ITALIANI ED INVESTIMENTI: PERCHE’ LA GUERRA DI “AVENGERS INFINITY WAR” E’ MENO COMPLICATA

Devo ammetterlo, mi piacciono gli Avengers. Ma ancora di più mi piace quella scienza nata recentemente che noi addetti ai lavori  chiamiamo “finanza comportamentale” (per semplificare la psicologia applicata agli investimenti).

Nell’ultimo report della Consob, uscito qualche giorno fa, circa le abitudini di risparmio ed investimento delle famiglie italiane, emergono chiaramente incongruenze, contraddizioni, lacune, e perché no, opportunità in ambito finanziario.

Eh sì, perché se da un lato la situazione a livello di conoscenze è (diciamolo pure) drammatica, per una persona che ama le sfide come me ciò vuole semplicemente dire che ci sono decisamente dei margini di manovra e di intervento molto grossi.

Ma come sempre mettiamoci i numeri.

COMPETENZE FINANZIARIE

Sul campione di oltre 3.000 persone intervistate:

  • 21/100 non hanno alcuna nozione di base su Inflazione, rapporto rischio/rendimento/diversificazione, caratteristiche dei mutui, interesse composto) e un argomento avanzato in ambito obbligazioni
  • 2/100 sanno rispondere correttamente a tutto
  • 77/100 sanno correttamente 1 o 2 di questi concetti

Sarà forse per questo che 2/3 degli intervistati NON sono disposti ad investire in un prodotto che presenta una (seppur ridotta) possibilità di perdita del capitale (della serie voglio un rendimento sicuro, senza rischi, in breve tempo e con la garanzia di riavere i soldi quando voglio).

Il restante 1/3 degli intervistati invece è tollerante alle piccole perdite (permanenti o recuperabili nel lungo termine).

A livello di strumenti finanziari invece:

  • 30/100 non conoscono nessuno di questi prodotti (Conti correnti/fondi/azioni/obbligazioni)
  • 4/100 li conoscono tutti
  • 20/100 ne conoscono 3 su 5
  • 46 ne conoscono da 1 a 2

Questi numeri ci meravigliano? Niente affatto, perché adesso scopriamo da dove arriva la formazione degli italiani in ambito finanziario: Famiglia, interesse personale, esperienza.

E la consulenza non la mettiamo? Eccola qui! Infatti, il 40% ricorre (udite udite) alla consulenza di amici o parenti, il 40% investe in autonomia, ed il 20% si affida ad un professionista del settore.

Ma la contraddizione non finisce qui, perché il 34% mostra infatti un “disallineamento” tra le proprie competenze “percepite” e quelle reali (si chiama Overconfidence in finanza comportamentale).

Questo disallineamento si manifesta nel fatto che il 40% degli intervistati si riconosce (da solo) elevate capacità di gestione delle proprie finanze.

A questo aggiungiamo che il 54% del campione non è in grado di eseguire un calcolo percentuale (ad esempio il 2% di 100 è 2).

PIANIFICAZIONE FINANZIARIA

Il 60% degli intervistati non la fa. Il 40% invece pianifica un obiettivo alla volta. Tra coloro che non pianificano, il 42% non lo fa perché (secondo lui o lei) non serve, perché manca il risparmio o perché in fondo è sufficiente controllare le spese, mentre il 20% è più onesto: dice che serve ma al momento non ha voglia di pensarci.

Il 26% degli intervistati poi non accantona nulla, in quanto le spese sono maggiori delle entrate.

Perché sostanzialmente la maggior parte degli italiani non investe? Per 2 motivi…

  • Mancanza di risparmi
  • Mancanza di fiducia del sistema finanziario

Ma che strano…eppure pensate che secondo i dati pubblicati dall’ Agenzia delle dogane e dei Monopoli di Stato le somme immesse nei giochi di vario genere dagli italiani ammontano (nel solo 2018) a 19 Miliardi di Euro!

Adesso capite perché volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, questi numeri ci dicono che per migliorare la salute finanziaria dei nostri genitori, figli e fratelli, abbiamo davanti davvero un’autostrada, speriamo solo di insegnare a più persone possibili come guidare!

5 INDICATORI CHIAVE PER SCEGLIERE IL FONDO GIUSTO

Ieri si è conclusa la prima business Breakfast targata Colazione a Wall street. Quasi 150 persone hanno condiviso interessi, idee, emozioni davanti un buffett con l’alternanza di tavole rotonde su aziende e professionisti di primo piano in ambito fintech e più in generale investimenti.

