INVESTIRE CON I MERCATI AI MASSIMI STORICI

Già normalmente le persone (in Italia poi ancora di più) sono restie ad investire, figuriamoci quando giornali, Tv e siti specializzati sbandierano che il mercato è “sui massimi” (prezzi storicamente molto cari), dove la gente dice “tanto se entro adesso mi becco sicuro lo storno di mercato e poi chissà quanto ci metterò a recuperare”.

Tutte giustificazioni legittime, ci mancherebbe, ma tu sei un Wallstreeter e certe considerazioni sai che vanno analizzate con estrema cura, perchè come dico sempre tra la scelta di non fare nulla ed investire male è meglio la prima, ma tra non fare nulla ed investire bene è decisamente meglio la seconda. Quindi torniamo a noi, e prendiamo l’esempio del mercato americano, che ormai da molto tempo viaggia sui massimi storici (vedi grafico Tradingview).

s&p500.png

Scommetto che in questo momento guardando l’indice S&P 500 starai pensando “il mercato sta aspettando giusto me per fare uno di quegli storni come non si vedevano da anni”.

Quindi cosa fai? Aspetti pazientemente il calo del mercato (che nessuno può prevedere con esattezza, nè quando nè DI QUANTO stornerà) e ti perdi eventuali ulteriori salite?

Oppure entri, ti becchi magari subito la botta con un -10% o -20% (se ti va bene) e poi ti penti per i prossimi 2 anni? (mediamente ricordati che i ribassi sono forti e veloci, rispetto ai rialzi lenti e più costanti e duraturi).

Anche qui odio ripetermi, ma per far entrare un concetto nella testa delle persone meglio ripeterlo 1000 volte, esistono i Piani di Accumulo! Nell’articolo trovi già il funzionamento quindi non tornerò sugli stessi concetti (ricordati anche quando abbiamo parlato di Giorgio) ma è importante oggi fare uno step successivo con un caso reale.

Mi spiego meglio, in entrambi i casi (Storno del mercato grande o piccolo che sia, proseguo verso nuovi massimi) il Piano di accumulo ti consente di fare tre cose:

  • Entrare sui mercati (prima entri e prima raccogli i frutti)
  • Togliere il fattore emotivo
  • Limitare i danni (se le cose si mettono  male)

I motivi sono presto detti:

ENTRARE SUI MERCATI

Quell’eterno dubbio (mercato ai massimi e se storna?) viene automaticamente a mancare quando invece di investire subito diciamo 10.000 Euro vai a metterci una piccola quota graduale (diciamo 200 Euro al mese). In questo modo i soldi cominciano a lavorare (ti ricordo che le aziende non solo crescono di prezzo, ma staccano anche dividendi periodicamente) e soprattutto hai la tranquillità di aver fatto IL PRIMO PASSO, che non ti impegna più di tanto e ti farà dormire la notte. Mediamente lo S&P è cresciuto del 9% annuo dai suoi esordi ed anche se non dovesse continuare a questi ritmi (mi aspetto tra aumento degli utili e crescita dei dividendi un 4-5% in media annualmente nel tempo) sarà comunque un bel risultato considerato che il capitale messo in un PAC continuerà a crescere esponenzialmente.

TOGLIERE IL DANNO EMOTIVO

Come saprai molti investitori fanno il contrario di ciò che andrebbe fatto (non sono investitori infatti) entrano sui massimi ed escono sui minimi. Entrano sui massimi spinti dall’avidità, perchè “se guadagnano tutti lo voglio fare anche io” e poi vendono sui minimi perchè non reggono la pressione di vedere il loro capitale decurtato anche del 40/50% (se non peggio) in quanto non sanno come funzionano i mercati, non hanno una strategia, non considerano tutto ciò che va considerato (in gergo si dice “investire a cazzo”). In questo modo quindi se inizi con piccole cifre che rappresentano una piccola parte del tuo capitale complessivo (o una piccola parte dei tuoi risparmi mensili) eviterai di cadere nella trappola di “vendere tutto e salvare il salvabile” in caso di cali forti di Borsa. Inoltre questo ti permetterà addirittura di comprare quote maggiori in a prezzi più bassi, quindi operativamente starai facendo cose tecnicamente giuste (magari senza nemmeno rendertene conto).

LIMITARE I DANNI

Come dicevamo un conto è beccarsi uno storno su un investimento unico da 10.000 Euro ed un conto è beccarsi uno storno su un PAC da 200 Euro al mese. Anzi, ti dirò una cosa, molto meglio che lo storno avvenga agli inizi del tuo piano di accumulo (più vai avanti e più il capitale accumulato sarà grosso, perciò i tuoi 200 Euro mensili avranno sempre meno impatto sul montante totale, di conseguenza uno storno a distanza di qualche anno sarebbe molto più negativo rispetto agli inizi) in modo da avere successivamente risultati migliori. Questo poi fa si che la volatilità del tuo investimento sia notevolmente ridotta (vai a dilazionare l’acquisto di quote nel tempo) e mantieni intatto il valore del “fattore tempo” che sui mercati vale più di tutto (dopo ci sono i costi mi raccomando, verificali sempre).

Ecco una simulazione di come funzionerebbe un PAC da 200 Euro al mese su 10 anni (ipotizziamo un 3% considerando già i costi di gestione).

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Spero come sempre di averti dato una motivazione valida per le tue scelte e come sempre scrivimi per dubbi o domande!

 

Electronic Arts: Target raggiunto!

Siamo molto contenti, perchè con le performance di oggi portiamo a casa una buona plusvalenza 6% circa) sul titolo di cui abbiamo parlato per circa 3 mesi (primo acquisto 22 aprile 2019).

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In questo caso la performance (oltre il 30% su base annua) la riteniamo sufficientemente corposa per un titolo di cui abbiamo parlato e di cui ancora dobbiamo terminare di descriverne i bilanci (poichè lo abbiamo preso a titolo di esempio). Quindi la nostra esposizione su una piccola quota di portafoglio (quella per capirci destinata ai singoli titoli, vedi post a riguardo) è andata molto bene.

