PERCHE’ IL GOVERNO MONTI NON AVEVA SCELTA!

Per svolgere bene il mio lavoro, ho il compito di non dover convincere le masse, come avviene in certi casi in politica, ma di farvi capire bene i fatti economici che accadono nel mondo per diventare investitori migliori.

Se questo talvolta significa essere “antipatico”, fa parte del gioco, ma i numeri sono numeri, e non mentono mai.

Quindi nel titolo, volutamente provocatorio, cerco di mettere una delle più grandi discussioni degli ultimi anni da un punto di vista meramente numerico, per cercare (se non di farvi cambiare idea, per i contrari) quantomeno per darvi un punto di vista diverso a riguardo.

Cominciamo!

Novembre 2011, Monti diventa Premier (ci resterà fino ad aprile 2013).

La colpa maggiore che gli è stata data è quella di aver mandato in rovina gli italiani con le sue politiche di austerità e le sue tasse malefiche, ma è davvero così?

Partiamo dal 2011…

La cosa che dobbiamo chiederci inizialmente è la seguente: come stavamo messi PRIMA CHE ARRIVASSE MONTI?

Cominciamo come sempre da un’immagine, l’andamento del PIL trimestrale!

Come potete vedere, dopo una breve ripresa dalla crisi del 2008, l’economia inizia a rallentare vistosamente già dalla fine del quarto trimestre 2010 (immagine sotto)

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Ci troviamo chiaramente (e questo anche a novembre 2011 con l’arrivo appunto di Monti) in una fase di forte rallentamento economico. Tutto questo mentre la crisi del debito, partita dalla Grecia, si abbatte con forza sui nostri Titoli di Stato, con lo “Spread” cresciuto a dicembre 2011 (anche qui non certo per colpa di Monti) a 500 punti base (immagine sotto).

spread3.png

A questo punto, (e qui partono le polemiche) il governo Monti vara una serie di riforme definite “restrittive” ai fini di ottenere due cose fondamentali:

  1. far quadrare i conti pubblici 
  2. ridurre lo spread recuperando credibilità sui mercati (dove sempre meno persone erano disposte a prestarci denaro, se non a tassi di usura)

I critici a questo punto affermano che con questa manovra ha affossato la crescita ed impoverito l’Italia.

Per valutare queste critiche, dobbiamo quindi andare avanti ed approfondire il discorso.

Continuiamo con l’affermare che al tempo, ovvero nel 2011, il tasso di interesse sui nostri titoli di stato (prendiamo i BTP decennali) era del 7.1%, un livello (considerato il nostro debito pubblico già molto alto) NON SOSTENIBILE.

In questo caso la dinamica dello spread alto e del debito alto ha avuto 2 conseguenze principali:

  1. le banche italiane, piene zeppe di BTP nei propri bilanci, vedono causarsi con la salita dello spread delle perdite forti (se sale l’interesse, per la relazione inversa il prezzo scende). Perdite nel valore degli attivi significa anche riduzione della capitalizzazione. Qui passiamo all’economia reale, perchè meno capitale per una banca significa che, se il rapporto tra prestiti e capitale deve essere di 10 (stabilito da normative europee) ad esempio, meno capitale significa meno prestiti a famiglie ed imprese. CONSEGUENZA: I PRESTITI CALANO E L’ECONOMIA RALLENTA (PER NON DIRE SI FERMA)
  2. se il debito pubblico italiano è molto alto, e su questo paghiamo interessi sempre crescenti, i mercati ci percepiscono molto rischiosi (fino a quando saremo in grado di ripagare i nostri impegni?) e quindi sempre meno investitori (privati ma anche fondi pensione, altre banche eccetera) comprano il nostro debito, e quindi il rischio era di finire come la Grecia: perdere la fiducia (e quindi l’accesso) ai mercati finanziari e finire sotto l’ombrello della Troika che ci presta soldi (a condizioni dubbie) perchè nessun altro lo fa. Questo però significa anche un’altra cosa: tagliare la spesa pubblica (leggasi “servizi ai cittadini”, in Italia vale il 45% del PIL) per far quadrare i conti. Le famiglie e le imprese poi, vista la “crisi” hanno paura, quindi spendono meno, consumano meno ed investono meno (e cala il PIL).

