PERCHÉ BATTERE IL MERCATO È (QUASI) IMPOSSIBILE

Gli imbonitori professionisti, soprattutto quando cercano di adottare tecniche “acchiappasoldi” da parte degli investitori, tendono costantemente a parlare di “battere” un determinato mercato, vale a dire fare meglio in termini di rendimento rispetto ad un determinato indice (denominato “benchmark”).

La realtà (ed i numeri, che invito sempre a guardare quando si esprime una propria idea o concetto) ci dicono però che questo tipo di attività è non solo complicata, ma la maggior parte delle volte statisticamente non realizzabile!

Perciò andiamo a spiegare meglio il concetto di rischio, per estrapolare la “vera” anima degli investimenti e cercare di porsi un po’ più in linea con il nostro amico mercato (e non regalare soldi).

Iniziamo con il far vedere un’immagine, per poi commentarla, cercando di badare come sempre più alla pratica che alla teoria accademica (non fate nemmeno caso alla “non perfettissima andatura” di quella linea fatta manualmente, la cosa importante è il concetto).

AB

Cominciamo, per far capire il grafico sopra, con 2 affermazioni molto forti:

TUTTO CIO’ CHE STA SOPRA LA LINEA ROSSA TRATTEGGIATA, E’ RISCHIO ELIMINABILE, ED E’ QUALCOSA CHE L’INVESTITORE DOVREBBE SEMPRE CERCARE DI TOGLIERE DI MEZZO

La seconda:

QUANDO UN INVESTITORE (DI QUALUNQUE TIPO) CERCA DI “BATTERE” IL MERCATO, SI ASSUME UN RISCHIO INUTILE (ALFA, RISCHIO SPECIFICO) CHE IN 8 CASI SU 10 NON PORTA A RENDIMENTI SUPERIORI RISPETTO AL MERCATO

Ne aggiungiamo una terza:

anche una persona che non sa nulla di finanza, può ottenere una riduzione totale del rischio ALFA (quello sopra la riga rossa tratteggiata) semplicemente comprando un numero sufficiente di titoli (30/40/50, dipende) che, ai fini del potere della diversificazione, BASTA CHE NON ABBIANO CORRELAZIONE PERFETTA!

Mi spiego meglio: la correlazione perfetta significa che se l’azione “A” sale dell’ 1%, l’azione “B” sale dell’1% (sono correlate perfettamente, si muovono insieme).

Per diversificare, sarebbe già sufficiente (almeno in parte) avere in portafoglio un buon numero di titoli dove ad esempio l’azione “A” sale del 1%, e l’azione “B” sale dello 0,7% (correlazione positiva ma non perfetta).

Il rischio che sta “sotto” la linea rossa tratteggiata, si chiama “BETA”, o “RISCHIO SISTEMATICO“, che per definizione NON SI PUO’ MAI TOGLIERE (per il semplice fatto che anche comprando tutti i titoli più diversi del mondo, se capitano cigni neri, o periodi come il 2008 o il 2018, va tutto giù, i rifugi sicuri sono rarissimi).

Questo rischio sistematico (BETA) che solitamente ha un valore numerico (0,5/1/2 ecc…) ci dice “come si muove quel determinato titolo rispetto al mercato di riferimento” (ad esempio se Beta =2, quando il mercato guadagna l’1% il nostro titolo guadagnerà il 2%).

Questo modello, che all’Università chiamano CAPM (Capital asset Pricing model) esprime quindi la seguente equazione:

Rp =  Rf  +  Beta*(Rm – Rf)

dove:

  • Rp = rendimento del nostro portafoglio
  • Rf = rendimento di un’attività priva di rischio (“risk free”, pensiamo ad un bund tedesco)
  • Rm = rendimento del mercato di riferimento
  • Beta = rischio sistematico non eliminabile (visto sopra)

Ora, prima del CAPM, la teoria ci diceva che “il rischio era unico, totale”, mentre DAL CAPM IN POI, GLI STUDIOSI HANNO CAPITO CHE IN VERITA’ IL RISCHIO E’ SCOMPONIBILE, fatto di 2 parti:

  1. Una eliminabile (ALFA = rischio specifico)
  2. Una NON eliminabile (BETA = rischio sistematico)

PRATICA PRATICA PRATICA!

ESEMPIO

Immaginiamo 2 portafogli, composti da “n” titoli ciascuno (diciamo 30) che abbiano lo stesso “BETA” (uguale a 1, quindi si muovono esattamente come si muove il mercato), ed immaginiamo che il primo portafoglio preveda titoli con “ALFA” più alto rispetto ai titoli del portafoglio 2.

Nei modelli precedenti al CAPM, mi dovrei aspettare rendimenti più alti nel portafoglio 1 rispetto al portafoglio 2 (perché ho un rischio più alto nel primo portafoglio dovuto alla componente “ALFA”).

In verità secondo il CAPM i rendimenti dei due portafogli sono uguali! (ecco il punto che deve restarvi in testa oggi)

Vediamo perché…

Se ricordate l’immagine sopra, immaginiamo che “30” sia il numero di titoli necessario per eliminare completamente il rischio specifico “alfa” (quello SOPRA la riga rossa tratteggiata).

A questo punto, avendo eliminato la componente di rischio “ALFA”, resta solo in portafoglio il “rischio non eliminabile BETA”, che per tutti e due i portafogli è uguale ad 1.

Quindi se riprendiamo la formuletta sopra, vediamo che secondo il CAPM, il rendimento del portafoglio 1 e 2 saranno identici poiché ALFA = 0 (nemmeno compare nella formula) e BETA = 1 (PER ENTRAMBI)!

Ma non fermiamoci alla matematica…andiamo oltre!

Se i titoli del portafoglio 1 (quello con ALFA più alto, quindi più rischiosi) offrissero rendimenti più alti, allora un investitore che non fosse impazzito di colpo li preferirebbe ai titoli del portafoglio 2, comprando i primi e vendendo i secondi!

A quel punto cosa succederebbe quindi? Facile, i prezzi dei titoli del portafoglio 1 salirebbero e quelli del portafoglio 2 scenderebbero, portando ad un rendimento uguale per entrambi i portafogli.

