PERCHÉ BATTERE IL MERCATO È (QUASI) IMPOSSIBILE

Gli imbonitori professionisti, soprattutto quando cercano di adottare tecniche “acchiappasoldi” da parte degli investitori, tendono costantemente a parlare di “battere” un determinato mercato, vale a dire fare meglio in termini di rendimento rispetto ad un determinato indice (denominato “benchmark”).

La realtà (ed i numeri, che invito sempre a guardare quando si esprime una propria idea o concetto) ci dicono però che questo tipo di attività è non solo complicata, ma la maggior parte delle volte statisticamente non realizzabile!

Perciò andiamo a spiegare meglio il concetto di rischio, per estrapolare la “vera” anima degli investimenti e cercare di porsi un po’ più in linea con il nostro amico mercato (e non regalare soldi).

Iniziamo con il far vedere un’immagine, per poi commentarla, cercando di badare come sempre più alla pratica che alla teoria accademica (non fate nemmeno caso alla “non perfettissima andatura” di quella linea fatta manualmente, la cosa importante è il concetto).

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Cominciamo, per far capire il grafico sopra, con 2 affermazioni molto forti:

TUTTO CIO’ CHE STA SOPRA LA LINEA ROSSA TRATTEGGIATA, E’ RISCHIO ELIMINABILE, ED E’ QUALCOSA CHE L’INVESTITORE DOVREBBE SEMPRE CERCARE DI TOGLIERE DI MEZZO

La seconda:

QUANDO UN INVESTITORE (DI QUALUNQUE TIPO) CERCA DI “BATTERE” IL MERCATO, SI ASSUME UN RISCHIO INUTILE (ALFA, RISCHIO SPECIFICO) CHE IN 8 CASI SU 10 NON PORTA A RENDIMENTI SUPERIORI RISPETTO AL MERCATO

Ne aggiungiamo una terza:

anche una persona che non sa nulla di finanza, può ottenere una riduzione totale del rischio ALFA (quello sopra la riga rossa tratteggiata) semplicemente comprando un numero sufficiente di titoli (30/40/50, dipende) che, ai fini del potere della diversificazione, BASTA CHE NON ABBIANO CORRELAZIONE PERFETTA!

Mi spiego meglio: la correlazione perfetta significa che se l’azione “A” sale dell’ 1%, l’azione “B” sale dell’1% (sono correlate perfettamente, si muovono insieme).

Per diversificare, sarebbe già sufficiente (almeno in parte) avere in portafoglio un buon numero di titoli dove ad esempio l’azione “A” sale del 1%, e l’azione “B” sale dello 0,7% (correlazione positiva ma non perfetta).

Il rischio che sta “sotto” la linea rossa tratteggiata, si chiama “BETA”, o “RISCHIO SISTEMATICO“, che per definizione NON SI PUO’ MAI TOGLIERE (per il semplice fatto che anche comprando tutti i titoli più diversi del mondo, se capitano cigni neri, o periodi come il 2008 o il 2018, va tutto giù, i rifugi sicuri sono rarissimi).

Questo rischio sistematico (BETA) che solitamente ha un valore numerico (0,5/1/2 ecc…) ci dice “come si muove quel determinato titolo rispetto al mercato di riferimento” (ad esempio se Beta =2, quando il mercato guadagna l’1% il nostro titolo guadagnerà il 2%).

Questo modello, che all’Università chiamano CAPM (Capital asset Pricing model) esprime quindi la seguente equazione:

Rp =  Rf  +  Beta*(Rm – Rf)

dove:

  • Rp = rendimento del nostro portafoglio
  • Rf = rendimento di un’attività priva di rischio (“risk free”, pensiamo ad un bund tedesco)
  • Rm = rendimento del mercato di riferimento
  • Beta = rischio sistematico non eliminabile (visto sopra)

Ora, prima del CAPM, la teoria ci diceva che “il rischio era unico, totale”, mentre DAL CAPM IN POI, GLI STUDIOSI HANNO CAPITO CHE IN VERITA’ IL RISCHIO E’ SCOMPONIBILE, fatto di 2 parti:

  1. Una eliminabile (ALFA = rischio specifico)
  2. Una NON eliminabile (BETA = rischio sistematico)

PRATICA PRATICA PRATICA!

ESEMPIO

Immaginiamo 2 portafogli, composti da “n” titoli ciascuno (diciamo 30) che abbiano lo stesso “BETA” (uguale a 1, quindi si muovono esattamente come si muove il mercato), ed immaginiamo che il primo portafoglio preveda titoli con “ALFA” più alto rispetto ai titoli del portafoglio 2.

Nei modelli precedenti al CAPM, mi dovrei aspettare rendimenti più alti nel portafoglio 1 rispetto al portafoglio 2 (perché ho un rischio più alto nel primo portafoglio dovuto alla componente “ALFA”).

In verità secondo il CAPM i rendimenti dei due portafogli sono uguali! (ecco il punto che deve restarvi in testa oggi)

Vediamo perché…

Se ricordate l’immagine sopra, immaginiamo che “30” sia il numero di titoli necessario per eliminare completamente il rischio specifico “alfa” (quello SOPRA la riga rossa tratteggiata).

A questo punto, avendo eliminato la componente di rischio “ALFA”, resta solo in portafoglio il “rischio non eliminabile BETA”, che per tutti e due i portafogli è uguale ad 1.

Quindi se riprendiamo la formuletta sopra, vediamo che secondo il CAPM, il rendimento del portafoglio 1 e 2 saranno identici poiché ALFA = 0 (nemmeno compare nella formula) e BETA = 1 (PER ENTRAMBI)!

Ma non fermiamoci alla matematica…andiamo oltre!

Se i titoli del portafoglio 1 (quello con ALFA più alto, quindi più rischiosi) offrissero rendimenti più alti, allora un investitore che non fosse impazzito di colpo li preferirebbe ai titoli del portafoglio 2, comprando i primi e vendendo i secondi!

A quel punto cosa succederebbe quindi? Facile, i prezzi dei titoli del portafoglio 1 salirebbero e quelli del portafoglio 2 scenderebbero, portando ad un rendimento uguale per entrambi i portafogli.

