Per te Natale arriva in anticipo!

Come ormai avrai capito, essere iscritti al nostro blog significa sempre avere in anticipo tutti gli aggiornamenti e le novità riguardanti “Colazione a Wall Street”.

Nata il 14 Febbraio di quest’anno, la community viaggia rapidamente verso quota 5.000 persone, e speriamo di non fermarci qua.

La prima cosa che sentiamo di dire quindi a te che oltre ad essere fan della nostra pagina Facebook segui anche questo blog, è un “grazie dal profondo del cuore”. La seconda invece è che per il 2018 ci saranno grandi novità (ma gli altri le scopriranno solo a Natale) che ti raccontiamo in ordine sparso:

  • Nuove rubriche, che non saranno più settimanali ma mensili. Introdurremo una rubrica dedicata agli investimenti immobiliari, per allargare le materie trattate e gli argomenti a disposizione della community. Ne sarà poi introdotta un’altra dedicata alle interviste, in particolare ad imprenditori, blogger, e giovani startupper che hanno già avuto successo nel loro campo.
  • Uscirà il libro di Colazione a Wall Street. Il “quando” è ancora segreto, ma dopo l’enorme successo del nostro ebook, abbiamo trovato una casa editrice disposta a pubblicarci un libro, che arriverà nelle librerie di tutta Italia nel 2018!
  • Evento dal vivo presso una delle Università italiane. Anche qui massima riservatezza sui dettagli (ancora in fase di definizione) ma sicuramente avremo l’occasione di vederci di persona!

Che dire, speriamo che quanto scritto sopra possa essere di tuo gradimento, dal momento che il nostro scopo è diffondere la cultura finanziaria in Italia e diventare la prima Community online in tal senso!

Grazie per il tempo che ci hai dedicato fino ad oggi, speriamo che tu possa coinvolgere anche altre persone per un progetto iniziato 10 mesi fa e che ora non vuole smettere di diventare GRANDE.

UN REGALO PER TE!

Essere iscritti alla nostra newsletter vuol dire avere accesso a tutta una serie di contenuti privilegiati. Come sapete il 1 Dicembre pubblicheremo sulla nostra pagina Facebook il primo Ebook dedicato alla finanza personale completamente gratuito (solo per i Fan della nostra Community). Ma per chi è iscritto al nostro abbiamo un regalo ulteriore:

Pubblichiamo qui oggi le prime 6 pagine in anteprima ESCLUSIVA per darvi un’idea di cosa vi aspetta 🙂

Speriamo quindi che la lettura possa piacervi e vi aspettiamo sulla nostra pagina il 1 Dicembre per il resto del libro!

COLAZIONE A WALL STREET: EBOOK

Capitolo 1: GLI STRUMENTI

Operare sui mercati finanziari, a livello personale ed ancora di più quando lo fai per lavoro con i soldi degli altri, richiede una forte preparazione. Infatti voglio subito smontarti un falso mito che gira spesso su internet…non si diventa esperti con un corso di un giorno o con un libro letto una volta e via. Imparare ad operare sui mercati finanziari richiede, se si vogliono raggiungere risultati interessanti e soprattutto non perdere soldi, una costanza, un impegno ed una disciplina di molte e molte ore di studio ed applicazione. Personalmente credo che la cosa sia molto variabile da persona a persona, gente che magari dopo pochi mesi di Full Immersion è pronta per investire e gente che magari ha bisogno di anni per essere preparata. Ad ogni modo, diventerai davvero padrone dell’argomento quando leggendo un articolo economico, finanziario, un libro o qualsiasi cosa parli della materia, ti sembrerà di leggere il Topolino quando ti rilassi comodamente sul divano di casa tua, e comincerai a fare collegamenti mentali in stile film “limitless” (se non lo hai fatto, guardalo) su titoli e mercati.

Fatta questa premessa, oggi sul Web esistono numerosi blog, pagine FB, canali Youtube, forum e siti che trattano l’argomento (li vedremo in seguito), quindi si tratta solo di trovare tempo e voglia per approfondirli. Se fosse facile lo farebbero tutti, ma alla fine in pochi hanno successo sui mercati perché sono davvero pochi quelli che si applicano fino in fondo, e spero sinceramente che tu possa essere tra questi.
Da dove cominciare

Partiamo dal fare un po’ di chiarezza su quelli che sono i principali strumenti finanziari e gli argomenti che potranno esserti utili sui mercati.

Li dividiamo in macro categorie che poi approfondiremo in ciascun capitolo:

  1. Azioni

  2. Obbligazioni

  3. ETF

  4. Fondi comuni/Sicav

  5. Flash Derivati: le opzioni

  6. Il bilancio e le aziende

  7. Asset Allocation

I primi tre (Azioni, Obbligazioni ed ETF) sono chiamati “raccolta amministrata”, mentre i Fondi comuni e le Sicav sono prodotti di “raccolta gestita”. Questa definizione è importante ai fini fiscali (vedi il video del giorno 15 ottobre sulla pagina di Colazione a Wall Street) ed anche ai fini operativi.

Ad esempio se devi cambiare Banca e quindi “trasferire” i tuoi investimenti da un posto all’altro di solito è più veloce e facile girare la raccolta amministrata rispetto ai fondi e le Sicav (a meno che la Banca di origine e la Banca di destinazione non abbiano a disposizione le stesse case di gestione, ma ne parleremo più avanti).

Le Azioni

Le azioni sono piccoli pezzi di un’azienda….punto.

Questa è secondo me la più semplice ma allo stesso tempo efficace definizione per capire fino in fondo cosa stai comprando. Quando decidi di investire in un’azione (o più azioni di solito) stai di fatto comprando una parte più o meno grande di una società, e di conseguenza tutti quelli che sono i rischi (e le opportunità) di quest’ultima. Partecipi al 100% alle vicende societarie, guadagni se le cose vanno bene e perdi se le cose vanno male. Puoi perdere anche tutti i soldi se la società fallisce (qualche volta è capitato purtroppo) ma puoi anche portare a casa guadagni percentuali a due cifre se studi e compri nel modo giusto.

VALUTAZIONI: RISCHI ED OPPORTUNITA’

Esistono due tipi di analisi che ci consentono di determinare la qualità del nostro investimento azionario:

  1. Analisi fondamentale
  2. Analisi tecnica

La prima fa riferimento sopratutto a ciò che riguarda il bilancio di una società con i suoi indicatori, il mercato in cui opera, i rapporti che ha sia con i clienti che con i fornitori, le qualità dei membri del Consiglio di amministrazione, l’attuale fase economica.

La seconda invece è l’analisi nuda e cruda dei grafici, dove si cerca di individuare un trend (rialzista o ribassista), eventuali figure di inversione o di continuazione del prezzo, capire se quest’ultimo è in zone potenzialmente importanti (supporti o resistenze storiche).