Tutto questo già nel 2011, Monti arriva a metà novembre e trova questa situazione, voi cosa avreste fatto?

Quello che fa lui, con l’urgenza vista sopra, è una manovra che vale il 2.5% del PIL: 30 miliardi di euro lordi (20 netti): 12-13 miliardi di tagli alla spesa pubblica, 17-18 di nuove tasse. Di questi soldi, 20 miliardi servono per ridurre il deficit e 10 sono utilizzati per finanziare interventi per la crescita.

ATTENZIONE: NOTATE COME LE ULTIME MANOVRE SIANO STATE IN GRAN PARTE FINANZIATE IN DEFICIT (CIOE’ USANDO SOLDI CHE NON ABBIAMO, CREANDO ALTRO DEBITO). MONTI NEL 2011 (PER LA SITUAZIONE VISTA SOPRA) NON PUO’ FARLO. QUINDI MONTI HA DOVUTO DI FATTO TIRARE FUORI 30 MILIARDI SOLO CON TAGLI E RIDUZIONI VARIE, PERCHE’ PRENDERE SOLDI DI ALTRI NON ERA POSSIBILE

Non siete ancora convinti? Proseguiamo…

Approvata la Manovra (tra parentesi dalla maggior parte dei partiti dell’epoca) che parte ufficialmente nel 2012, vediamo la dinamica del PIL trimestrale restare in territorio negativo (non credo che già il PIL del 1 trimestre 2012 sia causa di Monti, ma anche assumendo ciò di fatto non cala ulteriormente rispetto a fine 2011) ed anzi inizia a riprendersi nei trimestri successivi (vedi immagine sopra).

In tutto questo, arriva (finalmente direi) la manna dal cielo di quel Santo di Mario Draghi che, dopo essere diventato Presidente della BCE nel 2011, impiega 9 mesi per far digerire a tedeschi e francesi che effettivamente serve fermare l’emorragia del debito (non solo per noi ma anche per altri paesi) e pronuncia (luglio 2012) la famosa frase del “Whatever it takes” (e credetemi, sarà sufficiente) che consente un ritorno alla “quasi normalità” del nostro spread (300 punti a dicembre 2012 dai 500 di un anno prima).

Ma anche qui voglio porvi una domanda: se l’Italia non avesse messo in regola (o quantomeno intrapreso un percorso per farlo) i conti pubblici, la BCE avrebbe potuto convincere gli altri Paesi della necessità di intervenire sul debito italiano? datevi una risposta…

Concludo (se ancora non siete convinti) con un’ultima annotazione di tipo economico…

Il debito cresce essenzialmente perchè ogni anno un determinato Paese spende più di quanto incassa (si chiama “deficit”). Perciò se hai un debito di 100, e nel corso dell’anno spendi 10 ed incassi 8, avrai 2 di debito aggiuntivo (semplifico per far comprendere il concetto).

Ora, se guardate l’immagine sotto, noterete che già nel 2012 passiamo da -3.7% a -2.9% (considerati gli interessi pagati sul nostro debito, che incidono pesantemente sui conti pubblici, ma ormai lo sapete).

Risultati immagini per istat andamento rapporto deficit/pil

Perciò riportare i conti in ordine, con una diminuzione del rischio Paese, e con la possibilità di continuare a finanziarci sui mercati, era la priorità assoluta.

Possiamo dibattere una vita se le riforme del decreto “salva Italia” siano state fatte bene oppure no, ma la direzione di quella manovra ha sicuramente intrapreso l’unica strada che ci avrebbe permesso di non finire ancora peggio.

Come sempre aspetto i vostri feedback!