QUINDI: SE GLI INVESTITORI OTTENESSERO DEGLI EXTRA-RENDIMENTI PER AVER SOSTENUTO UN RISCHIO SPECIFICO (ALFA), ALLORA UN PORTAFOGLIO (DIVERSIFICATO) COMPOSTO DA TITOLI CON “ALFA” ELEVATO, DOVREBBE PERFORMARE DI PIU’ RISPETTO A PORTAFOGLI CON “ALFA” MINORE. MA COSI’ FACENDO, I PREZZI DEI TITOLI DEL PRIMO PORTAFOGLIO SALIREBBERO E QUELLI DEL SECONDO PORTAFOGLIO SCENDEREBBERO, FINO A CHE I RENDIMENTI ATTESI DI ENTRAMBI I PORTAFOGLI NON SI EQUIVARRANNO, RENDENDO VANO IL TENTATIVO DI AVERE UN “PREMIO EXTRA PER IL RISCHIO SOSTENUTO”

Vediamo da ultimo, sempre osservando la formuletta sopra (semplice ma molto potente) cosa significa avere un titolo (o portafoglio titoli) con diversi valori di BETA.

  • Se BETA = 0, il rendimento del mio titolo/portafoglio sarà uguale a quello del BUND (o qualsiasi titolo privo di rischio)
  • Se BETA = 1, il rendimento del mio titolo/portafoglio sarà uguale a quello del mercato di riferimento (e quindi potrà oscillare, in alto o in basso nel tempo)

Quindi attenzione a non cadere nelle “trappole markettare” di chi vi dice che SI PUO’ BATTERE IL MERCATO SENZA RISCHIO!

Anche il CAPM non è un modello perfetto (il “BETA” non è la formula magica o la soluzione ai problemi) ma ho voluto scrivere questo articolo perché è importante capire che “battere il mercato” è matematicamente (QUASI) impossibile!

E se vi capitano offerte strane…mandateli ALFAnculo!

Alla prossima

GIAPPONE, PAESE SU CUI VALE LA PENA INVESTIRE?

Lo avevamo promesso che questo 2020 sarebbe partito all’insegna degli spunti di investimento, in preparazione della nostra area riservata che partirà dal mese di maggio, con i portafogli modello, le strategie operative, e l’academy CAWS.

Oggi ci concentriamo su un Paese specifico, ovvero il Giappone.

Dal punto di vista economico, il Giappone rientra senza dubbio in quella categoria di Paesi definiti “sviluppati”, anche se dovremmo in verità parlare di Paese “obsoleti”, per via di alcuni dati che andiamo a vedere.

Innanzitutto la crescita, decisamente asfittica e molto in linea con il (preoccupante) livello italiano (anche se per il Giappone la situazione è comunque migliore), con una previsione per il 2020 (fonte OECD) allo 0.55%.

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CRESCITA PIL REALE

Ma l’aspetto più preoccupante è la situazione demografica, con una popolazione che invecchia sempre di più e che per ovvie ragioni vedrà un profondo squilibrio nei prossimi anni per quanto riguarda la gestione dei conti pubblici.

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TREND INVECCHIAMENTO POPOLAZIONE

A questo aggiungiamo che il Giappone presenta il più alto debito pubblico del mondo (certo anche qui le differenze con l’Italia sono migliori per tutta una serie di motivi, a cominciare dal debito NETTO comunque più basso), ma il valore resta comunque alto rispetto alla media degli altri Paesi (fonte: IMF).

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DEBITO PUBBLICO GIAPPONESE SU PIL (VS ALTRI PAESI)

Tra gli aspetti positivi invece un debito che al momento non presenta (pur essendo elevato in valore sia assoluto che percentuale) problematiche nella sostenibilità, e che al momento è detenuto da soggetti interni al Paese. Positivo anche il livello di spesa per l’educazione (tematica alla quale sono molto affezionato ed in cui credo, e che a tutti gli effetti rappresenta un buon moltiplicatore del PIL) e la bilancia commerciale del 2019.

Dal punto di vista finanziario invece, ci sono diversi aspetti da monitorare e su cui dobbiamo porre attenzione, in particolare:

Elevati livelli di leva per il settore bancario  (STORICAMENTE CAUSA DI PROBLEMI)

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Elevato rapporto del Buffett indicator (capitalizzazione mercato/PIL)

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Livello di CAPE SHILLER non proprio a buon mercato (Fonte: Starcapital)

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Anche l’inflazione (solitamente l’obiettivo della Banca Centrale è per un valore intorno al 2%) si mantiene storicamente bassa, il che conferma che dal punto di vista della spinta soprattutto dei consumi non ci siano pressioni al rialzo.

Anche andando a verificare la forza relativa del Nikkei225 nei confronti di un benchmark globale, notiamo come sia decisamente in fase di debolezza (nonostante una fiammata nell’ultimo trimestre del 2019), questo a prescindere dalle buone performance del mercato azionario dell’ultimo anno.

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Volendo andare a cercare oggi alcuni fattori positivi invece per l’asset class azionario Giappone è la decorrelazione (molto particolare peraltro) rispetto alla maggior parte delle altre asset class (qui sotto lo vediamo numericamente nell’ultima colonna a destra su un periodo di 20 anni)

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Perciò volendo andare a riassumere tutto quanto visto sopra per arrivare ad una conclusione, secondo noi:

  • dal punto di vista dei mercati azionari esistono decisamente alternative migliori, con maggiore forza relativa, con prospettive a livello di Paese più positive nei prossimi 3-5 anni, e con valutazioni più convenienti
  • il Giappone, qualora ci fosse qualcuno che volesse inserire questo tipo di asset in portafoglio, data la sua decorrelazione potrebbe essere inserito in quota parte come diversificazione (vedi ad esempio ETF in JPY) stante anche il valore di bene rifugio della sua valuta.

Qui trovate un elenco di possibili soluzioni a riguardo

Come sempre se avete opinioni o considerazioni a riguardo scrivetele pure nei commenti o rispondendo sui social.