Adesso, per quanto le Banche Centrali stiano continuando a pompare liquidità nel sistema, per quanto forse verranno raggiunti determinati accordi (vedi USA-Cina) piuttosto che procedura d’infrazione Italia-UE, le dinamiche economiche di fondo restano incerte, quindi non è il caso di restare esposti molto sull’azionario (per un profilo con ad esempio un 30% oggi sarebbe consigliabile ridurlo al 10/15%).

In particolare l’azionario america risulta ancora molto sopravvalutato (il CAPE di Shiller è ancora a livelli importanti, vedi grafico sottostante) e per il “risparmiatore” / “investitore retail” meglio un pò di sana prudenza che non vuol dire NON GUADAGNARE, ma vuol dire raccontare le cose come stanno, e non giocare con i soldi delle persone!

CAPE SHILLER.png

Ci vediamo al prossimo articolo dove concluderemo l’analisi di Electronic Arts.

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EA: LO STATO PATRIMONIALE, QUANTO RENDONO GLI ATTIVI?

Bene, questo weekend ci dedichiamo alla conclusione dell’ultima parte DELLE VOCI DI ATTIVO dello Stato patrimoniale, per poi passare al Passivo ed al Capitale Netto. Riprendendo dall’ultimo articolo in cui ci siamo lasciati, ecco nuovamente lo schema dell’attivo patrimoniale di Electronic Arts, e andiamo a vedere le ultime voci DATI ESPRESSI IN MIGLIAIA DI USD).

 

ANNO 2015 2016 2017 2018
CASSA/LIQUIDITA’ 2.068.000,00 2.493.000,00 2.565.000,00 4.258.000,00
RIMANENZE (scorte)  36.000,00 0,00 0,00 0,00
CREDITI NETTI  362.000,00  233.000,00  359.000,00  385.000,00
TOT. ATTIVO CIRCOLANTE (o attività correnti) 3.720.000,00 4.354.000,00 5.199.000,00  6.004.000,00
IMMOBILIZZAZIONI TECNICHE (patrimonio imp.) 459.000,00 439.000,00  434.000,00  453.000,00
ATTIVITA’ IMMATERIALI (immobilizz. Imm.)  111.000,00  57.000,00  8.000,00  71.000,00
(di cui) AVVIAMENTO 0,00  0,00  0,00 0,00
TOTALE ATTIVO 6.147.000,00 7.050.000,00 7.718.000,00 8.584.000,00

 

IMMOBILIZZAZIONI TECNICHE: In questo caso è preferibile un numero basso, perchè trattandosi di qualcosa di fisso, di costoso da mantenere sempre “al passo con i tempi” per restare sul mercato, il vantaggio competitivo consiste nel fatto che non devo ogni volta aggiornare o ammodernare tale voce se non dipendo da essa per fare business (pensiamo a terreni, fabbricati, macchinari ecc).

ATTIVITA’ IMMATERIALI: (marchi, brevetti). Anche in questo caso dipendere da tali attività per fare business potrebbe essere un rischio (pensiamo ad esempio all’azienda farmaceutica a cui non viene rinnovato un brevetto e quindi perde l’esclusività di un certo farmaco). Perciò in questo caso sarebbe meglio non dipendere da tali voci (che quindi dovranno essere più basse possibili).

AVVIAMENTO: Se cercate su Internet questa parola troverete un sacco di definizioni complicate ed incomprensibili, ecco perchè ci siamo qua noi! Infatti vi spieghiamo questa voce con un esempio, che risulta sempre la cosa migliore. Quando ad esempio Banca Intesa compra a 100 Euro la Popolare di Vicenza (che ha un valore contabile di 80 Euro), la differenza (20 Euro) rappresenta il valore dell’avviamento. Come leggere questo dato? Semplice, se vediamo questo valore aumentare negli anni, può essere un’indicazione di come l’azienda si muove sul mercato, ovvero invece di crescere con le sua “attività principale”, preferisce continuare a fare piazza pulita sul mercato e comprare competitor (altre aziende dello stesso settore magari).

Bene, ora che abbiamo definito tutte le principali voci dell’attivo dello stato patrimoniale, ecco un altro importante concetto da conservare e con cui ci lasciamo per la prossima volta (dove inizieremo a vedere il PASSIVO.

R.O.T.A. (Return on total Activity) = Quanto sono efficienti le attività di questa azienda?

ROTA = Utile netto di esercizio / Totale ATTIVO

Questo valore come si può intuire dalla formula più alto è meglio sarà (EA viaggia stabilmente sopra il 15%). Questo significa da un lato che l’azienda impiega bene le proprie attività, dall’altro bisogna però dire che questo numero potrebbe essere più basso a seguito della presenza di attivi molto elevati, che quindi rende l’azienda più difficilmente “aggredibile” da pericoli esterni di acquisizione (tra le due io preferisco la prima, ovvero un ROTA elevato comunque).

Molto bene, ci vediamo alla prossima con l’analisi del PASSIVO, ovvero l’altra faccia dello Stato Patrimoniale. Buon weekend!

RISCHIO/RENDIMENTO: 3 INDICATORI UTILI DA USARE PER CAPIRE SE IL GIOCO VALE LA CANDELA

“Francesco, ho trovato 2 investimenti…il primo rende il 5% annuo, il secondo solo il 3.5%, volevo un tuo parere se siano validi ma io sarei decisamente più propenso per il primo”..

IO: “Hai calcolato anche il rischio di questi 2 investimenti?”

LUI: “ahahaha direi di no (faccina  sorridente)…………………………………………………………………

Ecco, primo punto dell’articolo di oggi, ragionare per un investimento guardando solo “quanto mi rende” amico/amica mio/mia è una ca……ta mostruosa.

Quindi andiamo subito al sodo, quando valuti un investimento devi, tra le altre cose, non solo vedere quanto ti rende, ma anche QUANTO RISCHIO TI STAI PRENDENDO A FRONTE DI QUEL DETERMINATO RENDIMENTO (da qui rapporto rischio-rendimento).

Ora ecco 3 indicatori utili (e di comprensione tutto sommato semplice ed alla portata di tutti) che dovresti sempre avere nel kit del bravo investitore..vediamoli!