Personalmente consiglio sempre due esperti riconosciuti a livello mondiale sui due tipi di analisi, ovvero Warren Buffet per quella fondamentale e Joe Ross per l’analisi tecnica. Entrambi hanno pubblicato libri estremamente interessanti a cui fare riferimento, da cui imparare e capire come operano questi due guru sui mercati finanziari (anche qui forniremo alla fine del libro un elenco di risorse utili).

I mercati finanziari sono instabili e molto volatili, e da un po’ di tempo alcuni personaggi di spicco li hanno anche definiti del tutto casuali (vedi il libro “il cigno nero” di Taleb). Ma ad ogni modo, la cosa assolutamente importante qualora si voglia investire con successo è avere un sistema, adattandolo quando non funziona e rimanendo fedeli ad esso quando inizia a dare i suoi frutti.

Il sistema non è uguale per tutti

Ognuno di noi, come è giusto che sia, costruisce un metodo, un sistema, sulla base di caratteristiche personali, di un profilo di rischio diverso rispetto ad altri investitori, di un orizzonte temporale più o meno lungo e di una conoscenza dei mercati più o meno approfondita.

Solitamente esistono però dei tratti comuni di ciascun sistema, che ci permettono di capire in prima battuta se un investimento merita di essere destinatario dei nostri soldi oppure se trattasi di un rischio eccessivo.

La cosa fondamentale per iniziare a strutturare un sistema viene ignorata dalla maggior parte delle persone, soprattutto da quelle che si approcciano al mercato e sono alle prime armi. Si pensa “adesso ho studiato la teoria e sono pronto ad investire soldi veri!”, ma il primo è più importante lavoro da fare è su SE STESSI.

Non smetterò mai di dirlo (lo faccio anche con i miei clienti ed ai miei corsi): PRIMA DI TUTTO CONOSCERE SE STESSI COME INVESTITORI, POI TUTTO IL RESTO!

Sembra una cosa banale, ma fa tutta la differenza del mondo. Se infatti entri sul mercato azionario, e magari lo fai senza protezione, un eccessivo calo (magari improvviso e veloce) del tuo titolo potrebbe spingerti a farti prendere dal panico e vendere in perdita, questo perché magari non sapevi che la tua personalità è super conservativa e non è in grado di reggere a cambiamenti forti sui mercati. Una volta perso il capitale, perdi autostima, ti demoralizzi, chiudi il tuo conto e dici: “è troppo rischioso”, “è troppo difficile”.

Considera poi una cosa fondamentale: se perdi il 10% del tuo capitale, non basterà guadagnare il 10% per recuperare la somma iniziale ma ne servirà di più. Inoltre più la perdita aumenta, più questo GAP è difficile da recuperare (se non mi credi prova a fare i conti)

Questo invece potrebbe essere diverso qualora tu conosca già a priori il tuo profilo, e quindi in caso di estrema avversione al rischio sarai più adatto ad investimenti a bassa volatilità e conservazione del capitale, quindi PRIMA di investire arriverebbe il tuo grillo parlante a dirti: “ma questo investimento azionario è davvero adatto a te?”.

Personalmente consiglio sempre di scaricare un fac simile da internet su quello che viene definito “questionario MIFID”, che permette una volta compilato di tracciare sommariamente il tuo profilo di investitore. Devi essere più onesto possibile (e devi farlo anche quando ti rechi in banca dal tuo consulente, lui ti farà le domande ma sarai TU a scegliere le risposte, mi raccomando). Questo ti darà una prima idea di che tipo di investitore sei.

Fatto questo, concretamente dovrai procedere operativamente con l’apertura di tutto ciò che serve per operare sui mercati (trovi il dettaglio nei video della mia pagina Facebook in data 1 ottobre 2017).

Come detto per valutare adeguatamente un titolo azionario il consiglio è quello di effettuare, dopo un periodo di studio e magari di operatività su conti demo, un mix di entrambe le analisi (fondamentale e tecnica) in modo da mettere i tuoi soldi su titoli che superino entrambi i test su entrambi gli aspetti (anche qui trovi sulla Pagina Facebook le rubriche del sabato – SATUR-DAYTRADING e della domenica ABC INVESTIMENTI con i video tutorial).

INDICI PRINCIPALI

Volendo scendere in profondità in quella che può essere considerato un primo step di analisi, dal punto di vista dell’analisi fondamentale è importante cominciare a strutturare degli indici che ci diano alcune importanti indicazioni su ciò che davvero conta:

NB: questi indicatori, che non sono una legge fissa ma che devono adattarsi a ciascuno di noi in base a quanto detto sopra, vanno valutati insieme. Se possibile poi devono essere integrati con ulteriori conferme, come vedremo poi nel capitolo dedicato alle aziende del mio amico Federico Martin con altri indicatori.

  • P/E : Prezzo/utili

    Ci dice sostanzialmente se IL PREZZO di un’azione è CARO O MENO rispetto agli utili che quella stessa società produce. Quindi ad esempio una società con un rapporto P/E di 30 sarà molto più sopravvalutata di una società con un P/E di 10. Questo perché nel primo caso il prezzo della prima società varrà 30 volte gli utili (per azione) della stessa, al contrario della seconda dove gli utili saranno un decimo del prezzo. Anche qui va fatta un’ulteriore considerazione: quando si analizza il rapporto P/E, bisogna considerare anche il settore di appartenenza di quel titolo e magari il mercato geografico di riferimento. Un rapporto P/E di 30 ad esempio sarà caro per settori magari difensivi (farmaceutica/alimentare/utility), ma economico per settori più aggressivi (tecnologici, finanziari).

    Oppure ancora se un titolo ha un P/E di 30 ed è all’interno dell’indice S&P 500 (ultimamente vicino ai massimi storici) sarà magari un numero piuttosto basso rispetto alla media dei titoli di quello stesso indice, e quindi alto in valore assoluto ma basso in valore relativo, perciò contestualizza sempre tutto!

    E se il P/E fosse negativo? Dal momento che il prezzo non può scendere sotto zero, l’unica certezza è che la società avrà chiuso in perdita l’esercizio, di conseguenza non utilizzerò questo indicatore nella mia analisi.

  • P/BV: Price/book value (P/patrimonio netto)

    Un altro indicatore molto usato ed importante è il prezzo in rapporto al patrimonio di una determinata azienda. Patrimonio netto significa differenza tra attività e passività (oppure la somma tra capitale sociale e riserve). Esprime quante volte l’investitore paga (IN PIU’) l’azienda rispetto al suo valore patrimoniale (maggiore è il numero e più sopravvalutata sarà l’azienda). In questo caso, possiamo avere 3 categorie di valori:

  1. P/BV maggiore di 1: titolo tendenzialmente sopravvalutato

  2. P/BV minore di 1: titolo sottovalutato, ovvero la capitalizzazione di borsa è inferiore ai mezzi propri.

Attenzione che un valore eccessivamente basso (sotto lo 0,5) solitamente sta a significare che l’azienda ha delle aspettative reddituali pessime.

NB: Questo indicatore è utile soprattutto per i titoli bancari ed assicurativi, dove la consistenza patrimoniale è fondamentale (vedi su Internet definizione di CET1 ecc..)