QUINDI: SE GLI INVESTITORI OTTENESSERO DEGLI EXTRA-RENDIMENTI PER AVER SOSTENUTO UN RISCHIO SPECIFICO (ALFA), ALLORA UN PORTAFOGLIO (DIVERSIFICATO) COMPOSTO DA TITOLI CON “ALFA” ELEVATO, DOVREBBE PERFORMARE DI PIU’ RISPETTO A PORTAFOGLI CON “ALFA” MINORE. MA COSI’ FACENDO, I PREZZI DEI TITOLI DEL PRIMO PORTAFOGLIO SALIREBBERO E QUELLI DEL SECONDO PORTAFOGLIO SCENDEREBBERO, FINO A CHE I RENDIMENTI ATTESI DI ENTRAMBI I PORTAFOGLI NON SI EQUIVARRANNO, RENDENDO VANO IL TENTATIVO DI AVERE UN “PREMIO EXTRA PER IL RISCHIO SOSTENUTO”

Vediamo da ultimo, sempre osservando la formuletta sopra (semplice ma molto potente) cosa significa avere un titolo (o portafoglio titoli) con diversi valori di BETA.

  • Se BETA = 0, il rendimento del mio titolo/portafoglio sarà uguale a quello del BUND (o qualsiasi titolo privo di rischio)
  • Se BETA = 1, il rendimento del mio titolo/portafoglio sarà uguale a quello del mercato di riferimento (e quindi potrà oscillare, in alto o in basso nel tempo)

Quindi attenzione a non cadere nelle “trappole markettare” di chi vi dice che SI PUO’ BATTERE IL MERCATO SENZA RISCHIO!

Anche il CAPM non è un modello perfetto (il “BETA” non è la formula magica o la soluzione ai problemi) ma ho voluto scrivere questo articolo perché è importante capire che “battere il mercato” è matematicamente (QUASI) impossibile!

E se vi capitano offerte strane…mandateli ALFAnculo!

Alla prossima

“Buy and Hold”, perchè preferirlo (soprattutto all’inizio)

Quanto volte lo abbiamo sentito, o lo abbiamo letto, che nella maggior parte dei casi l’operatività più saggia di un investitore (soprattutto alle prime armi) dovrebbe essere quella di stare sui mercati meno possibile.

Questo perché l’elevata operatività (soprattutto se fatta in modo poco consapevole o con un grado di preparazione base o intermedio) comporta 3 principali pericoli:

  1. COSTI ELEVATI
  2. MARKET TIMING SBAGLIATO
  3. STOCK PICKING SBAGLIATO

 

COSTI ELEVATI

Operativamente, soprattutto per i neofiti, si pensa che in fondo una banca valga l’altra, un broker valga l’altro, uno strumento valga l’altro, perché tanto gli investimenti sono “tutti uguali”. In verità, quando si passa qualche annetto sui mercati (prendendosi talvolta anche qualche scoppola) si capisce che operare con certe commissioni piuttosto che altre fa tutta la differenza del mondo.

Nell’esempio sotto, abbiamo confrontato su di un arco pari a 10 anni, le performance di 2 strumenti (entrambi che replicano l’indice S&P500) ma con una sola differenza…il costo.

In particolare la differenza di costi è pari tra i due prodotti al 1,10% annuo. Poco direte, peccato che su 10 anni la differenza (che poi si riflette in un tema di performance) sia pari ad oltre il 13% (su 100.000 Euro sono 13.000 Euro, così forse è più chiaro).

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Differenza di performance pagando in più 1,10% annuo di commissioni

Questo per non parlare ad esempio dei costi di compravendita (un conto è pagare uno 0,2% di acquisto ed un altro è pagare il 2-3%), oppure se operate con frequenze maggiori è importante confrontare le diverse piattaforme per capire quali tipologie di commissioni applicano (fisse, oppure variabili, quale tariffa minima, ecc).

Perciò nel lungo periodo fare attenzione ai costi è fondamentale.

MARKET TIMING SBAGLIATO

Insisto sempre che nessuno può prevedere l’andamento dei mercati. A maggior ragione se un investitore ha un livello di competenza medio-basso, sarà già molto importante individuare almeno la portafogliazione (asset allocation per usare un termine tecnico) più corretta per il suo profilo di rischio/orizzonte temporale/obiettivi.

Figuriamoci se si riesci andare a comprare (o vendere) un investimento esattamente nel momento migliore. Anzi purtroppo accade molto spesso che avvenga il contrario, specie per i piccoli investitori.

Questo perché solitamente i grandi player di mercato (chiamati anche “investitori istituzionali”) tendono a comprare secondo logiche opposte al piccolo risparmiatore (investendo in proporzione grossi capitali, in grado di far muovere i prezzi, tenderanno a comprare sui ribassi e vendere sui rialzi, in logica di Mean reverting)

Quindi in un mondo fatto di investitori con grossi capitali, squadre di analisti super informati e “connessi” 24 ore su 24, con Internet che oggi offre informazioni in tempo reale, il piccolo risparmiatore non può certo pensare di mettersi ad operare sui mercati e credere di essere “più furbo degli altri”, o peggio ancora di essere sicuro di avere “quell’informazione” che “solo lui sa (o capisce) mentre gli altri nel mondo invece restano sorpresi. Questo fa si che spesso il pubblico retail compri proprio “sui massimi” e venda proprio “sui minimi”. Non serve che vi dica che è un buon modo per perdere soldi (e poi ci sono le commissioni).

STOCK PICKING

La “selezione di titoli specifici” è difficile, perché innanzitutto bisogna saper leggere tante informazioni (a cominciare ad esempio da un bilancio) e perché anche operando in logica di analisi tecnica non ci si può improvvisare trader.

OGNI TITOLO NECESSITA DI UNA SUA OPERATIVITA’ PROPRIA! (non pensiate di usare la stessa strategia di trading con tutti i sottostanti). e scappate dai trader che dicono che la stessa strategia fa guadagnare con ogni asset class, vi stanno mentendo

Perciò quando ci si avventura nel mondo dei singoli titoli (ignorando una delle regole auree del piccolo e non solo risparmiatore, ovvero diversificare) scegliere le azioni che ci faranno guadagnare bene (o peggio ancora che genereranno una extra-performance, chiamata “alfa”, ) rispetto al mercato, è pura follia.

