I 4 PRINCIPALI ERRORI DEGLI ITALIANI QUANDO INVESTONO: COME RICONOSCERLI E COME EVITARLI!

Quando pensi all’Italia, subito pensi al cibo, alla moda, all’arte (in positivo sia chiaro).

Ma quando noi italiani ci mettiamo davanti al computer, oppure siamo nell’ufficio del nostro consulente finanziario, come ci comportiamo? Perché vedi io sono un grande ammiratore ed un grandissimo appassionato del genere umano, con tutte le sue sfumature, i suoi pregi e difetti, che immancabilmente si riflettono anche nella figura dell’investitore medio.

Allora mi diverto ed imparo ad osservare persone di ogni età, sesso, patrimoni, approcciare a questo strano e misterioso mondo, che per quanto possibile cerco sempre di rendere più trasparente, e di persone ne ho viste tante credimi!

Come sempre mettiamo qualche nozione nuova (per chi non la conosce) ed utile non solo a farci due risate, ma anche ad imparare qualcosa.

Partiamo con il menzionare quella che a mio avviso sarà l’evoluzione della consulenza finanziaria, ovvero la finanza comportamentale. Partiamo con il definirla in modo semplice: lo studio dal punto di vista “economico” di quanto l’essere umano sia strano, preso sia da solo che in relazione ad altri esseri umani!

Ovviamente il Professo Enrico Maria Cervellati (uno dei massimi esperti in Italia sul tema che ti consiglio di seguire) la riterrebbe una semplificazione eccessiva, ma dal momento che non siamo in ambiente accademico, e che probabilmente stai leggendo questo articolo seduto sul divano oppure mentre ti stai preparando ad uscire di casa per andare a lavoro, bado al sodo e punto a farti arrivare il concetto!

Ora che abbiamo chiarito questo, sappiamo che si tratta di qualcosa che mette insieme la finanza e la psicologia, pertanto aggiungiamo ancora due concetti molto importanti, che fanno parte della finanza comportamentale: BIAS ed EURISTICHE, e diamo le definizioni.

BIAS: Un qualcosa nella tua testa che ti spinge a fare delle cagate (finanziariamente parlando). Tanti lo definirebbero “errore”, ma in realtà è qualcosa di precedente che poi porta all’errore.

EURISTICHE: Sono delle regole che ci aiutano a decidere.

La cosa più importante però è capire come BIAS ed EURISTICHE interagiscono tra loro, portandoci all’errore, perché solo allora si capisce quanto siamo strani ed affascinanti.

Cito sempre un breve ma efficace esempio tratto dal libro “Finanza Comportamentale ed Investimenti” di E.M. Cervellati, per  farti capire…

Immagina di dover rispondere alla seguente domanda: ci sono più omicidi o più infarti nel mondo?

Quindi vediamo il cervello come ragiona….

Bias della disponibilità: tenderemo a ricordare le notizie maggiormente a nostra disposizione (tramite tv, giornali, web), quindi le notizie più vicine a noi (a nostra DISPOSIZIONE appunto).

Euristica: poiché le notizie disponibili tutti i giorni più spesso (il titolone del giornale o le notizie del TG) sono soprattutto di omicidio, penseremo che la frequenza di decessi sia per la maggior parte legata agli omicidi (si muore soprattutto perché si viene uccisi).

ERRORE: Si esplicita e si è convinti del fatto che sia più probabile morire per omicidio che per infarto (quando i numeri dicono esattamente il contrario).

Ora che abbiamo fatto un po’ di chiarezza, andiamo a vedere quindi i principali “errori” che commettiamo noi investitori italiani, e soprattutto a quali BIAS/euristiche sono dovuti.