  • P/CF: Price/cash flow

    Rapporto tra il prezzo del titolo ed il suo flusso di cassa. Questo indice solitamente è da considerare per società più industriali (quindi per capirci settori auto ed energia) mentre ha utilità minore ad esempio in settori come banche ed assicurazioni. Questo perché trattandosi di flusso di cassa anche di ammortamenti, solitamente tale voce ha un peso maggiore nelle società industriali

    Il P/CF esprime il NUMERO DI ESERCIZI entro cui il flusso di cassa generato dall’azienda sarà in grado di ripagare l’investimento dell’azionista. La lettura è simile al P/E (alto = società sopravvalutata e viceversa)

  • D/P: Dividendo/prezzo o dividend yield

    Mi piacciono molto le aziende che pagano dividendi buoni (ho fatto anche un video sulla pagina Facebook di Colazione a Wall Street a proposito dei titoli “Aristocrats”, il 19 novembre 2017). Questo perché salvo rare eccezioni preferisco entrare sul mercato azionario (quando lo faccio in ottica di lungo periodo) per il flusso di cassa che sono in grado di darmi (stando sempre attenti alla tassazione). Su questo argomento trovi tutto in questo link sotto riportato:

    https://colazioneawallstreet.com/2017/06/04/vuoi-comprare-facebook-amazon-tesla-prima-leggi-qua/ .

UN PERSONAGGIO CHE HA CAMBIATO LA STORIA

Alzino la mano tutti quelli che da bambini almeno una volta hanno sognato di andare nello spazio (io sognavo di lavorare in banca purtroppo :((( ).

Tra tutti questi bambini, uno in particolare nel mondo sta rendendo questo sogno non solo possibile, ma sta riuscendo nell’impresa titanica di coinvolgere altre persone in una visione che ispira tutt’oggi il genere umano.

Parlo ovviamente del noto imprenditore e sognatore Elon Musk , fondatore di Paypal ed inventore di aziende come Tesla e SpaceX. Per chi ancora non lo conoscesse vi ordino di leggere la sua biografia e di farvi subito prendere dal “Sciogno” (come direbbe Briatore). Ebbene si, perchè Elon fin da piccolo è sempre stato un tipo strano, un pò asociale, ma da sempre possiede gli autentici tratti di un vero genio, ovvero una determinazione incredibile ed una curiosità infantile perenne (si narra che divorasse intere enciclopedie da bambino per sapere tutto ciò che si doveva sapere sul mondo).

Oggi alcuni lo vedono come un eccentrico miliardario che crea cose assurde che rivoluzionano il mondo, ma pochi sanno (ecco perchè dovete leggere il suo libro) che ha speso tutti i soldi guadagnati con Paypal (circa 200 Milioni di Dollari, ripeto…..200 Milioni di Dollari) nelle due aziende che stanno rivoluzionando rispettivamente il mercato automobilistico ed aerospaziale.

Nate dal nulla, Tesla e SpaceX sono entrate a gamba tesa in due mercati storici e solitamente non accessibili, creando prima dei razzi economici e riutilizzabili per spedire letteralmente cose nello spazio (e magari chissà, un giorno, per spedire gli esseri umani su un altro pianeta, almeno questo è il sogno di Elon) e poi creando auto elettriche sia ecologiche che dalle elevate prestazioni, ed ultimamente a prezzi accessibili (pazzesco).

Che dire, è talmente un grande che il buon Robert Downey Jr. ha desiderato a tutti i costi incontrarlo, dopodichè lo ha scelto come ispirazione del film “Ironman” (eh si, il personaggio reale dietro Tony Stark è proprio Elon Musk) e per testimoniare ciò, trovate una bellissima Tesla nell’officina di Ironman in bella mostra voluta fortemente dal protagonista del film.

Ma Elon Musk è anche una persona dai modi di fare strani, amato ed odiato come tutti i grandi leader della storia, e pochi sanno che prima di ottenere il successo (dopo quasi 10 anni tra Tesla e SpaceX) è arrivato ad una sola settimana dal fallimento totale (fu costretto a chiedere prestiti agli amici in quanto aveva speso tutti i suoi soldi, quei famosi 200 Milioni, per costruire e testare ripetutamente auto e razzi nelle sue aziende).

Una settimana….provate a mettervi nei suoi panni. Siete milionari e siete giovani, avete 200 Milioni di Dollari, basterebbero per oltre 100 generazioni, eppure rischiate di perdere tutto per cambiare il mondo, quanti lo farebbero?

Ecco, questo è Elon Musk.

Per quanto possa essere considerato stronzo, duro con i dipendenti, troppo esigente, egoista e chi più ne ha più ne metta, sarà sempre un uomo che ha guardato oltre le cose banali, che ha saputo pazientare, rischiare, cadere e rialzarsi e che ci ha regalato, in una sola parola…IL FUTURO!

COME INVESTIRE NELLA PRATICA

In questo articolo di oggi vediamo come investire nella pratica, qualunque sia il tipo di investimento.

Innanzitutto va detto che parliamo di operatività nella quale abbiamo a che fare con un intermediario finanziario (solitamente una Banca) indifferentemente se operiamo fisicamente in filiale oppure se vogliamo operare online.

La prima cosa che serve assolutamente avere è un “Conto corrente”. Questo perchè con questo contenitore dovremo depositare i nostri soldi che saranno poi prelevati per procedere all’investimento. Inoltre su questo conto potremo dall’altro lato ricevere eventuali interessi, sia che si tratti di dividendi di azioni sia di cedole provenienti da Titoli di Stato, obbligazioni societarie o fondi a distribuzione.

A seconda poi dell’investimento che dovrò fare mi serviranno rispettivamente:

  1. Deposito titoli: per la cosiddetta “raccolta amministrata” (azioni, obbligazioni sia societarie che governative, ETF)
  2. Rubrica fondi: qualora decida di procedere ad un investimento in “raccolta gestita”, ovvero fondi comuni (diritto italiano) o SICAV (diritto estero)

Molto importante è inoltre un aspetto preliminare da considerare PRIMA di procedere all’investimento ovvero la compilazione del QUESTIONARIO MIFID , PERCHE’ SECONDO LA NORMATIVA SI POTRANNO EFFETTUARE SOLO ACQUISTI CHE SIANO IN LINEA CON IL VOSTRO PROFILO DA INVESTITORE OTTENUTO COME RISULTATO PROPRIO DEL QUESTIONARIO.

Va detto che sarebbe possibile effettuare anche un acquisto “fuori”questionario ma in questo caso rischiereste di effettuare investimenti magari sbagliati perchè non conosciuti da voi oppure perchè eccessivamente rischiosi per il vostro profilo di rischio oppure non coerenti con i vostri obiettivi economico/temporali.

Quindi una volta aperto il conto corrente in banca, qualora voglia acquistare azioni, sappiate che queste ultime sono TITOLI NOMINATIVI, di conseguenza andrà aperta anche quella che viene definita “sotto rubrica”.