Alla prossima

 

INVESTIRE NEL MERCATO ITALIANO E’ UNA SCELTA GIUSTA?

In un momento così delicato come quello attuale, ci sono purtroppo ancora investitori che continuano a commettere i soliti errori. In particolare noi italiani siamo soggetti spesso a quello che più ci piace, definito “home bias”.

Tradotto, investo principalmente in strumenti (azioni o titoli di stato) italiani perché sono quelli che conosco meglio, e perchè il rischio è più basso.

Ma siamo sicuri che sia la scelta giusta? E soprattutto, siamo sicuri, ammesso di ricevere dei rendimenti (cosa non vera ma ipotizziamolo) migliori rispetto al mercato, che in proporzione al rischio che ci prendiamo (ricordate sempre di guardare il rischio, non il rendimento) il gioco valga la candela?

Andiamo quindi a ragionare su quanto detto sopra mettendoci qualche numero…

L’analisi, che cerchiamo di semplificare, si concentra su due asset class: azioni ed obbligazioni (nel primo caso le aziende italiane e nel caso delle obbligazioni parliamo di aziende private ed anche di Titoli di Stato, Bot/BTP ecc..)

Partiamo dal mercato azionario.

Da sempre, quando investo i miei soldi (e quelli dei miei clienti) su questo tipo di investimento, che presenta per ovvie ragioni un rischio maggiore (quantomeno nel breve periodo) cerco sempre di farmi 3 domande:

  1. Il Paese presenta fattori di crescita economica?
  2. Il settore in cui voglio investire presenta delle opportunità di lungo periodo?
  3. I bilanci sono solidi ed il business redditizio?

Questo accade soprattutto quando analizzo società con un business fortemente radicato in Italia, mentre nel caso di aziende di dimensioni maggiori e con una vocazione extra-nazionale, aggiungo un’analisi economica del Paese (o dei Paesi) con cui questa azienda (o quel gruppo di aziende) fa business.

Qualora le risposte siano positive, ecco che valuto poi quanta percentuale del mio portafoglio comprare di quel determinato titolo.

E qui iniziamo a porci alcuni dubbi. Infatti all’interno dell’universo italiano, esistono pregi e difetti, e uno di questi ultimi parla proprio di una crescita economica strutturalmente debole.

Nell’immagine sotto riportata, troviamo il tasso di crescita del PIL (in inglese GDP) reale (al netto dell’inflazione) e come potete vedere presenta dei valori decisamente al di sotto della media mondiale (non è un mistero che anche quest’anno cresceremo dello 0,1/0,2%, fonte dati ISTAT e Fondo Monetario Internazionale).

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Di conseguenza la crescita economica di un Paese impatta inevitabilmente sulle aziende che in quel paese hanno delle attività economiche, ecco perché questo è un fattore di cui tenere conto (vale anche per aziende che operano in altri Paesi, ma citiamo l’Italia per fare un esempio a noi vicino).

Sul tema dei Bilanci ho già scritto articoli su articoli a riguardo (compresi dei file regalati GRATUITAMENTE dove poter fare tutti i calcoli e le analisi che si volete, basta scorrere indietro gli articoli di qualche settimana).

Sul tema settoriale, qui inciderà molto il ciclo economico in cui ci troviamo, a tal proposito vi invito a rivedere una mia intervista in cui spiegavo in dettaglio le 4 fasi del ciclo economico, dove ad ogni fase corrispondono tipologie di investimento e settori più adatti (trovi il link CLICCANDO QUI).

Passiamo ora al tema debito ed obbligazioni.

Se per le società abbiamo speso già anche in questo caso articoli ad hoc (eccone uno) è importante capire cosa valutare nel caso voglia invece analizzare in dettaglio le caratteristiche dei Titoli governativi di un determinato Paese.