Come valutare un titolo azionario senza farsi ingannare dal rapporto P/E

Quando parliamo di analisi a livello di titoli azionari, di settori o più in generale di interi mercati, una delle logiche più utilizzate è quella dei multipli, cioè dei veri e propri numeri (solitamente calcolati come rapporto tra due grandezze) che ci indicano sostanzialmente “quante volte” si verificano determinate cose.

Tra questi multipli, il più nominato, e purtroppo (poi vedremo perché) utilizzato è il rapporto prezzo/utili.

La formula è semplice: P/E= prezzo (dell’azione)/ utile netto

Possiamo calcolarlo in 2 modi:

  1. (Prezzo azione * numero azioni)/utile netto ==> qui ci riferiamo come numeratore alla capitalizzazione di mercato
  2. Prezzo azione/EPS (Earning per Share, qui a denominatore prendiamo l’utile della singola azione)

Il significato ci dice “quante volte l’utile della società è compreso nel prezzo attuale”. Se ad esempio il P/e = 10, significa che il prezzo attuale “incorpora” l’utile netto di 10 volte (tipicamente un valore medio è intorno a 14).

Solitamente un valore elevato indica titoli “sopravvalutati”, e viceversa. (In caso di perdite ovviamente il rapporto P/E non ha senso).

Ma torniamo al quesito di base, ovvero cercare di capire “perché” questo multiplo, usato e menzionato spesso in centinaia se non migliaia di analisi, è in realtà fuorviante.

Cominciamo con il dire (e forse già questo basterebbe) che si tratta di un indicatore “statico”, cioè un numero che si riferisce esclusivamente alla situazione attuale, senza fornirci un minimo di visione prospettica (in quanto potrebbe cambiare nei prossimi 2 minuti, esattamente come il prezzo del titolo quotato).

In secondo luogo, questo indicatore si presta molto spesso ad essere “preda” di manipolazioni di mercato,  quando ad esempio si utilizza l’utile operativo (o reddito operativo) invece dell’utile netto (così il denominatore cresce, il multiplo diminuisce ed il titolo sembra più a buon mercato).

A questo punto gli altri blog si fermerebbero qui, ma noi lo sapete siamo sempre pratici e concreti!

QUINDI ADESSO CHE ABBIAMO CAPITO CHE IL P/E NON VA BENE CHE FACCIAMO? COMPRIAMO A CASO?

Assolutamente no! In particolare noi facciamo diverse analisi innanzitutto della situazione Macroeconomica, della fase del ciclo in cui ci troviamo, dei mercati a livello geografico e settoriale, dei trend (tutto questo verrà mostrato ai nostri abbonati a partire da maggio) e solo alla fine arriviamo ad una “lista” di una ventina di titoli che andremo ad analizzare in dettaglio con i bilanci (approccio definito ”top down”).

Perciò immaginiamo di aver ristretto la nostra analisi fondamentale a 15 titoli, tra le primissime cose (e ve lo lasciamo come spunto PRATICO) andremo ad approfondire i seguenti micro aspetti della società:

  • Verifica di redditività (ROI/ROE elevato?)
  • Indebitamento contenuto? (adeguata copertura Oneri fin. Con EBIT)
  • Generazione Cashflow elevata? (per stabilità in fasi di incertezza)
  • Multipli di mercato inferiori a media di settore? (almeno 5 multipli in più)
  • Bassa variabilità negli Utili netti storici e con tendenza crescente

Queste sono solo “alcune” delle analisi certosine che andiamo a fare per i singoli titoli, a cui poi abbiniamo una mole di dati decisamente superiori e che andiamo ad integrare con l’analisi tecnica.

Si richiede tempo, e si…è faticoso ma…questo ripaga decisamente di più che comprare ad cazzum!

E si…gli abbonati avranno il file Excel già bello che pronto (dovrete “solo” , si fa per dire) inserire i dati delle aziende che vorrete analizzare…e si…vi diremo anche dove trovarli!

Voi come le valutate le aziende? Comprate solo in presenza di un P/E basso? Speriamo di avervi acceso qualche lampadina e diteci nei commenti come operate.

A presto

 

COME FISSARE I PROPRI OBIETTIVI FINANZIARI A FINE ANNO

Ciao Wallstreeters,

spero che vi siate goduti il Natale, riposati un po’ e scritto gli obiettivi per il prossimo anno. Vi ricordo a tal proposito che domani sera alle ore 21 sulla nostra pagina Facebook ci sarà la diretta con le principali novità relative al 2020, mi raccomando non perdetevela perché ci saranno anche delle sorprese e delle scontistiche per alcuni di voi.

Detto questo, non mi andava di chiudere l’anno senza un articolo utile per il 2020, quindi ho pensato a lungo a cosa scrivere, alla fine ho ritenuto opportuno un approfondimento su quelli che sono gli obiettivi economico-finanziari e di come fissarli.

“Un obiettivo è un sogno con una scadenza” (diceva qualcuno). Vero in parte secondo me, perché se hai come obiettivo avere 500.000 Euro entro fine 2020 e parti da zero, pur essendo effettivamente un obiettivo, è decisamente al di fuori della tua portata.

Perciò esaminiamo quali tipologie di obiettivi finanziari potremmo porci, ve ne cito qualcuno in modo che possiate prendere qualche spunto:

  • Incrementare il mio reddito mensile del 10% entro dicembre 2020
  • Risparmiare il 15% in più del mio reddito a partire da gennaio 2020
  • Incrementare del 20% la liquidità del mio conto corrente (nome banca) entro dicembre 2020
  • Creare 1 entrata automatica nuova da minimo 50 Euro/mese entro giugno 2020
  • Impostare un Piano di accumulo da gennaio 2020 per ottenere 50.000 Euro entro 10 anni per mandare mio figlio all’Università
  • Ridurre di euro 5.000 il mutuo sulla mia casa entro dicembre 2020
  • Creare un portafoglio titoli da almeno 20.000 Euro entro maggio 2020
  • Iscrivermi ai servizi Premium di colazione a Wall street entro maggio 2020 (questo ve lo consiglio particolarmente J))
  • Utilizzare la mia carta di credito fino ad un massimo di 500 Euro mensili da gennaio 2020
  • Aumentare il valore delle mie attività del 5% e ridurre quello delle mie passività del 10% entro dicembre 2020
  • Risparmiare 200 euro al mese per la vacanza in Nepal ad ottobre 2020 (senza dover fare prestiti)

Ci siamo capiti? Questi sono obiettivi sensati, che migliorano la vostra qualità della vita, e che fanno TUTTA LA DIFFERENZA DEL MONDO per avere una vita finanziariamente migliore.

