Spunti di investimento in attesa delle elezioni Europee 2019

Bene, ci siamo quasi…da qui alla prossima settimana prenderà forma la nuova composizione a livello Europeo (si vota per il Parlamento UE) che definirà da giugno in avanti la politica dei diversi paesi dell’Area.

Molti sono ancora indecisi, troppi forse ancora non hanno letto (e mai leggeranno) i programmi dei diversi partiti (fatelo vi prego), ma a noi questo poco importa, perché qui dobbiamo ragionare ESCLUSIVAMENTE IN TEMA DI INVESTIMENTI.

Questo nonostante il Premio Nobel J.Stiglitz sia convinto (e lo sono anche io) che politica e finanza in Europa viaggino strettamente legati tra loro.

Ma veniamo come sempre alle questioni pratiche…

Stando agli ultimi sondaggi, la Coalizione PRO Europa (soprattutto il Partito Popolare, con Socialisti e democratici) dovrebbe comunque superare il 60% dei seggi (in totale 751 con la Gran Bretagna presente) contro un 34% circa invece di Coalizione Anti Europa (soprattutto il Gruppo messo insieme da Matteo Salvini).

Quindi seppur vero che stiamo assistendo ad un avanzamento dei “sovranisti” ci sono ancora dei margini dal punto di vista della tenuta dell’attuale struttura Europea.

Questo però non toglie che 2 sono le tematiche su cui a mio modo di vedere occorre fare attenzione:

  1. Gran Bretagna: Il partito PRO BREXIT (Brexit Party) di Farage sembra essere nettamente in vantaggio (34%) nei confronti sia dei conservatori (11%, della premier May) che dei Laburisti (21%). Questo potrebbe quindi essere il preludio al problema che tornerà in auge subito dopo le elezioni, ovvero quando tornerà a farsi sentire la pressione sulla possibile uscita della Gran Bretagna. I sondaggi parlano chiaro, gli inglesi sono stufi del tira e molla e l’attuale Governo britannico sembra aver perso credibilità, tutto questo avrà inevitabilmente un peso sulla decisione finale

 

  1. Italia: che dire del nostro Paese dove ormai l’attuale maggioranza (Lega + M5S) sembra spaccata su tutte le tematiche? Tutto questo si ripercuote anche in Europa, dove il M5S si è rifiutato di far parte della “coalizione Salvini”. Che sia una strategia per indebolire l’alleato in modo da preparare il terreno ad uno scontro tutto italiano post elezioni? Tutto questo non farebbe che accentuare il “problema Italia” (focus sui conti pubblici e prossima Manovra di Finanziaria ad ottobre) che si ritroverebbe incertezza non solo economica ma anche politica

 

Tutto ciò ricordando che a fine ottobre il buon Mario Draghi lascerà la presidenza della Banca Centrale Europea, quindi bisognerà prepararsi al suo successore che potrebbe anche non essere così “disposto” a supportare i Paesi in difficoltà.

Bene, ora che abbiamo portato un quadro generale di quella che è l’attuale situazione, vediamo dal punto di vista degli investimenti quali potrebbero essere alcuni spunti (per essere più specifici bisognerebbe entrare in dettaglio di ogni singolo investitore, ma non ne abbiamo il tempo e la possibilità per ovvie ragioni) da portarsi dietro PRIMA delle elezioni (DOPO è troppo tardi).

 

  • Alleggerimento del rischio, aumento del peso della liquidità. Questo perché in una situazione di nervosismo, i sondaggi dicono che l’Europa dovrebbe tenere, ma potrebbe benissimo arrivare la “sorpresa” dei partiti sovranisti e portare ad un calo forte delle diverse Asset Class (azioni e Titoli di Stato su tutti). Quindi portare a casa i guadagni accumulati da inizio anno ed aspettare liquidi l’esito potrebbe permettere in caso di ribassi di entrare a quotazioni migliori. In caso contrario, se dovesse delinearsi uno scenario più tranquillo e di favore per i mercati, si potrebbe rientrare consci di una situazione più stabile a livello politico

 

  • Italia in Stand-By: Ottobre sarà il mese chiave, fino ad allora i rendimenti sui Titoli di Stato italiani non sono così allettanti da permettersi un’esposizione a riguardo, addirittura c’è chi ha guadagnato con posizioni Short (chissà chi) in attesa di capire cosa succederà all’attuale Governo. Ma la matematica non è un’opinione, e sarà la cruda matematica a mettere il Paese davanti all’evidenza di reperire risorse difficilmente reperibili per la prossima manovra economica. Questo potrebbe riflettersi in un aumento dei rendimenti ed un conseguente calo delle quotazioni

 

  • La ripresa dell’inflazione (in….). Un fattore da prendere in considerazione, con i Titoli di Stato (non le obbligazioni societarie visto che Steve Eisman ha spiegato i motivi per cui potrebbe essere la prossima bolla) legati all’inflazione che potrebbero riprendere slancio da una Banca Centrale più prudente ed un mercato del lavoro a pieno regime

 

  • I mercati emergenti: qui (selezionando attentamente i Paesi, alcuni offrono delle opportunità, altri sono in mezzo ad una strada) possono esserci dei ritorni più allettanti rispetto alle valutazioni di Paesi sviluppati. Una possibile soluzione potrebbe essere puntare su Obbligazioni sovranazionali (BEI/BERS ecc) in valuta locale del Paese giusto (quale? Se non siete miei clienti non potrete saperlo mi dispiace)

Questi sono solo alcuni degli spunti in vista dei prossimi mesi, che si annunciano comunque nervosi, delicati, dove l’aspetto emotivo andrà fortemente controllato per evitare di incappare in errori che potrebbero costare molto molto caro.

Alla prossima!

EA: ANALISI DI UN TITOLO, PARTE 3, LIMITA LE SPESE!

Si, dovevo pubblicarlo ieri questo articolo, chiedo scusa ma il lavoro è sempre molto ed ogni tanto anche io sono costretto a posticipare le cose. Ci siamo lasciati qualche settimana fa con l’inizio dell’analisi fondamentale (prendendo come spunto il titolo Electronic Arts) ed iniziando a valutare diversi aspetti del bilancio aziendale partendo dal conto economico (potete rileggere l’articolo precedente QUI). Ora, proseguiamo con le altre voci di bilancio e soprattutto cerchiamo di capire come interpretarle (vi ricordo che sempre nell’articolo precedente trovate i siti web GRATUITI dove cercare tutti i dati utili per l’analisi della vostra azienda).