Perciò essere consci di questi 3 pericoli, significa fare già 100 passi avanti in più rispetto a tutti i poveri sventurati che domani si sveglieranno, accenderanno un PC, apriranno un conto reale con soldi reali, e penseranno di diventare milionari entro fine anno.

Voi siete più umili, voi siete Wallstreeters, quindi vi “accontenterete” di creare strategie profittevoli (che vedremo da maggio).

Alla prossima!

GIAPPONE, PAESE SU CUI VALE LA PENA INVESTIRE?

Lo avevamo promesso che questo 2020 sarebbe partito all’insegna degli spunti di investimento, in preparazione della nostra area riservata che partirà dal mese di maggio, con i portafogli modello, le strategie operative, e l’academy CAWS.

Oggi ci concentriamo su un Paese specifico, ovvero il Giappone.

Dal punto di vista economico, il Giappone rientra senza dubbio in quella categoria di Paesi definiti “sviluppati”, anche se dovremmo in verità parlare di Paese “obsoleti”, per via di alcuni dati che andiamo a vedere.

Innanzitutto la crescita, decisamente asfittica e molto in linea con il (preoccupante) livello italiano (anche se per il Giappone la situazione è comunque migliore), con una previsione per il 2020 (fonte OECD) allo 0.55%.

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CRESCITA PIL REALE

Ma l’aspetto più preoccupante è la situazione demografica, con una popolazione che invecchia sempre di più e che per ovvie ragioni vedrà un profondo squilibrio nei prossimi anni per quanto riguarda la gestione dei conti pubblici.

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TREND INVECCHIAMENTO POPOLAZIONE

A questo aggiungiamo che il Giappone presenta il più alto debito pubblico del mondo (certo anche qui le differenze con l’Italia sono migliori per tutta una serie di motivi, a cominciare dal debito NETTO comunque più basso), ma il valore resta comunque alto rispetto alla media degli altri Paesi (fonte: IMF).

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DEBITO PUBBLICO GIAPPONESE SU PIL (VS ALTRI PAESI)

Tra gli aspetti positivi invece un debito che al momento non presenta (pur essendo elevato in valore sia assoluto che percentuale) problematiche nella sostenibilità, e che al momento è detenuto da soggetti interni al Paese. Positivo anche il livello di spesa per l’educazione (tematica alla quale sono molto affezionato ed in cui credo, e che a tutti gli effetti rappresenta un buon moltiplicatore del PIL) e la bilancia commerciale del 2019.

Dal punto di vista finanziario invece, ci sono diversi aspetti da monitorare e su cui dobbiamo porre attenzione, in particolare:

Elevati livelli di leva per il settore bancario  (STORICAMENTE CAUSA DI PROBLEMI)

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Elevato rapporto del Buffett indicator (capitalizzazione mercato/PIL)

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Livello di CAPE SHILLER non proprio a buon mercato (Fonte: Starcapital)

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Anche l’inflazione (solitamente l’obiettivo della Banca Centrale è per un valore intorno al 2%) si mantiene storicamente bassa, il che conferma che dal punto di vista della spinta soprattutto dei consumi non ci siano pressioni al rialzo.

Anche andando a verificare la forza relativa del Nikkei225 nei confronti di un benchmark globale, notiamo come sia decisamente in fase di debolezza (nonostante una fiammata nell’ultimo trimestre del 2019), questo a prescindere dalle buone performance del mercato azionario dell’ultimo anno.

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Volendo andare a cercare oggi alcuni fattori positivi invece per l’asset class azionario Giappone è la decorrelazione (molto particolare peraltro) rispetto alla maggior parte delle altre asset class (qui sotto lo vediamo numericamente nell’ultima colonna a destra su un periodo di 20 anni)

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Perciò volendo andare a riassumere tutto quanto visto sopra per arrivare ad una conclusione, secondo noi:

  • dal punto di vista dei mercati azionari esistono decisamente alternative migliori, con maggiore forza relativa, con prospettive a livello di Paese più positive nei prossimi 3-5 anni, e con valutazioni più convenienti
  • il Giappone, qualora ci fosse qualcuno che volesse inserire questo tipo di asset in portafoglio, data la sua decorrelazione potrebbe essere inserito in quota parte come diversificazione (vedi ad esempio ETF in JPY) stante anche il valore di bene rifugio della sua valuta.

Qui trovate un elenco di possibili soluzioni a riguardo

Come sempre se avete opinioni o considerazioni a riguardo scrivetele pure nei commenti o rispondendo sui social.

Come valutare un titolo azionario senza farsi ingannare dal rapporto P/E

Quando parliamo di analisi a livello di titoli azionari, di settori o più in generale di interi mercati, una delle logiche più utilizzate è quella dei multipli, cioè dei veri e propri numeri (solitamente calcolati come rapporto tra due grandezze) che ci indicano sostanzialmente “quante volte” si verificano determinate cose.

Tra questi multipli, il più nominato, e purtroppo (poi vedremo perché) utilizzato è il rapporto prezzo/utili.

La formula è semplice: P/E= prezzo (dell’azione)/ utile netto

Possiamo calcolarlo in 2 modi:

  1. (Prezzo azione * numero azioni)/utile netto ==> qui ci riferiamo come numeratore alla capitalizzazione di mercato
  2. Prezzo azione/EPS (Earning per Share, qui a denominatore prendiamo l’utile della singola azione)

Il significato ci dice “quante volte l’utile della società è compreso nel prezzo attuale”. Se ad esempio il P/e = 10, significa che il prezzo attuale “incorpora” l’utile netto di 10 volte (tipicamente un valore medio è intorno a 14).

Solitamente un valore elevato indica titoli “sopravvalutati”, e viceversa. (In caso di perdite ovviamente il rapporto P/E non ha senso).

Ma torniamo al quesito di base, ovvero cercare di capire “perché” questo multiplo, usato e menzionato spesso in centinaia se non migliaia di analisi, è in realtà fuorviante.

Cominciamo con il dire (e forse già questo basterebbe) che si tratta di un indicatore “statico”, cioè un numero che si riferisce esclusivamente alla situazione attuale, senza fornirci un minimo di visione prospettica (in quanto potrebbe cambiare nei prossimi 2 minuti, esattamente come il prezzo del titolo quotato).