IMPORTANTISSIMO: SCRIVETELI ENTRO IL 31/12 SU UN FOGLIO DI CARTA, DA CONSERVARE IN UN POSTO CHE POSSIATE VEDERE OGNI GIORNO E CHE NON RISCHI DI ROVINARSI

Sono ormai diversi anni che imposto i miei obiettivi annuali, e per quanto il lavoro sia impegnativo sia come tempo da dedicare sia come sforzo mentale, ne vale assolutamente la pena.

Non ho numeri precisi, ma posso dirvi che statisticamente operando in questo modo, riuscirete ogni anno a raggiungere almeno il 70% degli obiettivi che avrete scritto, mica male!

Ogni anno, questa pratica vi fa crescere perché fissa dentro di voi abitudini positive e costruttive, così mentre gli altri correranno all’Unieuro a comprare un televisore più nuovo, voi starete mettendo i mattoncini per qualcosa di speciale, dal valore infinitamente più grande!

Ci vediamo domani sera

Francesco

ANALISI FONDAMENTALE VS ANALISI TECNICA: CHI HA RAGIONE?

Spesso sento fare a bastonate i principali “esperti” (tanti, troppi) che pretendono di avere la verità in tasca a proposito del fatto che “l’analisi fondamentale è più performante dell’analisi tecnica” e viceversa.

Il mio punto di vista su questo in verità è il seguente:

ANALISI FONDAMENTALE E TECNICA SERVONO ENTRAMBE, E DEVONO VIAGGIARE INTEGRATE

Adesso vi spiego perché…

Facciamo però un passo indietro brevissimo per spiegare in modo pratico e sintetico cosa sono queste due analisi:

  • ANALISI FONDAMENTALE: l’analisi che studia i bilanci di una società, il settore in cui opera ed il mercato
  • ANALISI TECNICA: studia i grafici dei prezzi

Le principali critiche mosse da una fazione verso l’altra sono le seguenti…

L’analista fondamentale dice al tecnico: puoi studiare tutti i grafici che vuoi, ma se non sai che una società fa schifo o che è ottima sarai in balia perenne dell’incertezza

L’analista tecnico al fondamentale: un’azienda può essere buona quanto vuoi (o schifosa quanto vuoi), ma se in quel momento il mercato (tramite i grafici) esprime un determinato trend, dei tuoi bei bilancini non ci fai proprio nulla

Dunque esaminando queste obiezioni non possiamo certamente dare torto a nessuno, e nemmeno ragione ad entrambi.

Quindi torniamo all’assunto fondamentale, ovvero che servono entrambe le analisi.

Come possiamo integrarle allora all’interno di una strategia di investimento?

Anche qui, sintetizzando il più possibile (per tutti i dettagli ed approfondimenti rimandiamo al prossimo anno dove gli iscritti alla nostra area riservata vedranno tutto approfonditamente e nella pratica) l’utilizzo corretto di entrambe dovrebbe essere il seguente:

L’ANALISI FONDAMENTALE MI SERVE COME FILTRO, OVVERO MI SERVE PER SELEZIONARE UN DETERMINATO NUMERO DI AZIENDE DI QUALITA’ SU CUI INVESTIRE. L’ANALISI TECNICA MI SERVE, SULLE SOCIETA’ SELEZIONATE GRAZIE ALL’ANALISI FONDAMENTALE, PER CERCARE UN BUON PUNTO DI INGRESSO SFRUTTANDO I GRAFICI DEI PREZZI

Fine.

Attenzione però ad una precisazione: ho più volte detto che non credo nel market timing, ovvero nel sapere esattamente il momento migliore per portare a casa un’operazione in guadagno. Ma nel caso sopra menzionato, con l’integrazione di entrambe le analisi (fatte correttamente sia chiaro), diciamo che sarò sicuro al 99% (la certezza non esiste) che il punto di ingresso sarà buono per il semplice fatto che la società da qui ai prossimi anni (non faccio analisi tecnica per operare intraday per capirci) presenta indubbie caratteristiche di crescita.

Detto ciò, vi faccio vedere un esempio tratto dalla mia operatività pratica, di cui ho ampiamente parlato in precedenza.

Ho comprato in data 24 aprile il titolo Electronic Arts a 94.87 dollari, con un prezzo obiettivo superiore ai 100 Dollari (se vi ricordate nel file Excel per la valutazione di un titolo azionario il “prezzo” equo dall’analisi diceva 118 addirittura).

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Ho venduto in data 2 luglio ad un prezzo superiore di 103,05 dollari con un rendimento quasi del 9% in poco più di 2 mesi (vedi sotto) che però si riduce ad un 6% pieno per l’effetto cambio (36% annualizzato).

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Il punto è che dall’analisi fondamentale quindi il titolo presentava (e presenta) bilanci buoni, ma l’analisi tecnica mi ha permesso di entrare (e soprattutto di uscire, come vediamo di seguito) ad un prezzo che per me avesse un senso logico.

Infatti ripropongo di seguito il grafico dal momento dell’operazione ad oggi…

Parte dal giorno dell’acquisto, mentre la freccia blu è il punto in cui ho venduto.

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Questo perciò mi ha permesso di vendere ad un livello che non si è ripresentato per i successivi 5 mesi (recentemente è tornato sui livelli della mia vendita), anticipando notevolmente il guadagno e soprattutto rendendolo più corposo su base annua (anche se il cambio ad oggi sarebbe migliorativo).

Perciò questo è uno dei vari esempi in cui analisi fondamentale (PRIMA) e tecnica (POI) lavorando insieme possono portare a buone operazioni.