Riprendiamo il Conto Economico (la prima parte) per concludere questa sezione di informazioni:

ANNO 2015 2016 2017 2018
CONTO ECONOMICO
RICAVI (FATTURATO)  4.515.000,00  4.396.000,00  4.845.000,00  5.150.000,00
COSTO DEL VENDUTO (CDV)  1.429.000,00  1.354.000,00  1.283.000,00  1.277.000,00
SPESE G.LI/AMM.VE/VENDITA  1.033.000,00  1.028.000,00  1.112.000,00  1.110.000,00
SPESE RICERCA E SVILUPPO  1.094.000,00  1.109.000,00  1.205.000,00  1.320.000,00
AMMORTAMENTI   –    –     –     –  
INTERESSI PASSIVI -31.000,00 -28.000,00 -47.000,00 -44.000,00
IMPOSTE  50.000,00 -279.000,00  243.000,00  406.000,00
  • SPESE GENERALI-AMMINISTRATIVE-DI VENDITA: trattandosi di spesa, vale la regola che più basse sono meglio è, ma soprattutto, nel corso degli ultimi 4-5 anni, devono risultare stabili nel tempo (cosa che per EA si vede molto bene). Solitamente non dovrebbero inoltre superare il 50% del profitto lordo (Ricavi meno CDV).

 

  • SPESE DI RICERCA E SVILUPPO: ora, su questa voce, considerando lo stesso discorso del “meno è meglio” dobbiamo aprire una piccola parentesi, ovvero “dipende dal settore in cui l’azienda opera”. Questo perchè, se è pur vero che le spese di ricerca e sviluppo, come dice il buon Warren Buffett, se sono alte significa che l’azienda per restare in piedi dovrà sempre di più “inventare e sviluppare” nuovi prodotti o servizi, bisogna anche dire che mi aspetterò spese di R&S più alte in determinati settori (pensiamo alla tecnologia oppure al farmaceutico) piuttosto che ad esempio in un’azienda di vestiti o del settore finanziario (anche se qui di “invenzioni” ne sono state fatte comunque molte :)) Ciò comunque non toglie che un’azienda SANA con spese R&S basse sia indubbiamente preferibile rispetto ad un’azienda dello stesso settore con importi di questa voce più elevati. Qualora fossero nulle, può tranquillamente accadere, e non sarà una cosa negativa. Prendiamo il caso EA, dove sicuramente per lo sviluppo di nuovi videogiochi una componente di R&S è quantomeno legittima, e comunque anche in questo caso sempre lineare e pari a circa 1/3 del profitto lordo.

 

  • AMMORTAMENTI: anche qui meno è meglio, solitamente anche questi entro il 10% del profitto lordo (non mi dilungo su questo tipo di voce, per le definizioni avete wikipedia)

 

  • INTERESSI PASSIVI: Sapete bene quando parlo degli interessi passivi, di solito mi riferisco ad esempio ai problemi degli interessi che il nostro Paese paga sul suo debito enorme. Ciò significa che lato conti pubblici nonostante gli sforzi dei vari Governi di Incassare più di quanto spendano, quando poi al conto totale bisogna aggiungere 60-70 Miliardi di Euro OGNI ANNO (se va bene, pensiamo solo all’ultima manovra che vale circa 30 Miliardi per capire quanto pesino gli interessi) i conti non tornano comunque. Per le famiglie e per le imprese vale lo stesso discorso, ecco perchè la voce interessi passivi (che sono quindi gli interessi relativi ai debiti che ha un’azienda, debiti che troveremo successivamente quando analizzeremo lo Stato patrimoniale) è molto importante, e più bassa è meglio è (mi sembra di averlo già detto, se poi non ci sono proprio allora l’azienda praticamente non ha debiti). E come il debito, è importante che un’azienda abbia sempre questa voce sotto controllo, lineare, ricordando che un’azienda sana tenderà a preferire il debito in contesti di tassi d’interesse bassi, quando il costo è decisamente conveniente.

Con questo abbiamo concluso il nostro articolo, e vi dò appuntamento alla prossima puntata dove concluderemo la valutazione del conto economico con le voci più “piccanti”.

Buona serata

PERCHE’ IL PROBLEMA DEL NOSTRO DEBITO RESTERA’

Adoro le cene in famiglia…quelle con tutti i parenti (non che ne faccia molte, 2-3 volte l’anno) ma sono quelle situazioni dove si scatenano i pareri di ciascuno, dove volano teorie politiche e prese di posizione basate la maggior parte delle volte…sul nulla.

Questo succede anche al bar, al ristorante, al mare quando senti il vicino di ombrellone ergersi a massimo esponente delle alte sfere politico-economiche.

La verità è che davvero in pochi conoscono esattamente le dinamiche di certe situazioni, e ci si basa per lo più sui titoli di giornale o sui servizi del TG (o peggio ancora, sulle “dritte” del cugino a queste famose cene). La fortuna nella mia famiglia è che quel cugino sono io, ma non tutti sono così fortunati (si, sono anche molto modesto :)))

Lasciando da parte gli scherzi e tornando seri, come ho scritto nel titolo il problema del nostro debito credo che non solo resterà, ma sarà destinato a crescere.

E non lo dico per motivi politici, ma semplicemente per motivi matematici. Sono sempre stato un grande fautore della semplicità, ed anche questa volta non voglio smentirmi. Cercherò di farvi capire perchè una società molto nota come Robeco, ha “matematicamente” sottolineato il problema del debito pubblico italiano, e cercherò di semplificarvi i calcoli (per chi avesse voglia e tempo trovate il report di 119 pagine, in inglese, QUI).

Dunque, iniziamo con alcuni termini utili per la formuletta che poi andrò a mostrarvi:

PS: consideriamo le previsioni e le stime dei prossimi 5 anni

  1. Dt = Rapporto Debito pubblico/PIL  al tempo “t” (il numero che vogliamo calcolare)
  2. Dt-1 = Rapporto Debito pubblico/PIL  IERI al tempo “t meno 1” (lo abbiamo già, vale il 133% circa)
  3. Rt = quanto “costerà” in media ogni anno il debito al nostro paese al tempo “t” (il 3,08%)
  4. Gt = quanto cresceremo mediamente in 5 anni come PIL (il 2.75%, cioè ogni anno lo 0,55%)
  5. PBt = Quanto deficit avremo ogni anno per i prossimi 5 anni come conti pubblici? Lo 0,7%! (ricordate, il deficit sono le entrate meno le uscite di un certo Paese, ad ottobre 2018 abbiamo litigato con l’Europa riuscendo a poter “andare in negativo” al 2.04%, perciò un meno 0,7% sarebbe un miglioramento)

Molto bene, ora che abbiamo tutti questi bei dati, inseriamoli in una piccola formuletta:

Dt = (1+Rt)/(1+Gt) * Dt-1 + PBt

Vi risparmio i calcoli, inserendo i numeretti sopra siamo ad un rapporto debito/pil di quasi il 136% alla fine del prossimo quinquennio, e tutto questo senza considerare un aumento sproporzionato dello Spread se i negoziati con l’Europa dovessero andare male ad ottobre (ricordate che bisogna trovare 23 Miliardi nel 2020 ed altri 35 Miliardi nel 2021 per evitare l’aumento dell’IVA). E considerando che già quest’anno ad esempio la crescita potrebbe essere tranquillamente meno della metà di quel famoso 0.5%.

