QUELLO CHE DEVI SAPERE DI JOHN

Immagina che arriva un tizio e ti dice: vuoi investire in questo prodotto? E tu gli rispondi (magari scettico perché non lo conosci): “ma figurati, so già che vuoi fregarmi!”

Poi succede una cosa molto strana, diversa dal solito…perché la sua risposta alla tua obiezione è la seguente: non ti preoccupare, perché se vinci tu vinco anche io, ma se perdi tu, perdo anche io!

A questo punto rimani incredulo, la prima cosa che pensi è “ma cosa cavolo significa sta cosa, e soprattutto come può essere?”

Prima di risponderti, torniamo indietro al 1974, quando l’economista (premio Nobel ) Samuelson, chiede in ginocchio a qualcuno di creare qualcosa di diverso dai soliti fondi comuni, qualcosa in grado di “copiare” un paniere delle principali azioni americane (quelle quotate sullo S&P 500) in modo da confrontare questa performance con quelle dei gestori attivi (appunto dei fondi) e perché no, fare anche risparmiare qualcosa.

Nessuno coglie questa richiesta, nessuno si preoccupa di fare “qualcosa di diverso”, in fondo le cose vanno già bene così, perchè cambiare?

Poi arriva una persona, che nella confusione generale, alza la mano e dice ad alta voce: “lo faccio io!”

Così 2 anni dopo, nel 1976, crea il primo fondo indicizzato chiamato Vanguard 500 Index fund, per replicare appunto le 500 azioni dello S&P.

Una volta lanciato, la raccolta lato investitori però è così scarsa, che il fondo non ha nemmeno la disponibilità per comperare tutte le azioni componenti l’indice S&P500. “Abbandona il progetto” – gli dicono – “non funziona” – “il mondo va già bene così!” Lui non demorde però (anni dopo, la sua ostinazione e determinazione verranno soprannominate “la follia di Bogle”).

Eh già, perché alla data della sua morte, il 16 gennaio 2019, grazie al Genio di John Bogle (fondatore di Vanguard) quello stesso fondo ha un patrimonio da 400 Miliardi di Dollari, investirci costa appena lo 0,04%, e grazie a questo prodotto un altro GURU (di quelli veri) della finanza (Warren Buffett) ha da poco vinto una scommessa di 1 Milione di Dollari in quanto ha performato decisamente di più rispetto ad un fondo di Hedge fund gestito attivamente (7,1% annuo contro il 2,1%).

Ma sapete la cosa più bella di questo grande investitore? Come sempre non sono i risultati che ha conseguito a livello personale (il patrimonio personale alla sua morte è di circa 80 Milioni di Dollari, quanto un nostro Amministratore delegato guadagna in pochi anni) ma il valore che è stato in grado di dare agli azionisti.

Che dire poi del fatto che la sede di Vanguard non si trova al centro del mondo in palazzi alti chilometri con statue ed arredi sfarzosi, ma in un campus di Filadelfia, con uno stile minimal ed economico (mica vorremo far sostenere dei costi inutili agli azionisti?).

E sapete la cosa ancora più bella? Gli azionisti non sono altro che gli investitori stessi, coloro che comprano i fondi indicizzati Vanguard! Ecco perché i loro investimenti costano così poco, perchè i profitti della società (che poi sono i profitti degli investitori) vengono in parte retrocessi proprio tramite una riduzione quasi assoluta delle commissioni.

Adesso capisci perché quel signore sconosciuto, che ti guarda dritto negli occhi, sicuro di sé, ad un certo punto davanti alla tua obiezione ti dice “HEI, guarda che a casa mia vinciamo e perdiamo insieme, io sono dalla tua stessa parte!”.

Allora mio caro John, mentre rileggo ancora una volta i tuoi consigli nel libro “Il piccolo libro dell’investimento”, ti ringrazio con tutto il mio cuore, perché mi hai insegnato a credere nei sogni, a non mollare, a vivere per creare valore, non per toglierlo.

Grazie di tutto, mi mancherai!

Francesco

ALLARME BREXIT, ORA CHE SI FA?

Abbiamo tutti sentito la notizia, peraltro ampiamente preannunciata, che la Camera dei Comuni inglese ha bocciato l’accordo sul divorzio tra Regno Unito ed Unione Europea (432 no e 202 sì). Adesso assisteremo a quello che succede sempre, ogni dannatissima volta, quando si verificano eventi come questo…

La gente si fa prendere dal panico (lato investimenti sia chiaro, non parlo di politica) e quindi inizia a farsi tante (troppe domande) circa i “suoi soldi” a seguito dell’ennesimo scossone. Comincia ad avere paura, a credere che per forza di cose si debba fare qualcosa, agire, muoversi, scappare, come il nostro istinto primitivo ci dice di fare da moltissimo tempo in situazioni per noi incerte dove ci sentiamo indifesi.

Bene, lasciate che vi dica una cosa…la cosa migliore che potete fare in questi casi è: NIENTE! Non incollatevi alla TV o sui giornali per cercare di capire in anticipo quale sarà la prossima mossa dei vari Governi e cercare di avere quella “soffiata” che vi consentirà di perdere meno o guadagnare di più, rassegnatevi.

Forse 3 o 4 persone al mondo (al mondo ripeto) sanno esattamente cosa accadrà da qui in avanti, e voi (né tantomeno io) siete tra quelli. Perciò, se avete adottato una strategia di portafoglio flessibile anche (e soprattutto) in momenti di tensione ed incertezza come questi (mi auguro che voi o il vostro consulente ci abbiate pensato, visto che in chiave di Asset Allocation “Tattica” la data del 15/01/19 era nota anche ai muri, e questa sì che era prevedibile), la soluzione migliore è aspettare, non avere fretta, ed attenersi al vostro piano.

L’emotività non aiuta, andate a rivedervi (per chi è iscritto nel gruppo Facebook PRO) tutti gli articoli di finanza comportamentale di Andrea Mastromarino, che vi rendono coscienti degli errori che un investitore può compiere in situazioni come queste.

Per tutto il resto, ricordatevi sempre che il tempo, e solo il tempo, può essere il vostro migliore o peggiore nemico, dipende da come lo usate.

A presto!

Francesco

PIANO DI ACCUMULO PARTE 2… SALUTAMI GIORGIO!

Bene , cominciamo con il dire che questa è la seconda parte di un articolo che ho scritto qualche giorno fa, quindi se non lo hai letto lo trovi QUI. Ora, immagina che io sia di fronte a te, ti stia guardando dritto negli occhi e rispondimi sinceramente (giuro che non mi arrabbio)….hai fatto qualche simulazione con il tool che ti ho dato? Hai scritto anche solo su un pezzo di carta quale cifra vuoi raggiungere, in quanto tempo, per quale obiettivo, e quanto del tuo reddito mensile riesci ad accantonare? Scommetto di no….

Quindi per favore, lo dico PER TE, perché ti voglio bene, riguardati la prima parte e fallo ora! Io non mi muovo da qui, ti aspetto, dove vuoi che vada? Tutte le mattine da quasi 2 anni sono sempre nella stessa cucina, quindi fallo adesso!