Il prossimo anno all’interno dell’area abbonati vedremo molte di queste operazioni, al momento mi interessa che abbiate capito il giusto approccio ad entrambe le tecniche.

Vi auguro una buona domenica (adesso vado a festeggiare)

VENGHINO SIGNORI VENGHINO!

Il 2019 è ufficialmente l’anno degli esperti!

Eh si, perché dovete sapere che a differenza del 2018, dove quasi 9 su 10 asset class avevano chiuso in negativo, nel 2019, dopo un rimbalzo dei mercati, dopo la politica monetaria delle banche centrali a supporto degli stessi con vagonate di liquidità dispensata, il 2019 è stato un anno completamente differente (ad oggi).

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RENDIMENTI 2018 FONTE: MILANO FINANZA

Il 2019 infatti è un anno incredibile: IN QUALSIASI COSA TU ABBIA INVESTITO, NEL 2019 STARESTI GUADAGNATO SOLDI!

Quale terreno migliore quindi per affabulatori e speculatori che letteralmente “vendono” i loro incredibili rendimenti (addirittura in doppia cifra!) della serie “guarda i miei rendimenti, anche tu puoi guadagnare con il mio metodo!”. E quindi il passo successivo è rifilarti qualche corso da migliaia di Euro, qualche “metodo infallibile”, qualche “lista segreta” o qualche “titolo caldo” (anche qui parliamo di centinaia/migliaia di euro).

Ma ogni santissima volta, e sinceramente sono anche stanco di dirlo, dovete SEMPRE SEMPRE SEMPRE SEMPRE vedere cosa fa il mercato!

Bene, ad oggi, come detto, nel 2019 se MIA NONNA, che non sa neanche accendere un PC, avesse investito dei soldi letteralmente a caso, oggi starebbe guadagnando!

Ecco i rendimenti delle principali asset class dal 1 gennaio ad oggi:

2019

Capite? Nel 2019 era IMPOSSIBILE NON GUADAGNARE!

Allora ecco , volendo andare nel concreto (cosa che ci piace sempre fare, sennò parliamo di nulla) un portafoglio dal 1 gennaio al 70% obbligazionario e 30% azionario (un profilo bilanciato).

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Come vedete sotto, il rendimento ad oggi è del 12.34% annualizzato, praticamente avendo un profilo prudente e semplicemente comprando 3 etf e lasciandoli in portafoglio!

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Questo per dirvi che dovete stare attenti agli specchietti per le allodole! Se qualcuno vi dice “investi anche tu seguendo il mio metodo e guadagna subito fino al XX%” , girate i tacchi e filate!

Lo ripeterò alla nausea, nessuno, nessuno, sa come andrà il mercato oggi, domani o tra 20 anni!

Ed anche gli investitori migliori del mondo, miliardari, nella storia hanno fatto rendimenti annui dal 12% (Ray dalio) al 39% di Jim Simons.

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Ma parliamo di MOSTRI SACRI, di gente che sposta miliardi come voi spostate la macchina dal vostro giardinetto di casa, QUINDI SE Ray Dalio fa il 12% annuo dal 1991, state attenti quando qualche sontuoso “esperto” spara rendimenti superiori.

RICORDATEVI: PUO’ ANCHE CAPITARE CHE UN ANNO FORTUNATO (COME QUESTO) IN CUI I RENDIMENTI SIANO MOLTO SODDISFACENTI, MA NEL LUNGO PERIODO LA SITUAZIONE E’ DECISAMENTE DIVERSA, E’ TUTTO TENDE A LIVELLARSI, QUINDI ATTENZIONE ATTENZIONE ATTENZIONE AI NUMERI, SONO DECISAMENTE TROPPO IMPORTANTI!

Alla prossima!

CHE RENDIMENTO VUOI DAI TUOI INVESTIMENTI?

L’altro giorno ho scritto un breve riassunto di tutte le anomalie finanziarie (di cui la maggior parte psicologiche) che contraddistinguono l’italiano medio emerse dal Rapporto Consob 2019 (trovate l’articolo QUI).

Torno oggi sul tema (in quanto lo ritengo molto interessante) analizzando un altro errore molto comune in particolare con riferimento al discorso dell’avidità.

Avidità per me significa voler fare tanti soldi e subito, pretendere di ottenere rendimenti migliori di quelli del mercato, e pretendere di poter moltiplicare il proprio capitale anche 3 o 4 volte nell’arco di poco tempo. Tutto questo, sia chiaro, lo vogliamo la maggior parte delle volte senza voler nemmeno rischiare.

A questo proposito parto subito con una provocazione, ovvero di tutti i siti che vedo, di tutti i “professionisti” che parlano, nessuno fa vedere i risultati sul proprio capitale (badate non mi riferisco a screenshot fasulli o presunti backtest o simulazioni che fanno intendere che i soldi siano tuoi, intendo fammi vedere proprio il deposito titoli oppure il portafoglio presso il tuo broker).

Perciò inizio con il dirvi che quando lanceremo nel mese di aprile 2020 la nostra sezione dedicata al mondo degli investimenti, in primis ci saranno i miei soldi e potrete vedere esattamente le operazioni che faccio sul MIO capitale (questo perché ritengo ci possa differenziare da tutta la fuffa che si trova sul web).

Tornando a noi, trovo sempre esilarante quando una persona promette rendimenti superiori alla media oppure qualcuno nella community mi chiede se riesco a performare più del mercato (che poi vuol dire tutto e niente, cosa intendiamo per “mercato”).

Poi ragiono sempre su una cosa: nel mercato esistono diversi operatori (tra cui Investitori retail o Istituzionali, come Banche ed Assicurazioni, fondi pensione) e numerose persone che fanno parte di queste società hanno alle spalle dei CV impressionanti, con studi in prestigiose università o esperienze lavorative di tutto rispetto.

Se ci pensate però, queste persone sono tutte in competizione tra di loro, tutte che cercano di arrivare “prima” su quel determinato trend, su quel determinato titolo, per battere il mercato. Tutti con delle analisi impressionanti e dati precisi al millesimo.

