR)
  2. clicco su “CERCA”
  3. una volta che in basso mi compare il prodotto dovrò selezionarlo cliccando sul pulsante a sinistra (a quel punto lo vedrò comparire in un elenco più in basso)
  4. ripeto la stessa procedura per gli altri fondi
  5. una volta creato l’elenco di prodotti che mi interessa confrontare clicco su “CONFRONTA” per avere il report

Immagine2.jpg

IMPORTANTE: NON TUTTI I FONDI SONO STATI LANCIATI NELLO STESSO PERIODO, PERTANTO SE NON DOVESSI VEDERE QUALCHE PRODOTTO NEL REPORT, SEMPLICEMENTE DOVRO’ VERIFICARE NELL’ELENCO LA DATA EFFETTIVA DEL LANCIO (E QUINDI POTRO’ CONFRONTARE I FONDI DALLA DATA PIU’ RECENTE).

Esempio:

  • Fondo “X” dati disponibili a partire dal 01/01/2016
  • Fondo “Y” dati disponibili a partire dal 01/01/2015

Potrò fare il confronto tra i 2 prodotti solo dal 01/01/2016, selezionando l’intervallo temporale desiderato nella parte destra sotto il grafico e riselezionando i fondi da confrontare nell’elenco in basso (vedi figura sotto).

Immagine3

Il mio risultato sarà quindi un report (posso salvarlo come immagine o stamparlo, mentre per averlo in altri formati “più professional” dovrei usare la versione a pagamento) dove troverò i diversi fondi con performance, stelle Morningstar, ma soprattutto “CORRELAZIONE” TRA I VARI FONDI (SOLO SU QUESTO SITO) E ANALISI GRAFICA DI RISCHIO E RENDIMENTO. 

Immagine4

In questo modo potrò costruire un portafoglio molto più equilibrato.

Alla prossima!