  1. Tendiamo ad investire soprattutto in “prodotti di casa nostra”. Aaaah, i cari Titoli di Stato, i BOT, i BTP, le azioni italiane, quanto siamo affezionati a questi investimenti noi italiani? Lo spread sale da 200 a 300 punti, non fa niente, avanti a comprare BTP! Lo spread cala a 50 punti, non fa niente, avanti a comprare BTP. Che dire poi di quoi portafogli che “sistematicamente” vedono tra i propri titoli azionari le varie Generali, Monte Paschi, Unicredit, Poste, Intesa, Leonardo, Telecom. Non che ci sia del male in questo (anche se i bilanci di qualcuna delle società DOVRESTE approfondirli), ma semplicemente è sbagliato. Perché con portafogli simili vi state esponendo al 100% al RISCHIO ITALIA! Un rischio Paese, che vi porta a privilegiare tutto ciò che è CASA VOSTRA, si chiama “home Bias”.
  1. Cosa succede però se arrivo io, Francesco Casarella, e vi dico che “stai a fa una ca…..ta?” Pur sapendo chi sono io in ambito finanziario, il tuo cervello ti porterebbe a pensare che quello che sta sbagliando sono io. Ed anche se io ti insinuassi mille dubbi riguardo ala tua “strategia domestica” (le clausole di salvaguardia sui titoli in caso di Default, le CACS, il livello dei conti pubblici, il rating ecc) tu continueresti a pensare a qualcosa per portare acqua al tuo mulino. Questa tua “ERRATA CONVINZIONE” e questo tuo “VOLER CONFERMARE PER FORZA LA TUA TEORIA CHE INVESTIRE TUTTO IN ITALIA E’ MEGLIO” si chiama Bias di conferma.
  2. Che dire poi di quando ti senti un guru perché hai investito 100 Euro su un’azione, che nel giro di poche settimane hai rivenduto a 150? Sei il mago della finanza, il mondo è ai tuoi piedi, il limite è il cielo! Bene, poi apri il tuo conto trading e dopo 2 mesi hai fumato i 150 Euro del primo investimento più altri 500 Euro che avevi messo perché “tanto tu sei un super trader”. Hai sopravvalutato le tue conoscenze, hai pensato di poter “battere” il mercato, di essere migliore e più bravo degli altri, hai perso l’umiltà…questo errore si chiama “overconfidence”.
  3. Chiudiamo con l’ultimo degli errori comportamentali (direi che già conoscendo ed evitando questi 4 errori sei più avanti di un buon 50% degli investitori) ovvero quello dell’ancoraggio… Hai comprato un’azione a 95 Euro (prezzo di carico), che dopo 6 mesi ti ritrovi a 50 in portafoglio. Gli analisti confermano che l’azienda non naviga in buonissime acque, che nel lungo periodo si vedono nubi all’orizzonte, che i bilanci soffrono, che saranno necessari degli interventi sul capitale…EPPURE…..eppure tu continui a NON VENDERLE, CASCASSE IL MONDO, PERCHE’ “SE VENDO ALLORA AVRO’ PERSO, MA VISTO CHE IO SONO FURBO, NON LO FACCIO COSI’ LA PERDITA E’ SOLO SULLA CARTA!”..VERO O NO? Tu si che sei furbo!

Scherzi a parte, ti stai “ancorando a quel prezzo iniziale”, ti ci stai aggrappando con tutto te stesso, per  te in merito a quell’azione specifica il prezzo “giusto” (per te, non per il resto del mondo) sarà di 95 Euro. Ed ancora una volta…questo è sbagliato!

Quindi ora che sappiamo gli errori principali degli investitori (e questi in circa 10 anni di lavoro nel mondo investimenti sono quelli che ho visto di più) tu puoi evitarli, tu puoi farcela!

Quindi diversifica, vendi le azioni schifose se le hai (ricordati che le perdite, chiamate minusvalenze, puoi compensarle nei 4 anni successivi, diventano cioè crediti da poter utilizzare), e prima di investire anche solo 1 Euro, ripensa al mio articolo.

Alla prossima!!!

STRUMENTI UTILI PER INVESTIRE IN FONDI

Oggi parliamo di uno strumento estremamente utile per confrontare diversi fondi.

Si tratta di un sito web chiamato QUANTALYS e consente l’analisi ed il confronto di diversi fondi comuni tra di loro.

Operativamente, una volta cliccato sul link, troverò a destra della pagina la sezione “fondo” e dovrò quindi cliccare su “confronto fondi”.