Facciamo un esempio pratico…

Apro un CC a 2 nomi (Roberto Rossi e Lorenza Verdi). In questo caso Roberto e Lorenza avranno un unico conto corrente ed un unico dossier titoli, tuttavia se entrambi vorranno comprare 100 azioni Generali, ciascuno sarà titolare della sua quantità che verrà inserita nella “singola sotto rubrica” a lui/lei intestata.

Di conseguenza ci saranno:

  • 1 conto corrente intestato a 2 nomi
  • 1 dossier titoli intestato a 2 nomi
  • 2 sotto rubriche intestate rispettivamente a Roberto Rossi e Lorenza Verdi

Qualora invece vogliano comprare un Titolo di Stato ad esempio, in questo caso il titolo verrà depositato nel dossier titoli cointestato, ed entrambi (Roberto e Lorenza) saranno titolari rispettivamente del 50% della cifra complessiva.

IL BOOK DI BORSA

Qualunque sia il titolo che voglio comprare (tranne per i fondi che non sono quotati) il book di borsa prevede due tipologie di prezzi (e di quantità):

  1. PREZZO E QUANTITA’ DENARO (i prezzi e le quantità di CHI VUOLE COMPRARE)
  2. PREZZO E QUANTITA’ LETTERA (i prezzi e le quantità di CHI VUOLE VENDERE)

Sono importanti perchè nel book posso vedere IL PREZZO MIGLIORE A CUI POTER COMPRARE/VENDERE un investimento (se voglio vendere guarderò prezzi e quantità DENARO e viceversa).

Se ad esempio io sono in possesso di 100 azioni Intesa San Paolo, nel book potrei trovare 3 compratori che magari offrono prezzi diversi (magari uno le vuole comprare a 3 Euro/azione, un altro a 3,20 Euro/azione ed il terzo a 3,40 Euro/azione). Il mio profitto cambierà molto a seconda del tipo di ordine che inserirò:

  • A MERCATO (cioè vendi al primo prezzo utile, rischiando così di vendere NON al prezzo migliore possibile)
  • LIMITE (vendi solo per prezzi superiori, nell’esempio sopra, a 3,25 Euro)

Capite bene che in questo caso potrò guadagnare molto di più con un ordine del genere, dal momento che nel primo caso chiuderei l’operazione magari a 3 Euro, nel secondo caso invece a 3,40, una bella differenza!

COMMISSIONI

Le dividiamo in 2 grandi categorie:

  1. VARIABILI
  2. FISSE

Per dare un ordine di grandezza, possiamo dire (nel caso di Raccolta Amministrata) che per comprare/vendere un titolo avrò dallo 0,2 allo 0,5 per cento di commissioni variabili (potrei anche chiedere l’azzeramento in caso di vendita ma dipende dalla banca).

Spese fisse invece (fissato bollato ecc..) vanno dai 6 ai 24 Euro (a seconda dell’investimento) in acquisto e vendita.

A ciò devo aggiungere sempre:

  • Imposta di bollo per investimenti (2 per mille del valore attuale del mio portafoglio)
  • Imposta sulle plusvalenze/dividendi/cedole (12,5% per titoli di Stato e simili, 26% per tutto il resto). Attenzione ai dividendi/cedole estere, dove la tassazione è diversa

Ci sono dubbi o domande? Scrivici e risponderemo nel minor tempo possibile…alla prossima!

 

 

Corea del Nord? Nord-grazie!

In questo primo articolo, su Investing.com riportiamo la nostra opinione a proposito dei recenti sviluppi sulle tensioni USA-Corea, e quali possono essere le chiavi di lettura a proposito delle reazioni sui mercati.

Nel secondo invece, la nostra opinione a proposito degli investimenti obbligazionari, quali mercati sono saturi e quali invece possono ancora rappresentare un’opportunità.

  1. https://it.investing.com/analysis/korea-del-nord-nordgrazie-200196866
  2. https://it.investing.com/analysis/reddito-fisso-sotto-pressione-200196926

Buona lettura!

NEW YORK, NEW YORK!

Per me è stata la prima volta.

Come tutte le esperienze nuove, quando sali sull’aereo che ti porta nella Grande Mela, nella città che non dorme mai, nella capitale del mondo, inizialmente provi un misto di paura, stupore, emozione. Quando atterri all’aeroporto (JFK nel mio caso) però, la sensazione cambia, non sai ancora esattamente dove ti trovi, sei confuso, vuoi chiamare un TAXI e scopri che c’è subito qualcuno che prova a fregarti, che si spaccia per un tassista e che solo grazie a due Hostess scese dall’aereo con me non riesce nel suo intento.

Allora fai una fila chilometrica per prendere un taxi, quelli gialli ma anche verdi, perchè a seconda delle zone le auto cambiano colore.

E per arrivare al centro del mondo, Manhattan, considerando la mole di traffico impieghi circa 1 ora e 60 dollari (50 Euro circa) di corsa. Mentre fai rotta verso il centro, cominci a pensare a dove sei finito, sembra una campagna aperta, ti chiedi dove sono i grattacieli, perchè ancora non si vede la Statua della libertà, perchè non ci sono Ferrari o Lamborghini vicino a te ma solo Toyota, Ford ed altre marche che in Europa non vediamo.

E ti preoccupi, perchè dentro di te si insinua una domanda: e se fosse tutto nella mia testa? E se mi fossi solo immaginato la città come nei film, meravigliosa, imponente, con una promessa da mantenere?

Poi dopo circa 45 minuti di macchina, ecco che finalmente qualcosa si intravede all’orizzonte. Sono i primi ponti, i primi edifici alti non so neanche quanto, ma talmente alti che se nella tua città ti senti piccolo, qui hai davvero la sensazione di non esistere.

Arrivo in albergo un pò frastornato (il viaggio tra scali e tutto dura circa 14 ore), ma contento perchè finalmente ho visto qualcosa che tutti, ripeto TUTTI, dovrebbero vedere almeno una volta nella vita.

Mi sono preparato in anticipo, ho studiato la cartina, pianificato il percorso, i posti da vedere, in ordine sparso:

  1. MOMA
  2. ROCKFELLER CENTER (TOP OF THE ROCK)
  3. TRUMP TOWER
  4. CENTRAL PARK
  5. STATUA DELLA LIBERTA’
  6. QUARTIERI DI SOHO, CHELSEA, LITTLE ITALY, CHINA TOWN
  7. HIGH LINE
  8. EMPIRE STATE BUILDING
  9. WALL STREET
  10. MEMORIAL 9/11 E FREEDOM TOWER
  11. TIMES SQUARE
  12. NATIONAL PUBLIC LIBRARY
  13. PONTE DI BROOKLYN
  14. MUSEO DI STORIA NATURALE
  15. CIRCLE LINE (GIRO IN NAVE DI NEW YORK)

Cavolo ma questa città è immensa, riuscirò a vedere tutto in una settimana?

E’ così comincio ogni giorno ad alzarmi alle 6.30 (le 12.30 in Italia) per organizzare i percorsi. Per essere più rapido e veloce negli spostamenti faccio la tessera metro (direttamente nella metropolitana) settimanale da 32 Dollari, così sono a posto fino alla fine del viaggio.