UAO! ma allora alla fine non era così difficile, perciò esaminiamo oggi la parte più tecnica, quella che aspettavi (che senza la prima non avrebbe senso).

Prima cosa: come cavolo faccio IN PRATICA a creare un piano di accumulo (che da ora in poi chiameremo “Giorgio”, così magari se gli dai un nome ti ci affezioni ed alla fine lo farai per davvero)!

Dunque, devi sapere che Giorgio te lo devi costruire un po’ alla volta, decidendo innanzitutto la frequenza dei pagamenti, che possono essere mensili, trimestrali, semestrali oppure annuali (consiglio sempre di farlo mensile per via dell’abitudine più frequente che si genera nel tuo cervello). Ora, iniziamo con il dire che fare Giorgio significa che tutti i mesi prendi dei soldi e li investi…si OK, ma dove?

Ci sono due tipologie di investimenti che puoi fare con Giorgio:

  1. Fondi comuni di investimento
  2. ETF

Questi due prodotti sono molto simili tra loro, ma visto che ne abbiamo già abbondantemente trattato, se vuoi ti metto questo link dove trovi un ripasso veloce.

Cominciamo con il dire che, se il 90% delle persone decide di fare un Giorgio attraverso la sua banca, per comodità la formula più utilizzata sarà il Giorgio in fondi comuni. Questo perché il tuo consulente/gestore imposterà Giorgio solo in fase di sottoscrizione, dopodichè ogni mese (oppure trimestre ecc.. a seconda della tua scelta) ti verrà prelevato in automatico direttamente dal conto corrente l’importo che avrai deciso di accantonare (il consiglio è sempre quello di far partire Giorgio dal giorno successivo a quello in cui incassi lo stipendio, un affitto, o qualunque rendita che userai, il perchè lo trovi nell’articolo precedente).

Senza che mi dilungo oltre, adesso per spiegarti il funzionamento in modo semplice e veloce facciamo un esempio pratico e ci mettiamo i numeri…

ESEMPIO DI GIORGIO DA 100 EURO AL MESE PER 60 MESI

  • Importo primo versamento: 12 mensilità (1200 Euro), questo dipende dalla “casa di gestione” del fondo che hai scelto (dopo vedremo le asset class). Quindi ad esempio la casa di fondi Pluto prevede un primo versamento di 12 mesi, mentre la casa di fondi Topolino prevede un primo versamento di 3 mesi.
  • Dal secondo mese invece tutti i mesi vedrai un addebito di 100 Euro dal tuo conto corrente

Facile no? Visto che sono un indovino, comincio a chiarirti qualche dubbio che hai….

  • Posso sospendere o interrompere il mio Giorgio in qualsiasi momento oppure fare versamenti aggiuntivi?
  • SI! Controlla bene eventuali costi di riscatto/versamento aggiuntivo ma lo puoi fare sempre, anche solo dopo il primo versamento. Tuttavia riscattare subito non conviene, e ti spiego perché….

Nella maggior parte dei Giorgio, le commissioni vengono prelevate al primo versamento (ricordati moooolto bene questo passaggio). Quindi se ad esempio immaginiamo che fai un Giorgio sul Fondo comune “Paperino”, che investe ad esempio in Azioni Globali. Commissione di sottoscrizione (come se comprassi un qualsiasi altro fondo) ad esempio 2%. Su che cosa lo applichi il 2%? (pensaci almeno 10 secondi fai uno sforzo, poi sennò ti dò la risposta subito sotto).

  • Esatto! lo applichi su 6000 Euro! (l’importo TOTALE del tuo Giorgio).
  • Quindi il 2% di 6000 Euro sono 120 Euro. Di questi, solitamente il 30% (quindi 36 Euro) vengono addebitati subito, mentre i restanti 84 Euro (120-36) saranno spalmati in egual misura nei 60 versamenti che farai da qui in avanti (quindi 2,33 Euro al mese sui versamenti da 100 Euro).
  • E qui veniamo ad un altro punto di attenzione. DEVI confrontare tra i vari prodotti la commissione di sottoscrizione (dovrai sempre chiedere l’informativa costi mi raccomando, anche se con la nuova normativa riceverai comunque il dettaglio a casa o via mail, che DOVRAI sempre guardare). Questo perchè puoi subito notare che 2,33 Euro su un versamento di 100 Euro significa pagare ogni mese il 2,33%, che ovviamente eroderà il tuo capitale (perché significa che il gestore investe 100-2,33 Euro tutti i mesi, quindi gli interessi vengono applicati ad un capitale più piccolo e tu guadagni meno, invece devi guadagnare di più).

L’alternativa per avere meno costi? Il Giorgio in ETF. Solitamente per come sono strutturati (ora che hai letto il mio precedente articolo lo sai) gli ETF hanno costi decisamente inferiori, quindi è sempre meglio fare Giorgio in ETF? No! Questo per 2 motivi:

  1. In quasi nessun istituto (fai prima a cercare su Google “piani di accumulo in ETF”) è possibile fare Giorgio in ETF, di conseguenza lo puoi fare, ma non in modo automatico, cioè dovrai tu (a manina) ogni mese, quello specifico giorno, ricordarti di investire 100 Euro per comprare “x” quote di quel determinato ETF che hai scelto per il tuo Giorgio…AHAHAHAHAHAH ma quando mai lo farai!
  2. Gli etf a differenza dei fondi sono a gestione passiva, quindi se il mercato decide di prendersi una bella pausa, anzi, decide proprio di mettersi a correre all’indietro, sarà molto difficile riuscire a “limitare” i danni, in quanto tipicamente i Giorgio in ETF sono molto settorizzati (ETF Azionari, Obbligazionari e così via), mentre i fondi ad esempio possono essere flessibili, bilanciati, insomma più diversificati anche se si tratta di un solo prodotto!

Quindi la soluzione migliore quale potrebbe essere? Un Giorgio in fondi, con estrema attenzione alle commissioni sia di Sottoscrizione che di gestione (mi raccomando confronta anche le offerte su diversi istituti per lo stesso prodotto, così non puoi sbagliare), perchè ogni singolo punto percentuale in meno che paghi, è un punto in percentuale in più che investi!

Ora, abbiamo detto operativamente come funziona un Giorgio, quindi cosa ti serve? Facile, un conto corrente (da cui vengono prelevati sia il versamento iniziale che quelli mensili/trimestrali successivi) ed un deposito titoli, in quanto trattandosi di investimento dovrai per forza averne uno.

Abbiamo detto tutto? Quasi…vediamo ora la parte relativa alle Asset class.

Dunque come detto sopra la maggior parte della gente pensa che uno dei vantaggi del piano di accumulo sia il fatto che comprando la stessa quota (di un fondo azionario ad esempio) tutti i mesi, si vada in qualche modo a “mediare” i prezzi. Devi sapere che questo è metà vero e metà falso! (e ti spiego perché)..