Var (value at Risk, non il “Var” calcistico mi raccomando)

Indica la MASSIMA PERDITA che (con una certa probabilità “p”) un portafoglio può subire in un determinato periodo di tempo. Quindi abbiamo 3 dati che ci servono:

  • tempo considerato
  • livello di confidenza (la probabilità che tra poco spiegheremo)
  • valuta di riferimento (qui solitamente Euro/usd ecc)

ESEMPIO PRATICO: VAR 2 giorni = 2000 Euro con un intervallo di confidenza al 95%

Traduzione: entro un periodo di 2 giorni mi aspetto (con una probabilità del 95%) una perdita che sia al MASSIMO di 2000 Euro. Esiste poi una probabilità del 5% invece che la mia perdita entro i prossimi 2 giorni sia superiore a 2000 Euro.

VANTAGGIO DEL “VAR”: quando facciamo un investimento (pensiamo ad un’azione o un’obbligazione) abbiamo diversi rischi (di mercati, di tassi di interesse, valutario ecc).

Il Var è un aggregatore di tutti questi rischi, quindi con un NUMERO ci riassume diverse tipologie di rischio dandoci un’indicazione della bontà del titolo.

SHARPE RATIO

Significato: per ogni 1% di aumento della volatilità sul mio investimento, questo mi genera un “x”% in più rispetto al rendimento del titolo privo di rischio (pensiamo ad esempio ai Bund tedeschi come indicatore privo di rischio).

La formula è la seguente: SR = (Ri – Rf)/sigma(i)

Quindi facciamo anche qui un esempio con i numeri:

  1. INVESTIMENTO 1: Rendimento 6%, volatilità 7%
  2. INVESTIMENTO 2: Rendimento 9% volatilità 15%

Tasso risk free (uguale per tutti) = 2%

SR1 = (6 – 2)/7 = 0,57

SR2 = (9 – 2)/15 = 0,46

Quindi cosa deduciamo? Che NONOSTANTE l’investimento 2 renda di più, in relazione al rischio è migliore il titolo 1!!! Perchè per ogni aumento del 1% della volatilità (rischio) il rendimento EXTRA rispetto al tasso risk free è dello 0.57%, rispetto al secondo investimento dove l’extra rendimento è solo dello 0,46%.

Tutto chiaro? (in caso scrivetemi)

INFORMATION RATIO

Ottimo indicatore soprattutto nel confronto tra fondi comuni/etf (su Quantalys trovi già i numeri senza dover calcolare nulla, TI HO MESSO A TITOLO DI ESEMPIO UNA SCHEDA DI UN FONDO).

Esprime la bravura del gestore di “battere” un benchmark di riferimento. Sappiamo infatti che i fondi comuni (quelli a gestione attiva) per definizione “dovrebbero” (uso il condizionale perchè pochi ci riescono, ecco perchè è importante valutare bene tutto con questi strumenti) battere un determinato parametro di riferimento definito appunto benchmark. il nostro IR ci indica se il fondo è riuscito a Massimizzare il rendimento riducendo al minimo il rischio.

La formula infatti è: IR = Te/TeV

Dove il Te sarebbe: Rendimento fondo – Rendimento Benchmark e dove “Tev” sarebbe la volatilità del Te.

Quindi MAGGIORE E’ IL IR è più bravo sarà il gestore!

Per gli Etf, essendo a gestione passiva, tipicamente assistiamo a IR pari a zero.

Spero come sempre che questi spunti siano utili nella costruzione di una corretta strategia di investimento, come sempre per dubbi o domande non esitare a contattarmi!

Alla prossima!

Spunti di investimento in attesa delle elezioni Europee 2019

Bene, ci siamo quasi…da qui alla prossima settimana prenderà forma la nuova composizione a livello Europeo (si vota per il Parlamento UE) che definirà da giugno in avanti la politica dei diversi paesi dell’Area.

Molti sono ancora indecisi, troppi forse ancora non hanno letto (e mai leggeranno) i programmi dei diversi partiti (fatelo vi prego), ma a noi questo poco importa, perché qui dobbiamo ragionare ESCLUSIVAMENTE IN TEMA DI INVESTIMENTI.

Questo nonostante il Premio Nobel J.Stiglitz sia convinto (e lo sono anche io) che politica e finanza in Europa viaggino strettamente legati tra loro.

Ma veniamo come sempre alle questioni pratiche…

Stando agli ultimi sondaggi, la Coalizione PRO Europa (soprattutto il Partito Popolare, con Socialisti e democratici) dovrebbe comunque superare il 60% dei seggi (in totale 751 con la Gran Bretagna presente) contro un 34% circa invece di Coalizione Anti Europa (soprattutto il Gruppo messo insieme da Matteo Salvini).

Quindi seppur vero che stiamo assistendo ad un avanzamento dei “sovranisti” ci sono ancora dei margini dal punto di vista della tenuta dell’attuale struttura Europea.

Questo però non toglie che 2 sono le tematiche su cui a mio modo di vedere occorre fare attenzione:

  1. Gran Bretagna: Il partito PRO BREXIT (Brexit Party) di Farage sembra essere nettamente in vantaggio (34%) nei confronti sia dei conservatori (11%, della premier May) che dei Laburisti (21%). Questo potrebbe quindi essere il preludio al problema che tornerà in auge subito dopo le elezioni, ovvero quando tornerà a farsi sentire la pressione sulla possibile uscita della Gran Bretagna. I sondaggi parlano chiaro, gli inglesi sono stufi del tira e molla e l’attuale Governo britannico sembra aver perso credibilità, tutto questo avrà inevitabilmente un peso sulla decisione finale

 

  1. Italia: che dire del nostro Paese dove ormai l’attuale maggioranza (Lega + M5S) sembra spaccata su tutte le tematiche? Tutto questo si ripercuote anche in Europa, dove il M5S si è rifiutato di far parte della “coalizione Salvini”. Che sia una strategia per indebolire l’alleato in modo da preparare il terreno ad uno scontro tutto italiano post elezioni? Tutto questo non farebbe che accentuare il “problema Italia” (focus sui conti pubblici e prossima Manovra di Finanziaria ad ottobre) che si ritroverebbe incertezza non solo economica ma anche politica

 

Tutto ciò ricordando che a fine ottobre il buon Mario Draghi lascerà la presidenza della Banca Centrale Europea, quindi bisognerà prepararsi al suo successore che potrebbe anche non essere così “disposto” a supportare i Paesi in difficoltà.

