PIANO DI ACCUMULO vs UNICA SOLUZIONE, CHI CI GUADAGNA DI PIU’?

Una delle domande che mi vengono rivolte più spesso, soprattutto in privato o all’interno del gruppo privato Facebook “Colazione a Wall street PRO“,  è la seguente: “ma secondo te è meglio l’investimento (per un certo strumento finanziario) in un’unica soluzione (PIC) o tramite Piano di accumulo (PAC)?

Anche qui mio caro Wallstreeter, mi scuserai, ma la risposta è…………..ma certo, dipende!

Fermo restando che la nostra guida sui PAC è in prima (dico prima) pagina su Google (alla voce “piano di accumulo guida” o “guida piano di accumulo“), vediamo di capire le differenze rispetto all’investimento in un’unica soluzione.

Premessa: quando apriremo l’area riservata a partire da maggio, all’interno della nostra strategia operativa andremo comunque ad operare in entrambe le situazioni, cioè il Piano di accumulo dovrebbe essere un “di cui” all’interno della propria strategia, ovvero uno dei sotto-portafogli che lavorano insieme per il portafoglio principale, nel modello definito tecnicamente “core-satellite”.

Ma prendiamo invece il caso di una persona che stia iniziando da poco, e che sia indeciso su quale scelta investire, e che abbia a disposizione un capitale contenuto.

Ho inserito di seguito un Backtest su un ETF “azionario USA”, considerando come sempre un periodo sufficientemente lungo (partenza 1 marzo 2007) che comprendesse anche la grande crisi del 2008 e tutto ciò che ne è seguito fino ad oggi.

Prima guardiamo i grafici, poi li commentiamo.

Cominciamo con la prima immagine, che riporta l’andamento di un investimento tramite modalità piano di accumulo, ad un ritmo di 100 euro al mese, di cui ne vengono investiti 98 (considerando le commissioni).

pac2

INVESTIMENTO TRAMITE PIANO DI ACCUMULO

 

Di seguito invece riportiamo la stessa soluzione, con un capitale investito esattamente uguale (15.288 Euro) ma in un’unica soluzione:

PIC

INVESTIMENTO PIC: UNICA SOLUZIONE

Cominciamo dal risultato finale:

Performance: PIC batte PAC!

L’investimento in un’unica soluzione, ha portato ad un montante finale di Euro 54.230, contro i 37.831 del PAC (una differenza del 43% in meno).

IL PAC TI FA DORMIRE (ALMENO INIZIALMENTE), IL PIC NO!

Esaminando i momenti più critici dei 13 anni considerati (crisi 2008 e calo ribasso 2018) con il PAC il nostro capitale ha mantenuto una equity line decisamente più “piatta” e “serena”, e soprattutto fino ai primi mesi del 2009 un investitore che avesse investito “tutto e subito” avrebbe sudato freddo.

Infatti nella modalità PIC il capitale è sceso addirittura ad 8.400 Euro (45% il drawdown), mentre l’investitore in modalità PAC avrebbe dormito tra due guanciali, perciò dobbiamo sempre chiederci quanto vale per noi il fattore emotivo?

Questo tuttavia è vero solo nelle fasi iniziali del piano di accumulo, in quanto all’aumentare del montante versato, i singoli versamenti periodici pesano sempre meno, ed a lungo andare gli effetti tra PAC e PIC saranno “quasi” identici.

Tutto questo per dire che da un punto di vista emotivo, il PAC sicuramente si adatta meglio ad un investitore dal profilo maggiormente prudente, che non vuole (e nemmeno pensa) di sfruttare il market timing, e che semplicemente vuole un rendimento dai suoi investimenti seppur inferiore ma ad una volatilità più contenuta.

L’investimento in un’unica soluzione invece, fornisce risultati nel lungo periodo maggiori (qui non abbiamo considerato eventuali ribilanciamenti periodici) ma si dovrà mettere in conto una volatilità maggiore e più notti insonni.

Quello che faremo vedere noi sarà un portafoglio dove al suo interno troveremo ENTRAMBE le soluzioni, perchè entrambe, se pianificate correttamente, consentiranno di raggiungere determinati obiettivi se integrate nel modo opportuno.

Alla prossima!

CORONAVIRUS E PETROLIO, COME OPERARE (CORRETTAMENTE)

Sono giorni che il mercato (e più in generale traders, investitori retail, giornalisti) commentano a proposito del legame tra Cina e petrolio. Il legame tra le due realtà consiste nel fatto che essendo la Cina un grosso IMPORTATORE di materie prime, con un’economia letteralmente bloccata causa coronavirus, l’impatto sia arrivato anche sugli acquisti e sui consumi di greggio, con un inevitabile calo dei prezzi relativamente all’oro nero. Eppure oggi le quotazioni hanno rimbalzato…

petrolio

Quotazioni future materie prime energetiche (fonte: Investing.com)

Di conseguenza, come sempre capita in queste situazioni, ci sono 3 tipi di investitori:

  1. quelli che vanno short sul petrolio perchè convinti che scenderà
  2. quelli che vanno “long” perchè convinti invece che dopo il calo ci sarà un rimbalzo
  3. quelli che non fanno nulla e restano alla finestra

Devo dire, in questo momento mi sento più vicino agli investitori del terzo tipo, anche se in verità un pò di azione me la sono concessa ma per motivi diversi dai ragionamenti visti sopra.

Questo perchè come diciamo sempre qui a Colazione a Wall street, dobbiamo letteralmente evolverci come investitori, e dobbiamo comiciare ad avere gli anticorpi (mai esempio fu più azzeccato) a tutto ciò che riguarda notizie (o presunte tali) preziose per operare sui mercati.

Prendiamo il petrolio ad esempio per restare in tema…

Premessa che esistono diverse varianti di ETC per operare sulla materia prima (long, short, a leva ecc), dobbiamo come sempre PRIMA impostare una strategia, e PRIMA ANCORA chiederci: ma perchè cavolo voglio investire in questa particolare asset class?

Diversificazione? copertura dall’inflazione? speculazione?

Ve le siete fatte tutte queste domande? Avete impostato un’analisi dell’asset class RISPETTO AL VOSTRO PORTAFOGLIO COMPLESSIVO? Avete analizzato i prodotti migliori?

