ITALIA – GRECIA, RIDE BENE CHI NON E’ ULTIMO!

Sembra incredibile, ma è successo! Come possiamo notare dal grafico Bloomberg qui sotto, i rendimenti a 5 anni della Grecia oggi rendono tanto quanto quelli dell’Italia.

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Insomma sono riusciti a sorprendere anche me che avevo già parlato di come la situazione italiana fosse complicata (un mese e mezzo fa quando mi aspettavo uno storno sui mercati, poi con i 4 motivi per cui vedevo “rosso” per il nostro Paese).

Però così esageriamo, e quindi se prima avevo pensato di liquidare la mia posizione Short sui BTP (aperta circa un mese fa) resto dell’idea che la mia quota da destinare a prodotti “contrarian” (la parte di portafoglio che “copre” in fasi di ribasso) sia ancora valida, anche se da monitorare con attenzione.

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Avevo detto del fatto che vi erano 4 punti per cui ero preoccupato sull’Italia, che riassumo brevemente (per ordine di importanza) a cui ne aggiungo altri 2:

  1. Manovra finanziaria di ottobre (senza coperture adeguate) con aumento IVA
  2. Debito eccessivo, crescita nulla (ultimi dati ISTAT YoY -0.1%)
  3. Agenzie di rating (se qualcuna aveva “sospeso” il giudizio non credo succederà di nuovo)
  4. Tenuta del Governo
  5. Cambio al vertice BCE
  6. Sorpasso della Grecia

In particolare questo punto si è aggiunto pochi giorni fa, perchè non tanto a 5 anni, quanto lo “spread a 10 anni” risulterebbe significativo in termini di sorpasso (e non manca molto, circa 21 BP). Questo non farebbe che aumentare il “rischio” percepito sul nostro Paese con un effetto avvitamento molto insidioso.

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La differenza è che i greci escono da anni di manovre lacrime e sangue, e nell’ultimo anno crescono al 2.1% (Italia 0.1%).

A questo punto che succede? Succede che per chi non è ancora entrato sui BTP farebbe bene ad aspettare (non è ancora a mio avviso un punto di ingresso per comprare BTP convenienti per rischio-rendimento) e capire l’evoluzione della questione sul nostro debito.

Tutto questo mentre anche all’esterno il contesto si fa complicato, con il problema dei dazi che riduce le nostre esportazioni e quindi “toglie” uno di quei pochi sostegni economici che ancora ci permettevano di recuperare qualcosa.

Quel “menomale che è successo a loro e non a noi” potrebbe diventare un ricordo sbiadito, perchè adesso al centro dei mercati Europei siamo di fatto diventati il primo, grande, inevitabile, punto di attenzione.

Anche i nostri CDS a 5 anni (il premio che si paga per assicurarsi dal rischio di fallimento di uno Stato o di un’impresa) sono  saliti a molto solo nell’ultimo mese (+ 19,3%) altro segnale del fatto che i mercati hanno “acceso un faro” su di noi (e non solo la Commissione UE).

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Alla prossima!

Come NON arrivare alle elezioni politiche

Il debito pubblico italiano continua a crescere e rispetto allo scorso anno è aumentato di 36 miliardi di euro toccando la cifra record di 2 256 miliardi.

Il nostro rapporto debito/PIL supera quota 132%, peggio fa solo la Grecia che cresce però quasi il doppio di noi (+2,5% contro 1,5%) e di conseguenza si trova in una situazione più favorevole per ridurre il rapporto andando ad aumentare il fattore a denominatore. Ad oggi, in una situazione in cui i tassi d’interesse sono ai minimi storici, paghiamo una quota per la remunerazione degli interessi su questo stock di debito superiore ai 60 miliardi.
Di conseguenza, non appena i tassi ricominceranno a salire, aumenterà di pari passo la quantità di denaro che le nostre casse si troveranno a dover sborsare.

A peggiorar la già grigia situazione incombono i programmi elettorali dei principali partiti politici candidati alle elezioni del 4 marzo prossimo. La quasi totalità, infatti, contiene proposte che inevitabilmente porteranno ad un aumento della spesa e del debito pubblico; è bene tenere a mente questo problema nel prossimo futuro in cui appunto i tassi d’interesse riprenderanno a salire.