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BUSINESS BREAKFAST DI COLAZIONE A WALL STREET, MILANO 11 OTTOBRE 2019

Ma come sempre ieri era ieri, noi dobbiamo già guardare al futuro e tornare a parlare dei temi che più ci hanno reso autorevoli sulla materia. Quindi avanti tutta con un nuovo articolo, dove andiamo a vedere 5 elementi utili (spiegati in modo facile e veloce) per confrontare diversi fondi comuni di investimento tra di loro.

Oltre al tema dei costi, che non mi stancherò mai di sottolineare (in quanto incide pesantemente nelle performance, e di cui ho parlato in modo approfondto QUI) mi preme sottolineare come in linea generale, prima di analizzare in dettaglio questi 5 indicatori, dovete avere bene in mente una cosa fondamentale:

LASCIATE STARE STELLE, SCUDI E COSE SIMILI, PERCHE’ SONO INUTILI! IN UN PORTAFOGLIO CI PUO’ STARE TRANQUILLAMENTE UN FONDO COMUNE, MA NELLA SCELTA DEL PRODOTTO GIUSTO PER LA VOSTRA STRATEGIA DOVETE SEMPRE GUARDARE COME PRIMA COSA IL COMPORTAMENTO DI QUEL DETERMINATO PRODOTTO IN PASSATO E NELLA FASE DI MERCATO PER CUI LO STATE COMPRANDO

Faccio un esempio pratico…

Se state scegliendo un fondo flessibile (non sono un amante di questa categoria ma rende l’idea in quanto sono fondi con stili di gestione misti) perchè vi aspettate una fase di volatilità sul mercato con possibili ribassi, e state analizzando il “fondo A”, vi rendeteconto che nell’ultimo trimestre 2018, dove in effetti si è verificato proprio un periodo così (volatilità e ribassi) questo fondo ha perso il 10%, quindi probabilmente non sarà il prodotto giusto per il vostro portafoglio.

Viceversa, se il “fondo B”, anch’esso flessibile, nello stesso periodo ha avuto una performance positiva, molto probabilmente sarà guidato da un gestore che si comporta meglio in quella fase di mercato specifica, perciò il prodotto sarà più adatto per la vostra strategia.

Chiarito questo punto FONDAMENTALE, vediamo i 5 indicatori con cui confrontare diversi fondi tra di loro.

Premessa: ognuno di questi indicatori che troverete, può essere valutato su un periodo di 1 anno, di 3 anni, di 5 anni ecc… Come potrete intuire più si allunga l’orizzonte temporale considerato più i dati sono attendibili.

SHARPE RATIO

Extra-rendimento del fondo (differenza tra rendimento del fondo e Tasso “risk free”,  ad esempio EONIA) rapportato al suo rischio (deviazione standard). PIU’ ALTO E’ PIU’ IL FONDO A PARITA’ DI RISCHIO E’ PROFITTEVOLE!

Esempio pratico: Se SR = 0.3 significa che OGNI 1% DI AUMENTO DELLA VOLATILITA’, IL FONDO PERFORMA LO 0.3% IN PIU’ RISPETTO AL TASSO RISK FREE.

 

INFORMATION RATIO

Anche in questo caso MAGGIORE E’ MEGLIO E’! Ci dice l’extra-rendimento del fondo rispetto al Benchmark (ogni categoria di fondi ha un suo indice chiamato “benchmark” da battere, uguale per tutti quelli di una stessa categoria), chiamata in gergo tecnico “alfa”. Stesso discorso dello sharpe ratio, con la differenza che il confronto ed il “rendimento extra per un aumento del 1% del rischio” è confrontato RISPETTO AL BENCHMARK E NON RISPETTO AL TASSO RISK FREE.

 

SORTINO

Qui l’investitore che compra un fondo si chiede: ok il fondo può andare male, ma esiste una performance al di sotto della quale COMUNQUE il mio fondo non soddisferà i miei obiettivi eper me equivarrà ad un risultato negavtivo? CERTO, il valore in questione come sempre è il tasso Risk free.

Quindi, con un esempio pratico per far capire, se il fondo perde non sono contento, ma non sarò ugualmente contento anche se il fondo performa meno del tasso EONIA. Inoltre, essendo la formula di sortino = (Rendimento fondo-Rendimento tasso Risk Free) / DSR, dobbiamo specificare cosa sia il DSR (Downside risk).

E’ semlicemente un concetto di volatilità (quindi rischio) SOLO NEGATIVA (sappiamo che la volatilità può essere concepita anche come fattore positivo). Quindi Sortino PIU’ ALTO E’ MEGLIO E’, e risponde alla domanda: quanto rendimento EXTRA (rispetto al tasso risk free) mi genera il mio prodotto RISPETTO AD UN AUMENTO DEL 1% DELLA VOLATILITA’ NEGATIVA?