La cosa incredibile? Sempre in questo report si evidenzia come PUR MANTENENDO IL COSTO DEL DEBITO STABILE, PER RIDURRE IL RAPPORTO DEBITO/PIL SERVIREBBE UNA CRESCITA NEI 5 ANNI DI ALMENO IL 4% (tanti auguri, vi metto qui sotto l’ultima stima OCSE “Growth Spring 2019”).

🇲🇹 5.5 🇵🇱 4.2 🇮🇪 3.8 🇸🇰 3.8 🇭🇺 3.7 🇧🇬 3.3 🇷🇴 3.3 🇨🇾 3.1 🇱🇻 3.1 🇸🇮 3.1 🇪🇪 2.8 🇱🇹 2.7 🇨🇿 2.6 🇭🇷 2.6 🇱🇺 2.5 🇬🇷 2.2 🇪🇸 2.1 🇵🇹 1.7 🇩🇰 1.7 🇳🇱 1.6 🇫🇮 1.6 🇦🇹 1.5 🇸🇪 1.4 🇫🇷 1.3 🇬🇧 1.3 🇧🇪 1.2 🇩🇪 0.5 🇮🇹 L’importante è partecipare (0.1)

Adesso tocca a voi, smontate zii, nonni, genitori e cugini, e riprendete il controllo della vostra Tavola!

Ci vediamo domani con la seconda parte dell’articolo su EA SPORT (esempio di analisi fondamentale di un titolo).

A presto!

 

 

 

PARTE 1/2: COME VALUTARE UN TITOLO AZIONARIO +18.7% (SE TE LO PUOI PERMETTERE)

Il segreto di tutti i segreti, peccato che non esista, oppure tutti sarebbero milionari!

Quanto volte sentiamo dire “vediamo quel titolo a rialzo” oppure “guadagna il X% con le azioni YY” oppure ancora “portiamo il nostro giudizio da Hold a Buy sul titolo XY”.

Come direbbe un noto cantante…TUTTO MOLTO INTERESSANTE!

Ma quindi cosa facciamo, non investiamo più? Questo decisamente non è consigliabile e direi che basta l’immagine riportata qui sotto per confermare quanto ti ho appena detto: SE NON INVESTI PERDI SOLDI! Suona strano vero? Eppure la storia ci dice che funziona così, con un piccolo accorgimento però…se investi DEVI FARLO NEL MODO GIUSTO (cosa non proprio scontata).

10k

Ecco quindi che in un portafoglio (che tu sia giovane o meno giovane) una quota piccola o grande andrà comunque destinata al mercato azionario, e qui assistiamo spesso alle cose più strane, alle truffe più incredibili, ai ragionamenti più assurdi.

Bene, lascia che ti dia qualche spunto pratico-operativo, cosa che da sempre contraddistingue il nostro blog visto che io INVESTO NON SOLO I MIEI SOLDI, MA ANCHE QUELLI DEI MIEI CLIENTI, e tu sai che io so di cosa parlo.

Vediamo quindi 2 consigli utili:

CONSIGLIO N.1 (CONOSCENZA BASE/NULLA)

Se rientri in questa particolare categoria di investitore (non ti preoccupare, è del tutto normale e soprattutto non sei l’unico, ce ne sono tantissimi, compresi alcuni finti “esperti”) puoi fare due cose:

  • formati almeno per le basi. Se non sai proprio nulla, amico/amica mia non puoi investire, lasciatelo dire, hai bisogno almeno di un’infarinatura di partenza (ti lascio il mio ebook che puoi scaricare gratuitamente cliccando QUI). Leggilo se non lo hai già fatto e poi prosegui con questo articolo
  • Una volta che sei più preparato, non improvvisarti trader, investitore, Warren Buffett. Dedicati a prodotti di facile comprensione, cercando di diversificare senza troppi sforzi, facendo attenzione a limitare i costi (acquisto/gestione). In questo caso, un ETF azionario globale/internazionale va benissimo (se vuoi la gestione attiva scegli un fondo con costi molto ridotti che segua la stessa logica di diversificazione) e considera una volta acquistato di tenerlo per molto molto tempo (almeno 10 anni). Fine, questo è tutto quello che devi fare. Non sarai Gordon Gekko ma l’importante è guadagnare!

CONSIGLIO N.2 (CONOSCENZA “MEDIO-ALTA”)

Se hai superato le basi, hai già un approccio “pratico” (non mi stancherò mai di dirlo, non bastano i libri, non bastano le teorie, non bastano i video, lo devi aver PROVATO, perchè sennò sono tutte chiacchiere) allora puoi adottare un approccio più attivo (non sempre, perchè ricordiamo che l’approccio passivo di comprare e tenere uno strumento a costi bassi sul lungo periodo paga sempre, come ho già spiegato in QUESTO ARTICOLO) per cercare di utilizzare una piccola parte del tuo portafoglio per operazioni più “specialistiche” (come ad esempio l’acquisto di uno o più titoli singolarmente).

E qui veniamo alle migliaia di “boiate” che sentiamo ogni giorno (soprattutto su Internet).

Non esistono guadagni facili, veloci, senza competenze…esiste CHE TI FAI UN CULO COSI’, studi, ci metti i soldi, perdi e guadagni, impari dagli errori, e migliori sempre di più.

Almeno questo è il metodo che conosco io..

Quindi torniamo a noi, personalmente ho sempre ritenuto la matematica qualcosa che negli investimenti debba aiutare ma che non debba essere necessariamente “ostica”, di conseguenza ho un debole per l’analisi fondamentale (lo studio dei bilanci di un’azienda e del relativo settore/mercato) supportato dall’analisi tecnica (e non viceversa, poi ci sono investitori che fanno il contrario ed ottengono comunque risultati, l’importante è che sia tu a trovare il TUO metodo più utile a farti guadagnare).

Questo metodo mi ha quasi sempre (ho perso soldi anche io, soprattutto agli esordi, sennò non sarei qui oggi a parlare di investimenti) dato grandi soddisfazioni, l’ultima (perchè qui racconto solo quello che faccio) in ordine di tempo è stata l’investimento su GIMA TT, che mi ha permesso di realizzare una performance (operazione chiusa il 29/03, vedi sotto) del 18.7% (lordo, 13.8% netto circa) nel giro di poche settimane. Questa però attenzione è stata un mix di analisi, bravura, e fortuna (ci vuole anche questa ogni tanto) e ti spiego perchè….

gima

Già prima pensavo di entrare in acquisto sul titolo, in quanto dalle mie analisi (che scoprirai nel prossimo articolo che farò, con un altro SUPER BONUS REGALO, ma solo per gli iscritti alla newsletter) ma dopo lo storno di metà marzo (vedi sotto il grafico preso da Tradingview) si è creato il punto di ingresso ottimale.