In secondo luogo, questo indicatore si presta molto spesso ad essere “preda” di manipolazioni di mercato,  quando ad esempio si utilizza l’utile operativo (o reddito operativo) invece dell’utile netto (così il denominatore cresce, il multiplo diminuisce ed il titolo sembra più a buon mercato).

A questo punto gli altri blog si fermerebbero qui, ma noi lo sapete siamo sempre pratici e concreti!

QUINDI ADESSO CHE ABBIAMO CAPITO CHE IL P/E NON VA BENE CHE FACCIAMO? COMPRIAMO A CASO?

Assolutamente no! In particolare noi facciamo diverse analisi innanzitutto della situazione Macroeconomica, della fase del ciclo in cui ci troviamo, dei mercati a livello geografico e settoriale, dei trend (tutto questo verrà mostrato ai nostri abbonati a partire da maggio) e solo alla fine arriviamo ad una “lista” di una ventina di titoli che andremo ad analizzare in dettaglio con i bilanci (approccio definito ”top down”).

Perciò immaginiamo di aver ristretto la nostra analisi fondamentale a 15 titoli, tra le primissime cose (e ve lo lasciamo come spunto PRATICO) andremo ad approfondire i seguenti micro aspetti della società:

  • Verifica di redditività (ROI/ROE elevato?)
  • Indebitamento contenuto? (adeguata copertura Oneri fin. Con EBIT)
  • Generazione Cashflow elevata? (per stabilità in fasi di incertezza)
  • Multipli di mercato inferiori a media di settore? (almeno 5 multipli in più)
  • Bassa variabilità negli Utili netti storici e con tendenza crescente

Queste sono solo “alcune” delle analisi certosine che andiamo a fare per i singoli titoli, a cui poi abbiniamo una mole di dati decisamente superiori e che andiamo ad integrare con l’analisi tecnica.

Si richiede tempo, e si…è faticoso ma…questo ripaga decisamente di più che comprare ad cazzum!

E si…gli abbonati avranno il file Excel già bello che pronto (dovrete “solo” , si fa per dire) inserire i dati delle aziende che vorrete analizzare…e si…vi diremo anche dove trovarli!

Voi come le valutate le aziende? Comprate solo in presenza di un P/E basso? Speriamo di avervi acceso qualche lampadina e diteci nei commenti come operate.

A presto

 

Investire con i cicli economici (e non con gli oroscopi)

Ben ritrovati cari Wallstreeters, oggi parliamo di qualche metodologia alternativa alle previsioni dei mercati da parte degli esperti. Come dice Warren Buffett, investire è semplice…ma non è facile.

Dopo parecchi anni trascorsi dietro ai mercati (sia per i miei clienti che per i miei investimenti personali) in parte penso di aver compreso ciò che Buffett volesse dire, e ve lo spiego come sempre con un esempio pratico (cosa che ormai sapete mi piace fare per distinguermi dalla concorrenza).

Quello che vedete sotto nell’immagine è l’andamento di un ciclo economico completo (elaborato da Martin J.Pring, analista tecnico ed autore di diversi libri autorevoli sull’argomento).

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I cicli economici con il passare degli anni sono passati da una durata media di 4 anni agli attuali 7, anche se la fase di rialzo che stiamo vivendo recentemente dura ormai da oltre un decennio (perciò per un semplice meccanismo di “ritorno alla media” comincio a preoccuparmi).

Ma tornando a noi, potremmo idealmente suddividere un ciclo economico (indipendentemente dalla durata) in 6 fasi, così suddivise (sarò estremo nei termini ma serve per far capire bene tutto):

  1. Siamo verso la fine di un periodo negativo, la gente si dispera, il mercato azionario è crollato da un bel pezzo, fase di “fly-to-quality” (la gente se la fa sotto e compra solo asset sicuri, tra cui titoli di stato ed oro), i tassi di interesse sono ridotti per le manovre delle principali Banche centrali
  2. I media, che arrivano sempre DOPO (ricordatevelo, specie se come me avete la brutta abitudine di leggere il giornale la mattina mentre bevete il caffè) titolano di catastrofi assurde, armageddon (che tra parentesi si è già verificato) ed il 90% delle aziende (incluse quelle sane) si comprano al prezzo di 1 cracker e un tozzo di pane (qui la gente continua a comprare titoli di stato)
  3. Il mercato azionario comincia a riprendersi, dopo le “mani forti” e la maggior parte degli Istituzionali, la gente comune ricomincia a riprendere fiducia (immaginatevi lo scoiattolo che dopo essere sfuggito all’attacco del predatore rimette il naso fuori, in quella fase di allerta e controllo da dentro-fuori con la voglia di tornare all’aria aperta). Questo “smuove” anche il tema inflazione, perciò le commodity (soprattutto industriali) riprendono vigore a livello di prezzi
  4. Fase di crescita: gli investitori si rituffano sul mercato azionario, gli altri scoiattoli, vedendo il più coraggioso ormai fuori all’aria aperta in assenza di pericoli, ricominciano ad uscire tutti allo scoperto e fare un gran casino, spingendo l’inflazione ulteriormente a rialzo. Le Banche centrali quindi, per contrastare l’effetto inflattivo, agiscono sui tassi di interesse, iniziando la fase di rialzi che impattano negativamente sulle obbligazioni ed i titoli di stato (soprattutto quelli a tasso fisso)
  5. Nel bel mezzo della fase euforica, quando iniziano le vendite di chi era entrato nella fase 2, gli investitori cominciano ad avere nuovamente paura di perdere i loro guadagni, per posizionarsi su asset quali oro, franco svizzero ed altri beni rifugio
  6. L’effetto successivo porta a vendite continue anche da parte del pubblico retail, che insieme ai giornalisti forma il gruppo dei ritardatari, generando ulteriori ribassi e nuova contrazione dell’economia, ritirando così liquidità dal mercato. Le Banche centrali, come reazione a questa particolare fase del ciclo, riducono i tassi nuovamente, ed attuano ulteriori misure (vedi QE) a sostegno dell’economia

A questo punto, quando gli ultimi investitori, disperati per le perdite subite, venderanno i loro ultimi titoli a prezzi di saldo, a comprarli ci saranno i soliti squali, persone o attori più importanti che non aspettavano altro (ovvero il cracker ed il tozzo di pane).