Scommetto una cosa con voi: nulla di tutto ciò! Il vostro ragionamento è stato (a seconda che siate investitori del tipo 1 o 2):

  1. adesso il virus raggiungerà il picco ed il petrolio scenderà ancora, via short! (e giù a cercare su borsa italiana, justetf ecc.. gli etc short sul petrolio)
  2. è sceso troppo, adesso l’OPEC taglia la produzione e vedrai che rimbalza, via long! (e giù a fare la stessa cosa dell’investitore tipo 1 ma a rialzo)

Bene…state sbagliando! E vi spiego perchè…

Se volete investire in una materia prima, e per carità in un portafoglio ci può stare, prendi l’oro ad esempio, dovete sempre guardare 2 cose, più importanti dei cinesi, del virus, e dell’Opec:

  • STAGIONALITA’
  • TIPOLOGIA DI SOTTOSTANTE

Le due cose ve le chiarisco in breve (approfondiremo tutto nell’area riservata che partirà da maggio)…

Con stagionalità intendo che OGNI MATERIA PRIMA presenta dei periodi temporali durante l’anno (più o meno brevi, a seconda del timeframe in esame) in cui STATISTICAMENTE (non seguendo le notizie quindi) l’asset class genera maggiori profitti (mi spiego meglio: storicamente comprare a febbraio il petrolio NON è la stessa cosa che comprarlo ad ottobre), quindi attenzione perchè vi mancano pezzi del puzzle!

Con tipologia di sottostante intendo che il petrolio (e le materie prime più in generale) che tipo di carattere hanno? Vanno comprati alla rottura delle resistenze quando abbiamo un trend definito? Oppure devo comprarli durante una fase laterale? Ve le siete mai chieste queste cose?

Perciò ancora una volta PRIMA di operare, mettete sempre un flag “idealmente” verificato su TUTTI gli aspetti della vostra strategia, altrimenti l’influenza la prenderete voi a forza di accumulare stress per gestire posizioni impostate in modo errato.

Alla prossima!

 

Coronavirus e Cina: come cambiano i nostri investimenti?

E’ ormai nota la questione del Coronavirus come nuova possibile problematica a livello globale, e molti investitori mi hanno chiesto su come potrebbero cambiare i pesi all’interno del portafoglio sulle diverse asset class.

La risposta, per quanto ci riguarda, è la seguente:

  • Se non si ha esposizione sulla Cina attualmente non serve cambiare nulla
  • Se si ha l’esposizione sulla Cina (magari tramite fondi o Etf azionari Paese) allora si possono fare 2 ragionamenti:
  1. Mantenere la posizione nel lungo periodo (spero che nessuno di voi abbia comprato Cina in ottica speculativa) consapevole del fatto che nonostante Sars, Coronavirus ed altre cose che sicuramente capiteranno in futuro, parliamo di un’economia formata da circa 1.5 Miliardi di persone, con una classe media in costante miglioramento e con una crescita del PIL superiore al 5% annuo
  2. Per chi possiede un profilo di rischio più contenuto (ma a quel punto mi viene da dire che la Cina dovrebbe essere in portafoglio con il contagocce) si potrebbe modificare la posizione portando comunque a casa i profitti (sotto le performance dell’azionario cinese degli ultimi anni) e rientrare eventualmente in ottica di Piano di accumulo, per approfittare di eventuali ribassi che potranno verificarsi da qui ai prossimi mesi e comprare quindi quote a prezzi scontati
china

Etf – MSCI China: replica le società cinesi più grandi e liquide quotate sulla Borsa Valori di Hong Kong (fonte: Justetf)

Perciò il Coronavirus rappresenta (come la guerra commerciale sui dazi, la Brexit, i cambi di Governo, l’Iran) un evento che impatta sui mercati su periodi brevi-medi, ma che non dovrebbe modificare la nostra strategia iniziale soprattutto se impostata con orizzonti temporali pari o superiori ai 10 anni.

Anche nel 2003, quando ci fu un’altra grande paura virale chiamata SARS, i mercati subirono un andamento altalenante fino alla stabilizzazione del numero di casi rilevati, per poi ripartire in modo ancora più vigoroso.

sars

Andamento mercato cinese nel periodo SARS (Fonte: Pictet AM su dati Bloomberg)

Per la parte di asset allocation tattica quindi valgono sulla Cina le considerazioni viste sopra, per l’asset allocation Strategica invece l’asset mix rischia solo di essere rovinato da decisioni avventate e spinte dalla paura.

Infatti le considerazioni che dobbiamo fare sulla Cina (come qualsiasi altro Paese) sono più concentrate sui fondamentali, che evidenziano comunque una potenza di primo piano a livello economico (seppur in calo la crescita del PIL reale sarà del 5.5% nel 2020) che ha profondamente cambiato la propria economia con una considerevole spinta sui consumi e sull’innalzamento della qualità della vita delle persone (con l’allargamento della classe media).

gdp

crescita reale PIL Cinese al 5.7% nel 2020, in rosso (Fonte: OECD)

Chiudo con un ultimo importante consiglio, mentre gli altri si concentrano sul numero di morti del Coronavirus, voi concentratevi sull’inflazione, il tasso di disoccupazione, i consumi, la crescita del PIL, gli utili trimestrali, che sono dati “evergreen” e soprattutto più rilevanti.

A presto

 

 

PERCHÉ BATTERE IL MERCATO È (QUASI) IMPOSSIBILE

Gli imbonitori professionisti, soprattutto quando cercano di adottare tecniche “acchiappasoldi” da parte degli investitori, tendono costantemente a parlare di “battere” un determinato mercato, vale a dire fare meglio in termini di rendimento rispetto ad un determinato indice (denominato “benchmark”).

La realtà (ed i numeri, che invito sempre a guardare quando si esprime una propria idea o concetto) ci dicono però che questo tipo di attività è non solo complicata, ma la maggior parte delle volte statisticamente non realizzabile!

Perciò andiamo a spiegare meglio il concetto di rischio, per estrapolare la “vera” anima degli investimenti e cercare di porsi un po’ più in linea con il nostro amico mercato (e non regalare soldi).

Iniziamo con il far vedere un’immagine, per poi commentarla, cercando di badare come sempre più alla pratica che alla teoria accademica (non fate nemmeno caso alla “non perfettissima andatura” di quella linea fatta manualmente, la cosa importante è il concetto).