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Questo perchè il “prezzo” che avevo attribuito all’azione (analizzando bilanci e situazione di mercato) oscillava tra i 7.2 e i 7.8 Euro ad azione, di conseguenza dopo il forte calo dello scorso anno (oltre il 60%) e l’ultimo calo forte di qualche settimana fa, il prezzo si è portato in zona 5.98, permettendomi di entrare ad un prezzo fantastico. La fortuna dove sta quindi? Semplice, il mio target di uscita era “vendi se il titolo sale oltre i 7.1 Euro”, quindi è successo esattamente ciò che avevo pianificato, con la differenza che mai più mi sarei aspettato un profitto così ampio in così breve tempo, quindi mi sono attenuto al mio piano ed ho portato a casa il guadagno.

Nel prossimo articolo ti spiegherò tutto, i ragionamenti, come, cosa e perchè, e ti darò come bonus il file excel che utilizzo per tutti i miei ragionamenti di questo tipo.

Questo ovviamente se sei registrato alla newsletter (lo puoi fare inserendo la tua mail nella sezione a destra della HOME).

Alla prossima!

E ADESSO CHE SUCCEDE?

Odio avere ragione, ma ho ragione! Ancora una volta gli interessi personali, i giochi di potere, l’avidità umana, hanno prevalso sul buon senso, come avevo ipotizzato poco tempo fa nel mio ultimo articolo. Parliamo di Brexit, dove per la terza volta il Parlamento ha rifiutato (nonostante il premio in caso di voto a favore fosse lo scalpo della premier May) l’accordo con l’Europa, lasciando di fatto il vuoto da qui al 12 Aprile, data (per ora salvo imprevisti o ripensamenti) per l’attuazione della Brexit. La domanda che tutti si fanno a questo unto è la seguente: ADESSO COSA SUCCEDE?

La risposta (come sempre in questo blog cerco di dare risposte, cose utili che la gente come te cerca) è: CHISSENE IMPORTA! (scritto proprio così).

Questo per un semplice motivo, chi opera sui mercati finanziari DOPO che le cose accadono, per definizione non può che perdere soldi. Infatti nei mercati uno degli aspetti fondamentali è la gestione del tempo, e questo vale (sai che dico una cosa e poi faccio sempre un esempio pratico) in due situazioni che dovresti sempre tenere a mente per fare soldi:

  1. Investi i tuoi soldi (dopo una corretta strategia di Asset Allocation) con orizzonte di lungo periodo (minimo 10 anni, fregandotene di ciò che succede intorno a te) sia in logica di Piano di Accumulo sia in un’unica soluzione
  2. Se vuoi operare in logica più tattica (non di trading attenzione, in questo caso l’orizzonte è brevissimo) devi invece posizionarti PRIMA che le cose accadano (o meglio, PRIMA che le cose possano accadere secondo i tuoi ragionamenti)

Come diceva SUN TZU nel libro (se vuoi diventare un investitore leggilo subito) “l’arte della guerra” ogni battaglia è vinta PRIMA di essere combattuta, perciò non puoi assolutamente improvvisare per con i tuoi soldi, o peggio ancora muoverti dopo che gli eventi sono accaduti.

Andiamo quindi a vedere la situazione attuale, NELLA PRATICA,  i due punti visti sopra.

  1. Come ti avevo raccontato in questo articolol’ETF Vanguard su S&P 500 ha performato da allora circa l’8% in 2 mesi, ma non è questa la cosa importante, perchè se la tua strategia è comprare e tenere per un lungo periodo di tempo, dovrai riguardare le performance appena tra 10 anni, e credimi ne vedrai di tutti i colori, con rialzi e cali anche in doppia cifra. Però sarà importante mantenere il sangue freddo ed attenerti alla tua strategia, poichè PRIMA di investire hai già visto che su orizzonti temporali lunghi ci sono ottime probabilità di portare a casa un risultato positivo
  2. Hai deciso invece che del lungo periodo ti importa poco (male, perchè una buona parte del tuo portafoglio dovrebbe invece avere questo tipo di logica, soprattutto se hai meno di 50 anni) e quindi vuoi fare l’investitore “attivo” (sappi che sono pochi però quelli che riescono costantemente a performare). Quindi in questo caso adesso cosa fai? Provo a dirti le MIE considerazioni in modo da fornirti uno spunto a livello di ragionamento…

Dunque, conoscendo l’avidità umana e la sete di potere e la prevalenza degli interessi personali rispetto a quelli dei cittadini, ipotizzavo un esito di questo tipo al terzo voto sull’accordo Brexit. Di conseguenza mi sono detto: ora, alla luce di ciò, possono succedere due cose (entro il 12 aprile).

  1. Hard Brexit (apriti cielo)
  2. Accordo ed intesa con UE in extremis

Allora ho pensato: io mi posiziono (come farebbe qualunque persona con un po’ di buon senso) nel’ipotesi peggiore (hard Brexit) dove essenzialmente posso aspettarmi 3 conseguenze:

  • Indebolimento sterlina
  • Calo generalizzato dell’azionario (UK ed Europa)
  • Aumento dei rendimenti sui Titoli di Stato (vedi Italia, per cui la UK rappresenta il 4 Paese per impatto economico, un’uscita potrebbe impattare sull’allargamento dello SPREAD)

Quindi ho aumentato la percentuale di liquidità in portafoglio (alleggerito i BTP, che hanno ben performato negli ultimi mesi, capitalizzando quindi i guadagni, e facendo la stessa cosa sull’azionario) pronto a rientrare a prezzi migliori, con una leggera esposizione Short su GBP, pronto a chiuderla qualora le cose invece dovessero concludersi con tarallucci e vino.

Questo perchè se si verifica il caso peggiore, e quindi i mercati (almeno nel breve) dovessero stornare, non solo non subirò danni nel portafoglio, ma anzi potrò trovare ulteriori occasioni di investimento.

Ammettiamo invece che non succeda lo scenario peggiore, ovvero trovino un accordo ed i mercati riprendano a salire, poco male! Ho capitalizzato i guadagni (su base annua in doppia cifra) e sono comunque liquido per altri investimenti, anche se da qui in avanti vedo uno scenario più prudente per quanto già scritto.

Come sempre spero di averti dato qualche spunto utile alla tua operatività, ti invito a seguirci sia sul nostro canale Youtube che sulla nostra pagina Instagram., dove troverai molti spunti utili alla tua operatività!

Alla prossima

I 4 PRINCIPALI ERRORI DEGLI ITALIANI QUANDO INVESTONO: COME RICONOSCERLI E COME EVITARLI!

Quando pensi all’Italia, subito pensi al cibo, alla moda, all’arte (in positivo sia chiaro).