Tutto questo però è un gioco a somma zero e nella peggiore ipotesi negativa, altrimenti i fondi comuni ad esempio (gestiti da persone sulla carta molto competenti) batterebbero i loro benchmark spesso (invece 8/10 non ci riescono se consideriamo un arco temporale pari o superiore ai 3 anni, qui trovate i dati completi).

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% fondi comuni battuti dal Benchmark a 1,3,5,10 anni (fonte: Spindices) 

Quindi se una persona mi chiede “Francesco, ma quanto puoi aspettarti dai tuoi investimenti come rendimento annuale?”

E’ una domanda tipica (e sbagliata, come ho già spiegato più volte), ma in questo caso volendo rispondere a livello di aspettative, la più corretta è “il rendimento di mercato”, in quanto mi ritengo estremamente umile da non pensare di essere in grado di batterlo!

Perciò ecco cosa guardo: nell’immagine sotto trovate i rendimenti annuali di uno dei principali indici azionari (prendiamo ad esempio lo S&P 500).

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Performance annuali S&P 500 1827-2019 (fonte: Macrotrend)

Come potete vedere sopra, dal 1927 al 2019, il mercato ha avuto alti e bassi, e siamo passati a seconda dei periodi da un -47% del 1931 (tutti pensano erroneamente che il peggiore anno sia stato il 1929) ad un +47% c.a. del 1933.

Nel mentre, abbiamo avuto le seguenti caratteristiche:

  • 29/92 anni negativi
  • 2/92 anni a rendimento zero
  • 61/92 anni positivi

Ora, fermo restando che abbiamo già parlato dell’errore di tentare il market timing (beccare l’anno o il periodo migliore per entrare e per uscire non è possibile) resta l’altro errore di pensare di riuscire a fare meglio del “mercato” (l’indice S&P500 in questo caso) che mediamente ha performato tra crescita del valore titoli e reinvestimento dividendi un 9.075% annuo (non so voi, ma a me sta più che bene).

Quindi se qualcuno vi propone uno strumento “infallibile” per battere il benchmark, un portafoglio “dinamico” o una strategia per sovraperformare il mercato, ancora una volta, girate i tacchi e filate, anzi PRIMA gli chiedete di farvi vedere I SUOI SOLDI, IL SUO PORTAFOGLIO, e poi filate (perché tanto inventerà una scusa per non farlo).

Perciò vi do appuntamento ad aprile per il lancio della nostra nuova sezione dedicata agli investimenti ed alla formazione, nel frattempo resto a disposizione per i vostri feedback e per dubbi o domande sulla materia.

Alla prossima!

COME PERFORMARE SUI MERCATI SENZA PREVEDERE IL FUTURO

La scorsa settimana stavo riguardando l’andamento dei principali mercati azionari tra il 2018 e 2019:

La tabella è riportata qui sotto e riguarda sia il 2018, che il periodo dal 1/1/2019 al 28/10/2019

INDICE 2018 2019
Nasdaq (USA) -1% 25,5%
Ftse Mib (Italia) -16,1% 23,8%
Dax (Germania) -18.2% 22.4%
S&P500 (USA) -6.2% 21.2%
Cac40 (Francia) -11.9% 21.1%
Shanghai (Cina) -25.3% 18.5%
Eurostoxx600 (Europa) -15.2% 18%
MSCI World (mondo sviluppati) -10.4% 18%
Nikkei (Giappone) -12.1% 14.8%
Ibex (Spagna) -15.4% 9.8%
Ftse100 (Regno Unito) -12.4% 8.2%
MSCI EM (mondo emergenti) -16.6% 8%

 

Non occorre essere dei geni in matematica per capire che complessivamente nel biennio, nonostante un 2018 molto negativo su quasi tutti i tipi di investimenti, nel complesso il 2018/2019 si è rivelato molto positivo per quasi tutti gli investitori.

Ma la cosa molto interessante su cui voglio soffermarmi oggi è relativa a 2 concetti molto importanti che sottolineo sempre non solo ai miei clienti (quando gestisco i loro soldi), ma anche a me stesso (quando gestisco i miei).

In particolare, i 2 concetti sono i seguenti:

  1. Diversificazione
  2. Market Timing

Scusatemi se batto sempre sugli stessi temi, ma credetemi è solo perchè sono convinto che sia innanzitutto per il vostro bene, e che solo ripetendovi le stesse cose 10000000 volte alla fine le farete vostre e sarete investitori migliori con risultati migliori (se ci pensate il motivo per cui vi lavate i denti la sera prima di andare a dormire è solo perchè i vostri genitori ve lo hanno detto più o meno ogni giorno per i primi 10 anni della vostra vita no?)

Ma torniamo ai mercati…

DIVERSIFICAZIONE

Se andiamo a vedere i dettagli dei singoli paesi, anche in un mercato positivo come il biennio 2018-2019, 4 mercati su 12 (Spagna, Cina, Gran Bretagna e Mercati Emergenti) sono ancora in territorio negativo.

Questo vuol dire che se avessi puntato su un singolo paese, in 1 caso su 3 avrei potuto prendere quello sbagliato.

Invece voi avete imparato come funziona, avete capito che nelle decisioni iniziali della vostra “torta” (asset allocation in gergo tecnico) potevate ad esempio diversificare non solo per asset class (quindi le azioni ad esempio valgono il 50% del vostro portafoglio, il resto è in titoli di Stato, materie prime e così via) ma soprattutto per zone geografiche.

Immaginiamo infatti di avere un portafoglio da 10.000 Euro così composto:

  • 25% titoli di Stato USA
  • 25% obbligazionario Corporate IG (rating medio-alto)
  • 25% mercati sviluppati
  • 25% mercati emergenti

Ecco che nel periodo 2018/2019 la vostra performance sarebbe stata del 3.72% (con un rischio decisamente ridotto rispetto ad un portafoglio completamente azionario). La performance va considerata su base annua (quindi consideriamo poco meno del 2% annuo). Se vi sembra poco, considerate che oggi un BTP A 10 ANNI rende (annuo) circa un 1%….