AB

Cominciamo, per far capire il grafico sopra, con 2 affermazioni molto forti:

TUTTO CIO’ CHE STA SOPRA LA LINEA ROSSA TRATTEGGIATA, E’ RISCHIO ELIMINABILE, ED E’ QUALCOSA CHE L’INVESTITORE DOVREBBE SEMPRE CERCARE DI TOGLIERE DI MEZZO

La seconda:

QUANDO UN INVESTITORE (DI QUALUNQUE TIPO) CERCA DI “BATTERE” IL MERCATO, SI ASSUME UN RISCHIO INUTILE (ALFA, RISCHIO SPECIFICO) CHE IN 8 CASI SU 10 NON PORTA A RENDIMENTI SUPERIORI RISPETTO AL MERCATO

Ne aggiungiamo una terza:

anche una persona che non sa nulla di finanza, può ottenere una riduzione totale del rischio ALFA (quello sopra la riga rossa tratteggiata) semplicemente comprando un numero sufficiente di titoli (30/40/50, dipende) che, ai fini del potere della diversificazione, BASTA CHE NON ABBIANO CORRELAZIONE PERFETTA!

Mi spiego meglio: la correlazione perfetta significa che se l’azione “A” sale dell’ 1%, l’azione “B” sale dell’1% (sono correlate perfettamente, si muovono insieme).

Per diversificare, sarebbe già sufficiente (almeno in parte) avere in portafoglio un buon numero di titoli dove ad esempio l’azione “A” sale del 1%, e l’azione “B” sale dello 0,7% (correlazione positiva ma non perfetta).

Il rischio che sta “sotto” la linea rossa tratteggiata, si chiama “BETA”, o “RISCHIO SISTEMATICO“, che per definizione NON SI PUO’ MAI TOGLIERE (per il semplice fatto che anche comprando tutti i titoli più diversi del mondo, se capitano cigni neri, o periodi come il 2008 o il 2018, va tutto giù, i rifugi sicuri sono rarissimi).

Questo rischio sistematico (BETA) che solitamente ha un valore numerico (0,5/1/2 ecc…) ci dice “come si muove quel determinato titolo rispetto al mercato di riferimento” (ad esempio se Beta =2, quando il mercato guadagna l’1% il nostro titolo guadagnerà il 2%).

Questo modello, che all’Università chiamano CAPM (Capital asset Pricing model) esprime quindi la seguente equazione:

Rp =  Rf  +  Beta*(Rm – Rf)

dove:

  • Rp = rendimento del nostro portafoglio
  • Rf = rendimento di un’attività priva di rischio (“risk free”, pensiamo ad un bund tedesco)
  • Rm = rendimento del mercato di riferimento
  • Beta = rischio sistematico non eliminabile (visto sopra)

Ora, prima del CAPM, la teoria ci diceva che “il rischio era unico, totale”, mentre DAL CAPM IN POI, GLI STUDIOSI HANNO CAPITO CHE IN VERITA’ IL RISCHIO E’ SCOMPONIBILE, fatto di 2 parti:

  1. Una eliminabile (ALFA = rischio specifico)
  2. Una NON eliminabile (BETA = rischio sistematico)

PRATICA PRATICA PRATICA!

ESEMPIO

Immaginiamo 2 portafogli, composti da “n” titoli ciascuno (diciamo 30) che abbiano lo stesso “BETA” (uguale a 1, quindi si muovono esattamente come si muove il mercato), ed immaginiamo che il primo portafoglio preveda titoli con “ALFA” più alto rispetto ai titoli del portafoglio 2.

Nei modelli precedenti al CAPM, mi dovrei aspettare rendimenti più alti nel portafoglio 1 rispetto al portafoglio 2 (perché ho un rischio più alto nel primo portafoglio dovuto alla componente “ALFA”).

In verità secondo il CAPM i rendimenti dei due portafogli sono uguali! (ecco il punto che deve restarvi in testa oggi)

Vediamo perché…

Se ricordate l’immagine sopra, immaginiamo che “30” sia il numero di titoli necessario per eliminare completamente il rischio specifico “alfa” (quello SOPRA la riga rossa tratteggiata).

A questo punto, avendo eliminato la componente di rischio “ALFA”, resta solo in portafoglio il “rischio non eliminabile BETA”, che per tutti e due i portafogli è uguale ad 1.

Quindi se riprendiamo la formuletta sopra, vediamo che secondo il CAPM, il rendimento del portafoglio 1 e 2 saranno identici poiché ALFA = 0 (nemmeno compare nella formula) e BETA = 1 (PER ENTRAMBI)!

Ma non fermiamoci alla matematica…andiamo oltre!

Se i titoli del portafoglio 1 (quello con ALFA più alto, quindi più rischiosi) offrissero rendimenti più alti, allora un investitore che non fosse impazzito di colpo li preferirebbe ai titoli del portafoglio 2, comprando i primi e vendendo i secondi!

A quel punto cosa succederebbe quindi? Facile, i prezzi dei titoli del portafoglio 1 salirebbero e quelli del portafoglio 2 scenderebbero, portando ad un rendimento uguale per entrambi i portafogli.

QUINDI: SE GLI INVESTITORI OTTENESSERO DEGLI EXTRA-RENDIMENTI PER AVER SOSTENUTO UN RISCHIO SPECIFICO (ALFA), ALLORA UN PORTAFOGLIO (DIVERSIFICATO) COMPOSTO DA TITOLI CON “ALFA” ELEVATO, DOVREBBE PERFORMARE DI PIU’ RISPETTO A PORTAFOGLI CON “ALFA” MINORE. MA COSI’ FACENDO, I PREZZI DEI TITOLI DEL PRIMO PORTAFOGLIO SALIREBBERO E QUELLI DEL SECONDO PORTAFOGLIO SCENDEREBBERO, FINO A CHE I RENDIMENTI ATTESI DI ENTRAMBI I PORTAFOGLI NON SI EQUIVARRANNO, RENDENDO VANO IL TENTATIVO DI AVERE UN “PREMIO EXTRA PER IL RISCHIO SOSTENUTO”

Vediamo da ultimo, sempre osservando la formuletta sopra (semplice ma molto potente) cosa significa avere un titolo (o portafoglio titoli) con diversi valori di BETA.