Ora, tutto questo accade da sempre (prendi da ultimo il periodo dal 2008 in avanti) perciò il buon investitore che sia a conoscenza dello svolgimento di queste particolari fasi del ciclo, potrebbe adattare una strategia “in linea” con la fase in cui ci troviamo (1/2/3/4/5/6 dipende) e muoversi di conseguenza.

Tutto questo, andando a posizionarsi per asset class, settori, aree geografiche, scadenze (per i titoli obbligazionari), tipologie di prodotti (vedi materie prime), indicizzazioni e così via…

Ecco perché sulla carta investire è semplice: perché esisterebbe già uno schema molto ben rodato (non come le previsioni degli oroscopi) che basterebbe seguire per non ritrovarsi in mutande.

Quindi perché ciò non avviene?

Non avviene perché adottare questi comportamenti, analizzare i dati giusti che ci diano le informazioni giuste, correggere in corsa quando (capita quando si investe) sbagliamo analisi, controllare l’emotività, non è facile!

Perciò nel 2020 cercheremo insieme, (ci stiamo rifacendo il look con il nuovo sito web), di capire come gestire al meglio questi particolari aspetti all’interno di una strategia d’investimento.

Il resto sono solo oroscopi, perché investire è semplice, ma non è facile!

Alla prossima!

CHE RENDIMENTO VUOI DAI TUOI INVESTIMENTI?

L’altro giorno ho scritto un breve riassunto di tutte le anomalie finanziarie (di cui la maggior parte psicologiche) che contraddistinguono l’italiano medio emerse dal Rapporto Consob 2019 (trovate l’articolo QUI).

Torno oggi sul tema (in quanto lo ritengo molto interessante) analizzando un altro errore molto comune in particolare con riferimento al discorso dell’avidità.

Avidità per me significa voler fare tanti soldi e subito, pretendere di ottenere rendimenti migliori di quelli del mercato, e pretendere di poter moltiplicare il proprio capitale anche 3 o 4 volte nell’arco di poco tempo. Tutto questo, sia chiaro, lo vogliamo la maggior parte delle volte senza voler nemmeno rischiare.

A questo proposito parto subito con una provocazione, ovvero di tutti i siti che vedo, di tutti i “professionisti” che parlano, nessuno fa vedere i risultati sul proprio capitale (badate non mi riferisco a screenshot fasulli o presunti backtest o simulazioni che fanno intendere che i soldi siano tuoi, intendo fammi vedere proprio il deposito titoli oppure il portafoglio presso il tuo broker).

Perciò inizio con il dirvi che quando lanceremo nel mese di aprile 2020 la nostra sezione dedicata al mondo degli investimenti, in primis ci saranno i miei soldi e potrete vedere esattamente le operazioni che faccio sul MIO capitale (questo perché ritengo ci possa differenziare da tutta la fuffa che si trova sul web).

Tornando a noi, trovo sempre esilarante quando una persona promette rendimenti superiori alla media oppure qualcuno nella community mi chiede se riesco a performare più del mercato (che poi vuol dire tutto e niente, cosa intendiamo per “mercato”).

Poi ragiono sempre su una cosa: nel mercato esistono diversi operatori (tra cui Investitori retail o Istituzionali, come Banche ed Assicurazioni, fondi pensione) e numerose persone che fanno parte di queste società hanno alle spalle dei CV impressionanti, con studi in prestigiose università o esperienze lavorative di tutto rispetto.

Se ci pensate però, queste persone sono tutte in competizione tra di loro, tutte che cercano di arrivare “prima” su quel determinato trend, su quel determinato titolo, per battere il mercato. Tutti con delle analisi impressionanti e dati precisi al millesimo.

Tutto questo però è un gioco a somma zero e nella peggiore ipotesi negativa, altrimenti i fondi comuni ad esempio (gestiti da persone sulla carta molto competenti) batterebbero i loro benchmark spesso (invece 8/10 non ci riescono se consideriamo un arco temporale pari o superiore ai 3 anni, qui trovate i dati completi).

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% fondi comuni battuti dal Benchmark a 1,3,5,10 anni (fonte: Spindices) 

Quindi se una persona mi chiede “Francesco, ma quanto puoi aspettarti dai tuoi investimenti come rendimento annuale?”

E’ una domanda tipica (e sbagliata, come ho già spiegato più volte), ma in questo caso volendo rispondere a livello di aspettative, la più corretta è “il rendimento di mercato”, in quanto mi ritengo estremamente umile da non pensare di essere in grado di batterlo!

Perciò ecco cosa guardo: nell’immagine sotto trovate i rendimenti annuali di uno dei principali indici azionari (prendiamo ad esempio lo S&P 500).

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Performance annuali S&P 500 1827-2019 (fonte: Macrotrend)

Come potete vedere sopra, dal 1927 al 2019, il mercato ha avuto alti e bassi, e siamo passati a seconda dei periodi da un -47% del 1931 (tutti pensano erroneamente che il peggiore anno sia stato il 1929) ad un +47% c.a. del 1933.

Nel mentre, abbiamo avuto le seguenti caratteristiche:

  • 29/92 anni negativi
  • 2/92 anni a rendimento zero
  • 61/92 anni positivi

Ora, fermo restando che abbiamo già parlato dell’errore di tentare il market timing (beccare l’anno o il periodo migliore per entrare e per uscire non è possibile) resta l’altro errore di pensare di riuscire a fare meglio del “mercato” (l’indice S&P500 in questo caso) che mediamente ha performato tra crescita del valore titoli e reinvestimento dividendi un 9.075% annuo (non so voi, ma a me sta più che bene).

Quindi se qualcuno vi propone uno strumento “infallibile” per battere il benchmark, un portafoglio “dinamico” o una strategia per sovraperformare il mercato, ancora una volta, girate i tacchi e filate, anzi PRIMA gli chiedete di farvi vedere I SUOI SOLDI, IL SUO PORTAFOGLIO, e poi filate (perché tanto inventerà una scusa per non farlo).

Perciò vi do appuntamento ad aprile per il lancio della nostra nuova sezione dedicata agli investimenti ed alla formazione, nel frattempo resto a disposizione per i vostri feedback e per dubbi o domande sulla materia.

Alla prossima!