Appena arrivato non perdo tempo, subito MOMA e TOP OF THE ROCK. Il primo sinceramente non è il mio genere (ma la mia ragazza ne va matta e visto che viaggiamo in due ho dovuto giustamente assecondarla) ma il secondo……Dio che vista!

Allora New York è davvero così, non è solo finzione, solo “Americanate”, è davvero come la definisco io “UN SOGNO COSTRUITO UN PALAZZO ALLA VOLTA“.

La sera (siamo arrivati verso le 15 del pomeriggio ora locale) dopo aver visto queste prime attrazioni (a proposito, con un pacchetto prepagato su internet prima di partire abbiamo pianificato circa 10 attrazioni per 190 Euro a testa, conviene perchè risparmi molto tempo ed eviti file) torniamo in albergo, ma non senza passare per la famosissima Fifth Avenue, ricca di negozi scintillanti, di colori vivi, di gente veramente facoltosa. Tutto deve essere ostentazione, tutto deve essere migliore lì. Il negozio Apple? Un cubo grande quanto un quartiere (a 2 piani), interi palazzi di negozi di abbigliamento, gioielli ed orologi costosi, profumi, borse, scarpe.

La mia carta di credito comincia a friggere: ma cavolo, sei a NYC, e spendi sti soldi che non ti ricapita più!

Il totale di spesa lo posso suddividere così:

  • colazione: 7 Dollari a testa
  • regali/acquisti: 700 Dollari (meglio andare in qualche mercatino o al centro commerciale 21 Century, consigliatissimo con molte offerte su prodotti di marca)
  • pranzo: 20 Dollari a testa
  • cena: dipende, dai 40 agli 80 Dollari a testa se vuoi mangiare bene (da italiano ho un palato delicato e non me ne vogliano i lettori se preferisco un piatto di pasta o una bistecca invece di un hot dog)

Il secondo giorno sveglia presto, muoio dalla voglia di vedere le prossime attrazioni, in programma Empire State Building.

Passiamo per un enorme grattacielo a punta, entro per chiedere come fare a salire (con l’inglese devi cavartela un minimo sennò sono cavoli, oltretutto parlano in fretta e con un insolito slang, quindi anche per chi mastica inglese è più dura) e mi rispondono che devo uscire, fare almeno 2 chilometri, e girare a sinistra….ma come? Per salire all’Empire State Building tutto sto casino? Poi scopro che quello non è l’Empire, ma il Chrysler Building, cavolo mai saputo, quanta ignoranza, ma adesso finalmente mi è chiaro!

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Arrivo in cima, la vista “sembra” la stessa del Top of the Rock, ma  non è così. C’è sempre un’emozione diversa, ogni posto ha una storia da raccontare, ed ogni posto ha un negozio che ti vende qualcosa.

A proposito, sono dei grandi venditori, nel senso buono del termine, sarà per questo che sono la prima potenza (almeno per ora) del mondo. Ti accorgi di non essere più in America quando non trovi più nessuno a venderti cose.

Nell’ordine ho acquistato nei negozi di:

  • STATUA DELLA LIBERTA’
  • EMPIRE STATE BUILDING
  • MEMORIAL 9/11
  • LITTLE ITALY
  • MOMA (volevo un quadro di Andy Warhol ma mi hanno negato l’acquisto, ho provato a spiegargli che sono “quello di Colazione a Wall Street” ma niente :))))

Tornando a casa, dopo numerosi pellegrinaggi nelle vie del centro (a piedi è molto lunga ma ogni tanto lo devi fare per renderti conto di cosa sia capace di fare il genere umano) visitiamo nell’ordine la Rockfeller Plaza (quella con il negozio enorme dei LEGO) e la Grand Central Terminal (quella dove addormentano il leone del cartone Madagascar per capirci) che tu pensi: ma cosa devo vedere in una stazione?? Ecco sotto la risposta…

In tutto questo vedere, camminare, fotografare, decidiamo anche di vedere uno dei più grandi centri commerciali della città, il MACY’S, trovi di tutto, ma veramente di tutto: pensa ad una cosa che vorresti comprare in questo momento? Eccola!

Proseguiamo il giro della città, e ci fermiamo in un parco a mangiare un panino (mica spendevo sempre 20 Dollari al giorno di pranzo) e scopro che a NYC ci sono più aree verdi che supermercati, incredibile. Inoltre puoi trovare una Super mega Banca d’affari e pochi metri più avanti una piazzetta buttata lì con tavolini, sedie, per pensare, leggere, scrivere, fotografare.

New York è piena di persone diverse, sarà per quello che dicono che con l’America ha poco a che fare. Un momento pensi di essere in Cina, un altro in Italia, un altro ancora in Brasile. La gente si mescola in un turbinio di lingue, odori, rumori, ogni zona è diversa dalle altre, ed anche quando pensi di aver visto tutto, ma proprio tutto, ecco che spunta un altro quartiere, un altro posto che non sapevi esistesse….ed è bello! E’ grande!

Riprendo il tour con un bel giro a piedi di Central Park, che è talmente grande che una visita guidata di 2 ore mi basta appena per vedere metà del parco, l’altra metà la vedrò la prossima volta (perchè ho tutta l’intenzione di tornarci).

Una zona verde che separa in due la città più importante del mondo, mica male? E’ Central Park infatti che porta ai suoi due lati le famose Upper West Side ed Upper East Side (qui fanno a gara a dire qual è la più chic, la più facoltosa, ma secondo me lo sono entrambe).

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Torno in albergo stanco, si va a letto massimo alle 9.30/10 perchè sennò il giorno dopo è dura alzarsi e riprendere il giro.

Vedo quindi nell’ordine:

  • Madison Square Garden
  • NYC public Library
  • Lincoln Center
  • Columbus Circle

Il giorno successivo, è il grande giorno. Quello che aspetti (per chi come me mangia, vive, respira finanza) da una vita, quello che vedi nei film e che hai sempre sognato di essere:

WALL STREET!

In verità Wall Street è una strada, che fa parte di una zona ben definita chiamata Financial District.

Ed anche il famoso “Toro di Wall Street”, ho scoperto, NON E’ A WALL STREET, ma in una zona poco distante. Di fronte adesso hanno messo anche una bambina, che nonostante le teorie ho interpretato così:

La bambina che sfida con orgoglio il Toro è uno di quei tanti investitori vanitosi che poi non sanno a cosa stanno andando incontro, quindi ben fatta per chi ha messo lì quella statuetta, poi ognuno dia la sua interpretazione personale, in fondo è anche bello così.

Comincio a girare nella zona, faccio foto, giro uno dei miei video, ma non vedo macchinoni, non vedo gente tirata (ne avevo vista di più nelle grandi banche vicino l’hotel tra la 5 e 6 Avenue). Magari sono già entrati, o magari come diceva Warren Buffett: “Wall Street è l’unico posto dove chi arriva in Rolls Royce prende consigli da chi arriva in Metropolitana”, probabilmente l’oracolo ha ragione ancora una volta (anche se non ho nemmeno visto le Rolls Royce).