  • Se BETA = 0, il rendimento del mio titolo/portafoglio sarà uguale a quello del BUND (o qualsiasi titolo privo di rischio)
  • Se BETA = 1, il rendimento del mio titolo/portafoglio sarà uguale a quello del mercato di riferimento (e quindi potrà oscillare, in alto o in basso nel tempo)

Quindi attenzione a non cadere nelle “trappole markettare” di chi vi dice che SI PUO’ BATTERE IL MERCATO SENZA RISCHIO!

Anche il CAPM non è un modello perfetto (il “BETA” non è la formula magica o la soluzione ai problemi) ma ho voluto scrivere questo articolo perché è importante capire che “battere il mercato” è matematicamente (QUASI) impossibile.

Alla prossima

“Buy and Hold”, perchè preferirlo (soprattutto all’inizio)

Quanto volte lo abbiamo sentito, o lo abbiamo letto, che nella maggior parte dei casi l’operatività più saggia di un investitore (soprattutto alle prime armi) dovrebbe essere quella di stare sui mercati meno possibile.

Questo perché l’elevata operatività (soprattutto se fatta in modo poco consapevole o con un grado di preparazione base o intermedio) comporta 3 principali pericoli:

  1. COSTI ELEVATI
  2. MARKET TIMING SBAGLIATO
  3. STOCK PICKING SBAGLIATO

 

COSTI ELEVATI

Operativamente, soprattutto per i neofiti, si pensa che in fondo una banca valga l’altra, un broker valga l’altro, uno strumento valga l’altro, perché tanto gli investimenti sono “tutti uguali”. In verità, quando si passa qualche annetto sui mercati (prendendosi talvolta anche qualche scoppola) si capisce che operare con certe commissioni piuttosto che altre fa tutta la differenza del mondo.

Nell’esempio sotto, abbiamo confrontato su di un arco pari a 10 anni, le performance di 2 strumenti (entrambi che replicano l’indice S&P500) ma con una sola differenza…il costo.

In particolare la differenza di costi è pari tra i due prodotti al 1,10% annuo. Poco direte, peccato che su 10 anni la differenza (che poi si riflette in un tema di performance) sia pari ad oltre il 13% (su 100.000 Euro sono 13.000 Euro, così forse è più chiaro).

confronto.png

Differenza di performance pagando in più 1,10% annuo di commissioni

Questo per non parlare ad esempio dei costi di compravendita (un conto è pagare uno 0,2% di acquisto ed un altro è pagare il 2-3%), oppure se operate con frequenze maggiori è importante confrontare le diverse piattaforme per capire quali tipologie di commissioni applicano (fisse, oppure variabili, quale tariffa minima, ecc).

Perciò nel lungo periodo fare attenzione ai costi è fondamentale.

MARKET TIMING SBAGLIATO

Insisto sempre che nessuno può prevedere l’andamento dei mercati. A maggior ragione se un investitore ha un livello di competenza medio-basso, sarà già molto importante individuare almeno la portafogliazione (asset allocation per usare un termine tecnico) più corretta per il suo profilo di rischio/orizzonte temporale/obiettivi.

Figuriamoci se si riesci andare a comprare (o vendere) un investimento esattamente nel momento migliore. Anzi purtroppo accade molto spesso che avvenga il contrario, specie per i piccoli investitori.

Questo perché solitamente i grandi player di mercato (chiamati anche “investitori istituzionali”) tendono a comprare secondo logiche opposte al piccolo risparmiatore (investendo in proporzione grossi capitali, in grado di far muovere i prezzi, tenderanno a comprare sui ribassi e vendere sui rialzi, in logica di Mean reverting)

Quindi in un mondo fatto di investitori con grossi capitali, squadre di analisti super informati e “connessi” 24 ore su 24, con Internet che oggi offre informazioni in tempo reale, il piccolo risparmiatore non può certo pensare di mettersi ad operare sui mercati e credere di essere “più furbo degli altri”, o peggio ancora di essere sicuro di avere “quell’informazione” che “solo lui sa (o capisce) mentre gli altri nel mondo invece restano sorpresi. Questo fa si che spesso il pubblico retail compri proprio “sui massimi” e venda proprio “sui minimi”. Non serve che vi dica che è un buon modo per perdere soldi (e poi ci sono le commissioni).

STOCK PICKING

La “selezione di titoli specifici” è difficile, perché innanzitutto bisogna saper leggere tante informazioni (a cominciare ad esempio da un bilancio) e perché anche operando in logica di analisi tecnica non ci si può improvvisare trader.

OGNI TITOLO NECESSITA DI UNA SUA OPERATIVITA’ PROPRIA! (non pensiate di usare la stessa strategia di trading con tutti i sottostanti). e scappate dai trader che dicono che la stessa strategia fa guadagnare con ogni asset class, vi stanno mentendo

Perciò quando ci si avventura nel mondo dei singoli titoli (ignorando una delle regole auree del piccolo e non solo risparmiatore, ovvero diversificare) scegliere le azioni che ci faranno guadagnare bene (o peggio ancora che genereranno una extra-performance, chiamata “alfa”, ) rispetto al mercato, è pura follia.

Perciò essere consci di questi 3 pericoli, significa fare già 100 passi avanti in più rispetto a tutti i poveri sventurati che domani si sveglieranno, accenderanno un PC, apriranno un conto reale con soldi reali, e penseranno di diventare milionari entro fine anno.

Voi siete più umili, voi siete Wallstreeters, quindi vi “accontenterete” di creare strategie profittevoli (che vedremo da maggio).

Alla prossima!

COME FISSARE I PROPRI OBIETTIVI FINANZIARI A FINE ANNO

Ciao Wallstreeters,

spero che vi siate goduti il Natale, riposati un po’ e scritto gli obiettivi per il prossimo anno. Vi ricordo a tal proposito che domani sera alle ore 21 sulla nostra pagina Facebook ci sarà la diretta con le principali novità relative al 2020, mi raccomando non perdetevela perché ci saranno anche delle sorprese e delle scontistiche per alcuni di voi.

Detto questo, non mi andava di chiudere l’anno senza un articolo utile per il 2020, quindi ho pensato a lungo a cosa scrivere, alla fine ho ritenuto opportuno un approfondimento su quelli che sono gli obiettivi economico-finanziari e di come fissarli.