A quel punto dovrò inserire uno alla volta i codici ISIN (identificativi del prodotto specifico) dei diversi fondi (posso confrontare tra loro da 2 a 10 fondi) nello spazio in alto.

Vediamo sotto le cose da fare nella pratica.

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Operativamente:

  1. inserisco il fondo che mi interessa confrontare in alto (potete scegliere i diversi fondi sul sito MORNINGSTAR)
  2. clicco su “CERCA”
  3. una volta che in basso mi compare il prodotto dovrò selezionarlo cliccando sul pulsante a sinistra (a quel punto lo vedrò comparire in un elenco più in basso)
  4. ripeto la stessa procedura per gli altri fondi
  5. una volta creato l’elenco di prodotti che mi interessa confrontare clicco su “CONFRONTA” per avere il report

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IMPORTANTE: NON TUTTI I FONDI SONO STATI LANCIATI NELLO STESSO PERIODO, PERTANTO SE NON DOVESSI VEDERE QUALCHE PRODOTTO NEL REPORT, SEMPLICEMENTE DOVRO’ VERIFICARE NELL’ELENCO LA DATA EFFETTIVA DEL LANCIO (E QUINDI POTRO’ CONFRONTARE I FONDI DALLA DATA PIU’ RECENTE).

Esempio:

  • Fondo “X” dati disponibili a partire dal 01/01/2016
  • Fondo “Y” dati disponibili a partire dal 01/01/2015

Potrò fare il confronto tra i 2 prodotti solo dal 01/01/2016, selezionando l’intervallo temporale desiderato nella parte destra sotto il grafico e riselezionando i fondi da confrontare nell’elenco in basso (vedi figura sotto).

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Il mio risultato sarà quindi un report (posso salvarlo come immagine o stamparlo, mentre per averlo in altri formati “più professional” dovrei usare la versione a pagamento) dove troverò i diversi fondi con performance, stelle Morningstar, ma soprattutto “CORRELAZIONE” TRA I VARI FONDI (SOLO SU QUESTO SITO) E ANALISI GRAFICA DI RISCHIO E RENDIMENTO. 

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In questo modo potrò costruire un portafoglio molto più equilibrato.

Alla prossima!

PERCHE’ IMPOSTARE UN SISTEMA (PRIMA) DI INVESTIRE

PENSO QUINDI INVESTO – PARTE III

Ci siamo lasciati nell’ultimo post con le valutazioni principali da fare per gestire i propri investimenti limitando al massimo gli errori emotivi.

Oggi proseguiamo nell’ultimo articolo di questo libro cercando di analizzare ciò che l’autore descrive in merito all’impostazione di un corretto sistema di investimento.

Per James Montier il processo viene prima di tutto, anche dei risultati. Abbiamo già parlato in precedenza di quanto la programmazione faccia la differenza tra un professionista ed un principiante, di come non esistano “strade facili” per ottenere ciò che vogliamo. L’impostazione di un sistema definito a priori ci evita inoltre di incorrere nei classici errori cognitivi che portano a scelte “di pancia”, che si rivelano spesso errate.

Da alcuni studi di psicologia, è emerso che la tendenza a concentrarsi su un dato risultato può portare ad una serie di azioni non ragionevoli. Per esempio, laddove oggi le performance di breve periodo contano più di ogni altra cosa, spesso alcuni gestori di fondi finiscono con l’operare (un pò come gli amministratori delegati di alcune società) in borsa basandosi sul fatto che la scelta di alcune azioni può giustificare meglio il proprio operato rispetto ad altre, perchè “è facile da giustificare” ma non perchè rappresenta la scelta migliore in quel momento.

Quali sono quindi le inefficienze dell’impostare un sistema orientato solo al risultato?

  • maggiore attenzione su risultati con alto grado di incertezza
  • raccolta ed utilizzo di tutte le informazioni (anche quelle inutili)
  • scelte effettuate su compromessi
  • maggiore avversione alla perdita
  • scelta di prodotti con requisiti medi che si discostano dal sistema causando performance diverse

Ovviamente tutto ciò a svantaggio dell’investitore.