 

VAR (Value at risk)

Solitamente considera 2 valori, cioè 95 e 99. Cosa significa?

Semplice: se un VAR95= 0,2%, significa che settimanalmente (oppure giornalmente o mensilmente) il rendimento di quel fondo è stato SUPERIORE allo 0.2% nel 95% dei casi. Più alto è meglio è!

 

MAXIMUM DRAWDOWN

Quale è stata la MASSIMA PERDITA (in un determinato orizzonte temporale) di quel fondo? Più basso è meglio è, perchè significa che il fondo resiste bene ai momenti difficili. Chiaramente troveremo valori più alti di Max drawdown nei fondi azionari rispetto ad esempio a quelli monetari o obbligazionari.

Ed ora come sempre uno spunto pratico! Volete confrontare più fondi tra loro, potete usare il sito Quantalys, nella sezione “confronta fondi” (fino a 5 contemporaneamente nella versione gratuita) e nelle singole schede (vedi esempio sotto) trovate i valori per ogni fondo elencati sopra.

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INDICATORI PER OGNI FONDO COMUNE ESAMINATO

Scrivetemi per dubbi o chiarimenti, e come sempre buon investimento!

Alla prossima!

SERIE A DI CALCIO: QUANDO LA DIVERSIFICAZIONE FUNZIONA BENE!

Ho sempre evitato questo tipo di paragoni, in quanto li ritengo impropri per una materia come quella degli investimenti. Tuttavia, facendo un’unica eccezione alla regola, pubblico prima di andarmene meritatamente in vacanza negli Stati Uniti, un articolo che spero possa far capire alcuni concetti basilari del mondo investimenti anche ai più estranei della materia.

Di seguito vediamo la classifica del Campionato di Calcio di Serie A dal 2010 ad oggi.

ANNO

1 CLASSIFICATA 2 CLASSIFICATA 3 CLASSIFICATA 4 CLASSIFICATA 5 CLASSIFICATA

6 CLASSIFICATA

2010 INTER ROMA MILAN SAMPDORIA PALERMO NAPOLI
2011 JUVENTUS MILAN UDINESE LAZIO NAPOLI INTER
2012 JUVENTUS NAPOLI MILAN FIORENTINA UDINESE ROMA
2013 JUVENTUS ROMA NAPOLI FIORENTINA INTER PARMA
2014 JUVENTUS ROMA LAZIO FIORENTINA NAPOLI GENOA
2015 JUVENTUS NAPOLI ROMA INTER FIORENTINA SASSUOLO
2016 JUVENTUS ROMA NAPOLI ATALANTA LAZIO MILAN
2017 JUVENTUS NAPOLI ROMA INTER LAZIO MILAN
2018 JUVENTUS NAPOLI ATALANTA INTER MILAN ROMA

 

Negli ultimi 9 anni, su 20 squadre che ogni anno partecipano al campionato, se prendiamo le statistiche, ci accorgiamo che nelle prime 6 posizioni (quelle che contano per qualificarsi alle competizioni Europee, le più importanti) si posizionano quasi sempre le stesse squadre (Juventus, Milan, Inter, Napoli, Roma e Lazio):

PRESENZA DELLA SQUADRA NELLE PRIME 6 POSIZIONI NEGLI ULTIMI 9 ANNI

  • JUVENTUS: 8 VOLTE SU 9
  • MILAN: 6 VOLTE SU 9
  • INTER: 6 VOLTE SU 9
  • ROMA: 8 VOLTE SU 9
  • NAPOLI: 9 VOLTE SU 9
  • LAZIO: 4 VOLTE SU 9

Praticamente su una scacchiera di 54 possibili posizioni, ben 41 (i 3/4) appartengono alle “solite 6”.

Cosa significa questo? Significa che se il calcio fosse un ipotetico “investimento” (solo a titolo di esempio, da non confondere con le scommesse sportive che non ci riguardano e non c’entrano nulla) le “probabilità maggiori” di vedere nelle prime 6 posizioni una delle squadre sopra riportate sarebbero molto alte.

Lo stesso discorso probabilmente lo potremmo fare con qualsiasi Sport (pensiamo al Tennis, alla Formula 1, al Basket, sappiamo che storicamente sono sempre gli stessi a vincere).