Ma quando noi italiani ci mettiamo davanti al computer, oppure siamo nell’ufficio del nostro consulente finanziario, come ci comportiamo? Perché vedi io sono un grande ammiratore ed un grandissimo appassionato del genere umano, con tutte le sue sfumature, i suoi pregi e difetti, che immancabilmente si riflettono anche nella figura dell’investitore medio.

Allora mi diverto ed imparo ad osservare persone di ogni età, sesso, patrimoni, approcciare a questo strano e misterioso mondo, che per quanto possibile cerco sempre di rendere più trasparente, e di persone ne ho viste tante credimi!

Come sempre mettiamo qualche nozione nuova (per chi non la conosce) ed utile non solo a farci due risate, ma anche ad imparare qualcosa.

Partiamo con il menzionare quella che a mio avviso sarà l’evoluzione della consulenza finanziaria, ovvero la finanza comportamentale. Partiamo con il definirla in modo semplice: lo studio dal punto di vista “economico” di quanto l’essere umano sia strano, preso sia da solo che in relazione ad altri esseri umani!

Ovviamente il Professo Enrico Maria Cervellati (uno dei massimi esperti in Italia sul tema che ti consiglio di seguire) la riterrebbe una semplificazione eccessiva, ma dal momento che non siamo in ambiente accademico, e che probabilmente stai leggendo questo articolo seduto sul divano oppure mentre ti stai preparando ad uscire di casa per andare a lavoro, bado al sodo e punto a farti arrivare il concetto!

Ora che abbiamo chiarito questo, sappiamo che si tratta di qualcosa che mette insieme la finanza e la psicologia, pertanto aggiungiamo ancora due concetti molto importanti, che fanno parte della finanza comportamentale: BIAS ed EURISTICHE, e diamo le definizioni.

BIAS: Un qualcosa nella tua testa che ti spinge a fare delle cagate (finanziariamente parlando). Tanti lo definirebbero “errore”, ma in realtà è qualcosa di precedente che poi porta all’errore.

EURISTICHE: Sono delle regole che ci aiutano a decidere.

La cosa più importante però è capire come BIAS ed EURISTICHE interagiscono tra loro, portandoci all’errore, perché solo allora si capisce quanto siamo strani ed affascinanti.

Cito sempre un breve ma efficace esempio tratto dal libro “Finanza Comportamentale ed Investimenti” di E.M. Cervellati, per  farti capire…

Immagina di dover rispondere alla seguente domanda: ci sono più omicidi o più infarti nel mondo?

Quindi vediamo il cervello come ragiona….

Bias della disponibilità: tenderemo a ricordare le notizie maggiormente a nostra disposizione (tramite tv, giornali, web), quindi le notizie più vicine a noi (a nostra DISPOSIZIONE appunto).

Euristica: poiché le notizie disponibili tutti i giorni più spesso (il titolone del giornale o le notizie del TG) sono soprattutto di omicidio, penseremo che la frequenza di decessi sia per la maggior parte legata agli omicidi (si muore soprattutto perché si viene uccisi).

ERRORE: Si esplicita e si è convinti del fatto che sia più probabile morire per omicidio che per infarto (quando i numeri dicono esattamente il contrario).

Ora che abbiamo fatto un po’ di chiarezza, andiamo a vedere quindi i principali “errori” che commettiamo noi investitori italiani, e soprattutto a quali BIAS/euristiche sono dovuti.

  1. Tendiamo ad investire soprattutto in “prodotti di casa nostra”. Aaaah, i cari Titoli di Stato, i BOT, i BTP, le azioni italiane, quanto siamo affezionati a questi investimenti noi italiani? Lo spread sale da 200 a 300 punti, non fa niente, avanti a comprare BTP! Lo spread cala a 50 punti, non fa niente, avanti a comprare BTP. Che dire poi di quoi portafogli che “sistematicamente” vedono tra i propri titoli azionari le varie Generali, Monte Paschi, Unicredit, Poste, Intesa, Leonardo, Telecom. Non che ci sia del male in questo (anche se i bilanci di qualcuna delle società DOVRESTE approfondirli), ma semplicemente è sbagliato. Perché con portafogli simili vi state esponendo al 100% al RISCHIO ITALIA! Un rischio Paese, che vi porta a privilegiare tutto ciò che è CASA VOSTRA, si chiama “home Bias”.
  1. Cosa succede però se arrivo io, Francesco Casarella, e vi dico che “stai a fa una ca…..ta?” Pur sapendo chi sono io in ambito finanziario, il tuo cervello ti porterebbe a pensare che quello che sta sbagliando sono io. Ed anche se io ti insinuassi mille dubbi riguardo ala tua “strategia domestica” (le clausole di salvaguardia sui titoli in caso di Default, le CACS, il livello dei conti pubblici, il rating ecc) tu continueresti a pensare a qualcosa per portare acqua al tuo mulino. Questa tua “ERRATA CONVINZIONE” e questo tuo “VOLER CONFERMARE PER FORZA LA TUA TEORIA CHE INVESTIRE TUTTO IN ITALIA E’ MEGLIO” si chiama Bias di conferma.
  2. Che dire poi di quando ti senti un guru perché hai investito 100 Euro su un’azione, che nel giro di poche settimane hai rivenduto a 150? Sei il mago della finanza, il mondo è ai tuoi piedi, il limite è il cielo! Bene, poi apri il tuo conto trading e dopo 2 mesi hai fumato i 150 Euro del primo investimento più altri 500 Euro che avevi messo perché “tanto tu sei un super trader”. Hai sopravvalutato le tue conoscenze, hai pensato di poter “battere” il mercato, di essere migliore e più bravo degli altri, hai perso l’umiltà…questo errore si chiama “overconfidence”.
  3. Chiudiamo con l’ultimo degli errori comportamentali (direi che già conoscendo ed evitando questi 4 errori sei più avanti di un buon 50% degli investitori) ovvero quello dell’ancoraggio… Hai comprato un’azione a 95 Euro (prezzo di carico), che dopo 6 mesi ti ritrovi a 50 in portafoglio. Gli analisti confermano che l’azienda non naviga in buonissime acque, che nel lungo periodo si vedono nubi all’orizzonte, che i bilanci soffrono, che saranno necessari degli interventi sul capitale…EPPURE…..eppure tu continui a NON VENDERLE, CASCASSE IL MONDO, PERCHE’ “SE VENDO ALLORA AVRO’ PERSO, MA VISTO CHE IO SONO FURBO, NON LO FACCIO COSI’ LA PERDITA E’ SOLO SULLA CARTA!”..VERO O NO? Tu si che sei furbo!

Scherzi a parte, ti stai “ancorando a quel prezzo iniziale”, ti ci stai aggrappando con tutto te stesso, per  te in merito a quell’azione specifica il prezzo “giusto” (per te, non per il resto del mondo) sarà di 95 Euro. Ed ancora una volta…questo è sbagliato!