Per riassumere, basando le proprie decisioni sul risultato, gli investitori tendono ad aumentare l’incertezza, fino a farsi abbagliare dai venditori di fumo e seguire la massa.

DAL RISULTATO AL PROCESSO

Spostiamo quindi il nostro meccanismo mentale cominciando a concentrarci sul processo anzichè sul risultato. Il tutto porta a risultati decisamente migliori, come testimoniato da un esperimento riportato nel libro.

Immaginate di lavorare per un produttore di birra americano, che vuole distribuire in Europa le sue birre, analcolica e leggera. Nel periodo di sperimentazione, i dati di vendita delle due tipologie di birra si equivalgono.

Voi dovete decidere in quale prodotto investire 3 Milioni di Dollari, tenendo conto quali sarebbero i potenziali vantaggi per il prodotto e per la società. Una volta deciso, dovete fare una breve relazione motivando le vostre decisioni. Qualche giorno dopo ricevete una comunicazione riportante il fatto che la sede centrale ha accolto la vostra decisione, tuttavia i risultati sono stati deludenti. Inizialmente le vendite sono andate bene sul prodotto da voi scelto, tuttavia in seguito hanno finito con il calare, assestandosi ad un livello molto basso. I dati mostrano anche i risultati del prodotto che avete scartato. Il processo è stato molto simile, aumento iniziale e calo verso la fine, tuttavia con performance migliori di quello scelto da voi.

A questo punto vi viene comunicato che ci sono altri 10 milioni da investire, e che dovete suddividerli tra i due prodotti. Come distribuirete i soldi?

Oltre a questa informazione, vi viene segnalato quanto segue:

  1. le informazioni ricevute sono sufficienti a prendere una decisione (informazioni di base)

Oppure:

  1. I vostri risultati verranno condivisi anche con professori e studenti. Inoltre la  vostra performance sarà giudicata in base ai risultati delle loro valutazioni (responsabilità del risultato)

Oppure:

  1. La vostra valutazione si baserà sule strategie decisionali, più che sui risultati di quelle strategie. Anche in questo caso verranno coinvolti professori e studenti (responsabilità del processo)

Gli studi hanno dimostrato che il tipo di indicazione ricevuta influiva in modo importante sulla destinazione dei 10 milioni.

Il gruppo cui è stato detto di concentrarsi sul risultato ha stanziato 5.8 milioni sulla birra scelta in origine (scelta errata chiamata “inganno dei costi non recuperabili”).

Il gruppo con informazioni di base ha stanziato i fondi in modo equo (5.1 milioni sul primo tipo di birra scelto).

Il gruppo a cui è stata data la responsabilità di processo ha ottenuto risultati migliori, stanziando 4 milioni sulla birra scelta inizialmente e 6 sul secondo tipo.

Tutto questo vale anche in ambito finanziario per gli investimenti. Focalizzare l’attenzione sul processo decisionale ci aiuta a non preoccuparci di aspetti su cui non abbiamo il controllo, ovvero sui rendimenti, con conseguenti miglioramenti dei risultati nel lungo periodo.

Questo tuttavia non aiuterà nel breve termine, poichè la pressione come abbiamo visto fa si che talvolta le scelte iniziali vengano rimesse in discussione causando errori finanziari.

Come diceva il Sig. Templeton, “il momento giusto per riflettere sul proprio metodo di investimento è quando si stanno ottenendo dei risultati migliori, non quando si sta sbagliando di più”.

Ecco perchè programmare ed essere fedeli al processo scelto è in assoluto la decisione migliore.

E voi siete d’accordo con quanto riportato? Aspettiamo feedback…

Alla prossima!

 

IL TEMPO GIUSTO PER INVESTIRE

PENSO QUINDI INVESTO – PARTE II

Ci siamo lasciati nell’ultimo post con un’analisi preliminare circa le decisioni “comportamentali” che spingono gli investitori (una buona parte) a commettere errori. Da qui la necessità in primis di impostare un sistema efficace, che impedisca di farci governare dalle emozioni nei momenti di mercato più delicati. Ma come possiamo migliorare ulteriormente la nostra strategia?