Bene, ora che abbiamo portato un quadro generale di quella che è l’attuale situazione, vediamo dal punto di vista degli investimenti quali potrebbero essere alcuni spunti (per essere più specifici bisognerebbe entrare in dettaglio di ogni singolo investitore, ma non ne abbiamo il tempo e la possibilità per ovvie ragioni) da portarsi dietro PRIMA delle elezioni (DOPO è troppo tardi).

 

  • Alleggerimento del rischio, aumento del peso della liquidità. Questo perché in una situazione di nervosismo, i sondaggi dicono che l’Europa dovrebbe tenere, ma potrebbe benissimo arrivare la “sorpresa” dei partiti sovranisti e portare ad un calo forte delle diverse Asset Class (azioni e Titoli di Stato su tutti). Quindi portare a casa i guadagni accumulati da inizio anno ed aspettare liquidi l’esito potrebbe permettere in caso di ribassi di entrare a quotazioni migliori. In caso contrario, se dovesse delinearsi uno scenario più tranquillo e di favore per i mercati, si potrebbe rientrare consci di una situazione più stabile a livello politico

 

  • Italia in Stand-By: Ottobre sarà il mese chiave, fino ad allora i rendimenti sui Titoli di Stato italiani non sono così allettanti da permettersi un’esposizione a riguardo, addirittura c’è chi ha guadagnato con posizioni Short (chissà chi) in attesa di capire cosa succederà all’attuale Governo. Ma la matematica non è un’opinione, e sarà la cruda matematica a mettere il Paese davanti all’evidenza di reperire risorse difficilmente reperibili per la prossima manovra economica. Questo potrebbe riflettersi in un aumento dei rendimenti ed un conseguente calo delle quotazioni

 

  • La ripresa dell’inflazione (in….). Un fattore da prendere in considerazione, con i Titoli di Stato e con una marginale quota di oro, tramite ad esempio ETC a replica fisica (non le obbligazioni societarie visto che Steve Eisman ha spiegato i motivi per cui potrebbe essere la prossima bolla) legati all’inflazione che potrebbero riprendere slancio da una Banca Centrale più prudente ed un mercato del lavoro a pieno regime

 

  • I mercati emergenti: qui (selezionando attentamente i Paesi, alcuni offrono delle opportunità, altri sono in mezzo ad una strada) possono esserci dei ritorni più allettanti rispetto alle valutazioni di Paesi sviluppati. Una possibile soluzione potrebbe essere puntare su Obbligazioni sovranazionali (BEI/BERS ecc) in valuta locale del Paese giusto (quale? Se non siete miei clienti non potrete saperlo mi dispiace)

Questi sono solo alcuni degli spunti in vista dei prossimi mesi, che si annunciano comunque nervosi, delicati, dove l’aspetto emotivo andrà fortemente controllato per evitare di incappare in errori che potrebbero costare molto molto caro.

Alla prossima!

EA: ANALISI DI UN TITOLO, PARTE 3, LIMITA LE SPESE!

Si, dovevo pubblicarlo ieri questo articolo, chiedo scusa ma il lavoro è sempre molto ed ogni tanto anche io sono costretto a posticipare le cose. Ci siamo lasciati qualche settimana fa con l’inizio dell’analisi fondamentale (prendendo come spunto il titolo Electronic Arts) ed iniziando a valutare diversi aspetti del bilancio aziendale partendo dal conto economico (potete rileggere l’articolo precedente QUI). Ora, proseguiamo con le altre voci di bilancio e soprattutto cerchiamo di capire come interpretarle (vi ricordo che sempre nell’articolo precedente trovate i siti web GRATUITI dove cercare tutti i dati utili per l’analisi della vostra azienda).

Riprendiamo il Conto Economico (la prima parte) per concludere questa sezione di informazioni:

ANNO 2015 2016 2017 2018
CONTO ECONOMICO
RICAVI (FATTURATO)  4.515.000,00  4.396.000,00  4.845.000,00  5.150.000,00
COSTO DEL VENDUTO (CDV)  1.429.000,00  1.354.000,00  1.283.000,00  1.277.000,00
SPESE G.LI/AMM.VE/VENDITA  1.033.000,00  1.028.000,00  1.112.000,00  1.110.000,00
SPESE RICERCA E SVILUPPO  1.094.000,00  1.109.000,00  1.205.000,00  1.320.000,00
AMMORTAMENTI   –    –     –     –  
INTERESSI PASSIVI -31.000,00 -28.000,00 -47.000,00 -44.000,00
IMPOSTE  50.000,00 -279.000,00  243.000,00  406.000,00
  • SPESE GENERALI-AMMINISTRATIVE-DI VENDITA: trattandosi di spesa, vale la regola che più basse sono meglio è, ma soprattutto, nel corso degli ultimi 4-5 anni, devono risultare stabili nel tempo (cosa che per EA si vede molto bene). Solitamente non dovrebbero inoltre superare il 50% del profitto lordo (Ricavi meno CDV).

 

  • SPESE DI RICERCA E SVILUPPO: ora, su questa voce, considerando lo stesso discorso del “meno è meglio” dobbiamo aprire una piccola parentesi, ovvero “dipende dal settore in cui l’azienda opera”. Questo perchè, se è pur vero che le spese di ricerca e sviluppo, come dice il buon Warren Buffett, se sono alte significa che l’azienda per restare in piedi dovrà sempre di più “inventare e sviluppare” nuovi prodotti o servizi, bisogna anche dire che mi aspetterò spese di R&S più alte in determinati settori (pensiamo alla tecnologia oppure al farmaceutico) piuttosto che ad esempio in un’azienda di vestiti o del settore finanziario (anche se qui di “invenzioni” ne sono state fatte comunque molte :)) Ciò comunque non toglie che un’azienda SANA con spese R&S basse sia indubbiamente preferibile rispetto ad un’azienda dello stesso settore con importi di questa voce più elevati. Qualora fossero nulle, può tranquillamente accadere, e non sarà una cosa negativa. Prendiamo il caso EA, dove sicuramente per lo sviluppo di nuovi videogiochi una componente di R&S è quantomeno legittima, e comunque anche in questo caso sempre lineare e pari a circa 1/3 del profitto lordo.