COME PERFORMARE SUI MERCATI SENZA PREVEDERE IL FUTURO

La scorsa settimana stavo riguardando l’andamento dei principali mercati azionari tra il 2018 e 2019:

La tabella è riportata qui sotto e riguarda sia il 2018, che il periodo dal 1/1/2019 al 28/10/2019

INDICE 2018 2019
Nasdaq (USA) -1% 25,5%
Ftse Mib (Italia) -16,1% 23,8%
Dax (Germania) -18.2% 22.4%
S&P500 (USA) -6.2% 21.2%
Cac40 (Francia) -11.9% 21.1%
Shanghai (Cina) -25.3% 18.5%
Eurostoxx600 (Europa) -15.2% 18%
MSCI World (mondo sviluppati) -10.4% 18%
Nikkei (Giappone) -12.1% 14.8%
Ibex (Spagna) -15.4% 9.8%
Ftse100 (Regno Unito) -12.4% 8.2%
MSCI EM (mondo emergenti) -16.6% 8%

 

Non occorre essere dei geni in matematica per capire che complessivamente nel biennio, nonostante un 2018 molto negativo su quasi tutti i tipi di investimenti, nel complesso il 2018/2019 si è rivelato molto positivo per quasi tutti gli investitori.

Ma la cosa molto interessante su cui voglio soffermarmi oggi è relativa a 2 concetti molto importanti che sottolineo sempre non solo ai miei clienti (quando gestisco i loro soldi), ma anche a me stesso (quando gestisco i miei).

In particolare, i 2 concetti sono i seguenti:

  1. Diversificazione
  2. Market Timing

Scusatemi se batto sempre sugli stessi temi, ma credetemi è solo perchè sono convinto che sia innanzitutto per il vostro bene, e che solo ripetendovi le stesse cose 10000000 volte alla fine le farete vostre e sarete investitori migliori con risultati migliori (se ci pensate il motivo per cui vi lavate i denti la sera prima di andare a dormire è solo perchè i vostri genitori ve lo hanno detto più o meno ogni giorno per i primi 10 anni della vostra vita no?)

Ma torniamo ai mercati…

DIVERSIFICAZIONE

Se andiamo a vedere i dettagli dei singoli paesi, anche in un mercato positivo come il biennio 2018-2019, 4 mercati su 12 (Spagna, Cina, Gran Bretagna e Mercati Emergenti) sono ancora in territorio negativo.

Questo vuol dire che se avessi puntato su un singolo paese, in 1 caso su 3 avrei potuto prendere quello sbagliato.

Invece voi avete imparato come funziona, avete capito che nelle decisioni iniziali della vostra “torta” (asset allocation in gergo tecnico) potevate ad esempio diversificare non solo per asset class (quindi le azioni ad esempio valgono il 50% del vostro portafoglio, il resto è in titoli di Stato, materie prime e così via) ma soprattutto per zone geografiche.

Immaginiamo infatti di avere un portafoglio da 10.000 Euro così composto:

  • 25% titoli di Stato USA
  • 25% obbligazionario Corporate IG (rating medio-alto)
  • 25% mercati sviluppati
  • 25% mercati emergenti

Ecco che nel periodo 2018/2019 la vostra performance sarebbe stata del 3.72% (con un rischio decisamente ridotto rispetto ad un portafoglio completamente azionario). La performance va considerata su base annua (quindi consideriamo poco meno del 2% annuo). Se vi sembra poco, considerate che oggi un BTP A 10 ANNI rende (annuo) circa un 1%….

Quindi capite bene il potere (e qui vi ho messo i numeri) della diversificazione anche in un biennio dove prima tutto va male, e poi tutto va bene (e voi sapete bene perchè lo avete letto sempre qui che per una perdita del 10% non basterà fare il 10% l’anno successivo per tornare al capitale di partenza, ma il 12%).

MARKET TIMING

Anche qui sottolineo una cosa già detta ma che è meglio ripetere…nessuno può prevedere l’andamento di mercato, nessuno, nè ora nè mai!

Quindi, l’unica cosa che possiamo fare è prendere consapevolezza della seguente affermazione:

il mercato ci offre dei rendimenti interessanti in un tempo adeguato, con un rischio più o meno ampio che noi possiamo scegliere!

Sta tutto qui! Perciò se qualcuno vi promette cose diverse girate i tacchi e filate via.

Tornando al nostro esempio pratico, dopo un 2018 molto negativo, diversi investitori hanno venduto la maggior parte dei propri investimenti presi dal panico, per paura di perdere ancora più soldi.

Questo è tecnicamente un errore, perchè sapete benissimo che allungando l’orizzonte temporale è matematicamente provato che i rendimenti negativi saranno sempre più ridotti.

Quindi vendere a fine 2018 voleva dire semplicemente “presumere” che il mercato nel 2019 sarebbe sceso ancora di più, e come detto prima questo non lo può sapere nessuno, quindi avete sbagliato in partenza!

Bravo genio, e quindi tu mi vuoi dire (così potete rispondermi) che sei entrato semplicemente nel 2019 perchè sei più furbo degli altri? Assolutamente no!

Infatti posso assicurarvi che io ero dentro sui mercati (vedere per credere sui post precedenti) SIA NEL 2018 CHE NEL 2019, ma posso dirvi che mentre il 2018 è stato negativo anche per me, nel 2019 (grazie anche ad analisi e dati che trovate nel blog) ho ritenuto che il mercato avesse ancora dei fondamentali solidi.

Così ne ho approfittato per incrementare la mia posizione, mantenendo però la diversificazione vista sopra (con l’aggiunta anche di oro e di singoli titoli come Intesa ed Electronic Arts di cui ho abbondantemente trattato).

Quindi come ripeto per l’ennesima volta nemmeno io ho la sfera di cristallo, ma attenersi a delle strategie precise sicuramente ci ripaga molto di più rispetto a qualsiasi altro metodo basato sull’intuizione o sulla preveggenza (cosa che su internet vende molto).

Perciò ricordatevi quanto detto sopra, e sappiate che nel 2020 vi aspetteranno grandi novità, perchè ci saranno cambiamenti molto importanti ed apriremo a diverse cose molto molto interessanti, il tutto restando sempre umili e continuando a studiare e praticare.

Alla prossima!