“Un obiettivo è un sogno con una scadenza” (diceva qualcuno). Vero in parte secondo me, perché se hai come obiettivo avere 500.000 Euro entro fine 2020 e parti da zero, pur essendo effettivamente un obiettivo, è decisamente al di fuori della tua portata.

Perciò esaminiamo quali tipologie di obiettivi finanziari potremmo porci, ve ne cito qualcuno in modo che possiate prendere qualche spunto:

  • Incrementare il mio reddito mensile del 10% entro dicembre 2020
  • Risparmiare il 15% in più del mio reddito a partire da gennaio 2020
  • Incrementare del 20% la liquidità del mio conto corrente (nome banca) entro dicembre 2020
  • Creare 1 entrata automatica nuova da minimo 50 Euro/mese entro giugno 2020
  • Impostare un Piano di accumulo da gennaio 2020 per ottenere 50.000 Euro entro 10 anni per mandare mio figlio all’Università
  • Ridurre di euro 5.000 il mutuo sulla mia casa entro dicembre 2020
  • Creare un portafoglio titoli da almeno 20.000 Euro entro maggio 2020
  • Iscrivermi ai servizi Premium di colazione a Wall street entro maggio 2020 (questo ve lo consiglio particolarmente J))
  • Utilizzare la mia carta di credito fino ad un massimo di 500 Euro mensili da gennaio 2020
  • Aumentare il valore delle mie attività del 5% e ridurre quello delle mie passività del 10% entro dicembre 2020
  • Risparmiare 200 euro al mese per la vacanza in Nepal ad ottobre 2020 (senza dover fare prestiti)

Ci siamo capiti? Questi sono obiettivi sensati, che migliorano la vostra qualità della vita, e che fanno TUTTA LA DIFFERENZA DEL MONDO per avere una vita finanziariamente migliore.

IMPORTANTISSIMO: SCRIVETELI ENTRO IL 31/12 SU UN FOGLIO DI CARTA, DA CONSERVARE IN UN POSTO CHE POSSIATE VEDERE OGNI GIORNO E CHE NON RISCHI DI ROVINARSI

Sono ormai diversi anni che imposto i miei obiettivi annuali, e per quanto il lavoro sia impegnativo sia come tempo da dedicare sia come sforzo mentale, ne vale assolutamente la pena.

Non ho numeri precisi, ma posso dirvi che statisticamente operando in questo modo, riuscirete ogni anno a raggiungere almeno il 70% degli obiettivi che avrete scritto, mica male!

Ogni anno, questa pratica vi fa crescere perché fissa dentro di voi abitudini positive e costruttive, così mentre gli altri correranno all’Unieuro a comprare un televisore più nuovo, voi starete mettendo i mattoncini per qualcosa di speciale, dal valore infinitamente più grande!

Ci vediamo domani sera

Francesco

INVESTIMENTI: COME PASSARE DALLA TEORIA ALLA PRATICA?

Ok Francesco, tutto molto interessante, ma come faccio a passare dalla teoria alla pratica nel mio processo di investimento?

Perché vedete, la differenza di approccio sta tutto qui! Ho già anticipato, che a partire dal prossimo anno offriremo un servizio dedicato, in abbonamento, dove potrete vedere i MIEI soldi (partiremo con un capitale di 50.000 Euro) investiti in determinati portafogli e strumenti finanziari, abbinato ad una più ampia, completa e pratica sezione dedicata alla formazione ed a contenuti funzionali ai vostri investimenti.

Ma come sempre torniamo a noi e cominciamo a vedere IN PRATICA, cosa fare per partire…

Preferisco essere sintetico, ordinato e semplice, quindi ecco l’elenco delle cose da fare:

  1. Formarvi (sembra scontato ma meglio ripeterlo 1000 volte)
  2. Aprire un conto corrente presso una banca o altro intermediario/broker
  3. Compilare il questionario Mifid (quel questionario che vi identifica il vostro profilo di rischio, in modo tale che se conoscete a malapena i titoli di stato, e venite sedotti da un truffatore ad investire in derivati, il sistema vi blocchi preservando il vostro capitale e bloccando la vostra avidità)
  4. Aprire il deposito titoli (qualora operiate tramite istituto bancario)
  5. Effettuare un bonifico sul vostro nuovo conto corrente
  6. Investire

Detta così a livello di passaggio non sembra essere poi così complicato, salvo alcuni piccoli (ma fondamentali) accorgimenti su alcuni dei punti visti sopra…

  • Formarvi: scegliete bene le fonti da cui trarre la vostra formazione (noi ci riteniamo affidabili ma ovviamente dipende dal vostro giudizio, ed essendo autoreferenziale non mi piace quindi mi fermo qui)
  • Conti correnti: verificate attentamente i costi di gestione del conto corrente (canone mensile, costo delle operazioni di bonifico, se dovete spostare i soldi da un conto all’altro, costi dell’home banking), potete usare siti come confrontaconti.it nella sezione dedicata di Mutuionline
  • Questionario Mifid: rispondete alle domande in modo onesto: se vi chiedono “conoscenza di obbligazioni strutturate” e ne avete solo sentito parlare (oppure andate su Google a cercare cosa sono così poi potete rispondere di “si”, perdonatemi, ma siete dei beoti!, ed i Beoti in Borsa perdono soldi, sapevatelo)
  • Deposito titoli: anche qui attenzione ai costi (spese di custodia fisse, in alcune soluzioni sono gratuite, costi di compravendita degli investimenti che volete fare, fondi/etf/azioni ecc…, disponibilità di mercati su cui poter acquistare i vostri investimenti, soprattutto se dovete comprare strumenti finanziari esteri)
  • Investire: non partite mai dal prodotto singolo, ma effettuate tutte le analisi che abbiamo spiegato nei 150 articoli precedenti
  • Non siate avidi, studiate i rendimenti storici delle diverse asset class, così quando vi proporranno il 50% in un anno sui Titoli di Stato americani, ma storicamente i Titoli di Stato americani performano al 4/5% annuo, saprete di essere davanti ad una truffa

Se non trovate la parte relativa ai costi del deposito titoli e dell’operatività lato investimenti, andate sul sito internet delle varie aziende, nella sezione “fogli informativi”, dove potrete avere le diverse informazioni mancanti.