Ancora una volta James Montier ci viene in soccorso con alcuni consigli utili su come valutare (con buona approssimazione) il momento migliore per entrare ed uscire sul mercato, e lo fa con un gioco…

Lanciate una moneta. Se perdete, dovete all’autore 100 Euro. Ragionando un secondo su questa proposta, vi viene chiesto, per farvi accettare la sfida, quale dovrebbe essere la vincita minima secondo voi per partecipare al gioco: cosa rispondereste?

Per ipotesi Montier suppone che nella risposta si possa giocare solo a multipli di 1 Euro, pertanto la risposta più logica dovrebbe essere 100 Euro.

Tuttavia nell’esperimento la gente indica una cifra più alta. Questo gioco è stato rivolto ad alcuni gestori di fondi comuni, e la media delle loro risposte ha portato al risultato di 200 Euro (quindi il doppio della risposta logica). Questo perchè a parità di montepremi, si è osservato che in generale la percezione della perdita è fra 2 e 2.5 volte più acuta di quella del guadagno (chiamasi “avversione alla perdita”), e questo vale, per non sentirci soli, anche per le scimmie. Oltre a questo, come esseri umani abbiamo sviluppato secondo l’autore una tendenza ad essere miopi, ovvero tendiamo istintivamente a concentrarci sul breve termine tralasciando il periodo medio-lungo.

Questo si riflette nel fatto che statisticamente, le persone che controllano (e variano) più spesso il loro portafoglio sono più soggette a perdite rispetto a coloro che sanno pazientare maggiormente.

Come riportato anche da Joel Greenblatt, autore de “il piccolo libro che batte il mercato azionario”, l’avversione alla perdita è uno dei tanti pregiudizi che ci impediscono di investire secondo la “formula vincente” (nei prossimi post recensiremo anche questo libro). Egli scrive: supponiamo di osservare diligentemente l’andamento delle azioni tutti i giorni, mentre registrano performance peggiori del mercato per molti mesi, addirittura anni…Il portafoglio della FORMULA VINCENTE ha sottoperformato il mercato  in 5 mesi su 12, per ogni periodo analizzato. Su base annua, non è riuscito a battere il mercato solo 1 volta ogni 4 anni. 

Il fatto che alcuni gestori portino con sè questo errore cognitivo legato all’avversione alla perdita, permette loro di essere dubbiosi in merito alle scelte fatte inizialmente, e quindi modificano i portafoglio causando errori ancora più evidenti.

QUALI SONO I MOTIVI CHE CI IMPEDISCONO DI VENDERE?

Nel libro vengono riportati ancora una volta alcuni esperimenti, che fanno emergere come fondamentalmente le due spinte che muovono gli investitori siano l’avversione alla perdita e la propensione al rischio combinate insieme. Viene dimostrato come la gente non percepisca una perdita fino a che non diventa reale (cioè dopo la vendita dei titoli). Ciò induce gli investitori a tenere le azioni in perdita e vendere quelle su cui stanno guadagnando, il fenomeno è conosciuto come “disposition effect”. A seguito di studi approfonditi infatti è emerso che gli investitori vendono le azioni in guadagno 1.7 volte di più rispetto a quelle in perdita, questo perchè hanno la convinzione (spesso errata) che torneranno a salire presto (questo modus operandi vale anche per gli investitori professionali, dove invece di 1.7 il moltiplicatore è 1.2).

Infine è stata stilata da un ricercatore di Chicago (Andrea Frazzini) una classifica di fondi comuni in base alle performance degli ultimi 12 mesi. I fondi con i risultati migliori sono quelli che hanno venduto il maggior numero di azioni in perdita. Tra i migliori il rapporto tra vendita azioni in utile rispetto a quelle in perdita è molto inferiore al valore visto sopra per gli investitori professionali (1.2).

Ecco perchè l’autore introduce l’importanza (con una strategia definita a priori) di uno Stop loss, che possa portare il portafoglio investito a performance decisamente migliori.

