FALLIMENTO LEHMAN BROTHERS 2008: COSA POTEVA AIUTARCI?

15 settembre 2008: come non ricordare il fallimento di una banca che fino a qualche tempo prima era considerata una delle colonne portanti della finanza americana, la Lehman Brothers.

Molta gente è rimasta scottata da quell’esperienza e da quella crisi, e tempo dopo le critiche principali sono arrivate soprattutto alle agenzie di rating che non solo si sono accorte troppo tardi della bomba che stava per esplodere, ma soprattutto valutavano con rating super sicuri aziende che di fatto erano quasi morte.

L’investitore medio però, forse avrebbe potuto utilizzare un’arma in più, qualcosa che effettivamente avrebbe, se non salvato completamente il proprio capitale, quantomeno potuto accendere qualche dubbio in più, e quindi evitare magari l’investimento in determinate società.

Sto parlando dei CDS, acronimo che sta per “credit default Swap”.

Si tratta di strumenti derivati, che hanno un funzionamento simile alle polizze assicurative (se fallisce un emittente, e tu hai un CDS, qualcuno dovrà rimborsarti della perdita subita).

Ora, riferendomi al piccolo investitore, non pretendo certo che nel 2008 tu avessi un CDS su Lehman (anche perchè il valore minimo di sottoscrizione è 10 Milioni di dollari), ma il suo andamento (soprattutto di quello con durata 5 anni, il più rappresentativo) forse poteva aiutarti nelle scelte di investimento.

Vediamo come…

Parto da un’immagine a mio giudizio importantissima:

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CDS 5 ANNI PRINCIPALI BANCHE 2008 (FONTE: STATPRO)

Come puoi notare, tutte quelle linee rappresentano il valore dei CDS a 5 anni (nel 2008) di principali gruppi bancari (più alto è il valore del CDS più costa assicurarsi dal fallimento, quindi il titolo risulta più rischioso).

Notare come Lehman (linea rossa) inizi (insieme a Bear Stearns, anche questa in forte crisi ma a differenza di Lehman comprata da JP Morgan e quindi salvata) a deviare pesantemente da marzo 2008 in avanti, per staccarsi definitivamente dal gruppo nel mese di luglio.

Ora, nello stesso periodo (e qui sta il punto) i rating delle due principali agenzie (Moody’s e S&P’s) dicevano: A1 e A+

Ora giusto per farti capire, riporto di seguito la tabella con i rating delle agenzie menzionate sopra:

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Capirai quindi che se guardando il “rating” Lehman sembrava solidissima, i CDS a 5 anni in realtà ci raccontavano una storia ben diversa, e questo non perchè le agenzie (o non solo) fossero brutte e cattive, ma perchè esistono delle differenze fondamentali tra Rating e CDS (ecco il motivo per cui un bravo investitore guarda entrambi):

RATING

CDS
FOTOGRAFIA ATTUALE, NON FUTURA DINAMICA IN OTTICA PROSPETTICA
SI ADEGUA LENTAMENTE AI CAMBIAMENTI DI MERCATO

SI ADEGUA ISTANTANEAMENTE AI CAMBIAMENTI DI MERCATO

Adesso capisci perchè se aspettavi di basarti sul rating, in verità stavi guardando una storia completamente diversa da ciò che il mercato (almeno quelli bravi) stava pensando, e quindi al taglio della torta non sono rimaste più fette da mangiare quando sei arrivato tu.

Adesso però hai letto questo articolo e non capiterà più, perciò attento e in gamba che al prossimo dolce saranno gli altri a doversi mettere in coda, non certo i Wallstreeters!

A presto

Elezioni politiche: PIMCO e JPM si dividono

L’Italia si avvicina sempre più alle elezioni politiche del 4 marzo, ci troviamo in piena campagna elettorale e provengono quotidianamente proposte economiche dai vari schieramenti. Ma come arrivano i mercati a questa fatidica data?

Attualmente il nostro Paese gode di un sano ottimismo a livello internazionale nonostante il MoVimento 5 Stelle (notoriamente anti-europeista) sia lo schieramento in vantaggio nei sondaggi.

JP Morgan ritiene che il debito pubblico italiano sia sottovalutato e lo spread rispetto ai titoli tedeschi potrebbe scendere a quota 90 punti base rispetto all’attuale livello di circa 145. Non è una novità infatti che numerose società che gestiscono capitali per migliaia di miliardi di dollari stiano prendendo seriamente in considerazione la possibilità di acquistare i nostri Titoli di Stato nei giorni precedenti le elezioni nel caso in cui si verifichi una massiva svendita degli stessi.

Di vedute opposte invece PIMCO, maggiore investitore in azioni al mondo, che prevede uno spread in zona 150 punti che ritiene questa quota un valore ragionevole in base alle attuali situazioni del mercato.

Il momento positivo generale unito alle buone performance italiane (PIL +1.5% nel 2017) fa ben sperare sulla salute del nostro Paese che ad oggi vanta la terza economia dell’area Euro.

Per ora l’unico eventuale problema, seppur poco probabile anche in caso di choc politico con le elezioni, potrebbe derivare da un declassamento da parte di qualche agenzia di rating. Preme ricordare come lo scorso ottobre l’Italia abbia ottenuto il miglioramento del rating da parte di Standard & Poor’s, evento che non si verificava da almeno tre decenni.