Quindi ora che sappiamo gli errori principali degli investitori (e questi in circa 10 anni di lavoro nel mondo investimenti sono quelli che ho visto di più) tu puoi evitarli, tu puoi farcela!

Quindi diversifica, vendi le azioni schifose se le hai (ricordati che le perdite, chiamate minusvalenze, puoi compensarle nei 4 anni successivi, diventano cioè crediti da poter utilizzare), e prima di investire anche solo 1 Euro, ripensa al mio articolo.

Alla prossima!!!

STRUMENTI UTILI PER INVESTIRE IN FONDI

Oggi parliamo di uno strumento estremamente utile per confrontare diversi fondi.

Si tratta di un sito web chiamato QUANTALYS e consente l’analisi ed il confronto di diversi fondi comuni tra di loro.

Operativamente, una volta cliccato sul link, troverò a destra della pagina la sezione “fondo” e dovrò quindi cliccare su “confronto fondi”.

A quel punto dovrò inserire uno alla volta i codici ISIN (identificativi del prodotto specifico) dei diversi fondi (posso confrontare tra loro da 2 a 10 fondi) nello spazio in alto.

Vediamo sotto le cose da fare nella pratica.

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Operativamente:

  1. inserisco il fondo che mi interessa confrontare in alto (potete scegliere i diversi fondi sul sito MORNINGSTAR)
  2. clicco su “CERCA”
  3. una volta che in basso mi compare il prodotto dovrò selezionarlo cliccando sul pulsante a sinistra (a quel punto lo vedrò comparire in un elenco più in basso)
  4. ripeto la stessa procedura per gli altri fondi
  5. una volta creato l’elenco di prodotti che mi interessa confrontare clicco su “CONFRONTA” per avere il report

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IMPORTANTE: NON TUTTI I FONDI SONO STATI LANCIATI NELLO STESSO PERIODO, PERTANTO SE NON DOVESSI VEDERE QUALCHE PRODOTTO NEL REPORT, SEMPLICEMENTE DOVRO’ VERIFICARE NELL’ELENCO LA DATA EFFETTIVA DEL LANCIO (E QUINDI POTRO’ CONFRONTARE I FONDI DALLA DATA PIU’ RECENTE).

Esempio:

  • Fondo “X” dati disponibili a partire dal 01/01/2016
  • Fondo “Y” dati disponibili a partire dal 01/01/2015

Potrò fare il confronto tra i 2 prodotti solo dal 01/01/2016, selezionando l’intervallo temporale desiderato nella parte destra sotto il grafico e riselezionando i fondi da confrontare nell’elenco in basso (vedi figura sotto).

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Il mio risultato sarà quindi un report (posso salvarlo come immagine o stamparlo, mentre per averlo in altri formati “più professional” dovrei usare la versione a pagamento) dove troverò i diversi fondi con performance, stelle Morningstar, ma soprattutto “CORRELAZIONE” TRA I VARI FONDI (SOLO SU QUESTO SITO) E ANALISI GRAFICA DI RISCHIO E RENDIMENTO. 

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In questo modo potrò costruire un portafoglio molto più equilibrato.

Alla prossima!

PERCHE’ IMPOSTARE UN SISTEMA (PRIMA) DI INVESTIRE

PENSO QUINDI INVESTO – PARTE III

Ci siamo lasciati nell’ultimo post con le valutazioni principali da fare per gestire i propri investimenti limitando al massimo gli errori emotivi.

Oggi proseguiamo nell’ultimo articolo di questo libro cercando di analizzare ciò che l’autore descrive in merito all’impostazione di un corretto sistema di investimento.

Per James Montier il processo viene prima di tutto, anche dei risultati. Abbiamo già parlato in precedenza di quanto la programmazione faccia la differenza tra un professionista ed un principiante, di come non esistano “strade facili” per ottenere ciò che vogliamo. L’impostazione di un sistema definito a priori ci evita inoltre di incorrere nei classici errori cognitivi che portano a scelte “di pancia”, che si rivelano spesso errate.

Da alcuni studi di psicologia, è emerso che la tendenza a concentrarsi su un dato risultato può portare ad una serie di azioni non ragionevoli. Per esempio, laddove oggi le performance di breve periodo contano più di ogni altra cosa, spesso alcuni gestori di fondi finiscono con l’operare (un pò come gli amministratori delegati di alcune società) in borsa basandosi sul fatto che la scelta di alcune azioni può giustificare meglio il proprio operato rispetto ad altre, perchè “è facile da giustificare” ma non perchè rappresenta la scelta migliore in quel momento.

Quali sono quindi le inefficienze dell’impostare un sistema orientato solo al risultato?

  • maggiore attenzione su risultati con alto grado di incertezza
  • raccolta ed utilizzo di tutte le informazioni (anche quelle inutili)
  • scelte effettuate su compromessi
  • maggiore avversione alla perdita
  • scelta di prodotti con requisiti medi che si discostano dal sistema causando performance diverse

Ovviamente tutto ciò a svantaggio dell’investitore.

Per riassumere, basando le proprie decisioni sul risultato, gli investitori tendono ad aumentare l’incertezza, fino a farsi abbagliare dai venditori di fumo e seguire la massa.

DAL RISULTATO AL PROCESSO

Spostiamo quindi il nostro meccanismo mentale cominciando a concentrarci sul processo anzichè sul risultato. Il tutto porta a risultati decisamente migliori, come testimoniato da un esperimento riportato nel libro.

Immaginate di lavorare per un produttore di birra americano, che vuole distribuire in Europa le sue birre, analcolica e leggera. Nel periodo di sperimentazione, i dati di vendita delle due tipologie di birra si equivalgono.

Voi dovete decidere in quale prodotto investire 3 Milioni di Dollari, tenendo conto quali sarebbero i potenziali vantaggi per il prodotto e per la società. Una volta deciso, dovete fare una breve relazione motivando le vostre decisioni. Qualche giorno dopo ricevete una comunicazione riportante il fatto che la sede centrale ha accolto la vostra decisione, tuttavia i risultati sono stati deludenti. Inizialmente le vendite sono andate bene sul prodotto da voi scelto, tuttavia in seguito hanno finito con il calare, assestandosi ad un livello molto basso. I dati mostrano anche i risultati del prodotto che avete scartato. Il processo è stato molto simile, aumento iniziale e calo verso la fine, tuttavia con performance migliori di quello scelto da voi.

A questo punto vi viene comunicato che ci sono altri 10 milioni da investire, e che dovete suddividerli tra i due prodotti. Come distribuirete i soldi?