 

  • AMMORTAMENTI: anche qui meno è meglio, solitamente anche questi entro il 10% del profitto lordo (non mi dilungo su questo tipo di voce, per le definizioni avete wikipedia)

 

  • INTERESSI PASSIVI: Sapete bene quando parlo degli interessi passivi, di solito mi riferisco ad esempio ai problemi degli interessi che il nostro Paese paga sul suo debito enorme. Ciò significa che lato conti pubblici nonostante gli sforzi dei vari Governi di Incassare più di quanto spendano, quando poi al conto totale bisogna aggiungere 60-70 Miliardi di Euro OGNI ANNO (se va bene, pensiamo solo all’ultima manovra che vale circa 30 Miliardi per capire quanto pesino gli interessi) i conti non tornano comunque. Per le famiglie e per le imprese vale lo stesso discorso, ecco perchè la voce interessi passivi (che sono quindi gli interessi relativi ai debiti che ha un’azienda, debiti che troveremo successivamente quando analizzeremo lo Stato patrimoniale) è molto importante, e più bassa è meglio è (mi sembra di averlo già detto, se poi non ci sono proprio allora l’azienda praticamente non ha debiti). E come il debito, è importante che un’azienda abbia sempre questa voce sotto controllo, lineare, ricordando che un’azienda sana tenderà a preferire il debito in contesti di tassi d’interesse bassi, quando il costo è decisamente conveniente.

Con questo abbiamo concluso il nostro articolo, e vi dò appuntamento alla prossima puntata dove concluderemo la valutazione del conto economico con le voci più “piccanti”.

Buona serata

PERCHE’ IL PROBLEMA DEL NOSTRO DEBITO RESTERA’

Adoro le cene in famiglia…quelle con tutti i parenti (non che ne faccia molte, 2-3 volte l’anno) ma sono quelle situazioni dove si scatenano i pareri di ciascuno, dove volano teorie politiche e prese di posizione basate la maggior parte delle volte…sul nulla.

Questo succede anche al bar, al ristorante, al mare quando senti il vicino di ombrellone ergersi a massimo esponente delle alte sfere politico-economiche.

La verità è che davvero in pochi conoscono esattamente le dinamiche di certe situazioni, e ci si basa per lo più sui titoli di giornale o sui servizi del TG (o peggio ancora, sulle “dritte” del cugino a queste famose cene). La fortuna nella mia famiglia è che quel cugino sono io, ma non tutti sono così fortunati (si, sono anche molto modesto :)))

Lasciando da parte gli scherzi e tornando seri, come ho scritto nel titolo il problema del nostro debito credo che non solo resterà, ma sarà destinato a crescere.

E non lo dico per motivi politici, ma semplicemente per motivi matematici. Sono sempre stato un grande fautore della semplicità, ed anche questa volta non voglio smentirmi. Cercherò di farvi capire perchè una società molto nota come Robeco, ha “matematicamente” sottolineato il problema del debito pubblico italiano, e cercherò di semplificarvi i calcoli (per chi avesse voglia e tempo trovate il report di 119 pagine, in inglese, QUI).

Dunque, iniziamo con alcuni termini utili per la formuletta che poi andrò a mostrarvi:

PS: consideriamo le previsioni e le stime dei prossimi 5 anni

  1. Dt = Rapporto Debito pubblico/PIL  al tempo “t” (il numero che vogliamo calcolare)
  2. Dt-1 = Rapporto Debito pubblico/PIL  IERI al tempo “t meno 1” (lo abbiamo già, vale il 133% circa)
  3. Rt = quanto “costerà” in media ogni anno il debito al nostro paese al tempo “t” (il 3,08%)
  4. Gt = quanto cresceremo mediamente in 5 anni come PIL (il 2.75%, cioè ogni anno lo 0,55%)
  5. PBt = Quanto deficit avremo ogni anno per i prossimi 5 anni come conti pubblici? Lo 0,7%! (ricordate, il deficit sono le entrate meno le uscite di un certo Paese, ad ottobre 2018 abbiamo litigato con l’Europa riuscendo a poter “andare in negativo” al 2.04%, perciò un meno 0,7% sarebbe un miglioramento)

Molto bene, ora che abbiamo tutti questi bei dati, inseriamoli in una piccola formuletta:

Dt = (1+Rt)/(1+Gt) * Dt-1 + PBt

Vi risparmio i calcoli, inserendo i numeretti sopra siamo ad un rapporto debito/pil di quasi il 136% alla fine del prossimo quinquennio, e tutto questo senza considerare un aumento sproporzionato dello Spread se i negoziati con l’Europa dovessero andare male ad ottobre (ricordate che bisogna trovare 23 Miliardi nel 2020 ed altri 35 Miliardi nel 2021 per evitare l’aumento dell’IVA). E considerando che già quest’anno ad esempio la crescita potrebbe essere tranquillamente meno della metà di quel famoso 0.5%.

La cosa incredibile? Sempre in questo report si evidenzia come PUR MANTENENDO IL COSTO DEL DEBITO STABILE, PER RIDURRE IL RAPPORTO DEBITO/PIL SERVIREBBE UNA CRESCITA NEI 5 ANNI DI ALMENO IL 4% (tanti auguri, vi metto qui sotto l’ultima stima OCSE “Growth Spring 2019”).

🇲🇹 5.5 🇵🇱 4.2 🇮🇪 3.8 🇸🇰 3.8 🇭🇺 3.7 🇧🇬 3.3 🇷🇴 3.3 🇨🇾 3.1 🇱🇻 3.1 🇸🇮 3.1 🇪🇪 2.8 🇱🇹 2.7 🇨🇿 2.6 🇭🇷 2.6 🇱🇺 2.5 🇬🇷 2.2 🇪🇸 2.1 🇵🇹 1.7 🇩🇰 1.7 🇳🇱 1.6 🇫🇮 1.6 🇦🇹 1.5 🇸🇪 1.4 🇫🇷 1.3 🇬🇧 1.3 🇧🇪 1.2 🇩🇪 0.5 🇮🇹 L’importante è partecipare (0.1)

Adesso tocca a voi, smontate zii, nonni, genitori e cugini, e riprendete il controllo della vostra Tavola!

Ci vediamo domani con la seconda parte dell’articolo su EA SPORT (esempio di analisi fondamentale di un titolo).

A presto!

 

 

 

QUANTO RENDONO I DIVIDENDI DELLE AZIONI ITALIANE NEL 2019?