3 PRINCIPI PER AVERE UN PORTAFOGLIO CON IL “SEGNO +”

Qualche settimana fa ho inviato a tutti gli iscritti della mia newsletter (se ancora non sei iscritto puoi farlo QUI inserendo la tua mail nello spazio dedicato) un interessantissimo file excel che riassumeva i rendimenti degli ultimi 20 anni per le 10 principali Asset class in cui è possibile investire, tra cui l’azionario America, l’azionario mercati emergenti, l’obbligazionario High Yield ed Investment Grade, le materie prime, i Titoli di Stato Usa ecc..

Non so se tu sei uno di quelli che ha avuto modo di leggere attentamente COSA questo file ci può dire a proposito del tema investimenti, ma fermandoci ad analizzare il quadro d’insieme ci sono almeno 3 spunti interessanti che dovresti cogliere per la tua operatività sui mercati.

LA MEDIA E’ PIU’ FORTE DI TUTTO

Mi spiego meglio. Osservando i rendimenti di ogni asset class e di ogni singolo anno, ciò che emerge in maniera evidente è che non esiste una sola (e dico una) categoria di investimenti che ogni anno abbia sistematicamente guadagnato (troverai ovunque segni meno) ad eccezione della “liquidità” che tuttavia se lo immaginiamo come investimento ad esempio in strumenti monetari, in alcuni anni con rendimenti allo 0,10% avrà comunque chiuso in negativo per via delle commissioni.

Ciò significa banalmente che il rendimento medio annuo del 10.81% per la categoria Azionario Paesi emergenti ad esempio, è stato ottenuto come media di valori in cui a volte addiritttura (pensiamo al 2008) avresti preso direttamente in faccia un -53,3% in un solo anno, contro il 78,51% dell’anno successivo (quanti sarebbero stati in grado di non vendere e tenere i nervi saldi?). Il significato di quanto detto sopra è semplice:

sarà IMPOSSIBILE avere un rendimento ogni anno del 10% per tutti gli anni a venire, ma il tuo 10% (ammesso e sicuramente non garantito che sarà così in futuro) sarà frutto di picchi minimi e massimi da far vacillare anche il più esperto degli investitori

Perciò accetta questo dato di fatto ed agisci di conseguenza.

IL TEMPO E’ TUO AMICO

Vabbè “Francesco ormai sono anni che ci dici di avere un orizzonte temporale di medio-lungo periodo per costruire una strategia, ma io voglio investire massimo su 1-3 anni perchè quei soldi mi servono”. Molto bene, in quel caso allora non dovresti in primis investire sul mercato azionario.

In secondo luogo, con i tassi attuali (negativi su durate brevi, nemmeno la nostra cara Italia che fino a poco fa era tanto generosa) nemmeno su asset più tranquilli e adatti al breve periodo, perchè ci perderesti soldi…quindi non dovresti investire affatto!

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RENDIMENTI TITOLI DI STATO ITALIANI 1-3 ANNI

Ci vogliamo mettere i numeri? Parliamo dell’azionario America (chi non ha un bel fond/Etf su S&P500 in portafoglio?). Ebbene, se tu avessi comprato nel 2000, pur ipotizzando di avere 3 anni di orizzonte temporale (ti voglio proprio provocare) ecco cosa avresti portato a casa:

  • Anno 2000: -9.10%
  • Anno 2001: -11.90%
  • Anno 2002: -22.10%

Anche qui voglio metterti davanti ai tuoi limiti emotivi: saresti davvero riuscito mantenere in portafoglio il tuo fondo/ETF che dopo 3 anni ti segnava un bel -43,10%??

Guardati allo specchio e datti una risposta, che nel frattempo ti anticipo io: NO SE ERI PARTITO CON IL TUO FAMOSO “MA SI 3 ANNI O MENO BASTERANNO… POI ESCO”

MAGGIORE RISCHIO = MAGGIORE RENDIMENTO

Hai tenuto fede alla tua strategia iniziale, dopo 20 anni sei rimasto in sella, e ti accorgi che il rischio è stato ripagato. +10.81% di rendimento medio annuo per l’azionario Mercati emergenti, +7% l’azionario USA, +5.52% l’obbligazionario Investment Grade (società con rating affidabili) e se avessi avuto in portafoglio tutte e 10 queste asset class (se ti iscrivi alla newsletter lo potrai ricevere per sapere quali sono) il portafoglio avrebbe portato a casa un +6.34% annuo, mica male.

Però vedi, come sempre il premio maggiore è alla fine della sfida, quando quasi tutte le persone hanno mollato e solo tu sei rimasto sulla giostra a combattere, soffrire e ragire alle diverse turbolenze di mercato, ragion per cui hai raccolto il bottino pieno. Ma diciamoci la verità, quell’investitore che può dire veramente di aver tagliato il traguardo non sei tu, almeno non ancora.

Ma non ti preoccupare, dal prossimo anno costruiremo insieme una strategia perchè tutto questo possa accadere, dovrai solo imparare a conoscere te stesso, a capire quali sono gli errori da evitare, le principali (e corrette) strategie e le persone di cui fidarti (una di queste ti sta parlando in questo preciso istante).

Perciò ancora una volta siediti nel buio della tua stanza, parla con te stesso, con il l’investitore chiuso dentro di te, che vuole solo essere liberato, ed ascolta cosa vuole dirti, quali sono le sue paure, i suoi pregi, difetti, cosa vuole davvero dai mercati finanziari.

Poi accompagnalo fuori, fagli prendere un po’d’aria, e fagli sapere che dal prossimo anno, per i suoi investimenti, “Colazione a Wall Street” risponderà PRESENTE!

Nel frattempo scrivimi per qualsiasi informazione, dubbio o approfondimento

Alla prossima #Wallstreeter

INVESTIRE CON I MERCATI AI MASSIMI STORICI

Già normalmente le persone (in Italia poi ancora di più) sono restie ad investire, figuriamoci quando giornali, Tv e siti specializzati sbandierano che il mercato è “sui massimi” (prezzi storicamente molto cari), dove la gente dice “tanto se entro adesso mi becco sicuro lo storno di mercato e poi chissà quanto ci metterò a recuperare”.

Tutte giustificazioni legittime, ci mancherebbe, ma tu sei un Wallstreeter e certe considerazioni sai che vanno analizzate con estrema cura, perchè come dico sempre tra la scelta di non fare nulla ed investire male è meglio la prima, ma tra non fare nulla ed investire bene è decisamente meglio la seconda. Quindi torniamo a noi, e prendiamo l’esempio del mercato americano, che ormai da molto tempo viaggia sui massimi storici (vedi grafico Tradingview).