Ora voglio che ti concentri bene sulla prossima frase, importante per capire il filo logico del discorso:

OGNI ANNO CI SARANNO SEMPRE 20 SQUADRE AI BLOCCHI DI PARTENZA, MA POTRAI SEMPRE CONTARE SU UNA RAGIONEVOLE PROBABILITA’ CHE AI PRIMI POSTI SI PIAZZERANNO LE SOLITE 5/6 SQUADRE

Perché succede questo? Semplice, perché ognuna di queste 5/6 squadre ha giocatori più forti, allenatori più bravi, società alle spalle economicamente più competitive, un pubblico maggiore di tifosi, maggiori sponsor, tutti ingredienti che ogni anno portano queste società a fare meglio delle altre.

Ora, è chiaro che sarà però molto più difficile indovinare ogni anno esattamente la squadra che vincerà il campionato, così come la squadra che si piazzerà al secondo posto, al terzo e così via. Infatti anche se la Juventus ha vinto gli ultimi 8 campionati, non è una garanzia che vincerà anche i prossimi 8.

E questo cosa mi dice sul mondo investimenti? Semplice, che non possiamo esattamente sapere quale sarà in un determinato anno l’asset Class (la squadra) migliore (molti analisti si lanciano in queste “previsioni” che hanno poco senso anno dopo anno, salvo sbagliare piuttosto spesso) tuttavia sappiamo che se ragioneremo su periodi medio-lunghi, e se non ragioneremo sulla singola squadra ma su un gruppo di squadre nel suo complesso, la probabilità di ottenere un certo tipo di risultati da un determinato gruppo di asset (le 6 squadre sopra) saranno a nostro favore.

Traduciamolo nella pratica:

Investire su un singolo titolo, sperando di puntare su un suo guadagno di prezzo, significa puntare sul fatto che una delle 20 squadre (a caso) possa vincere la serie A. Certo, alcune azioni (squadre) avranno più probabilità di altre, ma il rischio di sbagliare è alto, così come il rischio di una perdita forte in portafoglio (e quindi di ritrovarsi quella squadra magari al secondo, al terzo, o magari al sesto posto.

Attenzione però: anche investire su un gruppo di titoli (ad esempio tramite ETF o fondi) per un solo anno di orizzonte temporale, espone ad un rischio che in quell’anno specifico le “solite 6 squadre” non riusciranno a piazzarsi tutte nei primi posti (vedi sopra ad esempio gli anni 2012/2013/2014/2015), e che quindi le performance potrebbero non essere quelle sperate, anche se avremo diversificato bene con probabilità maggiori.

Ecco perché, puntando invece su un gruppo ben definito di squadre, con un orizzonte temporale di medio-lungo periodo (puntando quindi sul fatto che ad esempio nei prossimi 10 anni avremo principalmente queste 6 squadre, indipendentemente dall’ordine, nelle prime posizioni), ci darà molte più chance di conseguire un risultato che per “rischio-rendimento” sarà maggiormente prevedibile e gratificante.

Questo però non sarà l’ultimo post pre-vacanze. Infatti un bellissimo regalo (e sai che a noi piacciono) arriverà per gli iscritti alla nostra newsletter come sempre utile a supporto dei vostri investimenti.

Nel frattempo, visto che la Serie A è già cominciata, vi auguro buon calcio e buon investimento!

 

4 STRUMENTI (GRATUITI) PER I VOSTRI PORTAFOGLI

Mi sono detto… perchè farvi aspettare fino a domani?

In fondo devo darvi tempo di leggere l’articolo, vedere come funzionano i tools, conoscerli e capire come utilizzarli no?

MA PRIMA LEGGETE QUELLO CHE VI SCRIVO, SENNO’ RISCHIATE DANNI PERMANENTI AI VOSTRI DENARI!

Quindi veniamo al sodo:

PORTAFOGLI MODELLO

Il primo tools si chiama PORTFOLIO CHARTS (link in fondo, non serve registrazione). Vi consente di verificare la composizione dei principali portafogli modello fatti da alcuni tra i più importanti investitori della storia (ci sono ad esempio il “Permanent portfolio” – ‘”All Season Portfolio” ecc..).

Come usare questo tool? Semplice, come INTRODUZIONE ALLA CONOSCENZA DI ALCUNI ESEMPI UTILI DI ASSET ALLOCATION! Quindi prima di improvvisarvi piccoli chimici, guardate in dettaglio come investono “altri gestori” e cercate di capire quali logiche potrebbero esserci dietro alla composizione di ciascun portafoglio.