In attesa di riprendere il tema di Electronic Arts (se non hai letto l’ultimo articolo lo trovi QUI), di seguito riportiamo (dal momento che è iniziata la stagione dei dividendi a Piazza Affari) i titoli del FTSE MIB (indice principale) con data ed importo dei dividendi staccati/da staccare, in ordine di rendimento. Come sempre vi ricordo di non valutare l’acquisto di un titolo solo per l’importo del dividendo (come certa gente fa, terribilmente sbagliato!!!) anche perchè non sempre il pagamento di un dividendo corposo rappresenta un fattore positivo (vedi il video di qualche mese fa cliccando QUI).

In questo caso, il prezzo dell’azione è quello della giornata di venerdì (così avete un aggiornamento recente) e ricordatevi che i dividendi sulle azioni italiane sono tassati al 26% (quindi dovete toglierlo dal rendimento lordo). In alcuni casi poi alcune azioni hanno una parte del dividendo già pagata in precedenza.

Ci rivediamo nel weekend per continuare il discorso della valutazione dei bilanci di un titolo, a presto!

Francesco

TITOLO DIVIDEND ULTIMO PREZZO DIVIDEND YIELD % DATA STACCO
Azimut Holding  €            1,500  €                17,270 8,69% 22/05/2019
Intesa Sanpaolo  €            0,197  €                   2,275 8,66% 22/05/2019
UnipolSai  €            0,145  €                   2,422 5,99% 22/05/2019
Generali  €            0,900  €                17,010 5,29% 22/05/2019
Banca Generali  €            1,250  €                24,520 5,10% 22/05/2019
Mediobanca  €            0,470  €                   9,360 5,02% già pagato
Poste Italiane  €            0,441  €                   9,262 4,76% 26/06/2019
A2A  €            0,070  €                   1,483 4,72% 22/05/2019
Fiat Chrysler Automobiles  €            0,650  €                13,844 4,70% 02/05/2019
UBI Banca  €            0,120  €                   2,690 4,46% 22/05/2019
Italgas  €            0,234  €                   5,524 4,24% 22/05/2019
Unipol  €            0,180  €                   4,522 3,98% 22/05/2019
Atlantia  €            0,900  €                23,490 3,83% 22/05/2019
Bper Banca  €            0,130  €                   4,106 3,17% 22/05/2019
Hera  €            0,100  €                   3,168 3,16% 26/06/2019
Snam  €            0,136  €                   4,450 3,05% 26/06/2019
Terna  €            0,155  €                   5,364 2,88% 26/06/2019
Pirelli  €            0,177  €                   6,442 2,75% 22/05/2019
ENI  €            0,410  €                15,550 2,64% 22/05/2019
Prysmian  €            0,430  €                16,590 2,59% 26/06/2019
Fineco  €            0,303  €                11,880 2,55% 25/04/2019
Enel  €            0,140  €                   5,504 2,54% 24/07/2019
Unicredit  €            0,270  €                12,110 2,23% 25/04/2019
Tenaris  €            0,250  €                13,210 1,89% 22/05/2019
CNH Industrial  €            0,180  €                   9,620 1,87% 02/05/2019
Ferragamo  €            0,340  €                19,850 1,71% 22/05/2019
Leonardo  €            0,140  €                10,550 1,33% 22/05/2019
Recordati  €            0,470  €                35,510 1,32% 25/04/2019
Moncler  €            0,400  €                37,140 1,08% 22/05/2019
Diasorin  €            0,900  €                85,750 1,05% 22/05/2019
Ferrari  €            1,030  €              122,400 0,84% 02/05/2019
Amplifon  €            0,140  €                16,800 0,83% 22/05/2019
Exor  €            0,430  €                59,420 0,72% 26/06/2019
Buzzi Unicem  €            0,125  €                19,630 0,64% 22/05/2019
Campari  €            0,050  €                   8,815 0,57% 25/04/2019
STMicroelectronics  €            0,053  €                16,840 0,31% 19/06/2019
Banco BPM  no 0,00%
Saipem  no 0,00%
Telecom  no 0,00%
Juventus  no 0,00%

I 4 PRINCIPALI ERRORI DEGLI ITALIANI QUANDO INVESTONO: COME RICONOSCERLI E COME EVITARLI!

Quando pensi all’Italia, subito pensi al cibo, alla moda, all’arte (in positivo sia chiaro).

Ma quando noi italiani ci mettiamo davanti al computer, oppure siamo nell’ufficio del nostro consulente finanziario, come ci comportiamo? Perché vedi io sono un grande ammiratore ed un grandissimo appassionato del genere umano, con tutte le sue sfumature, i suoi pregi e difetti, che immancabilmente si riflettono anche nella figura dell’investitore medio.

Allora mi diverto ed imparo ad osservare persone di ogni età, sesso, patrimoni, approcciare a questo strano e misterioso mondo, che per quanto possibile cerco sempre di rendere più trasparente, e di persone ne ho viste tante credimi!

Come sempre mettiamo qualche nozione nuova (per chi non la conosce) ed utile non solo a farci due risate, ma anche ad imparare qualcosa.

Partiamo con il menzionare quella che a mio avviso sarà l’evoluzione della consulenza finanziaria, ovvero la finanza comportamentale. Partiamo con il definirla in modo semplice: lo studio dal punto di vista “economico” di quanto l’essere umano sia strano, preso sia da solo che in relazione ad altri esseri umani!

Ovviamente il Professo Enrico Maria Cervellati (uno dei massimi esperti in Italia sul tema che ti consiglio di seguire) la riterrebbe una semplificazione eccessiva, ma dal momento che non siamo in ambiente accademico, e che probabilmente stai leggendo questo articolo seduto sul divano oppure mentre ti stai preparando ad uscire di casa per andare a lavoro, bado al sodo e punto a farti arrivare il concetto!

Ora che abbiamo chiarito questo, sappiamo che si tratta di qualcosa che mette insieme la finanza e la psicologia, pertanto aggiungiamo ancora due concetti molto importanti, che fanno parte della finanza comportamentale: BIAS ed EURISTICHE, e diamo le definizioni.