Quindi capite bene il potere (e qui vi ho messo i numeri) della diversificazione anche in un biennio dove prima tutto va male, e poi tutto va bene (e voi sapete bene perchè lo avete letto sempre qui che per una perdita del 10% non basterà fare il 10% l’anno successivo per tornare al capitale di partenza, ma il 12%).

MARKET TIMING

Anche qui sottolineo una cosa già detta ma che è meglio ripetere…nessuno può prevedere l’andamento di mercato, nessuno, nè ora nè mai!

Quindi, l’unica cosa che possiamo fare è prendere consapevolezza della seguente affermazione:

il mercato ci offre dei rendimenti interessanti in un tempo adeguato, con un rischio più o meno ampio che noi possiamo scegliere!

Sta tutto qui! Perciò se qualcuno vi promette cose diverse girate i tacchi e filate via.

Tornando al nostro esempio pratico, dopo un 2018 molto negativo, diversi investitori hanno venduto la maggior parte dei propri investimenti presi dal panico, per paura di perdere ancora più soldi.

Questo è tecnicamente un errore, perchè sapete benissimo che allungando l’orizzonte temporale è matematicamente provato che i rendimenti negativi saranno sempre più ridotti.

Quindi vendere a fine 2018 voleva dire semplicemente “presumere” che il mercato nel 2019 sarebbe sceso ancora di più, e come detto prima questo non lo può sapere nessuno, quindi avete sbagliato in partenza!

Bravo genio, e quindi tu mi vuoi dire (così potete rispondermi) che sei entrato semplicemente nel 2019 perchè sei più furbo degli altri? Assolutamente no!

Infatti posso assicurarvi che io ero dentro sui mercati (vedere per credere sui post precedenti) SIA NEL 2018 CHE NEL 2019, ma posso dirvi che mentre il 2018 è stato negativo anche per me, nel 2019 (grazie anche ad analisi e dati che trovate nel blog) ho ritenuto che il mercato avesse ancora dei fondamentali solidi.

Così ne ho approfittato per incrementare la mia posizione, mantenendo però la diversificazione vista sopra (con l’aggiunta anche di oro e di singoli titoli come Intesa ed Electronic Arts di cui ho abbondantemente trattato).

Quindi come ripeto per l’ennesima volta nemmeno io ho la sfera di cristallo, ma attenersi a delle strategie precise sicuramente ci ripaga molto di più rispetto a qualsiasi altro metodo basato sull’intuizione o sulla preveggenza (cosa che su internet vende molto).

Perciò ricordatevi quanto detto sopra, e sappiate che nel 2020 vi aspetteranno grandi novità, perchè ci saranno cambiamenti molto importanti ed apriremo a diverse cose molto molto interessanti, il tutto restando sempre umili e continuando a studiare e praticare.

Alla prossima!

INVESTIMENTI CON O SENZA CEDOLA: UNA GUIDA VELOCE (E PRATICA)

Ciao Wallstreeters, riprendiamo dal consueto aggiornamento pratico con un altro argomento utile per i vostri investimenti.

In particolare, uno degli aspetti che riveste importanza nelle decisioni degli investitori riguarda la differenza tra prodotti a cedola (detti “a distribuzione”) dove gli interessi vengono direttamente accreditati sul conto corrente, oppure prodotti ad accumulazione (dove gli interessi vengono reinvestiti automaticamente).

Mi sembra giusto quindi elencare le varie tipologie di investimenti così da aiutarvi nella composizione del vostro portafoglio.

 

STRUMENTI FINANZIARI A DISTRIBUZIONE

  • Titoli di Stato con stacco cedola (ad esempio BTP, che pagano una cedola periodica)
  • Obbligazioni societarie con stacco cedola
  • Azioni (con syacco dividendi)
  • Certificati (anche qui ci sono le cedole pagate periodicamente)
  • Fondi/Etf a distribuzione

In tutti questi casi, quando la cedola viene “staccata”, riceviamo gli interessi “al netto della tassazione”, che solitamente è al 26% nella maggior parte dei casi oppure al 12.5% nel caso di titoli di Stato, Enti sovranazionali (BEI/BIRS ecc) o equiparati.

Esempio pratico: trovo un ETF che investe in azioni Europee (valore della quota dell’ETF sul mercato 100 euro) che paga una cedola del 5%. Se compro 10 quote (investimento 1.000 Euro) la mia cedola sarà di 50 euro, ma sul conto corrente riceverò un netto di 37 Euro (la tassazione è il 26% di 50 quindi 13 Euro da togliere).

STRUMENTI FINANZIARI AD ACCUMULAZIONE (SENZA CEDOLA)

  • Obbligazioni di tipo “zero coupon” (es: BOT/CTZ) dove guadagno semplicemente dalla differenza tra prezzo di vendita e di acquisto
  • Fondi/Etf ad accumulazione

In questo caso perciò gli interessi (nel caso di fondi/etf) non vengono staccati e pagati sul conto, ma sono utilizzati per comprare ulteriori azioni/obbligazioni (a seconda che l’etf/fondo sia azionario/obbligazionario) che aumentano il valore dell’investimento.

Tutto questo ha delle differenze non solo pratiche (voglio la cedola oppure no) ma soprattutto fiscali.

Infatti nel caso di prodotti “a distribuzione” ogni volta che ricevo il pagamento quest’ultimo (come visto sopra) viene tassato, cosa che nell’esempio nei prodotti ad accumulo non succede (la tassazione avverrà solo alla fine se e quando venderò in guadagno il mio investimento).

Ciò si traduce, soprattutto nel medio-lungo periodo, in un capitale finale maggiore nel caso dei prodotti ad accumulo, che sfruttano l’ottava meraviglia del mondo (come la definiva Einsten) ovvero l’interesse composto, e sono quindi più efficienti fiscalmente.

Veniamo ora alla parte ancora più pratica, ovvero: dove trovo tutte queste informazioni?

Risposta: nella scheda prodotto, ma a seconda del tipo di prodotto avrete diverse fonti su cui trovare i dati. La cosa più semplice è avere già il “codice ISIN” dell’investimento che dovete analizzare (l’equivalente del codice fiscale per le persone, che identifica esattamente quel titolo specifico) e scriverlo su Google.