Per quanto riguarda i broker, vi segnalo un sito molto utile della Consob in cui trovate i broker autorizzati e quelli bannati, in modo da non incappare in situazioni “anomale” e spiacevoli, in modo da preservare la prima regola di quando investite: non buttare soldi nel dalla finestra.

Penso che oggi possa già bastare quanto detto sopra, anche perché tra confronto dei conti correnti, delle condizioni di deposito titoli, e di tutto il corollario avrete un bel lavoro da fare. Come sempre se avete dubbi o domande scrivetemi,

alla prossima!

COME PERFORMARE SUI MERCATI SENZA PREVEDERE IL FUTURO

La scorsa settimana stavo riguardando l’andamento dei principali mercati azionari tra il 2018 e 2019:

La tabella è riportata qui sotto e riguarda sia il 2018, che il periodo dal 1/1/2019 al 28/10/2019

INDICE 2018 2019
Nasdaq (USA) -1% 25,5%
Ftse Mib (Italia) -16,1% 23,8%
Dax (Germania) -18.2% 22.4%
S&P500 (USA) -6.2% 21.2%
Cac40 (Francia) -11.9% 21.1%
Shanghai (Cina) -25.3% 18.5%
Eurostoxx600 (Europa) -15.2% 18%
MSCI World (mondo sviluppati) -10.4% 18%
Nikkei (Giappone) -12.1% 14.8%
Ibex (Spagna) -15.4% 9.8%
Ftse100 (Regno Unito) -12.4% 8.2%
MSCI EM (mondo emergenti) -16.6% 8%

 

Non occorre essere dei geni in matematica per capire che complessivamente nel biennio, nonostante un 2018 molto negativo su quasi tutti i tipi di investimenti, nel complesso il 2018/2019 si è rivelato molto positivo per quasi tutti gli investitori.

Ma la cosa molto interessante su cui voglio soffermarmi oggi è relativa a 2 concetti molto importanti che sottolineo sempre non solo ai miei clienti (quando gestisco i loro soldi), ma anche a me stesso (quando gestisco i miei).

In particolare, i 2 concetti sono i seguenti:

  1. Diversificazione
  2. Market Timing

Scusatemi se batto sempre sugli stessi temi, ma credetemi è solo perchè sono convinto che sia innanzitutto per il vostro bene, e che solo ripetendovi le stesse cose 10000000 volte alla fine le farete vostre e sarete investitori migliori con risultati migliori (se ci pensate il motivo per cui vi lavate i denti la sera prima di andare a dormire è solo perchè i vostri genitori ve lo hanno detto più o meno ogni giorno per i primi 10 anni della vostra vita no?)

Ma torniamo ai mercati…

DIVERSIFICAZIONE

Se andiamo a vedere i dettagli dei singoli paesi, anche in un mercato positivo come il biennio 2018-2019, 4 mercati su 12 (Spagna, Cina, Gran Bretagna e Mercati Emergenti) sono ancora in territorio negativo.

Questo vuol dire che se avessi puntato su un singolo paese, in 1 caso su 3 avrei potuto prendere quello sbagliato.

Invece voi avete imparato come funziona, avete capito che nelle decisioni iniziali della vostra “torta” (asset allocation in gergo tecnico) potevate ad esempio diversificare non solo per asset class (quindi le azioni ad esempio valgono il 50% del vostro portafoglio, il resto è in titoli di Stato, materie prime e così via) ma soprattutto per zone geografiche.

Immaginiamo infatti di avere un portafoglio da 10.000 Euro così composto:

  • 25% titoli di Stato USA
  • 25% obbligazionario Corporate IG (rating medio-alto)
  • 25% mercati sviluppati
  • 25% mercati emergenti

Ecco che nel periodo 2018/2019 la vostra performance sarebbe stata del 3.72% (con un rischio decisamente ridotto rispetto ad un portafoglio completamente azionario). La performance va considerata su base annua (quindi consideriamo poco meno del 2% annuo). Se vi sembra poco, considerate che oggi un BTP A 10 ANNI rende (annuo) circa un 1%….

Quindi capite bene il potere (e qui vi ho messo i numeri) della diversificazione anche in un biennio dove prima tutto va male, e poi tutto va bene (e voi sapete bene perchè lo avete letto sempre qui che per una perdita del 10% non basterà fare il 10% l’anno successivo per tornare al capitale di partenza, ma il 12%).

MARKET TIMING

Anche qui sottolineo una cosa già detta ma che è meglio ripetere…nessuno può prevedere l’andamento di mercato, nessuno, nè ora nè mai!

Quindi, l’unica cosa che possiamo fare è prendere consapevolezza della seguente affermazione:

il mercato ci offre dei rendimenti interessanti in un tempo adeguato, con un rischio più o meno ampio che noi possiamo scegliere!

Sta tutto qui! Perciò se qualcuno vi promette cose diverse girate i tacchi e filate via.

Tornando al nostro esempio pratico, dopo un 2018 molto negativo, diversi investitori hanno venduto la maggior parte dei propri investimenti presi dal panico, per paura di perdere ancora più soldi.

Questo è tecnicamente un errore, perchè sapete benissimo che allungando l’orizzonte temporale è matematicamente provato che i rendimenti negativi saranno sempre più ridotti.

Quindi vendere a fine 2018 voleva dire semplicemente “presumere” che il mercato nel 2019 sarebbe sceso ancora di più, e come detto prima questo non lo può sapere nessuno, quindi avete sbagliato in partenza!

Bravo genio, e quindi tu mi vuoi dire (così potete rispondermi) che sei entrato semplicemente nel 2019 perchè sei più furbo degli altri? Assolutamente no!

Infatti posso assicurarvi che io ero dentro sui mercati (vedere per credere sui post precedenti) SIA NEL 2018 CHE NEL 2019, ma posso dirvi che mentre il 2018 è stato negativo anche per me, nel 2019 (grazie anche ad analisi e dati che trovate nel blog) ho ritenuto che il mercato avesse ancora dei fondamentali solidi.

Così ne ho approfittato per incrementare la mia posizione, mantenendo però la diversificazione vista sopra (con l’aggiunta anche di oro e di singoli titoli come Intesa ed Electronic Arts di cui ho abbondantemente trattato).