Se tu inizi a mettere 100 Euro al mese tutti i mesi (diciamo per due anni) in un fondo azionario, e dopo 2 anni il mercato azionario crolla….mica scenderanno solo gli “ultimi” 100 Euro che hai messo? Eh no, scenderanno in un solo colpo TUTTI E 2400 EURO accumulati fino ad ora (ecco perché si spera sempre in un Giorgio che il mercato crolli appena abbiamo iniziato i nostri versamenti, così i risultati saranno matematicamente migliori verso la fine del nostro Giorgio).

Quindi ecco uno dei motivi per cui consiglio sempre di paragonare Giorgio ad un qualsiasi nostro portafoglio investimenti che faremmo con una soluzione “one shot”.

Mi spiego meglio…

Se oggi avessi 50.000 Euro e dovessi investirli, probabilmente faresti (a seconda dell’orizzonte temporale, profilo di rischio, età ecc) un mix di diverse asset class (ipotizziamo 60% azionario e 40% obbligazionario). Quindi la stessa metodologia (a mio avviso) dovrebbe essere utilizzata con un Giorgio, perciò questo cosa vuol dire?

Semplice, significa scegliere un fondo flessibile/bilanciato che possa contenere un mix di diverse tipologie di investimento. In siti come Morningstar oppure Quantalys puoi trovare (quando valuti il prodotto) in basso la percentuale in cui viene suddiviso, perciò puoi farti da lì una prima idea (ti metto una schermata di esempio qua sotto).

GIORGIO

Abbiamo finito? No dai ancora due consigli, lo sai che ci tengo a te e quindi voglio dirti tutto quello che penso possa esserti utile, a costo di essere logorroico!

Se il tuo unico investimento è in un Giorgio, scegli un orizzonte temporale lungo!

Se cominci ad investire sapendo già che dopo 1 mese (ma anche un anno) ti serviranno i soldi, lascia stare! Un Giorgio è come un diamante a mio giudizio…per sempre! Vedrai che più passa il tempo è più ti piacerà (io dopo 3 anni ho diversi Giorgio, addirittura con quelli che stanno performando meglio ci parlo prima di andare a dormire).

Puoi anche iniziare con un Giorgio piccolino (magari da 50 Euro al mese, ma attento ai costi, anche quelli fissi, trovi tutto nel documento informativo) e poi effettuare dei versamenti aggiuntivi (riguardati la prima parte con le tredic..Babbo Natale scusa!). Oppure ancora, se i tuoi redditi crescono….TI PREGO ASCOLTAMI….Investi tutta la differenza in un nuovo Giorgio! Se il tuo capo o la tua azienda ti premiano con 80 Euro al mese in più in busta paga, un altro Giorgio ti sta chiamando…ascoltalo!

Ultima cosa, per motivi fiscali/matematici, scegli fondi/ETF ad accumulo (e non a distribuzione, cioè quelli che pagano cedola). Ha pochissimo senso, a meno che non decidi di reinvestire i proventi in quello stesso Giorgio ma anche lì serve costanza!

Ora (forse) ti ho detto tutto, forse ho dimenticato qualcosa, forse puoi dire tu qualcosa a me, non lo so, io nel dubbio continuerò a scrivere.

E tu nel frattempo prendi quei c…o di soldi, vai in quella c…o di banca (oppure fallo online vedi tu), leggi i fogli informativi, documentati, confronta le offerte ma soprattutto….SALUTAMI GIORGIO!

A presto

Francesco

UN REGALO PER TE!

Essere iscritti alla nostra newsletter vuol dire avere accesso a tutta una serie di contenuti privilegiati. Come sapete il 1 Dicembre pubblicheremo sulla nostra pagina Facebook il primo Ebook dedicato alla finanza personale completamente gratuito (solo per i Fan della nostra Community). Ma per chi è iscritto al nostro abbiamo un regalo ulteriore:

Pubblichiamo qui oggi le prime 6 pagine in anteprima ESCLUSIVA per darvi un’idea di cosa vi aspetta 🙂

Speriamo quindi che la lettura possa piacervi e vi aspettiamo sulla nostra pagina il 1 Dicembre per il resto del libro!

COLAZIONE A WALL STREET: EBOOK

Capitolo 1: GLI STRUMENTI

Operare sui mercati finanziari, a livello personale ed ancora di più quando lo fai per lavoro con i soldi degli altri, richiede una forte preparazione. Infatti voglio subito smontarti un falso mito che gira spesso su internet…non si diventa esperti con un corso di un giorno o con un libro letto una volta e via. Imparare ad operare sui mercati finanziari richiede, se si vogliono raggiungere risultati interessanti e soprattutto non perdere soldi, una costanza, un impegno ed una disciplina di molte e molte ore di studio ed applicazione. Personalmente credo che la cosa sia molto variabile da persona a persona, gente che magari dopo pochi mesi di Full Immersion è pronta per investire e gente che magari ha bisogno di anni per essere preparata. Ad ogni modo, diventerai davvero padrone dell’argomento quando leggendo un articolo economico, finanziario, un libro o qualsiasi cosa parli della materia, ti sembrerà di leggere il Topolino quando ti rilassi comodamente sul divano di casa tua, e comincerai a fare collegamenti mentali in stile film “limitless” (se non lo hai fatto, guardalo) su titoli e mercati.

Fatta questa premessa, oggi sul Web esistono numerosi blog, pagine FB, canali Youtube, forum e siti che trattano l’argomento (li vedremo in seguito), quindi si tratta solo di trovare tempo e voglia per approfondirli. Se fosse facile lo farebbero tutti, ma alla fine in pochi hanno successo sui mercati perché sono davvero pochi quelli che si applicano fino in fondo, e spero sinceramente che tu possa essere tra questi.
Da dove cominciare

Partiamo dal fare un po’ di chiarezza su quelli che sono i principali strumenti finanziari e gli argomenti che potranno esserti utili sui mercati.

Li dividiamo in macro categorie che poi approfondiremo in ciascun capitolo:

  1. Azioni

  2. Obbligazioni

  3. ETF

  4. Fondi comuni/Sicav

  5. Flash Derivati: le opzioni

  6. Il bilancio e le aziende

  7. Asset Allocation

I primi tre (Azioni, Obbligazioni ed ETF) sono chiamati “raccolta amministrata”, mentre i Fondi comuni e le Sicav sono prodotti di “raccolta gestita”. Questa definizione è importante ai fini fiscali (vedi il video del giorno 15 ottobre sulla pagina di Colazione a Wall Street) ed anche ai fini operativi.

Ad esempio se devi cambiare Banca e quindi “trasferire” i tuoi investimenti da un posto all’altro di solito è più veloce e facile girare la raccolta amministrata rispetto ai fondi e le Sicav (a meno che la Banca di origine e la Banca di destinazione non abbiano a disposizione le stesse case di gestione, ma ne parleremo più avanti).

Le Azioni

Le azioni sono piccoli pezzi di un’azienda….punto.

Questa è secondo me la più semplice ma allo stesso tempo efficace definizione per capire fino in fondo cosa stai comprando. Quando decidi di investire in un’azione (o più azioni di solito) stai di fatto comprando una parte più o meno grande di una società, e di conseguenza tutti quelli che sono i rischi (e le opportunità) di quest’ultima. Partecipi al 100% alle vicende societarie, guadagni se le cose vanno bene e perdi se le cose vanno male. Puoi perdere anche tutti i soldi se la società fallisce (qualche volta è capitato purtroppo) ma puoi anche portare a casa guadagni percentuali a due cifre se studi e compri nel modo giusto.