Osservate in particolare dettagli che altri investitori non guardano (ma che sono FONDAMENTALI) OVVERO:

  • Max Drawdown
  • Distribuzione storica dei rendimenti
  • Deviazione Standard

Imparate a capire come si sono comportati i portafogli durante i periodi passati (si è vero, le performance passate non sono indicative di quelle future, le correlazioni sono tutte saltate, si stava meglio quando si stava peggio ecc..). Lasciate stare tutto ciò, concentratevi e OSSERVATE (e lasciate stare chi vi regala il 300% in 5 giorni o vi dà il “portafoglio perfetto” che non perde mai o “i titoli azionari che conosce solo lui grazie a chissà quale analisi magica”).

BACKTEST DI PORTAFOGLIO

Bene, adesso alziamo l’asticella, qui dovrete “smanettare” un pochino, ma cominciate ad essere più professionali. Il sito si chiama Portfolio Visualizer (dovete registrarvi) e vi consente tra le varie cose soprattutto di rispondere alla seguente domanda:

SE NELL’ANNO 19XX AVESSI AVUTO UN PORTAFOGLIO FATTO DA “N %” IN AZIONI, “X%” IN OBBLIGAZIONI E COSI’ VIA, COME SI SAREBBE COMPORTATO FINO AD OGGI?

Questo non solo è molto interessante da studiare, ma vi consente anche di inserire ad esempio i costi di gestione (per vedere QUANTO IMPATTANO ALLA FINE I COSTI % SUL CAPITALE FINALE) e soprattutto vi fornisce un report estremamente dettagliato (vi ho messo un esempio QUI così potete guardare prima di registrarvi, resta comunque gratuito) che potete sempre conservare per le vostre analisi. Inoltre è possibile inserire sia singoli strumenti (es: Vanguard FTSE All World UCITS ecc..) sia singole Asset Class (es: Oro/Obbligazioni High Yield).

CONSIGLIO: Usatelo insieme al primo tool per fare dei backtest dei “portafogli modello” e capire come si comportano in determinate situazioni.

CALENDARIO IPO

Qui andiamo più nello specifico, e più che utilizzare lo strumento dovrete consultarlo, infatti su INVESTING.COM trovate al link sotto riportato il calendario delle prossime IPO (quotazioni iniziali delle aziende in Borsa) su diversi mercati e in diverse date. Da maneggiare con cura, le IPO sono sempre difficili da interpretare, ma comunque utile per aggiungere qualità alle vostre analisi. Non serve registrazione.

PORTAFOGLIO ETF

Ma quanto vi piacciono gli ETF? Me lo chiedete sempre (me lo chiedono anche i miei clienti, eppure io giuro che non gli ho mai detto nulla) ma è possibile anche qui utilizzare come riferimento il sito “JUSTETF”. Una funzionalità molto bella ed utile è il “pianificatore strategico” , che vi guida passo passo nella costruzione di un portafoglio guidato di soli etf (dovete registrarvi ma è gratuito). Molto bello inoltre il report periodico che vi inviano con i vari risultati e con la possibilità di effettuare valutazioni e modifiche periodiche (nei risultati ad esempio sono compresi i dividendi nel caso di ETF a distribuzione), vi ho messo un esempio sotto.

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Bene, ora che abbiamo visto tutto, non mi resta che mettervi i link qui sotto, ricordatevi di iscrivervi alla nostra NEWSLETTER per restare sempre aggiornati sulle prossime novità di Colazione a Wall Street, e soprattutto iscrivetevi al nostro evento LIVE di Milano del 11 ottobre perchè ci saranno ancora tante tante novità.

Ecco i link:

Alla prossima!

DIMENTICA I TWEET: 3 COSE DA SAPERE PER NON FARE ERRORI CON I TUOI SOLDI!

2 Agosto: Donald Trump spara l’ennesimo Tweet contro la Cina dichiarando che tasserà al 10% ulteriori beni per un totale di 300 Miliardi.

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Risultato:

  • tutte le Borse mondiali finiscono in rosso
  • i giornali gongolano con titoli tipo “I Tweet di Trump affossano le Borse”
  • gli investitori (anzi, i “NONvestitori” come li definisco io) vanno nel panico
  • dopo 7 mesi di forti rialzi si diffonde la voce “ecco adesso inizia la recessione”

Ora: la domanda che ti faccio, che ho fatto ai miei clienti quando hanno letto la notizia e mi hanno chiamato in 250 è:

MA A TE…VERAMENTE FREGA QUALCOSA DEI TWEET DI TRUMP?!

Cioè più che altro aiutami a capire una cosa: la tua strategia di investimento si basa davvero su quello che scrive su Twitter un Presidente (degli Stati Uniti ci mancherebbe) che un giorno si e l’altro pure dice tutto il contrario di tutto e spara a zero sulla sua Banca Centrale (la Federal Reserve)?