Però, volendo semplificarvi la vita, ecco un elenco di siti da cui attingere le informazionia seconda del tipo di strumento finanziario:

BORSA ITALIANA (per obbligazioni, etf, certificati)

borsa_it.png

JUSTETF (specifico per etf)

just_etf.png

EUROTLX (obbligazioni, certificati)

euro_tlx.png

QUANTALYS (fondi)

quantalys.png

Come sempre, spero di avervi chiarito qualche dubbio in più, per qualsiasi altra domanda non esitate a scrivermi.

A presto

Investire in fondi: 4 filtri per una giusta selezione

Ti hanno proposto un fondo comune di investimento, stai valutando se acquistarlo o meno, cosa devi guardare?

Torno a scrivere a distanza di settimane perché dopo il grande successo della Business Breakfast di Milano (QUI puoi vedere come è andata) ho portato a casa numerosi spunti, e parlando con le persone ovviamente ho già in cantiere diversi articoli per poterle aiutare nelle proprie decisioni di investimento.

Il primo di questi risponde ad una domanda ben precisa che mi è stata rivolta durante quella “colazione”, pertanto ecco una risposta come sempre PRATICA, SEMPLICE E DIRETTA!

Come scegliere il fondo migliore per la mia strategia?

Dunque, fermo restando che la scorsa settimana ho trattato in proposito un argomento se vogliamo più tecnico (forse troppo) e che puoi trovare QUI , a proposito dei 5 indicatori chiave per scegliere un fondo, oggi facciamo un passo indietro, in modo che tra l’articolo di oggi e quello della scorsa settimana non ti manca proprio più nulla (o quasi, e ciò che ti manca lo troverai sicuramente nei precedenti articoli di questo sito).

TIPOLOGIA DI FONDO

La facciamo breve perché soprattutto per chi non è operativo o non tratta abitualmente possiamo generare confusione, ma sarò banalmente semplice proprio perché ritengo che in questo caso sia meglio:

  • Fondi azionari (contengono azioni, di tutto il mondo, di un solo paese, di un solo settore)
  • Fondi obbligazionari (contengono obbligazioni, di tutto il mondo, di Governi, di società, di un solo Paese)
  • Fondi flessibili (contengono di tutto, senza particolari vincoli, anche 100% azioni)
  • Fondi bilanciati (presentano una % di azioni dal 10 al 90% e di obbligazioni per la parte rimanente)
  • Fondi multi-asset (contengono diverse tipologie di asset class, materie prime, azioni, obbligazioni, valute) ma in generale ritengo siano più simili alla gamma dei flessibili, ovvero “sperare in un bravo gestore” (mica facile al giorno d’oggi)

Se vuoi una classificazione più precisa puoi consultare quella stilata da Assogestioni che ti ho messo a questo link.

ANDAMENTO STORICO

E qui viene il bello, perché facciamo un passettino in più. Infatti qui non ci limitiamo a vedere la “scheda prodotto” oppure a dire “azioni oppure obbligazioni”, ma qui dobbiamo fare un ragionamento in più, cioè chiederci:

nella fase di mercato che mi aspetto nei prossimi mesi, e che sicuramente è capitata in passato (visto che l’economia è ciclica per definizione, magari non sono perfettamente uguali ma i cicli si somigliano molto) come si è comportato questo fondo?

Se ad esempio valuto un bilanciato al 10% di azioni e 90% di obbligazioni, e poi mi accorgo che in un periodo di ribassi del mercato azionario è calato peggio di un azionario puro, forse dovrò farmi qualche domanda (ed evitare accuratamente il prodotto).

Prendiamo l’esempio del 2018, soprattutto dell’ultimo trimestre dove praticamente 9 asset class su 10 hanno girato in negativo, come si è comportato quel particolare fondo?

ELENCO DEI COSTI

  1. Costi di collocamento (di solito è una “commissione di acquisto se il fondo è “nuovo di zecca”)
  2. Costi di gestione (è un costo che paghi annualmente, quindi occhio perché incide e non poco)
  3. Costi di compravendita (se compri il fondo NON in collocamento, quanto ti costa in acquisto e in vendita?)
  4. Costi di performance (il gestore è stato bravo ed ha portato a casa un buon risultato, quanto si trattiene OLTRE ALLE SPESE GIA’ INDICATE SOPRA?)
  5. Costi di distribuzione (è la % di costo che viene “girata” alla Banca o Istituzione da cui compri il fondo)

Ecco le 5 voci che assolutamente non devono mai mancare in un confronto tra diversi prodotti (soprattutto se appunto si tratta di fondi comuni che tipicamente per il tipo di gestione presentano spesso delle voci di costo elevate).

COMPOSIZIONE

Questo aspetto vale soprattutto per i fondi flessibili e multi-asset, che spesso hanno una composizione “di tutto un po’” e quindi meritano un approfondimento maggiore. Infatti, se compri un fondo “azionario Italia” potrai essere sicuro al 99,9% (salvo stato comatoso del gestore) che all’interno del fondo troverai una quasi totalità di azioni italiane di diverso tipo.

Ma se compri un fondo flessibile (o multi-asset) o bilanciato? Ecco quindi che è importante verificarne la composizione…e perché mai?

Semplice amico/a mio/a, perché se compri un fondo flessibile con l’intenzione di diversificare, ma poi guardando la composizione ti accorgi che il 10% è su azionario Gran Bretagna (non proprio il momento migliore) e magari il 10% su azionario Argentina, forse eviterai di andare a comprare un simile prodotto non credi?

Bene, detto questo, quando a parità di fondo comune avrai trovato quello che come strategia può rientrare nel tuo portafoglio, ecco che il confronto di quanto scritto sopra ti permetterà di prendere la decisione più corretta (abbinato all’articolo precedente sui 5 indicatori).

Dove trovare tutte queste informazioni? Semplice, sui 2 siti di maggiore interesse in materia fondi ovvero Morningstar e Quantalys semplicemente inserendo il codice ISIN (equivalente del codice identificativo del fondo) oppure il nome del prodotto.

Personalmente con il secondo mi trovo meglio ma ad ogni modo entrambi sono utili.

Alla prossima!