VALUTAZIONI: RISCHI ED OPPORTUNITA’

Esistono due tipi di analisi che ci consentono di determinare la qualità del nostro investimento azionario:

  1. Analisi fondamentale
  2. Analisi tecnica

La prima fa riferimento sopratutto a ciò che riguarda il bilancio di una società con i suoi indicatori, il mercato in cui opera, i rapporti che ha sia con i clienti che con i fornitori, le qualità dei membri del Consiglio di amministrazione, l’attuale fase economica.

La seconda invece è l’analisi nuda e cruda dei grafici, dove si cerca di individuare un trend (rialzista o ribassista), eventuali figure di inversione o di continuazione del prezzo, capire se quest’ultimo è in zone potenzialmente importanti (supporti o resistenze storiche).

Personalmente consiglio sempre due esperti riconosciuti a livello mondiale sui due tipi di analisi, ovvero Warren Buffet per quella fondamentale e Joe Ross per l’analisi tecnica. Entrambi hanno pubblicato libri estremamente interessanti a cui fare riferimento, da cui imparare e capire come operano questi due guru sui mercati finanziari (anche qui forniremo alla fine del libro un elenco di risorse utili).

I mercati finanziari sono instabili e molto volatili, e da un po’ di tempo alcuni personaggi di spicco li hanno anche definiti del tutto casuali (vedi il libro “il cigno nero” di Taleb). Ma ad ogni modo, la cosa assolutamente importante qualora si voglia investire con successo è avere un sistema, adattandolo quando non funziona e rimanendo fedeli ad esso quando inizia a dare i suoi frutti.

Il sistema non è uguale per tutti

Ognuno di noi, come è giusto che sia, costruisce un metodo, un sistema, sulla base di caratteristiche personali, di un profilo di rischio diverso rispetto ad altri investitori, di un orizzonte temporale più o meno lungo e di una conoscenza dei mercati più o meno approfondita.

Solitamente esistono però dei tratti comuni di ciascun sistema, che ci permettono di capire in prima battuta se un investimento merita di essere destinatario dei nostri soldi oppure se trattasi di un rischio eccessivo.

La cosa fondamentale per iniziare a strutturare un sistema viene ignorata dalla maggior parte delle persone, soprattutto da quelle che si approcciano al mercato e sono alle prime armi. Si pensa “adesso ho studiato la teoria e sono pronto ad investire soldi veri!”, ma il primo è più importante lavoro da fare è su SE STESSI.

Non smetterò mai di dirlo (lo faccio anche con i miei clienti ed ai miei corsi): PRIMA DI TUTTO CONOSCERE SE STESSI COME INVESTITORI, POI TUTTO IL RESTO!

Sembra una cosa banale, ma fa tutta la differenza del mondo. Se infatti entri sul mercato azionario, e magari lo fai senza protezione, un eccessivo calo (magari improvviso e veloce) del tuo titolo potrebbe spingerti a farti prendere dal panico e vendere in perdita, questo perché magari non sapevi che la tua personalità è super conservativa e non è in grado di reggere a cambiamenti forti sui mercati. Una volta perso il capitale, perdi autostima, ti demoralizzi, chiudi il tuo conto e dici: “è troppo rischioso”, “è troppo difficile”.

Considera poi una cosa fondamentale: se perdi il 10% del tuo capitale, non basterà guadagnare il 10% per recuperare la somma iniziale ma ne servirà di più. Inoltre più la perdita aumenta, più questo GAP è difficile da recuperare (se non mi credi prova a fare i conti)

Questo invece potrebbe essere diverso qualora tu conosca già a priori il tuo profilo, e quindi in caso di estrema avversione al rischio sarai più adatto ad investimenti a bassa volatilità e conservazione del capitale, quindi PRIMA di investire arriverebbe il tuo grillo parlante a dirti: “ma questo investimento azionario è davvero adatto a te?”.

Personalmente consiglio sempre di scaricare un fac simile da internet su quello che viene definito “questionario MIFID”, che permette una volta compilato di tracciare sommariamente il tuo profilo di investitore. Devi essere più onesto possibile (e devi farlo anche quando ti rechi in banca dal tuo consulente, lui ti farà le domande ma sarai TU a scegliere le risposte, mi raccomando). Questo ti darà una prima idea di che tipo di investitore sei.

Fatto questo, concretamente dovrai procedere operativamente con l’apertura di tutto ciò che serve per operare sui mercati (trovi il dettaglio nei video della mia pagina Facebook in data 1 ottobre 2017).

Come detto per valutare adeguatamente un titolo azionario il consiglio è quello di effettuare, dopo un periodo di studio e magari di operatività su conti demo, un mix di entrambe le analisi (fondamentale e tecnica) in modo da mettere i tuoi soldi su titoli che superino entrambi i test su entrambi gli aspetti (anche qui trovi sulla Pagina Facebook le rubriche del sabato – SATUR-DAYTRADING e della domenica ABC INVESTIMENTI con i video tutorial).

INDICI PRINCIPALI

Volendo scendere in profondità in quella che può essere considerato un primo step di analisi, dal punto di vista dell’analisi fondamentale è importante cominciare a strutturare degli indici che ci diano alcune importanti indicazioni su ciò che davvero conta:

NB: questi indicatori, che non sono una legge fissa ma che devono adattarsi a ciascuno di noi in base a quanto detto sopra, vanno valutati insieme. Se possibile poi devono essere integrati con ulteriori conferme, come vedremo poi nel capitolo dedicato alle aziende del mio amico Federico Martin con altri indicatori.

  • P/E : Prezzo/utili

    Ci dice sostanzialmente se IL PREZZO di un’azione è CARO O MENO rispetto agli utili che quella stessa società produce. Quindi ad esempio una società con un rapporto P/E di 30 sarà molto più sopravvalutata di una società con un P/E di 10. Questo perché nel primo caso il prezzo della prima società varrà 30 volte gli utili (per azione) della stessa, al contrario della seconda dove gli utili saranno un decimo del prezzo. Anche qui va fatta un’ulteriore considerazione: quando si analizza il rapporto P/E, bisogna considerare anche il settore di appartenenza di quel titolo e magari il mercato geografico di riferimento. Un rapporto P/E di 30 ad esempio sarà caro per settori magari difensivi (farmaceutica/alimentare/utility), ma economico per settori più aggressivi (tecnologici, finanziari).

    Oppure ancora se un titolo ha un P/E di 30 ed è all’interno dell’indice S&P 500 (ultimamente vicino ai massimi storici) sarà magari un numero piuttosto basso rispetto alla media dei titoli di quello stesso indice, e quindi alto in valore assoluto ma basso in valore relativo, perciò contestualizza sempre tutto!

    E se il P/E fosse negativo? Dal momento che il prezzo non può scendere sotto zero, l’unica certezza è che la società avrà chiuso in perdita l’esercizio, di conseguenza non utilizzerò questo indicatore nella mia analisi.