No perchè se è così davvero, vendi tutto, tieni i soldi sul conto e piuttosto lascia che l’inflazione ti eroda tutto il capitale tra 20 anni, faresti meno danni.

Fortunatamente i miei clienti e tutte le persone (oltre 15.000 sui canali social) che mi seguono sono ben attrezzate perchè ci sono io, ma ciò non vuol dire che ogni tanto succeda di smarrire la via e farsi prendere dall’emotività.

Quindi cerchiamo di rimettere la barra dritta!

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PRODOTTO INTERNO LORDO REALE (IN GRIGIO LE FASI DI RECESSIONI)

Vedi, l’immagine sopra ti dice che nonostante i Tweet, il petrolio, i Subprime, i titoli tecnologici, la recessione (i periodi recessivi sono indicati in grigio), la speculazione, l’avidità, gli algoritmi, la Befana e Babbo Natale, il mondo cresce…SEMPRE!

Ti voglio rivelare un segreto, che ti aiuterà nei tuoi investimenti così come ha aiutato i miei e quelli dei miei clienti (già mi occupo di investimenti se non te lo hanno detto, ma di lavoro! non faccio lo scrittore e non sparo a zero su tutti anche se potrei permettermelo a tempo pieno, amo il mio lavoro cosa ci posso fare?).

Quando investi in azioni, investi nelle aziende, e ci sono solo 3 cose che devi ricordare:

  1. INVESTI NEGLI UTILI E NEI DIVIDENDI CHE LE SOCIETA’ PRODUCONO
  2. NEL LUNGO PERIODO I RISULTATI SI AVVICINANO AL 99% ALLA MEDIA
  3. IL MONDO E’ GRANDE

Vediamo in dettaglio questi 3 punti:

  • il mondo (azionario) se ne frega tra 10 anni di ciò che ha detto Trump ieri (che non sarà più nemmeno Presidente anche se prende il secondo mandato). I mercati continueranno a crescere perchè il mondo si evolve, le aziende si evolvono e nel complesso (meglio evitare singoli titoli vai direttamente sul mercato con gli indici) le persone avranno sempre bisogno di qualcosa, e tu investendo “nel mondo” delle aziende raccogli i loro UTILI ed i loro DIVIDENDI!

 

  • Il mercato rende, al netto dell’inflazione (questa si che deve farti paura, è l’unica cosa che incide VERAMENTE sui tuoi investimenti da qui all’eternità) quanto segue: Azioni 4.5%, Bond 1.5%, Liquidità 1.25% chiaro? E parliamo di media storica, di decine e decine (se non centinaia) di anni, quante cose sono successe per cui avresti detto “il mondo sta crollando”, eppure siamo ancora qua!

 

  • Vogliamo parlare delle economia emergenti come Cina ed India? Ma non solo, più avanti faremo un focus su questi investimenti, pensiamo al Vietnam, pensiamo al Sud-Africa, nuovo punto di riferimento per la Via della Seta nonchè proprietario di diverse materie prime. Queste sono tutte economie che nel lungo termine vorranno dire la loro, e non solo gli Stati Uniti, ma anche l’Europa stessa, cominciano a non essere più così appetibili (vogliamo parlare della crescita degli ultimi anni dell’Europa?)

Quindi cosa ti voglio dire per riassumere? Lascia a queste cazzate il tempo che trovano, la tua strategia non può basarsi sui Tweet, non DEVE, sennò è una strategia a perdere già in partenza. Con i miei clienti abbiamo costruito dei portafogli a prova di Tweet, ben diversificati, che adesso stanno cogliendo a pieno questi 7 mesi di mercati positivi, e che quando arriveranno le “botte” (perchè quelle arrivano comunque sia chiaro) saremo ben preparati a difenderci.

Questo è il segreto di un buon portafoglio, che tutti i consulenti dovrebbero consigliare ma che alla fine non succede, se non per i costi esagerati che ti applicano o per “le strategie pagate a peso d’oro che hanno solo loro e che poi ti costano 10 volte una consulenza”:

COGLIERE A PIENO I RIALZI DEI MERCATI E LA CRESCITA DELLE AZIENDE E DELLE VARIE ECONOMIE, MA ANCHE SAPERSI DIFENDERE NEI MOMENTI DIFFICILI A COSTI RIDOTTI!

Come sempre, se vuoi sapere come fare o se hai dubbi/domande non esitare a scrivermi.

Alla prossima

 

Piani di accumulo: cosa sono e come funzionano

Nella puntata odierna della rubrica mensile tenuta da Francesco Casarella e dedicata agli investimenti, parliamo di piani di accumulo e lo facciamo in un modo diverso rispetto al solito.