Una delle risposte potrebbe sembrare ovvia, ma spero di dirvi qualcosa che non sapete! Infatti, solitamente la prima cosa che viene in mente è guardare al rapporto debito/PIL, dove l’Italia ad esempio presenta una percentuale vicina al 135% (il debito è il 35% in più della nostra ricchezza, data dal Prodotto Interno Lordo appunto).

Questa però è una risposta corretta solo in parte, infatti ciò che davvero conta è il debito NETTO, ovvero il debito (rispetto al PIL sempre) calcolato togliendo riserve di oro e valutarie, questo è il vero indicatore di incidenza del debito su un Paese!

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Nel caso dell’Italia, come possiamo vedere dall’immagine sopra, il rapporto si attesta al 120%, quindi un dato che deve evidentemente farci riflettere.

Insieme a ciò, possiamo dire che un po’ come funziona per le famiglie, se il Paese cresce dello 0,1% annuo, ed il tasso medio pagato sul debito è del 2,9% (fonte: Ministero Economia e Finanze, dove ogni anno gli interessi ci costano circa 65 Miliardi di Euro),  capite bene che il “trend” di lungo periodo non può che peggiorare se non invertiamo la rotta.

Qui sotto trovate i tassi delle emissioni dei titoli di Stato negli anni, da cui si vede come con il calare dei tassi il costo del debito scende, ma in media siamo ancora a livelli importanti, considerato che ogni anno il 30% della nostra spesa pubblica viene usata per pagare interessi e debito pubblico in scadenza.

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Ma la domanda di tutte le domande è: per quanto tempo questa situazione resterà sostenibile?

Adesso capite perché un portafoglio costituito da azioni italiane, Titoli di Stato italiani ed obbligazioni di aziende italiane, NON è un portafoglio ben diversificato in primis, ma soprattutto, per la situazione che stiamo vivendo (vedi numeri sopra) è un portafoglio rischioso.

Come sempre, spero di avervi fornito qualche spunto in più, noi ci vediamo la prossima settimana!

PERCHE’ IL PROBLEMA DEL NOSTRO DEBITO RESTERA’

Adoro le cene in famiglia…quelle con tutti i parenti (non che ne faccia molte, 2-3 volte l’anno) ma sono quelle situazioni dove si scatenano i pareri di ciascuno, dove volano teorie politiche e prese di posizione basate la maggior parte delle volte…sul nulla.

Questo succede anche al bar, al ristorante, al mare quando senti il vicino di ombrellone ergersi a massimo esponente delle alte sfere politico-economiche.

La verità è che davvero in pochi conoscono esattamente le dinamiche di certe situazioni, e ci si basa per lo più sui titoli di giornale o sui servizi del TG (o peggio ancora, sulle “dritte” del cugino a queste famose cene). La fortuna nella mia famiglia è che quel cugino sono io, ma non tutti sono così fortunati (si, sono anche molto modesto :)))

Lasciando da parte gli scherzi e tornando seri, come ho scritto nel titolo il problema del nostro debito credo che non solo resterà, ma sarà destinato a crescere.

E non lo dico per motivi politici, ma semplicemente per motivi matematici. Sono sempre stato un grande fautore della semplicità, ed anche questa volta non voglio smentirmi. Cercherò di farvi capire perchè una società molto nota come Robeco, ha “matematicamente” sottolineato il problema del debito pubblico italiano, e cercherò di semplificarvi i calcoli (per chi avesse voglia e tempo trovate il report di 119 pagine, in inglese, QUI).

Dunque, iniziamo con alcuni termini utili per la formuletta che poi andrò a mostrarvi:

PS: consideriamo le previsioni e le stime dei prossimi 5 anni

  1. Dt = Rapporto Debito pubblico/PIL  al tempo “t” (il numero che vogliamo calcolare)
  2. Dt-1 = Rapporto Debito pubblico/PIL  IERI al tempo “t meno 1” (lo abbiamo già, vale il 133% circa)
  3. Rt = quanto “costerà” in media ogni anno il debito al nostro paese al tempo “t” (il 3,08%)
  4. Gt = quanto cresceremo mediamente in 5 anni come PIL (il 2.75%, cioè ogni anno lo 0,55%)
  5. PBt = Quanto deficit avremo ogni anno per i prossimi 5 anni come conti pubblici? Lo 0,7%! (ricordate, il deficit sono le entrate meno le uscite di un certo Paese, ad ottobre 2018 abbiamo litigato con l’Europa riuscendo a poter “andare in negativo” al 2.04%, perciò un meno 0,7% sarebbe un miglioramento)