BIAS: Un qualcosa nella tua testa che ti spinge a fare delle cagate (finanziariamente parlando). Tanti lo definirebbero “errore”, ma in realtà è qualcosa di precedente che poi porta all’errore.

EURISTICHE: Sono delle regole che ci aiutano a decidere.

La cosa più importante però è capire come BIAS ed EURISTICHE interagiscono tra loro, portandoci all’errore, perché solo allora si capisce quanto siamo strani ed affascinanti.

Cito sempre un breve ma efficace esempio tratto dal libro “Finanza Comportamentale ed Investimenti” di E.M. Cervellati, per  farti capire…

Immagina di dover rispondere alla seguente domanda: ci sono più omicidi o più infarti nel mondo?

Quindi vediamo il cervello come ragiona….

Bias della disponibilità: tenderemo a ricordare le notizie maggiormente a nostra disposizione (tramite tv, giornali, web), quindi le notizie più vicine a noi (a nostra DISPOSIZIONE appunto).

Euristica: poiché le notizie disponibili tutti i giorni più spesso (il titolone del giornale o le notizie del TG) sono soprattutto di omicidio, penseremo che la frequenza di decessi sia per la maggior parte legata agli omicidi (si muore soprattutto perché si viene uccisi).

ERRORE: Si esplicita e si è convinti del fatto che sia più probabile morire per omicidio che per infarto (quando i numeri dicono esattamente il contrario).

Ora che abbiamo fatto un po’ di chiarezza, andiamo a vedere quindi i principali “errori” che commettiamo noi investitori italiani, e soprattutto a quali BIAS/euristiche sono dovuti.

  1. Tendiamo ad investire soprattutto in “prodotti di casa nostra”. Aaaah, i cari Titoli di Stato, i BOT, i BTP, le azioni italiane, quanto siamo affezionati a questi investimenti noi italiani? Lo spread sale da 200 a 300 punti, non fa niente, avanti a comprare BTP! Lo spread cala a 50 punti, non fa niente, avanti a comprare BTP. Che dire poi di quoi portafogli che “sistematicamente” vedono tra i propri titoli azionari le varie Generali, Monte Paschi, Unicredit, Poste, Intesa, Leonardo, Telecom. Non che ci sia del male in questo (anche se i bilanci di qualcuna delle società DOVRESTE approfondirli), ma semplicemente è sbagliato. Perché con portafogli simili vi state esponendo al 100% al RISCHIO ITALIA! Un rischio Paese, che vi porta a privilegiare tutto ciò che è CASA VOSTRA, si chiama “home Bias”.
  1. Cosa succede però se arrivo io, Francesco Casarella, e vi dico che “stai a fa una ca…..ta?” Pur sapendo chi sono io in ambito finanziario, il tuo cervello ti porterebbe a pensare che quello che sta sbagliando sono io. Ed anche se io ti insinuassi mille dubbi riguardo ala tua “strategia domestica” (le clausole di salvaguardia sui titoli in caso di Default, le CACS, il livello dei conti pubblici, il rating ecc) tu continueresti a pensare a qualcosa per portare acqua al tuo mulino. Questa tua “ERRATA CONVINZIONE” e questo tuo “VOLER CONFERMARE PER FORZA LA TUA TEORIA CHE INVESTIRE TUTTO IN ITALIA E’ MEGLIO” si chiama Bias di conferma.
  2. Che dire poi di quando ti senti un guru perché hai investito 100 Euro su un’azione, che nel giro di poche settimane hai rivenduto a 150? Sei il mago della finanza, il mondo è ai tuoi piedi, il limite è il cielo! Bene, poi apri il tuo conto trading e dopo 2 mesi hai fumato i 150 Euro del primo investimento più altri 500 Euro che avevi messo perché “tanto tu sei un super trader”. Hai sopravvalutato le tue conoscenze, hai pensato di poter “battere” il mercato, di essere migliore e più bravo degli altri, hai perso l’umiltà…questo errore si chiama “overconfidence”.
  3. Chiudiamo con l’ultimo degli errori comportamentali (direi che già conoscendo ed evitando questi 4 errori sei più avanti di un buon 50% degli investitori) ovvero quello dell’ancoraggio… Hai comprato un’azione a 95 Euro (prezzo di carico), che dopo 6 mesi ti ritrovi a 50 in portafoglio. Gli analisti confermano che l’azienda non naviga in buonissime acque, che nel lungo periodo si vedono nubi all’orizzonte, che i bilanci soffrono, che saranno necessari degli interventi sul capitale…EPPURE…..eppure tu continui a NON VENDERLE, CASCASSE IL MONDO, PERCHE’ “SE VENDO ALLORA AVRO’ PERSO, MA VISTO CHE IO SONO FURBO, NON LO FACCIO COSI’ LA PERDITA E’ SOLO SULLA CARTA!”..VERO O NO? Tu si che sei furbo!

Scherzi a parte, ti stai “ancorando a quel prezzo iniziale”, ti ci stai aggrappando con tutto te stesso, per  te in merito a quell’azione specifica il prezzo “giusto” (per te, non per il resto del mondo) sarà di 95 Euro. Ed ancora una volta…questo è sbagliato!

Quindi ora che sappiamo gli errori principali degli investitori (e questi in circa 10 anni di lavoro nel mondo investimenti sono quelli che ho visto di più) tu puoi evitarli, tu puoi farcela!

Quindi diversifica, vendi le azioni schifose se le hai (ricordati che le perdite, chiamate minusvalenze, puoi compensarle nei 4 anni successivi, diventano cioè crediti da poter utilizzare), e prima di investire anche solo 1 Euro, ripensa al mio articolo.

Alla prossima!!!

BROKER E TRADING ONLINE: I MILLENNIALS INVESTONO IN BORSA?

Probabilmente ne avrai soltanto sentito parlare perché non eri ancora nato o eri troppo giovane, eppure fino a pochi decenni fa investire in borsa era una pratica ristretta a pochi facoltosi individui che potevano permettersi le ingenti spese del broker e di rispettare i requisiti per i lotti minimi di acquisto/vendita delle azioni, fissate dal mercato di borsa. Poi la tecnologia ha preso il sopravvento, spazzando via il “vecchio” e cambiando le carte in tavola.

E così che oggi si parla di “trading online”, dove basta una connessione a internet e un conto presso un broker online per accedere alle borse di tutto il mondo ed a costi incredibilmente ridotti rispetto al passato.