Vediamo insieme un po’ di teoria: i piani di accumulo sono degli investimenti periodici di denaro e possono essere mensili, trimestrali, semestrali o annuali e sono investimenti che vengono fatti in ETF o in fondi comuni/SICAV.

Gli elementi importanti all’interno dei piani di accumulo sono:

la costanza: per essere un investimento efficace e svolgere quindi la sua funzione, bisogna fare in modo che una volta stabilite la durata e l’importo mensile, trimestrale, semestrale o annuale che sia, bisogna cerca, per quanto possibile, di rispettarlo portandolo fino in fondo – questo per evitare di far perdere efficacia all’investimento.

stabilire un capitale: ricordando che nella maggior parte dei casi, per esempio un piano di accumulo mensile di 100 euro/mese, il primo versamento equivale ad un’annualità quindi 100 euro al mese vuol dire che il primo versamento sarà di 1200 euro.

il prodotto: è consigliato sceglierlo con il supporto di un consulente ed è da ricercarsi tra le diverse tipologie di fondi o ETF. Solitamente per orizzonti temporali molto lunghi è preferibile un pacco azionario piuttosto che magari un obbligazionario bilanciato consigliato per orizzonti più brevi.

– Porre attenzione alla tematica spese: questo perché, soprattutto quando parliamo di piccoli importi, pesano ancora di più. In questo caso le possibili commissioni che l’investitore si trova a pagare sono:

  • Commissione di ingresso
  • (Commissioni di uscita)
  • Commissioni di gestione
  • Commissioni di diritto fisso
  • (commissioni di performance)

Le commissioni di uscita e di performance sono tra partentesi perché solitamente non ci sono, però, qualora dovessero esserci è necessario valutarli attentamente perché a questo punto conviene scegliere dei prodotti che non le presentano e risulta quindi importante confrontare le diverse offerte.

Le commissioni di gestione vengono invece spalmate durante l’anno e le commissioni di diritto fisso sono quelle che vengono applicate ai versamenti eseguiti nei piani di accumulo – queste vanno solitamente dai 9 euro a salire.

Ora vediamo il funzionamento nella commissione di ingresso nel Piano di Accumulo:

ipotizziamo sempre 100 euro al mese sul fondo azionario XY per 10  anni: l’investimento totale è quindi di 12.000 euro. La commissioni per investire nel fondo azionario XY – ipotizzando che i 12.000 vengano investititi in un’unica soluzione, sarebbe del 3% tradotto equivale a 360 euro totali. Però, visto che in questa sede si prendono in considerazione i piani di accumulo, sul primo versamento (che si ricorda essere di 1200 data l’annualità anticipata) viene applicato il 30% della commissione totale, quindi in questo caso circa 120 euro: il resto invece, cioè i 240 euro, verranno spalmati sui 10 anni, durata del piano di accumulo. Quindi attenzione perché anche supponendo 240 euro equivalgono a 24 ero all’anno, quindi fondamentalmente 2 euro al mese: dato l’importo irrisorio del versamento, 100 euro, le commissioni cominciano a divenire importanti erodendo le performance (ecco perché le commissioni sono fondamentali nel PAC).

Ora andiamo a vedere, tramite la schermata interattiva, una simulazione su un PAC da 100 euro al mese con durata 10 anni e con versamento inziale di 1200 euro: con un rendimento dell’1% il PAC ci garantisce circa 13900 euro, mentre con un rendimento del 2%, lo stesso PAC ci garantisce 14700; la differenza è quindi di 1000 euro in più semplicemente passando dall’1 al 2% che tradotto significa o un rendimento maggiore o dei costi inferiori.

Quindi ricapitolando il PAC è idoneo per chi:

– ha poco capitale (quindi non si hanno importi di 10.000 – 20.000 euro da investire subito in un’unica soluzione)
– non vuole correre grossi rischi con i propri investimenti
– ha un orizzonte temporale di medio-lungo periodo (minimo 5 anni)

Se non si posseggono le 3 caratteristiche menzionate ha poco senso fare un PAC.