Riportando un esempio del libro, immaginiamo una società che abbia comunicato buoni risultati e che il prezzo delle azioni salga. Gli investitori si precipiteranno a vendere dal momento che avranno portato a casa un guadagno. Viceversa se i risultati saranno negativi (e le azioni scenderanno) ci sarà la tendenza, per l’errore cognitivo visto prima, a mantenere le azioni senza liquidare la posizione, nella speranza che le azioni tornino a salire.

La morale quindi è: definite a priori degli STOP LOSS, e ragionate sempre sul disposition effect prima di agire (sia in guadagno che in perdita).

Oltre a questo nel libro viene spiegato quel fenomeno che in gergo tecnico si chiama “effetto dotazione”, ovvero quella difficoltà di separarci da qualcosa che abbiamo comprato (azioni in questo caso). Ecco perchè bisogna mettere un altro punto di attenzione qualora abbiate delle azioni in portafoglio e vogliate aumentarne il numero; il vostro cervello tenderà inconsciamente ad attribuire un valore più elevato di ciò che in realtà è.

Richard Pzena, gestore del fondo Parvest Equity, dice che una prima importante valutazione dipende da come si comporta il titolo quando scende del 25%. A volte si deve comprare di più, altre volte liquidare, sta a noi decidere.

Ora che abbiamo visto come valutare le fasi più delicate di un investimento, ci vediamo al prossimo post dove parleremo di come impostare un sistema (o processo) utile a massimizzare le performance del nostro portafoglio.

Alla prossima!

PENSO QUINDI INVESTO

Prendiamo spunto dal libro di James Montier per dare alcune informazioni utili ai membri della nostra community.

Il principale problema di un investitore, soprattutto se agli inizi, è la gestione dei sentimenti. Solitamente gli errori più frequenti consistono nel vendere ai minimi e comprare ai massimi. Con conseguenti perdite consistenti che talvolta scoraggiano i più deboli di cuore. In questo libro James Montier, investment strategist di grande successo ed esperto di finanza comportamentale, ci guida alla scoperta delle trappole mentali più comuni. Inoltre delinea per i lettori una strategia fatta di pianificazione, analisi accurate, per essere fedeli ad un “sistema” senza farci influenzare dall’andamento periodico dei mercati.Di fondamentale importanza il metodo, il “come investire” piuttosto che i risultati, soprattutto all’inizio. Questo perchè i profitti così facendo arriveranno nel lungo termine.

DIFENDITI DA TE STESSO

Il libro si presenta come un testo che tratta principalmente l’aspetto mentale dell’investitore, e lo aiuta nel capire in quale fase decisionale si trova e come non commettere i classici errori da principiante. Con un totale di sedici capitoli, tra i capitoli più utili ai lettori troviamo come utilizzare le notizie finanziarie nel modo corretto, come scegliere il momento giusto per entrare sul mercato e come impostare un sistema collaudato ed efficace per il proprio portafoglio.

Vorremmo cominciare citando un pezzo di libro in cui la nipote di Sir. Templeton (noto investitore in fondi comuni) spiega ai lettori come era solito ragionare suo zio nel campo degli investimenti…

“Psicologicamente, non è affatto facile riuscire a mantenere la calma quando tutti vendono. Uno dei modi che zio John usava per gestire queste situazioni (di rialzi e ribassi sui mercati) era quello di decidere cosa comprare molto prima che iniziasse una fase di ribasso del mercato azionario. Negli anni in cui ha diretto la società di gestione, Templeton Funds, aveva l’abitudine di tenere una specie di “lista dei desideri”, un elenco di società che, secondo lui, erano ben gestite ma le cui azioni, a suo giudizio, erano sopravvalutate…Lasciava ordini permanenti ai suoi broker, per comprare i titoli in elenco se, per qualche ragione, i prezzi fossero scesi a livelli che egli considerava vantaggiosi”

Questo tipo di ragionamento e di analisi accomuna molti investitori di successo (vedi ad esempio Warren Buffet, che con questo sistema semplice è diventato l’uomo più ricco del mondo).

Ecco quindi che il primo indizio che possiamo ricavare da queste persone di successo è che l’aspetto emozionale è qualcosa che va tenuto fuori dalla porta quando si entra sul mercato.