Anche questa è fatta, quindi adesso dove vado..ah si! Statua della libertà! Per arrivarci, visto che si trova su un’isoletta nella parte sud della città, devi prendere un traghetto (anche per questa gita fuori porta meglio il pass).

Eccola lì, bella perfetta, espressiva! Certo che me l’aspettavo più grande, ma chi se ne frega è bellissima così. La mia ragazza mi dice che è rivolta in direzione della Francia, in onore di chi l’ha costruita, una sorta di ribellione dei francesi che affermavano che in quel periodo solo l’America era la vera patria della libertà e dell’uguaglianza.

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Facciamo un breve tour, qualche foto, qualche video, qualche acquisto (che vendono di tutto lo avevo già detto vero?), e via per la prossima attrazione.

Mi sento come uno di quei bambini al Luna Park, che non vede l’ora di fare una cosa, finirla e passare a quella successiva.

MOMENTO TRISTEZZA E RICORDO: IL MEMORIAL MUSEUM 9/11

Ragazzi che tristezza, ho pianto, giuro.

Un’enorme fontana appena arrivi sprofonda nel vuoto, lì dove un tempo c’erano le Torri Gemelle. Intorno, folle di gente che si radunano in preghiera, con i nomi delle vittime scritte ai bordi della fontana. Alcune persone mettono una rosa bianca su alcuni di loro, perchè quel giorno sarebbe stato il loro compleanno.

Sono morte quel giorno circa 3.000 persone, ed ognuna di esse è ricordata in questo museo meraviglioso.

All’interno, oggetti personali, veicoli che hanno partecipato al salvataggio, foto delle vittime, una scritta gigante che ricorda che vivranno per sempre!

Il giorno successivo prendiamo di petto il giorno più pesante dal punto di vista fisico, perchè siamo nella MidTown (New York è divisa verticalmente in UP Town, Mid Town e Downtown) dove visitiamo Little Italy, China Town, Chelsea, Soho, Tribeca.

Tutti quartieri diversi, particolari, una differenza abissale con la parte Nord e con il Financial District, un altro mondo che fa di questa città qualcosa di spettacolare.

Ogni 10 Metri trovi un negozio di souvenir, o un ristorante, con una persona fuori che indovinate cosa fa? Prova a venderti qualcosa! Mi accorgo di arrivare a Little Italy perchè le targhe della automobili (vendono anche quelle) riportano le scritte:

  • MAFIA
  • THE BOSS
  • GODFATHER
  • WISE GUY
  • LITTLE ITALY

E penso, bè dai, almeno non trovo “Pizza, pasta e spaghetti!”

Tornando indietro, ci fermiamo vicino all’università di New York, nella zona studentesca dove è presente il famoso Cafè Wha? (Quello dove suonava Bob Dylan agli inizi per capirci).

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Abbiamo anche visto il ristorante di Robert Deniro, ma sinceramente da fuori me lo aspettavo più raffinato ed elegante.

Nei giorni seguenti, il mio giro di New York si è diviso tra aperitivi Rooftop (si perchè qui i grattacieli vengono anche adibiti, con i loro tetti enormi, a luoghi di svago e credetemi, merita tantissimo!) Times Square (molto luminosa, sembra di trovarsi dentro un enorme semaforo) ed il ponte di Brooklyn. Anche il Museo di Storia naturale è molto bello, ma avendo ricordi molto vaghi del Film (Una notte al Museo, dove penso sia stato girato il film) non ho riconosciuto molte zone considerate famose.

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Che dire, una città che va assolutamente vista, che ti fa tornare a casa con l’idea che tutto è possibile, con il “Sogno Americano”, con la voglia di rientrare a casa e, come disse una volta John Lennon, tanta tanta immaginazione!

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E tu, cosa lascerai al mondo?

 

 

 

 

STRUMENTI UTILI PER INVESTIRE IN FONDI

Oggi parliamo di uno strumento estremamente utile per confrontare diversi fondi.

Si tratta di un sito web chiamato QUANTALYS e consente l’analisi ed il confronto di diversi fondi comuni tra di loro.

Operativamente, una volta cliccato sul link, troverò a destra della pagina la sezione “fondo” e dovrò quindi cliccare su “confronto fondi”.

A quel punto dovrò inserire uno alla volta i codici ISIN (identificativi del prodotto specifico) dei diversi fondi (posso confrontare tra loro da 2 a 10 fondi) nello spazio in alto.

Vediamo sotto le cose da fare nella pratica.

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Operativamente:

  1. inserisco il fondo che mi interessa confrontare in alto (potete scegliere i diversi fondi sul sito MORNINGSTAR)
  2. clicco su “CERCA”
  3. una volta che in basso mi compare il prodotto dovrò selezionarlo cliccando sul pulsante a sinistra (a quel punto lo vedrò comparire in un elenco più in basso)
  4. ripeto la stessa procedura per gli altri fondi
  5. una volta creato l’elenco di prodotti che mi interessa confrontare clicco su “CONFRONTA” per avere il report

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IMPORTANTE: NON TUTTI I FONDI SONO STATI LANCIATI NELLO STESSO PERIODO, PERTANTO SE NON DOVESSI VEDERE QUALCHE PRODOTTO NEL REPORT, SEMPLICEMENTE DOVRO’ VERIFICARE NELL’ELENCO LA DATA EFFETTIVA DEL LANCIO (E QUINDI POTRO’ CONFRONTARE I FONDI DALLA DATA PIU’ RECENTE).

Esempio:

  • Fondo “X” dati disponibili a partire dal 01/01/2016
  • Fondo “Y” dati disponibili a partire dal 01/01/2015

Potrò fare il confronto tra i 2 prodotti solo dal 01/01/2016, selezionando l’intervallo temporale desiderato nella parte destra sotto il grafico e riselezionando i fondi da confrontare nell’elenco in basso (vedi figura sotto).

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Il mio risultato sarà quindi un report (posso salvarlo come immagine o stamparlo, mentre per averlo in altri formati “più professional” dovrei usare la versione a pagamento) dove troverò i diversi fondi con performance, stelle Morningstar, ma soprattutto “CORRELAZIONE” TRA I VARI FONDI (SOLO SU QUESTO SITO) E ANALISI GRAFICA DI RISCHIO E RENDIMENTO. 

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In questo modo potrò costruire un portafoglio molto più equilibrato.

Alla prossima!

AFFERMA LA TUA IDENTITA’ CON IL NET BRANDING (Riccardo Scandellari)

DALLA COPERTINA: Il Personal Branding è la pratica con cui, acquisita la consapevolezza delle proprie capacità e delle proprie aspirazioni, ci si pone nella condizione di evidenziarle e valorizzarle tramite comportamenti e tecniche sia offline che online. NET BRANDING è il nome che l’autore individua per raccogliere gli atteggiamenti che possono far emergere in rete l’individuo, contribuendo a fornire all’esterno un’impressione rassicurante ed efficace di lui. Identificare un target di riferimento e comunicare contenuti di valore capaci di aumentare il livello di considerazione pubblica è l’obiettivo primario. Valorizzare se stessi con un profilo adeguato e monitorare e gestire la reputazione tramite conversazioni è altrettanto importante. Un lavoro quotidiano in cui impiegare tempo, sacrifici, ma che alla fine offre numerose opportunità.