  • P/BV: Price/book value (P/patrimonio netto)

    Un altro indicatore molto usato ed importante è il prezzo in rapporto al patrimonio di una determinata azienda. Patrimonio netto significa differenza tra attività e passività (oppure la somma tra capitale sociale e riserve). Esprime quante volte l’investitore paga (IN PIU’) l’azienda rispetto al suo valore patrimoniale (maggiore è il numero e più sopravvalutata sarà l’azienda). In questo caso, possiamo avere 3 categorie di valori:

  1. P/BV maggiore di 1: titolo tendenzialmente sopravvalutato

  2. P/BV minore di 1: titolo sottovalutato, ovvero la capitalizzazione di borsa è inferiore ai mezzi propri.

Attenzione che un valore eccessivamente basso (sotto lo 0,5) solitamente sta a significare che l’azienda ha delle aspettative reddituali pessime.

NB: Questo indicatore è utile soprattutto per i titoli bancari ed assicurativi, dove la consistenza patrimoniale è fondamentale (vedi su Internet definizione di CET1 ecc..)

  • P/CF: Price/cash flow

    Rapporto tra il prezzo del titolo ed il suo flusso di cassa. Questo indice solitamente è da considerare per società più industriali (quindi per capirci settori auto ed energia) mentre ha utilità minore ad esempio in settori come banche ed assicurazioni. Questo perché trattandosi di flusso di cassa anche di ammortamenti, solitamente tale voce ha un peso maggiore nelle società industriali

    Il P/CF esprime il NUMERO DI ESERCIZI entro cui il flusso di cassa generato dall’azienda sarà in grado di ripagare l’investimento dell’azionista. La lettura è simile al P/E (alto = società sopravvalutata e viceversa)

  • D/P: Dividendo/prezzo o dividend yield

    Mi piacciono molto le aziende che pagano dividendi buoni (ho fatto anche un video sulla pagina Facebook di Colazione a Wall Street a proposito dei titoli “Aristocrats”, il 19 novembre 2017). Questo perché salvo rare eccezioni preferisco entrare sul mercato azionario (quando lo faccio in ottica di lungo periodo) per il flusso di cassa che sono in grado di darmi (stando sempre attenti alla tassazione). Su questo argomento trovi tutto in questo link sotto riportato:

    https://colazioneawallstreet.com/2017/06/04/vuoi-comprare-facebook-amazon-tesla-prima-leggi-qua/ .

COME INVESTIRE NELLA PRATICA

In questo articolo di oggi vediamo come investire nella pratica, qualunque sia il tipo di investimento.

Innanzitutto va detto che parliamo di operatività nella quale abbiamo a che fare con un intermediario finanziario (solitamente una Banca) indifferentemente se operiamo fisicamente in filiale oppure se vogliamo operare online.

La prima cosa che serve assolutamente avere è un “Conto corrente”. Questo perchè con questo contenitore dovremo depositare i nostri soldi che saranno poi prelevati per procedere all’investimento. Inoltre su questo conto potremo dall’altro lato ricevere eventuali interessi, sia che si tratti di dividendi di azioni sia di cedole provenienti da Titoli di Stato, obbligazioni societarie o fondi a distribuzione.

A seconda poi dell’investimento che dovrò fare mi serviranno rispettivamente:

  1. Deposito titoli: per la cosiddetta “raccolta amministrata” (azioni, obbligazioni sia societarie che governative, ETF)
  2. Rubrica fondi: qualora decida di procedere ad un investimento in “raccolta gestita”, ovvero fondi comuni (diritto italiano) o SICAV (diritto estero)

Molto importante è inoltre un aspetto preliminare da considerare PRIMA di procedere all’investimento ovvero la compilazione del QUESTIONARIO MIFID , PERCHE’ SECONDO LA NORMATIVA SI POTRANNO EFFETTUARE SOLO ACQUISTI CHE SIANO IN LINEA CON IL VOSTRO PROFILO DA INVESTITORE OTTENUTO COME RISULTATO PROPRIO DEL QUESTIONARIO.

Va detto che sarebbe possibile effettuare anche un acquisto “fuori”questionario ma in questo caso rischiereste di effettuare investimenti magari sbagliati perchè non conosciuti da voi oppure perchè eccessivamente rischiosi per il vostro profilo di rischio oppure non coerenti con i vostri obiettivi economico/temporali.

Quindi una volta aperto il conto corrente in banca, qualora voglia acquistare azioni, sappiate che queste ultime sono TITOLI NOMINATIVI, di conseguenza andrà aperta anche quella che viene definita “sotto rubrica”.

Facciamo un esempio pratico…

Apro un CC a 2 nomi (Roberto Rossi e Lorenza Verdi). In questo caso Roberto e Lorenza avranno un unico conto corrente ed un unico dossier titoli, tuttavia se entrambi vorranno comprare 100 azioni Generali, ciascuno sarà titolare della sua quantità che verrà inserita nella “singola sotto rubrica” a lui/lei intestata.

Di conseguenza ci saranno:

  • 1 conto corrente intestato a 2 nomi
  • 1 dossier titoli intestato a 2 nomi
  • 2 sotto rubriche intestate rispettivamente a Roberto Rossi e Lorenza Verdi

Qualora invece vogliano comprare un Titolo di Stato ad esempio, in questo caso il titolo verrà depositato nel dossier titoli cointestato, ed entrambi (Roberto e Lorenza) saranno titolari rispettivamente del 50% della cifra complessiva.

IL BOOK DI BORSA

Qualunque sia il titolo che voglio comprare (tranne per i fondi che non sono quotati) il book di borsa prevede due tipologie di prezzi (e di quantità):

  1. PREZZO E QUANTITA’ DENARO (i prezzi e le quantità di CHI VUOLE COMPRARE)
  2. PREZZO E QUANTITA’ LETTERA (i prezzi e le quantità di CHI VUOLE VENDERE)

Sono importanti perchè nel book posso vedere IL PREZZO MIGLIORE A CUI POTER COMPRARE/VENDERE un investimento (se voglio vendere guarderò prezzi e quantità DENARO e viceversa).

Se ad esempio io sono in possesso di 100 azioni Intesa San Paolo, nel book potrei trovare 3 compratori che magari offrono prezzi diversi (magari uno le vuole comprare a 3 Euro/azione, un altro a 3,20 Euro/azione ed il terzo a 3,40 Euro/azione). Il mio profitto cambierà molto a seconda del tipo di ordine che inserirò:

  • A MERCATO (cioè vendi al primo prezzo utile, rischiando così di vendere NON al prezzo migliore possibile)
  • LIMITE (vendi solo per prezzi superiori, nell’esempio sopra, a 3,25 Euro)

Capite bene che in questo caso potrò guadagnare molto di più con un ordine del genere, dal momento che nel primo caso chiuderei l’operazione magari a 3 Euro, nel secondo caso invece a 3,40, una bella differenza!

COMMISSIONI

Le dividiamo in 2 grandi categorie:

  1. VARIABILI
  2. FISSE

Per dare un ordine di grandezza, possiamo dire (nel caso di Raccolta Amministrata) che per comprare/vendere un titolo avrò dallo 0,2 allo 0,5 per cento di commissioni variabili (potrei anche chiedere l’azzeramento in caso di vendita ma dipende dalla banca).