Nel libro, oltre a Templeton, viene citato un altro esempio appartenente a Jeremy Granthman, fondatore della strategia di GMO, società di investimento con oltre 100 Miliardi di Dollari in gestione.

Marzo 2009, indice S&P americano, quotazioni ai minimi dopo il fallimento di Lehman Brothers, con valori che non si vedevano così bassi da 30 anni, un momento perfetto per entrare. Dal picco del 2007, l’indice aveva perso il 57% circa, ed ecco cosa disse Granthman:

“Mentre la crisi raggiunge il culmine, anche chi fino a poco tempo fa manteneva il lume della ragione incomincerà a predicare la fine del mondo, con una tale precisione da convincere gli altri ad una prudenza ancora maggiore. Ogni calo farà apprezzare ancora di più la liquidità rispetto alle azioni, fino a quando, come nel 1974, assisteremo ad una paralisi terminale. Chi è rimasto fortemente investito sull’azionario entrerà in uno stato catatonico, limitandosi ad aspettare e pregare. I pochi in grado di mantenere la lucidità saranno liquidi, difficilmente disposti a cedere il loro tesoro. Così resteranno tutti a guardare, fino a quando l’inerzia si cristallizzerà. E, come accade di solito, chi è rimasto liquido, perderà il treno, lasciandosi scappare gran parte del guadagno. Quindi l’unico rimedio è studiare un piano di battaglia, per tornare ad investire, ed attenersi ad esso fedelmente”

Quindi ancora una volta definire una strategia a priori è fondamentale.

NON ESSERE ECCESSIVAMENTE OTTIMISTI

Ancora una volta si parla di aspetto mentale, ovvero di una sua particolarità definita ottimismo, per cui si tende spesso a sopravvalutare se stessi o le proprie capacità, in qualsiasi aspetto della propria vita (non solo in finanza). Tuttavia il nemico contro cui combattere non è l’ottimismo, che per carità è utilissimo, quando l’eccessivo ottimismo, che porta inevitabilmente a commettere errori di valutazione sui mercati.

Come si fa? Semplice, diventando più dubbiosi. L’esempio pratico più interessante è senza dubbio quello legato al mercato efficiente. In questo caso, l’autore si riferisce al fatto che se il mercato fosse corretto e perfettamente equo, nessuno dovrebbe avere interesse per l’acquisto o la vendita di un titolo. Tuttavia con l’introduzione della variabile “eccesso di fiducia”, il volume degli scambi esplode, perchè tutti pensano di sapere qualcosa più degli altri, e quindi i mercati si muovono. In numerosi esempi riportati sul libro infatti, sembra che la strategia vincente in passato sia stata quella del cassettista, ovvero ruotare (comprare e vendere) meno possibile il portafoglio ha portato a rendimenti storicamente più elevati.

Ecco quindi ancora una volta che numerose previsioni, anche quelle fatte da investitori generalmente considerati “esperti”, sono di fatto imprecise a causa di distorsioni mentali derivanti dalla natura umana. Quindi il segreto principale è quello di delineare una strategia iniziale che sia indifferente agli humors di mercato, che non si curi di ciò che succede e che abbia un inizio, una fine ed un metodo ben precisi.

Con questa affermazione vi diamo appuntamento al prossimo post, dove analizzeremo insieme come riconoscere il “momento”migliore per entrare sul mercato secondo James Montier.

ABC INVESTIMENTI: INVESTIRE IN OBBLIGAZIONI

Prima di tutto andiamo sul sito http://www.eurotlx.com/it/strumenti/ricerca-avanzata, dove nel menù a tendina sezione “tipologia” troviamo i diversi emittenti che possiamo comprare, in particolare:
  1. Titoli di Stato (ad esempio per l’Italia ci saranno i nostri BTP)
  2. Titoli di società (obbligazioni corporate)
  3. Obbligazioni bancarie
  4. Obbligazioni mercati emergenti
  5. Obbligazioni finanziarie (pensiamo ad esempio alle case automobilistiche che hanno le loro società di finanziamento quando andiamo in concessionaria a comprare la macchina)