Esso non costituisce però sempre la scelta migliore. Ad esempio vediamo una simulazione di Vanguard sul mercato americano, che ha confrontato un investimento di $1.000.000 in un’unica soluzione contro un investimento di $100.000 all’anno sotto l’ipotesi che facendo il PAC, la differenza tra il milione e i 100.000 investiti mensilmente (quindi 900.000 a scalare) rimanga sul CC liquidi. Vanguard, sotto l’ipotesi menzionate ha confrontato esattamente 3 portafogli: 100% azionario, 60% azionario e 40% obbligazionario e 100% obbligazionario il tutto su di un orizzonte temporale di 10 anni in periodi che vanno dal 1926 al 2011. Questa simulazione ha evidenziato il risultato che l’investimento in un’unica soluzione nel 67% dei casi fa meglio del PAC (meglio di un 2,3%) e più si allarga la contribuzione del PAC – quindi facendola semplice il PAC mensile funziona meglio del PAC semestrale che funziona a sua volta meglio del PAC annuale, questo su un orizzonte di 100 anni. Sul PAC c’è però da dire che nelle fasi di mercato ribassiste ha contenuto le perdite molto di più che un investimento in un’unica soluzione: ecco perché il PAC è idoneo per chi è avverso al rischio come menzionato poco fa.

Un’altra simulazione verte sugli indici total return (movimenti di prezzo più reinvestimento dei dividendi) su di 3 mercati: americano S&P500, MSCI Euro e MSCI Mercati Emergenti. La simulazione è stata fatta su 3 periodi diversi a partire dagli anni 2000 (picco della bolla tecnologica) su periodi di 5 anni,  10 anni e 14 anni. Dal grafico di può evincere come sostanzialmente in America tra lo S&P 500, seppur all’inizio vi è una differenza a favore del PAC, alla fine dei 14 anni si arriva sostanzialmente allo stesso risultato.

Per la zona invece MSCI Euro, vediamo come il PAC ha preformato meglio, sempre considerando l’orizzonte più lungo di 14 anni, segnando quasi il doppio a livello percentuale.
Nei mercati emergenti invece si inverte la considerazione: l’investimento in un’unica soluzione ha preformato quasi il doppio del PAC.

Per concludere possiamo dire che se avete poco capitale, un orizzonte temporale di medio lungo periodo e non siete inclini a sopportare determinate perdite o cali di mercato brusche, il PAC in questo caso può andare bene per il vostro portafoglio.

Daniele Fontana

 

LE 5 DIFFERENZE TRA FONDI COMUNI ED ETF

Prima di spiegare le 5 differenze importanti tra fondi ed ETF, dobbiamo anche riconoscere che entrambi i prodotti hanno un punto in comune, ovvero sono “contenitori di qualcosa” (azioni, titoli di Stato ecc..).

Vediamo quindi in cosa si distinguono:

  1. I fondi hanno bisogno di un collocatore (solitamente una banca o un promotore finanziario), ecco perchè bisogna rivolgersi a loro e perchè alcuni prodotti saranno disponibili in una Banca ed altri no (ogni istituto ha i suoi). Gli Etf invece sono quotati in Borsa, quindi ti basta avere un deposito titoli per acquistarli in qualsiasi banca.
  2. I fondi generalmente hanno una gestione attiva (dietro c’è un team di persone che costantemente opera con gli strumenti all’interno del fondo per battere un benchmark, ovvero un riferimento che stabilisce le performance relative del fondo). Inoltre i fondi non sono quotati, quindi puoi fare solo un acquisto o una vendita ogni giorno. Gli Etf invece sono a replica passiva, ovvero “copiano” esattamente un determinato mercato di riferimento (ad esempio un ETF sull’indice italiano FTSE MIB replicherà fedelmente tale performance). A differenza dei fondi gli Etf possono, invece, essere acquistati o venduti in qualsiasi istante (come le azioni, da qui la dicitura degli ETF come ibridi tra fondi ed azioni). Ecco perchè il trading si adatta meglio agli ETF e non ai fondi.
  3. Nei fondi il prezzo delle quote viene stabilito a posteriori rispetto al monento dell’acquisto. Il prezzo dell’Etf invece lo puoi conoscere prima di passare l’ordine, basta vedere il book di negoziazione.
  4. Nel caso dei fondi spesso puoi scegliere per uno stesso prodotto tra accumulo (cedole reinvestite nel capitale) o distribuzione (pagate sul tuo conto corrente). Con gli Etf la scelta non c’è (puoi scegliere un ETF che sia SOLO accumulo o SOLO distribuzione).
  5. I costi di gestione dei fondi sono più alti di quelli degli Etf (anche di 4 o 5 volte). Per i fondi si parla di un 1-2% a seconda della tipologia (si va dai monetari che sono i più economici agli azionari che sono i più cari). Scegli un fondo solo se è in grado di battere il mercato facendoti recuperare il suo maggior costo (solitamente 1 su 5). Un valido aiuto si trova sul sito MORNINGSTAR.

Alla prossima!