Spese fisse invece (fissato bollato ecc..) vanno dai 6 ai 24 Euro (a seconda dell’investimento) in acquisto e vendita.

A ciò devo aggiungere sempre:

  • Imposta di bollo per investimenti (2 per mille del valore attuale del mio portafoglio)
  • Imposta sulle plusvalenze/dividendi/cedole (12,5% per titoli di Stato e simili, 26% per tutto il resto). Attenzione ai dividendi/cedole estere, dove la tassazione è diversa

Ci sono dubbi o domande? Scrivici e risponderemo nel minor tempo possibile…alla prossima!

 

 

Corea del Nord? Nord-grazie!

In questo primo articolo, su Investing.com riportiamo la nostra opinione a proposito dei recenti sviluppi sulle tensioni USA-Corea, e quali possono essere le chiavi di lettura a proposito delle reazioni sui mercati.

Nel secondo invece, la nostra opinione a proposito degli investimenti obbligazionari, quali mercati sono saturi e quali invece possono ancora rappresentare un’opportunità.

  1. https://it.investing.com/analysis/korea-del-nord-nordgrazie-200196866
  2. https://it.investing.com/analysis/reddito-fisso-sotto-pressione-200196926

Buona lettura!

STRUMENTI UTILI PER INVESTIRE IN FONDI

Oggi parliamo di uno strumento estremamente utile per confrontare diversi fondi.

Si tratta di un sito web chiamato QUANTALYS e consente l’analisi ed il confronto di diversi fondi comuni tra di loro.

Operativamente, una volta cliccato sul link, troverò a destra della pagina la sezione “fondo” e dovrò quindi cliccare su “confronto fondi”.

A quel punto dovrò inserire uno alla volta i codici ISIN (identificativi del prodotto specifico) dei diversi fondi (posso confrontare tra loro da 2 a 10 fondi) nello spazio in alto.

Vediamo sotto le cose da fare nella pratica.

Immagine

 

Operativamente:

  1. inserisco il fondo che mi interessa confrontare in alto (potete scegliere i diversi fondi sul sito MORNINGSTAR)
  2. clicco su “CERCA”
  3. una volta che in basso mi compare il prodotto dovrò selezionarlo cliccando sul pulsante a sinistra (a quel punto lo vedrò comparire in un elenco più in basso)
  4. ripeto la stessa procedura per gli altri fondi
  5. una volta creato l’elenco di prodotti che mi interessa confrontare clicco su “CONFRONTA” per avere il report

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IMPORTANTE: NON TUTTI I FONDI SONO STATI LANCIATI NELLO STESSO PERIODO, PERTANTO SE NON DOVESSI VEDERE QUALCHE PRODOTTO NEL REPORT, SEMPLICEMENTE DOVRO’ VERIFICARE NELL’ELENCO LA DATA EFFETTIVA DEL LANCIO (E QUINDI POTRO’ CONFRONTARE I FONDI DALLA DATA PIU’ RECENTE).

Esempio:

  • Fondo “X” dati disponibili a partire dal 01/01/2016
  • Fondo “Y” dati disponibili a partire dal 01/01/2015

Potrò fare il confronto tra i 2 prodotti solo dal 01/01/2016, selezionando l’intervallo temporale desiderato nella parte destra sotto il grafico e riselezionando i fondi da confrontare nell’elenco in basso (vedi figura sotto).

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Il mio risultato sarà quindi un report (posso salvarlo come immagine o stamparlo, mentre per averlo in altri formati “più professional” dovrei usare la versione a pagamento) dove troverò i diversi fondi con performance, stelle Morningstar, ma soprattutto “CORRELAZIONE” TRA I VARI FONDI (SOLO SU QUESTO SITO) E ANALISI GRAFICA DI RISCHIO E RENDIMENTO. 

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In questo modo potrò costruire un portafoglio molto più equilibrato.

Alla prossima!

PERCHE’ IMPOSTARE UN SISTEMA (PRIMA) DI INVESTIRE

PENSO QUINDI INVESTO – PARTE III

Ci siamo lasciati nell’ultimo post con le valutazioni principali da fare per gestire i propri investimenti limitando al massimo gli errori emotivi.

Oggi proseguiamo nell’ultimo articolo di questo libro cercando di analizzare ciò che l’autore descrive in merito all’impostazione di un corretto sistema di investimento.

Per James Montier il processo viene prima di tutto, anche dei risultati. Abbiamo già parlato in precedenza di quanto la programmazione faccia la differenza tra un professionista ed un principiante, di come non esistano “strade facili” per ottenere ciò che vogliamo. L’impostazione di un sistema definito a priori ci evita inoltre di incorrere nei classici errori cognitivi che portano a scelte “di pancia”, che si rivelano spesso errate.

Da alcuni studi di psicologia, è emerso che la tendenza a concentrarsi su un dato risultato può portare ad una serie di azioni non ragionevoli. Per esempio, laddove oggi le performance di breve periodo contano più di ogni altra cosa, spesso alcuni gestori di fondi finiscono con l’operare (un pò come gli amministratori delegati di alcune società) in borsa basandosi sul fatto che la scelta di alcune azioni può giustificare meglio il proprio operato rispetto ad altre, perchè “è facile da giustificare” ma non perchè rappresenta la scelta migliore in quel momento.

Quali sono quindi le inefficienze dell’impostare un sistema orientato solo al risultato?

  • maggiore attenzione su risultati con alto grado di incertezza
  • raccolta ed utilizzo di tutte le informazioni (anche quelle inutili)
  • scelte effettuate su compromessi
  • maggiore avversione alla perdita
  • scelta di prodotti con requisiti medi che si discostano dal sistema causando performance diverse

Ovviamente tutto ciò a svantaggio dell’investitore.

Per riassumere, basando le proprie decisioni sul risultato, gli investitori tendono ad aumentare l’incertezza, fino a farsi abbagliare dai venditori di fumo e seguire la massa.

DAL RISULTATO AL PROCESSO

Spostiamo quindi il nostro meccanismo mentale cominciando a concentrarci sul processo anzichè sul risultato. Il tutto porta a risultati decisamente migliori, come testimoniato da un esperimento riportato nel libro.

Immaginate di lavorare per un produttore di birra americano, che vuole distribuire in Europa le sue birre, analcolica e leggera. Nel periodo di sperimentazione, i dati di vendita delle due tipologie di birra si equivalgono.

Voi dovete decidere in quale prodotto investire 3 Milioni di Dollari, tenendo conto quali sarebbero i potenziali vantaggi per il prodotto e per la società. Una volta deciso, dovete fare una breve relazione motivando le vostre decisioni. Qualche giorno dopo ricevete una comunicazione riportante il fatto che la sede centrale ha accolto la vostra decisione, tuttavia i risultati sono stati deludenti. Inizialmente le vendite sono andate bene sul prodotto da voi scelto, tuttavia in seguito hanno finito con il calare, assestandosi ad un livello molto basso. I dati mostrano anche i risultati del prodotto che avete scartato. Il processo è stato molto simile, aumento iniziale e calo verso la fine, tuttavia con performance migliori di quello scelto da voi.