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Scommetto che in questo momento guardando l’indice S&P 500 starai pensando “il mercato sta aspettando giusto me per fare uno di quegli storni come non si vedevano da anni”.

Quindi cosa fai? Aspetti pazientemente il calo del mercato (che nessuno può prevedere con esattezza, nè quando nè DI QUANTO stornerà) e ti perdi eventuali ulteriori salite?

Oppure entri, ti becchi magari subito la botta con un -10% o -20% (se ti va bene) e poi ti penti per i prossimi 2 anni? (mediamente ricordati che i ribassi sono forti e veloci, rispetto ai rialzi lenti e più costanti e duraturi).

Anche qui odio ripetermi, ma per far entrare un concetto nella testa delle persone meglio ripeterlo 1000 volte, esistono i Piani di Accumulo! Nell’articolo trovi già il funzionamento quindi non tornerò sugli stessi concetti (ricordati anche quando abbiamo parlato di Giorgio) ma è importante oggi fare uno step successivo con un caso reale.

Mi spiego meglio, in entrambi i casi (Storno del mercato grande o piccolo che sia, proseguo verso nuovi massimi) il Piano di accumulo ti consente di fare tre cose:

  • Entrare sui mercati (prima entri e prima raccogli i frutti)
  • Togliere il fattore emotivo
  • Limitare i danni (se le cose si mettono  male)

I motivi sono presto detti:

ENTRARE SUI MERCATI

Quell’eterno dubbio (mercato ai massimi e se storna?) viene automaticamente a mancare quando invece di investire subito diciamo 10.000 Euro vai a metterci una piccola quota graduale (diciamo 200 Euro al mese). In questo modo i soldi cominciano a lavorare (ti ricordo che le aziende non solo crescono di prezzo, ma staccano anche dividendi periodicamente) e soprattutto hai la tranquillità di aver fatto IL PRIMO PASSO, che non ti impegna più di tanto e ti farà dormire la notte. Mediamente lo S&P è cresciuto del 9% annuo dai suoi esordi ed anche se non dovesse continuare a questi ritmi (mi aspetto tra aumento degli utili e crescita dei dividendi un 4-5% in media annualmente nel tempo) sarà comunque un bel risultato considerato che il capitale messo in un PAC continuerà a crescere esponenzialmente.

TOGLIERE IL DANNO EMOTIVO

Come saprai molti investitori fanno il contrario di ciò che andrebbe fatto (non sono investitori infatti) entrano sui massimi ed escono sui minimi. Entrano sui massimi spinti dall’avidità, perchè “se guadagnano tutti lo voglio fare anche io” e poi vendono sui minimi perchè non reggono la pressione di vedere il loro capitale decurtato anche del 40/50% (se non peggio) in quanto non sanno come funzionano i mercati, non hanno una strategia, non considerano tutto ciò che va considerato (in gergo si dice “investire a cazzo”). In questo modo quindi se inizi con piccole cifre che rappresentano una piccola parte del tuo capitale complessivo (o una piccola parte dei tuoi risparmi mensili) eviterai di cadere nella trappola di “vendere tutto e salvare il salvabile” in caso di cali forti di Borsa. Inoltre questo ti permetterà addirittura di comprare quote maggiori in a prezzi più bassi, quindi operativamente starai facendo cose tecnicamente giuste (magari senza nemmeno rendertene conto).

LIMITARE I DANNI

Come dicevamo un conto è beccarsi uno storno su un investimento unico da 10.000 Euro ed un conto è beccarsi uno storno su un PAC da 200 Euro al mese. Anzi, ti dirò una cosa, molto meglio che lo storno avvenga agli inizi del tuo piano di accumulo (più vai avanti e più il capitale accumulato sarà grosso, perciò i tuoi 200 Euro mensili avranno sempre meno impatto sul montante totale, di conseguenza uno storno a distanza di qualche anno sarebbe molto più negativo rispetto agli inizi) in modo da avere successivamente risultati migliori. Questo poi fa si che la volatilità del tuo investimento sia notevolmente ridotta (vai a dilazionare l’acquisto di quote nel tempo) e mantieni intatto il valore del “fattore tempo” che sui mercati vale più di tutto (dopo ci sono i costi mi raccomando, verificali sempre).

Ecco una simulazione di come funzionerebbe un PAC da 200 Euro al mese su 10 anni (ipotizziamo un 3% considerando già i costi di gestione).

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Spero come sempre di averti dato una motivazione valida per le tue scelte e come sempre scrivimi per dubbi o domande!

 

Electronic Arts: Target raggiunto!

Siamo molto contenti, perchè con le performance di oggi portiamo a casa una buona plusvalenza 6% circa) sul titolo di cui abbiamo parlato per circa 3 mesi (primo acquisto 22 aprile 2019).

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In questo caso la performance (oltre il 30% su base annua) la riteniamo sufficientemente corposa per un titolo di cui abbiamo parlato e di cui ancora dobbiamo terminare di descriverne i bilanci (poichè lo abbiamo preso a titolo di esempio). Quindi la nostra esposizione su una piccola quota di portafoglio (quella per capirci destinata ai singoli titoli, vedi post a riguardo) è andata molto bene.

Adesso, per quanto le Banche Centrali stiano continuando a pompare liquidità nel sistema, per quanto forse verranno raggiunti determinati accordi (vedi USA-Cina) piuttosto che procedura d’infrazione Italia-UE, le dinamiche economiche di fondo restano incerte, quindi non è il caso di restare esposti molto sull’azionario (per un profilo con ad esempio un 30% oggi sarebbe consigliabile ridurlo al 10/15%).

In particolare l’azionario america risulta ancora molto sopravvalutato (il CAPE di Shiller è ancora a livelli importanti, vedi grafico sottostante) e per il “risparmiatore” / “investitore retail” meglio un pò di sana prudenza che non vuol dire NON GUADAGNARE, ma vuol dire raccontare le cose come stanno, e non giocare con i soldi delle persone!

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Ci vediamo al prossimo articolo dove concluderemo l’analisi di Electronic Arts.

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