Oltre a questa informazione, vi viene segnalato quanto segue:

  1. le informazioni ricevute sono sufficienti a prendere una decisione (informazioni di base)

Oppure:

  1. I vostri risultati verranno condivisi anche con professori e studenti. Inoltre la  vostra performance sarà giudicata in base ai risultati delle loro valutazioni (responsabilità del risultato)

Oppure:

  1. La vostra valutazione si baserà sule strategie decisionali, più che sui risultati di quelle strategie. Anche in questo caso verranno coinvolti professori e studenti (responsabilità del processo)

Gli studi hanno dimostrato che il tipo di indicazione ricevuta influiva in modo importante sulla destinazione dei 10 milioni.

Il gruppo cui è stato detto di concentrarsi sul risultato ha stanziato 5.8 milioni sulla birra scelta in origine (scelta errata chiamata “inganno dei costi non recuperabili”).

Il gruppo con informazioni di base ha stanziato i fondi in modo equo (5.1 milioni sul primo tipo di birra scelto).

Il gruppo a cui è stata data la responsabilità di processo ha ottenuto risultati migliori, stanziando 4 milioni sulla birra scelta inizialmente e 6 sul secondo tipo.

Tutto questo vale anche in ambito finanziario per gli investimenti. Focalizzare l’attenzione sul processo decisionale ci aiuta a non preoccuparci di aspetti su cui non abbiamo il controllo, ovvero sui rendimenti, con conseguenti miglioramenti dei risultati nel lungo periodo.

Questo tuttavia non aiuterà nel breve termine, poichè la pressione come abbiamo visto fa si che talvolta le scelte iniziali vengano rimesse in discussione causando errori finanziari.

Come diceva il Sig. Templeton, “il momento giusto per riflettere sul proprio metodo di investimento è quando si stanno ottenendo dei risultati migliori, non quando si sta sbagliando di più”.

Ecco perchè programmare ed essere fedeli al processo scelto è in assoluto la decisione migliore.

E voi siete d’accordo con quanto riportato? Aspettiamo feedback…

Alla prossima!

 

IL TEMPO GIUSTO PER INVESTIRE

PENSO QUINDI INVESTO – PARTE II

Ci siamo lasciati nell’ultimo post con un’analisi preliminare circa le decisioni “comportamentali” che spingono gli investitori (una buona parte) a commettere errori. Da qui la necessità in primis di impostare un sistema efficace, che impedisca di farci governare dalle emozioni nei momenti di mercato più delicati. Ma come possiamo migliorare ulteriormente la nostra strategia?

Ancora una volta James Montier ci viene in soccorso con alcuni consigli utili su come valutare (con buona approssimazione) il momento migliore per entrare ed uscire sul mercato, e lo fa con un gioco…

Lanciate una moneta. Se perdete, dovete all’autore 100 Euro. Ragionando un secondo su questa proposta, vi viene chiesto, per farvi accettare la sfida, quale dovrebbe essere la vincita minima secondo voi per partecipare al gioco: cosa rispondereste?

Per ipotesi Montier suppone che nella risposta si possa giocare solo a multipli di 1 Euro, pertanto la risposta più logica dovrebbe essere 100 Euro.

Tuttavia nell’esperimento la gente indica una cifra più alta. Questo gioco è stato rivolto ad alcuni gestori di fondi comuni, e la media delle loro risposte ha portato al risultato di 200 Euro (quindi il doppio della risposta logica). Questo perchè a parità di montepremi, si è osservato che in generale la percezione della perdita è fra 2 e 2.5 volte più acuta di quella del guadagno (chiamasi “avversione alla perdita”), e questo vale, per non sentirci soli, anche per le scimmie. Oltre a questo, come esseri umani abbiamo sviluppato secondo l’autore una tendenza ad essere miopi, ovvero tendiamo istintivamente a concentrarci sul breve termine tralasciando il periodo medio-lungo.

Questo si riflette nel fatto che statisticamente, le persone che controllano (e variano) più spesso il loro portafoglio sono più soggette a perdite rispetto a coloro che sanno pazientare maggiormente.

Come riportato anche da Joel Greenblatt, autore de “il piccolo libro che batte il mercato azionario”, l’avversione alla perdita è uno dei tanti pregiudizi che ci impediscono di investire secondo la “formula vincente” (nei prossimi post recensiremo anche questo libro). Egli scrive: supponiamo di osservare diligentemente l’andamento delle azioni tutti i giorni, mentre registrano performance peggiori del mercato per molti mesi, addirittura anni…Il portafoglio della FORMULA VINCENTE ha sottoperformato il mercato  in 5 mesi su 12, per ogni periodo analizzato. Su base annua, non è riuscito a battere il mercato solo 1 volta ogni 4 anni. 

Il fatto che alcuni gestori portino con sè questo errore cognitivo legato all’avversione alla perdita, permette loro di essere dubbiosi in merito alle scelte fatte inizialmente, e quindi modificano i portafoglio causando errori ancora più evidenti.

QUALI SONO I MOTIVI CHE CI IMPEDISCONO DI VENDERE?

Nel libro vengono riportati ancora una volta alcuni esperimenti, che fanno emergere come fondamentalmente le due spinte che muovono gli investitori siano l’avversione alla perdita e la propensione al rischio combinate insieme. Viene dimostrato come la gente non percepisca una perdita fino a che non diventa reale (cioè dopo la vendita dei titoli). Ciò induce gli investitori a tenere le azioni in perdita e vendere quelle su cui stanno guadagnando, il fenomeno è conosciuto come “disposition effect”. A seguito di studi approfonditi infatti è emerso che gli investitori vendono le azioni in guadagno 1.7 volte di più rispetto a quelle in perdita, questo perchè hanno la convinzione (spesso errata) che torneranno a salire presto (questo modus operandi vale anche per gli investitori professionali, dove invece di 1.7 il moltiplicatore è 1.2).

Infine è stata stilata da un ricercatore di Chicago (Andrea Frazzini) una classifica di fondi comuni in base alle performance degli ultimi 12 mesi. I fondi con i risultati migliori sono quelli che hanno venduto il maggior numero di azioni in perdita. Tra i migliori il rapporto tra vendita azioni in utile rispetto a quelle in perdita è molto inferiore al valore visto sopra per gli investitori professionali (1.2).

Ecco perchè l’autore introduce l’importanza (con una strategia definita a priori) di uno Stop loss, che possa portare il portafoglio investito a performance decisamente migliori.

Riportando un esempio del libro, immaginiamo una società che abbia comunicato buoni risultati e che il prezzo delle azioni salga. Gli investitori si precipiteranno a vendere dal momento che avranno portato a casa un guadagno. Viceversa se i risultati saranno negativi (e le azioni scenderanno) ci sarà la tendenza, per l’errore cognitivo visto prima, a mantenere le azioni senza liquidare la posizione, nella speranza che le azioni tornino a salire.

La morale quindi è: definite a priori degli STOP LOSS, e ragionate sempre sul disposition effect prima di agire (sia in guadagno che in perdita).