TIPOLOGIE OBBLIGAZIONI SU EUROTLX
Al momento lasciamo da parte le restanti tipologie in quanto non strettamente legate al comparto obbligazionario puro e semplice.
ESEMPIO PRATICO
Decidiamo di analizzare un’obbligazione bancaria, pertanto nella tipologia selezioniamo “obbligazioni bancarie non eurobond”, dopodichè vediamo comparire un lungo elenco di possibili titoli, ciascuno con determinate caratteristiche riportate dalla prima all’ultima colonna:

ELENCO OBBLIGAZIONI BANCARIE NON EUROBOND
  • ISIN: Il “codice fiscale del titolo”, che identifica in modo univoco il prodotto specifico
  • TIPOLOGIA: Avendo scelto obbligazioni bancarie viene riportata nella seconda colonna
  • EMITTENTE: Il nome di CHI emette il debito, quindi la società (banca in questo caso) che dovremo valutare per capire se il nostro investimento è sicuro o meno
  • DESCRIZIONE: Qui sono riportate solitamente la scadenza del titolo (nell’esempio marzo 2024) e le caratteristiche del prodotto per il pagamento degli interessi (in questo caso è FIXED-TO-FLOATER, cioè le cedole sono fisse nei primi “N” anni, poi variabili)
  • DATA DI SCADENZA: In modo esplicito indicata la data di scadenza
  • VALUTA: La maggior parte di titoli sono in EURO, quindi senza rischio di cambio, tuttavia potrò anche scegliere prodotti in altre valute, ad esempio USD (dollaro americano) oppure RAND (Sudafrica) BRL (real brasiliano) TRY (lira turca) eccetera. In questi casi dovrò considerare fortemente il tasso di cambio come elemento di rischio e volatilità del mio investimento
  • QUANTITA’ ACQUISTO/VENDITA: Se devo comprare, guarderò la colonna di VENDITA, e viceversa
  • PREZZO ACQUISTO/VENDITA: Se devo comprare, guarderò la colonna di VENDITA, e viceversa
  • PREZZO ULTIMO CONTRATTO: Il prezzo dell’ultima giornata di quotazione sui mercati (questi titoli, al pari delle azioni, hanno una variazione giornaliera delle quotazioni e sono negoziate sui mercati regolamentati)
  • RENDIMENTO EFFETTIVO A SCADENZA LORDO: Per farla semplice, quanto rende (lordo quindi da togliere la relativa tassazione, 12.5% per titoli di stato o obbligazioni sovranazionali e 26% per tutti gli altri) il mio investimento ogni anno fino alla scadenza
Scegliamo in modo casuale un’obbligazione bancaria (la prima dell’elenco) relativa ad esempio a Mediobanca.
A questo punto ci troviamo nella schermata con il BOOK di Borsa, ed altri dati utili, di cui la maggior parte già analizzati nella prima schermata.

BOOK DI BORSA E ALTRI DATI UTILI DEL PRODOTTO
Selezionando in alto il tasto “SCHEDA”, si apre la scheda prodotto del titolo (il formato è uguale per ogni tipologia di investimento), dove compare la descrizione dello stesso, con scadenza, interessi, tipologia prodotto, lotto minimo di negoziazione (ovvero la quantità minima da acquistare).

SCHEDA TITOLO MEDIOBANCA ISIN : IT0005170615
RAGIONAMENTI IMPORTANTI
La prossima settimana analizzeremo in dettaglio i ragionamenti relativi al titolo specifico, in particolare analizzando:
  • TIPOLOGIA PRODOTTO
  • EMITTENTE
  • PREZZO DI EVENTUALE ACQUISTO
  • LIQUIDITA’ DEL TITOLO (Quanti scambi ci sono e lo SPREAD denaro/lettera, cioè la differenza tra prezzi di acquisto e prezzi di vendita)
  • TIPOLOGIA DI CEDOLE
  • RENDIMENTO
  • SCADENZA
  • ALTRE TIPOLOGIE DI RISCHI
A domenica prossima!