Molto bene, ora che abbiamo tutti questi bei dati, inseriamoli in una piccola formuletta:

Dt = (1+Rt)/(1+Gt) * Dt-1 + PBt

Vi risparmio i calcoli, inserendo i numeretti sopra siamo ad un rapporto debito/pil di quasi il 136% alla fine del prossimo quinquennio, e tutto questo senza considerare un aumento sproporzionato dello Spread se i negoziati con l’Europa dovessero andare male ad ottobre (ricordate che bisogna trovare 23 Miliardi nel 2020 ed altri 35 Miliardi nel 2021 per evitare l’aumento dell’IVA). E considerando che già quest’anno ad esempio la crescita potrebbe essere tranquillamente meno della metà di quel famoso 0.5%.

La cosa incredibile? Sempre in questo report si evidenzia come PUR MANTENENDO IL COSTO DEL DEBITO STABILE, PER RIDURRE IL RAPPORTO DEBITO/PIL SERVIREBBE UNA CRESCITA NEI 5 ANNI DI ALMENO IL 4% (tanti auguri, vi metto qui sotto l’ultima stima OCSE “Growth Spring 2019”).

🇲🇹 5.5 🇵🇱 4.2 🇮🇪 3.8 🇸🇰 3.8 🇭🇺 3.7 🇧🇬 3.3 🇷🇴 3.3 🇨🇾 3.1 🇱🇻 3.1 🇸🇮 3.1 🇪🇪 2.8 🇱🇹 2.7 🇨🇿 2.6 🇭🇷 2.6 🇱🇺 2.5 🇬🇷 2.2 🇪🇸 2.1 🇵🇹 1.7 🇩🇰 1.7 🇳🇱 1.6 🇫🇮 1.6 🇦🇹 1.5 🇸🇪 1.4 🇫🇷 1.3 🇬🇧 1.3 🇧🇪 1.2 🇩🇪 0.5 🇮🇹 L’importante è partecipare (0.1)

Adesso tocca a voi, smontate zii, nonni, genitori e cugini, e riprendete il controllo della vostra Tavola!

Ci vediamo domani con la seconda parte dell’articolo su EA SPORT (esempio di analisi fondamentale di un titolo).

A presto!

 

 

 

Come NON arrivare alle elezioni politiche

Il debito pubblico italiano continua a crescere e rispetto allo scorso anno è aumentato di 36 miliardi di euro toccando la cifra record di 2 256 miliardi.

Il nostro rapporto debito/PIL supera quota 132%, peggio fa solo la Grecia che cresce però quasi il doppio di noi (+2,5% contro 1,5%) e di conseguenza si trova in una situazione più favorevole per ridurre il rapporto andando ad aumentare il fattore a denominatore. Ad oggi, in una situazione in cui i tassi d’interesse sono ai minimi storici, paghiamo una quota per la remunerazione degli interessi su questo stock di debito superiore ai 60 miliardi.
Di conseguenza, non appena i tassi ricominceranno a salire, aumenterà di pari passo la quantità di denaro che le nostre casse si troveranno a dover sborsare.

A peggiorar la già grigia situazione incombono i programmi elettorali dei principali partiti politici candidati alle elezioni del 4 marzo prossimo. La quasi totalità, infatti, contiene proposte che inevitabilmente porteranno ad un aumento della spesa e del debito pubblico; è bene tenere a mente questo problema nel prossimo futuro in cui appunto i tassi d’interesse riprenderanno a salire.