Dinanzi a questo nuovo scenario ci si aspetterebbe che siano i Millennials, ossia la generazione di nati dagli anni ottanta in poi, ad apprezzare maggiormente l’industria del trading online, grazie alla loro innata predisposizione al rinnovamento e alla rivoluzione tecnologica.

Ma non solo: il quadro macroeconomico recentemente delineatosi mostra come, con ogni probabilità, quella dei Millennials sarà una generazione che difficilmente vedrà ricevere una dignitosa pensione da parte della Previdenza Sociale (se mai ancora esisterà). Per questo i giovani dovrebbero iniziare da subito a pianificare investimenti a lungo-termine per non farsi trovare impreparati quando la vecchiaia sopraggiungerà e non ci sarà molto altro ancora da fare.

Ed invece, secondo le statistiche recenti, solo 1 Millennials ogni 5 investe nei mercati azionari. Come si può spiegare tale trend? I principali ostacoli sono rappresentati dalla mancanza di fondi sufficienti per investire e dalla scarsa conoscenza dei mercati finanziari. La buona notizia è che entrambi possono essere superati con qualche accorgimento e investendo un po’ di tempo nell’accrescimento della propria alfabetizzazione finanziaria.

Innanzitutto occorre essere a conoscenza del fatto che esistono numerosi broker online che permettono di accedere ai mercati e di fare trading online senza importi minimi e con costi molto contenuti. In questo modo si può iniziare a creare un proprio portafoglio sin da subito, iniziando a depositare piccoli importi mensili (anche €20 o €50 al mese) ed effettuando investimenti regolari per un lungo orizzonte temporale.

Ad esempio, per chi vuole destinare una parte dei propri risparmi con piccoli versamenti periodici, si potrebbe pianificare un PAC (Piano di Accumulo di Capitale) che permette di investire piccole somme mensili in Fondi d’Investimento, ETF ecc.

I broker online più moderni mettono a disposizione anche moderne app, in modo tale che si possa fare trading e controllare il portafoglio direttamente dal proprio smartphone e in qualsiasi momento, in linea con le esigenze dei giovani.

Quali sono quindi i consigli principali per un Millennial alla ricerca di un broker online?

Innanzitutto egli dovrebbe iniziare delineando il proprio profilo personale, ossia valutando la propria esperienza, preferenze ed obiettivi. Sono un investitore alle prime armi o uno avanzato? Su quali prodotti e borse vorrei investire? Il mio è un orizzonte temporale di breve o lungo termine?

Queste sono solo alcune domande le cui risposte permettono di indirizzarsi verso una categoria di intermediari piuttosto che di un’altra. Ad esempio un investitore principiante preferirà una piattaforma semplice e intuitiva da utilizzare, laddove un trader esperto cercherà un broker che offra una piattaforma con strumenti e grafici avanzati.

Il passaggio successivo sarà quello quindi di iniziare la ricerca di un broker online valutando i vari intermediari presenti sul mercato (e assicurandosi che siano autorizzati ad operare in Italia dalla CONSOB). Per investimenti a lungo termine sarà sicuramente più conveniente affidarsi ad un broker DMA (Direct Access to Market) piuttosto che ad un Market Maker.

  • Il broker DMA consente infatti di immettere gli ordini direttamente in un mercato di borsa e di negoziare prodotti regolamentati (come ad esempio azioni, ETF, obbligazioni ecc.) godendo delle regole e della vigilanza degli enti regolatori.
  • Il Market Maker invece funge da controparte negli ordini immessi dall’investitore e permette di tradare prodotti opachi e poco trasparenti come i CFD e i prodotti a leva, i quali sono rinomatamente strumenti pericolosi, scarsamente regolamentati e idonei principalmente per le operazioni giornaliere e non per gli investimenti a lungo termine.

Per queste ragioni un broker DMA dovrebbe essere preferito ad un Market Maker.

Con molte probabilità un Millennial presterà particolare attenzione ai costi delle commissioni, così che queste abbiano un impatto ridotto sui rendimenti. Per le azioni è possibile ricorrere a vari strumenti per trovare i broker con le tariffe più convenienti, come questo tool per il calcolo delle commissioni offerto dal sito specializzato www.qualebroker.com. In aggiunta i Millennials saranno alla ricerca di una piattaforma con una grafica user-friendly, utilizzabile sia da desktop che da app.

Desidereranno anche che l’apertura del conto sia rapida e “paperless”, senza quindi doversi andare a scontrare contro la burocrazia che caratterizza le nostre banche italiane. Quelli alle prime armi avranno inoltre bisogno di un servizio di educazione e didattica offerto dal broker (ad esempio un tutorial per imparare a utilizzare la piattaforma, immettere gli ordini, ricercare un prodotto finanziario ecc.), nonché di un Servizio Clienti semplice da raggiungere in caso ci sia bisogno di ricevere chiarimenti o spiegazioni.

Per affrontare tutti questi aspetti con più semplicità è possibile confrontare i principali broker operanti nel settore con questo strumento per il confronto dei broker. In questo modo sarà possibile confrontare i broker per ogni categoria, leggere le recensioni e opinioni e arrivare alla scelta finale di quello più adatto in base al proprio profilo.

La scelta di un broker infatti è completamente soggettiva e varia da individuo a individuo: non è infatti possibile eleggere il miglior broker in assoluto e sarebbe sbagliato aprire un conto presso un broker solo perché ci è stato suggerito da un amico o parente. Occorrerebbe piuttosto armarsi di pazienza e seguire i passaggi illustrati in precedenza.

Come abbiamo visto, la scelta di un valido broker online è un fattore primario molto importante per aumentare le probabilità di ottimizzare i rendimenti nel trading online e non farsi divorare dai costi. Tuttavia tale scelta da sola non basta a garantire la profittabilità nel tempo: occorre infatti anche costruire una solida strategia di trading associata alla conoscenza della finanza comportamentale, ossia di quegli aspetti psicologici che influiscono nei comportamenti e nelle decisioni prese sugli investimenti.

Per questo motivo per raggiungere il successo nel trading online è fondamentale studiare con costanza, mantenersi sempre aggiornati e imparare dalle esperienze maturate in tema di investimenti, che siano esse positive o negative.