A questo punto vi viene comunicato che ci sono altri 10 milioni da investire, e che dovete suddividerli tra i due prodotti. Come distribuirete i soldi?

Oltre a questa informazione, vi viene segnalato quanto segue:

  1. le informazioni ricevute sono sufficienti a prendere una decisione (informazioni di base)

Oppure:

  1. I vostri risultati verranno condivisi anche con professori e studenti. Inoltre la  vostra performance sarà giudicata in base ai risultati delle loro valutazioni (responsabilità del risultato)

Oppure:

  1. La vostra valutazione si baserà sule strategie decisionali, più che sui risultati di quelle strategie. Anche in questo caso verranno coinvolti professori e studenti (responsabilità del processo)

Gli studi hanno dimostrato che il tipo di indicazione ricevuta influiva in modo importante sulla destinazione dei 10 milioni.

Il gruppo cui è stato detto di concentrarsi sul risultato ha stanziato 5.8 milioni sulla birra scelta in origine (scelta errata chiamata “inganno dei costi non recuperabili”).

Il gruppo con informazioni di base ha stanziato i fondi in modo equo (5.1 milioni sul primo tipo di birra scelto).

Il gruppo a cui è stata data la responsabilità di processo ha ottenuto risultati migliori, stanziando 4 milioni sulla birra scelta inizialmente e 6 sul secondo tipo.

Tutto questo vale anche in ambito finanziario per gli investimenti. Focalizzare l’attenzione sul processo decisionale ci aiuta a non preoccuparci di aspetti su cui non abbiamo il controllo, ovvero sui rendimenti, con conseguenti miglioramenti dei risultati nel lungo periodo.

Questo tuttavia non aiuterà nel breve termine, poichè la pressione come abbiamo visto fa si che talvolta le scelte iniziali vengano rimesse in discussione causando errori finanziari.

Come diceva il Sig. Templeton, “il momento giusto per riflettere sul proprio metodo di investimento è quando si stanno ottenendo dei risultati migliori, non quando si sta sbagliando di più”.

Ecco perchè programmare ed essere fedeli al processo scelto è in assoluto la decisione migliore.

E voi siete d’accordo con quanto riportato? Aspettiamo feedback…

Alla prossima!

 

IL TEMPO GIUSTO PER INVESTIRE

PENSO QUINDI INVESTO – PARTE II

Ci siamo lasciati nell’ultimo post con un’analisi preliminare circa le decisioni “comportamentali” che spingono gli investitori (una buona parte) a commettere errori. Da qui la necessità in primis di impostare un sistema efficace, che impedisca di farci governare dalle emozioni nei momenti di mercato più delicati. Ma come possiamo migliorare ulteriormente la nostra strategia?

Ancora una volta James Montier ci viene in soccorso con alcuni consigli utili su come valutare (con buona approssimazione) il momento migliore per entrare ed uscire sul mercato, e lo fa con un gioco…

Lanciate una moneta. Se perdete, dovete all’autore 100 Euro. Ragionando un secondo su questa proposta, vi viene chiesto, per farvi accettare la sfida, quale dovrebbe essere la vincita minima secondo voi per partecipare al gioco: cosa rispondereste?

Per ipotesi Montier suppone che nella risposta si possa giocare solo a multipli di 1 Euro, pertanto la risposta più logica dovrebbe essere 100 Euro.

Tuttavia nell’esperimento la gente indica una cifra più alta. Questo gioco è stato rivolto ad alcuni gestori di fondi comuni, e la media delle loro risposte ha portato al risultato di 200 Euro (quindi il doppio della risposta logica). Questo perchè a parità di montepremi, si è osservato che in generale la percezione della perdita è fra 2 e 2.5 volte più acuta di quella del guadagno (chiamasi “avversione alla perdita”), e questo vale, per non sentirci soli, anche per le scimmie. Oltre a questo, come esseri umani abbiamo sviluppato secondo l’autore una tendenza ad essere miopi, ovvero tendiamo istintivamente a concentrarci sul breve termine tralasciando il periodo medio-lungo.

Questo si riflette nel fatto che statisticamente, le persone che controllano (e variano) più spesso il loro portafoglio sono più soggette a perdite rispetto a coloro che sanno pazientare maggiormente.

Come riportato anche da Joel Greenblatt, autore de “il piccolo libro che batte il mercato azionario”, l’avversione alla perdita è uno dei tanti pregiudizi che ci impediscono di investire secondo la “formula vincente” (nei prossimi post recensiremo anche questo libro). Egli scrive: supponiamo di osservare diligentemente l’andamento delle azioni tutti i giorni, mentre registrano performance peggiori del mercato per molti mesi, addirittura anni…Il portafoglio della FORMULA VINCENTE ha sottoperformato il mercato  in 5 mesi su 12, per ogni periodo analizzato. Su base annua, non è riuscito a battere il mercato solo 1 volta ogni 4 anni. 

Il fatto che alcuni gestori portino con sè questo errore cognitivo legato all’avversione alla perdita, permette loro di essere dubbiosi in merito alle scelte fatte inizialmente, e quindi modificano i portafoglio causando errori ancora più evidenti.

QUALI SONO I MOTIVI CHE CI IMPEDISCONO DI VENDERE?

Nel libro vengono riportati ancora una volta alcuni esperimenti, che fanno emergere come fondamentalmente le due spinte che muovono gli investitori siano l’avversione alla perdita e la propensione al rischio combinate insieme. Viene dimostrato come la gente non percepisca una perdita fino a che non diventa reale (cioè dopo la vendita dei titoli). Ciò induce gli investitori a tenere le azioni in perdita e vendere quelle su cui stanno guadagnando, il fenomeno è conosciuto come “disposition effect”. A seguito di studi approfonditi infatti è emerso che gli investitori vendono le azioni in guadagno 1.7 volte di più rispetto a quelle in perdita, questo perchè hanno la convinzione (spesso errata) che torneranno a salire presto (questo modus operandi vale anche per gli investitori professionali, dove invece di 1.7 il moltiplicatore è 1.2).

Infine è stata stilata da un ricercatore di Chicago (Andrea Frazzini) una classifica di fondi comuni in base alle performance degli ultimi 12 mesi. I fondi con i risultati migliori sono quelli che hanno venduto il maggior numero di azioni in perdita. Tra i migliori il rapporto tra vendita azioni in utile rispetto a quelle in perdita è molto inferiore al valore visto sopra per gli investitori professionali (1.2).

Ecco perchè l’autore introduce l’importanza (con una strategia definita a priori) di uno Stop loss, che possa portare il portafoglio investito a performance decisamente migliori.

Riportando un esempio del libro, immaginiamo una società che abbia comunicato buoni risultati e che il prezzo delle azioni salga. Gli investitori si precipiteranno a vendere dal momento che avranno portato a casa un guadagno. Viceversa se i risultati saranno negativi (e le azioni scenderanno) ci sarà la tendenza, per l’errore cognitivo visto prima, a mantenere le azioni senza liquidare la posizione, nella speranza che le azioni tornino a salire.