L’ANALISI DEL LIBRO

Essere famosi su Internet? Per alcuni è solo un sogno, per altri, minorenni e non, è già una pratica di uso comune, ma se fosse così semplice lo saremmo tutti. Insomma basterebbe postare su Facebook un video, un testo, oppure una nostra foto per essere subito contattati da centinaia di aziende per promuovere profumi, intimo, ed altri prodotti. Invece il 99% delle volte quando pubblichiamo sui Social i nostri contenuti, le interazioni sono poche, il traffico minimo, e qualunque cosa ci sforziamo di fare (per un massimo di 5-10 minuti) si rivela inutile.

Riccardo Scandellari, autore del libro sul NET BRANDING, ci spiega in dettaglio alcune delle tecniche utili per uscire dall’anonimato del web, per affermarsi con un’identità ben precisa, per fare di se stessi un’autorità sia fuori, nella vita reale, che DENTRO la rete.

Dopo una prima parte dedicata a scoprire cosa l’autore intende (nello specifico) per NET BRANDING, si passa alla fase relativa ai contenuti (intesi come tutto quello che desideriamo comunicare al mondo della rete su di noi), per approfondire in una terza parte la sezione forse più conosciuta e più allettante per i lettori, ovvero quella relativa all’utilizzo dei Social media. Infine l’ultima parte si compone di una sezione per mettere insieme i comportamenti fuori e dentro il web, per gestire il profilo che con fatica abbiamo creato, e se possibile per sviluppare ulteriormente la nostra nuova ed autorevole identità.

Un libro ricco di strumenti utili, come imparare a costruire un post, analizzare i dati che tutti i giorni riceviamo dalla rete, sapere cosa, come e quando condividere certi argomenti, che farà del lettore un “piccolo professionista del marketing”, capace di distinguersi dal resto delle persone che, casualmente, cercano di diventare famosi ogni giorno.

Libro assolutamente consigliato con esempi pratici, completo nella sua analisi che ci accompagna in tutte le casistiche in cui ci si imbatterà affrontato la difficile arte del Personal Branding.

Avete qualche caso da raccontarci sulla vostra identità in rete? Siete delle Star sui Social? raccontateci la vostra avventura su WWW.COLAZIONEAWALLSTREET.COM

Tenetevi pronti! Alla prossima

 

PERCHE’ IMPOSTARE UN SISTEMA (PRIMA) DI INVESTIRE

PENSO QUINDI INVESTO – PARTE III

Ci siamo lasciati nell’ultimo post con le valutazioni principali da fare per gestire i propri investimenti limitando al massimo gli errori emotivi.

Oggi proseguiamo nell’ultimo articolo di questo libro cercando di analizzare ciò che l’autore descrive in merito all’impostazione di un corretto sistema di investimento.

Per James Montier il processo viene prima di tutto, anche dei risultati. Abbiamo già parlato in precedenza di quanto la programmazione faccia la differenza tra un professionista ed un principiante, di come non esistano “strade facili” per ottenere ciò che vogliamo. L’impostazione di un sistema definito a priori ci evita inoltre di incorrere nei classici errori cognitivi che portano a scelte “di pancia”, che si rivelano spesso errate.

Da alcuni studi di psicologia, è emerso che la tendenza a concentrarsi su un dato risultato può portare ad una serie di azioni non ragionevoli. Per esempio, laddove oggi le performance di breve periodo contano più di ogni altra cosa, spesso alcuni gestori di fondi finiscono con l’operare (un pò come gli amministratori delegati di alcune società) in borsa basandosi sul fatto che la scelta di alcune azioni può giustificare meglio il proprio operato rispetto ad altre, perchè “è facile da giustificare” ma non perchè rappresenta la scelta migliore in quel momento.

Quali sono quindi le inefficienze dell’impostare un sistema orientato solo al risultato?

  • maggiore attenzione su risultati con alto grado di incertezza
  • raccolta ed utilizzo di tutte le informazioni (anche quelle inutili)
  • scelte effettuate su compromessi
  • maggiore avversione alla perdita
  • scelta di prodotti con requisiti medi che si discostano dal sistema causando performance diverse

Ovviamente tutto ciò a svantaggio dell’investitore.

Per riassumere, basando le proprie decisioni sul risultato, gli investitori tendono ad aumentare l’incertezza, fino a farsi abbagliare dai venditori di fumo e seguire la massa.

DAL RISULTATO AL PROCESSO

Spostiamo quindi il nostro meccanismo mentale cominciando a concentrarci sul processo anzichè sul risultato. Il tutto porta a risultati decisamente migliori, come testimoniato da un esperimento riportato nel libro.

Immaginate di lavorare per un produttore di birra americano, che vuole distribuire in Europa le sue birre, analcolica e leggera. Nel periodo di sperimentazione, i dati di vendita delle due tipologie di birra si equivalgono.

Voi dovete decidere in quale prodotto investire 3 Milioni di Dollari, tenendo conto quali sarebbero i potenziali vantaggi per il prodotto e per la società. Una volta deciso, dovete fare una breve relazione motivando le vostre decisioni. Qualche giorno dopo ricevete una comunicazione riportante il fatto che la sede centrale ha accolto la vostra decisione, tuttavia i risultati sono stati deludenti. Inizialmente le vendite sono andate bene sul prodotto da voi scelto, tuttavia in seguito hanno finito con il calare, assestandosi ad un livello molto basso. I dati mostrano anche i risultati del prodotto che avete scartato. Il processo è stato molto simile, aumento iniziale e calo verso la fine, tuttavia con performance migliori di quello scelto da voi.

A questo punto vi viene comunicato che ci sono altri 10 milioni da investire, e che dovete suddividerli tra i due prodotti. Come distribuirete i soldi?

Oltre a questa informazione, vi viene segnalato quanto segue:

  1. le informazioni ricevute sono sufficienti a prendere una decisione (informazioni di base)

Oppure:

  1. I vostri risultati verranno condivisi anche con professori e studenti. Inoltre la  vostra performance sarà giudicata in base ai risultati delle loro valutazioni (responsabilità del risultato)

Oppure:

  1. La vostra valutazione si baserà sule strategie decisionali, più che sui risultati di quelle strategie. Anche in questo caso verranno coinvolti professori e studenti (responsabilità del processo)

Gli studi hanno dimostrato che il tipo di indicazione ricevuta influiva in modo importante sulla destinazione dei 10 milioni.

Il gruppo cui è stato detto di concentrarsi sul risultato ha stanziato 5.8 milioni sulla birra scelta in origine (scelta errata chiamata “inganno dei costi non recuperabili”).