Oltre a questo nel libro viene spiegato quel fenomeno che in gergo tecnico si chiama “effetto dotazione”, ovvero quella difficoltà di separarci da qualcosa che abbiamo comprato (azioni in questo caso). Ecco perchè bisogna mettere un altro punto di attenzione qualora abbiate delle azioni in portafoglio e vogliate aumentarne il numero; il vostro cervello tenderà inconsciamente ad attribuire un valore più elevato di ciò che in realtà è.

Richard Pzena, gestore del fondo Parvest Equity, dice che una prima importante valutazione dipende da come si comporta il titolo quando scende del 25%. A volte si deve comprare di più, altre volte liquidare, sta a noi decidere.

Ora che abbiamo visto come valutare le fasi più delicate di un investimento, ci vediamo al prossimo post dove parleremo di come impostare un sistema (o processo) utile a massimizzare le performance del nostro portafoglio.

Alla prossima!

PENSO QUINDI INVESTO

Prendiamo spunto dal libro di James Montier per dare alcune informazioni utili ai membri della nostra community.

Il principale problema di un investitore, soprattutto se agli inizi, è la gestione dei sentimenti. Solitamente gli errori più frequenti consistono nel vendere ai minimi e comprare ai massimi. Con conseguenti perdite consistenti che talvolta scoraggiano i più deboli di cuore. In questo libro James Montier, investment strategist di grande successo ed esperto di finanza comportamentale, ci guida alla scoperta delle trappole mentali più comuni. Inoltre delinea per i lettori una strategia fatta di pianificazione, analisi accurate, per essere fedeli ad un “sistema” senza farci influenzare dall’andamento periodico dei mercati.Di fondamentale importanza il metodo, il “come investire” piuttosto che i risultati, soprattutto all’inizio. Questo perchè i profitti così facendo arriveranno nel lungo termine.

DIFENDITI DA TE STESSO

Il libro si presenta come un testo che tratta principalmente l’aspetto mentale dell’investitore, e lo aiuta nel capire in quale fase decisionale si trova e come non commettere i classici errori da principiante. Con un totale di sedici capitoli, tra i capitoli più utili ai lettori troviamo come utilizzare le notizie finanziarie nel modo corretto, come scegliere il momento giusto per entrare sul mercato e come impostare un sistema collaudato ed efficace per il proprio portafoglio.

Vorremmo cominciare citando un pezzo di libro in cui la nipote di Sir. Templeton (noto investitore in fondi comuni) spiega ai lettori come era solito ragionare suo zio nel campo degli investimenti…

“Psicologicamente, non è affatto facile riuscire a mantenere la calma quando tutti vendono. Uno dei modi che zio John usava per gestire queste situazioni (di rialzi e ribassi sui mercati) era quello di decidere cosa comprare molto prima che iniziasse una fase di ribasso del mercato azionario. Negli anni in cui ha diretto la società di gestione, Templeton Funds, aveva l’abitudine di tenere una specie di “lista dei desideri”, un elenco di società che, secondo lui, erano ben gestite ma le cui azioni, a suo giudizio, erano sopravvalutate…Lasciava ordini permanenti ai suoi broker, per comprare i titoli in elenco se, per qualche ragione, i prezzi fossero scesi a livelli che egli considerava vantaggiosi”

Questo tipo di ragionamento e di analisi accomuna molti investitori di successo (vedi ad esempio Warren Buffet, che con questo sistema semplice è diventato l’uomo più ricco del mondo).

Ecco quindi che il primo indizio che possiamo ricavare da queste persone di successo è che l’aspetto emozionale è qualcosa che va tenuto fuori dalla porta quando si entra sul mercato.

Nel libro, oltre a Templeton, viene citato un altro esempio appartenente a Jeremy Granthman, fondatore della strategia di GMO, società di investimento con oltre 100 Miliardi di Dollari in gestione.

Marzo 2009, indice S&P americano, quotazioni ai minimi dopo il fallimento di Lehman Brothers, con valori che non si vedevano così bassi da 30 anni, un momento perfetto per entrare. Dal picco del 2007, l’indice aveva perso il 57% circa, ed ecco cosa disse Granthman:

“Mentre la crisi raggiunge il culmine, anche chi fino a poco tempo fa manteneva il lume della ragione incomincerà a predicare la fine del mondo, con una tale precisione da convincere gli altri ad una prudenza ancora maggiore. Ogni calo farà apprezzare ancora di più la liquidità rispetto alle azioni, fino a quando, come nel 1974, assisteremo ad una paralisi terminale. Chi è rimasto fortemente investito sull’azionario entrerà in uno stato catatonico, limitandosi ad aspettare e pregare. I pochi in grado di mantenere la lucidità saranno liquidi, difficilmente disposti a cedere il loro tesoro. Così resteranno tutti a guardare, fino a quando l’inerzia si cristallizzerà. E, come accade di solito, chi è rimasto liquido, perderà il treno, lasciandosi scappare gran parte del guadagno. Quindi l’unico rimedio è studiare un piano di battaglia, per tornare ad investire, ed attenersi ad esso fedelmente”

Quindi ancora una volta definire una strategia a priori è fondamentale.

NON ESSERE ECCESSIVAMENTE OTTIMISTI

Ancora una volta si parla di aspetto mentale, ovvero di una sua particolarità definita ottimismo, per cui si tende spesso a sopravvalutare se stessi o le proprie capacità, in qualsiasi aspetto della propria vita (non solo in finanza). Tuttavia il nemico contro cui combattere non è l’ottimismo, che per carità è utilissimo, quando l’eccessivo ottimismo, che porta inevitabilmente a commettere errori di valutazione sui mercati.

Come si fa? Semplice, diventando più dubbiosi. L’esempio pratico più interessante è senza dubbio quello legato al mercato efficiente. In questo caso, l’autore si riferisce al fatto che se il mercato fosse corretto e perfettamente equo, nessuno dovrebbe avere interesse per l’acquisto o la vendita di un titolo. Tuttavia con l’introduzione della variabile “eccesso di fiducia”, il volume degli scambi esplode, perchè tutti pensano di sapere qualcosa più degli altri, e quindi i mercati si muovono. In numerosi esempi riportati sul libro infatti, sembra che la strategia vincente in passato sia stata quella del cassettista, ovvero ruotare (comprare e vendere) meno possibile il portafoglio ha portato a rendimenti storicamente più elevati.

Ecco quindi ancora una volta che numerose previsioni, anche quelle fatte da investitori generalmente considerati “esperti”, sono di fatto imprecise a causa di distorsioni mentali derivanti dalla natura umana. Quindi il segreto principale è quello di delineare una strategia iniziale che sia indifferente agli humors di mercato, che non si curi di ciò che succede e che abbia un inizio, una fine ed un metodo ben precisi.

Con questa affermazione vi diamo appuntamento al prossimo post, dove analizzeremo insieme come riconoscere il “momento”migliore per entrare sul mercato secondo James Montier.