La morale quindi è: definite a priori degli STOP LOSS, e ragionate sempre sul disposition effect prima di agire (sia in guadagno che in perdita).

Oltre a questo nel libro viene spiegato quel fenomeno che in gergo tecnico si chiama “effetto dotazione”, ovvero quella difficoltà di separarci da qualcosa che abbiamo comprato (azioni in questo caso). Ecco perchè bisogna mettere un altro punto di attenzione qualora abbiate delle azioni in portafoglio e vogliate aumentarne il numero; il vostro cervello tenderà inconsciamente ad attribuire un valore più elevato di ciò che in realtà è.

Richard Pzena, gestore del fondo Parvest Equity, dice che una prima importante valutazione dipende da come si comporta il titolo quando scende del 25%. A volte si deve comprare di più, altre volte liquidare, sta a noi decidere.

Ora che abbiamo visto come valutare le fasi più delicate di un investimento, ci vediamo al prossimo post dove parleremo di come impostare un sistema (o processo) utile a massimizzare le performance del nostro portafoglio.

Alla prossima!

PENSO QUINDI INVESTO

Prendiamo spunto dal libro di James Montier per dare alcune informazioni utili ai membri della nostra community.

Il principale problema di un investitore, soprattutto se agli inizi, è la gestione dei sentimenti. Solitamente gli errori più frequenti consistono nel vendere ai minimi e comprare ai massimi. Con conseguenti perdite consistenti che talvolta scoraggiano i più deboli di cuore. In questo libro James Montier, investment strategist di grande successo ed esperto di finanza comportamentale, ci guida alla scoperta delle trappole mentali più comuni. Inoltre delinea per i lettori una strategia fatta di pianificazione, analisi accurate, per essere fedeli ad un “sistema” senza farci influenzare dall’andamento periodico dei mercati.Di fondamentale importanza il metodo, il “come investire” piuttosto che i risultati, soprattutto all’inizio. Questo perchè i profitti così facendo arriveranno nel lungo termine.

DIFENDITI DA TE STESSO

Il libro si presenta come un testo che tratta principalmente l’aspetto mentale dell’investitore, e lo aiuta nel capire in quale fase decisionale si trova e come non commettere i classici errori da principiante. Con un totale di sedici capitoli, tra i capitoli più utili ai lettori troviamo come utilizzare le notizie finanziarie nel modo corretto, come scegliere il momento giusto per entrare sul mercato e come impostare un sistema collaudato ed efficace per il proprio portafoglio.

Vorremmo cominciare citando un pezzo di libro in cui la nipote di Sir. Templeton (noto investitore in fondi comuni) spiega ai lettori come era solito ragionare suo zio nel campo degli investimenti…

“Psicologicamente, non è affatto facile riuscire a mantenere la calma quando tutti vendono. Uno dei modi che zio John usava per gestire queste situazioni (di rialzi e ribassi sui mercati) era quello di decidere cosa comprare molto prima che iniziasse una fase di ribasso del mercato azionario. Negli anni in cui ha diretto la società di gestione, Templeton Funds, aveva l’abitudine di tenere una specie di “lista dei desideri”, un elenco di società che, secondo lui, erano ben gestite ma le cui azioni, a suo giudizio, erano sopravvalutate…Lasciava ordini permanenti ai suoi broker, per comprare i titoli in elenco se, per qualche ragione, i prezzi fossero scesi a livelli che egli considerava vantaggiosi”

Questo tipo di ragionamento e di analisi accomuna molti investitori di successo (vedi ad esempio Warren Buffet, che con questo sistema semplice è diventato l’uomo più ricco del mondo).

Ecco quindi che il primo indizio che possiamo ricavare da queste persone di successo è che l’aspetto emozionale è qualcosa che va tenuto fuori dalla porta quando si entra sul mercato.

Nel libro, oltre a Templeton, viene citato un altro esempio appartenente a Jeremy Granthman, fondatore della strategia di GMO, società di investimento con oltre 100 Miliardi di Dollari in gestione.

Marzo 2009, indice S&P americano, quotazioni ai minimi dopo il fallimento di Lehman Brothers, con valori che non si vedevano così bassi da 30 anni, un momento perfetto per entrare. Dal picco del 2007, l’indice aveva perso il 57% circa, ed ecco cosa disse Granthman:

“Mentre la crisi raggiunge il culmine, anche chi fino a poco tempo fa manteneva il lume della ragione incomincerà a predicare la fine del mondo, con una tale precisione da convincere gli altri ad una prudenza ancora maggiore. Ogni calo farà apprezzare ancora di più la liquidità rispetto alle azioni, fino a quando, come nel 1974, assisteremo ad una paralisi terminale. Chi è rimasto fortemente investito sull’azionario entrerà in uno stato catatonico, limitandosi ad aspettare e pregare. I pochi in grado di mantenere la lucidità saranno liquidi, difficilmente disposti a cedere il loro tesoro. Così resteranno tutti a guardare, fino a quando l’inerzia si cristallizzerà. E, come accade di solito, chi è rimasto liquido, perderà il treno, lasciandosi scappare gran parte del guadagno. Quindi l’unico rimedio è studiare un piano di battaglia, per tornare ad investire, ed attenersi ad esso fedelmente”

Quindi ancora una volta definire una strategia a priori è fondamentale.

NON ESSERE ECCESSIVAMENTE OTTIMISTI

Ancora una volta si parla di aspetto mentale, ovvero di una sua particolarità definita ottimismo, per cui si tende spesso a sopravvalutare se stessi o le proprie capacità, in qualsiasi aspetto della propria vita (non solo in finanza). Tuttavia il nemico contro cui combattere non è l’ottimismo, che per carità è utilissimo, quando l’eccessivo ottimismo, che porta inevitabilmente a commettere errori di valutazione sui mercati.

Come si fa? Semplice, diventando più dubbiosi. L’esempio pratico più interessante è senza dubbio quello legato al mercato efficiente. In questo caso, l’autore si riferisce al fatto che se il mercato fosse corretto e perfettamente equo, nessuno dovrebbe avere interesse per l’acquisto o la vendita di un titolo. Tuttavia con l’introduzione della variabile “eccesso di fiducia”, il volume degli scambi esplode, perchè tutti pensano di sapere qualcosa più degli altri, e quindi i mercati si muovono. In numerosi esempi riportati sul libro infatti, sembra che la strategia vincente in passato sia stata quella del cassettista, ovvero ruotare (comprare e vendere) meno possibile il portafoglio ha portato a rendimenti storicamente più elevati.

Ecco quindi ancora una volta che numerose previsioni, anche quelle fatte da investitori generalmente considerati “esperti”, sono di fatto imprecise a causa di distorsioni mentali derivanti dalla natura umana. Quindi il segreto principale è quello di delineare una strategia iniziale che sia indifferente agli humors di mercato, che non si curi di ciò che succede e che abbia un inizio, una fine ed un metodo ben precisi.

Con questa affermazione vi diamo appuntamento al prossimo post, dove analizzeremo insieme come riconoscere il “momento”migliore per entrare sul mercato secondo James Montier.