Il gruppo con informazioni di base ha stanziato i fondi in modo equo (5.1 milioni sul primo tipo di birra scelto).

Il gruppo a cui è stata data la responsabilità di processo ha ottenuto risultati migliori, stanziando 4 milioni sulla birra scelta inizialmente e 6 sul secondo tipo.

Tutto questo vale anche in ambito finanziario per gli investimenti. Focalizzare l’attenzione sul processo decisionale ci aiuta a non preoccuparci di aspetti su cui non abbiamo il controllo, ovvero sui rendimenti, con conseguenti miglioramenti dei risultati nel lungo periodo.

Questo tuttavia non aiuterà nel breve termine, poichè la pressione come abbiamo visto fa si che talvolta le scelte iniziali vengano rimesse in discussione causando errori finanziari.

Come diceva il Sig. Templeton, “il momento giusto per riflettere sul proprio metodo di investimento è quando si stanno ottenendo dei risultati migliori, non quando si sta sbagliando di più”.

Ecco perchè programmare ed essere fedeli al processo scelto è in assoluto la decisione migliore.

E voi siete d’accordo con quanto riportato? Aspettiamo feedback…

Alla prossima!

 

IL TEMPO GIUSTO PER INVESTIRE

PENSO QUINDI INVESTO – PARTE II

Ci siamo lasciati nell’ultimo post con un’analisi preliminare circa le decisioni “comportamentali” che spingono gli investitori (una buona parte) a commettere errori. Da qui la necessità in primis di impostare un sistema efficace, che impedisca di farci governare dalle emozioni nei momenti di mercato più delicati. Ma come possiamo migliorare ulteriormente la nostra strategia?

Ancora una volta James Montier ci viene in soccorso con alcuni consigli utili su come valutare (con buona approssimazione) il momento migliore per entrare ed uscire sul mercato, e lo fa con un gioco…

Lanciate una moneta. Se perdete, dovete all’autore 100 Euro. Ragionando un secondo su questa proposta, vi viene chiesto, per farvi accettare la sfida, quale dovrebbe essere la vincita minima secondo voi per partecipare al gioco: cosa rispondereste?

Per ipotesi Montier suppone che nella risposta si possa giocare solo a multipli di 1 Euro, pertanto la risposta più logica dovrebbe essere 100 Euro.

Tuttavia nell’esperimento la gente indica una cifra più alta. Questo gioco è stato rivolto ad alcuni gestori di fondi comuni, e la media delle loro risposte ha portato al risultato di 200 Euro (quindi il doppio della risposta logica). Questo perchè a parità di montepremi, si è osservato che in generale la percezione della perdita è fra 2 e 2.5 volte più acuta di quella del guadagno (chiamasi “avversione alla perdita”), e questo vale, per non sentirci soli, anche per le scimmie. Oltre a questo, come esseri umani abbiamo sviluppato secondo l’autore una tendenza ad essere miopi, ovvero tendiamo istintivamente a concentrarci sul breve termine tralasciando il periodo medio-lungo.

Questo si riflette nel fatto che statisticamente, le persone che controllano (e variano) più spesso il loro portafoglio sono più soggette a perdite rispetto a coloro che sanno pazientare maggiormente.

Come riportato anche da Joel Greenblatt, autore de “il piccolo libro che batte il mercato azionario”, l’avversione alla perdita è uno dei tanti pregiudizi che ci impediscono di investire secondo la “formula vincente” (nei prossimi post recensiremo anche questo libro). Egli scrive: supponiamo di osservare diligentemente l’andamento delle azioni tutti i giorni, mentre registrano performance peggiori del mercato per molti mesi, addirittura anni…Il portafoglio della FORMULA VINCENTE ha sottoperformato il mercato  in 5 mesi su 12, per ogni periodo analizzato. Su base annua, non è riuscito a battere il mercato solo 1 volta ogni 4 anni. 

Il fatto che alcuni gestori portino con sè questo errore cognitivo legato all’avversione alla perdita, permette loro di essere dubbiosi in merito alle scelte fatte inizialmente, e quindi modificano i portafoglio causando errori ancora più evidenti.

QUALI SONO I MOTIVI CHE CI IMPEDISCONO DI VENDERE?

Nel libro vengono riportati ancora una volta alcuni esperimenti, che fanno emergere come fondamentalmente le due spinte che muovono gli investitori siano l’avversione alla perdita e la propensione al rischio combinate insieme. Viene dimostrato come la gente non percepisca una perdita fino a che non diventa reale (cioè dopo la vendita dei titoli). Ciò induce gli investitori a tenere le azioni in perdita e vendere quelle su cui stanno guadagnando, il fenomeno è conosciuto come “disposition effect”. A seguito di studi approfonditi infatti è emerso che gli investitori vendono le azioni in guadagno 1.7 volte di più rispetto a quelle in perdita, questo perchè hanno la convinzione (spesso errata) che torneranno a salire presto (questo modus operandi vale anche per gli investitori professionali, dove invece di 1.7 il moltiplicatore è 1.2).

Infine è stata stilata da un ricercatore di Chicago (Andrea Frazzini) una classifica di fondi comuni in base alle performance degli ultimi 12 mesi. I fondi con i risultati migliori sono quelli che hanno venduto il maggior numero di azioni in perdita. Tra i migliori il rapporto tra vendita azioni in utile rispetto a quelle in perdita è molto inferiore al valore visto sopra per gli investitori professionali (1.2).

Ecco perchè l’autore introduce l’importanza (con una strategia definita a priori) di uno Stop loss, che possa portare il portafoglio investito a performance decisamente migliori.

Riportando un esempio del libro, immaginiamo una società che abbia comunicato buoni risultati e che il prezzo delle azioni salga. Gli investitori si precipiteranno a vendere dal momento che avranno portato a casa un guadagno. Viceversa se i risultati saranno negativi (e le azioni scenderanno) ci sarà la tendenza, per l’errore cognitivo visto prima, a mantenere le azioni senza liquidare la posizione, nella speranza che le azioni tornino a salire.

La morale quindi è: definite a priori degli STOP LOSS, e ragionate sempre sul disposition effect prima di agire (sia in guadagno che in perdita).

Oltre a questo nel libro viene spiegato quel fenomeno che in gergo tecnico si chiama “effetto dotazione”, ovvero quella difficoltà di separarci da qualcosa che abbiamo comprato (azioni in questo caso). Ecco perchè bisogna mettere un altro punto di attenzione qualora abbiate delle azioni in portafoglio e vogliate aumentarne il numero; il vostro cervello tenderà inconsciamente ad attribuire un valore più elevato di ciò che in realtà è.

Richard Pzena, gestore del fondo Parvest Equity, dice che una prima importante valutazione dipende da come si comporta il titolo quando scende del 25%. A volte si deve comprare di più, altre volte liquidare, sta a noi decidere.

Ora che abbiamo visto come valutare le fasi più delicate di un investimento, ci vediamo al prossimo post dove parleremo di come impostare un sistema (o processo) utile a massimizzare le performance del nostro portafoglio.

Alla prossima!