Quindi come ripeto per l’ennesima volta nemmeno io ho la sfera di cristallo, ma attenersi a delle strategie precise sicuramente ci ripaga molto di più rispetto a qualsiasi altro metodo basato sull’intuizione o sulla preveggenza (cosa che su internet vende molto).

Perciò ricordatevi quanto detto sopra, e sappiate che nel 2020 vi aspetteranno grandi novità, perchè ci saranno cambiamenti molto importanti ed apriremo a diverse cose molto molto interessanti, il tutto restando sempre umili e continuando a studiare e praticare.

Alla prossima!

5 INDICATORI CHIAVE PER SCEGLIERE IL FONDO GIUSTO

Ieri si è conclusa la prima business Breakfast targata Colazione a Wall street. Quasi 150 persone hanno condiviso interessi, idee, emozioni davanti un buffett con l’alternanza di tavole rotonde su aziende e professionisti di primo piano in ambito fintech e più in generale investimenti.

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BUSINESS BREAKFAST DI COLAZIONE A WALL STREET, MILANO 11 OTTOBRE 2019

Ma come sempre ieri era ieri, noi dobbiamo già guardare al futuro e tornare a parlare dei temi che più ci hanno reso autorevoli sulla materia. Quindi avanti tutta con un nuovo articolo, dove andiamo a vedere 5 elementi utili (spiegati in modo facile e veloce) per confrontare diversi fondi comuni di investimento tra di loro.

Oltre al tema dei costi, che non mi stancherò mai di sottolineare (in quanto incide pesantemente nelle performance, e di cui ho parlato in modo approfondto QUI) mi preme sottolineare come in linea generale, prima di analizzare in dettaglio questi 5 indicatori, dovete avere bene in mente una cosa fondamentale:

LASCIATE STARE STELLE, SCUDI E COSE SIMILI, PERCHE’ SONO INUTILI! IN UN PORTAFOGLIO CI PUO’ STARE TRANQUILLAMENTE UN FONDO COMUNE, MA NELLA SCELTA DEL PRODOTTO GIUSTO PER LA VOSTRA STRATEGIA DOVETE SEMPRE GUARDARE COME PRIMA COSA IL COMPORTAMENTO DI QUEL DETERMINATO PRODOTTO IN PASSATO E NELLA FASE DI MERCATO PER CUI LO STATE COMPRANDO

Faccio un esempio pratico…

Se state scegliendo un fondo flessibile (non sono un amante di questa categoria ma rende l’idea in quanto sono fondi con stili di gestione misti) perchè vi aspettate una fase di volatilità sul mercato con possibili ribassi, e state analizzando il “fondo A”, vi rendeteconto che nell’ultimo trimestre 2018, dove in effetti si è verificato proprio un periodo così (volatilità e ribassi) questo fondo ha perso il 10%, quindi probabilmente non sarà il prodotto giusto per il vostro portafoglio.

Viceversa, se il “fondo B”, anch’esso flessibile, nello stesso periodo ha avuto una performance positiva, molto probabilmente sarà guidato da un gestore che si comporta meglio in quella fase di mercato specifica, perciò il prodotto sarà più adatto per la vostra strategia.

Chiarito questo punto FONDAMENTALE, vediamo i 5 indicatori con cui confrontare diversi fondi tra di loro.

Premessa: ognuno di questi indicatori che troverete, può essere valutato su un periodo di 1 anno, di 3 anni, di 5 anni ecc… Come potrete intuire più si allunga l’orizzonte temporale considerato più i dati sono attendibili.

SHARPE RATIO

Extra-rendimento del fondo (differenza tra rendimento del fondo e Tasso “risk free”,  ad esempio EONIA) rapportato al suo rischio (deviazione standard). PIU’ ALTO E’ PIU’ IL FONDO A PARITA’ DI RISCHIO E’ PROFITTEVOLE!

Esempio pratico: Se SR = 0.3 significa che OGNI 1% DI AUMENTO DELLA VOLATILITA’, IL FONDO PERFORMA LO 0.3% IN PIU’ RISPETTO AL TASSO RISK FREE.

 

INFORMATION RATIO

Anche in questo caso MAGGIORE E’ MEGLIO E’! Ci dice l’extra-rendimento del fondo rispetto al Benchmark (ogni categoria di fondi ha un suo indice chiamato “benchmark” da battere, uguale per tutti quelli di una stessa categoria), chiamata in gergo tecnico “alfa”. Stesso discorso dello sharpe ratio, con la differenza che il confronto ed il “rendimento extra per un aumento del 1% del rischio” è confrontato RISPETTO AL BENCHMARK E NON RISPETTO AL TASSO RISK FREE.

 

SORTINO

Qui l’investitore che compra un fondo si chiede: ok il fondo può andare male, ma esiste una performance al di sotto della quale COMUNQUE il mio fondo non soddisferà i miei obiettivi eper me equivarrà ad un risultato negavtivo? CERTO, il valore in questione come sempre è il tasso Risk free.

Quindi, con un esempio pratico per far capire, se il fondo perde non sono contento, ma non sarò ugualmente contento anche se il fondo performa meno del tasso EONIA. Inoltre, essendo la formula di sortino = (Rendimento fondo-Rendimento tasso Risk Free) / DSR, dobbiamo specificare cosa sia il DSR (Downside risk).

E’ semlicemente un concetto di volatilità (quindi rischio) SOLO NEGATIVA (sappiamo che la volatilità può essere concepita anche come fattore positivo). Quindi Sortino PIU’ ALTO E’ MEGLIO E’, e risponde alla domanda: quanto rendimento EXTRA (rispetto al tasso risk free) mi genera il mio prodotto RISPETTO AD UN AUMENTO DEL 1% DELLA VOLATILITA’ NEGATIVA?

 

VAR (Value at risk)

Solitamente considera 2 valori, cioè 95 e 99. Cosa significa?

Semplice: se un VAR95= 0,2%, significa che settimanalmente (oppure giornalmente o mensilmente) il rendimento di quel fondo è stato SUPERIORE allo 0.2% nel 95% dei casi. Più alto è meglio è!

 

MAXIMUM DRAWDOWN

Quale è stata la MASSIMA PERDITA (in un determinato orizzonte temporale) di quel fondo? Più basso è meglio è, perchè significa che il fondo resiste bene ai momenti difficili. Chiaramente troveremo valori più alti di Max drawdown nei fondi azionari rispetto ad esempio a quelli monetari o obbligazionari.

Ed ora come sempre uno spunto pratico! Volete confrontare più fondi tra loro, potete usare il sito Quantalys, nella sezione “confronta fondi” (fino a 5 contemporaneamente nella versione gratuita) e nelle singole schede (vedi esempio sotto) trovate i valori per ogni fondo elencati sopra.

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INDICATORI PER OGNI FONDO COMUNE ESAMINATO

Scrivetemi per dubbi o chiarimenti, e come sempre buon investimento!

Alla prossima!

3 PRINCIPI PER AVERE UN PORTAFOGLIO CON IL “SEGNO +”

Qualche settimana fa ho inviato a tutti gli iscritti della mia newsletter (se ancora non sei iscritto puoi farlo QUI inserendo la tua mail nello spazio dedicato) un interessantissimo file excel che riassumeva i rendimenti degli ultimi 20 anni per le 10 principali Asset class in cui è possibile investire, tra cui l’azionario America, l’azionario mercati emergenti, l’obbligazionario High Yield ed Investment Grade, le materie prime, i Titoli di Stato Usa ecc..

Non so se tu sei uno di quelli che ha avuto modo di leggere attentamente COSA questo file ci può dire a proposito del tema investimenti, ma fermandoci ad analizzare il quadro d’insieme ci sono almeno 3 spunti interessanti che dovresti cogliere per la tua operatività sui mercati.

LA MEDIA E’ PIU’ FORTE DI TUTTO

Mi spiego meglio. Osservando i rendimenti di ogni asset class e di ogni singolo anno, ciò che emerge in maniera evidente è che non esiste una sola (e dico una) categoria di investimenti che ogni anno abbia sistematicamente guadagnato (troverai ovunque segni meno) ad eccezione della “liquidità” che tuttavia se lo immaginiamo come investimento ad esempio in strumenti monetari, in alcuni anni con rendimenti allo 0,10% avrà comunque chiuso in negativo per via delle commissioni.

Ciò significa banalmente che il rendimento medio annuo del 10.81% per la categoria Azionario Paesi emergenti ad esempio, è stato ottenuto come media di valori in cui a volte addiritttura (pensiamo al 2008) avresti preso direttamente in faccia un -53,3% in un solo anno, contro il 78,51% dell’anno successivo (quanti sarebbero stati in grado di non vendere e tenere i nervi saldi?). Il significato di quanto detto sopra è semplice:

sarà IMPOSSIBILE avere un rendimento ogni anno del 10% per tutti gli anni a venire, ma il tuo 10% (ammesso e sicuramente non garantito che sarà così in futuro) sarà frutto di picchi minimi e massimi da far vacillare anche il più esperto degli investitori

Perciò accetta questo dato di fatto ed agisci di conseguenza.

IL TEMPO E’ TUO AMICO

Vabbè “Francesco ormai sono anni che ci dici di avere un orizzonte temporale di medio-lungo periodo per costruire una strategia, ma io voglio investire massimo su 1-3 anni perchè quei soldi mi servono”. Molto bene, in quel caso allora non dovresti in primis investire sul mercato azionario.

In secondo luogo, con i tassi attuali (negativi su durate brevi, nemmeno la nostra cara Italia che fino a poco fa era tanto generosa) nemmeno su asset più tranquilli e adatti al breve periodo, perchè ci perderesti soldi…quindi non dovresti investire affatto!

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RENDIMENTI TITOLI DI STATO ITALIANI 1-3 ANNI

Ci vogliamo mettere i numeri? Parliamo dell’azionario America (chi non ha un bel fond/Etf su S&P500 in portafoglio?). Ebbene, se tu avessi comprato nel 2000, pur ipotizzando di avere 3 anni di orizzonte temporale (ti voglio proprio provocare) ecco cosa avresti portato a casa:

  • Anno 2000: -9.10%
  • Anno 2001: -11.90%
  • Anno 2002: -22.10%

Anche qui voglio metterti davanti ai tuoi limiti emotivi: saresti davvero riuscito mantenere in portafoglio il tuo fondo/ETF che dopo 3 anni ti segnava un bel -43,10%??

Guardati allo specchio e datti una risposta, che nel frattempo ti anticipo io: NO SE ERI PARTITO CON IL TUO FAMOSO “MA SI 3 ANNI O MENO BASTERANNO… POI ESCO”

MAGGIORE RISCHIO = MAGGIORE RENDIMENTO

Hai tenuto fede alla tua strategia iniziale, dopo 20 anni sei rimasto in sella, e ti accorgi che il rischio è stato ripagato. +10.81% di rendimento medio annuo per l’azionario Mercati emergenti, +7% l’azionario USA, +5.52% l’obbligazionario Investment Grade (società con rating affidabili) e se avessi avuto in portafoglio tutte e 10 queste asset class (se ti iscrivi alla newsletter lo potrai ricevere per sapere quali sono) il portafoglio avrebbe portato a casa un +6.34% annuo, mica male.

Però vedi, come sempre il premio maggiore è alla fine della sfida, quando quasi tutte le persone hanno mollato e solo tu sei rimasto sulla giostra a combattere, soffrire e ragire alle diverse turbolenze di mercato, ragion per cui hai raccolto il bottino pieno. Ma diciamoci la verità, quell’investitore che può dire veramente di aver tagliato il traguardo non sei tu, almeno non ancora.

Ma non ti preoccupare, dal prossimo anno costruiremo insieme una strategia perchè tutto questo possa accadere, dovrai solo imparare a conoscere te stesso, a capire quali sono gli errori da evitare, le principali (e corrette) strategie e le persone di cui fidarti (una di queste ti sta parlando in questo preciso istante).

Perciò ancora una volta siediti nel buio della tua stanza, parla con te stesso, con il l’investitore chiuso dentro di te, che vuole solo essere liberato, ed ascolta cosa vuole dirti, quali sono le sue paure, i suoi pregi, difetti, cosa vuole davvero dai mercati finanziari.

Poi accompagnalo fuori, fagli prendere un po’d’aria, e fagli sapere che dal prossimo anno, per i suoi investimenti, “Colazione a Wall Street” risponderà PRESENTE!

Nel frattempo scrivimi per qualsiasi informazione, dubbio o approfondimento

Alla prossima #Wallstreeter